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Dialogo nel segno del Vangelo anche sul web: tavola rotonda alla Radio Vaticana
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Dibattere insieme, aprirsi al confronto per poter leggere meglio i segni dei tempi. È uno dei compiti più importanti per chi testimonia la propria fede cristiana oggi, e lo è anche in Rete. Proprio dall'esperienza di un blog collettivo, "VinoNuovo.it", è nata la tavola rotonda "Libero dialogo nella Chiesa. Oggi si può?", che si è svolta alla Radio Vaticana. L'ha seguita Davide Maggiore: ![]()
Vivere il Vangelo cercando nel dialogo ciò che abbiamo in comune. Lo sforzo del cristiano, ancora di più se lavora nella comunicazione, è lo stesso, oggi come ieri. Per fare questo, attualmente, Internet non è solo uno strumento tra i tanti. Secondo padre Francesco Occhetta, scrittore della rivista Civiltà Cattolica, la Rete evidenzia soprattutto un dato:
"Viviamo una navigazione. La navigazione è molto più complessa del cammino, perché bisogna calcolare i venti, bisogna avere una meta, una bussola. Se la bussola si spacca o si perde è quasi la fine. Dobbiamo aiutarci in questo".
Come accade durante ogni navigazione, ci sono dei punti di riferimento, prosegue padre Occhetta:
"C'è una stella polare, che guida nel mare, in mezzo alle tempeste, che per noi è il Vangelo e la vita di Cristo. Ci sono dei principi, c'è un'Incarnazione, c'è la possibilità di aprire nel mare delle strade. Questo è ciò che stiamo tentando di fare, quello che sta tentando di fare anche 'Vino Nuovo'. Dobbiamo stare insieme, dobbiamo fare rete, dobbiamo offrire questa testimonianza, perché altri possano interloquire".
In questo contesto, è importante imparare a parlare il linguaggio della Rete. Lo sottolinea Jesus Colina, direttore editoriale del network "Aleteia.org":
"Abbiamo una ricchezza: un messaggio stupendo, straordinario. Abbiamo la più grande comunità esistente in Internet: di un miliardo e 200 milioni di battezzati, più di 450 milioni sono in Rete, sono collegati ad Internet. La sfida è veramente quella di parlare il linguaggio di Internet, che ha le sue regole, le sue caratteristiche tecniche, ma soprattutto è una questione di atteggiamento. Internet, come il cristianesimo, deve essere un luogo di incontro. Se noi impariamo il linguaggio digitale, daremo a più persone la possibilità di trovare in Internet un primo luogo di incontro, per poi scoprire la comunità, la Chiesa. Non dobbiamo restare chiusi al mondo virtuale, ma passare anche al mondo reale".
Il dialogo è quindi innanzitutto dialogo tra persone, che mettono in comune le proprie esperienze, qualunque sia il mezzo attraverso cui ciò avviene. A sottolineare le affinità è Gilberto Borghi, insegnante di religione e scrittore, tra gli autori di "Vinonuovo.it":
"La sensazione di fondo che ho è che abbiano in comune intanto la mia fede, nel senso che, ovviamente, sono tipi di dialogo che nascono tutti dall'esperienza di fede che io ho. Credo ci sia anche, però, il tentativo di imparare a usare meglio gli strumenti della comunicazione, a tutti i livelli. Quindi, sono dialoghi che in qualche modo s'intersecano, legati alla necessità di trovare un modo di comunicare, che oggi funzioni con tutte le persone".
Un'altra, fondamentale analogia sta nel principio che, per il cristiano, guida il dialogo. Ancora Jesus Colina:
"Il comandamento del cristiano è il comandamento dell'amore, è la nostra grande rivoluzione: amare il 'nemico' in comunicazione è dare sempre spazio al dialogo, anche se non sono d'accordo con lui. Se lui sente che io lo amo, lui sarà aperto. Se io lo condanno, il dialogo è finito".
Il dialogo, infine, porta frutti anche perché riesce ad arricchire entrambi gli interlocutori. Gliberto Borghi descrive così l'esperienza vissuta grazie agli alunni delle sue classi:
"Il valore del dialogo sta nel fatto che sono io a imparare: sono io a imparare davvero modi di leggere la fede, di viverla, che sono molto reali, molto concreti, perché in realtà nascono dalla vita, dalla pelle, dal cuore, di questi ragazzi".
Convegno di Radio Vaticana su creazione musicale di bimbi e adolescenti nell'era digitale
Città del Vaticano (Radio Vaticana)- I mezzi dell'era digitale capaci di catturare i suoni e di trasformarli possono essere messi a servizio della creazione musicale di bambini e adolescenti. E' la nuova frontiera della didattica musicale dalle enormi potenzialità, indagate in un Convegno internazionale appena concluso nella sede della nostra emittente. Presenti studiosi e insegnanti da diversi Paesi del mondo, sotto la direzione scientifica di François Delalande, che al microfono di Gabriella Ceraso racconta l'importanza della creazione musicale nell'era digitale e i destinatari di questa "nuova via":
R. - La creazione sonora è qualcosa di molto naturale. Già il piccolo bebè inizia a produrre dei suoni. Poi, si possono iniziare ad utilizzare dei mezzi un po' più sofisticati, più ricchi come i dispositivi numerici, i computer. Anche l'amplificazione e il tavolo del mixaggio possono essere degli strumenti molto ricchi per permettere ai bambini - e più tardi ai ragazzi - di inventare la loro musica.
D. - Quali sono le nuove opportunità che questi mezzi offrono?
R. - Direi che sono meno costosi, sono strumenti disponibili e che tutti hanno a casa. Ma la novità maggiore è che non c'è bisogno di conoscere il solfeggio, perché è una musica fatta direttamente con i suoni senza la scrittura.
D. - Quali sono invece i mezzi? Lei ha parlato di computer, e poi?
R. - Adesso, il nuovo problema è quello di trovare dei software semplici da utilizzare anche da parte di un bambino di cinque-sei anni, in modo che possa comporre facilmente sul computer, che resta il mezzo più usato. Il computer può trasformare il suono, filtrarlo, trasformare le frequenze... Tuttavia, esistono già dei mezzi più semplici: anche in analogico si può catturare il suono con il microfono, modificarlo, ad esempio aggiungendo l'eco, farlo viaggiare per la stanza... E' questa già una forma di elaborazione possibile anche con bambini delle elementari, per esempio..
D. - È educativa?
R. - La creazione digitale può essere vista come un'attività a sé, ma anche come una preparazione alla musica colta: è semplicemente un'altra via.
Nuovo ciclo della Radio Vaticana sul Catechismo a 20 anni dalla pubblicazione
Città del Vaticano (it.radiovaticana.va) - Si era alla metà degli Anni Ottanta del secolo scorso quando nella Chiesa iniziava l'elaborazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. A richiederlo era stato il Sinodo dei Vescovi, celebrato a 20 anni dal Concilio Vaticano II. Altri 20 anni sono trascorsi dalla pubblicazione di un'opera organica, frutto della consultazione di tutte le Chiese locali. Oggi, proponiamo la prima puntata di una nuova rubrica incentrata sull'importanza di questo testo fondamentale per la fede cristiana, curata dal padre gesuita Dariusz Kowalczyk: ![]()
Tra diversi inviti che il Papa Benedetto XVI ci ha rivolto in occasione dell'Anno della Fede vi è anche quello di leggere il Catechismo. Nella bellissima lettera "Porta fidei" il Santo Padre esprime la sua convinzione che il Catechismo sia durante tutto l'anno "un vero strumento e sostegno della fede".
Abbiamo delle diverse versioni del Catechismo. Prima di tutto il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato 20 fa. Poi, una sua versione più breve: il Compendio del Catechismo. L'anno scorso invece è uscito il CatechismoYouCat, indirizzato ai giovani. Tutte le versioni del Catechismo hanno avuto una grande diffusione, sono state tradotte in molte lingue e vendute in milioni di copie. Nonostante tutto ciò è vera l'opinione che il grande Catechismo e le sue versioni abbiano penetrato solo una minima parte della comunità della Chiesa. E sebbene il Catechismo sia "uno dei frutti più importanti del Concilio Vaticano II", è anche vero che esso è una delle opere meno comprese e apprezzate. L'Anno della Fede è un'occasione per cercare di cambiare questa situazione.
Nella prefazione di Benedetto XVI al catechismo YouCat troviamo una fervente chiamata: "Vi invito – scrive il Papa – studiate il catechismo con passione e perseveranza! Sacrificate il vostro tempo per esso! Studiatelo nel silenzio della vostra camera, leggetelo in due, se siete amici, formate gruppi e reti di studio, scambiatevi idee su Internet. Rimanete ad ogni modo in dialogo sulla vostra fede!".
Questo ciclo di riflessioni sul Catechismo vuole essere una spinta per rispondere a quell'invito del Papa Benedetto. Ci soffermeremo su diversi capitoli della parte prima del Catechismo, intitolata: La professione della fede per rimanere, come ha chiesto il Papa in dialogo sulla nostra fede. Prendiamo quindi in mano il Catechismo!
Alla sezione polacca della Radio Vaticana il Premio 'Totus' in memoria di Giovanni Paolo II
Città del Vaticano (it.radiovaticana.va) - La sezione polacca della Radio Vaticana ha ricevuto il Premio 'Totus' che da 12 anni la Fondazione "L'Opera del nuovo millennio" della Conferenza episcopale polacca assegna a chi si sia distinto per un impegno di promozione umana in opere caritative e educative, o di diffusione della cultura cristiana e degli insegnamenti di Giovanni Paolo II, o in particolare per il lavoro nell'ambito dei media. La cerimonia di consegna del Premio è avvenuta alla vigilia della Giornata che in Polonia ricorda l'elezione di Giovanni Paolo II. L'elezione è avvenuta il 16 ottobre di 34 anni fa e tradizionalmente la Giornata viene celebrata in Polonia la domenica precedente. A ritirare il Premio è stato padre Tadeusz Cieslak, responsabile per anni del programma polacco della Radio Vaticana. Lo ha intervistato Fausta Speranza:![]()
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R. – La consegna di questo premio avviene sempre nella vigilia della Giornata papale in Polonia che viene celebrata la domenica prima del giorno 16 ottobre, la giornata dell'elezione di Giovanni Paolo II, di Karol Wojtyla. Per questo si inserisce in qualche modo nelle celebrazioni di questa Giornata. La cerimonia della consegna viene anche trasmessa dalla televisione polacca, dalla televisione pubblica. La cerimonia richiama anche tanti personaggi dei media non cattolici, persone importanti. La Fondazione "L'Opera del Nuovo Millennio" è un'iniziativa veramente importante perché si autodefinisce come un monumento di Giovanni Paolo II ma un monumento vivo, che possa essere una sorta di investimento per le nuove generazioni del Terzo Millennio.
D. - Questo premio attribuito alla sezione polacca della Radio Vaticana è costituito da una statuetta d'argento e da una somma di denaro equivalente a 12mila euro. In che modo saranno spesi questi soldi?
R. - La direzione della Radio Vaticana ha deciso di riconsegnare la somma alla Fondazione perché possa contribuire a sostenere un'iniziativa voluta proprio dalla Radio Vaticana e dalla Fondazione per aiutare una serie di stagisti a trascorrere qualche tempo a Roma. L'obiettivo è permettere loro di avvicinarsi alle attività vaticane, le attività del Papa e degli organismi centrali della Chiesa, con un'esperienza dal punto di vista mediatico, giornalistico.
D. – In questa missione - perché la comunicazione in ambito cattolico è una vera e propria missione - che significato ha questo premio per lei e per tutta la sezione polacca?
R. - Penso che questo premio non sia solo per questa generazione di lavoratori della Radio Vaticana ma è un premio per le generazioni di giornalisti di quasi 75 anni di esistenza del programma. Alcuni hanno lavorato in questa sezione anche nei tempi duri della Seconda Guerra Mondiale e poi dopo nei tempi del comunismo. Il pontificato di Giovanni Paolo II è stato molto significativo per la sezione perché in qualche maniera la sezione polacca è diventata un focus anche mediatico e penso che questo sia un'onorificenza anche per i giornalisti - gesuiti, non gesuiti, laici, religiosi - che lavoravano in questi anni del pontificato di Giovanni Paolo II.
D. – Certamente oggi la Polonia è un Paese completamente diverso e pieno di belle prospettive. Non c'è confronto con il periodo del comunismo e con tutto quello che ha passato. Però non mancano mai le sfide. Quali sono le sfide di oggi per la comunicazione in Polonia nell'ambito cattolico?
R. – Una delle sfida è vincere la frammentazione dei media cattolici in Polonia, perfino una certa concorrenza tra loro. Questa è una delle difficoltà che bisogna sempre superare: tenere tutto insieme nell'ambito della Chiesa. Un'altra sfida è legata a questa iniziativa della Fondazione di promuovere qualcosa a favore delle nuove generazioni. Nonostante i progressi che si sono fatti in Polonia, dal punto di vista della vita civile, dell'economia o altro, esistono sempre ambiti di povertà. La Fondazione del nuovo millennio vuole sostenere gli studenti delle nuove generazioni che provengono proprio dalle famiglie povere, dagli ambienti piccoli, dai villaggi, dalle piccole città che adesso, in tempi di crisi, hanno sempre meno chance di promozione sociale.
Conclusa la 64.ma edizione di Prix Italia, il concorso per radio, tv e web di tutto il mondo
(Radio Vaticana) - Si è conclusa la 64.ma edizione del Prix Italia, un concorso internazionale per programmi radio, tv e web, svoltosi a Torino dal 16 al 21 settembre. Luca Pasquali ha intervistato Luigi Picardi, collega della redazione che cura i Programmi musicali per la Radio Vaticana, presente a Torino in qualità di presidente di giuria per la categoria "Radio Musica":
R. - E' un premio che si svolge ogni anno a Torino e i premi riguardano sia la televisione che la radio. La radio ha tre categorie: musica, dramma e documentario. Altrettanto è per la televisione: tv performing arts - arti in generale - documentario e dramma. Io sono stato presidente di giuria per la sezione "Radio Musica".
D. - Quali sono stati i tratti caratterizzanti dell'edizione 2012?
R. - I tratti caratterizzanti dell'edizione odierna sono un po' lo specchio di quelli delle edizioni precedenti: ricerca dell'innovazione, della qualità e dell'eccellenza nella comunicazione.
D. - Chi sono i partecipanti?
R. - Le radio e le televisioni di tutti i Paesi.
D. - Notavamo, soprattutto tra i vincitori, che hanno fatto un po' da padroni i Paesi del nord Europa...
R. - Diciamo che molti premi sono stati dati alla Germania, all'Olanda, alla Norvegia e anche alla Francia. L'Italia ha avuto delle nomination, ma non ha vinto.
D. - Come mai questa ondata di premi più che altro al nord Europa, in cosa si distinguono?
R. - Forse per gli argomenti su cui hanno puntato, ad esempio c'è un documentario sul riciclo dei rifiuti e cosa viene sprecato a livello globale. Per quanto riguarda la nostra categoria - sezione "Radio Musica" - abbiamo dato una menzione d'onore ad un programma norvegese perché si trattava di un'opera a metà tra la composizione musicale ed il documentario. Era molto bella e accattivante, riguardava "Lettere dalla prigione" - questo il titolo - e il tema principale riguardava la realtà di isolamento di una prigione. Questo compositore, insieme a un giornalista, sono entrati in un carcere e hanno integrato la musica con le interviste ai detenuti, molto interessante, e tra l'altro la prigione in questione era la nota Ila, dove è stato rinchiuso l'assassino di Oslo dell'anno scorso.
D. - I partecipanti provenivano dai cinque continenti. Ci sono aspetti comuni riscontrati tra rappresentanti di realtà così distanti tra loro: sulla scelta dei programmi, sulla qualità dei programmi?
R. - No, ogni nazione ha la sua caratteristica. Posso citare, ad esempio, la Francia con "La notte allucinata" del compositore Sebastian Rivas, al quale abbiamo assegnato il primo premio. E' un programma prettamente francese, perché si basa sui poemi di Arthur Rimbaud: abbiamo apprezzato molto la qualità del suono. In Francia poi lavorano il suono in una maniera particolare, e quindi l'opera possedeva dei tratti distintivi che permettevano di apprezzare in particolar modo questo programma.
D. - Quali sono state le tematiche principali che hanno accompagnato questa edizione?
R. - Tematiche umanitarie. Ad esempio, per quanto riguarda noi abbiamo "Lettere dalla prigione" e "Madre una volta, madre per sempre". La terza nomination che non ha vinto niente, ma che era un tipo di composizione accattivante perché illustrava destini di madri infelici e disperate. In questa composizione, c'era anche un'integrazione ben fatta con la musica, poiché parallele al testo scorrevano appunto versi e musiche dell'epopea nazionale finlandese. Le tematiche umanitarie erano abbastanza presenti in un po' tutte le categorie.
D. - Qual è il ruolo della Radio Vaticana in questa manifestazione?
R. - E' importante, perché viene chiamata ogni anno in giuria ed è molto ben considerata e apprezzata per il lavoro che fa.
D. - Quando si parla di radio, televisione e web parliamo ovviamente di cultura, informazione, insomma, di società. Oggi, sembra sia il web lo strumento più adatto a raccontare la società contemporanea, con un'informazione sempre più veloce, sempre più diretta. In questo contesto, quale ruolo possono ritagliarsi gli altri media, soprattutto la radio?
R. - La radio ha il vantaggio che può essere anche trasmessa via web - con il web casting - e si stanno studiando le soluzioni per rendere il suono ancora più performante rispetto allo stereo attuale. Radio France ha presentato gli studi che sta facendo sul 5.1, la tecnologia che stiamo provando ad implementare anche noi di Radio Vaticana e su cui dovremmo lavorare per poter quanto prima teletrasmettere con un suono del genere, con il cosiddetto surround.
Torino: la presenza della Radio Vaticana al Prix Italia
Torino (http://www.news.va/it) - E' in corso a Torino, fino a domani, la 64ma edizione del Prix Italia, il più antico e prestigioso concorso internazionale per programmi radio, tv e web. Concorrono oltre 90 organismi radiotelevisivi, pubblici e privati, dei cinque continenti.
La Radio Vaticana, come membro ufficiale, partecipa anche quest'anno, in particolare nella sezione dedicata ai 'documentari radiofonici', con il lavoro 'Il silenzio della farfalla', un'originale riflessione sul silenzio e sulla pace scritta da Laura De Luca che l'ha diretta con Mara Miceli.
Luigi Picardi della Radio Vaticana è inoltre presidente della giuria per la sezione radiofonica-musicale, mentre Rosario Tronnolone, rappresentate dell'emittente pontificia presso la 'Comunità radiotelevisiva italofona', prende parte all'assemblea annuale di questa realtà che si svolge oggi al Prix Italia.
(F.C.)
Sassari: torna per la terza volta "Ora et laboratorio"
Sassari (www.agensir.it) - La tecnologia offre oggi tante possibilità per restare in contatto con amici, conoscenti, colleghi... ma siamo davvero capaci di comunicare? Sappiamo ancora ascoltare? E quanto è importante riscoprire il silenzio?
Dal 12 al 14 ottobre 2012 ritorna per il terzo anno, nel monastero benedettino di San Pietro di Sorres (Borutta - Sassari), il laboratorio di comunicazione a ritmo di silenzio e preghiera "Ora et laboratorio", un'esperienza di comunicazione integrata nella vita del monastero. Il Labora (lavoro) che scandisce le giornate dei monaci benedettini diventa laboratorio di comunicazione: lezioni teorico-pratiche durante le quali i partecipanti si confronteranno con la loro capacità di ascolto e comunicazione.
La tre giorni, introdotta da padre Antonio Musi, abate di San Pietro di Sorres, sarà guidata da Seàn Patrick Lovett, docente di comunicazione alla Pontificia Università Gregoriana, direttore della sezione inglese della Radio Vaticana. L'iniziativa è aperta a tutti coloro che vogliano fare esperienza di un silenzio che parla. Ad un mese dalla chiusura delle iscrizioni sono tante le richieste da tutta Italia e 30 i posti disponibili.
"Ora et laboratorio" è organizzato da Mediante (associazione di promozione sociale), in collaborazione con il Centro culturale San Paolo e Libreria Paoline di Cagliari.
La Radio Vaticana in visita alle emittenti cattoliche Usa. Messaggio di mons. Celli
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Le radio cattoliche entrino in "sintonia" con il momento presente della Chiesa, proiettata dal Papa verso la Nuova evangelizzazione, nell'orizzonte dell'Anno della fede.
È l'invito che l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, rivolge anzitutto alle radio cattoliche statunitensi. Approfittando di un viaggio di rappresentanti della sezione spagnola e dell'Ufficio promozione della Radio Vaticana negli Stati Uniti – invitati da Radio Paz a Miami per incontrare le radio cattoliche nazionali – mons. Celli ha fatto giungere un messaggio nel quale definisce "servizio meraviglioso" quello svolto dalle emittenti cattoliche. "Attraverso la vostra tecnica, la vostra voce e il vostro servizio informativo – scrive il presule – fate conoscere meglio Cristo, ascoltare il Papa e amare la Chiesa". Le parole che trasmettete ogni giorno, prosegue mons. Celli citando Benedetto XVI, "sono l'eco della Parola eterna che si è fatta carne". E porteranno "frutti solo se a servizio del Verbo eterno, Gesù Cristo".
Il mondo di oggi, osserva ancora il capo dicastero vaticano, "ha bisogno di un messaggio di amore, di speranza e di pace. Il servizio delle radio cattoliche nel vostro Paese e in tutto il mondo cattolico è come le antenne che diffondono questo messaggio attraverso l'apostolato, le parole, la musica, la formazione e l'informazione che annuncia e denuncia, ma che opera principalmente con una chiara prospettiva di educazione alla verità e alla speranza nel dialogo e nel rispetto reciproco".
Ricordando l'apertura dell'Anno della fede in occasione dei 50 anni dall'avvio del Concilio Vaticano II e dei 20 dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, mons. Celli si sofferma, con il magistero della Redemptoris missio, sulle responsabilità di chi lavora nel settore delle comunicazioni: "L'impegno nei mass media (...) non ha solo lo scopo di moltiplicare l'annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l'evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro influsso. Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e Magistero della chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa 'nuova cultura' creata dalla comunicazione moderna".
Ricordate, conclude mons. Celli, che "è il successore di Pietro che ci esorta a vivere la nostra fede con convinzione come il risultato di un incontro personale con Cristo".
(A cura di Alessandro De Carolis)
SIERRA LEONE: Raccolta fondi delle Chiese cristiane per avviare "Radio Shalom"
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Si chiamerà "Radio Shalom" ed avrà l'obiettivo di trasmettere un messaggio di pace in Sierra Leone, Paese devastato da dieci anni di guerra civile, conclusasi nel 2002. È questo il progetto portato avanti dal Consiglio delle Chiese cristiane della Sierra Leone (Ccsl), insieme all'Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (Wacc), organismo con sede a Toronto. Una raccolta fondi è stata quindi lanciata attraverso il sito Internet (www.globalgiving.com) e numerosi sono stati i donatori che, finora, hanno dato il loro contributo. Radio Shalom, si legge sul sito, "vuole trasmettere programmi che promuovano la pace e la riconciliazione, soprattutto nelle scuole, ribadendo l'importanza della cura dei bambini di strada e degli orfani e dell'occupazione giovanile".
Voce delle 19 "Chiese storiche" del Paese, l'emittente sarà "bipartisan, obiettiva e formativa, così che la fiducia ed il rispetto già esistente per i cristiani sia mantenuto". Sottolineando il suo carattere interreligioso, Radio Shalom si ripromette quindi di "raggiungere ascoltatori di tutte le età e di tutte le religioni grazie a programmi che aiutino a superare il trauma dei conflitti passati e a lavorare per la soluzione dei problemi del Paese". "Comunicare una cultura di pace è cruciale per ricostruire la nazione – afferma la sig.ra Ebun James-Dekam, segretario generale del Ccsl – e per promuovere il processo di riconciliazione. Creare una stazione radiofonica imparziale ed indipendente, perciò, significa dare ai cittadini la possibilità di discutere i problemi che affliggono la Sierra Leone e di lavorare per una pace duratura nel Paese".
Considerando, inoltre, che in Sierra Leone circa l'80% della popolazione non legge né scrive in inglese, "la radio diventa il mezzo più efficace per trasmettere un'informazione accurata" e per "rafforzare il dialogo interreligioso". Infine, in vista delle elezioni generali che si terranno il 17 novembre, Radio Shalom ha in programma di trasmettere informazioni sul sistema elettorale, i principi democratici e la responsabilità dei cittadini, lasciando il microfono proprio a loro, affinché possano discutere apertamente sull'attualità del Paese.
(PIRO)
Un anno fa la nascita del portale vaticano news.va
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Esattamente un anno fa la nascita di news.va, il portale web che presenta le ultime notizie dei media vaticani. A dare il via all'iniziativa del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, fu Benedetto XVI annunciandola attraverso un "tweet". Al microfono di Veronica Scarisbrick, mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, traccia il bilancio di un anno di attività:
R. – E' stato un anno ricco, perché dopo la lingua italiana abbiamo aperto in spagnolo, in inglese e in francese. Sono lieto di annunciare che oggi apriremo anche il canale in portoghese. L'altro aspetto positivo, che noi riteniamo veramente significativo, è che oggi i nostri visitatori si attestano tra i 10 mila e i 15 mila ogni giorno. Secondo le statistiche, recentemente pubblicate, abbiamo il 58,3 % dei visitatori che sono i cosiddetti returning visitors, gente quindi che ci conosce e che ritorna a visitare il nostro sito: il 41,7% sono invece nuovi visitatori. Chi viene a visitare il nostro sito ha una permanenza - in media - di due minuti e venti secondi. Il che vuol dire, quindi, che i nostri visitatori non sono visitatori per caso, ma vengono e vengono per leggere. C'è un altro aspetto che mi interessa sottolineare: molte delle nostre notizie pubblicate nel portale appaiono anche nei social network e lì abbiamo milioni di visitatori.
D. - Quale il ruolo della Radio Vaticana nel sito in questo anno?
R. - La Radio Vaticana è utilizzata in doppia maniera: attraverso il portale, si possono ascoltare i programmi della Radio Vaticana; poi, essendo noi un aggregatore di notizie, una delle principali fonti di queste notizie che appaiono sul portale vaticano viene dal website della Radio Vaticana. Quindi direi, ancora una volta, che sia positivo sottolineare che c'è una profonda intesa e collaborazione tra i vari organi di notizia della Santa Sede: L'Osservatore Romano, la Radio Vaticana, l'agenzia Fides, il Centro Televisivo Vaticano. Mi sembra che questo abbia un significato e direi che tutte queste fonti diverse trovano un'unica presentazione proprio nel portale news.va.













