Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - RealAudioMP3Il Papa esordirà il prossimo 12 dicembre su Twitter, con l'account @pontifex, rispondendo alle domande che gli arriveranno con l'ahshtag #askpontifex.

"E' una scelta coraggiosa ma molto coerente con il suo più recente Messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali che era sul tema del silenzio" - spiega Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. "Il silenzio é infatti la condizione dell'ascolto e la scelta di ascoltare le domande ci ricorda che la comunicazione non é, prima di tutto, emissione di messaggi, ma è allestire lo spazio dell'incontro e dell'ascolto, che accade solo nello spazio del silenzio". "E' una scelta esemplare - aggiunge la Giaccardi - che ci dice come la Chiesa, che ha tante cose da dire, le può dire con il linguaggio giusto se prima sa ascoltare le domande".

"L'esordio del Papa su Twitter - aggiunge la studiosa -, com'é stato detto in Sala Stampa vaticana, è anche un modo per incoraggiare i blogger cattolici. Le barriere confessionali, infatti, sui social-media sono molto più permeabili che in altri contesti. E' uno spazio in cui è più facile attraversare i confini. Anche i non-cattolici rilanciano volentieri gli argomenti di personalità cattoliche quando li ritengono interessanti. Quindi, in questi territori smaterializzati (e non virtuali), c'é una possibilità molto più alta di incontrare i lontani".

La prof.ssa Giaccardi replica infine ad alcune diffuse, recenti, critiche alla rete come luogo del virtuale. "Considerare la rete il luogo della virtualità, dell'inganno, dell'inautenticità, è un luogo comune molto diffuso, ma anche un grosso errore. E' una conclusione a cui si arriva partendo da un determinismo tecnologico, attribuendo cioé alla rete il potere di creare qualcosa che ci condiziona e ci imprigiona. Invece la libertà dell'uomo è comunque sempre capace di far emergere i significati, nonostante l'ottusità del luogo. La rete non è mai in grado di condizionarci, di essere più forte della nostra libertà. E attribuire alla rete delle problematiche che appartengono alla vita umana e sociale - come quella della finzione, delle relazioni deboli - è scorretto. Ogni ambiente è potenzialmente pericoloso e ci costringe ad adattarci. Ma noi siamo capaci di trasformarlo iscrivendo in esso i nostri significati, i nostri valori. E l'invito del Papa è proprio questo, abitare il web. Cerchiamo di essere migliori e il web sarà migliore".

(Intervista a cura di Fabio Colagrande)

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Come ricordato dal Santo Padre al Regina Cæli, ricorre oggi la 46.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Il tema scelto quest’anno è: “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. Nel suo messaggio per la Giornata, Benedetto XVI ha voluto sottolineare il “rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che - ha scritto - devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone”. Patricia Ynestroza ne ha parlato con l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali:

R. – Direi che il Papa vuole suscitare una profonda riflessione: siamo cioè invitati tutti a riflettere sulla connessione tra silenzio e parola. Il silenzio non è la negazione della comunicazione: il silenzio è parte integrante, fondamentale di essa. Dobbiamo scoprire, poco a poco, cosa significa ascoltare nel silenzio, ascoltare l’altro, affinché le parole che io posso rivolgergli siano parole profonde, ricche di contenuto. Ecco perché è proprio nel silenzio che scopro e rendo significato alle parole che uso. E così è anche con Dio: è nel silenzio che ascolto la Sua Parola, è nel silenzio che questa Parola penetra il mio cuore e fa sì che io possa essere lievito della terra, strumento vero, serio, impegnato e fedele nella costruzione del regno di Dio.

Ecco, quindi, che il silenzio non è più un aspetto negativo della comunicazione ma è l’aspetto che arricchisce, perché dà senso. Il Papa, nel suo messaggio, tocca una tematica molto moderna: l’uomo, oggi, si muove nel contesto della sua ricerca della verità su domande e risposte, però è anche vero che oggi siamo sommersi da messaggi. Siamo sommersi dalle comunicazioni e l’uomo, molte volte, fa fatica a capire quale di questi messaggi ricevuti sia fondamentale nel suo cammino di ricerca della verità e quale sia importante nel suo cammino di uomo. E’ solamente nel silenzio che l’uomo può cominciare a riscoprire ciò che conta e ciò che vale nella sua vita. Il nostro invito per l’odierna Giornata Mondiale è che questo messaggio possa risuonare e possa diffondersi il più ampiamente possibile, che possa essere conosciuto, perché è un messaggio che stimola una riflessione, invita ad un silenzio. A volte è solamente nel silenzio che si può apprezzare il significato, il contenuto, la ricchezza del dono ricevuto attraverso la Parola di Dio.

A questo proposito, potrei dire che quest’anno il Consiglio, nel proprio sito web, ha voluto mettere a disposizione quelle che sono le iniziative prese dalle varie Chiese locali, nelle diverse lingue. Abbiamo voluto mettere a disposizione ciò che ogni Conferenza Episcopale o molte di esse hanno realizzato per celebrare degnamente questa giornata. L’abbiamo fatto perché così ciascuno può trarre ispirazione da ciò che altri hanno fatto, può anche arricchire le proprie iniziative, confrontandosi con quelle altrui. Devo dire onestamente che questo è stato un momento molto ricco e significativo. Credo e mi auguro che, ancora una volta, questa Giornata possa essere celebrata degnamente, aiutando tutti coloro che camminano ed operano nel campo della comunicazione a riscoprire la grande ricchezza di questo binomio inscindibile: silenzio e parola.

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(Radio Vaticana) L’evangelizzazione è una forma di comunicazione, dove s’impara ad ascoltare prima anche che a parlare, e dove si tratta di trovare sempre un nuovo equilibrio tra silenzio, parola, immagini, suoni”. Così il card Bagnsco, presidente della Cei celebrando la 46ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali nella basilica di Santa Maria sopra Minerva. Il porporato ha invocato un informazione di vero servizio alla comunità, ispirata all’amore di verità e rispttosa di tutti quindi l’appello a non cedere alla ''dittatura delle opinioni''.

Ecco il testo integrale dell'omelia del cardinale Angelo Bagnasco:


Cari Giornalisti e Operatori della Comunicazione sociale, la solennità dell’Ascensione che oggi abbiamo la gioia di celebrare insieme porta, a compimento la parabola della vita di Gesù, Verbo di Dio incarnato, morto, risorto. Gesù è sottratto allo sguardo dei suoi discepoli, i quali d’ora in poi sono chiamati a vivere nell’attesa del suo ritorno glorioso annunciando il Vangelo ad ogni creatura. Da un lato Cristo viene sottratto ai nostri occhi, dall’altro comincia ad essere annunciato ad ogni creatura. Sembra di cogliere in questa apparente contraddizione una conferma di quanto Benedetto XVI ha proposto alla riflessione comune per l’odierna Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali, il cui tema è: ”Silenzio, Parola: cammino di evangelizzazione”. Il contrasto è solo di superficie giacché il silenzio non è il contrario della Parola, ma ne costituisce l’altro volto, è il grembo fecondo da cui soltanto può sbocciare la Parola. Proprio l’ascolto orante dei brani biblici che sono stati appena proclamati ce ne offre una conferma illuminante e incoraggiante allo stesso tempo.

Il brano degli Atti descrive in modo plastico l’ascensione e ci ricorda che in Cristo, l’uomo è entrato in modo inaudito e nuovo nell’intimità di Dio. Indica che il “cielo” non è un luogo sopra di noi, ma è il trovare posto dell’uomo in Dio. Grazie a Gesù che “siede alla destra del Padre” anche noi possiamo stare alla presenza di Dio, nella misura in cui ci avviciniamo ed entriamo nella via del Vangelo. Si comprende allora il senso dell’affermazione rivolta a quegli uomini di Galilea: “perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. Gesù non cessa di essere presente in mezzo a noi, anzi, per mezzo di noi, vuole essere ancor più presente nella storia. Di qui il dovere della missione, della testimonianza, della predicazione. Non ci è consentito di attardarci ad ipotizzare il futuro o ad attendere inoperosi o peggio distratti. Ci è chiesto piuttosto di prolungare la sua presenza visibile attraverso l’esperienza viva della Chiesa. Nel periodo che intercorre tra la resurrezione ed il ritorno del Signore alla fine dei tempi, l’evangelizzazione è la forma che rende possibile l’esperienza della salvezza che cambia l’esistenza dell’ uomo. Si tratta di un dovere, ma ancor più di un bisogno dell’anima che non può trattenere la gioia solo per sé ma desidera condividerla con il mondo. Ciò esige che ciascun discepolo senta rivolta anzitutto a sé la domanda radicale sulla fede e intensifichi personalmente la sua ricerca del Volto santo di Dio. Diversamente, non si avranno degli annunciatori, ma solo dei propagandisti che non suscitano interesse alcuno.

L’evangelizzazione è una forma di comunicazione dove si impara ad ascoltare prima ancora che a parlare e dove si tratta di trovare sempre un nuovo “equilibrio tra silenzio, parola, immagini, suoni”, come suggerisce Benedetto XVI nel suo Messaggio. Anche nella comunicazione sociale che costituisce l’oggetto del vostro lavoro, è necessario rinvenire un tale ‘ecosistema’. Il silenzio è infatti condizione dell'ascolto di sé, della contemplazione, del discernimento, senza dei quali non esiste libertà vera, ma si resta risucchiati dall'ambiente e quasi anestetizzati dalle sue sollecitazioni caotiche. Soprattutto oggi il flusso informativo sempre più incalzante rischia di disorientare e di creare una sorta di saturazione del giudizio critico che è come sopraffatto dalla mole di dati in nostro possesso. Il problema non è l’informazione, ma la capacità di rielaborare un senso e dunque di cogliere una direzione di marcia rispetto a quello che sta accadendo: per questo si richiede un esercizio continuo di vigilanza e di critica che non abdichi alla nostra libertà e sappia farsi carico della complessità del reale. A ciò si aggiunga un altro elemento che è la capacità del silenzio di rendere corposa la parola che utilizziamo. Immaginiamo i ritmi obbligati e incalzanti del vostro lavoro, che certamente non favoriscono tempi prolungati di silenzio e di meditazione, ma restano comunque un’esigenza e sono certo un desiderio per ciascuno di voi. Senza, sappiamo tutti quanto sia più difficile mantenere la barra diritta del nostro agire senza cedere alla dittatura delle opinioni.

La capacità di esercitare un sano discernimento, la libertà interiore rispetto ai condizionamenti esterni, nonché l’amore alla verità rispettosa di tutti, nell’orizzonte deontologico che vi specifica, sono fra le qualità più necessarie per una comunicazione che sia un vero servizio alla crescita della comunità e dell’anima di un popolo. Mentre Vi ringrazio di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno nel Vostro delicata e decisiva attività di comunicazione, prego con Voi il Signore perché “illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo…” (Efesini, 1, 18-19).

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Sabato, 19 Maggio 2012 10:25

Mons. Paul Tighe: Un potente richiamo

Domenica 20 maggio la Chiesa celebra la 46ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sul tema “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. Il messaggio di Benedetto XVI per questo appuntamento è disponibile nella sezione “Documenti” di Agensir.it (testo in *.pdf: clicca qui). Pubblichiamo una nota di mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.

Ogni anno il Papa, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, propone una riflessione su qualche aspetto della comunicazione al fine di promuovere un dibattito pubblico e fornire alcune linee guida per l’impegno proprio della Chiesa in questa dimensione costitutiva della sua missione. Negli ultimi anni Benedetto XVI si è concentrato sui cambiamenti operati nella cultura delle comunicazioni dalle nuove tecnologie digitali e dai social network.


Nel messaggio di quest’anno, il Papa rivolge la sua attenzione a ciò che potrebbe essere visto come un elemento più “classico” della comunicazione: il silenzio o, più precisamente, il rapporto tra silenzio e parola. Alcuni commentatori hanno interpretato la scelta di questo tema come un allontanamento dalla sua valutazione positiva delle nuove tecnologie e dei media, invece andrebbe inteso come un potente richiamo al fatto che la comunicazione è essenzialmente un’attività umana più che un traguardo tecnologico. Il Papa non propone il silenzio come alternativa all’impegno nella comunicazione, né chiede di spegnere i nuovi media: piuttosto, insiste sul fatto che il silenzio è un elemento integrante della comunicazione umana. Il nostro apprezzamento dell’importanza del silenzio deve essere recuperato, e la sua pratica deve essere favorita, se vogliamo salvaguardare la significatività della comunicazione che è facilitata dalle nuove tecnologie. Il suo messaggio è, in un certo senso, contro-culturale. Benedetto XVI, infatti, mette in luce l’importanza antropologica del silenzio. Non ci può essere alcuna comunicazione significativa senza il silenzio.


Il silenzio parla: a volte può essere l’espressione più eloquente della nostra vicinanza, della nostra solidarietà, della nostra attenzione verso un’altra persona. Il nostro silenzio può esprimere rispetto e amore per un’altra persona: in silenzio, la ascoltiamo e diamo priorità alla sua parola. Questo risulta particolarmente vero quando i nostri interlocutori si esprimono tramite domande, come avviene sempre di più con i social network. Queste domande devono essere espresse nella loro integralità, se si vuole offrire loro una risposta significativa. Le domande vanno ascoltate, affrontate e chiarite. Chi risponde deve restare aperto a ulteriori domande. Questo processo, spesso definito interattivo, è fondamentalmente dialogico. Il dialogo richiede un ascolto sincero e autentico dell’altro: un ascolto che risulta impossibile senza il silenzio.


L’impegno nel rispondere alle domande e, soprattutto, nei confronti degli interroganti, apre alla possibilità di un dialogo più profondo. Si può discernere le preoccupazioni circa le questioni ultime dell’esistenza umana: che cosa possiamo conoscere? Che cosa dovremmo fare? Che cosa possiamo sperare? Un ascolto attento, radicato nel rispetto per le domande e per chi le pone, è necessario per consentire a queste preoccupazioni più profonde di emergere. Il silenzio, piuttosto che la fretta di fornire le risposte, risulta spesso più efficace nel permettere all’interlocutore di andare più in profondità. Questa ricerca delle verità che esprime, in ultima analisi, una ricerca della verità non ancora sviluppata, richiede a sua volta il silenzio, se vuole raggiungere il suo scopo. La necessità del silenzio è da sempre valutata molto positivamente all’interno delle tradizioni religiose che, come osserva il Papa, considerano la solitudine e il silenzio come stati privilegiati che aiutano le persone a riscoprire se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose.


Nei paragrafi conclusivi del messaggio, Benedetto XVI si concentra sul posto del silenzio nella spiritualità cristiana. Ci esorta, tra l’altro, a fare in modo che il nostro silenzio maturi nella contemplazione. Recentemente, il Papa ha parlato della capacità trasformativa di tale contemplazione: “Il silenzio è capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare Dio, perché la sua Parola rimanga in noi, perché l’amore per Lui si radichi nella nostra mente e nel nostro cuore, e animi la nostra vita” (Udienza generale, 7 marzo 2012).


Il messaggio si conclude con un breve richiamo al fatto che l’evangelizzazione, la nostra comunicazione della Buona Novella, non è fatta soltanto di parole: “Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare”. I nuovi media possono costituire parte di questo apprendimento. Il Papa riconosce l’esistenza di vari tipi di siti Internet, applicazioni e social network che possono aiutare l’uomo di oggi a trovare il tempo per una riflessione e per porsi domande autentiche, oltre a fare spazio al silenzio e a occasioni per la preghiera, la meditazione o la condivisione della Parola di Dio. Nei nostri tempi, tuttavia, il silenzio è qualcosa che s’impara ad apprezzare con il tempo. Una dimensione essenziale dell’attività comunicativa della Chiesa deve consistere nel fornire occasioni e opportunità, sia materiali sia virtuali, per insegnare alle persone l’arte del silenzio e della contemplazione, per recuperare il gusto della solitudine e dell’interiorità. Questo rappresenterebbe indubbiamente un fecondo punto di partenza per il nostro annuncio del Vangelo, ma sarebbe particolarmente prezioso anche come servizio a una comunicazione umana significativa.

Paul Tighe - segretario Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

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Città del Vaticano (Zenit.org) – Ogni domenica dell'Ascensione del Signore, la Chiesa universale celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Quest'anno il tema scelto da papa Benedetto XVI per indirizzare il suo messaggio all'umanità è: Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione.

Per parlare dell'importanza del magistero di Benedetto XVI in questo campo, così come delle sfide della Chiesa nel mondo delle comunicazioni moderne, ZENIT ha intervistato monsignor Claudio Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comuncazioni Sociali.

Eccellenza, come sorge l’idea del silenzio nel messaggio del Papa?

Mons. Celli: Il tema scelto dal Santo Padre per questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è attento ai fenomeni comunicativi odierni ed invita a tutti noi a riflettere su questo punto fondamentale: il silenzio è parte integrante della comunicazione. Ecco perché quando noi vogliamo che la comunicazione sia autenticamente umana - perché parte da un uomo e si rivolge agli altri uomini - questa parola che è comunicata deve alimentarsi di silenzio per essere più pregnante, per essere più vera. Perché è nel silenzio che io ascolto, è nel silenzio che io comprendo più attentamente quali siano le esigenze, le sofferenze, la ricerca di bene e di vero che è nel cuore degli altri uomini.

Il messaggio dice che dobbiamo saper ascoltare. Quali sarebbero gli spazi dove dobbiamo porci in ascolto?

Mons. Celli: Io creo che questa sia una dimensione molto tipica di papa Benedetto XVI. Quando gli abbiamo proposto di aprire il canale vaticano di Youtube, il Papa accettò subito. Il Papa ha voluto essere presente lì dove gli uomini di oggi si trovano. Tutti noi siamo consapevoli di questo rapido e immenso sviluppo della rete sociale. Oggi secondo i dati internazionali in nostro possesso, più di un miliardo di persone è utente di Facebook. A noi sembra che sia importante essere presenti nelle reti sociali perché l’uomo cerca la verità, l’uomo cerca di dare risposte ai grandi interrogativi che ha nella propria vita: chi sono? qual è il senso della mia vita? dove mi dirigo? Ecco io direi che abbiamo bisogno di essere presenti in queste reti per essere annunciatori, essere testimoni.

Che intende dire il Papa con la parola “ecosistema”?

Mons. Celli: Il problema è che c’è un pullulare di messaggi, di notizie, di informazioni e di parole, ma non tutte sono parole autentiche, non tutte sono parole vere per il camino dell’uomo. Parlare di ecologia nel sistema comunicativo per il Papa, credo che voglia dire proprio questo: far sì che, nella misura del possibile, le parole che formano la nostra comunicazione siano sempre parole vere, parole autentiche, parole rispettose della dignità dall’uomo che le pronuncia e rispettose dell’uomo che le riceve.


Dopo vari anni di esperienza, quali dovrebbero essere le caratteristiche più importanti dei siti cattolici?

Mons. Celli: Direi proprio che i nostri mezzi di comunicazione dovrebbe abituarsi sempre di più alla verità sull’uomo, che è legata alla verità su Dio. E direi che oggi è una sfida per tutti noi, perché, quando ci ritroviamo in un ambiente comunicativo, l’uomo è assalito da messaggi e informazioni, da proposte di piccole verità, di verità con la “v minuscola”. Ecco perché, ancora una volta, il Papa ci invita, con il messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, a saper discernere. Ecco il bisogno del silenzio, perché è nel silenzio che io posso fare un opportuno discernimento e verificare se cioè che io ascolto, ciò che ricevo, sia veramente valido nella mia ricerca della verità.

Si riferisce al rischio di una banalizzazione dell’incontro?

Mons. Celli: Direi che è una sfida per tutti noi. Per me il problema è di non banalizzare l’incontro, di far sì che ogni incontro sia sempre ricco, propositivo, denso di umanità, perché il rischio è proprio quello di banalizzare i nostri rapporti umani.

Quale sarà l’apporto principale dal suo Dicastero per il Sinodo della Nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Il nostro apporto è proprio aiutare a capire che cosa comporta il nuovo ambiente comunicativo. Da qualche tempo il magistero pontificio ha preso la consapevolezza che non parliamo più di strumenti comunicativi, ma che le nuove tecnologie hanno dato origine a una nuova cultura, che noi chiamiamo “cultura digitale”. Parlare di nuova evangelizzazione sarà accettare la sfida di questo dialogo rispettoso con la cultura digitale di oggi e in questo contesto fare in modo che la parola di Gesù risuoni sempre più limpidamente.

Come vanno i mezzi di comunicazione del Vaticano nei nuovi spazi digitali?

Mons. Celli: Direi che abbiamo fatto una splendida esperienza con il messaggio del Papa per la Quaresima che è stato ridotto in 40 tweets, d’accordo con il Pontificio Consiglio Cor Unum, e abbiamo lanciato un tweet al giorno che il mondo giovanile poi ha ‘ri-tweettato’ ogni giorno. Penso che mai un messaggio del Papa per la Quaresima e stato così conosciuto e diffuso tra i giovani. Anche il nostro Consiglio, su incarico della Segretaria di Stato, ha aperto il nuovo sito di news.va; oggi siamo operativi in quattro lingue e  spero che entro l’estate si possa aprire anche l'edizione portoghese. Abbiamo normalmente circa diecimila visitatori ogni giorno.

Quindi stiamo parlando di evangelizzazione tramite i mezzi digitali?

Mons. Celli: La parola di Gesù deve risuonare nel modo più ampio possibile. Noi riteniamo che, sulle grandi vie del mondo cibernetico, l’uomo possa ancora ritrovare l’amore di un Dio che lo cerca instancabilmente, perché Dio ama l’uomo e Dio può comunicare questo amore e incontrare l’uomo di oggi anche lungo queste grande vie del mondo cibernetico.

Quali sono adesso i progetti, che vanno in avanti nel PCCS?

Mons. Celli: I progetti si basano soprattutto sulla formazione. Il PCCS aiuta giovani sacerdoti di vari paesi ad entrare nel mondo della comunicazione e ad ottenere un dottorato nelle università pontificie. Poi stiamo facendo corsi di formazione per vescovi e presbiteri. Ne abbiamo fatto uno in Brasile lo scorso anno. Poco tempo fa sono stato in Libano per incontrare i vescovi del Medio Oriente, dove abbiamo avuto uno splendido seminario con cinquanta vescovi e molti sacerdoti, laici e suore, tutti operanti del mondo della comunicazione. Domenica prossima, 20 giugno, partirò per l’Ucraina dove, anche lì, avremo incontri con vescovi, presbiteri e laici per scoprire insieme, come la Chiesa deve affrontare la sfida della cultura digitale e come, in questo contesto, possa risuonare la Parola del Signore.

Può parlarci della “Tavola Comune” che avete creato on line per condividere i materiali?

Mons. Celli: Nei limiti del possibile, cerchiamo di aiutare le varie chiese locali a vivere in maniera adeguata la Giornata Mondiale della Comunicazione, facendo in modo che il messaggio del Papa, così illuminante e così ricco, possa essere conosciuto il più possibile. Il Papa ha questa grande capacita di toccare temi non sempre facili, ma di farlo in maniera illuminante, chiara. Ecco perché desideriamo che il messaggio sia diffuso il più possibile, condividendo le risorse pastorali preparate dalle Conferenze Episcopali e Diocesi; stiamo usando l'hashtag “Silence2012”.

Qual’ è il suo messaggio per i nostri lettori, che celebreranno la Giornata della Comunicazione la prossima Domenica?

Mons. Celli: Io ritengo che il messaggio sia questo: viviamo con gioia e responsabilità la missione che il Signore ci ha affidato. Non siamo inviati ad annunciare noi stessi, siamo chiamati ad annunciare Gesù Cristo, siamo chiamati ad annunciare la unica parola che salva l’uomo. Allora la dobbiamo vivere con grande dedizione, con alta professionalità, ma anche contenti, di potere essere strumenti di quest’annunzio di verità.

José Antonio Varela Vidal

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