Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “Senza l’uso dei social network, la Chiesa non sarà presente nel mondo della ‘generazione digitale’, ovvero nel mondo dei giovani”: è questo il monito che arriva dal seminario sulle comunicazioni sociali, in corso a Nairobi, in Kenya, e destinato ai responsabili della comunicazione dell’Amecea (Associazione dei membri delle Conferenze episcopali nell’Africa orientale).

Accelerare l’avvio di infrastrutture e tracciare nuove strategie mediatiche
Duplici gli obiettivi dell’incontro, spiega il direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali dell’Amecea, mons. Charles Kasonde: “Creare un forum di discussione per accelerare l’avvio di infrastrutture ed opportunità nell’ambito della tecnologia della comunicazione” e “tracciare nuove strategie mediatiche per promuovere l’evangelizzazione” perché “è tempo di valutare come si può procedere, nel modo migliore, verso l’obiettivo primario della diffusione e condivisione dell’informazione”.

Usare nuove tecnologie per promuovere nuova evangelizzazione
Importante, in quest’ambito, il ruolo dei moderni mezzi di comunicazione: “Stiamo vivendo – sottolinea padre Fabian Pikiti, coordinatore pastorale dell’Amecea – nell’era del mondo digitale e la Chiesa non può rimanere distaccata da questa realtà”. Quindi “è tempo, per la Chiesa, di trovare il modo per ottimizzare l’uso delle tecnologie nella comunicazione, in modo da promuovere l’evangelizzazione”: infatti, “poiché l’annuncio del Vangelo riguarda la proclamazione della Parola di Dio a scopo di salvezza, le nuove tecnologie devono diventare uno strumento efficace affinché la Chiesa raggiunga questo scopo”.

Guardare ai giovani, utenti dei social network
​Di qui, il richiamo a porre particolare attenzione al mondo giovanile, utente per eccellenza dei social network, e la sottolineatura, per tutti coloro che operano nei dipartimenti di comunicazione delle Conferenza episcopali dell’Amecea, ad approfondire la conoscenza e le possibilità offerte dai nuovi mass-media. Il Seminario - che si concluderà oggi - vede partecipanti provenienti da Eritrea, Etiopia, Kenya, Malawi, Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia. L’evento si tiene a pochi giorni dalla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra domenica prossima, 17 maggio. (I.P.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Questa domenica si celebra la 49.ma Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema "Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro, nella gratuità dell’amore". Il servizio di Sergio Centofanti:

Famiglia, primo luogo dove impariamo a comunicare
Nel suo messaggio per la Giornata, diffuso il 23 gennaio scorso, Papa Francesco ricorda che la famiglia è il “primo luogo dove impariamo a comunicare”, sin dal grembo materno. L’incontro mamma-bambino è “la nostra prima esperienza di comunicazione” che accomuna tutti. “Non esiste la famiglia perfetta – osserva - ma non bisogna avere paura dell’imperfezione, della fragilità, nemmeno dei conflitti; bisogna imparare ad affrontarli in maniera costruttiva”. Anzi, il perdono “è una dinamica di comunicazione” e la famiglia “diventa una scuola di perdono” perché è il luogo in cui ci si vuole bene oltre i limiti “propri e altrui”.

Guidare, non lasciarsi guidare dalle tecnologie
In questo contesto, i media, “ormai irrinunciabili” – dice Papa Francesco - possono ostacolare la comunicazione in famiglia se significano “sottrarsi all’ascolto, isolarsi dalla compresenza fisica” ma possono anche favorirla se “aiutano a raccontare e condividere, a restare in contatto con i lontani” e “a rendere sempre di nuovo possibile l’incontro”. Per questo è necessario guidare le tecnologie anziché farsi “guidare da esse”.

Famiglia non sia terreno di battaglie ideologiche
La famiglia – si legge ancora nel messaggio - “continua ad essere una grande risorsa, e non solo un problema o un’istituzione in crisi”, aldilà di come tendono a volte a presentarla i media, quasi fosse un modello “astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che una realtà concreta da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno contro qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato”. Non sia dunque terreno di "battaglie ideologiche". La famiglia più bella “è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli”. Promuovendo la famiglia - conclude il Papa -  “non lottiamo per difendere il passato ma lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il futuro”.

Ma qual è la particolarità del Messaggio del Papa per questa Giornata? Fabio Colagrande lo ha chiesto a don Enrico Cassanelli, docente di teoria e tecnica del linguaggio televisivo, e a Paola Springhetti, docente di giornalismo. Entrambi insegnano presso la Pontificia Università Salesiana:

R. - Quella di aver spostato nella Giornata mondiale della comunicazione il tema non tanto sui mezzi, sulle modalità, quanto piuttosto sui soggetti della comunicazione:  è una rivoluzione veramente interessante. Se chi comunica non è consapevole di questo suo potere, di questa sua possibilità, tutto il resto, le tecniche, gli ambiti, gli strumenti sono secondari.

D. - Come viene raccontata oggi la famiglia, secondo lei?

R. - Purtroppo non è un quadro consolante, perché normalmente si ricercano immagini di famiglia possibilmente trasgressive per incuriosire le persone o comunque irreali oppure modelli di famiglia utopici che servono alla pubblicità per vendere un prodotto e non per veicolare un modello relazionale possibile alle persone comuni.

D. - Paola Springhetti, qual è la chiave particolare del messaggio di quest’anno incentrato sulla famiglia?

R. - È un messaggio da una parte molto semplice, dall’altra molto intenso che arriva al cuore del problema. Oggi credo che la sfida sia davvero quella di riuscire a raccontare questa famiglia, a renderla un soggetto ancora desiderato - in realtà è molto desiderato, anche se spesso lo si nega - ma comunicarne tutta la bellezza e il fatto che vale anche la pena impegnarsi per costruirla anche se magari a volte può sembrare difficile.

D. - Nel messaggio del Papa leggiamo: “I media tendono a volte a rappresentare la famiglia come se fosse un modello astratto da accettare o rifiutare, da difendere o da attaccare invece che una realtà concreta da vivere”. Questo è un problema?

R. - Sì, credo che questo sia effettivamente un grosso problema. In realtà ognuno di noi ha sperimentato che la famiglia è una costruzione quotidiana che si mettendo un mattoncino dopo l’altro, facendo la manutenzione dei rapporti fra i membri della famiglia stessa, coltivando il dialogo, essendo disponibili all’ascolto degli altri, cercando di condividere davvero la vita e le esperienze. In questo senso, ogni famiglia è diversa dall’altra, però tutte le famiglie sono uguali perché sono il luogo dove le diversità si incontrano e si aiutano vicendevolmente a crescere.

D. - I mezzi di comunicazione aiutano la comunicazione in famiglia o interferiscono negativamente?

R. - Una volta l’immagine prevalente era questa: tutti i membri della famiglia seduti sul divano davanti alla televisione. Oggi l’immagine è quest’altra: ognuno nella propria stanza o magari anche davanti alla televisione, però con uno schermo in mano oltre a quello televisivo; che poi sia un cellulare, un tablet, un videogioco, però di fatto c’è questa estrema frammentazione. Allora si può vivere tutto questo valorizzando le potenzialità dei vari strumenti di comunicazione. Su WhatsApp i membri della famiglia scherzano, condividono le cose, si tengono in contatto anche quando non si è vicini fisicamente e questo è il lato positivo; però, se quando si è insieme ognuno sta su WhatsApp con altre persone, allora qualcosa non funziona. Oggi serve davvero una grossa informazione per i genitori e più in generale per gli educatori, perché ci aiutino ad usare gli strumenti di comunicazione per stare insieme e per comunicare fra di noi, oltre che per comunicare la famiglia al mondo. Bisogna saper scegliere e fare questa operazione che non è scontata. Qui però passa il crinale: da una parte c’è la capacità di usare gli istrumenti di comunicazione per i propri fini e dall’altra c’è il lasciarsi trascinare dagli strumenti di comunicazione in un isolamento che sicuramente porta la famiglia a disgregarsi.

D. - Don Enrico, come la televisione ha influito nelle relazioni famigliari?

R. - Mentre la televisione rappresentava una finestra sul mondo - anche se chi citava questa espressione la metteva tra virgolette perché non sempre era una vera e propria finestra – con la neotelevisione questa finestra si è opacizzata; è diventata uno specchio: le persone guardano la televisione non perché sono interessati agli altri come persone differenti da loro, ma quanto per specchiarsi - in qualche maniera - nelle altre persone, confrontarsi, rivaleggiare … Quindi, questo offuscamento è stato secondo me molto pericoloso. In una sua lettera del ’91 – la lettera pastorale molto famosa “Il lembo del mantello” di Martini – che in qualche modo è nella filigrana del discorso del Papa di quest’anno, c’è una terza metafora che a me sembra molto interessante che è far si che il mezzo di comunicazione sociale non sia la finestra, non sia assolutamente specchio, ma diventi una porta che apre al contatto con gli altri: l’informazione è sana, costruttiva, se fa sì che le relazioni si fortifichino all’interno – prima di tutto – del nucleo famigliare e poi sia anche uno stimolo a uscire a confrontarsi con gli altri, a dialogare e magari  - in qualche caso - ad impegnarsi concretamente per chi si trova in difficoltà. In questo senso allora la comunicazione sociale acquisisce il suo valore reale anche secondo le indicazioni del Papa.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Saranno otto ore di intenso confronto quelle che la Chiesa austriaca vivrà il prossimo 20 aprile, a Vienna, con la prima Giornata nazionale di studio sul rapporto Famiglia-media-Chiesa. Come riferisce l’agenzia Sir, la Giornata è organizzata dall'ufficio stampa della Conferenza episcopale austriaca, dall'agenzia cattolica kathpress.at, dall'associazione delle testate giornalistiche diocesane e dall'associazione cattolica delle famiglie austriache. Tema centrale dell’incontro sarà "Famiglia tra diritto ecclesiastico e realtà mediale".

Necessaria maggiore consapevolezza della comunicazione mediatica

Partendo dal messaggio di Papa Francesco in vista della 49.ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che ricorrerà il 17 maggio sul tema "Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell'incontro nella gratuità dell'amore", e pensando al 14.mo Sinodo generale ordinario sulla famiglia, in programma in Vaticano dal 4 al 25 ottobre prossimi, gli organizzatori intendono offrire un'occasione di riflessione e approfondimento agli operatori professionali e sociali che si confrontano a livello ecclesiale con i media e la famiglia. Secondo il portavoce della Conferenza episcopale austriaca, Paul Wuthe, è necessario raggiungere "la consapevolezza della rilevanza della comunicazione mediatica dell'immagine della famiglia". È importante chiedersi, conclude Wuthe, "che cosa determini l'immagine mediatica della famiglia e come la Chiesa possa contribuire per far restare impresso nei media l'ideale cristiano della famiglia".

(I.P.)

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Città del Vaticano (osservatoreromano.va) - Non è mai stato facile il rapporto tra la Chiesa cattolica e i mezzi di comunicazione. Lo scrive Gabriele Nicolò aggiungendo che forti tensioni tra le due parti si registrarono già in occasione del concilio Vaticano primo, la cui apertura fu indetta da Pio IX nel 1868.

E anche ai giorni nostri la situazione non sembra essere mutata. E se al tema è stato dedicato, nel novembre del 2011, un convegno in Vaticano — divenuto poi un libro, Il filo interrotto. Le difficili relazioni fra il Vaticano e la stampa internazionale, (Milano, Mondadori, 2012) — sul perché di questa costante si è interrogato, nei giorni scorsi, il settimanale statunitense «Our Sunday Visitor». È l'ulteriore conferma della sempre vigile attenzione del mondo statunitense verso il ruolo e la funzione dei media. Basti pensare al lungo servizio degli arcivescovi presidenti dell’organismo che si occupa delle comunicazioni sociali vaticane — Martin John O’Connor, Edward Louis Heston e John Patrick Foley — tra il 1948 e il 2007.

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Cité du Vatican (RV)  - “La Chiesa continua a giocare un ruolo importante nella promozione del cinema che difende i valori umani e spirituali”: nella Giornata cristiana del cinema, svoltasi recentemente, nel Burkina Faso, il cardinale Philippe Ouedraogo si è rivolto con queste parole a cineasti e cinefili partecipanti al 24.mo Festival Panafricano del Cinema di Ouagadougou, Fespaco, il cui tema di quest’anno è “Cinema africano: produzione e diffusione nell’era del digitale”. Nella cattedrale della capitale burkinese, il porporato ha presieduto la tradizionale Messa di apertura della rassegna cinematografica offrendo una riflessione sullo slogan della Giornata cristiana del cinema “Chiesa e Cinema: un’occasione perduta?” e sottolineando che la Chiesa ha qualcosa da dare al cinema, così come il cinema ha qualcosa da dare alla Chiesa Famiglia di Dio.

I media devono essere voce dei senza-voce
“Come universi culturali nuovi a servizio della comunicazione, con i loro linguaggi e soprattutto con i loro valori e controvalori specifici, cinema e media in generale – ha detto l’arcivescovo di Ouagadougou – hanno bisogno di essere evangelizzati. Si pone allora una grande sfida: come permeare questa nuova civiltà di veri valori etici del Vangelo della salvezza portati da Gesù Cristo?”. Per il porporato,  i media devono sforzarsi di essere “la voce dei senza-voce, perché ovunque la dignità umana sia riconosciuta a chiunque” e perché l’uomo sia sempre al centro di tutti i programmi politici”. “I media devono svolgere la loro funzione profetica denunciando i mali e le ingiustizie", ha aggiunto il cardinale Ouedraogo. Che ha soggiunto: "Prendendo spunto dai principi cristiani e dalla dottrina sociale della Chiesa, i cristiani che lavorano professionalmente nel mondo dei media, devono diffondere il Bene, il Vero, il Bello e contribuire all’evangelizzazione del mondo”.

(T.C.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La famiglia come centro dell’evangelizzazione, il crescente razzismo e la sfida dell’accoglienza, l’uso delle nuove tecnologie della comunicazione della nuova comunicazione e dei social network nella Chiesa: sono stati questi i principali temi in discussione all’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), svoltasi ad Hildesheim.Alla conferenza stampa conclusiva — della quale l’agenzia Sir ha diffuso un’ampia sintesi ripresa dall’Osservatore Romano — il presidente della conferenza episcopale, cardinale Reinhard Marx, ha ripercorso i lavori ricordando anche l’analisi effettuata sulle situazioni di crisi mondiale, con riferimento particolare alle minacce provenienti dal cosiddetto Stato islamico e alla guerra in Ucraina.

In primo piano la famiglia in vista del prossimo Sinodo dei vescovi
Si è partiti dalla riflessione sulla famiglia, in vista del Sinodo dei vescovi del prossimo ottobre, prendendo spunto dal nuovo questionario sottoposto ai fedeli di tutto il mondo. “Abbiamo inizialmente rivolto uno sguardo all’Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi dell’ottobre scorso. Dai risultati, divenuti lineamenta per il nuovo confronto, e dai quali si è generato il nuovo questionario, risulta fondamentale che la famiglia ritorni a essere il soggetto vitale dell’evangelizzazione”, ha detto l’arcivescovo di Monaco-Frisinga.

Il tema dell’immigrazione
Altro tema importante affrontato dalla plenaria quello dell’approccio all’immigrazione e della formazione sacerdotale per l’accoglienza di profughi e richiedenti asilo, anche in considerazione di fenomeni xenofobi come Pegida, movimento di piazza contro l'islamizzazione nato a Dresda. Mons. Koch, come vescovo della città tedesca ha lamentato il crescente razzismo in Germania: “Chi incita contro i rifugiati, gli stranieri, gli immigrati e le persone di colore, ha la Chiesa contro”, ha detto. E riferendosi alle sue manifestazioni razziste, ha riferito che Pegida, pur tra problemi organizzativi, prosegue nel suo “radicalismo di destra in parole e stile”. Secondo il presule, la rielezione del suo fondatore Lutz Bachmann, dopo le dimissioni per una foto con baffi e acconciatura in stile Adolf Hitler, “fa temere che la democrazia rappresentativa sia in crisi di legittimità».

Il diritto-dovere della Chiesa di assistere i richiedenti asilo
Sulla questione del diritto all’azione caritativa e di protezione da parte delle comunità ecclesiali locali, i vescovi hanno preso una posizione molto chiara: la Chiesa non rivendica alcun diritto speciale per se stessa, ma se le comunità cristiane ospitano i richiedenti asilo, questo accade in casi specifici, e le discrezionalità di legge e regolamentari debbono essere vagliate per evitare disagio umanitario o addirittura il rischio di violazioni dei diritti umani dopo le fughe dai Paesi di origine. Resta ineludibile — è stato sottolineato — la ricerca della soluzione in collaborazione con le autorità statali. La Chiesa tedesca ha poi varato il primo “Premio cattolico contro la xenofobia e il razzismo», occasione per illustrare l’azione ecclesiale in Germania su questa materia”.

La sfida digitale
Nella sua sintesi dei lavori il cardinal Marx ha più volte sottolineato l'importanza per la Chiesa, non solo quella tedesca, di accogliere la sfida della nuova comunicazione, che attraverso l'uso dei social network può aprire nuove strade di evangelizzazione. La giornata di studio che i vescovi hanno dedicato ad approfondire i temi della pastorale, della teologia e dell'approccio coi fedeli attraverso i media sul web ha dato due indicazioni: da un lato, la Chiesa tedesca vuole stare al passo coi tempi e studia i mezzi migliori per riuscirci. Di qui l’esigenza che la Chiesa “si metta senza indugi a usare i social media e non abbia paura della comunicazione digitale".

(L.Z.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Una comunicazione autentica guarda alla vita reale senza correre dietro a mode o allarmismi. E’ quanto sottolineato da Francesco nell’udienza in Aula Paolo VI alla comunità di lavoro di Tv2000, definita dal Papa la “televisione della Chiesa italiana”, e di Radio InBlu. Il Pontefice ha esortato i media cattolici a “risvegliare le parole”, ad aprirsi e non chiudersi e, ancora, a parlare alla persona tutta intera. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto da mons. Piero Coccia, presidente della Fondazione “Comunicazione e Cultura” che sovrintende all’emittente, e dal direttore Paolo Ruffini che ha portato i saluti del direttore delle news di Tv2000, Lucio Brunelli, ricoverato in ospedale, a cui è andato il pensiero affettuoso del Papa. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Cosa serve per fare buona informazione? Papa Francesco ha colto l’occasione dell’udienza a Tv2000 e Radio InBlu per tracciare una sorta di “palinsesto” per il ruolo del comunicatore. Un vademecum declinato in tre punti, secondo l’incedere ignaziano a cui ormai Francesco ci ha abituati. La riflessione muove innanzitutto dalla constatazione che i “media cattolici” hanno la missione “molto impegnativa” di preservare la comunicazione sociale “da tutto ciò che la stravolge e la piega ad altri fini”.

Comunicare con parresía
“Spesso – ha constatato – la comunicazione è stata sottomessa alla propaganda, alle ideologie, a fini politici o di controllo dell’economia e della tecnica”. Un male a cui, come antidoto, Francesco ha indicato quella parresìa, “cioè il coraggio di parlare con franchezza e libertà” che aveva già invocato all’inizio dei lavori del Sinodo sulla famiglia. Se siamo preoccupati di “aspetti tattici”, ha commentato, “il nostro parlare sarà artefatto, poco comunicativo, insipido, un parlare di laboratorio”:

“La libertà è anche quella rispetto alle mode, ai luoghi comuni, alle formule preconfezionate, che alla fine annullano la capacità di comunicare. Risvegliare le parole: risvegliare le parole. Ma, ogni parola ha dentro di sé una scintilla di fuoco, di vita. Risvegliare quella scintilla, perché venga. Risvegliare le parole: ecco il primo compito del comunicatore”.

Comunicare senza chiusure
La comunicazione, ha proseguito, “evita sia di riempire che di chiudere”. Si “riempie”, ha avvertito, “quando si tende a saturare la nostra percezione con un eccesso di slogan che, invece di mettere in moto il pensiero, lo annullano”. Si “chiude”, ha soggiunto, “quando, invece di percorrere la via lunga della comprensione, si preferisce quella breve di presentare singole persone come se fossero in grado di risolvere tutti i problemi, o al contrario come capri espiatori, su cui scaricare ogni responsabilità”:

“Correre subito alla soluzione, senza concedersi la fatica di rappresentare la complessità della vita reale, è un errore frequente dentro una comunicazione sempre più veloce e poco riflessiva. Aprire e non chiudere: ecco il secondo compito del comunicatore, che sarà tanto più fecondo quanto più si lascerà condurre dall’azione dello Spirito Santo, il solo capace di costruire unità e armonia”.

Comunicare alla persona
“Parlare alla persona tutta intera”: questo, ha detto Francesco, è “il terzo compito del comunicatore”. E questo, ha precisato, evitando quelli che, come evidenziato in altre occasioni, “sono i peccati dei media: la disinformazione, la calunnia e la diffamazione”. La disinformazione in particolare, ha ammonito il Papa, è la “più grave” nel mondo della comunicazione, perché “spinge a dire la metà delle cose, e questo porta a non potersi fare un giudizio preciso sulla realtà”, porta “a credere soltanto una parte della verità”:

“Una comunicazione autentica non è preoccupata di colpire: l’alternanza tra allarmismo catastrofico e disimpegno consolatorio, due estremi che continuamente vediamo riproposti nella comunicazione odierna, non è un buon servizio che i media possono offrire alle persone. Occorre parlare alle persone intere: alla loro mente e al loro cuore, perché sappiano vedere oltre l’immediato, oltre un presente che rischia di essere smemorato e timoroso”.

A servizio della Chiesa
“Risvegliare le parole, aprire e non chiudere, parlare a tutta la persona”, ha ribadito  Papa Francesco “rende concreta quella cultura dell’incontro, oggi così necessaria in un contesto sempre più plurale”. Aggiungendo che “con gli scontri” non si va da “nessuna parte”. Per questo, ha detto, bisogna “essere disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri”. Il Pontefice ha infine incoraggiato Tv2000 a proseguire nella fase di “ripensamento e riorganizzazione” al “servizio della Chiesa”, mettendo l’accento sul “rapporto stabile” con il Centro Televisivo Vaticano che permette alla Tv di “raccontare all’Italia il magistero e l’attività del Papa”.

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PRESENTAZIONE

Nuovi media e nuovo umanesimo, una sfida per gli Animatori della comunicazione e della cultura. Si svolgerà all’insegna di questo tema il prossimo l’incontro in presenza del corso ANICEC, venerdì 12 e sabato 13 dicembre 2014. Una due giorni per incontrarsi di persona e lavorare assieme a docenti ed esperti di comunicazione per consolidare e approfondire alcuni dei più importanti contenuti delle lezioni a distanza.

L’incontro in presenza è riservato ai corsisti ANICEC, ma aperto anche ai già diplomati. In entrambi i casi è necessario compilare il modulo di

registrazione online.

PROGRAMMA

L’incontro in presenza del corso ANICEC 2014 cade in un anno particolarmente importante per la figura dell’Animatore della comunicazione e della cultura, istituita dieci anni fa con il direttorio “Comunicazione e Missione” sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa. Per celebrare il decennale di questo importante documento fondativo venerdì 12 dicembre l’incontro in presenza verrà preceduto alle ore 15 da una tavola rotonda aperta al pubblico dal titolo La comunicazione della Chiesa nell’era della convergenza mediale.

L’incontro verrà introdotto dagli indirizzi di saluto di S.E. Mons. Nunzio Galantino (Segretario generale CEI), S.E. Mons. Claudio Giuliodori (Presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali) e Mons. Domenico Pompili (Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali).

Alla tavola rotonda, moderata don Ivan Maffeis (vicedirettore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo), parteciperanno i direttori delle più importanti testate giornalistiche cattoliche italiane: Domenico Delle Foglie (Angezia Sir), Paolo Ruffini e Lucio Brunelli (Tv2000/Radio InBlu), Marco Tarquinio (Avvenire) e Francesco Zanotti (FISC).

A seguire è in programma la lecture di Mons. Paul Tighe (Segretario del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali), incentrata sull’uso dei social media nella comunicazione della Chiesa e in particolare sull’account Twitter di Papa Francesco @Pontifex. La lezione verrà introdotta e discussa dalla prof.ssa Chiara Giaccardi (ordinario di Sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica del Sacro Cuore).

Nella serata di venerdì comincerà l’incontro in presenza aperto ai soli studenti e diplomati ANICEC. Alle ore 21 verrà presentato e discusso il progetto di comunicazione web del Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze 2015 sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, assieme ai responsabili della redazione. Le strategie comunicative di Firenze 2015 e i contenuti della Traccia per il cammino di riflessione verso il Convegno costituiscono la base del laboratorio “Officina digitale” che nell’intera giornata di sabato 13 dicembre coinvolgerà attivamente i corsisti e che costituirà la prova pratica da quest’anno ufficialmente inserita nel piano di studi.

Nella prima parte della mattinata di sabato verranno presentati alcuni dei progetti realizzati dagli stessi corsisti ANICEC nelle rispettive realtà locali. I progetti verranno commentati da Bruno Mastroianni, giornalista e autore televisivo (A Sua Immagine), che sarà subito dopo docente del seminario #essereumani, un vero e proprio laboratorio durante il quale i partecipanti saranno chiamati a elaborare e realizzare un progetto con gli strumenti e i linguaggi dell’audiovisivo e dei social media. Il progetto, targato ANICEC, diverrà parte fondamentale delle iniziative di comunicazione che stanno avvicinando la Chiesa italiana al Convegno Ecclesiale di Firenze.

» PROGRAMMA DETTAGLIATO

 

KEYNOTE SPEAKERS

 

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                                                                                                                                         Mons. Paul Tighe
                                                                                                            
Segretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali


Mons. Domenico Pompili
Sottosegretario CEI
Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali

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Prof.ssa Chiara Giaccardi
Ordinario di Sociologia e antropologia dei media
Università Cattolica del Sacro Cuore

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Bruno Mastroianni
Giornalista e autore televisivo (A Sua Immagine)

LUOGO DELL’INCONTRO

L’incontro in presenza si terrà presso il The Church Village (ex Domus Pacis Torre Rossa Park).

Via di Torrerossa 94 – 00165 Roma
+39 06 660071
www.thechurchvillage.com

COME RAGGIUNGERE LA STRUTTURA

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IN AEREO dall’aeroporto “Leonardo Da Vinci” (Fiumicino)
Raggiungere la stazione Termini con il treno “Leonardo Express” ogni 30 min dalla stazione treni del terminal. Oppure con i bus Terravision o Schaffini seguendo le indicazioni per stazione Termini.

IN TRENO E CON I MEZZI METROPOLITANI dalla stazione ferroviaria Roma Termini
Metro linea A direzione “Battistini”, scendere alla fermata “Cornelia”, Bus 889 ogni 20 min direzione “Mazzacurati”, scendere alla fermata Domus Pacis (oppure 10′ a piedi).

IN AUTO dal Grande Raccordo Anulare
Uscita n. 1 del GRA direzione centro “Aurelio-Città del Vaticano”, dopo 800 mt direzione Aurelia Antica per 700mt, bivio con via di Torrerossa.


PERNOTTAMENTO E PASTI

I partecipanti pernotteranno presso la struttura che ospiterà l’incontro (ad eccezione di chi ha la possibilità di provvedere autonomamente alla sistemazione o risiede a Roma). È possibile optare per la sistemazione in camera singola o in camera doppia, eventualmente indicando preventivamente il compagno/la compagna di stanza.

Nella giornata di venerdì 12 dicembre è possibile effettuare il check-in in albergo a partire dalle ore 14. Tutti i partecipanti sono invitati a partecipare alla cena di venerdì 12 e al pranzo di sabato 13 dicembre – offerti dalla Direzione del corso ANICEC – presso il ristorante dell’albergo, per vivere assieme anche questi momenti di convivialità.

 

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Dove sta andando la comunicazione globale? Quanto e come influiranno i social network sull'informazione tradizionale? Sono alcune delle domande intorno a cui é ruotato il Seminario promosso dal Centro Studi Americani di Roma sul tema "Il futuro dei media" che ha visto la partecipazione di alcuni tra i più importanti giornalisti statunitensi. Tutti i relatori hanno concordato che la rivoluzione digitale farà sempre più sentire il suo peso sui media tradizionali. E questo soprattutto per la spinta che stanno dando su questo fronte le nuove generazioni.

Il produttore di Cbs News, Jeff Fager, per esempio, ha evidenziato che negli Usa nessun media, piccolo o grande, può prescindere dai social network e tuttavia - anche in un ambiente mediatico radicalmente mutato rispetto a pochi anni fa - resta la "fame" di contenuti informativi. Dal canto suo, il caporedattore del Wall Street Journal, Gerard Baker, ha affermato che il successo dei social media, come Twitter, deriva anche dalla ricerca da parte della gente di una visione alternativa dei fatti, rispetto a quella proposta da giornali, radio e tv.

L'irruzione del digitale - ha poi commentato il direttore del Bloomberg Media Group, Justin Smith - ha cambiato anche il modo di raccogliere la pubblicità con conseguenze significative su come i media si finanziano. La strada seguita negli Usa, ha proseguito, é quella di investire soldi ed energie su più piattaforme con la difficoltà di seguire processi in continua e rapida evoluzione. I media tradizionali, ha quindi osservato, devono investire sui giovani talenti per "agganciare" il cambiamento radicale impresso da Internet e in particolare dalle Reti Sociali.

Opinione condivisa dal vicepresidente della Cnn, Ed O'Keefe, secondo cui bisogna andare dove sta il pubblico altrimenti si diventa irrilevanti e oggi sempre più persone s'informano sui social network. Alla Cnn, ha rivelato, la sfida oggi non é tanto essere la prima azienda televisiva al mondo, ma la prima azienda digitale. Non a caso, ha affermato, nel lavoro della Cnn sempre più si parte dalla domanda se un video andrà bene per il web e successivamente per la tv.

La condivisione é sempre più importante, ne é convinto anche David Carr. L'editorialista del New York Times ha tuttavia avvertito che non si può scommettere tutto su Facebook o Twitter perché non sappiamo al momento cosa accadrà da qui ai prossimi anni. Di certo, ha sottolineato, i giornalisti sono chiamati ad essere sempre più preparati ad usare un linguaggio visuale perché questo é quello più congeniale ai social media come dimostra il successo di You Tube.

di Alessandro Gisotti

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 Città del Vaticano (Radio Vaticana) - I cristiani hanno il dovere di annunciare il Vangelo senza escludere nessuno. E’ quanto ha detto Papa Francesco incontrando in Vaticano i partecipanti al Pellegrinaggio della Famiglia Paolina per il centenario di fondazione, ad opera del Beato Giacomo Alberione. Questa ricorrenza – ha aggiunto il Pontefice – “vi offre l’opportunità di rinnovare l’impegno nel vivere la fede e comunicarla, in particolare mediante gli strumenti editoriali e multimediali”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Tutti gli uomini - ha detto il Papa - sono “destinatari della buona notizia che Dio è amore”. Nelle parole di Gesù “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” si comprende il segreto dell’evangelizzazione:

“…che è comunicare il Vangelo nello stile del Vangelo, cioè la gratuità: la gratuità, senza affari. Gratuità. La gioia del dono ricevuto per puro amore si comunica con amore. Gratuità e amore. Solo chi ha sperimentato tale gioia la può comunicare, anzi non può non comunicarla, poiché il bene tende sempre a comunicarsi. … Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. (Evangelii gaudium, 9)”.

Evangelizzare, essenzialmente, è proclamare il Vangelo “a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato”:

“Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno”.

L’immagine della Chiesa in cammino - ha aggiunto il Papa – “è espressiva della speranza cristiana”:

“Il nostro essere Chiesa in cammino, mentre ci radica nell’impegno di annunciare Cristo e il suo amore per ogni creatura, ci impedisce di restare prigionieri delle strutture terrene e mondane; tiene aperto lo spirito e ci rende capaci di prospettive e istanze che troveranno il loro compimento nella beatitudine del Signore”.

Il Santo Padre ha poi esortato a rinnovare, anche nel mondo della comunicazione, l’amore per l’unità della Chiesa:

“Tutto il vostro lavoro, lo zelo apostolico, deve essere pieno di questo amore per l’unità. Mai favorire i conflitti, mai scimmiottare quei media di comunicazione che soltanto cercano lo spettacolo dei conflitti e fanno lo scandalo nelle anime. Favorire sempre l’unità della Chiesa, l’unità che Gesù ha chiesto al Padre come dono per la sua sposa”.

I vasti orizzonti dell’evangelizzazione e la necessità di testimoniare a tutti il messaggio evangelico - ha concluso il Pontefice - costituiscono il campo dell’apostolato della Famiglia Paolina:

“Tanti attendono ancora di conoscere Gesù Cristo. La fantasia della carità non conosce limiti e sa aprire strade sempre nuove per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali. Una così urgente missione richiede incessante conversione personale e comunitaria. Solo cuori totalmente aperti all’azione della Grazia sono in grado di interpretare i segni dei tempi e di cogliere gli appelli dell’umanità bisognosa di speranza e di pace”.

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