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Venerdì, 13 Febbraio 2009 08:49

2009 SALUTO DEL CARD. TARCISIO BERTONE AL SEMINARIO DEI VESCOVI RESPONSABILI DELLE COMUNICAZIONI (Vaticano)

INDIRIZZO DI SALUTO DEL CARD. TARCISIO BERTONE  Seminario per i Vescovi Responsabili delle Comunicazioni Sociali nelle Conferenze Episcopali

Città del Vaticano 13 marzo 2009

Sono particolarmente lieto di essere tra voi nella giornata conclusiva del Seminario di studio promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Vi porto il cordiale saluto di Sua Santità Benedetto XVI che, alla vigilia del pellegrinaggio apostolico in Africa, mi incarica di trasmettervi il suo personale apprezzamento per questo incontro così qualificato e importante. 

A simposi del genere, il Pontifico Consiglio delle Comunicazioni Sociali ci ha ormai abituati. Essi contribuiscono a delineare il profilo eminentemente pastorale di un Dicastero che si trova a vivere una nuova fase.

Con questo saluto desidero esprimere anche la mia gratitudine al Presidente, l'arcivescovo Claudio Maria Celli, al Segretario, Mons. Paul Tighe, al Segretario aggiunto, Mons. Giuseppe Antonio Scotti e al Sotto-segretario, dott. Angelo Scelzo, i quali, insieme all'intero staff, sono fattivamente impegnati a dar vita al nuovo corso, largamente apprezzato e condiviso.

Della rinnovata stagione del dicastero delle comunicazioni, voi confratelli Vescovi – proprio a motivo di una chiara "scelta pastorale" – siete innegabilmente i primi protagonisti. Sono informato dei numerosi e costruttivi incontri, particolarmente durante le visite ad limina, che consentono ai pastori delle Chiese locali di tutti i continenti di avere proficui scambi di idee e di esperienze in un campo così delicato e difficile, ma così decisivo come quello della comunicazione.

So bene che non si esce a mani vuote da Seminari come questo, grazie anche alla ricchezza dei vostri contributi che aiutano, sia la Santa Sede che le singole Diocesi, ad allargare gli orizzonti sul vissuto concreto delle Chiese in tante parti del mondo. Se ciò è vero per ogni aspetto della vita ecclesiale, tanto più lo si può affermare per il settore della comunicazione sociale.

I mass media ormai non costituiscono più soltanto un settore o un semplice comparto della vita ordinaria, ma sono una realtà a tutto campo, talvolta perfino troppo invasiva o coinvolgente, ma tuttavia inseparabile dalla vita di tutti i giorni. Un segno della straordinaria importanza dei mass media è dato dal fatto che essi investono ogni aspetto della vita sociale, e che la loro presenza ovunque è data ormai per scontata. Per usare un'immagine si potrebbe dire che, come il pesce vive nell'acqua e l'uomo nell'aria, così il mondo vive "nei" media: questi sono diventati un "ambiente" in cui l'uomo d'oggi vive e interagisce con gli altri e con la realtà.

Gli approfondimenti, gli studi, si concentrano sempre più sui mondi futuri della cosiddetta rivoluzione informatica, che in parte vediamo già in atto.

Alla luce di tutto ciò, il vostro Simposio non poteva che concentrarsi sulle "nuove prospettive per la comunicazione ecclesiale" e gettare lo sguardo verso il futuro. Nella riflessione che ne è scaturita, non avrete mancato tuttavia di considerare la perenne validità delle pietre miliari sulle quali la Chiesa è tenuta a posare i propri passi, e che neppure la nuova e massiccia distesa d'asfalto sulle nuove strade della comunicazione può mettere da parte. Queste pietre miliari sono fissate nel magistero della comunicazione, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, che offre orientamenti sapienziali significativi.

Nella storia del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, i vari documenti emanati di volta in volta hanno avuto un ruolo particolarmente importante: L'Inter Mirifica, come documento conciliare, ha sancito la nascita del dicastero; la Communio et Progressio, venuta circa 10 anni dopo, è stata lo strumento applicativo – pubblicato per espressa disposizione del Concilio – nel quale sono stati esposti i principi dottrinali e i suggerimenti per una concreta azione pastorale. L'Aetatis novae, a sua volta, è l'istruzione pastorale che non solo ha inteso celebrare i 20 anni della Communio et progressio, ma ha avuto il compito di rinnovare e adattare lo spirito e i contenuti alla luce della nuova realtà che si andava via via profilando e imponendo.

I diciassette anni trascorsi dalla pubblicazione dell'Aetatis novae rappresentano una lunghissima parentesi per i ritmi di sviluppo e di crescita dei media; è il tempo in cui sono maturate una serie di piccole-grandi rivoluzioni che, come flusso continuo, hanno radicalmente trasformato, se non stravolto, il panorama preesistente.

Sono informato che uno degli obiettivi di questo Seminario è proprio quello di tracciare le linee per un opportuno aggiornamento di quell'importante documento. L'impegno e l'intensità che hanno caratterizzato i lavori di questi giorni sono il miglior viatico per completarne degnamente la stesura.

Ma il riferimento ai documenti, o anche il loro puntale aggiornamento, servirebbe a poco senza il costante apporto di un'opera di formazione indirizzata agli operatori pastorali – sacerdoti, religiosi e laici – che sono impegnati in prima persona nel campo dei media. Nel messaggio finale del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, è stata particolarmente sottolineata l'esigenza della formazione, dal momento che "la voce della Parola divina – afferma il documento – deve risuonare anche attraverso la radio, le arterie informatiche di Internet, i canali della diffusione virtuale on-line, i CD, i DVD, gli podcast e così via; deve apparire sugli schermi televisivi e cinematografici, sulla stampa, negli eventi culturali e sociali".

Mi permetto di portare un ricordo personale di quando ero Arcivescovo di Genova. In quel periodo si trattava di decidere per il sito internet dell'Arcidiocesi e con un Sacerdote tecnicamente dotato si realizzò un sito fra i più innovativi ed attraenti di tutte le diocesi italiane.

Ricollegandomi a un altro simposio, tenuto lo scorso anno, da questo Dicastero, con al centro le Facoltà di Comunicazione Sociale delle Università cattoliche nel mondo, non posso che raccomandare alla vostra attenzione proprio il tema della formazione, tanto più necessaria nel momento in cui la comunicazione si trova a varcare frontiere per le quali è richiesto un serio radicamento etico.

Indubbiamente questa era nuova della comunicazione, continua a ruotare intorno a Internet e ai suoi molti derivati. Con una bella e suggestiva espressione, Papa Benedetto XVI – nel Messaggio per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dal titolo: "Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia" ha parlato di un "continente digitale". E, definendo le nuove tecnologie "un vero dono per l'umanità" si è rivolto in particolare ai "giovani cattolici" esortandoli a "portare al mondo digitale, la testimonianza della loro fede".

Le motivazioni di questo impegno si adattano particolarmente a voi, cari confratelli Vescovi, poiché nello stesso Messaggio il Papa ricorda la "Buona novella" portata nello nei primi tempi della Chiesa, "dagli Apostoli e dai loro discepoli". Come allora – afferma il Santo Padre – l'evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l'attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani, nell'intento di toccare le menti e i cuori, così ora l'annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo".

Ho lasciato in chiusura una notazione che non può certo sfuggire: tutti insieme rappresentate quella vasta assemblea di pastori e guide che, nelle diverse Chiese locali, si dedicano particolarmente al mondo della comunicazione. Provenite da oltre settanta Paesi e il solo fatto di vedervi qui convocati, per la prima volta, dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, merita di essere sottolineato con grande favore.

Anche in questo vostro incontro – durante il quale hanno avuto spazio tutti i media della Santa Sede – è possibile scorgere l'applicazione di quanto indicato da Papa Benedetto XVI, nel discorso di saluto per i 25 anni del Centro Televisivo Vaticano – e cioè: "un'integrazione sempre crescente della comunicazione" e una "intensificazione delle forme di collaborazione tra i media che sono al servizio della Santa Sede". In questo senso al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è assegnato un ruolo non secondario.

Vorrei ora concludere questo mio indirizzo di saluto con l'esortazione di San Paolo (siamo nell'anno "paolino") ad essere come le membra diverse di un unico corpo: "A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune" (1 Cor 12, 7). Viene così in luce, in tutta evidenza, lo spirito di fraternità, di solidarietà come primario nella realtà umana. Fraternità e solidarietà sono fondamentali e urgenti in ogni settore della convivenza sociale: esse devono incidere oggi sui popoli e le culture, ed anche i doni e le prerogative della comunicazione devono essere messi al servizio di questa solidale fraternità. Si domandava Giovanni Paolo II con il suo messaggio al mondo dell'informazione nel 1988: "Se si potesse dire un giorno che "comunicare" equivale veramente a "fraternizzare", che "comunicazione" significa "solidarietà umana", non sarebbe questo il più bel traguardo raggiunto dalle "comunicazioni di massa?".

Auguro a tutti i presenti una buona continuazione sulla linea tracciata in questi giorni di scambio di esperienze, di progetti e di prospettive, ma soprattutto alla luce della Parola di Dio, vero approdo di ogni nostra comunicazione.





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