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Mercoledì, 03 Luglio 2013 00:00

Il Catechismo per la prima volta tradotto in video. Intervista col regista Kolndrekaj

Il Catechismo per la prima volta tradotto in video. Intervista col regista Kolndrekaj

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Una sfida impegnativa per diffondere la bellezza della fede cristiana attraverso il linguaggio e i segni della società contemporanea. Questo il non facile obiettivo del "video-Catechismo della Chiesa Cattolica", un'opera in quattro volumi illustrati e altrettanti dvd allegati, comprendenti 2500 minuti di immagini, che descrivono e narrano, in vari episodi e segmenti, i contenuti del Catechismo stesso. La realizzazione, disponibile al pubblico da novembre prossimo e prodotta da CrossinMedia Group e dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev), è stata presentata stamani presso la Sala Marconi della Radio Vaticana. Presenti, tra gli altri, l'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, Don Giuseppe Costa, direttore della Lev, e Gjon Kolndrekaj, il regista del video-Catechismo. Giancarlo La Vella ha intervistato quest'ultimo sulla nascita del progetto: RealAudioMP3 


R. – Il progetto nasce un anno fa, parlando con don Giuseppe Costa, che è il direttore della Libreria Editrice Vaticana. Quando lui mi parlò di questo progetto, lì per lì rimasi un po' perplesso perché mille pagine, più il Compendio di 200 pagine da tradurre in video, è un po' impegnativo. Però, dopo vari incontri, comprendendo questa la sua visione di editore, ho detto: "Bene, ci sto". Abbiamo lavorato a lungo e abbiamo capito anche la dimensione che avremmo dovuto dare a questo Catechismo: è la prima volta che si realizza un'opera simile e viene girata nei cinque continenti della terra, anche per scoprire le bellezze dell'espressione della fede. Per esempio, c'è grande differenza tra il nostro Paese e l'Africa: qui, ci sono Paesi che hanno quattro-cinque parrocchie e alla Messa ci sono cinque-sei persone che assistono, mentre in Africa addirittura si svegliano anche sei ore prima per andare ad assistere ad una Messa domenicale. Anche queste ricchezze del Catechismo a livello mondiale noi dobbiamo testimoniarle, anche con le immagini. Ecco il motivo per cui abbiamo detto: "Ok, facciamolo, e lo ambientiamo nei cinque continenti della Terra".

D. – Come fare del Catechismo in video qualcosa di estremamente utile per iniziare un cammino di fede e per proseguire un cammino di fede?

R. – La nostra fortuna – e parlo da cristiano – è che noi abbiamo una ricchezza immensa: basta scoprirla. Se noi prendiamo il Catechismo, scopriamo tutti i valori fondamentali dell'umano. Se questi valori fondamentali noi li esprimiamo quotidianamente, l'uomo sarebbe la perfezione di Dio. E' questo il nostro intento: far captare questa immagine a livello di comunicazione per comprendere quello che sta avvenendo. Infatti, molti leggono ma non sanno immaginare. Allora, questa combinazione del testo integrale del Catechismo viene riportato in immagine e abbinando la parola e l'immagine otteniamo una forma di comunicazione utile soprattutto ai giovani, per le generazioni future.

D. – Come regista, quali sono gli aspetti che più l'hanno stimolata per creare un'opera del genere?

R. – Per esempio, nel numero-pilota che naturalmente abbiamo presentato alla Santa Sede, abbiamo parlato del Battesimo, cioè l'iniziazione cristiana. Nel Battesimo, noi comprendiamo benissimo due elementi: l'acqua e il nome. L'unione a Cristo avviene tramite questi due elementi. Allora, acqua e nome – una cosa bellissima – si possono trasformare con grande immaginazione e questo è l'intento anche nel trovare la soluzione a livello espressivo.

D. – Un'opera che si lega strettamente alla catechesi del nuovo Pontefice, di Papa Francesco, che nelle sue omelie parla spesso molto per immagini, per esempi...

R. – Indubbiamente. Noi abbiamo proprio riportato e siamo in piena sintonia con il Santo Padre. Un elemento, tramite gli esempi, che viene captato ed espresso fortemente anche verso altre terre. Noi, con la nostra cultura, crediamo di essere forti nella comunicazione, ma spesso non è così. E con questo lavoro spero di arrivare proprio lì 






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