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Mercoledì, 24 Aprile 2013 10:28

Il dopocresima con la telecamera

Il dopocresima con la telecamera

Forlì (Avvenire) - La Risurrezione in un video, secondo i ragazzi e i giovani della parrocchia di Fiumana, un paese di 1500 abitanti a dieci chilometri da Forlì. È l'attività culturale per il 2013 del gruppo postcresima che coinvolge una ventina di giovani, animati dall'impiegata Raffaella Masotti, sposata e con tre figli, Lucia, Lucrezia e Lorenzo, quest'ultimo coinvolto nel gruppo, aiutata da Raffaele Masotti, Paola Bergamini e Cinzia Donati, tutti sposati e con figli. Guidati dal regista Alessandro Quadretti di Forlì, i giovani si ritrovano in parrocchia ogni giovedì sera, da novembre, per il laboratorio di video-montaggio al computer che si concluderà il 18 aprile. Il prodotto finale avrà come protagonisti tutti i ragazzi e giovani, ognuno dei quali racconta la Resurrezione attraverso le attività svolte durante il giorno. Qualche esempio? Racconta Agnese: «Quando vado al corso di nuoto in piscina, mi sento me stessa e libera. Quindi per me Risurrezione è vita nuova e libera». Aggiunge Jacopo: «Interpreto la Risurrezione con la musica o meglio con il suono della frusta che schiocca ritmando le note, e oltrepassa la barriera stessa del suono. Quindi per me la Risurrezione è superare i limiti dell'uomo, della natura umana».

Anche Maria Giulia ricorre alla musica della sigla del film Titanic che esegue col flauto traverso: «Questa musica mi aiuta ad andare oltre l'immaginazione umana, oltre la morte». Commenta l'animatrice Raffaella: «Ognuno dei ragazzi, così, è protagonista del video con la sua personale espressione: chi suona, chi danza, chi disegna, chi fa sport.

Sono i mezzi per esprimere una vita nuova comune e spirituale di tutto il gruppo, attraverso il contributo di ciascuno. Il risultato? Un video comunitario». Sono cinque anni che il gruppo del postcresima lavora, attraverso il teatro, la musica e quest'anno il video. Raccontano all'unisono: «Con questi mezzi di comunicazione scopriamo anche come esprimere i nostri sentimenti e le emozioni, fra cui la rabbia, la gioia, i sogni, le speranze, le delusioni e in fondo la fede». Chiosa Raffaella: «Come genitori, famiglie e parrocchia, abbiamo scoperto che fare attività culturali di gruppo significa conoscersi e formarsi».

Ogni anno il laboratorio si conclude in un week end di giugno con un campo estivo guidato dal parroco don Carlo Camporesi, che spiega: «Quest'attività, legata all'Ufficio diocesano della pastorale giovanile, è importantissima perché forma i giovani, tutti protagonisti, partendo dalla loro vita quotidiana. Inoltre, quasi tutti diventano animatori in parrocchia». Il prossimo obiettivo? La redazione di un giornalino per ora cartaceo, ma in prospettiva online.

(tratto da Avvenire del 2 aprile 2013)






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