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Giovedì, 24 Gennaio 2013 19:47

Omelia di Mons. Claudio Celli per la Festa di S. Francesco di Sales protettore dei giornalisti

Omelia di Mons. Claudio Celli per la Festa di S. Francesco di Sales protettore dei giornalisti

Il brano evangelico che abbiamo ora proclamato ed ascoltato sono i versetti 7-12 del capitolo 3 di Marco. Si tratta senza dubbio di un sommario redazionale inteso a collegare tra loro vari racconti su Gesù che provenivano da tradizioni precedenti ed è situato tra due momenti alquanto significativi della vita di Gesù. Il versetto precedente infatti, il n. 6, ci dice che dopo la guarigione dell’uomo che aveva la barba inaridita “ i Farisei uscirono subito con gli Erodiani e tennero consiglio contro di Lui per farlo morire”.

Il versetto 13 poi ci parla della scelta dei discepoli e della loro chiamata.

Marco ci riferisce che Gesù con i discepoli “si ritira”. Senza dubbio sceglie questo cammino di vita appartata per sottrarsi a chi lo vuole eliminare fisicamente, ma credo che si comporti così soprattutto per manifestarsi, in modo nuovo, agli amici che lo seguono. E qui Marco introduce l’inizio, in un certo senso, della Chiesa: la gente accorre a Lui da ogni parte e si verifica ciò che sarà l’esperienza più ampiamente vissuta dopo Pentecoste. È a questo primo embrione della Chiesa, come Popolo di Dio, che Gesù dedicherà le sue cure. Marco sottolinea che “una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da Lui”.

C’ è poi un altro aspetto che attira fortemente la nostra attenzione: Gesù dice ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca affinché la folla che lo circonda non lo schiacci. Nel Vangelo varie volte si fa riferimento a questo comportamento di Gesù, sale su una barca e di li poi scende per incontrare la gente. È bello rilevare che i discepoli hanno lasciato la loro barca per trovarsi sulla barca di Gesù. Varie volte nel Vangelo leggiamo che questa barca sulla quale si trova Gesù e i discepoli sarà nel pericolo di affondare; un’altra volta quando Lui dorme i discepoli sperimenteranno ansie e timori; altra volta, quando Gesù è assente e la fede dei discepoli è ancora scarsa, si penserà a lui come ad un fantasma. È evidente nella narrazione marciana così anche in ciò che riferiscono gli altri sinottici, che questa barca è la Chiesa. Come riferisce il testo non è una grande barca, ma una piccola barca e i discepoli saranno coloro che la condurranno, i discepoli della cui elezione si parlerà nei versetti seguenti, come dicevo poco fa.

Al  versetto sesto si dice che “i Farisei e gli Erodiani tennero consiglio contro di Lui per farlo morire”. Già si intravede il mistero della Croce ed è doveroso rilevare che è proprio quando si manifesta la debolezza e non la potenza nasce la Chiesa, piccolo gregge, popolo di Dio. Ancora una volta siamo chiamati a riscoprire che è la sua debolezza che ci salva e non la sua potenza; ancora una volta appare il mistero dell’amore di Dio, per l’uomo. Ecco perché il grande Agostino affermava che è la sua potenza che ci ha creati ma è la sua debolezza che ci ha ricreati, ci ha salvati.

La narrazione di Marco ci dice che “quanti avevano qualche male si gettavano su di Lui per toccarlo”. Tutti costoro provengono da regioni diverse come sottolinea Marco. È una grande folla. Se da un lato viene così sottolineata la centralità della persona di Gesù e l’universalità del suo messaggio e della sua azione risanante, liberatrice, dall’altro è interessante scoprire che non è Gesù che tocca i malati come altre volte appare nel Vangelo, ma in questo caso sono le folle che cercano di toccare Lui. Si tratta di povera gente, il rifiuto dell’umanità. I potenti stanno tramando per farlo morire. È significativo riscoprire che accanto al rifiuto dell’umanità si avvicinerà colui che – servo di Jahvè – è il rifiutato dagli uomini. È alle masse che si rivolge Gesù e queste si avvicinano a Lui.

Questo testo marciano pone a tutti noi uomini e donne coinvolti nel servizio della comunicazione profondi interrogativi. A noi che abbiamo accolto nel nostro cuore il mistero di Gesù ci viene posto il grande interrogativo su come vivere la Fede assumendo le speranze, le ansie, i problemi dell’uomo di oggi, la stessa cultura del popolo. E in questi ultimi anni abbiamo percepito, con una chiarezza sempre più evidente, che l’uomo di oggi è marcato da una cultura digitale. A questo mondo, a questa umanità che cerca risposte sempre più vere alle proprie paure da ansie, alla sua ricerca del senso della vita si avvicina la Chiesa di Cristo. Non è grande né potente, è una piccola barca, ma è una barca in cui si trova rifugio per non essere oppressi e verso la quale ancora oggi si dirigono i miseri e i poveri.

Nello stesso tempo mi piace rilevare che, secondo la storia, San Francesco di Sales faceva pervenire agli uomini e alle donne del suo tempo, in maniera capillare, dei piccoli biglietti contenenti brevi riflessioni spirituali. Mi domando - e lo dico sorridendo - , se avendo avuto a  disposizione twitter non avrebbe fatto anche lui come oggi lo sta facendo il Papa Benedetto XVI: non avrebbe fatto pervenire al cuore degli uomini e delle donne di oggi una scintilla di verità, una pillola di saggezza.

Chiesa S. Maria in Traspontina, 24 gennaio 2013 





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