Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Una comunicazione autentica guarda alla vita reale senza correre dietro a mode o allarmismi. E’ quanto sottolineato da Francesco nell’udienza in Aula Paolo VI alla comunità di lavoro di Tv2000, definita dal Papa la “televisione della Chiesa italiana”, e di Radio InBlu. Il Pontefice ha esortato i media cattolici a “risvegliare le parole”, ad aprirsi e non chiudersi e, ancora, a parlare alla persona tutta intera. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto da mons. Piero Coccia, presidente della Fondazione “Comunicazione e Cultura” che sovrintende all’emittente, e dal direttore Paolo Ruffini che ha portato i saluti del direttore delle news di Tv2000, Lucio Brunelli, ricoverato in ospedale, a cui è andato il pensiero affettuoso del Papa. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Cosa serve per fare buona informazione? Papa Francesco ha colto l’occasione dell’udienza a Tv2000 e Radio InBlu per tracciare una sorta di “palinsesto” per il ruolo del comunicatore. Un vademecum declinato in tre punti, secondo l’incedere ignaziano a cui ormai Francesco ci ha abituati. La riflessione muove innanzitutto dalla constatazione che i “media cattolici” hanno la missione “molto impegnativa” di preservare la comunicazione sociale “da tutto ciò che la stravolge e la piega ad altri fini”.

Comunicare con parresía
“Spesso – ha constatato – la comunicazione è stata sottomessa alla propaganda, alle ideologie, a fini politici o di controllo dell’economia e della tecnica”. Un male a cui, come antidoto, Francesco ha indicato quella parresìa, “cioè il coraggio di parlare con franchezza e libertà” che aveva già invocato all’inizio dei lavori del Sinodo sulla famiglia. Se siamo preoccupati di “aspetti tattici”, ha commentato, “il nostro parlare sarà artefatto, poco comunicativo, insipido, un parlare di laboratorio”:

“La libertà è anche quella rispetto alle mode, ai luoghi comuni, alle formule preconfezionate, che alla fine annullano la capacità di comunicare. Risvegliare le parole: risvegliare le parole. Ma, ogni parola ha dentro di sé una scintilla di fuoco, di vita. Risvegliare quella scintilla, perché venga. Risvegliare le parole: ecco il primo compito del comunicatore”.

Comunicare senza chiusure
La comunicazione, ha proseguito, “evita sia di riempire che di chiudere”. Si “riempie”, ha avvertito, “quando si tende a saturare la nostra percezione con un eccesso di slogan che, invece di mettere in moto il pensiero, lo annullano”. Si “chiude”, ha soggiunto, “quando, invece di percorrere la via lunga della comprensione, si preferisce quella breve di presentare singole persone come se fossero in grado di risolvere tutti i problemi, o al contrario come capri espiatori, su cui scaricare ogni responsabilità”:

“Correre subito alla soluzione, senza concedersi la fatica di rappresentare la complessità della vita reale, è un errore frequente dentro una comunicazione sempre più veloce e poco riflessiva. Aprire e non chiudere: ecco il secondo compito del comunicatore, che sarà tanto più fecondo quanto più si lascerà condurre dall’azione dello Spirito Santo, il solo capace di costruire unità e armonia”.

Comunicare alla persona
“Parlare alla persona tutta intera”: questo, ha detto Francesco, è “il terzo compito del comunicatore”. E questo, ha precisato, evitando quelli che, come evidenziato in altre occasioni, “sono i peccati dei media: la disinformazione, la calunnia e la diffamazione”. La disinformazione in particolare, ha ammonito il Papa, è la “più grave” nel mondo della comunicazione, perché “spinge a dire la metà delle cose, e questo porta a non potersi fare un giudizio preciso sulla realtà”, porta “a credere soltanto una parte della verità”:

“Una comunicazione autentica non è preoccupata di colpire: l’alternanza tra allarmismo catastrofico e disimpegno consolatorio, due estremi che continuamente vediamo riproposti nella comunicazione odierna, non è un buon servizio che i media possono offrire alle persone. Occorre parlare alle persone intere: alla loro mente e al loro cuore, perché sappiano vedere oltre l’immediato, oltre un presente che rischia di essere smemorato e timoroso”.

A servizio della Chiesa
“Risvegliare le parole, aprire e non chiudere, parlare a tutta la persona”, ha ribadito  Papa Francesco “rende concreta quella cultura dell’incontro, oggi così necessaria in un contesto sempre più plurale”. Aggiungendo che “con gli scontri” non si va da “nessuna parte”. Per questo, ha detto, bisogna “essere disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri”. Il Pontefice ha infine incoraggiato Tv2000 a proseguire nella fase di “ripensamento e riorganizzazione” al “servizio della Chiesa”, mettendo l’accento sul “rapporto stabile” con il Centro Televisivo Vaticano che permette alla Tv di “raccontare all’Italia il magistero e l’attività del Papa”.

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PRESENTAZIONE

Nuovi media e nuovo umanesimo, una sfida per gli Animatori della comunicazione e della cultura. Si svolgerà all’insegna di questo tema il prossimo l’incontro in presenza del corso ANICEC, venerdì 12 e sabato 13 dicembre 2014. Una due giorni per incontrarsi di persona e lavorare assieme a docenti ed esperti di comunicazione per consolidare e approfondire alcuni dei più importanti contenuti delle lezioni a distanza.

L’incontro in presenza è riservato ai corsisti ANICEC, ma aperto anche ai già diplomati. In entrambi i casi è necessario compilare il modulo di

registrazione online.

PROGRAMMA

L’incontro in presenza del corso ANICEC 2014 cade in un anno particolarmente importante per la figura dell’Animatore della comunicazione e della cultura, istituita dieci anni fa con il direttorio “Comunicazione e Missione” sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa. Per celebrare il decennale di questo importante documento fondativo venerdì 12 dicembre l’incontro in presenza verrà preceduto alle ore 15 da una tavola rotonda aperta al pubblico dal titolo La comunicazione della Chiesa nell’era della convergenza mediale.

L’incontro verrà introdotto dagli indirizzi di saluto di S.E. Mons. Nunzio Galantino (Segretario generale CEI), S.E. Mons. Claudio Giuliodori (Presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali) e Mons. Domenico Pompili (Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali).

Alla tavola rotonda, moderata don Ivan Maffeis (vicedirettore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo), parteciperanno i direttori delle più importanti testate giornalistiche cattoliche italiane: Domenico Delle Foglie (Angezia Sir), Paolo Ruffini e Lucio Brunelli (Tv2000/Radio InBlu), Marco Tarquinio (Avvenire) e Francesco Zanotti (FISC).

A seguire è in programma la lecture di Mons. Paul Tighe (Segretario del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali), incentrata sull’uso dei social media nella comunicazione della Chiesa e in particolare sull’account Twitter di Papa Francesco @Pontifex. La lezione verrà introdotta e discussa dalla prof.ssa Chiara Giaccardi (ordinario di Sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica del Sacro Cuore).

Nella serata di venerdì comincerà l’incontro in presenza aperto ai soli studenti e diplomati ANICEC. Alle ore 21 verrà presentato e discusso il progetto di comunicazione web del Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze 2015 sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, assieme ai responsabili della redazione. Le strategie comunicative di Firenze 2015 e i contenuti della Traccia per il cammino di riflessione verso il Convegno costituiscono la base del laboratorio “Officina digitale” che nell’intera giornata di sabato 13 dicembre coinvolgerà attivamente i corsisti e che costituirà la prova pratica da quest’anno ufficialmente inserita nel piano di studi.

Nella prima parte della mattinata di sabato verranno presentati alcuni dei progetti realizzati dagli stessi corsisti ANICEC nelle rispettive realtà locali. I progetti verranno commentati da Bruno Mastroianni, giornalista e autore televisivo (A Sua Immagine), che sarà subito dopo docente del seminario #essereumani, un vero e proprio laboratorio durante il quale i partecipanti saranno chiamati a elaborare e realizzare un progetto con gli strumenti e i linguaggi dell’audiovisivo e dei social media. Il progetto, targato ANICEC, diverrà parte fondamentale delle iniziative di comunicazione che stanno avvicinando la Chiesa italiana al Convegno Ecclesiale di Firenze.

» PROGRAMMA DETTAGLIATO

 

KEYNOTE SPEAKERS

 

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                                                                                                                                         Mons. Paul Tighe
                                                                                                            
Segretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali


Mons. Domenico Pompili
Sottosegretario CEI
Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali

chiara
Prof.ssa Chiara Giaccardi
Ordinario di Sociologia e antropologia dei media
Università Cattolica del Sacro Cuore

bruno

Bruno Mastroianni
Giornalista e autore televisivo (A Sua Immagine)

LUOGO DELL’INCONTRO

L’incontro in presenza si terrà presso il The Church Village (ex Domus Pacis Torre Rossa Park).

Via di Torrerossa 94 – 00165 Roma
+39 06 660071
www.thechurchvillage.com

COME RAGGIUNGERE LA STRUTTURA

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IN AEREO dall’aeroporto “Leonardo Da Vinci” (Fiumicino)
Raggiungere la stazione Termini con il treno “Leonardo Express” ogni 30 min dalla stazione treni del terminal. Oppure con i bus Terravision o Schaffini seguendo le indicazioni per stazione Termini.

IN TRENO E CON I MEZZI METROPOLITANI dalla stazione ferroviaria Roma Termini
Metro linea A direzione “Battistini”, scendere alla fermata “Cornelia”, Bus 889 ogni 20 min direzione “Mazzacurati”, scendere alla fermata Domus Pacis (oppure 10′ a piedi).

IN AUTO dal Grande Raccordo Anulare
Uscita n. 1 del GRA direzione centro “Aurelio-Città del Vaticano”, dopo 800 mt direzione Aurelia Antica per 700mt, bivio con via di Torrerossa.


PERNOTTAMENTO E PASTI

I partecipanti pernotteranno presso la struttura che ospiterà l’incontro (ad eccezione di chi ha la possibilità di provvedere autonomamente alla sistemazione o risiede a Roma). È possibile optare per la sistemazione in camera singola o in camera doppia, eventualmente indicando preventivamente il compagno/la compagna di stanza.

Nella giornata di venerdì 12 dicembre è possibile effettuare il check-in in albergo a partire dalle ore 14. Tutti i partecipanti sono invitati a partecipare alla cena di venerdì 12 e al pranzo di sabato 13 dicembre – offerti dalla Direzione del corso ANICEC – presso il ristorante dell’albergo, per vivere assieme anche questi momenti di convivialità.

 

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Dove sta andando la comunicazione globale? Quanto e come influiranno i social network sull'informazione tradizionale? Sono alcune delle domande intorno a cui é ruotato il Seminario promosso dal Centro Studi Americani di Roma sul tema "Il futuro dei media" che ha visto la partecipazione di alcuni tra i più importanti giornalisti statunitensi. Tutti i relatori hanno concordato che la rivoluzione digitale farà sempre più sentire il suo peso sui media tradizionali. E questo soprattutto per la spinta che stanno dando su questo fronte le nuove generazioni.

Il produttore di Cbs News, Jeff Fager, per esempio, ha evidenziato che negli Usa nessun media, piccolo o grande, può prescindere dai social network e tuttavia - anche in un ambiente mediatico radicalmente mutato rispetto a pochi anni fa - resta la "fame" di contenuti informativi. Dal canto suo, il caporedattore del Wall Street Journal, Gerard Baker, ha affermato che il successo dei social media, come Twitter, deriva anche dalla ricerca da parte della gente di una visione alternativa dei fatti, rispetto a quella proposta da giornali, radio e tv.

L'irruzione del digitale - ha poi commentato il direttore del Bloomberg Media Group, Justin Smith - ha cambiato anche il modo di raccogliere la pubblicità con conseguenze significative su come i media si finanziano. La strada seguita negli Usa, ha proseguito, é quella di investire soldi ed energie su più piattaforme con la difficoltà di seguire processi in continua e rapida evoluzione. I media tradizionali, ha quindi osservato, devono investire sui giovani talenti per "agganciare" il cambiamento radicale impresso da Internet e in particolare dalle Reti Sociali.

Opinione condivisa dal vicepresidente della Cnn, Ed O'Keefe, secondo cui bisogna andare dove sta il pubblico altrimenti si diventa irrilevanti e oggi sempre più persone s'informano sui social network. Alla Cnn, ha rivelato, la sfida oggi non é tanto essere la prima azienda televisiva al mondo, ma la prima azienda digitale. Non a caso, ha affermato, nel lavoro della Cnn sempre più si parte dalla domanda se un video andrà bene per il web e successivamente per la tv.

La condivisione é sempre più importante, ne é convinto anche David Carr. L'editorialista del New York Times ha tuttavia avvertito che non si può scommettere tutto su Facebook o Twitter perché non sappiamo al momento cosa accadrà da qui ai prossimi anni. Di certo, ha sottolineato, i giornalisti sono chiamati ad essere sempre più preparati ad usare un linguaggio visuale perché questo é quello più congeniale ai social media come dimostra il successo di You Tube.

di Alessandro Gisotti

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 Città del Vaticano (Radio Vaticana) - I cristiani hanno il dovere di annunciare il Vangelo senza escludere nessuno. E’ quanto ha detto Papa Francesco incontrando in Vaticano i partecipanti al Pellegrinaggio della Famiglia Paolina per il centenario di fondazione, ad opera del Beato Giacomo Alberione. Questa ricorrenza – ha aggiunto il Pontefice – “vi offre l’opportunità di rinnovare l’impegno nel vivere la fede e comunicarla, in particolare mediante gli strumenti editoriali e multimediali”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Tutti gli uomini - ha detto il Papa - sono “destinatari della buona notizia che Dio è amore”. Nelle parole di Gesù “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” si comprende il segreto dell’evangelizzazione:

“…che è comunicare il Vangelo nello stile del Vangelo, cioè la gratuità: la gratuità, senza affari. Gratuità. La gioia del dono ricevuto per puro amore si comunica con amore. Gratuità e amore. Solo chi ha sperimentato tale gioia la può comunicare, anzi non può non comunicarla, poiché il bene tende sempre a comunicarsi. … Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. (Evangelii gaudium, 9)”.

Evangelizzare, essenzialmente, è proclamare il Vangelo “a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato”:

“Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno”.

L’immagine della Chiesa in cammino - ha aggiunto il Papa – “è espressiva della speranza cristiana”:

“Il nostro essere Chiesa in cammino, mentre ci radica nell’impegno di annunciare Cristo e il suo amore per ogni creatura, ci impedisce di restare prigionieri delle strutture terrene e mondane; tiene aperto lo spirito e ci rende capaci di prospettive e istanze che troveranno il loro compimento nella beatitudine del Signore”.

Il Santo Padre ha poi esortato a rinnovare, anche nel mondo della comunicazione, l’amore per l’unità della Chiesa:

“Tutto il vostro lavoro, lo zelo apostolico, deve essere pieno di questo amore per l’unità. Mai favorire i conflitti, mai scimmiottare quei media di comunicazione che soltanto cercano lo spettacolo dei conflitti e fanno lo scandalo nelle anime. Favorire sempre l’unità della Chiesa, l’unità che Gesù ha chiesto al Padre come dono per la sua sposa”.

I vasti orizzonti dell’evangelizzazione e la necessità di testimoniare a tutti il messaggio evangelico - ha concluso il Pontefice - costituiscono il campo dell’apostolato della Famiglia Paolina:

“Tanti attendono ancora di conoscere Gesù Cristo. La fantasia della carità non conosce limiti e sa aprire strade sempre nuove per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali. Una così urgente missione richiede incessante conversione personale e comunitaria. Solo cuori totalmente aperti all’azione della Grazia sono in grado di interpretare i segni dei tempi e di cogliere gli appelli dell’umanità bisognosa di speranza e di pace”.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - L’ecologia e la sostenibilità diventano sempre di più temi di grande interesse da parte dei media. E’ quanto emerge dal primo rapporto dell’Osservatorio Ecomedia, promosso dall’associazione "Pentapoli Onlus", che si occupa di responsabilità sociale e sviluppo sostenibile, e dalla Lumsa, e dalla Libera Università Maria Santissima Assunta. I dati sono stati presentati questa mattina a Roma nell’ambito della sesta edizione del "Sustainably International Forum". Il servizio di Marina Tomarro:

Negli ultimi tre mesi, sono stati pubblicati circa 626 articoli sui temi ambientali. Rara la prima pagina, mentre il 55% delle notizie trattano prevalentemente disastri ambientali, il resto invece sono o articoli di denuncia o su temi legislativi. E un maggiore spazio cominciano ad avere invece quelle storie dove l’ambiente diventa la buona notizia. Francesca Ieracitano, tra i redattori del primo rapporto dell’Osservatorio Ecomedia:

R. – La cosa che a noi ha interessato di più mettere in evidenza è stata l’attenzione che, a modo loro, le testate prese in esame hanno dedicato a quelle che abbiamo definito le "best practice", vale a  dire quelle azioni virtuose, svolte in alcuni casi dalla politica, in alcuni casi dal mondo dell’associazionismo delle Onlus, nel settore ambientale, che hanno promosso attività più orientate verso la sostenibilità. L’aspetto rilevante non è tanto il fatto che la cronaca legata all’emergenza faccia notizia, ma che finalmente anche le buone notizie trovino una loro visibilità, cosa che su altri fenomeni o questioni di solito non accade.

D. – Quanto è importante la sensibilizzazione della stampa verso la società riguardo l’ambiente?

R. – E’ fondamentale perché diventa un canale attraverso il quale veicolare anche un certo senso di responsabilità nei confronti dei cittadini. Far capire quali possano essere i vantaggi di un’attenzione nei confronti dell’ambiente e della sostenibilità, di fonti di energia rinnovabili, diventa un fattore di rilievo per far capire le alternative possibili ma anche il grado di coinvolgimento attivo che i cittadini, singolarmente organizzati, in società civile devono avere nei confronti della questione.

E fondamentale diventa la formazione dei giornalisti, per parlare correttamente dei temi ambientali. Alfonso Cauteruccio, presidente dell’Associazione Greenaccord che si occupa della salvaguardia del Creato attraverso l’informazione:

R.  – L’informazione ambientale è fondamentale per arrivare ai cittadini comuni, per coinvolgerli, per passare da una sensibilità epidermica che porta solo all’emozione e basta a qualcosa di più concreto che si traduca veramente, come dice il Papa, in una sorta di conversione ecologica, nel senso dei cambiamenti degli stili di vita. L’informazione e la formazione che passano attraverso i media possono essere determinanti in questo senso, per far capire alcuni processi che non sono solo locali, ma veramente globali e che poi si riflettono su tutti quanti noi.

D. – In che modo Greenaccord cerca di aiutare i giornalisti a formarsi alla conoscenza dei temi ambientali?

R. – Innanzitutto organizzando incontri internazionali e nazionali anche per la stampa cattolica. Proprio perché c’è necessità, essendo un tema molto complesso quello ambientale, che i giornalisti possano imparare per allargare i loro orizzonti e soprattutto anche per produrre una informazione di qualità ascoltando i relatori, quindi soprattutto scienziati che portano l’esperienza di studi avanzati su questi temi. E poi, soprattutto, confrontandosi con altri colleghi per affinare anche l’esperienza personale in maniera tale che il risultato sia sempre migliore.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “È necessario che nel mondo digitale l’annuncio del Vangelo sia seguito dall’offerta di un incontro personale con Cristo, un incontro reale e trasformatore”. Le parole sono di Papa Francesco e sono contenute in un Messaggio inviato, a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ai partecipanti al quarto Congresso nazionale della pastorale delle comunicazioni sociali (Pascom) del Brasile, iniziato giovedì scorso nel santuario mariano di Aparecida. Tema dell’incontro è “Comunicazione, sfide e opportunità per evangelizzare nell’era della cultura digitale” e ad esso è collegato il secondo Seminario nazionale dei giovani comunicatori.

L’incontro, che vede la partecipazione di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici impegnati nel settore, si tiene nell’anniversario della visita di Francesco in Brasile per la Gmg di Rio de Janeiro, all’inizio della quale il Papa sostò proprio nel Santuario di Aparecida. Citando l’omelia della messa del 27 luglio nella cattedrale carioca, Francesco esorta a “non restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, nella nostra istituzione parrocchiale o nella nostra istituzione diocesana, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Uscire inviati. Non è semplicemente aprire la porta perché vengano, per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare”.

Un tema caro al Papa, quello dell’“uscire”, che deve interessare anche il continente digitale. “Nessun cammino – afferma nel Messaggio – può, né deve, essere precluso a chi, in nome di Cristo risorto, s’impegna a diventare sempre più solidale con l’uomo; con il Vangelo in mano e nel cuore, è necessario riaffermare che è tempo di continuare a preparare cammini che conducano alla Parola di Dio, non trascurando di rivolgere un’attenzione particolare a chi ancora vive in una fase di ricerca”.

Una pastorale nel mondo digitale, sostiene Francesco, è quindi “chiamata a tener conto anche di coloro che non credono, sono caduti nello sconforto e coltivano nel cuore il desiderio di assoluto e di verità non effimere, dato che i nuovi media permettono di entrare in contatto con seguaci di tutte le religioni, con non credenti e persone di tutte le culture”.

Se dunque per il Papa i canali digitali sono un campo fondamentale nella nuova “uscita missionaria”, chi opera nel settore dei media, in particolare della pastorale della comunicazione, è spronato “a unirsi, con fiducia e con creatività consapevole e responsabile, alla rete di rapporti che l’era digitale ha reso possibile”.

E ai comunicatori brasiliani, in particolare, Papa Francesco indica anche alcune piste: fare in modo di “imparare il linguaggio particolare di questo ‘areopago’” e riconoscendo “il primato della persona”, mai dimenticando che il “continente digitale, prima di essere una mera realtà tecnologica, è innanzitutto – conclude – un luogo di incontro tra uomini e donne le cui aspirazioni e le cui sfide non sono virtuali, ma reali e hanno bisogno di una risposta concreta”.

di Alessandro De Carolis

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Roma (www.ucsroma.it) - Comunicazione, media, social network. Ma anche incontro, prossimità, periferia e testimonianza. Sono queste alcune delle parole chiave che caratterizzeranno la riflessione dell’incontro che l’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi di Roma, il Centro Comunicazione e Cultura delle Paoline e la Pontificia Università Lateranense, organizzano per il prossimo 22 maggio (ore 18.30) presso la sala convegni della Comunità di Sant’Egidio a Roma (via della Paglia 14). L’evento intende riflettere su tema del Messaggio per la 48ª Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali intitolato “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro” che si celebrerà il prossimo 1 giugno.

Introdotti dal portavoce della diocesi di Roma, don Walter Insero, la riflessione sarà caratterizzata dagli interventi dello storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, di Elisabetta Piqué, corrispondente in Italia del quotidiano argentino La Nación e autrice del libro Francesco. Vita e Rivoluzione e di monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo della Diocesi di Campobasso-Boiano. Modererà Massimiliano Padula, responsabile dell’Ufficio stampa della Pontificia Università Lateranense.

Come da tradizione, l’appuntamento sarà caratterizzato dal conferimento del Premio "Paoline comunicazione e cultura 2014” proprio all’arcivescovo Bregantini per sua missione pastorale che da sempre pone al centro il “farsi prossimo e l’attenzione agli umili”.

«Abbiamo pensato questa iniziativa - spiega don Insero - studiando a fondo il messaggio del Papa: dalla sede, luogo concreto di accoglienza e prossimità, fino ai tre relatori, testimoni di comunicazione autentica, esso si propone anche come un momento di incontro vero che conferma ancora una volta (come scrive Francesco nel Messaggio) “l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo”».

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Sala Clementina

Sabato, 22 marzo 2014

 Ringrazio tanto per quello che Lei ha detto, e ringrazio voi per il lavoro che fate. Quella verità… cercare la verità con i media. Ma non solo la verità! Verità, bontà e bellezza, le tre cose insieme. Il vostro lavoro deve svolgersi su queste tre strade: la strada della verità, la strada della bontà e la strada della bellezza. Ma quelle verità, bontà e bellezze che sono consistenti!, che vengono da dentro, che sono umane. E, nel cammino della verità, nelle tre strade possiamo trovare sbagli, anche trappole. “Io penso, cerco la verità…”: stai attento a non diventare un intellettuale senza intelligenza. “Io vado, cerco la bontà…”: stai attento a non diventare un eticista senza bontà. “A me piace la bellezza…”: sì, ma stai attento a non fare quello che si fa spesso, “truccare” la bellezza, cercare i cosmetici per fare una bellezza artificiale che non esiste. La verità, la bontà e la bellezza come vengono da Dio e sono nell’uomo. E questo è il lavoro dei media, il vostro.

Lei ha accennato a due cose, e io vorrei riprenderle. Prima di tutto, l’unità armonica del vostro lavoro. Ci sono i media grandi, quelli più piccoli… Ma se noi leggiamo il capitolo XII della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, vediamo che nella Chiesa non c’è né grande né piccolo: ognuno ha la sua funzione, il suo aiuto all’altro, la mano non può esistere senza la testa, e così via. Tutti siamo membri, e anche i vostri media, che siano più grandi o più piccoli, sono membri, e armonizzati per la vocazione di servizio nella Chiesa. Nessuno deve sentirsi piccolo, troppo piccolo rispetto ad un altro troppo grande. Tutti piccoli davanti a Dio, nell’umiltà cristiana, ma tutti abbiamo una funzione. Tutti! Come nella Chiesa… Io farei questa domanda: chi è più importante nella Chiesa? Il Papa o quella vecchietta che tutti i giorni prega il Rosario per la Chiesa? Che lo dica Dio: io non posso dirlo. Ma l’importanza è di ognuno in questa armonia, perché la Chiesa è l’armonia della diversità. Il corpo di Cristo è questa armonia della diversità, e Colui che fa l’armonia è lo Spirito Santo: Lui è il più importante di tutti. Questo è quello che Lei ha detto, e io voglio sottolinearlo. E’ importante: cercare l’unità, e non andare per la logica che il pesce grande ingoia il piccolo.

Lei ha detto un’altra cosa, che anch’io menziono nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium. Ha parlato del clericalismo. E’ uno dei mali, è uno dei mali della Chiesa. Ma è un male “complice”, perché ai preti piace la tentazione di clericalizzare i laici, ma tanti laici, in ginocchio, chiedono di essere clericalizzati, perché è più comodo, è più comodo! E questo è un peccato a due mani! Dobbiamo vincere questa tentazione. Il laico dev’essere laico, battezzato, ha la forza che viene dal suo Battesimo. Servitore, ma con la sua vocazione laicale, e questo non si vende, non si negozia, non si è complice con l’altro… No. Io sono così! Perché ne va dell’identità, lì. Tante volte ho sentito questo, nella mia terra: “Io nella mia parrocchia, sa? ho un laico bravissimo: quest’uomo sa organizzare… Eminenza, perché non lo facciamo diacono?”. E’ la proposta del prete, subito: clericalizzare. Questo laico facciamolo… E perché? Perché è più importante il diacono, il prete, del laico? No! E’ questo lo sbaglio! E’ un buon laico? Che continui così e che cresca così. Perché ne va dell’identità dell’appartenenza cristiana, lì. Per me, il clericalismo impedisce la crescita del laico. Ma tenete presente quello che ho detto: è una tentazione complice fra i due. Perché non ci sarebbe il clericalismo se non ci fossero laici che vogliono essere clericalizzati. E’ chiaro, questo? Per questo ringrazio per quello che fate. Armonia: anche questa è un’altra armonia, perché la funzione del laico non può farla il prete, e lo Spirito Santo è libero: alcune volte ispira il prete a fare una cosa, altre volte ispira il laico. Si parla, nel Consiglio pastorale. Tanto importanti sono i Consigli pastorali: una parrocchia – e in questo cito il Codice di Diritto Canonico – una parrocchia che non abbia Consiglio pastorale e Consiglio degli affari economici, non è una buona parrocchia: manca vita.

Poi, sono tante le virtù. Ho accennato all’inizio: andare per la strada della bontà, della verità e della bellezza, e tante virtù su queste strade. Ma ci sono anche i peccati dei media! Mi permetto di parlare un po’ di questo. Per me, i peccati dei media, i più grossi, sono quelli che vanno sulla strada della bugia, della menzogna, e sono tre: la disinformazione, la calunnia e la diffamazione. Queste due ultime sono gravi!, ma non tanto pericolose come la prima. Perché? Vi spiego. La calunnia è peccato mortale, ma si può chiarire e arrivare a conoscere che quella è una calunnia. La diffamazione è peccato mortale, ma si può arrivare a dire: questa è un’ingiustizia, perché questa persona ha fatto quella cosa in quel tempo, poi si è pentita, ha cambiato vita. Ma la disinformazione è dire la metà delle cose, quelle che sono per me più convenienti, e non dire l’altra metà. E così, quello che vede la tv o quello che sente la radio non può fare un giudizio perfetto, perché non ha gli elementi e non glieli danno. Da questi tre peccati, per favore, fuggite. Disinformazione, calunnia e diffamazione.
Vi ringrazio per quello che fate. Ho detto a Mons. Sanchirico di consegnare a voi il discorso che avevo scritto: ma le sue parole [del Presidente] mi hanno ispirato a dirvi questo spontaneamente, e l’ho detto con un linguaggio del cuore: sentitelo così. Non con il linguaggio italiano, perché io non parlo con lo stile di Dante!... Vi ringrazio tanto, e adesso vi invito a pregare un’Ave Maria alla Madonna per darvi la benedizione. Ave Maria…

                                                                                                              PAPA FRANCESCO

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Città del Vaticano (L'Osservatore Romano) - Il Pontefice ai membri dell’associazione Corallo che riunisce le emittenti radio televisive cattoliche italiane Disinformazione, calunnia e diffamazione sono i peccati dei media.

Lo ha detto Papa Francesco questa mattina, sabato 22 marzo, nel discorso rivolto a braccio ai membri dell’associazione Corallo, nella quale sono riunite le emittenti radiotelevisive cattoliche italiane, ricevuti nella Sala Clementina. Dal primo, in particolare, il Pontefice ha messo in guardia, perché – ha spiegato – “la disinformazione è dire la metà delle cose, quelle che sono per me più convenienti, e non dire l’altra metà. E così, quello che vede la tv o quello che sente la radio non può fare un giudizio perfetto, perché non ha gli elementi e non glieli danno”. Il testo del discorso preparato per l’occasione è stato poi consegnato al presidente dell’associazione.

Leggi qui: DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI MEMBRI DELL'ASSOCIAZIONE "CORALLO"

 

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Papua Nuova Guinea (Radio Vaticana) Essere più presente sui media, che significa guardare con attenzione alla realtà della comunicazione e vedere come poter essere più attivi in essa. È uno degli obiettivi che si pone, per il 2014, la Chiesa di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, come racconta alla Fides padre Giorgio Licini, dell'Ufficio Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale locale.

Tra le priorità indicate dal sacerdote, dunque, promuovere nuove stazioni radio, pubblicazioni a stampa e programmi tv, ma anche educare il pubblico – soprattutto i giovani – sull'utilità e al tempo stesso i rischi dei media. Con questo intento è stato organizzato dalla Commissione delle Comunicazioni sociali dei vescovi, un corso base svoltosi dal 18 al 27 novembre scorsi presso l'università del Verbo Divino a Madang, che ha dato l'opportunità a sacerdoti e laici di comprendere meglio i rapporti tra Chiesa e media.

Proprio in questo contesto sono emerse esigenze di avviare corsi di formazione supplementari e sono stati posti punti fermi per l'anno che verrà: per il 24 gennaio festa di San Francesco di Sales patrono dei giornalisti, per il 25 maggio Giornata mondiale della Comunicazione, e per il 29 settembre , festa di San Gabriele Arcangelo, patrono degli operatori della comunicazione. Un seminario di due giorni per i giornalisti interessati a conoscere meglio gli insegnamenti della Chiesa, inoltre, sarà organizzato a Port Moresby. (R.B.)

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