Chiesa e Comunicazione

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  S. E. Mons. Claudio M. Celli 

Sala Stampa della Santa Sede

24 gennaio 2013

 

1) Desidero dare inizio a questo nostro incontro sottoponendo alla vostra considerazione vari dati statistici riguardanti la frequentazione delle reti sociali. Alcuni di questi dati sono legati alla realtà americana ed emergono da una indagine condotta dalla Georgetown University di Washington nel 2012; gli altri, come avrò l’opportunità di sottolineare, sono forniti da una società internazionale e riguardano i dati relativi a 21 Paesi dei 5 Continenti. 

2) Il secondo punto di riferimento è dato da una linea di pensiero tendente a sottolineare gli effetti negativi che l’uso di Internet causa nello sviluppo della nostra persona. Faccio riferimento agli articoli e ai libri di un autore americano, il quale, senza mezzi termini, si domanda se la rete non ci renda stupidi, affermando come la rete, se da un lato rende più rapido il lavoro e più stimolante il tempo libero, dall’altra parte favorisce la riduzione delle nostre capacità di pensare in modo approfondito. La rete ci renderebbe superficiali, dato che ci porta a scorrere in forma frenetica fonti disparate per ricavarne dei dati. L’autore si domanda, inoltre, se la rete non stia modificando anche il nostro cervello. 

3) In questo contesto, si situa il Messaggio di questa Giornata Mondiale che presenta una valutazione positiva dei social media, anche se non ingenua. Essi sono visti come opportunità di dialogo e di dibattito e con la riconosciuta capacità di rafforzare i legami di unità tra le persone e di promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Questa positività esige però che si agisca nel rispetto della privacy con responsabilità e dedizione alla verità , e con autenticità dato che non si condividono solo informazioni e conoscenze ma in sostanza si comunica una parte di noi stessi. 

4) La dinamica dei social media – è opportuno sottolinearlo – è inserita in quella ancor più ricca e profonda della ricerca esistenziale del cuore umano. C’è un intrecciarsi di domande e di risposte che dà un senso al cammino dell’uomo. 

5) In questo contesto Papa Benedetto XVI tocca un aspetto delicato della vicenda, quando cioè il mare delle eccessive informazioni sovrasta “la voce discreta della ragione”. 

6) Il tema dell’attuale Giornata parla di nuovi spazi di evangelizzazione, evangelizzazione che è annuncio della Parola, che è annuncio di Gesù Cristo. Occorre però ricordare, a questo proposito, quanto già Papa Benedetto XVI scriveva nel Messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2011, quando sottolineava che non si tratta solo di una espressione esplicita della Fede ma sostanzialmente di una efficace testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita”. Nel contesto delle reti sociali e delle varie esigenze esistenziali di coloro che le “abitano” ha particolare valore l’indicazione data da Papa Benedetto: “Donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana”. 

7) Nell’attuale contesto multiculturale e multireligioso della nostra società chi vuole coinvolgersi nel dialogo e nel dibattito anche nell’agorà originata dalle reti sociali trova nel magistero di Papa Benedetto due fondamentali punti di riferimento: 

      a.“La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre “verità”, o con la verità degli altri, è un’ apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità”.

       b.Costatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello”.  (Centro Cultural de Belém – Lisboa – 12 maggio 2010) 

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Città del Vaticano (L'Osservatore Romano) - «Quando ci affidiamo totalmente al Signore, tutto cambia. Noi siamo figli di un Padre che ci ama e non ci abbandona mai». È questo il tweet lanciato da Benedetto XVI mercoledì 2 gennaio. Tornano dunque gli interventi in occasione delle Udienze generali. Il primo fu il 12 dicembre, data storica che ha segnato il debutto del Papa sul network con un tweet seguitissimo:


«Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via Twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore». L’utilizzo del nuovo mezzo di comunicazione, attraverso l’account @pontifex, è stato un gesto spiegato indirettamente proprio durante la catechesi di quel giorno, nella quale Benedetto XVI ha sottolineato che «Dio non si è tolto dal mondo, non è assente, ma ci viene incontro in diversi modi, che dobbiamo imparare a discernere».

«Il Signore vi benedica e vi protegga nel nuovo anno», si può leggere invece nel tweet del 1° gennaio che richiama le scritture ebraiche sia direttamente — «Ti benedica il Signore e ti protegga» (Numeri, 6, 24) — sia indirettamente, «Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto» (Salmi, 67).

E proprio di come nascono i tweet di Benedetto XVI ha parlato il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, l’arcivescovo Claudio Maria Celli, in un’intervista rilasciata al «Tgcom24». «Gli uffici preposti della Segreteria di Stato preparano un testo che il Papa deve approvare. Noi crediamo e vogliamo fermamente che i tweet siano veramente di Benedetto XVI», ha detto Celli. Rispondendo alle domande di Federico Novella e Fabio Marchese Ragona, l’arcivescovo ha sottolineato che «il Papa interviene sui testi». Celli non nasconde che i commenti ai tweet non sono stati sempre positivi. «È arrivato di tutto. Abbiamo avuto bellissimi messaggi, da giovani, meno giovani e dai vari continenti. Poi anche messaggi ironici, offensivi, critici. Ma confesso che per noi che viviamo in questo contesto non è stata una sorpresa. Eravamo pienamente consapevoli di ciò che sarebbe successo: quando il Papa vuol entrare in dialogo con l’uomo di oggi e mettersi al suo livello, ci son dei rischi che vanno corsi e che vanno accettati».

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Sinodo dei Vescovi

La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della Fede Cristiana

Intervento di S.E. Mons. Claudio M. Celli

  

La nuova evangelizzazione ci chiede di essere attenti alla “novità” del contesto culturale nel quale siamo chiamati ad annunciare la Buona Novella di Gesù Cristo, ma anche alla “novità” dei metodi che dovremmo utilizzare. I Nuovi Media sono rilevanti per entrambi i compiti, poiché stanno cambiando radicalmente la cultura nella quale viviamo e allo stesso tempo offrono nuovi percorsi per condividere il messaggio del Vangelo.

 

       Stiamo vivendo un momento di profondi cambiamenti nella comunicazione. Sono perfettamente evidenti a livello tecnico, ma quelli nella cultura della comunicazione sono ancora più significativi. Le nuove tecnologie non hanno semplicemente cambiato il nostro modo di comunicare, ma hanno trasformato la comunicazione stessa. Le nuove tecnologie e i nuovi media stanno creando una nuova infrastruttura culturale che sta già influendo sul paesaggio e l’ambiente della comunicazione. Questa nuova cultura sta cambiando la vita delle persone e i loro modi di comunicare. Non possiamo semplicemente fare quello che abbiamo sempre fatto, pur con le nuove tecnologie. Ora, più che mai, abbiamo bisogno di quella “audacia e saggezza” di cui Papa Paolo VI parlava nell’Evangelii Nuntiandi.

 

      Dobbiamo riconoscere che oggi l’arena digitale è una realtà nella vita di molte persone, in modo più evidente nel mondo occidentale, ma in crescita anche tra i giovani nel mondo in via di sviluppo. Non dobbiamo considerarlo uno spazio “virtuale”, in qualche modo meno importante del mondo “reale”. Se la Chiesa non è presente in questo spazio, se la Buona Novella non è proclamata anche “digitalmente”, corriamo il rischio di abbandonare molte persone, per le quali questo è il mondo in cui “vivono”: questo è il forum dove essi acquisiscono notizie e informazioni, sviluppano ed esprimono la loro opinione, si impegnano in un dibattito, dialogano e cercano risposte alle loro domande. La Chiesa è già una presenza nello spazio digitale, ma la prossima sfida è quella di cambiare il nostro stile comunicativo per rendere tale presenza efficace.

 

        Dobbiamo occuparci soprattutto della questione del linguaggio. Parlando di linguaggio, desidero fare riferimento ai nostri modi di comunicare e al nostro vocabolario. È luogo comune osservare che lo stile del discorso nel forum digitale, soprattutto nel cosiddetto Web 2.0, è spontaneo, interattivo e partecipativo. Come Chiesa, siamo più abituati a predicare, insegnare e rilasciare dichiarazioni. Sono attività importanti, ma le più efficaci forme di discorso digitale sono quelle che coinvolgono direttamente le persone, che cercano di rispondere alle loro domande specifiche e che sono aperte al dialogo. Nella Chiesa, siamo abituati a usare i testi scritti come modo normale di comunicazione. Non sono convinto che questa forma possa parlare ai più giovani, abituati a un linguaggio differente, un linguaggio radicato nella convergenza di parola scritta, suono e immagini. Abbiamo bisogno di riscoprire la capacità dell’arte, della musica, della letteratura per esprimere i misteri della nostra fede e riuscire a toccare le menti e i cuori. Abbiamo bisogno di imparare a mostrare il modo in cui celebriamo la nostra fede, il modo in cui cerchiamo di servire, il modo in cui le nostre vite sono piene di grazia e benedizione. Siamo chiamati a comunicare con la nostra testimonianza, condividendo nelle nostre relazioni personali la speranza che abita in noi. Il bisogno di essere meno dipendenti dal testo è più urgente per le difficoltà che emergono a livello di vocabolario. Gran parte del nostro linguaggio religioso ed ecclesiale risulta difficile anche per i credenti. Molte nostre icone e simboli devono essere spiegati ai contemporanei, soprattutto alle giovani generazioni che non hanno ricevuto un’educazione religiosa né in famiglia né a scuola. Non possiamo più a lungo presumere che la maggior parte delle persone, anche in paesi tradizionalmente cristiani, abbia familiarità con le nostre convinzioni fondamentali. Non possiamo ridurre o diluire i contenuti della nostra fede, ma siamo chiamati a trovare nuovi modi per esprimerla nella sua pienezza.

 

Un’altra caratteristica dei nuovi media può essere una sfida particolare per l’impegno comunicativo della Chiesa; i nuovi media, infatti, sono un mondo aperto, libero e “peer-to-peer” (paritario), non riconoscono o privilegiano automaticamente i contributi di autorità e istituzioni stabilite. In tale ambito, l’autorevolezza non è un diritto, ma deve essere guadagnata. Questo significa che la gerarchia ecclesiastica, come anche quella politica e sociale, deve trovare nuove forme per elaborare la propria comunicazione, affinché il suo contributo a questo forum riceva un’attenzione adeguata. Stiamo imparando a superare il modello del pulpito e dell’assemblea che ascolta per il rispetto della nostra posizione. Siamo obbligati a esprimere noi stessi in modo da coinvolgere e convincere gli altri che a loro volta condividono le nostre idee con i loro amici, “followers” e partners di dialogo. In tale contesto, il ruolo del laicato diventa sempre più centrale. Abbiamo bisogno di valorizzare le “voci” dei molti cattolici presenti nei blogs, nei social networks e in altri forum digitali, affinché possano evangelizzare, condividere le intuizioni del Vangelo, presentare l’insegnamento della Chiesa e rispondere alle domande degli altri. Abbiamo bisogno di riflettere su come fornire loro la migliore preparazione e informazione, perché siano protagonisti credibili e convincenti, testimoni della Buona Novella del Vangelo.

 

Penso alla Chiesa che è chiamata ad instaurare un dialogo rispettoso con tutti – tenendo presenti le nostre società sempre più multiculturali e multi religiose – a dare ragione a tutti della speranza che porta nel cuore. Una Chiesa che accompagna l’uomo e la donna di oggi nei non facili sentieri della vita, che sa essere loro vicino, che sa sostenerli nella ricerca della verità, che sa mostrare il volto misericordioso del Padre, che è fedele al suo amore per l’uomo nel suo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo.


 

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Città del Vaticano (www.agensir.it) -"Questo Sinodo ci aiuti a sognare e a sperare". È l'augurio di mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali e della Commissione per l'informazione della XIII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi.

Intervenendo oggi, nella sala stampa vaticana, alla conferenza stampa di presentazione della "Relazione prima della discussione", mons. Celli ha ricordato le parole di Giovanni XXIII in apertura del Concilio ecumenico Vaticano II, "Gaudet Mater Ecclesia" ("La Madre Chiesa si rallegra"), per sottolineare l'atteggiamento di gioia con cui "la Chiesa guarda al futuro con speranza".

Circa il tema del Sinodo - "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana" - l'arcivescovo ha spiegato che "al di là delle nostre progettazioni occorre ricordare quanto Dio ama l'uomo e si fa presente nel suo cammino". Mons. Celli si è anche soffermato sull'"importanza dei nuovi media". La Chiesa, ha detto, è chiamata "ad annunciare il Vangelo nel contesto della cultura digitale". Da qui il "grande tema del linguaggio": "Come comunicare? Con che linguaggio parlare all'uomo di oggi?". La Chiesa, ha concluso, "si pone il problema di come essere accanto all'uomo con atteggiamento di grande simpatia. Con audacia e saggezza. Senza lasciare nulla d'intentato, anche dinanzi alla tecnologia a nostra disposizione".

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Far percepire la ricchezza anche a chi non era presente o lo conosce troppo poco”. Questo, nelle parole del presidente mons. Claudio Maria Celli, il “docu-film” realizzato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, in collaborazione con Micromegas Comunicazione, in occasione del 50° anniversario dall’apertura del Concilio Vaticano II e dell’inizio dell’Anno della fede. “In Filmoteca vaticana - ha spiegato ieri mons. Celli ai giornalisti - abbiamo circa 200 ore di filmati originali che hanno preceduto l’apertura del Concilio. Grazie ad un lavoro molto intenso e ricco, abbiamo fatto una forte e suggestiva selezione, realizzando così 12 ore di materiale filmato inedito”.

Il prossimo 11 ottobre, 50° anniversario dall’apertura del Concilio, sarà trasmessa dalla Rai una sintesi di un’ora e cinquanta minuti (in due parti, la seconda ancora in data da definire), che oltre al ricco materiale della Filmoteca vaticana utilizzano anche materiali tratti dall’Archivio segreto vaticano.

“La tentazione - ha aggiunto mons. Celli - poteva essere quella di fare un filmato puramente celebrativo, selezionando i momenti salienti del materiale della Filmoteca. Abbiamo voluto, invece, arricchire il filmato con 14 interviste, affidandole a cardinali, patriarchi e arcivescovi delle varie parti del mondo”.

“L’intento - ha spiegato il presidente del dicastero pontificio - è quello di vedere come era stato recepito il Concilio Vaticano II anche in Africa, in America Latina, nelle Chiese orientali: sono stati gli stessi porporati ad indicare le chiavi di lettura dei documenti più importanti del Concilio, offrendo così uno spaccato culturale ecclesiale molto ricco”.

Tra le immagini del docu-film, ha reso noto mons. Celli, c’è anche l’intervento dell'allora vescovo mons. Karol Wojtyla al Concilio, ed “è suggestivo ascoltare la sua voce quando interviene in latino durante una delle sessioni”. Alcune riprese, poi, riguardano i padri che firmano i documenti originali. Oltre che nella versione realizzata per la Rai, il “docu-film” - ha annunciato mons. Celli - verrà “confezionato” in base alle richieste delle Conferenze episcopali e delle Chiese locali, anche in versione dvd, con filmati più ampi o più corti a seconda delle esigenze.

Lo faremo conoscere anche ai padri sinodali”, ha assicurato il presidente del Pontificio Consiglio riferendosi al prossimo Sinodo sulla nuova evangelizzazione. Il “docu-film” si apre con un’introduzione storico-teologica a cura della giornalista Vania De Luca, mentre il teologo Marco Vergottini fa’ da “guida” nei contenuti delle varie sessioni. Tra le interviste, anche quella al segretario particolare di Giovanni XXIII, mons. Loris Capovilla. (R.P.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Le radio cattoliche entrino in "sintonia" con il momento presente della Chiesa, proiettata dal Papa verso la Nuova evangelizzazione, nell'orizzonte dell'Anno della fede.

È l'invito che l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, rivolge anzitutto alle radio cattoliche statunitensi. Approfittando di un viaggio di rappresentanti della sezione spagnola e dell'Ufficio promozione della Radio Vaticana negli Stati Uniti – invitati da Radio Paz a Miami per incontrare le radio cattoliche nazionali – mons. Celli ha fatto giungere un messaggio nel quale definisce "servizio meraviglioso" quello svolto dalle emittenti cattoliche. "Attraverso la vostra tecnica, la vostra voce e il vostro servizio informativo – scrive il presule – fate conoscere meglio Cristo, ascoltare il Papa e amare la Chiesa". Le parole che trasmettete ogni giorno, prosegue mons. Celli citando Benedetto XVI, "sono l'eco della Parola eterna che si è fatta carne". E porteranno "frutti solo se a servizio del Verbo eterno, Gesù Cristo".

Il mondo di oggi, osserva ancora il capo dicastero vaticano, "ha bisogno di un messaggio di amore, di speranza e di pace. Il servizio delle radio cattoliche nel vostro Paese e in tutto il mondo cattolico è come le antenne che diffondono questo messaggio attraverso l'apostolato, le parole, la musica, la formazione e l'informazione che annuncia e denuncia, ma che opera principalmente con una chiara prospettiva di educazione alla verità e alla speranza nel dialogo e nel rispetto reciproco".

Ricordando l'apertura dell'Anno della fede in occasione dei 50 anni dall'avvio del Concilio Vaticano II e dei 20 dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, mons. Celli si sofferma, con il magistero della Redemptoris missio, sulle responsabilità di chi lavora nel settore delle comunicazioni: "L'impegno nei mass media (...) non ha solo lo scopo di moltiplicare l'annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l'evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro influsso. Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e Magistero della chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa 'nuova cultura' creata dalla comunicazione moderna".

Ricordate, conclude mons. Celli, che "è il successore di Pietro che ci esorta a vivere la nostra fede con convinzione come il risultato di un incontro personale con Cristo".

(A cura di Alessandro De Carolis)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Il presente e il futuro della comunicazione cattolica: questi i temi del primo Congresso nazionale dei media cattolici in corso a Hrodna, in Bielorussia, intitolato "Internet,   televisione, radio e stampa. Cattolici - noi siamo qui!". Ai giornalisti, cattolici e non, presenti alla tre giorni, sono stati indirizzati alcuni videomessaggi di saluto, tra cui quello dell'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, e del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Il servizio di Roberta Barbi:

Le tecnologie moderne, Internet su tutte, spalancano un mondo di possibilità nuove per testimoniare la fede cristiana. Questo il centro del videomessaggio che mons. Celli ha voluto indirizzare ai partecipanti al primo Congresso dei media cattolici in corso in Bielorussia. L'arcivescovo ha anche affermato di seguire con simpatia il lavoro che la Chiesa locale del Paese sta svolgendo per dare ampia diffusione del messaggio di Gesù nel campo dei media. Un altro dei videomessaggi inviati è stato quello di padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede: "Comunicazione per il dialogo, comunicazione per la comunione!". 

È questo il motto con cui padre Lombardi ha riassunto la propria vita e la propria missione di comunicatore a servizio della Chiesa. Una missione bellissima, quella della comunicazione – ha sottolineato - a servizio dell'umanità intera e del Vangelo, e che può farsi strumento utile anche alla nuova evangelizzazione, grazie alle molteplici possibilità offerte dall'evoluzione delle comunicazioni sociali che si possono esplorare e sperimentare, e che consentono alla Chiesa di essere presente nel mondo giovanile. Un compito impegnativo e a volte difficile, da intraprendere con fiducia e coraggio, quello dei cattolici nel settore delle comunicazioni sociali, che può svilupparsi in due forme: innanzitutto la presenza nei media che appartengono alla Chiesa o a istituzioni religiose cattoliche, che trattano approfonditamente notizie e temi della fede e della vita della Chiesa che altrove vengono toccati appena superficialmente; e la presenza nei media che non appartengono alla Chiesa, dove i cattolici possono essere testimoni con la propria vita e la propria capacità professionale, presentare in modo coerente il cristianesimo e favorire i valori della dignità, della giustizia, della bontà, dell'amore, della verità, della pace, con un linguaggio semplice e concreto. "La comunicazione non è qualcosa di diverso dalla nostra missione di cristiani – conclude padre Lombardi – ma un modo di realizzarla per raggiungere il suo fine più alto, l'unità dei credenti nella fede e nell'amore".

Al Congresso interviene anche padre Andrzej Koprowski, direttore dei Programmi della Radio Vaticana, sul tema "Le sfide attuali per le radio cattoliche sull'esempio della Radio Vaticana". In programma, tavole rotonde e incontri con esperti come il regista polacco Zanussi e domani, in chiusura, la consegna dei premi per lo sviluppo dei media cattolici in Bielorussia.

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Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali comunica che con Lettera Pontificia il Santo Padre ha confermato a Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Claudio Maria Celli usque ad septuagesimun quintum aetatis annum, come Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

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Come ricordato dal Santo Padre al Regina Cæli, ricorre oggi la 46.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Il tema scelto quest’anno è: “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. Nel suo messaggio per la Giornata, Benedetto XVI ha voluto sottolineare il “rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che - ha scritto - devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone”. Patricia Ynestroza ne ha parlato con l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali:

R. – Direi che il Papa vuole suscitare una profonda riflessione: siamo cioè invitati tutti a riflettere sulla connessione tra silenzio e parola. Il silenzio non è la negazione della comunicazione: il silenzio è parte integrante, fondamentale di essa. Dobbiamo scoprire, poco a poco, cosa significa ascoltare nel silenzio, ascoltare l’altro, affinché le parole che io posso rivolgergli siano parole profonde, ricche di contenuto. Ecco perché è proprio nel silenzio che scopro e rendo significato alle parole che uso. E così è anche con Dio: è nel silenzio che ascolto la Sua Parola, è nel silenzio che questa Parola penetra il mio cuore e fa sì che io possa essere lievito della terra, strumento vero, serio, impegnato e fedele nella costruzione del regno di Dio.

Ecco, quindi, che il silenzio non è più un aspetto negativo della comunicazione ma è l’aspetto che arricchisce, perché dà senso. Il Papa, nel suo messaggio, tocca una tematica molto moderna: l’uomo, oggi, si muove nel contesto della sua ricerca della verità su domande e risposte, però è anche vero che oggi siamo sommersi da messaggi. Siamo sommersi dalle comunicazioni e l’uomo, molte volte, fa fatica a capire quale di questi messaggi ricevuti sia fondamentale nel suo cammino di ricerca della verità e quale sia importante nel suo cammino di uomo. E’ solamente nel silenzio che l’uomo può cominciare a riscoprire ciò che conta e ciò che vale nella sua vita. Il nostro invito per l’odierna Giornata Mondiale è che questo messaggio possa risuonare e possa diffondersi il più ampiamente possibile, che possa essere conosciuto, perché è un messaggio che stimola una riflessione, invita ad un silenzio. A volte è solamente nel silenzio che si può apprezzare il significato, il contenuto, la ricchezza del dono ricevuto attraverso la Parola di Dio.

A questo proposito, potrei dire che quest’anno il Consiglio, nel proprio sito web, ha voluto mettere a disposizione quelle che sono le iniziative prese dalle varie Chiese locali, nelle diverse lingue. Abbiamo voluto mettere a disposizione ciò che ogni Conferenza Episcopale o molte di esse hanno realizzato per celebrare degnamente questa giornata. L’abbiamo fatto perché così ciascuno può trarre ispirazione da ciò che altri hanno fatto, può anche arricchire le proprie iniziative, confrontandosi con quelle altrui. Devo dire onestamente che questo è stato un momento molto ricco e significativo. Credo e mi auguro che, ancora una volta, questa Giornata possa essere celebrata degnamente, aiutando tutti coloro che camminano ed operano nel campo della comunicazione a riscoprire la grande ricchezza di questo binomio inscindibile: silenzio e parola.

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Città del Vaticano (Zenit.org) – Ogni domenica dell'Ascensione del Signore, la Chiesa universale celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Quest'anno il tema scelto da papa Benedetto XVI per indirizzare il suo messaggio all'umanità è: Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione.

Per parlare dell'importanza del magistero di Benedetto XVI in questo campo, così come delle sfide della Chiesa nel mondo delle comunicazioni moderne, ZENIT ha intervistato monsignor Claudio Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comuncazioni Sociali.

Eccellenza, come sorge l’idea del silenzio nel messaggio del Papa?

Mons. Celli: Il tema scelto dal Santo Padre per questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è attento ai fenomeni comunicativi odierni ed invita a tutti noi a riflettere su questo punto fondamentale: il silenzio è parte integrante della comunicazione. Ecco perché quando noi vogliamo che la comunicazione sia autenticamente umana - perché parte da un uomo e si rivolge agli altri uomini - questa parola che è comunicata deve alimentarsi di silenzio per essere più pregnante, per essere più vera. Perché è nel silenzio che io ascolto, è nel silenzio che io comprendo più attentamente quali siano le esigenze, le sofferenze, la ricerca di bene e di vero che è nel cuore degli altri uomini.

Il messaggio dice che dobbiamo saper ascoltare. Quali sarebbero gli spazi dove dobbiamo porci in ascolto?

Mons. Celli: Io creo che questa sia una dimensione molto tipica di papa Benedetto XVI. Quando gli abbiamo proposto di aprire il canale vaticano di Youtube, il Papa accettò subito. Il Papa ha voluto essere presente lì dove gli uomini di oggi si trovano. Tutti noi siamo consapevoli di questo rapido e immenso sviluppo della rete sociale. Oggi secondo i dati internazionali in nostro possesso, più di un miliardo di persone è utente di Facebook. A noi sembra che sia importante essere presenti nelle reti sociali perché l’uomo cerca la verità, l’uomo cerca di dare risposte ai grandi interrogativi che ha nella propria vita: chi sono? qual è il senso della mia vita? dove mi dirigo? Ecco io direi che abbiamo bisogno di essere presenti in queste reti per essere annunciatori, essere testimoni.

Che intende dire il Papa con la parola “ecosistema”?

Mons. Celli: Il problema è che c’è un pullulare di messaggi, di notizie, di informazioni e di parole, ma non tutte sono parole autentiche, non tutte sono parole vere per il camino dell’uomo. Parlare di ecologia nel sistema comunicativo per il Papa, credo che voglia dire proprio questo: far sì che, nella misura del possibile, le parole che formano la nostra comunicazione siano sempre parole vere, parole autentiche, parole rispettose della dignità dall’uomo che le pronuncia e rispettose dell’uomo che le riceve.


Dopo vari anni di esperienza, quali dovrebbero essere le caratteristiche più importanti dei siti cattolici?

Mons. Celli: Direi proprio che i nostri mezzi di comunicazione dovrebbe abituarsi sempre di più alla verità sull’uomo, che è legata alla verità su Dio. E direi che oggi è una sfida per tutti noi, perché, quando ci ritroviamo in un ambiente comunicativo, l’uomo è assalito da messaggi e informazioni, da proposte di piccole verità, di verità con la “v minuscola”. Ecco perché, ancora una volta, il Papa ci invita, con il messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, a saper discernere. Ecco il bisogno del silenzio, perché è nel silenzio che io posso fare un opportuno discernimento e verificare se cioè che io ascolto, ciò che ricevo, sia veramente valido nella mia ricerca della verità.

Si riferisce al rischio di una banalizzazione dell’incontro?

Mons. Celli: Direi che è una sfida per tutti noi. Per me il problema è di non banalizzare l’incontro, di far sì che ogni incontro sia sempre ricco, propositivo, denso di umanità, perché il rischio è proprio quello di banalizzare i nostri rapporti umani.

Quale sarà l’apporto principale dal suo Dicastero per il Sinodo della Nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Il nostro apporto è proprio aiutare a capire che cosa comporta il nuovo ambiente comunicativo. Da qualche tempo il magistero pontificio ha preso la consapevolezza che non parliamo più di strumenti comunicativi, ma che le nuove tecnologie hanno dato origine a una nuova cultura, che noi chiamiamo “cultura digitale”. Parlare di nuova evangelizzazione sarà accettare la sfida di questo dialogo rispettoso con la cultura digitale di oggi e in questo contesto fare in modo che la parola di Gesù risuoni sempre più limpidamente.

Come vanno i mezzi di comunicazione del Vaticano nei nuovi spazi digitali?

Mons. Celli: Direi che abbiamo fatto una splendida esperienza con il messaggio del Papa per la Quaresima che è stato ridotto in 40 tweets, d’accordo con il Pontificio Consiglio Cor Unum, e abbiamo lanciato un tweet al giorno che il mondo giovanile poi ha ‘ri-tweettato’ ogni giorno. Penso che mai un messaggio del Papa per la Quaresima e stato così conosciuto e diffuso tra i giovani. Anche il nostro Consiglio, su incarico della Segretaria di Stato, ha aperto il nuovo sito di news.va; oggi siamo operativi in quattro lingue e  spero che entro l’estate si possa aprire anche l'edizione portoghese. Abbiamo normalmente circa diecimila visitatori ogni giorno.

Quindi stiamo parlando di evangelizzazione tramite i mezzi digitali?

Mons. Celli: La parola di Gesù deve risuonare nel modo più ampio possibile. Noi riteniamo che, sulle grandi vie del mondo cibernetico, l’uomo possa ancora ritrovare l’amore di un Dio che lo cerca instancabilmente, perché Dio ama l’uomo e Dio può comunicare questo amore e incontrare l’uomo di oggi anche lungo queste grande vie del mondo cibernetico.

Quali sono adesso i progetti, che vanno in avanti nel PCCS?

Mons. Celli: I progetti si basano soprattutto sulla formazione. Il PCCS aiuta giovani sacerdoti di vari paesi ad entrare nel mondo della comunicazione e ad ottenere un dottorato nelle università pontificie. Poi stiamo facendo corsi di formazione per vescovi e presbiteri. Ne abbiamo fatto uno in Brasile lo scorso anno. Poco tempo fa sono stato in Libano per incontrare i vescovi del Medio Oriente, dove abbiamo avuto uno splendido seminario con cinquanta vescovi e molti sacerdoti, laici e suore, tutti operanti del mondo della comunicazione. Domenica prossima, 20 giugno, partirò per l’Ucraina dove, anche lì, avremo incontri con vescovi, presbiteri e laici per scoprire insieme, come la Chiesa deve affrontare la sfida della cultura digitale e come, in questo contesto, possa risuonare la Parola del Signore.

Può parlarci della “Tavola Comune” che avete creato on line per condividere i materiali?

Mons. Celli: Nei limiti del possibile, cerchiamo di aiutare le varie chiese locali a vivere in maniera adeguata la Giornata Mondiale della Comunicazione, facendo in modo che il messaggio del Papa, così illuminante e così ricco, possa essere conosciuto il più possibile. Il Papa ha questa grande capacita di toccare temi non sempre facili, ma di farlo in maniera illuminante, chiara. Ecco perché desideriamo che il messaggio sia diffuso il più possibile, condividendo le risorse pastorali preparate dalle Conferenze Episcopali e Diocesi; stiamo usando l'hashtag “Silence2012”.

Qual’ è il suo messaggio per i nostri lettori, che celebreranno la Giornata della Comunicazione la prossima Domenica?

Mons. Celli: Io ritengo che il messaggio sia questo: viviamo con gioia e responsabilità la missione che il Signore ci ha affidato. Non siamo inviati ad annunciare noi stessi, siamo chiamati ad annunciare Gesù Cristo, siamo chiamati ad annunciare la unica parola che salva l’uomo. Allora la dobbiamo vivere con grande dedizione, con alta professionalità, ma anche contenti, di potere essere strumenti di quest’annunzio di verità.

José Antonio Varela Vidal

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