Chiesa e Comunicazione

santa-croce

 vatican-va-ok

editrice-vatic

radio-vaticana

cei

Errore
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con id: 50

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Tutto pronto per il quinto appuntamento de “La Rete: come viverla” di Weca, WebCattolici, in diretta su Youtube e sul sito www.weca.it  mercoledì 2 aprile, dalle ore 21. Durante l’appuntamento, intitolato “Cristiani sul web: ma come?”, si parlerà di alcune esperienze in cui realtà pastorali o d’informazione hanno dimostrato come abitare con successo il “continente digitale”.

All’evento, informa l’agenzia Sir, interverranno don Giovanni Benvenuto, parroco di Spirito Santo a Genova, fondatore di “Qumran Net”, portale di materiali per la formazione e la catechesi; don Marco Sanavio, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Padova; Augusto Goio, redattore del settimanale “Vita Trentina”; Stefano Chiappalone e Daniele Trenca, di “World Family of Radio Maria”, realtà che riunisce tutte le Radio Maria del mondo.

Se don Benvenuto racconterà come il web può diventare un luogo prezioso di scambio tra persone già impegnate nella pastorale e nell’evangelizzazione, don Sanavio spiegherà come la Rete possa intercettare anche chi si è allontanato dalla pratica cristiana. Se Augusto Goio illustrerà come un settimanale diocesano possa convertirsi con successo alle sfide del digitale, Chiappalone e Trenca – spiega il Sir – racconteranno come le Radio Maria di tutto il mondo abbiano sfruttato a loro vantaggio il web sia per la trasmissione in streaming dei programmi sia per creare comunità on line grazie ai social network.

(A.G.)



Pubblicato in Attualitá

Roma (www.cantonuovo.eu) - È on-line il nuovo sito web della Comunità Canto Nuovo di Roma. Il dominio rimane www.cantonuovo.eu, con una presentazione più moderna e dinamica dei discorsi e omelie di Papa Francesco, il Vangelo del Giorno, la Lectio Divina, ed altri programmi speciali di formazione umana e cristiana. Il sito è in sincronia con le rete e i social-media, come Twitter, Facebook e Youtube.


Si tratta di sei canali presentati con una vista più "clean" e diretta per un uso più intuitivo per gli utenti. Il portale Canto Nuovo in italiano esiste da 8 anni e registra circa cinque mila accessi al mese, di cui la maggioranza dal continente europeo.
La comunità Canto Nuovo evangelizza tramite i mezzi di comunicazione ed è presente a Roma dal 1997. Nel Giubileo del 2000 ha cominciato il suo lavoro con la web tv in portoghese e con la produzione giornalistica per il telegiornale in Brasile. Nel 2008 ha cominciato i suoi lavori nel dominio www.cantonuovo.eu e adesso presenta questa nuova versione. Coloro che operano nei media, missionari della comunità, sono accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede e totalmente dediti al lavoro di evangelizzazione nei media.


Il nuovo portale è soprattutto un mezzo per evangelizzare e diffondere il messaggio cristiano nel vasto mondo del web. La nuova versione italiana desidera offrire agli utenti un contenuto evangelizzatore che possa arrivare al cuore delle persone e che possa aiutare a vivere meglio la propria fede o riscoprire il senso della loro appartenenza a Dio.


In Brasile, dove si trova la sede della Comunità Canto Nuovo, il portale www.cancaonova.com è uno dei siti cattolici più visitati - circa 9 milioni di accessi al mese -, sia per la varietà dei contenuti di evangelizzazione, formazione umana, spirituale e catechesi, sia per l'aggiornamento continuo.

Pubblicato in Attualitá

Milano (Tracce.it) - Un anno fa il primo messaggio di un Papa su Twitter. Ora l'ipotesi di Facebook. Perché «la Buona Notizia arrivi anche in questo nuovo spazio esistenziale». L'intervista a monsignor Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

.Meraviglia. È questa l'espressione che descrive l'atteggiamento della Chiesa nei confronti dei mezzi di comunicazione. Uno stupore che ricorre nei diversi documenti della sua storia, dalla Miranda Prorsus ("La meravigliosa invenzione"), la seconda enciclica di Pio XII del 1957 dedicata a cinema, radio e televisione; all'Inter Mirifica ("Tra le meraviglie"), il decreto promulgato da Paolo VI durante il Concilio Vaticano II, di cui ricorre in questi giorni il 50° anniversario. Ma se nel 1963 le "meraviglie" erano sostanzialmente quattro (stampa, radio, televisione, cinema) oggi la rete è aperta a tutti, macina numeri da capogiro e rappresenta una nuova frontiera anche per il Vaticano. Non a caso il primo tweet di @Pontifex, il profilo Twitter del Papa inaugurato con coraggio da Benedetto XVI e portato avanti da Papa Francesco, sta per compiere un anno. «La nostra missione è la medesima», ci dice monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali: «Siamo chiamati ad annunciare il Vangelo innanzitutto con la testimonianza personale, come ci insegna Papa Francesco, e poi con le parole. Se vogliamo comunicare però dobbiamo sapere che di fronte a noi non abbiamo più semplici strumenti, ma tecnologie capaci di creare nuovi ambienti di vita che gli uomini e le donne del nostro tempo abitano».

L'esortazione dell'Inter Mirifica affinché la Chiesa e i fedeli non si chiudano in se stessi e non si chiamino fuori dai mezzi di comunicazione giudicandoli mondani è quindi ancora attuale?

Certamente. Quel documento segnò una svolta perché per la prima volta un Concilio ecumenico si interessava ai mezzi di comunicazione sociale ribadendo un giudizio positivo di fondo su strumenti considerati espressione dell'intelligenza umana e a disposizione dell'annuncio del Vangelo. Senza tralasciare i rischi e i pericoli di un'influenza negativa sugli individui e sulle masse venne perciò affermato con forza il diritto e il dovere della Chiesa di servirsi di questi media per portare avanti la sua azione pastorale e per rispondere all'esigenza di un annuncio missionario. Oggi i discepoli del Signore devono chiedersi come possono essere una presenza e quale linguaggio usare a seconda dei differenti strumenti, da quelli tradizionali a quelli più innovativi.

Cosa intende dire?

Credo che i cristiani più che ad annunciare il Vangelo su internet, siano chiamati oggi a essere presenza attiva, comunicativa ed evangelizzatrice in quell'ambiente esistenziale originato dalle nuove tecnologie che ha le caratteristiche di una rete. Le parole di Benedetto XVI sullo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova agorà in questo senso sono illuminanti: «Se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell'ambiente digitale, potrebbe essere assente nell'esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante». Questo comunque non significa che gli strumenti tradizionali perdano di significato. Penso ad esempio che dovremmo recuperare la nostra presenza in campo televisivo e radiofonico.

In che modo?

Tra i media tradizionali ho volutamente tralasciato la stampa perché i dati parlano chiaro e ci dicono che i giovani non si informano più attraverso i giornali, ma grazie al web. Riguardo alle radio cattoliche bisogna dire che svolgono un lavoro importantissimo a favore di anziani e ammalati che hanno bisogno di una vicinanza, ma non sempre sono in grado di dialogare con i giovani e con i giovanissimi. In generale, la comunicazione presuppone un'ecclesiologia: a ogni visione di Chiesa corrisponde uno stile di comunicazione.

E quale comunicazione richiede la Chiesa "ospedale da campo" di Francesco?

Anche da questo punto di vista il Santo Padre ci invita a essere una comunità aperta e dialogante, rispettosa di tutti, che abbia simpatia per l'uomo e la donna di oggi. Una Chiesa che non si chiuda in se stessa, che rifiuti la cultura dello scarto e proponga quella dell'incontro.

Un anno fa la decisione di Benedetto XVI di aprire un account su Twitter venne accolta con una certa ilarità sul web, anche se le critiche più feroci arrivarono dal mondo cattolico e da alcuni vaticanisti di lungo corso. I più gentili dissero che Ratzinger era stato "consigliato male"...

Ricordo bene. In realtà eravamo assolutamente consapevoli delle difficoltà a cui andavamo incontro. Nel mondo dei social network si può trovare di tutto, anche contenuti negativi, irrispettosi e volgari. Consigliammo Twitter al Pontefice perché sembrava rispondere a un suo esplicito desiderio: essere là dove gli uomini si incontrano.

Altri sottolinearono il fatto che la figura del Papa era stata esposta agli insulti o comunque che il suo messaggio avrebbe perso di autorevolezza in una piattaforma che, tra l'altro, mette tutte le persone e tutte le opinioni sullo stesso piano.

Meditammo attentamente il problema delle offese e del turpiloquio. Preferimmo però continuare a essere presenti e l'oggi ci dà pienamente ragione. Inoltre è bene ricordare che anche Gesù sulla croce veniva offeso: "Lo deridevano" dice il Vangelo. Se qualcuno invece si scandalizza vedendo il successore di Pietro al pari degli altri uomini pensi che anche il Figlio di Dio è venuto in mezzo a noi senza "troni né aureole". Infine il tema dei 140 caratteri: certo non sono molti, ma ci sono delle beatitudini del Vangelo che ne hanno meno e hanno cambiato il mondo!

Una volta raggiunti i 10 milioni di followers altre voci hanno invece rimproverato a Papa Francesco la ricerca del successo in un universo di sconosciuti piuttosto che la conversione dei singoli.

Non è il successo mondano ciò che interessa al Santo Padre. Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi del 1975 disse che la Chiesa dovrebbe sentirsi colpevole davanti al suo Signore se non utilizzasse le possibilità tecnologiche comunicative che ha a disposizione. A me rincuora sapere che in un momento di grande desertificazione spirituale come questo, grazie ai fedeli che ritwittano, almeno 60 milioni di persone ricevono sul proprio cellulare una piccola goccia quotidiana di saggezza e spiritualità di Papa Francesco, che li aiuta a camminare.

Da ultimo, la prossima frontiera tecnologica per il Vescovo di Roma potrebbe essere Facebook?

È un progetto su cui stiamo lavorando, ma va valutato attentamente...

Pubblicato in Contributi

Inter mirifica @50. L'importanza globale del decreto

Intervento al Convegno Inter Mirifica

di Paul Thige

Buonasera a tutti. Ringrazio gli organizzatori per quest'opportunità di riflettere sull'importanza di Inter Mirifica a livello globale.

Nel mio intervento vorrei sottolineare tre "conquiste" dell' Inter Mirifica e considerare come tali "conquiste" vengono attuate nella vita quotidiana della Chiesa globale.

Continuità nella discontinuità

Prima di entrare nell'argomento, mi sembra doveroso riconoscere la discontinuità radicale che esiste fra il 1963, anno in cui è stato promulgato il Decreto, e il nostro contesto attuale. Permettetemi un gioco di parole, poiché dobbiamo riconoscere che la continuità di Inter Mirifica è marcata da una discontinuità fondamentale.

Il primo punto è che il contesto sociale è ben diverso. Il mondo è cambiato. Senza dilungarmi troppo, vorrei notare che per molti il 1963 sarà sempre l'anno in cui è stato assassinato John F. Kennedy. Questo è stato un evento epocale – reso globale dai mezzi di comunicazione – che è stato ricordato proprio in questi giorni. Molti commentatori lo definiscono the end of innocence, la fine dell'innocenza. Da quel momento in poi non c'è stata più la stessa fiducia nei governi e nei politici. C'è una contestazione dell'autorità e del potere, una contestazione resa sempre più attuale dalle recenti scoperte di wikileaks e del Prism. Il 1963 per molti sociologi sarebbe il vero inizio dei mitici Sixties (anni Sessanta). In quell'anno i Beatles hanno pubblicato il loro primo album e questo è identificato come l'inizio di una nuova era – Youth Revolution – in cui vengono enfatizzati la libertà e l'individualismo. E innegabile che gli anni Sessanta abbiano visto una 'liberazione sessuale' e che i vecchi limiti di pudore siano crollati. Il noto poeta inglese Philip Larkin, parlando proprio del 1963, ha scritto un poema, Annus Mirabilis, in cui afferma che in quell'anno sarebbe stato inventato il sesso.

È ugualmente vero che la Chiesa è cambiata. Com'è ben noto Inter Mirifica non ha contenuto teologico dottrinale, ma non ha neanche la visione teologica che sarebbe emersa al Concilio negli anni successivi. Per certi aspetti rimane un documento preconciliare. Il rapporto Chiesa/mondo, come presentato in Inter Mirifica, non è ancora nutrito dall'insegnamento di Gaudium et Spes, che presuppone un rapporto più dialogante tra la Chiesa e il mondo. L'Inter Mirifica dona importanza al ruolo dei laici, li considera però come tecnici o professionisti della comunicazione, non ancora come protagonisti dell'interfaccia fra la Chiesa e il mondo, una visione che emergerà dopo.

Non sarebbe infine esagerato dire che nessun campo di attività umana si è così trasformato come quello della comunicazione. Stiamo, infatti, vivendo un momento di trasformazione radicale che è ancora in corso e che cambia ogni ambito della nostra esistenza e noi stessi. L'Inter Mirifica è legato a un vecchio schema, in cui esiste una netta distinzione tra gli utenti passivi dei mezzi e i produttori protagonisti. I mezzi sono considerati come una forma moderna del pulpito e nel Decreto c'è una visione strumentale dei mezzi, che non comprende pienamente l'importanza del contesto umano più allargato, creato da questi mezzi.

Le 'conquiste' – the achievements – di Inter Mirifica

E' importante prestare particolare attenzione a tre aspetti del documento Inter Mirifica che possono essere intesi come conquiste significative:

I - La prima conquista riguarda il fatto che, al di là del contenuto del Decreto Inter Mirifica, vi sia un documento che ponga la comunicazione stessa al centro di un Concilio Ecumenico. La comunicazione infatti non è solo elemento di studio di specialisti del settore, ma diventa un tema fondamentale per la riflessione nell'ambito della missione della Chiesa. Il documento Inter Mirifica fu all'inizio considerato non sufficientemente rilevante a livello teologico, eppure fu proprio questo aspetto a permettere che non venisse in seguito stigmatizzato come appartenente ad una teologia non ancora toccata dagli sviluppi del Concilio. L'importanza di Inter Mirifica sta quindi nel sottolineare il ruolo essenziale della comunicazione piuttosto che nell'analizzarne tematiche e argomentazioni.

Il documento stesso riconosce che il tema della comunicazione è da situare in un contesto in evoluzione continua. E' da considerarsi quindi un vantaggio il fatto che Inter Mirifica non sia legata ad un determinato momento storico. Essa infatti contempla la necessità della trasmissione di messaggi annuali per tenere viva e sempre attuale la riflessione sulle relative tematiche. Inter Mirifica inoltre fa riferimento all'importanza della presenza di una vera e propria istruzione pastorale sulla comunicazione sociale, che vide luce nel 1971 con la "Communio et Progressio".

Per quanto riguarda le considerazioni circa alcuni punti deboli del documento, può essere utile ricordare quanto affermò il teologo francese Abbe Rene Laurentin nel suo rapporto sulla seconda sessione del concilio, a proposito del fatto che un testo eccessivamente argomentato scoraggerebbe un ulteriore lavoro di approfondimento, mentre invece un testo non troppo minuzioso contribuirebbe a stimolare ulteriori riflessioni che risponderebbero alle necessità del momento. Anche Mons. Deskur affermò che fosse auspicabile che un documento conciliare, soprattutto se il primo di una serie in un preciso ambito, non si limitasse a trattare le problematiche del momento, ma piuttosto si occupasse di tracciare le linee più ampie di un ideale formazione costruttiva delle coscienze delle generazioni a venire. Dovrebbe, in poche parole, guardare al futuro. Secondo Ruzkowsky, l'eredità più importante di Inter Mirifica è che la comunicazione sociale è entrata ufficialmente a far parte di uno dei temi principali della Chiesa, tanto da ricavarsi un proprio spazio nella sua "agenda".

In un tale contesto, volendo descrivere il ruolo di Inter Mirifica con una metafora politica, il documento non vuole essere considerato una costituzione che offre una mappa dettagliata di come dirigere o indirizzare le attività della Chiesa; piuttosto, può essere paragonato ad una bandiera o ad un inno nazionale che ha il compito di stimolare e motivare l'impegno costante nell'ambito della comunicazione.

L'importanza della tematica della comunicazione è ulteriormente testimoniata dall'insistenza del documento sull'impegno della Chiesa nel campo, affinché la comunicazione raggiunga un livello di eccellenza, avvalendosi anche di persone formate professionalmente e tecnicamente qualificate e facendo gli investimenti necessari.

II - La seconda conquista di Inter Mirifica consiste nel fatto che il documento riconosce la necessità, per assicurare la centralità della tematica della comunicazione all'interno della Chiesa, di costituire un'apposita struttura istituzionale. Il documento in particolare sottolinea la necessità di una struttura pastorale che assicuri la dovuta attenzione e considerazione alla comunicazione, alla quale sia data priorità nella vita della Chiesa a tutti i livelli. Ruzkowsky nella sua analisi del Decreto considera come una tale struttura condurrebbe ad una istituzionalizzazione indispensabile della comunicazione sociale nella Chiesa, che a sua volta si tradurrebbe in supporto ufficiale a tutti gli sforzi che erano stati fino ad allora spontanei e non organizzati, da parte di pionieri a loro volta impegnati su ogni sorta di progetti in tutto il mondo.

Gli elementi che caratterizzano una tale istituzionalizzazione sono la dedicazione di un particolare giorno dell'anno per celebrare la comunicazione sociale nella Chiesa e la predisposizione di un ufficio a livello della Curia. Il documento prevede che ogni diocesi si avvalga di una persona formata nell'ambito delle comunicazioni sociali e che anche gli stessi vescovi siano competenti in materia. E' prevista inoltre l'esistenza di strutture a livello nazionale, oltre che locale, e internazionale, di coordinamento delle attività di comunicazione della Chiesa. Ne deriva quindi un quadro in cui la struttura è radicata nel concetto di sussidiarietà.

III - La terza conquista riguarda l'intuizione "profetica" di Inter Mirifica nel riconoscere la dimensione sociale della comunicazione. Il documento non parla di mezzi di comunicazione né di strumenti di disseminazione o di diffusione, al contrario di quanto suggerito dalle precedenti bozze del documento. La scelta di non includere nessun riferimento specifico a questi aspetti ha contribuito a dare rilevanza al fatto che la comunicazione non ha solo una funzione tecnica, bensì comprende le più varie forme di espressione dell'uomo, a livello artistico, nel ballo, nella musica, ecc. L'insistenza sulla dimensione sociale ci ricorda che la comunicazione non è solo una realtà di transazione di informazioni, ma è una realtà relazionale che serve per creare comunità e rafforzare i legami tra le persone. Ho scelto di parlare di "intuizione profetica" in quanto è chiaro che l'espressione "comunicazioni sociali" ha anticipato la svolta nella cultura della comunicazione moderna dell'affermazione dei social media, con l'emergere di uno stile comunicativo più informale e maggiormente radicato nella comunità.

L'eredità del documento Inter Mirifica – la consolidazione delle conquiste

I - Relativamente alla priorità tematica a cui si è precedentemente accennato come "conquista" di Inter Mirifica, con riferimento all'esistenza di un documento conciliare sulla comunicazione sociale, l'importanza intramontabile di quest'ultima nella Chiesa è testimoniata dallo sviluppo del pensiero di Inter Mirifica nei successivi documenti papali (v. Communio et Progressio, 1971, Aetatis Novae, 1992 e Il Rapido Sviluppo, 2005), oltre che nei vari discorsi dei papi nel contesto dei diversi congressi, assemblee plenarie del PCCS, ecc. L'argomento è stato trattato anche nelle varie tematiche parallele alla comunicazione quali l'etica e la formazione, nei documenti redatti dal PCCS. Inoltre, l'eredità di Inter Mirifica è sempre presente e rimane attuale nei messaggi del Papa in occasione delle Giornate Mondiali della Comunicazione, che negli ultimi cinque anni hanno trattato in modo particolare della nuova cultura digitale. Il Pontificio Consiglio sta valutando l'opportunità di redigere un documento che contempli la centralità della tematica della comunicazione: sebbene tale intento non sia semplice in un contesto in continuo mutamento, si sente sempre più la necessità di arrivare a questo consolidamento.

Oltre ai documenti che trattano delle tematiche della comunicazione, spesso nei testi ecclesiali più importanti vi sono paragrafi che parlano di tali argomenti. Da ciò si evince quanto la comunicazione sia parte integrante della vita della Chiesa: purtroppo viene presa troppo spesso per scontata, mentre dovrebbe ricevere un'attenzione maggiore. L'Esortazione Apostolica post-sinodale Verbum Domini, "Parola di Dio", del 2010, ha solo un paragrafo (n. 113) che fa riferimento alla comunicazione, sebbene in termini assai limitati. Tuttavia, se si presta attenzione ai capitoli delle altre sezioni del documento, si leggono titoli quali "Il Dio che parla", "La risposta dell'uomo al Dio che parla" ecc., che sottolineano il valore essenziale della comunicazione nella vita della Chiesa.

Un'altra questione importante è l'inserimento dello studio delle tematiche della comunicazione nella formazione didattica dei sacerdoti. Ciò che può sembrare un argomento minore in un curriculum con numerose materie, dovrebbe invece esser visto nell'ottica più ampia della finalità stessa della formazione, in quanto la comunicazione tocca ogni dimensione delle attività di un sacerdote.

II- Per quanto riguarda l'eredità strutturale di Inter Mirifica, è da notare che la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali rappresenta un aspetto concreto e visibile che dà importanza alla comunicazione nella vita della Chiesa. La celebrazione della GMCS ha una forma e rilevanza diverse a seconda dei paesi in cui ha luogo e in alcuni di essi riceve un'attenzione maggiore rispetto ad altri. In alcuni paesi, ad esempio, rappresenta un'occasione per promuovere il messaggio del Papa, in altri un'opportunità di dialogo con i media e giornalisti, e in altri ancora come un evento di raccolta fondi per le attività di comunicazione delle diocesi locali. Negli ultimi due anni il PCCS ha creato un 'microsito' dove vengono elencate tutte le iniziative internazionali di questo tipo. Lo scopo è di stimolare un maggiore interesse e iniziative sempre più creative.

Il PCCS rappresenta l'evoluzione dell'idea di Inter Mirifica di predisporre un ufficio curiale della comunicazione. Rimane un ente visibile e attivo. Lascerei ad altri un giudizio più sviluppato del funzionamento dell'ufficio. Nemo judex in causa sua. Altro elemento importante è la presenza di uffici di diocesi e conferenze episcopali in tutto il mondo. E' significativo il fatto che anche questi enti, a livello sia locale sia nazionale, vantano ricche attività a livello comunicativo, basti notare il crescente numero di siti internet, canali radio, giornali e di persone impegnate professionalmente in questo ambito, che sono delle risorse molto importanti per la Chiesa. Lascio lo sviluppo di questi argomenti alle testimonianze che seguiranno.

Vorrei invece dare attenzione al lavoro importantissimo dei vari enti responsabili della comunicazione a livello continentale. Non pretendo di essere esaustivo ma vorrei citare alcuni iniziative come esempio di queste realtà:

- il CELAM: la Conferenza Episcopale Latino-Americana dispone di un ufficio molto ben strutturato e attivo che insieme al PCCS, sta organizzando una serie di seminari per la formazione dei vescovi nel campo della comunicazione. La speranza è che entro un anno il 40 % dei vescovi dell'area del CELAM abbia partecipato ad un tale seminario;

- Episcopo.net: sviluppato dal CELAM in collaborazione con il PCCS, è una piattaforma di comunicazione digitale il cui scopo è di facilitare la comunicazione attraverso la rete tra le diverse realtà delle diocesi ed enti ecclesiastici dell'America Latina, prestando attenzione alle specifiche esigenze;

- RIIAL: il CELAM appoggia insieme al PCCS il progetto della Rete Informatica della Chiesa in America Latina, la cui missione è di supportare la formazione tecnica degli agenti pastorali e di diffondere il messaggio evangelico nell'ambito della cultura digitale fino alle periferie. Il lavoro della RIIAL viene coordinato tramite una serie di incontri virtuali e presenziali a diversi livelli, sia in ambito locale che continentale.

- CCEE: il Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa promuove la comunicazione tramite una serie di incontri e conferenze virtuali mirati alla considerazione di questioni di attualità che interessano l'evangelizzazione in ambito europeo. In particolare:

- sponsorizza una riunione annuale a livello europeo dei rappresentanti nazionali della comunicazione;

- ogni quattro anni organizza dei convegni sulla comunicazione a livello europeo, per un'analisi più dettagliata delle tematiche di maggiore rilievo;

- ha creato EuroCathInfo.eu, il portale informativo istituzionale delle conferenze episcopali europee, per condividere il lavoro di quest'ultime.

- FABC: la Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche dispone di un ufficio per le comunicazioni sociali che si occupa di:

- organizzare riunioni annuali dei vescovi responsabili della comunicazione insieme ai responsabili esecutivi;

- promuovere la ricerca e gli studi sulla Chiesa e la comunicazione sociale in collaborazione con l'Asian Research Centre for Religion and Social Communicazions.

- USCCB: la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha un dipartimento della comunicazione molto attivo che si occupa di:

- promuovere insieme all'Università Santa Clara e al PCCS un seminario annuale sul tema del dialogo tra comunicazione e teologia;

- organizzare, nel 2014, una riunione insieme al CELAM e alla Conferenza Episcopale del Canada (CCCB) per analizzare le tematiche della comunicazione.

- SECAM: il Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e Madagascar vanta numerose attività sia a livello delle diocesi sia a livello nazionale; purtroppo, nonostante vi sia una notevole quantità di iniziative in Africa, il comitato istituzionale delle comunicazioni sociali del SECAM (CEPACS) è inattivo da qualche anno.

- E' da registrare infine la presenza di attività e iniziative molto importanti nell'ambito della comunicazione da parte delle conferenze episcopali dell'Europa dell'Est, dell'Oceania e del Medio Oriente.

E' importante capire che tali strutture gerarchiche hanno senza dubbio una notevole importanza per la comunicazione nella Chiesa. La sfida che il PCCS si pone è di costruire una rete che permetta la condivisione e la collaborazione tra queste realtà internazionali. In questo contesto il PCCS sta cercando di proporsi come un punto di incontro e come perno di questa rete al fine di facilitare i contatti tra i vari enti. Le attività del Consiglio, i congressi organizzati, le visite ad limina e la presenza del Consiglio in varie riunioni nazionali e internazionali mira a sviluppare questo ambito di connettività e di condivisione. In questa ottica è da considerare il senso delle seguenti reti-hub di cui è responsabile il PCCS:

- PCCS.va: il sito è una finestra di presentazione, con informazioni sul Pontificio Consiglio. Rappresenta un punto d'incontro per i comunicatori cattolici che possono trovare sul sito informazioni su attività, eventi e notizie varie sulle iniziative che le chiese locali svolgono nel campo dei media. il sito viene aggiornato, nelle diverse lingue, quasi giornalmente con "news su Chiesa e comunicazione";

- Intermirifica.net: è una 'directory' multimediale online che fornisce informazioni e contatti sulle organizzazioni cattoliche presenti nell'ambito della comunicazione. Creato nel 2009, si è evoluto in una piattaforma web che mira a incoraggiare il networking e la comunicazione tra le persone e gli enti cattolici che attuano progetti di comunicazione nel mondo. Intermirifica.net è un wiki, di conseguenza gli utenti registrati possono costruire e migliorare questo database. La grande sfida per questo progetto è di espandere il suo servizio coinvolgendo sempre più i numerosi comunicatori cattolici;

- .catholic: il progetto riguarda l'introduzione del dominio ".catholic" nella rete internet, nei caratteri latini, cinesi, arabi e cirillici. Lo scopo è di salvaguardare l'autenticità, la riconoscibilità e la presenza digitale della Chiesa Cattolica nell'attuale piazza multimediale globale. L'attuazione del progetto permetterà quindi a diocesi, parrocchie e istituti cattolici sparsi in tutto il mondo di avere una collocazione all'interno di un unico dominio di primo livello, il ".catholic". Il progetto riguarda esclusivamente gli enti istituzionali appartenenti alla Chiesa Cattolica. Risulta evidente il grandissimo potenziale pastorale del progetto che, per la prima volta, riunirà le principali componenti del mondo cattolico in un'unica aggregazione, universalmente riconoscibile nel mondo Internet. Il dominio .catholic, infatti, offrirà la possibilità agli utenti della rete di trovare con maggiore facilità i siti degli enti appartenenti alla Chiesa Cattolica nei motori di ricerca; allo stesso tempo, permetterà una maggiore affidabilità dei contenuti a vantaggio di quanti cerchino informazioni riguardo alla fede cattolica. In ultima analisi, il nuovo dominio potrebbe comportare una maggiore integrazione della comunicazione tra le diverse diocesi e parrocchie del mondo, offrendo una piattaforma tecnologica consolidata per facilitare lo scambio di risorse ed esperienze, al fine di superare qualsiasi divario digitale della Chiesa.

III – Per quanto riguarda la componente sociale del Decreto Inter Mirifica, anche se i padri del Concilio avessero incluso un'analisi di questo aspetto, non avrebbero mai potuto prevedere la profonda rivoluzione nei paradigmi della comunicazione che ha caratterizzato l'ultimo decennio a seguito dell'emergere dei nuovi media. Pertanto, un'aderenza ai principii stessi di Inter Mirifica richiede un'acuta attenzione a tale trasformazione nonché la definizione di una nuova politica comunicativa per la comunità ecclesiale. A questo proposito, vorrei sottolineare tre punti particolarmente degni di nota:

1. i professionisti della comunicazione che sono abituati a lavorare con i "mezzi tradizionali" (stampa, radio, televisione) devono ripensare la propria attività cercando di interpretare le nuove sfide poste dal cambiamento di mentalità legato all'evolversi dei social media. Non è infatti sufficiente mettere online gli stessi contenuti, ma è necessario comprendere e adottare nuovi modelli di linguaggio. La sfida principale può essere identificata nella "convergenza" dell'informazione in virtù dei nuovi strumenti di comunicazione, delle nuove tecnologie e dell'utilizzo dello spazio digitale;

2. è importante evitare di cadere in una mentalità di tipo strumentale: la questione che ci dobbiamo porre oggi non consiste nella modalità di utilizzo dei mezzi di comunicazione con lo scopo di evangelizzare, bensì nel modo in cui dobbiamo porci per essere una presenza evangelizzatrice nello spazio di condivisione e di connettività creato dai social media;

3. è fondamentale riconoscere che i nuovi social networks sono ormai una realtà esistenziale considerevole nella vita di tante persone di oggi. Il digitale è reale ed è anche lì che noi dobbiamo essere presenti. Il digitale, però, è un ambiente diversa e quindi con paradigmi di comunicazione e interazione differenti, per cui siamo obbligati a ripensare il nostro modo di essere presenti, dobbiamo partecipare attivamente al processo di inculturazione nel continente digitale.

Sono queste le idee che hanno guidato la politica del PCCS nel tentativo di favorire una presenza sempre più forte della Chiesa nel campo digitale. Il Pontificio Consiglio si è impegnato in collaborazione con altri nelle seguenti iniziative nell'ambito dei social media:

- La presenza del Papa su Twitter: l'attivazione del profilo @pontifex può essere vista come la punta di quell'iceberg che è la presenza della Chiesa nel mondo dei social networks. La Chiesa è presente in maniera abbondante in questo ambiente grazie ad una vasta gamma di iniziative, dai siti internet ufficiali di varie istituzioni e comunità, ai siti personali, blogs e micro-blogs di personalità del mondo ecclesiale e dei singoli credenti. La presenza del Papa su Twitter è in definitiva un appoggio allo sforzo di questi pionieri di assicurare che la Buona Notizia di Gesù Cristo e l'insegnamento della sua Chiesa possano permeare quel luogo pubblico di scambio e di dialogo che è emerso con i social media. La presenza del Papa online vuole essere altresì un invito a tutte le istituzioni ecclesiali e ai credenti presenti all'interno del "continente digitale" a porre attenzione allo sviluppo del proprio profilo sui social networks, affinché sia coerente con le proprie convinzioni. I "tweets" del Papa sono accessibili a credenti e non credenti al fine di condividere, discutere e incoraggiare il dialogo. E' auspicabile che i brevi messaggi del Papa incoraggino domande tra la gente di diversi paesi, lingue e culture. Queste domande potranno a loro volta essere accolte e affrontate dai credenti e dai responsabili delle Chiese locali, che si troveranno in una posizione privilegiata per misurarsi con esse e per essere vicini a quanti si pongono interrogativi.

Parte della sfida per la Chiesa nel mondo dei social networks è di stabilire una presenza ramificata, capillare, che possa effettivamente misurarsi con i dibattiti, le discussioni e i dialoghi che vengono veicolati dai social media: questi ultimi in particolare presentano un ambiente di dialogo che richiede repliche dirette, personali e puntuali, un tipo di linguaggio non facilmente gestibile da parte di istituzioni centralizzate. Per di più, una tale presenza ramificata e capillare riflette la verità della Chiesa come comunità di comunità, che è viva sia sul piano locale sia su quello universale. La presenza del Papa su Twitter rappresenta l'espressione di una voce della Chiesa unita e di guida, ma costituisce anche un invito continuo a tutti i credenti ad esprimere la propria visione, a coinvolgere i propri "followers" e "amici" per condividere con loro la speranza di un Vangelo che parla dell'amore incondizionato di Dio per ogni uomo e donna.

- News.va: nell'ottica di dare un profilo più interattivo alla comunità ecclesiale nella rete e di appoggiare i credenti attivi nei social media e i bloggers cattolici che desiderano rendere presente la Chiesa nell'ambito dei social networks, è stato ideato il portale News.va; lo scopo fondamentale è di fornire a questi ultimi contenuto evangelico facilmente condivisibile. News.va è un portale aggregatore del contenuto di tutti i media tradizionali del Vaticano, dalla radio, al giornale, alla televisione, progettato appositamente per rispondere alle esigenze della nuova realtà digitale e delle reti sociali. Lo scopo di News.va è di riportare in un unico sito i contenuti dei singoli media vaticani e di dare risalto alle ultime notizie da questi selezionate. Tale convergenza contribuisce a facilitare la consultazione, la condivisione e quindi la diffusione delle notizie relative al Papa e al Vaticano, attualmente pubblicate in una vasta varietà di siti web.


(di Paul Thige)

Pubblicato in Contributi

Città del Vaticano - Creato nel 2009 da un'idea del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Intermirifica.net diventa nel giro di pochi mesi un progetto di convergenza di tutte le agenzie e gli enti di comunicazione che si muovono in ambito cattolico.

L'assoluta novità del progetto Intermirifica.net consiste nella sua capacità di mettere in relazione tutti gli enti iscritti, oltre che essere un archivio digitale online. Il direttorio Intermirifica.net permette, infatti, di inserire, aggiornare, modificare e migliorare le voci da esso contenuto per mano degli utenti iscritti, in base al loro grado di gestione dei dati. Un wiki, per dirla con un termine ormai consueto: una rete digitale cattolica inserita a pieno titolo nella pagina immensa del web.

Intermirifica.net fornisce, dunque, informazioni e contatti utili per mettere in circolo tutte le iniziative intraprese dagli agenti di comunicazione sparsi nei cinque continenti. Così, la rivista della parrocchia più piccola di una diocesi africana può essere conosciuta in Russia piuttosto che a New York o nelle aule del catechismo dell'Isola di Pasqua. E ciò vale per tutte le altre voci che vanno dalle agenzie di informazione alle case editrici, dalle produzioni audiovisive ai centri di formazione, dalle riviste ai bollettini, dalle televisioni alle radio e agli uffici di comunicazioni sociali di tutte le diocesi.

A oggi, novembre 2013, gli utenti iscritti sono oltre 1500, mentre le voci registrate si avvicinano alle 4000 unità. I dati sono in continuo aumento, soprattutto da quando è stata abilitata la funzione visibile delle reti sociali che permette agli utenti di visualizzare in tempo reale i post degli enti sulle proprie pagine social.

Si perfeziona dunque la sfida di Intermirifica.net: non più farsi conoscere ma far conoscere agli utenti la straordinaria bellezza di essere una comunità cattolica anche online, in rete.

(CB)

Pubblicato in Attualitá

Città del Vaticano (vaticaninsider.lastampa.it) Intervista con Lucio Adrian Ruiz, responsabile del Servizio Internet d'Oltretevere: «Nell'ultimo anno abbiamo dovuto aumentare di dieci volte la potenza del sistema»

La mattina dopo l'elezione di Bergoglio, è corso in un negozio e ha comprato un IPad rigorosamente bianco, subito ribattezzato «IPapapad», che è stato donato a Francesco la mattina del 16 marzo, al termine dell'udienza con i giornalisti. Monsignor Lucio Adrian Ruiz, 48 anni, argentino di Santa Fe, in Vaticano dal 1997, è il responsabile del Servizio Internet Vaticano. In pratica, in webmaster del Papa. Dopo anni di lavoro presso la Congregazione per il Clero, per la quale ha costruito il sito www.clerus.org e ha curato tecnicamente le «teleconferenze» - una specie di forum teologico che metteva attorno a un tavolo virtuale la stessa mattina esperti teologi di ogni parte del mondo - dal 2009 Ruiz è Capo Ufficio del Servizio Internet Vaticano, della Direzione delle Telecomunicazioni, e si occupa di tutto il web vaticano.

«Il nostro lavoro - spiega il webmaster del Papa - è quello di un "ufficio di frontiera". Siamo quella parte della catena che deve fornire la tecnologia e il supporto necessario perché la parola del Papa, i suoi insegnamenti e i suoi gesti arrivino fino agli estremi confini della terra. Siamo in qualche modo le braccia, le gambe e la voce digitale del Pontefice. Ma non siamo da soli a lavorare nella presenza digitale del Papa, siamo una grande famiglia – Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Sala Stampa, Centro Televisivo Vaticano, Radio Vaticana, Osservatore Romano - dove la comunicazione viene studiata, pensata, lavorata e messa in atto con la coscienza di collaborare con il Santo Padre nel suo ministero Petrino».

In che cosa consiste esattamente il vostro lavoro?

«Ci occupiamo della tecnologia, della progettazione, dell'ingegneria e della messa in linea dei siti web e degli altri servizi Internet della Santa Sede, cioè di quelli che rientrano sotto il dominio «.va», che è un "top level domain" equivalente a quelli di altri Paesi. Oggi sono una trentina, ma ce ne sono almeno dieci in preparazione. Quelli più seguiti, che generano più traffico, sono quelli istituzionali www.vatican.va - che ha al suo interno oltre mezzo milione di pagine con il Magistero dei Pontefici - e www.news.va, che cura il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali che e' un aggregatore di contenuti per tutte le "news". Poi ci sono i siti dei vari dicasteri e quelli costruiti per speciali ricorrenze, come www.annusfidei.va, dedicato all'Anno della Fede, un vero fiume di iniziative da parte del Vaticano al servizio della Chiesa universale».

Da quanto il Vaticano è in rete?

«Il Vaticano è nel web dal giorno di Natale del 1995, con il messaggio Urbi et Orbi di Giovanni Paolo II. Dal 1997 nella forma e struttura attuali. È interessante notare che nel momento in cui il web ha cominciato suoi primi passi, la Chiesa in generale, e particolarmente il Vaticano, c'era! La Chiesa ci è entrata subito, ha colto immediatamente il cambio culturale che Internet stava provocando. Così come oggi accompagna questi processi usando i social network. Come in un tempo la pittura, l'architettura, la musica, la Chiesa si fa pure presente e artefice della cultura con l'evangelizzazione, oggi in Internet».

Dove si trova il vostro ufficio e quante persone ci lavorano?

«Siamo un piccolo ufficio una trentina di persone, ma molto motivate nel collaborare con il Santo Padre al servizio della Chiesa Universale. È bello e sfidante pensare che l'orizzonte del nostro lavoro è il mondo intero, tutti i continenti, tutti i paesi, tutte le persone che vogliono accedere al insegnamento del Papa!

Per il momento abbiamo gli uffici in via della Conciliazione 1, ma appena saranno finiti i lavori ci trasferiremo negli uffici che si trovano sopra le Poste Vaticane. I sistemi, invece, sono sempre stati all'interno del Vaticano, sin dall'inizio nel 1995».

Quali sono le principali sfide che avete?

«La grande sfida è riuscire a passare in formato tecnologico l'insegnamento, il messaggio, la tenerezza del Papa..., non è semplice creare uno spazio di "incontro vero" con i mezzi telematici. Un'altra è che tutto è realizzato con ingegneri, tecnici e svariate figure professionali interne. Questo è bello ma è molto impegnativo e implica una grande dedizione e aggiornamento. Ma come detto, siamo una famiglia e assieme alle altre realtà del Vaticano cerchiamo di cogliere il momento culturale ed essere al passo dei tempi».

E ancora potrei dire che ce un'altra grande sfida. Essa si presenta quando si deve tenere conto delle situazioni dei vari Paesi del mondo. Ad esempio, il fatto che va garantita l'accessibilità anche a quei Paesi dove non c'è la banda larga e dove la tecnologia non è ancora così avanzata, tutti devono accedere al contenuto, quindi non basta pensare a fare cose belle e con l'ultima tecnologia, si deve pensare pure agli "ultimi", a quelli lontani e poveri, pure loro devono accedere al insegnamento e alla tenerezza del Papa!».

Siete voi a occuparvi dei contenuti?

«No, a quello pensano la Segreteria di Stato e i diversi dicasteri della Curia romana, sono loro che si occupano della ricchezza contenutistica che si trova nei diversi media. Noi ci occupiamo di una parte in questa "catena comunionale", cioè, quella di disegnare e fare la tecnologia, e di mettere online i contenuti del Papa. Ci occupiamo pure di digitalizzare i discorsi e gli interventi dei Papi del passato, un lavoro che richiede cura pazienza e dedizione. Nostro sogno è poter avere tutti i principali documenti dei Pontefici messi on line, ma ci prenderà un bel po' di tempo riuscirci... Si è anche accresciuto anche il numero delle traduzioni dei contenuti nelle varie lingue».

E gli accessi?

«Abbiamo avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, e ancora di più con Papa Francesco. Ci sono dei picchi (parliamo di milioni di accessi) legati a certi eventi o ai viaggi del Papa. Ad esempio, in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, in due giorni abbiamo avuto più di dodici milioni di accessi. C'e' un grande accesso alle foto e ai messaggi, c'e' una grande ricerca delle parole che lui pronuncia».

Gli internauti che cliccano di più i vostri siti dove risiedono?

«I primi dieci Paesi con maggiori accessi sono gli Stati Uniti, l'Italia, la Spagna, la Germania e il Brasile, seguiti da Corea del Sud, Messico, Canada, Francia e Cina. Le ore di punta del traffico, tra le 15 e mezzanotte, ora di Roma».

Gestite anche il servizio delle email? Esiste un'indirizzo email pubblico del Papa?

«Ci occupiamo anche delle email. Ma si è adibito un account del Papa soltanto per alcuni eventi speciali, come per esempio quello per il giubileo sacerdotale di Giovanni Paolo II. Non sono previste chat interattive. E per quanto riguarda i messaggi personali al Santo Padre, si preferisce ancora che arrivino per lettera...».

E quanto ad attacchi degli hacker come va?

«Stare nel mondo digitale significa pensare quotidianamente anche alla sicurezza. Dobbiamo occuparcene come ogni altra realtà importante sul web. È una realtà fisiologica, ma il centro dei nostri sforzi sta nei servizi, nel pensiero di come far arrivare meglio il messaggio. Il resto è normale, è come chi cammina e deve fare attenzione ad attraversare la strada... Tutto il mondo presente in Internet fa attenzione alle questioni di sicurezza, privacy, ecc... Diciamo che il peccato originale fa pure la sua irruzione nel mondo digitale».

Com'è cambiato il vostro lavoro con Papa Francesco?

«Francesco è un Papa molto vicino, attira le persone, eppure è molto mediatico, guardare le sue fotografie con la gente è di per sé un messaggio di amore e di speranza. Basta vedere come sono aumentate le presenze alle udienze generali e all'Angelus. L'aumento delle presenze fisiche ha la sua corrispondenza anche quelle virtuali: si cercano i video con le sue parole, si scaricano i testi, le foto. Papa Francesco dice parole forti che penetrano nel cuore della gente, di tutti noi. Gli accessi sono cresciuti molto, anzi, tanto! Nell'ultimo anno abbiamo aumentato stabilmente di dieci volte la potenza del sistema. Durante il periodo del conclave di venti volte».

Il Papa su twitter ha superato i dieci milioni di follower...

«Papa Francesco usa espressioni così belle e forti che sono adattissime per twitter. Una volta gli ho detto: "Santo Padre, lei è un 'Papa digitale', la sua vicinanza, le sue parole e la sua tenerezza parlano la stessa lingua della cultura digitale di oggi. Non era solo una frase, questo si può verificare dal flusso che si trova ovunque in Internet, sia delle sue parole che le sue immagini. Twitter è come una piccola giaculatoria digitale, che accompagna il popolo di Dio ogni giorno...è bello sentire la vicinanza del Papa nel nostro quotidiano camminare».

da ANDREA TORNIELLI 

 

 

Pubblicato in Attualitá

(www.agensir.it) - "Amo l'Information Technology ma quando si tratta di migliorare le vite degli esseri umani serve assai più battersi contro la malnutrizione infantile". Così William Henry Gates, meglio noto come Bill Gates, co-fondatore di Microsoft ha rilanciato nell'intervista rilasciata in questi giorni al "Financial Times" una provocazione al mondo del web e non solo. Immediate le repliche e subito in rete le domande sulla sensibilità umanitaria del miliardario Gates, che peraltro dal 1997 è a capo, con la moglie, di una fondazione che dona ogni anno 4 miliardi di dollari per contribuire all'assistenza sanitaria dei bambini nel Terzo Mondo.

Si è riaperto il confronto tra diverse scuole di pensiero e, concretamente, tra due imprenditorie digitali quali sono Microsoft e Facebook, sul ruolo delle nuove tecnologie nella costruzione di un mondo migliore. Si è anche riacceso lo scontro tra quei poteri forti, anzi fortissimi, che si contendono il controllo mondiale della società, dell'economia e della politica. 

A un diffuso delirio di onnipotenza, di cui lo scandalo Nsa è solo un segnale, qualcuno risponde richiamando la necessità di un ridimensionamento dei Signori dell'Universo. Questo qualcuno però non è solo Bill Gates, che conoscendo perfettamente le strategie della Silicon Valley si è messo in mente di indirizzarle con più tempestività ed efficacia verso il bene dell'umanità.

E il bene dell'umanità, dice Gates come altri hanno detto prima di lui, è fatto soprattutto dai bambini e dei ragazzi dei Paesi più poveri e per realizzare questo bene occorre che le connessioni non distraggano pensieri e impegni ma contribuiscano a rendere più efficaci e tempestive le relazioni d'aiuto.

Non mancano e non mancheranno giudizi contrastanti sul piano tecnologico e su quello economico.

Ad esempio Andrew Blum, un guru del web, afferma che il fondatore di Microsoft intende "riportare l'Information Technology alle sue reali dimensioni" mentre Edmond Phelps, premio Nobel 2006, pensa che Gates "ha torto perché Internet è l'unico strumento che permette a tutti di contribuire all'economia del Pianeta".

Il dibattito, in corso da anni, merita di essere seguito con competenza e saggezza perché l'uso non pensato delle nuove tecnologie potrebbe lasciare spazio al rischio o all'incubo di un uomo senza umanità.
Il confronto è tra tecnocentrismo e antropocentrismo, tra due modi diversi di intendere le priorità sociali di questo tempo e di questo mondo.

In questo contesto Bill Gates rilancia una riflessione sulla tragica situazione in cui si trovano i bambini dei Paesi poveri o, più precisamente, impoveriti dai Paesi ricchi.

Il fondatore di Microsoft non è il solo e non è neppure il primo a scuotere le coscienze su queste tragedie. Le sue parole riportano comunque alla memoria tante storie di amore per i bambini delle periferie del mondo, riportano alla memoria le denunce e gli appelli accorati di papa Francesco e dei suoi predecessori, riportano alla memoria la dedizione di missionari e missionarie, riportano alla memoria gli interventi diplomatici dei nunzi apostolici, riportano alla memoria le voci politiche che si sono levate nei consessi internazionali per chiedere un diverso ordine politico-economico mondiale. Riportano alla memoria tante piccole bare bianche e tanti corpicini nella sabbia di un deserto.

Anche noi, come il critico economista Edmund Phelps, ammettiamo di avere provato "molto interesse e altrettanta sorpresa" nel leggere sul "Financial Times" un'intervista che richiama il tradimento della speranza e chiede ai media e all'opinione pubblica di non rimuoverla.

I messaggi mediatici sono però sempre da decifrare con attenzione e per questo motivo è bene fermarsi a cogliere nelle parole di Bill Gates anche solo un appello in più per salvare i bambini, cioè per salvare il futuro. E questo non è poco.


di Paolo Bustaffa

Pubblicato in Attualitá
Lunedì, 14 Ottobre 2013 14:08

Internet: aumentano gli over 65 in rete

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Gli over 65 conquistano la rete aumentando del 10% rispetto a sette anni fa gli accessi a Internet, ma non sembrano attratti dalle chat, i blog e i social network adorati dai più giovani. A rivelarlo è uno studio condotto dall'Osservatorio Ipsos per Cna, secondo il quale solo il 21% dei pensionati internauti ha finora mostrato interesse per la comunicazione attraverso messaggistica istantanea e le community di Facebook e Twitter.

Lo scambio di opinioni su temi di interesse politico e sociale sembra essere l'obiettivo degli utenti più in là con gli anni che accedono al web, ma solo il 17% è disposto a condividere contenuti personali. Sulla scia di tali dati e ispirato allo scambio di competenze possibile tra gli anziani, esperti piuttosto nei mestieri artigiani tradizionali e i giovani, invece competenti nelle nuove tecnologie, è nato il progetto Interage, presentato oggi a Tivoli su iniziativa di Cna Pensionati, Fondazione Mondo Digitale e Google.

Circa 300 studenti di nove scuole italiane di Piemonte, Lazio e Campania, insieme a 150 anziani iscritti al Cna Pensionati verranno coinvolti in attività comuni, che permetteranno ai primi di trasmettere il proprio sapere informatico ai secondi che invece aiuteranno i ragazzi a scoprire il made in Italy e le eccellenze artigiane del nostro Paese. "Internet rappresenta una grande opportunità per chi si affaccia nel mondo del lavoro", ha osservato Laura Bononcini, Public policy & Government Relations manager di Google Italy, "ma anche per tutti coloro che, al termine della propria esperienza professionale, vogliono poterlo utilizzare nella loro vita quotidiana. Il progetto Interage è un ottimo passo in questa direzione".

 

Pubblicato in Attualitá

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Compie 100 anni "L'Eco di San Gabriele", la rivista del Santuario di San Gabriele dell'Addolorata, uno dei Santuari più visitati in Italia che sorge in uno scenario suggestivo ai piedi del Gran Sasso, in provincia di Teramo. Il mensile è oggi pubblicato in varie nazioni, grazie soprattutto agli emigrati che hanno diffuso in tutto il mondo la devozione al Santo dei giovani. Davide Pagnanelli ha chiesto al direttore dell'Eco di San Gabriele, Pierino di Eugenio, come sia nata l'idea di questa rivista: RealAudioMP3

R. – Nasce nel 1913, per diffondere il culto del Santo e per restare in collegamento con i devoti del Santo. Già di Stanislao Battistelli, nello stesso tempo, - di cui attualmente è in corso il processo di canonizzazione - dicevano che, pur parlando del Santo e della devozione, volevano concorrere nel modo più efficace a consolidare le basi del vivere, del progresso civile. Nasceva già, quindi, come rivista di informazione, di attualità.

D. – Quali sono le sfide per una rivista cattolica nel terzo millennio?

R. – Si tratta di decodificare gli eventi, il vivere sociale, alla luce del Vangelo, di trasmettere cioè la verità di sempre con i mezzi attuali. Si tratta, dunque, di trasmettere sempre lo stesso messaggio, attualizzandolo. Oggi si lavora molto sul web e bisogna, quindi, sfruttare anche questi mezzi.

D. – Quale missione si propone il giornale per il presente e il futuro?

R. – Essere una voce libera. La rivista ha subìto pesanti censure già al tempo del governo Salandra e ancor più dal '41 al '45, quando fu censurata e dovette chiudere. Non ha mai, comunque, voluto transigere sul fatto di parlare liberamente e quindi trasmettere la verità, senza scendere mai a compromessi di nessuna sorta.

Pubblicato in Attualitá

Roma (ANS) 150 religiosi e religiose, salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, si sono incontrati all'UPS venerdì 3 e sabato 4 maggio per la seconda edizione delle Giornate Salesiane di Comunicazione Socialeorganizzate dal Settore dei Salesiani di Don Bosco, dall'Ambito per la Comunicazione Sociale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dalla Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium e dalla FSC.

I lavori, dedicati al Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (domenica 12 maggio) dal titolo Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione, si sono aperti con i saluti di sr. Giuseppina Teruggi (consigliera FMA per la Comunicazione Sociale), don Filiberto González (consigliere SDB per la Comunicazione Sociale), la prof.ssa Pina Del Core, Preside dell'Auxilium e il prof. Carlo Nanni (Rettore Magnifico dell'UPS).

Il pomeriggio di venerdì 3 maggio ha visto i due interventi fondamentali, rispettivamente del prof. Fabio Pasqualetti, docente per la cattedra di Società e comunicazione della FCS, e di mons. Domenico Pompili, Sottosegretario e Portavoce della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore dell'Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali. Un'assai partecipata e animata serata di fraternità ha caratterizzato l'ultima parte del programma della prima giornata, conclusasi con la tradizionale "buonasera" da parte di sr. Maria Américo (Consigliera generale FMA per la Formazione).

Il sabato 4 maggio è stato dedicato soprattutto a due momenti di "laboratorio" offerti a ciascuno dei partecipanti, volti a presentare esperienze significative di presenza ed impegno educativo e pastorale all'interno dei social network e del continente digitale. Tenuti da alcuni docenti FSC e da esperti appositamente invitati, i laboratori sono stati dedicati a: "Vinonuovo", uno spazio di confronto (Paola Springhetti); C3dem, Costituzione, Concilio, Cittadinanza (Giampiero Forcesi); Young4young (Vittorio Sammarco); Il cortile digitale. Non solo immagini, avatar e fb (Lucia Caretti); Il cortile digitale. Non solo twitter e parole (Marco Mattio); La presenza del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali nelle Reti Sociali (don Ariel Beramendi); New media nuovi luoghi di evangelizzazione e di incontro testimoniale (don Paolo Padrini); Podcasting e "santificazione della mente" (sr. Pina Riccieri); Laboratorio web (Paolo Sparaci); Esperienze di pace, racconti di servizio (Francesco Spagnolo).

Il programma si è concluso con i saluti da parte di sr. Teruggi e don González che, quest'ultimo, commentando il Messaggio del Papa emerito Benedetto XVI per la Giornata Mondiale 2013, ha ribadito come esso stimoli a riflettere tutti i Salesiani «sia come religiosi e sia come educatori dei giovani. Siamo chiamati a verificare in prima persona gli atteggiamenti suggeriti dal Pontefice e, insieme ai giovani, educarci». In una prospettiva di valutazione positiva, anche se non ingenua, dei social media, don González ha sottolineato l'appello a saper vivere la nuova realtà dei social network con autenticità e maturità, con prudenza, non con paura, prevenendo più che reprimendo. «La nostra Congregazione – ha affermato – ha un grande passato di creatività evangelizzatrice attraverso i vecchi media; penso alle filmine, diapositive, pubblicazioni cartacee [...]. Non da meno deve esserlo per il futuro con i nuovi media. Già vedo molte e buone iniziative che, nelle varie Ispettorie, si stanno diffondendo: creazione di applicativi, corsi di formazione per giovani e salesiani in formazione iniziale, collaborazioni con altre realtà ecclesiali. Il nostro carisma ci indica un criterio chiaro: lì dove sono i giovani, siamo noi, evangelizzandoci, educandoci, santificandoci insieme».

Pubblicato in Attualitá
Pagina 1 di 2




Progetti di PCCS

intermirifica-x-pccsglobe 500 en

50intermirifca

discorsi

 news-va avatar x pccs3

banner1pope2

mediaprojects 

contributi