Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Si è conclusa oggi la prima riunione della Commissione sui media vaticani, presieduta da Lord Chris Patten. L’incontro, iniziato lunedì scorso, si è tenuto a Casa Santa Marta. Al termine dei lavori, Philippa Hitchen ha sentito lo stesso Lord Patten:

Tutti noi come cristiani e cattolici siamo consapevoli del messaggio meraviglioso della Chiesa - di riconciliazione, d’amore, di speranza, di generosità di spirito - e della nostra responsabilità nel cercare di comunicarlo il più possibile. Naturalmente quelli che sono in prima linea per questo compito sono i giornalisti professionisti e quelli che li aiutano qui in Vaticano. Quello che ci colpisce fortemente tutti, come cattolici, è che Sua Santità stesso sia uno straordinario comunicatore.

Ci fa capire quanto debbiamo fare noi, per usare una frase sportiva, per alzare il tiro. In aggiunta a questo, c’è una questione che è rilevante per tutti i media e che io ho incontrato nella mia esperienza: i media devono cercare di tenersi sempre al passo con la tecnologia che cambia. Se ne capisce l’entità, per esempio con i giovani, che ricevono informazioni in modi molto differenti dal mio, che le ricevo in maniera tradizionale. Non significa che non siano informati, significa che si informano in maniera diversa. Quindi c’è questo aspetto in più nel nostro lavoro: considerare come i media vaticani debbano tenere il passo con i cambiamenti della tecnologia. Non significa che tutte le vecchie tecnologie siano irrilevanti. Per esempio, tutti noi sappiamo quanto ancora sia importante la radio ad onde corte nel comunicare con alcuni dei gruppi più poveri del mondo, in modo particolare in Africa e in Asia. Tutti noi sappiamo quanto le persone tendano a credere a quello che sentono, per esempio, da alcune radio locali, che va ben oltre quello che sono preparati a credere dalle autorità pubbliche. Quindi nessuno di noi del gruppo di esperti con cui sto lavorando pensa che si possa semplicemente dimenticare quello che è stato fatto nel passato. Ma bisogna assicurarsi che le differenti istituzioni lavorino insieme e che si prenda in considerazione, per essere più efficaci, tutta la nuova tecnologia. E noi dobbiamo assicurarci che il messaggio meraviglioso che la Chiesa cattolica ha da offrire sia offerto in modo che possa raggiungere i giovani, i poveri ed altri gruppi, nel modo più efficace.

D. – Si parla della necessità di tagliare i costi…

Questo significa essere più efficaci e non c’è niente di sbagliato nel tentativo della Chiesa di usare i soldi donati dai fedeli nella maniera più efficace possibile. Siamo guidati da una preoccupazione morale, per comunicare meglio. Se, comunicando meglio, non spendiamo molti soldi, in un ambito come in un altro, se si usano meglio le risorse, questo è magnifico. Noi vogliamo assicurarci che le risorse vaticane, che non sono illimitate, siano usate nella maniera più efficace possibile, e che le persone prendano delle decisioni razionali su come spendere i soldi.

D. – A proposito di tagli, prevede quello che succederà?http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/09/24/1563604_Articolo.jpg

Non posso in realtà, perché questo è stato il nostro primo incontro. Sono assolutamente determinato sul fatto che dovremmo concludere questo processo, giustamente, nel modo più rapido possibile. E cercheremo di presentare il nostro lavoro al cardinale Pell, al segretario di Stato e agli altri collaboratori, entro la prossima primavera. Parleremo con la Radio Vaticana, parleremo con l’Osservatore Romano, parleremo con il Ctv, parleremo con altri che fanno parte dei media vaticani, e continueremo questo processo da novembre fino a dicembre. Vogliamo anche ascoltare altri fuori: le Conferenze episcopali, i giornalisti che si occupano di Vaticano e delle sue attività e chiederemo alla gente se c’è qualcosa che vuole dirci, per comunicarlo a mons. Paul Tighe, che è il nostro segretario. Cercheremo di essere più aperti possibile. Quello che non voglio fare è impegnare me stesso in una sorta di radiocronaca di quello che stiamo facendo, perché sarebbe estremamente ingiusto. C’è sempre un pericolo reale nel far trapelare delle informazioni che confondono o preoccupano. Quindi, non rilascerò un’intervista ogni volta che avremo un incontro. Quello che voglio dire all’esterno è che saremo aperti verso quello che le altre persone hanno da dirci; saremo molto decisi nel cercare di concludere questo processo in breve tempo; e speriamo di anticipare alcune proposte che riconoscono la particolare importanza di quello che la Chiesa comunica e il modo in cui può meglio comunicare il suo messaggio nel XXI secolo.

D. – Dimettendosi dalla Bbc ha detto che il lavoro è stato dieci volte più difficile di quello che si aspettava. Come valuta il lavoro qui in Vaticano …

Non penso che sarà così difficile come quello alla Bbc o come altri lavori che ho fatto. La sfida alla Bbc stava nel fatto che ero il regolatore, ma non avevo responsabilità esecutive. Questo significava inevitabilmente che venivo accusato quando le cose andavano male, e non voglio trovare scuse, per ciò di cui non ho responsabilità. Questo è stato, occasionalmente, abbastanza scocciante. Ma che mi sia stato chiesto di fare questo è un onore e in particolare di lavorare con persone così illustri, che conoscono i media cattolici molto meglio di me. Io, però, sono stato il direttore di un giornale nazionale nel Regno Unito e il capo della Bbc Trust. Conosco molto di più del mondo mediatico globale, perché ho visto molto di quello che sta accadendo…

 

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Città del Vaticano (cinematografo.it)  Il giornale vaticano omaggia Il Vangelo secondo Matteo 50 anni dopo l'uscita: "Probabilmente il miglior film su Gesù"

L’Osservatore Romano celebra, nel numero di oggi, i cinquant’anni dell’uscita de Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, che il quotidiano della Santa Sede giudica "forse la migliore opera su Gesù nella storia del cinema".

"Il Vangelo secondo Matteo (presentato il 4 settembre 1964 a Venezia) - scrive Emilio Ranzato in un lungo pezzo sull’Osservatore Romano -, con un Cristo interpretato da un sindacalista antifranchista, con la Madonna anziana impersonata dalla madre dello stesso regista, con la scena disseminata ancora una volta dai volti dei 'suoi' sottoproletari, con la scabra ambientazione dei Sassi di Matera che ricorda molto le periferie primitive di Accattone, con i riferimenti alla pittura del Quattrocento già individuati nei due film precedenti, nasce prima di tutto per Pasolini come scenario interiore, come presepe intimo in cui far confluire tutti gli elementi della propria tormentata e per molti versi contraddittoria ideologia".

"Senonché - prosegue Ranzato -, proprio l’umanità febbrile e primitiva che il regista porta un’altra volta sullo schermo, finisce per conferire un vigore nuovo al verbo cristiano, che in questo contesto appare ancora più attuale, concreto, rivoluzionario".

"Che sia un film su una crisi in atto o su un suo superamento - aggiunge l'Osservatore -, Il Vangelo secondo Matteo rimane comunque un capolavoro, e probabilmente il miglior film su Gesù mai girato. Sicuramente, quello in cui la sua parola risuona più fluida, aerea e insieme stentorea. Scolpita nella spoglia pietra come i migliori momenti del cinema pasoliniano".
 
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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Essere comunicatori del Vangelo significa compiere sforzi maggiori per raggiungere gli esclusi, praticando la “vicinanza della comunicazione”: questa, in sintesi, la riflessione emersa dall’incontro tra i delegati delle Commissioni per la comunicazione del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano), che si sono riuniti in questi giorni a Bogotà, in Colombia.

“L’incontro – si legge in una nota – mirava ad approfondire lo scambio e la comunione tra le diverse Conferenze episcopali del continente”, tanto che sono stati analizzati quegli “interessi comuni” che portano a rafforzare il servizio delle Chiese locali nel campo della comunicazione.

Centrale, quindi, anche “la comunione” tra i diversi dipartimenti dedicati settore comunicativo, per valorizzare “un’importante arteria” in cui far scorrere “la novità e l’impegno che possono animare la vita della Chiesa”. I lavori, inoltre, hanno permesso l’analisi delle esperienze ecclesiali nell’ambito della Riial, la Rete informatica della Chiesa in America Latina, soprattutto in vista del prossimo incontro continentale che si terrà a Lima, in Perù, dal 17 al 21 novembre.

“Rispetto alla situazione della libertà di espressione in alcuni Paesi – si legge ancora nella nota – il Celam esprime preoccupazione e solidarietà con coloro che risultano vittime di atti di censura o intimidazione, auspicando che quanto prima vengano ripristinate le migliori condizioni per garantire l’esercizio di tale libertà”. Infine, i partecipanti all’incontro hanno raggiunto l’accordo di implementare la “messa in rete” dei Dipartimenti episcopali dedicati alla comunicazione, così da condividere maggiormente le esperienze, soprattutto grazie all’aiuto dei social network e dei blog.

di Isabella Piro

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Citta' del Vaticano (Radio Vaticana) Come annunciare il Vangelo e testimoniarlo oggi, in un mondo che cambia, un mondo multiculturale e secolarizzato ? A questa domanda sono chiamati a rispondere gli oltre 4.000 partecipanti al IV Congresso Missionario Americano (Cam 4) e IX Congresso Missionario Latinoamericano (Comla 9), che si apre oggi a Maracaibo (Venezuela) e si concluderà il 1° dicembre. "Dobbiamo prepararci a vivere in uno stato permanente di missione, lasciare le preoccupazioni immediate e alzare lo sguardo oltre le frontiere, vivere pienamente la nostra chiamata alla missione, dobbiamo essere profeti per la missione in questo mondo che cambia", afferma all'agenzia Fides padre Andrea Bignotti, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (Pom) in Venezuela, nella nota che accompagna il programma dei lavori. Il Cam 4 inizierà oggi pomeriggio, con la solenne apertura presieduta dall'Inviato speciale del Santo Padre, il card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, presso la Basilica de Nostra Signora di Chinquinquirà. Domani, la prima conferenza: "L'annuncio di Gesù Cristo nel mondo di oggi, un mondo multiculturale e secolarizzato", a cura del teologo argentino, Lucas Cerviño, esperto nel campo interculturale e nel dialogo religione-cultura, docente all'Istituto Latinoamericano di Missionología dell'Universidad Católica Boliviana (Ucb). La seconda conferenza sarà tenuta da mons. Silvio Baéz, ausiliare di Managua, segretario generale della Conferenza episcopale del Nicaragua, sul tema "La Parola di Dio, fonte di significato per il mondo attuale". Nel pomeriggio, ci saranno i forum tematici e a uno di essi interverrà padre Vito del Prete, segretario generale della Pontificia Unione Missionaria, sul tema "La Missione evangelizzatrice in Asia - Le grandi religioni, le masse dei poveri". Il 28 novembre, la terza Conferenza dal titolo "L'urgenza della missione nel contesto della Nuova Evangelizzazione e della Missione Ad Gentes" sarà proposta da padre Raul Biord Castillo, vicario provinciale dei Salesiani in Venezuela. Quindi, la quarta Conferenza "Verso una Chiesa americana in stato permanente di missione" vedrà impegnata la teologa colombiana e docente della Pontificia Universidad, Javeriana Consuelo Vélez, assieme a fratel Israel Neri (Brasile). Il 29 novembre sarà dedicato alle testimonianze e allo scambio di esperienze, quindi verranno stilate le conclusioni e ci si preparerà alla celebrazione finale. Sabato 30, infine, si celebrerà la Giornata missionaria in ogni parrocchia della città, con la presenza dei partecipanti al Cam 4. Nel tardo pomeriggio, la chiusura solenne nella Basilica de Nostra Signora di Chinquinquirà con l'invio missionario.

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Città del Vaticano (L'Osservatore Romano) - «Cari follower — ha twittato domenica mattina Papa Francesco in tutte le lingue in cui scrive, latino compreso — ho saputo che siete più di 10 milioni ormai! Vi ringrazio di cuore e vi chiedo di continuare a pregare per me».

La notizia è veramente significativa: alle 21.32 del 26 ottobre, l'account @Pontifex ha raggiunto un traguardo considerevole. Il numero di coloro che, in tutto il mondo, seguono nelle nove lingue (spagnolo e inglese in testa) i centoquaranta caratteri del Papa è cresciuto costantemente nel tempo — a partire dall'esordio lo scorso 12 dicembre con Benedetto XVI — al ritmo di un milione al mese. Un seguito, del resto, che coinvolge, attraverso il meccanismo dei retweet, un pubblico decisamente più ampio (stimato in oltre sessanta milioni di persone) rispetto a quanti seguono direttamente @Pontifex.

Questo risultato è stato salutato molto positivamente dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali che — attraverso il segretario, monsignor Paul Tighe — esprime la sua gioia, pur nella consapevolezza che «i numeri non sono tutto. Come Pontificio Consiglio vogliamo ringraziare tutti gli utenti dei social media — utenti credenti e utenti non credenti — che ci hanno aiutato a portare all'attenzione di un pubblico estremamente ampio le parole del Papa e, soprattutto, il messaggio del Vangelo di cui egli si fa portavoce».

Risiede proprio qui, infatti, la novità insita nella presenza attiva e regolare del Papa su Twitter: attraverso gli ormai famosi 140 caratteri, il Pontefice porta quotidianamente la parola di Gesù nella vita delle persone. Indipendentemente dalla loro fede.

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Martedì, 24 Settembre 2013 13:50

Viandanti di Emmaus nel continente digitale

Roma (www.agensir.it) - Sapersi inserire nel dialogo, andare al passo del pellegrino, scaldare il cuore: si potrebbe riassumere in questi tre passi sulla strada dell'uomo il messaggio che Papa Francesco ha voluto lasciare ai partecipanti all'assemblea del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.

Tre passi lungo quelle strade di Emmaus che con il linguaggio di oggi si possono chiamare autostrade informatiche: immensi spazi nei quali sempre più persone camminano, anzi corrono, alla ricerca di informazioni, di contatti e, anche se non sempre dette, di relazioni sincere e di incontri significativi.
Ecco: "incontro" è la parola chiave per comprendere la riflessione che il Papa ha offerto ai professionisti della comunicazione sociale e agli abitanti del continente digitale.

Un dire, il suo, che richiama immediatamente la pedagogia della comunicazione narrata a più riprese nel Vangelo: sulle strade, nelle case, accanto a una fontana il Signore ascolta la parola dell'uomo, il Signore accompagna il ragionare dell'uomo, il Signore porta in alto, a quote imprevedibili e sorprendenti, il pensiero dell'uomo.
Di questi tre movimenti, ritmati dal rispetto della coscienza, ci sono indelebili tracce anche nella storia della Chiesa: le hanno lasciate i santi, noti o sconosciuti agli uomini.

Questa esperienza, ricorda il Papa, avviene nell'incontro tra volti cioè in quella comunicazione che diventa compagnia, diventa presenza dialogica che fa nascere le grandi domande e offre indicazioni perché la coscienza, nella sua libertà e nella sua responsabilità, possa incontrare le grandi risposte e compiere le grandi scelte.
Il Papa aggiunge che tutto questo può avvenire oggi nell'affiancarsi al "pellegrino esistenziale" che attraversa il paesaggio digitale e camminare con lui senza forzarne e senza frenarne il passo.
Occorre però avere chiara la meta e occorre pensare a un incontro, perché un pellegrinaggio non si riduca a uno sconclusionato vagabondaggio nella mediasfera.

Si rende allora necessaria quella "attenta e qualificata formazione" che viene richiesta dalle nuove tecnologie ma ancor più e ancor prima dalle antiche e sempre nuove attese dell'uomo.

Attese di verità, di bellezza e di bontà. Attese di felicità.
"C'è bisogno - aggiunge il Papa - di scendere anche nella notte più buia senza essere invasi dal buio e smarrirsi, c'è bisogno di ascoltare le illusioni di tutti, senza lasciarsi sedurre, c'è bisogno di accogliere senza cadere nell'amarezza, di toccare la disintegrazione altrui senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità".
Non è un'impresa da poco quella che viene proposta anche perché a questi bisogni Papa Francesco aggiunge l'appello a "non manipolare le coscienze".

È un richiamo forte all'onestà intellettuale senza la quale non può esercitarsi una professione che, alla luce del proprio codice etico, ha senso e prospettiva se con determinazione si pone al servizio della crescita integrale della persona e della società.
Il continente digitale è però affollato da innumerevoli e diversi abitanti e il Papa, rivolgendosi in particolare a quanti di loro sono cristiani, dice ancora una volta che occorre "saper dialogare entrando con discernimento anche negli ambiti creati dalle nuove tecnologie, nelle reti sociali, per far emergere una presenza, una presenza che ascolta, dialoga, incoraggia . Non abbiate timore di essere questa presenza, portando la vostra identità cristiana nel farvi cittadini di questo ambiente".
Ci viene detto che anche nel continente digitale ci sono periferie esistenziali che chiedono di essere abitate dalle parole e dallo stupore dei viandanti di Emmaus. Chiedono di incontrare lo Sconosciuto di Emmaus.

(di Paolo Bustaffa)

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Rio de Janeiro (RV) - Dopo il pranzo con i vescovi brasiliani, Papa Francesco ha visitato gli studi di "Radio Cattedrale" di Rio de Janeiro. I colleghi dell'emittente brasiliana hanno trasmesso questa breve intervista al Papa. Ecco le sue parole:

R. - Buongiorno, buonasera a tutti gli ascoltatori. Ringrazio loro per l'attenzione e ringrazio qui i membri della radio per la gentilezza di darmi il microfono. Li ringrazio e sto guardando la radio e vedo che i mezzi di comunicazione oggi sono così importanti. Io direi che una radio, una radio cattolica oggi è il pulpito più vicino che abbiamo. E' da dove possiamo annunciare, attraverso la radio, i valori umani, i valori religiosi, e soprattutto annunciare Gesù Cristo, il Signore, dare al Signore quella grazia di fargli posto tra le nostre cose. Così vi saluto e ringrazio tutto lo sforzo che fa questa arcidiocesi per avere una radio e per mantenerla, con un network così grande.

A tutti gli ascoltatori chiedo di pregare per me, di pregare per questa radio, di pregare per il vescovo, pregate per l'arcidiocesi, affinché tutti noi ci uniamo nella preghiera e lavoriamo per una cultura più umanista, più ricca di valori e non escludiamo nessuno. Che tutti lavoriamo per quella parola che oggi non piace: solidarietà. E' una parola che si tenta di mettere da parte, sempre, perché è fastidiosa e tuttavia è una parola che riflette i valori umani e cristiani che oggi ci vengono richiesti per andare contro la cultura dello scarto, secondo cui tutto è scartabile. Una cultura che sempre lascia fuori la gente: lascia fuori i bambini, lascia fuori i giovani, lascia fuori gli anziani, lascia fuori tutti coloro che non servono, che non producono e questo non è possibile. Al contrario, la solidarietà include tutti. Dovete continuare a lavorare per questa cultura della solidarietà e per il Vangelo.

D. – Santo Padre, quanto è importante la famiglia, oggi, nell'evangelizzazione del "nuovo mondo"?

R. - Non solo direi è importante per l'evangelizzazione del nuovo mondo. La famiglia è importante, è necessaria per la sopravvivenza dell'umanità. Se non c'è la famiglia, è a rischio la sopravvivenza culturale dell'umanità. La base è, ci piaccia o no, la famiglia.

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47ª GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 
Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione

12 Maggio 2013

Messaggio del Santo Padre

 

Cari fratelli e sorelle,

in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013, desidero proporvi alcune riflessioni su una realtà sempre più importante che riguarda il modo in cui le persone oggi comunicano tra di loro. Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.

Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione. Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi.

Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo.

La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. “Costatata la diversità culturale, bisogna fa sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello” (Discorso nell’Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010).

La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove. I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I network sociali sono il frutto dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso.

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. Nell’ambiente digitale la parola scritta si trova spesso accompagnata da immagini e suoni. Una comunicazione efficace, come le parabole di Gesù, richiede il coinvolgimento dell’immaginazione e della sensibilità affettiva di coloro che vogliamo invitare a un incontro col mistero dell’amore di Dio. Del resto sappiamo che la tradizione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli: penso, ad esempio, alla croce, alle icone, alle immagini della Vergine Maria, al presepe, alle vetrate e ai dipinti delle chiese. Una parte consistente del patrimonio artistico dell’umanità è stato realizzato da artisti e musicisti che hanno cercato di esprimere le verità della fede.

L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede nel Dio ricco di misericordia e di amore rivelato in Cristo Gesù. Tale condivisione consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2011). Un modo particolarmente significativo di rendere testimonianza sarà la volontà di donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana. L’emergere nelle reti sociali del dialogo circa la fede e il credere conferma l’importanza e la rilevanza della religione nel dibattito pubblico e sociale.

Per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell’uomo circa l’amore, la verità e il significato della vita – questioni che non sono affatto assenti nei social network – si trova nella persona di Gesù Cristo. E’ naturale che chi ha la fede desideri, con rispetto e sensibilità, condividerla con coloro che incontra nell’ambiente digitale. In definitiva, però, se la nostra condivisione del Vangelo è capace di dare buoni frutti, è sempre grazie alla forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo. La fiducia nella potenza dell’azione di Dio deve superare sempre ogni sicurezza posta sull’utilizzo dei mezzi umani. Anche nell’ambiente digitale, dove è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali, e dove a volte il sensazionalismo rischia di prevalere, siamo chiamati a un attento discernimento. E ricordiamo, a questo proposito, che Elia riconobbe la voce di Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto o nel fuoco, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,11-12). Dobbiamo confidare nel fatto che i fondamentali desideri dell’uomo di amare e di essere amato, di trovare significato e verità - che Dio stesso ha messo nel cuore dell’essere umano - mantengono anche le donne e gli uomini del nostro tempo sempre e comunque aperti a ciò che il beato Cardinale Newman chiamava la “luce gentile” della fede.

I social network, oltre che strumento di evangelizzazione, possono essere un fattore di sviluppo umano. Ad esempio, in alcuni contesti geografici e culturali dove i cristiani si sentono isolati, le reti sociali possono rafforzare il senso della loro effettiva unità con la comunità universale dei credenti. Le reti facilitano la condivisione delle risorse spirituali e liturgiche, rendendo le persone in grado di pregare con un rinvigorito senso di prossimità a coloro che professano la loro stessa fede. Il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede, ci deve far sentire la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio, come pure la nostra carità operosa: “se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita” (1 Cor 13,1).

Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede. Cercando di rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale, noi possiamo invitare le persone a vivere incontri di preghiera o celebrazioni liturgiche in luoghi concreti quali chiese o cappelle. Non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell’espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, in qualunque modo, noi siamo chiamati a far conoscere l’amore di Dio sino agli estremi confini della terra.

Prego che lo Spirito di Dio vi accompagni e vi illumini sempre, mentre benedico di cuore tutti voi, così che possiate essere davvero araldi e testimoni del Vangelo. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).

 

Dal Vaticano, 24 gennaio 2013, Festa di san Francesco di Sales

 

BENEDICTUS XVI

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Città del Vaticano (RV) - Centoquaranta caratteri che rimarranno nella storia. Il Papa ha lanciato oggi il suo primo tweet al termine dell'udienza generale in Aula Paolo VI. Quindi, poco dopo le 12, ha risposto via Twitter ad una prima domanda sul tema dell'Anno della Fede e, intorno alle 15, ad un'ulteriore domanda. Sempre stamani, l'account @Pontifex ha raggiunto e ampiamente superato il milione di follower. Il servizio di Alessandro Gisotti RealAudioMP3

"Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore". Questo il primo tweet del Papa sul suo account @Pontifex, lanciato oggi al termine dell'udienza generale: 140 caratteri che rimarranno nella storia. Proprio nei momenti in cui Benedetto XVI compiva questo gesto, il suo account, in 8 lingue, @Pontifex raggiungeva e superava di slancio il milione di follower. Il primo tweet del Papa è stato ritwittato migliaia di volte già nei primissimi minuti dopo il lancio, mentre la notizia ha fatto il giro del mondo con breaking news dei principali media internazionali.

Poco dopo le 12, dunque, il Papa ha risposto alla prima domanda su come vivere l'Anno della fede nel nostro quotidiano. Quesito che gli era stato rivolto su Twitter attraverso #askpontifex. "Dialoga con Gesù nella preghiera – ha risposto il Papa - ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno". Anche in questo caso, sono migliaia le persone che stanno riprendendo ed esprimendo il loro apprezzamento per il tweet del Papa. Quindi, intorno alle 15 ha risposto alla domanda: "Come vivere la fede in Gesù Cristo in un mondo senza speranza?". Nel tweet del Papa si legge: "Con la certezza che chi crede non è mai solo. Dio è la roccia sicura su cui costruire la vita e il suo amore è sempre fedele". Significativamente, proprio a simboleggiare l'universalità dell'iniziativa, durante il lancio del primo tweet del Pontefice erano accanto a lui, tra gli altri, 5 ragazzi a rappresentanza dei 5 continenti.

Nella giornata di oggi, seguirà un altro e ultimo tweet su @Pontifex che risponderà sempre a una domanda rivolta al Papa attraverso #askpontifex. L'account del Papa era stato aperto lo scorso lunedì 3 dicembre, durante una conferenza nella Sala Stampa vaticana, alla presenza di giornalisti di tutto il mondo. Annunciando l'iniziativa, il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, mons. Claudio Maria Celli, aveva commentato: ancora una volta emerge "forte il desiderio di questo Papa di entrare in colloquio, in dialogo con l'uomo e la donna di oggi, e di incontrarli lì dove gli uomini e le donne di oggi si trovano".

In occasione del primo tweet del Papa, abbiamo intervistato padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica:RealAudioMP3

R. – Intenderei questa presenza come una presenza "normale": oggi è chiaro che la comunicazione non coincide più con la semplice trasmissione di un messaggio, ma con la condivisione di questo all'interno di reti sociali. E nel Magistero di Benedetto XVI sulle comunicazioni questo elemento è un elemento chiave, da leggere molto bene. La Chiesa sa che oggi i messaggi di senso passano attraverso i network sociali, che sono dei veri e propri "luoghi di senso", dove la gente condivide la vita, i desideri, le impressioni, le domande, le risposte... Quindi, la presenza del Papa su Twitter è una presenza che sostanzialmente vedrei come in continuità con la presenza del Papa in strumenti come la radio, quindi alla decisione di Pio XI di trasmettere il messaggio del Vangelo attraverso la Radio Vaticana. Direi che la Chiesa è sempre stata molto attenta all'avanguardia comunicativa, proprio perché il Vangelo va incarnato nel tessuto comunicativo della storia.

D. – Qualcuno, riferendosi al fatto che c'è chi sta usando Twitter per offendere il Papa, per offendere la fede cristiana, sostiene che questa iniziativa è troppo rischiosa. Cosa ne pensa?

R. – Certamente è rischioso, perché significa comunque esporre il messaggio del Vangelo. In ogni caso, questo è essenziale. Chi commenta negativamente il fatto che ci siano vari messaggi polemici nei confronti del Papa, probabilmente non si è accorto che in realtà questi sono ovunque nella Rete, ma direi anche nei giornali, in tante altre forme di espressione... E direi che questi commenti fanno parte della comunicazione ordinaria: certamente verranno meno. Ci sono anche domande molto interessanti che vengono poste al Pontefice. Quindi, direi che è una tappa in un cammino di crescita, ma non le vedrei come problematiche.

D. – La presenza del Papa su Twitter dovrebbe suscitare un rinnovato impegno dei cristiani sulle reti sociali – sui social network – specie dei giovani, dei cosiddetti "nativi digitali"?

R. – Io penso che la presenza del Papa su Twitter incoraggi i cattolici a essere presenti nell'ambiente digitale e questo per me è un elemento di riflessione assolutamente fondamentale. Cioè, l'uomo oggi vive anche in Rete: si può essere d'accordo o meno, si può essere contenti o meno di questo fatto, però di fatto la Chiesa è chiamata a essere presente lì dove sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, perché una parte della loro vita di comunicazione è lì, in questo ambiente digitale. Quindi: la vita è una sola, sia che essa sia nell'ambiente fisico, sia che sia nell'ambiente digitale. La realtà della Rete non è una realtà parallela, rispetto all'esistenza. E quindi, i cattolici sono chiamati a essere nell'ambiente digitale così come nell'ambiente fisico. Il Papa, sostanzialmente, incoraggia questa presenza.

D. – Come raccogliere, soprattutto da parte dei pastori e dei sacerdoti, delle persone più impegnate nella vita della Chiesa, la sfida lanciata dal Papa affinché soprattutto questa, come altre iniziative, non restino delle "cattedrali nel deserto"?

R. – Direi che una sfida molto interessante riguarda il rapporto tra la Parola annunciata e il contesto culturale attuale. Noi sappiamo che il contesto ordinario delle persone, dell'uomo di oggi, è un contesto frammentato, frazionato e proprio all'interno di questo contesto si avverte la necessità di messaggi di senso, di sapienza, anche profondi, ma brevi, appuntiti. E il Papa stesso, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni del 2012, ha affermato che in Rete – proprio in Rete – è possibile trovare spazi di silenzio. Quindi, vedrei come la comunicazione in Rete non sia, non debba essere, contrapposta a una comunicazione silenziosa. Il tweet del Papa è un messaggio molto breve che può aiutare le persone a riflettere, quindi a porsi domande importanti, anche a dialogare grazie all'hashtag #askpontifex con il Papa.

D. – Come uomo di fede e di comunicazione, impegnato proprio sulla frontiera delle nuove tecnologie, cosa le dice personalmente, cosa la colpisce di questa presenza di Benedetto XVI su Twitter?

R. – Mi colpisce la disponibilità: la disponibilità del Papa a mettersi in gioco su un terreno su cui anche altri leader religiosi, come sappiamo, si sono messi in gioco. Quindi, la disponibilità a entrare con coraggio e con semplicità anche all'interno di questo mondo comunicativo. In fondo, ciò che caratterizza la Chiesa è la passione per l'umanità. Chiaramente, i rischi sono tanti, ci sono sempre e ovunque. Penso che la strada migliore sia affrontare le sfide con coraggio ed essere presenti: comprendere le sfide ed i problemi dall'interno, non trincerarsi all'interno di una situazione comoda o già nota. Quindi, questa disponibilità, questa flessibilità mi colpisce e credo sia una spinta molto interessante per i cristiani a vivere con coraggio il contesto delle sfide attuali.

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Città del Vaticano (RV)- Benedetto XVI approda su Twitter con lo stesso spirito che animò Pio XI nel dar vita alla Radio Vaticana: utilizzare le nuove tecnologie per incontrare gli uomini e annunciare il Vangelo. E' la continuità che vede padre Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", alla vigilia del primo tweet che il Papa lancerà, domani, nell'udienza generale sul suo account @Pontifex. Sul significato di questa presenza del Papa su Twitter, Alessandro Gisotti ha intervistato proprio padre Spadaro: RealAudioMP3

R. – Intenderei questa presenza come una presenza "normale": oggi è chiaro che la comunicazione non coincide più con la semplice trasmissione di un messaggio, ma con la condivisione di questo all'interno di reti sociali. E nel Magistero di Benedetto XVI sulle comunicazioni questo elemento è un elemento chiave, da leggere molto bene. La Chiesa sa che oggi i messaggi di senso passano attraverso i network sociali, che sono dei veri e propri "luoghi di senso", dove la gente condivide la vita, i desideri, le impressioni, le domande, le risposte... Quindi, la presenza del Papa su Twitter è una presenza che sostanzialmente vedrei come in continuità con la presenza del Papa in strumenti come la radio, quindi alla decisione di Pio XI di trasmettere il messaggio del Vangelo attraverso la Radio Vaticana. Direi che la Chiesa è sempre stata molto attenta all'avanguardia comunicativa, proprio perché il Vangelo va incarnato nel tessuto comunicativo della storia.

D. – Qualcuno, riferendosi al fatto che c'è chi sta usando Twitter per offendere il Papa, per offendere la fede cristiana, sostiene che questa iniziativa è troppo rischiosa. Cosa ne pensa?

R. – Certamente è rischioso, perché significa comunque esporre il messaggio del Vangelo. In ogni caso, questo è essenziale. Chi commenta negativamente il fatto che ci siano vari messaggi polemici nei confronti del Papa, probabilmente non si è accorto che in realtà questi sono ovunque nella Rete, ma direi anche nei giornali, in tante altre forme di espressione... E direi che questi commenti fanno parte della comunicazione ordinaria: certamente verranno meno. Ci sono anche domande molto interessanti che vengono poste al Pontefice. Quindi, direi che è una tappa in un cammino di crescita, ma non le vedrei come problematiche.

D. – La presenza del Papa su Twitter dovrebbe suscitare un rinnovato impegno dei cristiani sulle reti sociali – sui social network – specie dei giovani, dei cosiddetti "nativi digitali"?

R. – Io penso che la presenza del Papa su Twitter incoraggi i cattolici a essere presenti nell'ambiente digitale e questo per me è un elemento di riflessione assolutamente fondamentale. Cioè, l'uomo oggi vive anche in Rete: si può essere d'accordo o meno, si può essere contenti o meno di questo fatto, però di fatto la Chiesa è chiamata a essere presente lì dove sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, perché una parte della loro vita di comunicazione è lì, in questo ambiente digitale. Quindi: la vita è una sola, sia che essa sia nell'ambiente fisico, sia che sia nell'ambiente digitale. La realtà della Rete non è una realtà parallela, rispetto all'esistenza. E quindi, i cattolici sono chiamati a essere nell'ambiente digitale così come nell'ambiente fisico. Il Papa, sostanzialmente, incoraggia questa presenza.

D. – Come raccogliere, soprattutto da parte dei pastori e dei sacerdoti, delle persone più impegnate nella vita della Chiesa, la sfida lanciata dal Papa affinché soprattutto questa, come altre iniziative, non restino delle "cattedrali nel deserto"?

R. – Direi che una sfida molto interessante riguarda il rapporto tra la Parola annunciata e il contesto culturale attuale. Noi sappiamo che il contesto ordinario delle persone, dell'uomo di oggi, è un contesto frammentato, frazionato e proprio all'interno di questo contesto si avverte la necessità di messaggi di senso, di sapienza, anche profondi, ma brevi, appuntiti. E il Papa stesso, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni del 2012, ha affermato che in Rete – proprio in Rete – è possibile trovare spazi di silenzio. Quindi, vedrei come la comunicazione in Rete non sia, non debba essere, contrapposta a una comunicazione silenziosa. Il tweet del Papa è un messaggio molto breve che può aiutare le persone a riflettere, quindi a porsi domande importanti, anche a dialogare grazie all'hashtag #askpontifex con il Papa.

D. – Come uomo di fede e di comunicazione, impegnato proprio sulla frontiera delle nuove tecnologie, cosa le dice personalmente, cosa la colpisce di questa presenza di Benedetto XVI su Twitter?

R. – Mi colpisce la disponibilità: la disponibilità del Papa a mettersi in gioco su un terreno su cui anche altri leader religiosi, come sappiamo, si sono messi in gioco. Quindi, la disponibilità a entrare con coraggio e con semplicità anche all'interno di questo mondo comunicativo. In fondo, ciò che caratterizza la Chiesa è la passione per l'umanità. Chiaramente, i rischi sono tanti, ci sono sempre e ovunque. Penso che la strada migliore sia affrontare le sfide con coraggio ed essere presenti: comprendere le sfide ed i problemi dall'interno, non trincerarsi all'interno di una situazione comoda o già nota. Quindi, questa disponibilità, questa flessibilità mi colpisce e credo sia una spinta molto interessante per i cristiani a vivere con coraggio il contesto delle sfide attuali.

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