Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (L'Osservatore Romano) - «Cari follower — ha twittato domenica mattina Papa Francesco in tutte le lingue in cui scrive, latino compreso — ho saputo che siete più di 10 milioni ormai! Vi ringrazio di cuore e vi chiedo di continuare a pregare per me».

La notizia è veramente significativa: alle 21.32 del 26 ottobre, l'account @Pontifex ha raggiunto un traguardo considerevole. Il numero di coloro che, in tutto il mondo, seguono nelle nove lingue (spagnolo e inglese in testa) i centoquaranta caratteri del Papa è cresciuto costantemente nel tempo — a partire dall'esordio lo scorso 12 dicembre con Benedetto XVI — al ritmo di un milione al mese. Un seguito, del resto, che coinvolge, attraverso il meccanismo dei retweet, un pubblico decisamente più ampio (stimato in oltre sessanta milioni di persone) rispetto a quanti seguono direttamente @Pontifex.

Questo risultato è stato salutato molto positivamente dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali che — attraverso il segretario, monsignor Paul Tighe — esprime la sua gioia, pur nella consapevolezza che «i numeri non sono tutto. Come Pontificio Consiglio vogliamo ringraziare tutti gli utenti dei social media — utenti credenti e utenti non credenti — che ci hanno aiutato a portare all'attenzione di un pubblico estremamente ampio le parole del Papa e, soprattutto, il messaggio del Vangelo di cui egli si fa portavoce».

Risiede proprio qui, infatti, la novità insita nella presenza attiva e regolare del Papa su Twitter: attraverso gli ormai famosi 140 caratteri, il Pontefice porta quotidianamente la parola di Gesù nella vita delle persone. Indipendentemente dalla loro fede.

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Boston (cantualeantonianum.com)  - Monsignor Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, ha offerto la relazione centrale alla Catholic New Media Conference di Boston lo scorso sabato 19 ottobre, conferenza organizzata dalla Diocesi in collaborazione con SQPN di padre Roderick [...]. Dalla sua nomina da parte di Papa Benedetto nel 2007, Monsignor Tighe è stato coinvolto in tutte le importanti iniziative vaticane attorno ai nuovi media e al loro rapporto con la nuova evangelizzazione.

[...]

Mons. Paul Tighe esordisce dicendo che quando sui giornali si parla di Chiesa si tende a focalizzare il discorso sul centro e sulle iniziative centralizzate. Ma la Chiesa è contemporaneamente ciò che accade a Roma e ciò che accade nelle comunità locali, in relazione. Il locale, anche la periferia, è essenziale a ciò che la Chiesa è. Inoltre il monsignore ricorda che il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, con i viaggi dei suoi membri e il confronto con le realtà locali, impara, e impara molto da chi è più avanti nel campo delle comunicazioni e nell'uso dei mezzi digitali; impara da chi sperimenta e magari già impiega alcuni sistemi. Questo perché il Vaticano, se deve iniziare ad impiegare qualche media o una tecnologia particolare per comunicare, deve prima essere abbastanza sicuro che "non esploda da un momento all'altro", cioè che abbia un certo livello di sicurezza testato e problemi - se ci sono - conosciuti e che si sappia come affrontare.

Il relatore passa ai temi della sua esposizione: parlerà principalmente 1) di ciò che è stato fatto dal Vaticano nel campo dei new media, 2) di ciò che si è imparato nel porre in atto queste esperienze, 3) per poi arrivare alla teoria.
Il primo tema è come si è iniziato a far usare Twitter al Papa, all'epoca Papa Benedetto. Certo in 140 caratteri non ci stanno complessi insegnamenti teologici, ma Gesù, in tante frasi evangeliche, dice cose grandi in pochi caratteri. Eppure la cosa ancor più importante dei messaggi è la presenza del Papa in quell'ambiente, nell'ambiente di Twitter.http://catholicvoicesusa.org/images/easyblog_images/138/b2ap3_thumbnail_MsgrTigheCNMC2.jpg

L'uso di Twitter da parte del Papa è, infatti, soprattutto simbolico. Significa essere presenti in quel luogo virtuale, nell'arena dei social network. Inoltre questa presenza esorta anche altri a vedere il positivo dei new media, specialmente i vescovi (questo internet non è un giocattolo, c'è anche il Papa e lo usa....), ed è di esempio a muoversi in questo campo, di incoraggiamento a chi è un po' lento ad arrivarvi... Gli iscritti alle varie lingue in cui @pontifex twitta stanno ormai giungendo a 10 milioni. Una cifra davvero ragguardevole, anche per chi dice che sempre che i numeri non sono l'essenziale...

Il canale Twitter in Latino è poi un caso piuttosto interessante. Il dipartimento vaticano che si occupa della lingua latina è ben contento di poter offrire traduzioni concise e pregnanti, come solo il latino - così adatto alla sintesi - sa offrire, trovando anche i vocaboli giusti per rendere concetti moderni. Attualmente l'account in latino ha più di 170 mila followers, in centinaia di nazioni diverse. Molti dei followers non sono cattolici e nemmeno credenti, ma studenti o docenti di latino: vengono in contatto con il pensiero e i messaggi del Papa (con il quale non avrebbero motivo di tenersi in rapporto) a partire dal loro interesse per la lingua latina!

Mons Paul parla poi dell'iniziale, incontestabile ed enorme risposta negativa ai tweet del Papa. Era evidente l'attacco massiccio di chi voleva costringere a chiudere l'account twitter, bombardandolo di insulti. Ma chi non vuole la voce del Papa nei social media, non vuole la voce del Papa anche in altri contesti, per questo bisogna essere consapevoli della "piazza del mercato" in cui si sta e non spaventarsi. Eppure anche dalle tante risposte negative si poteva capire e imparare qualcosa. Per es.: che cosa e chi era irritato dalla presenza del Papa, come mai qualcuno era frustrato o colpito negativamente o reso sordo al messaggio della Chiesa... Non si può però omettere anche la parte positiva, i tanti commentatori, cattolici o meno, che hanno espresso il loro apprezzamento per l'iniziativa appena lanciata, per farla fiorire nonostante gli attacchi. E tutti questi vanno ringraziati, perché aiutano a tenere positivo l'ambiente altrimenti solo intossicato dalle risposte negative.

Ovviamente una delle debolezze di @pontifex è la mancanza di interattività. Il Papa non segue altri che se stesso e non risponde. Certo questo è un problema, ma c'è l'opportunità per i followers di costruire una rete capillare di interattività "dal basso", a partire dalla piattaforma di @pontifex, attraverso il loro apporto, soprattutto con il re-twitting (cioè il rilanciare i messaggi del papa dai propri account). Il livello di re-tweets dell'account pontificio è davvero tra i più alti in termini di rapporto al numero di utenti. Così quelli che ricevono i retweets sono molti di più dei seguaci del Papa. E' come ridisseminare il buon seme, facendolo giungere anche a chi non lo riceve direttamente, ma mediante amici che invece seguono il Papa.
Gli hashtag si sa sono importanti. Nell'esperienza del Twitter papale si sono rivelati molto utili non solo e non tanto per la GMG di Rio (cosa forse ovvia vista l'età dei partecipanti e la loro attitudine alle tecnologie), ma ancora di più per l'evento della mobilitazione per la preghiera per la Pace in Siria. Papa Francesco teneva moltissimo a far conoscere questa iniziativa di preghiera, non c'era tempo per far sapere a tutti i cattolici attraverso i foglietti parrocchiali o altri media tradizionali la notizia e i momenti di preghiera. Con Twitter e i social media la cosa è stata possibile: facendola circolare con gli hashtag in maniera velocissima ed efficace.

Un altro lato del problema con le risposte negative in Twitter è stata la reazione di quanti non usando affatto i social media hanno letto sui giornali o hanno sentito in TV degli insulti o dei messaggi negativi contro il Papa. Non sapendo come funziona Twitter, e magari non avendone mai sentito parlare, si sono ovviamente allarmati anche perché esposti al racconto dei media laici (che effettivamente sguazzavano nell'apparente inizio difficile del Twitter papale....). Anche per questo motivo è stata creata la sinergia informativa del Vaticano, per portare su un'unica pagina, in cinque lingue, le notizie dalle diverse fonti vaticane direttamente al fruitore, senza obbligare quest'ultimo a cercarle sui diversi siti: su quello della RadioVaticana, sul sito ufficiale vatican.va, sull'Osservatore Romano e così via, ma mettendole a disposizione tutte insieme aggregate in un unico luogo, e rendendo semplice il contatto e la condivisione con tutti i social media a partire da questo nuovo sito informativo unico. Si tratta di: news.va.
Da cosa nasce cosa, e da news.va nasce anche quella che viene chiamata la "Pope-app", ovvero "il Papa in tasca". Con questa applicazione, attraverso tablet o cellulari si possono leggere le informazioni, ma anche vedere i filmati e pure seguire in diretta video gli eventi o le liturgie presiedute dal Papa.

L'esperimento di news.va in Facebook pare abbia dato dei risultati, sebbene imprevisti: in Facebook è poco l'interesse per le notizie lì condivise, ma è invece enorme l'interesse per tutto quello che concerne la spiritualità (il riferimento di mons. Paul pare vada in particolare alle omelie mattutine della messa del Papa).
Un'altra entusiasmante scoperta su Facebook: il primo video-messaggio pronunciato l'altro giorno dal Papa in inglese (per la prima volta) in occasione della conferenza nelle Filippine, è stato postato anche su Facebook: risultato 250.000 "condividi" nelle prime 3 ore e mezza (Nota del blogger-traduttore: qui si vede che è essenziale oggi per un Papa parlare in altre lingue, soprattutto in inglese, se vuole essere ascoltato. Alla gente non piace l'interprete, vuole che il Papa si rivolga direttamente, in una lingua compresa. Questo è uno degli effetti collaterali dell'esposizione mediatica del Pontefice, ma non si può fare a meno di notarlo: il Papa non può limitarsi a parlare solo in italiano, pena una considerevole perdita di rilevanza per la gran parte dei cattolici che parla o almeno capisce l'inglese.).

Mons. Paul, si dice di certo stupito, ma ancor più sfidato a fare meglio in questo campo, anche attraverso i "micrositi" che mostrano l'interesse crescente per gli eventi a cui il Papa partecipa e per i suoi pensieri spirituali nelle omelie.
Il reltore, parlando in termini di trasformazione (piuttosto che di rivoluzione) nel campo della comunicazione e dei new media, fa quindi presente come questa trasformazione si attua più a livello culturale che a livello di tecnologia: i giovani e giovanissimi si formano, studiano, cercano informazione in modi molto diversi rispetto alle generazioni precedenti, creano relazioni in maniera diversa. Nessuno sa dove questo porterà. Anche perché questo sviluppo e il suo indirizzo è spesso guidato dal modo in cui gli utilizzatori decidono di muoversi, non è possibile pronosticare o preordinare tutto. Oggi c'è Facebook, domani chissà, anche per Twitter può essere lo stesso (e quante piattaforme sono venute e andate...). La realtà dei social media è in continua evoluzione e continuamente cambia: non solo cambia se stessa, ma cambia noi, il nostro modo di fare comunità, di costruire relazioni, di essere chiesa in termine di manifestazione della chiesa nel mondo.

Per questo c'è bisogno, come diceva Benedetto XVI, anche di una riflessione teologica in tutto questo. Bisogna riflettere su come essere presenti e come essere presenti in modo efficace nel continente digitale: come per le missioni di un tempo, in continenti sconosciuti, tutto inizia anche oggi con l'apprendere la lingua e la cultura del luogo a cui si desidera portare il Vangelo. Questo vale dunque anche per la cultura e i linguaggi del nuovo continente digitale da evangelizzare e in cui inculturare il messaggio evangelico. Dobbiamo chiederci cosa poter imparare, che cosa di questa cultura non solo è compatibile col cristianesimo ma è già ben adatto ad esso, e anche cosa bisogna invece modificare. Come dice Papa Francesco bisogna essere "cittadini" in questa arena, non ritirarsi ai margini, ma abitarla e contribuire con la fede a plasmare l'ambiente. Molta gente sta passando considerevole parte del proprio tempo nei social media e vi investe la propria vita; se la Chiesa non fosse anche lì, mancherebbe di incontrare queste persone.
Le persone delle generazioni più vecchie si stupiscono, fanno "wow!", quando sentono che il Papa è in internet e Twitter. I più giovani reagiscono diversamente; chiedono "e cosa sta dicendo?", per loro sembra normale la presenza, non li stupisce il fatto che il Papa sia lì, ma si chiedono cosa ci stia a fare, i giovani vanno alla relazione.

L'arena digitale, ricorda Mons. Paul, non ci consente di fare ciò che abbiamo sempre fatto: prendere il giornale di carta e metterlo online su un sito web: non funziona così, non è abbastanza. Devo ripensare quello che faccio, utilizzare il dialetto, il gergo della rete. Bisogna imparare il nuovo linguaggio: ciò non significa imparare nuove parole, ma come sviluppare la comunicazione e il dialogo. Le generazioni più vecchie sono abituate alla comunicazione unidirezionale (soprattutto da parte dei preti: sono loro ad avere il microfono in chiesa. Il prete parla, la gente ascolta). Questo è anche il sistema di comunicare della TV. I nuovi media sono diversi: puoi interagire, commentare, dissentire... Si attua una comunicazione partecipativa, che richiede di prendere sul serio le domande e i commenti che arrivano a seguito delle proposte. E' una conversazione che si sviluppa, solitamente in pubblico. Anche le questioni di fede non sono dibattute in privato come un tempo, ma sotto gli occhi di altri che leggono i commenti (chi frequenta i blog lo sa bene...). Tre parole sono essenziali: Ascoltare, conversare, incoraggiare. Per questi tre motivi-azioni stiamo nell'arena dei new media come chiesa.

Come Chiesa siamo sempre stati molto bravi con il testo scritto. Siamo ancora molto bravi con i testi, e come teologi, siamo capaci e ben attrezzati ad analizzare testi scritti. Ora invece vanno parole, immagini e suoni: siamo tornati, in certo modo, al pre-letterario. Ma anche con questo linguaggio eravamo bravi come chiesa, soprattutto nel campo della musica, della pittura, in generale dell'arte, che dà piacere e tocca il cuore.
Un'altra questione di linguaggio sollevata da Tighe è quella del vocabolario: grazia, salvezza, evangelizzazione, riconciliazione, ecc. tutte parole tradizionali, portatrici di grandi significati, che però non si possono più dare per scontate, non si può presumere siano capite solo perché tradotte nella lingua parlata dagli ascoltatori. Non sono parole "entry level" e in realtà non vengono più collegate con significati compresi. Persino parlare di "Vaticano II" per i giovani non ha molto senso, insiste mons. Tighe, non capiscono la sigla, possono pensare che sia qualcosa come la targa della seconda automobile del Papa! Ma non dobbiamo per questo perdere il linguaggio della teologia e della liturgia, sebbene comprendiamo che non sia linguaggio "di base", per tutti, e ci rendiamo conto che per il primo approccio è necessario un altro linguaggio.

Nel cammino dei new media noi cristiani siamo pellegrini con il resto delle persone. Papa Francesco suggeriva di non correre né troppo avanti, né rimanere eccessivamente indietro, ma voler camminare insieme, nel mezzo, in compagnia. Accompagniamo gli altri ad incontrare Cristo, con pazienza, con attenzione, con genuinità che possa essere percepita e accolta dagli interlocutori, assumendoci la responsabilità della relazione, entrando nella cultura dell'interlocutore e nel suo linguaggio, parlando di fede in maniera sincera e con verità.
Con una battuta, poi, mons. Paul ricorda ai convenuti che già dire "nuovi media" (new media) rivela l'età di chi sta parlando. Per la maggior parte delle persone che li usa, e sono giovani, questi sono semplicemente i "media", mezzi di comunicazione. Il panorama dei social media oggi si basa fondamentalmente su concetti di peer to peer (scambio alla pari), gratuità, apertura. In questo panorama, dunque, pare non ci sia autorità, e invece, spiega il segretario del PCCS, la celebrità ha sostituito l'autorità, ovvero la celebrità è una forma di autorevolezza. Papa Francesco ne è un esempio: è una celebrità oltre che un'autorità. Per questo c'è chi lo ascolta in quanto celebrità, perché egli cattura l'immaginario pubblico, non perché sia il vescovo di Roma. In questo ambiente e cultura plasmati dai media, l'autorità (in senso di autorevolezza) è da guadagnare, non da reclamare o pretendere per la propria posizione.

Nel flusso di discorsi di Internet il compito dei comunicatori cristiani è di cercare di dare un'anima alla rete, nel senso di provocare i partecipanti alla conversazione ad interrogarsi, ad approfondire, a cercare la vera sapienza, nel senso di una umanità integrale. Non siamo noi l'anima di internet, ma possiamo contribuire ad aprire uno spazio di spiritualità in questo ambiente, perché ogni essere umano è portatore di domande profonde, a noi il compito di fornire il luogo, la cornice per affrontarle in maniera sensata, mostrando ciò che avviene nelle nostre chiese, non solo raccontandogli una storia su di essa. La visione della Chiesa nella mente di molte persone è negativa, per via di ciò che hanno sentito o gli è stato riportato, non per esperienza personale: per questo è essenziale mostrare la vita della Chiesa, soprattutto la vita della chiesa a livello locale, dove ci si prende cura delle persone, si sostengono e rafforzano le persone con generosità. Allora si potrà dire: unisciti a noi, aiutaci, costruisci con noi la comunità.

Il fatto che oltre a cercare relazioni e informazioni per sé stessi, nei social media si incontri tanta voglia di condividere, persone che donano ciò che fanno o scrivono, ci dice che la natura umana non è cambiata e questo ne è un segno peculiare.
D'altra parte il seguire (o l'essere seguiti) su Twitter è di solito un esercizio di rafforzamento di ciò che già penso e credo: a tutti piace un bel bagno nelle proprie idee e pregiudizi! Questo è certo un limite: quando parliamo di amico, di amico vero, intendiamo quello che a volte non è d'accordo con me e me lo dice.

Il desiderio di condividere l'incontro con Cristo, l'arricchimento che questo incontro ha dato a noi, ci deve motivare nell'uso dei media, non per fare un proselito in più, per cercare il successo nei numeri... Dare ragione della speranza che è in me e portare altri all'incontro personale con Cristo: un mistero che accade, non qualcosa che si può costruire con idee da ingegnere.
Questo non significa, comunque, che il lavoro dei comunicatori non sia importante o non debba essere professionale. Anzi dobbiamo fare bene, migliorare la qualità della nostra comunicazione, ma sapendo che poi il successo dell'evangelizzazione dipende da Cristo e dalla sua grazia, a cui noi però vogliamo dare la migliore testimonianza possibile.
Anche gli errori aiutano certo a migliorare, e così il condividere successi come pure gli insuccessi, che possono ispirare e aiutare altri. Abbiamo bisogno di molta collaborazione sia tra persone in paesi diversi, sia ai vari livelli della chiesa, locale e universale.

Nel messaggio per i 30 anni del Centro Televisivo Vaticano Papa Francesco ha ricordato che c'è bisogno di "convergenza" non di "competizione" come strategia per le iniziative della Chiesa nei media ("Convergere anziché concorrere è la strategia delle iniziative mediali nel mondo cattolico"). Vuol dire che non dobbiamo parlare del "mio" sito, il "mio" spettacolo, i "miei" followers, ma facciamo convergere, portiamo insieme e lavoriamo insieme come Chiesa.
Certo c'è anche qui un rischio, ma un rischio che va corso: quello di dare fiducia soprattutto ai giovani, senza troppa paura degli errori. Come tutti sanno, quando si impara una lingua straniera si fanno all'inizio errori tremendi, ma se non fai errori non imparerai mai! Non esiste la strategia unica, definitiva e perfetta e centralizzata, che solo aspetta di essere implementata. Come la Chiesa, anche la sua comunicazione non è così centralizzata come alcuni credono. C'è bisogno di provare e sperimentare le varie piattaforme di social media; vedere cosa possono dare e come possono adattarsi: provarle tutte - dice con ironia mons. Paul - ma non sposare nessuna di queste, rimanere flessibili, pronti al cambiamento. C'è da evitare "l'imperativo tecnologico" e tenere sempre presente che si tratta di comunicazione umana, cuore a cuore, prima di tutto, non principalmente di tecnologia.


 Nota: il testo qui sopra è una traduzione sommaria, e con qualche interpolazione e spiegazione, ma sostanzialmente fedele alla conferenza che avete integrale nel video.

Testo tratto da : http://www.cantualeantonianum.com/2013/10/padre-mi-benedice-il-tatuaggio-della.html

 

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Immediatezza, assiduità, determinazione nelle parole: sono alcune delle caratteristiche che fanno dell'account Twitter di Papa Francesco uno dei più seguiti al mondo, nonché un potente strumento di dialogo ed evangelizzazione. Vicino ai 10 milioni di follower, il Pontefice si è anche aggiudicato di recente l'Oscar del web, come Personaggio dell'anno al Blogfest 2013, sbaragliando la concorrenza di star di Internet.

Di questo Cecilia Seppia ha parlato con don Gabriele Mangiarotti, responsabile di CulturaCattolica.it, che ha curato la prefazione del volume "I messaggi del Papa su Twitter" edito dalla Libreria editrice vaticana.RealAudioMP3

R. - Credo che quello che convinca dell'account del Papa sia proprio l'essenzialità con cui richiama alle cose fondamentali. Francesco in questo caso, con questo strumento, riesce a dire parole essenziali che sono a volte affascinanti altre commoventi. Soprattutto, sono parole che chiedono di essere "rilanciate"; infatti la cosa impressionante è che i tweet del Papa sono continuamente rilanciati. E' di questo che l'uomo ha bisogno: di questo annuncio, di questa testimonianza e verità; le cose effimere all'uomo non servono. Mi sembra che in questo modo Papa Francesco dia alla Rete quel volto umano che ogni strumento creato dall'uomo dovrebbe avere, soprattutto per comunicare.

D. – D'altra parte, come ha detto anche il Papa al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, nell'era digitale la Chiesa deve imparare a "mettersi in cammino con tutti, per favorire l'incontro dell'uomo con Cristo". Twitter è un veicolo eccezionale in questo senso, anche per l'evangelizzazione e questo Francesco sembra averlo capito molto bene...

R. – Certo, in questo senso Papa Francesco risponde proprio a quel grido che fece Giovanni Paolo II (Messaggio per la 36° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 2002) quando – parlando proprio del mondo di Internet – disse: "Da questa galassia di immagini emergerà il volto di Cristo, perché solo quando si vedrà il Suo volto, e si udirà la Sua voce il mondo conoscerà la buona notizia della nostra redenzione", e continua dicendo "Questo è il fine dell'evangelizzazione che farà di Internet uno spazio umano autentico".

D. – Talmente importante questa presenza del Papa su Twitter - che tra l'altro è vicino ai 10 milioni di follower – che la Lev ha deciso di dedicargli un volume raccogliendo alcuni dei suoi tweet. Parliamo di questo volume, del perché è nato...

R. – E' nato proprio da questo desiderio di rendere accessibile questa modalità di incontro con l'uomo usata dal Papa. Tra l'altro questo libro ha anche immagini bellissime – fotografie di Giovanni Chiaromonte – frammenti di verità, di vita e di bellezza che fanno emergere una profondità ed una bellezza ancora più grande.

D. – Il Papa lancia tweet ed ogni giorno ci sono milioni di "menzioni" che arrivano al suo account. Follower, gente che lo segue e che gli chiede preghiere, o che risponde all'appello che il Papa può aver lanciato attraverso quel tweet. Questo è anche un modo per avvicinare la Chiesa e quindi il Papa alla sua gente, al suo popolo...

R. – Certo è sicuramente un aspetto interessante. Dico sempre che la Rete non può rimanere soltanto virtuale, deve diventare una rete reale, che dia la possibilità di un incontro. Del resto questa mi sembra che sia una caratteristica del Papa: quella di non lanciare soltanto messaggi ma di incontrare anche le persone. Questo si vede nelle visite pastorali; alla Gmg di Rio de Janeiro; quando celebra le udienze perché la gente pone continuamente domande, o fa osservazioni insieme ad atti di gratitudine, che certamente sono segno di questo diventare relazione...

D. – Abbiamo detto "immediatezza, assiduità, semplicità" ma anche "determinazione nelle parole". È un linguaggio assolutamente innovativo. Tanto per citare alcuni dei suoi tweet contenuti in questo volume: "Dio non è uno spray". "Non siamo cristiani all'acqua di rose". Lei don Gabriele dice che Papa Francesco si muove in questo mondo come "un pesce nell'acqua"...

R. – Sì. La cosa impressionante – ma questa è per certi aspetti la caratteristica di Twitter ed il Papa mi sembra aver colto bene questa cosa – è che quando bisogna attenersi ai 140 caratteri disponibili non si può dire l'ovvio, il banale; si deve cercare l'essenziale. Mi sembra che questi tweet del Papa abbiano la forza di centrare l'essenziale.

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(Radio Vaticana) - Si è aperta in Vaticano la Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali sul tema "La rete e la Chiesa". Philippa Hitchen ha intervistato il presidente del dicastero, mons. Claudio Maria Celli: RealAudioMP3 

R. – La plenaria si situa nell'attuale contesto della comunicazione e oggi la comunicazione si muove soprattutto all'interno di una rete. Certo che rimangono i tradizionali mezzi di comunicazione: vale a dire, la stampa, la radio, la televisione. Però, innegabilmente, le nuove tecnologie hanno dato adito a questa nuova realtà: vuol dire che oggi ormai centinaia di milioni di persone si muovono, abitano la rete. E la preoccupazione della Chiesa è come interagire con questi abitanti della rete, uomini e donne di oggi che hanno i loro problemi, che hanno bisogno di una ricerca di verità, e che devono rispondere ai problemi della loro vita. E quindi, il problema della Chiesa, direi la missione della Chiesa è di entrare in dialogo con queste persone. E dunque il tema della nostra plenaria è proprio questo: Chiesa e rete, e che ruolo può giocare la Chiesa nella rete; come entrare in dialogo con gli uomini e le donne che abitano la rete, come annunciare il Vangelo, e come trasmettere questi fondamentali valori umani. In una parola, come oggi ci dice Papa Francesco, come promuoviamo una cultura dell'incontro nel contesto della rete?

D. – Negli ultimi anni, il vostro Consiglio ha compiuto vari progressi in questo senso: siti nuovi come news.va, pope2you, adesso una nuova iniziativa di e-book. Come giudica finora questo progresso?
R. – Io ritengo che abbiamo fatto passi considerevoli. Lei menzionava news.va, questo nuovo strumento di informazione della Santa Sede. Quello che ci lascia stupiti è la risposta che abbiamo. Oggi, il sito è visitato quotidianamente dalle 50 alle 60 mila persone. Ma quello che ci stupisce ancora di più è la dimensione che si è creata su facebook. Come lei sa, news.va è presente su facebook nelle cinque lingue. Oggi possiamo dire – sono dati recentissimi – che ogni mese il sito di news.va su facebook è visitato da più di 10 milioni di persone. La fanno da padroni gli spagnoli, poi i visitatori di lingua inglese; gli italiani sono poco più di 600 mila. Però, quello che a noi interessa è questo: vedere come gli uomini e le donne di oggi cercano. La rete è veramente un grande strumento di conoscenza, di comunicazione, di relazione. Sì, innegabilmente ci sono anche aspetti deteriori e negativi, quindi la nostra analisi così positiva non è ingenua. Conosciamo perfettamente i limiti. Però, amiamo sottolineare la valenza positiva e come queste nuove tecnologie comunicative possano favorire un rapporto, una crescita di amicizie. Ecco perché poco fa citavo la cultura dell'incontro: perché oggi in questi grandi social network lei può incontrare, può dialogare, può conoscere, può relazionarsi con centinaia di migliaia di persone, e questa è un'opportunità che non va perduta. Poi, l'altra cosa che mi sembra molto importante è Twitter: oggi siamo arrivati a 9 milioni e 300 mila followers. Ma quello che più mi interessa è la dimensione del ri-twittaggio. Oggi si pensa che almeno 60 milioni di persone possono avere sul proprio cellulare, sul proprio smartphone, sul proprio ipad e quindi sul proprio tablet, il tweet del Santo Padre. E questo innegabilmente è una dimensione di evangelizzazione di tutto rispetto. Amo molto pensare a questo: il Papa che usa il linguaggio dell'uomo di oggi, un linguaggio certamente "castigato" – potremmo dire così – in 140 caratteri; però, è anche vero che il Papa può raggiungere tante persone!

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Roma (documentazione.info) - Dopo Oltre tre mesi di pontificato, è ormai un fatto conclamato che Papa Francesco possieda delle ottime qualità comunicative, sia per la capacità di trasmettere in maniera chiara, concisa e penetrante la Parola di Dio e il Magistero della Chiesa, sia per i gesti genuini che compie quando si rapporta con le folle di fedeli in Piazza San Pietro o con ogni singola persona che riceve in occasione di udienze programmate.

Uno stile sobrio, totalmente personale, evidentemente nuovo rispetto a qualunque altro - e per questo da non mettere a comparazione. Tuttavia non si può prescindere, questo sì, da una sua valutazione seppur sommaria, come hanno cercato di fare nelle scorse settimane diversi commentatori.

A pochi giorni dall'inizio del pontificato, Michele Brambilla intervista su Vatican Insider alcuni specialisti, tra i quali Lorella Zanardo, studiosa di linguaggio e comunicazione, che ritiene il "successo" di Papa Francesco frutto della sua sincerità, autenticità e "prossimità" con i fedeli. Ecco perché "buca lo schermo".
Nei giorni successivi, lo stesso sito collegato al quotidiano "La Stampa", commentando l'exploit di Papa Francesco su Twitter - il cui profilo (@Pontifex) in nove lingue ha superato i 5 milioni di followers -, ha ospitato un commento del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, secondo il quale "nella catechesi del Pontefice ricorrono parole dense e frasi molto efficaci che vengono ripetute più volte per fissarle bene nella memoria dei fedeli. Il suo modo di esprimersi è adatto ad essere ripreso su Twitter, a tradursi in spunti di riflessione, ad essere sintetizzato in motivi d'ispirazione".

Per un altro gesuita, Padre Antonio Spadaro, direttore de"La Civiltà Cattolica", "l'attitudine di Francesco alla comunicazione rientra nella sua definizione di umiltà". Infatti, per il Papa essere umili significa "avvicinarsi bene agli altri", e siccome lui "vuole che la Chiesa sia vicina alle persone lì dove si trovano", "per far questo esce per strada. Tra le vie che percorre ci sono anche quelle digitali".

Su Avvenire, la giornalista Stefania Falasca, già redattrice della rivista 30Giorni e conoscente di lunga data di Papa Bergoglio dai tempi del suo ministero episcopale a Buenos Aires, commentando lo stile che lo caratterizza, ha parlato di "primato della parola nel suo statuto comunicativo e relazionale", "primato della colloquialità, dell'accessibilità, della chiarezza e della bellezza, attraverso la parola che subito apre, illumina". Tutte condizioni "che consentono di andare incontro agli uomini", tracciando quel "sermo humilis, che vuol dire parlare a tutti, cioè universalità e allo stesso tempo contemporaneità, immersione nel divenire del mondo, e rappresenta il modulo espressivo più consono a una Chiesa che vuole essere amica degli uomini del suo tempo". Qui anche una sua intervista a Radio Vaticana RealAudioMP3

Sul quotidiano online "L'Indro", il professor Giampiero Gamaleri, Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, ha offerto una sua analisi dettagliata del primo discorso di Papa Francesco pronunciato la sera dell'elezione dalla Loggia della Basilica Vaticana, definendo l'insieme come un "eccezionale evento di comunicazione": "Il Papa sembrava emanare luce, anche attraverso la scelta della talare bianca senza la macchia di colore della stola rossa. E ha saputo sostenere quest'impatto con una tranquillità che solo un uomo dotato di un eccezionale carisma di comunicazione può sostenere. Un avvio più significativo e promettente non ci si poteva aspettare".

Se queste valutazioni generali sulla comunicatività di Papa Francesco sono 'scientificamente' provate o meno, sarà il tempo a stabilirlo, e con esso altri analisti e studiosi con elaborazioni più in profondità. Quel che invece si può affermare con certezza è ciò che realmente pensa Papa Francesco sulla comunicazione in generale e sui comunicatori in particolare.
Una prima occasione "universale" per rendere pubblico questo suo pensiero l'abbiamo vissuta il 16 marzo 2013, a soli tre giorni dalla sua elezione, quando ha ricevuto in udienza nell'Aula Paolo VI gli operatori dei mezzi di comunicazione e le centinaia di corrispondenti di emittenti internazionali che avevano "assediato" Roma per coprire gli eventi legati alla Sede Vacante. Già questa tempistica è di per sé emblematica.

Una nuova ermeneutica
In tale occasione il Papa ha offerto una prima lezione su come comunicare adeguatamente proprio gli eventi ecclesiali. Questi, infatti, "hanno una caratteristica di fondo particolare: rispondono a una logica che non è principalmente quella delle categorie, per così dire, mondane, e proprio per questo non è facile interpretarli e comunicarli ad un pubblico vasto e variegato". Ciò vale ugualmente per la Chiesa, che pur essendo una istituzione umana e storica "non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: è il Popolo di Dio, il Santo Popolo di Dio, che cammina verso l'incontro con Gesù Cristo. Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa Cattolica opera".
Una "ermeneutica" impostata in questo modo, permette quindi anche di comprendere e spiegare adeguatamente gli eventi che si sono susseguiti a partire dalla rinuncia di Benedetto XVI.
Il lavoro di un buon comunicatore, secondo il Papa, "necessita di studio, di sensibilità, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza", "triadi esistenziale" che tutti siamo chiamati a comunicare.
Come Arcivescovo di Buenos Aires, l'allora Cardinale Jorge Mario Bergoglio, nell'ottobre del 2002 aveva preparato una relazione più ampia sul ruolo del comunicatore e sul contributo 'sociale' di questa professione, nella quale già anticipava l'importanza di trasmettere ciò che è "vero, buono e bello". (Comunicador ¿Quién es tu prójimo?, relazione del 10 ottobre 2002).
In essa riconosceva anzitutto "l'affascinante e potente azione e influenza dei mezzi di comunicazione nella società e nella cultura", che possono aiutare "a crescere o a disorientare" in quanto raggiungono così da vicino il cuore umano, "laddove si prendono le decisioni importanti" della vita. E ciò avviene in particolar modo grazie alla "forte potenzialità dell'immagine di penetrare, commuovere, muove, motivare e influenzare la nostra condotta".

La buona prossimità
In quella circostanza il Cardinale Bergoglio ha sviluppato tutta una riflessione sull'importanza della "prossimità" dei media, proprio per questa loro "capacità di avvicinarsi e influire nella vita delle persone con uno stesso linguaggio globalizzato e simultaneo".
Una "buona prossimità" è pertanto quella che "aiuta", che trasmette una informazione "vera", che comunica "l'integrità di una realtà, in maniera armonica e con chiarezza". Diversamente, "quando le immagini e le informazioni hanno come unico scopo quello di indurre al consumo o manipolare le persone per approfittarsi di esse, siamo di fronte ad un assalto, ad un golpe". Questa prassi il Papa la definisce "l'estetica disintegrante", che tra le altre cose "fa perdere la speranza nella possibilità di scoprire la verità e operare il bene comune.
La "buona prossimità" è poi quella che "comunica la bellezza della carità con verità". Ad esempio, "quando la verità è dolorosa e il bene difficile da realizzare, la bellezza si incontra in questo amore con condivide il dolore, con rispetto e in maniera degna. Contro qualunque sensazionalismo, c'è una maniera degna di mostrare il dolore che riscatta i valori e le riserve spirituali di un popolo e aiuta a superare il male con la forza del bene, a lavorare fraternamente per superarlo, con solidarietà, con questa prossimità che ci arricchisce e ci apre al vero e al bene".
Approssimarsi bene implica quindi "dare testimonianza": "contro l'apparente neutralità dei media, solo colui che comunica mettendo in gioco la propria etica e dando testimonianza della verità è affidabile per approssimarsi bene alla realtà. La testimonianza personale del comunicatore sta alla base della sua affidabilità".

La doppia sfida
Nella sua relazione il Cardinale Bergoglio parlava inoltre del "senso di trascendenza" della comunicazione, della necessità di trasmettere "la bellezza dell'amore che condivide gioia e dolore", dell'avere "senso del tempo e della storia come premessa di speranza" e concludeva con una "doppia sfida" per i comunicatori cristiani.
Da una parte, "conoscere, sentire e gustare la bellezza dell'amore di Dio", attraverso l'incontro personale con Gesù Cristo, che illumina "il discernimento della bellezza dei valori, di fronte all'immagine vuota di una certa cosmesi tecnologica". L'altra sfida è quella di condividere questa bellezza con una "vocazione così specifica" che richiede "molta formazione e vera professionalità per un uso competente della tecnologia e dei mezzi di comunicazione".
di Giovanni Tridente

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Roma.- Il Sir cinguetta su Twitter. Da domenica, infatti, Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dedicata quest'anno al tema "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione", sarà attivo il profilo ufficiale dell'Agenzia sul social network (@agensir).

A spiegare il senso di questa presenza è il direttore del Sir, Domenico Delle Foglie. "Conviene stare su Twitter? La domanda - afferma il direttore - è mal posta, perché non esserci, in tempi di social network, è già un errore.

Ma conviene ad un'Agenzia come il Sir (Servizio informazione religiosa) con le sue grandi responsabilità comunicative? Ecco, l'errore sta nel verbo: convenire. Quando devi esserci, non è più il caso di fare calcoli di convenienza. Piuttosto, è opportuno chiedersi come starci nella Rete. E qui le cose diventano più complicate, perché 140 caratteri cosa possono restituire della complessità del tuo lavoro, della ricchezza delle notizie, della straordinaria qualità del mondo ecclesiale che giorno per giorno cerchi di raccontare? Poiché la risposta la potremo trovare solo facendolo, dal 12 maggio il Sir cinguetterà nella Rete. Non è un caso se abbiamo scelto il 12 maggio, Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Poteva esserci un giorno migliore? Lo faremo a modo nostro, scegliendo il meglio che possiamo offrire e filtrandolo attraverso la nostra sensibilità ecclesiale e comunicativa. Dunque, non tutto quello che produciamo, ma quello che speriamo possa intrigare e incuriosire, lasciandoci noi guidare dal nostro intuito e dalla nostra passione. Per Dio e per l'uomo".

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Pregiatissimi collaboratori del PCCS,

in occasione della "Settimana delle Comunicazioni 2013", in vista della "47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali" ed in relazione al Vs. comunicato stampa di Venerdì 26 Aprile 2013, la parrocchia "N.S. Assunta" in Acqui Terme, Chiesa Cattedrale della Diocesi di Acqui Terme, con la presente, vuole portare a conoscenza una piccola iniziativa venuta alla luce in quanto ispirata dal tema cardine che il Papa Emerito Benedetto XVI ha proposto per l'anno 2013.

Il Santo Padre si riferiva, in particolare, allo sviluppo delle reti sociali digitali che "stanno contribuendo a far emergere una nuova ”agorà”, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità". Secondo il Papa Emerito, inoltre, quando "questi spazi sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove".

Verso queste nuove forme di comunicazione, si sono già da tempo indirizzate diverse comunità parrocchiali della Diocesi di Acqui, prevedendo la divulgazione del Vangelo e fornendo servizi di informazione proprio attraverso i principali mezzi che la tecnica oggi mette a disposizione, in primis siti web, ma anche le reti sociali più diffuse (Facebook, Twitter, ecc).

Anche la parrocchia "N.S. Assunta" ha cercato di intraprendere la strada verso i nuovi mezzi di comunicazione, dotandosi di un sito web dedicato, già operativo da tempo ed attualmente in fase di graduale, ma costante, aggiornamento (http://www.cattedraleacqui.altervista.org/). In parallelo a ciò, la parrocchia ha recentemente attivato i propri profili ufficiali sulle reti Facebook, Twitter, YouTube e Flickr.  Per una migliore gestione ma, soprattutto, per una più efficiente fruibilità da parte dei potenziali utenti, tutti i servizi informativi afferenti alla parrocchia sono raggiungibili a mezzo di un portale internet dedicato, chiamato “Cattedrale Acqui NEWS”. La versione sperimentale del portale, il cui indirizzo è http://www.cattedraleacquinews.info/ (per la versione specifica per dispostivi mobili), è online dal giorno 31 Marzo 2013, in occasione della S. Pasqua.  Oltre ai citati sistemi, dal portale è possibile accedere ad alcuni servizi per la divulgazione dedicata di informazioni parrocchiali, basate su Newsletter, liste SMS, canali web di TV e Radio, nonché su di un sistema di videoconferenze parrocchiali. Tutti i servizi sono offerti gratuitamente.

Quanto proposto, non rappresenta un vero proprio contributo audiovisivo che il PCCS possa utilizzare in preparazione degli eventi della presente settimana, ma vuole rappresentare un piccolo esempio su come la parrocchia "N.S. Assunta" ed altre parrocchie della Diocesi di Acqui si stiano muovendo per valorizzare le nuove tecnologie, consapevoli che esse possano rappresentare uno strumento importante per legare ulteriormente le parrocchie ai propri parrocchiani e, come ci suggerisce proprio il tema della "47 Giornata delle Comunicazioni Sociali", rappresentare “porte di verità e di fede per aprirsi a nuovi spazi di evangelizzazione”.

Con l'augurio di un buon proseguimento di lavoro ed un ricordo nella preghiera, si trasmettono i piu cordiali saluti.

Mons. Paolino Siri, parroco e vicario generale della Diocesi di Acqui

Giancarlo Cerretto, collaboratore tecnico parrocchiale

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Roma (Civiltà Cattolica)  - La riflessione sulla comunicazione che la Chiesa sta portando avanti in questi anni si interroga non su tecniche e modelli, ma sulla vita dell'uomo al tempo in cui l'ambiente digitale ha impatto sulla nostra percezione della realtà, di noi stessi e sulle nostre relazioni. Quest'anno il Pontefice nel suo Messaggio per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali lancia l'invito a considerare come l'ambiente digitale non sia un mondo parallelo, ma un ambiente nel quale molte persone, specialmente giovani, condividono conoscenza, valori e interrogativi di senso. Da qui l'invito ai cristiani a coinvolgersi in maniera autentica e interattiva, con rispetto e pazienza, con le domande e i dubbi che gli uomini esprimono nel loro cammino di ricerca della verità. Il Papa si è unito alla conversazione che avviene via Twitter aprendo l'account @pontifex proprio per esprimere un segno di attiva partecipazione ai dialoghi degli uomini del nostro tempo, che oggi sono sempre più veicolati dai networks sociali.

L'articolo integrale di Antonio Spadaro S.I., pubblicato su Civiltà Cattolica, è in allegato

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Roma (Zenit.org) - La scorsa settimana Benedetto XVI ha presentato al mondo il suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali che si celebrerà il prossimo 12 maggio, sul tema: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione".

ZENIT ha commentato questo importante documento con mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nell'intervista pubblicata di seguito, il presule ha spiegato il rapporto della Santa Sede con le nuove tecnologie per il suo lavoro quotidiano ed ha esposto il suo punto di vista su alcune iniziative come il contatto Twitter del Papa, che attualmente, a poco più di un mese dal lancio ha superato i due milioni e mezzo di contatti.

Eccellenza, quali sono state le prime reazioni al Messaggio del Papa per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali?

Mons. Celli: Osservando la rassegna stampa internazionale, mi sembra che il Messaggio del Papa sia stato ben accolto in ogni luogo. Credo che finalmente si sia presa coscienza del fatto che le reti sociali hanno bisogno della presenza di uomini e donne di buona volontà. Esse non sono uno strumento che l'uomo accende o spegne, ma un ambiente in cui effettivamente vive; come una grande piazza dove si incontrano altre persone e dove è possibile riscoprire il senso profondo della propria vita. Credo sia proprio questa una delle grandi sfide che il messaggio del Papa vuole affrontare. Come ha scritto il Santo Padre, molte volte non viene percepita immediatamente la ricerca del vero, del senso della vita, e a volte le nuove tecnologie confondono un po' le idee subissando le persone di messaggi, di proposte. Emerge quindi un grande problema di discernimento.

Secondo lei, c'è un"profilo" particolare di coloro che vogliono evangelizzare nella rete?

Mons. Celli: No, direi che non esiste un profilo specifico. Piuttosto parlerei di uomini e donne del nostro tempo che hanno accolto nel proprio cuore il Signore Gesù e il suo messaggio e che, quindi, cercano di trasmetterlo e viverlo attraverso le reti sociali. Nel web si è a contatto con altre persone, ecco perché il Santo Padre ha parlato anche di autenticità, di ricerca della verità. Come accennavo prima, c'è un rischio grande nelle reti sociali: essere sottoposti ad una valanga di messaggi, a volte negativi, e non sempre è facile discernere e capire. Pertanto sono molto grato per l'invito del Papa a scoprire quali sono le pulsioni e le tensioni dell'uomo e delle donne oggi. Perché, come si legge nel testo del Messaggio, "le reti sociali sono legate profondamente all'inquietudine del cuore umano". Sono un spazio ulteriore per capire che il signore Gesù ci sta accanto.

Le reti sociali, dunque, sono molto più di semplici mezzi di comunicazione?

Mons. Celli: Non sono strumenti, sono ambienti di vita, sono realtà dove io "abito". Allora io non utilizzo le reti sociali solo per annunciare il Vangelo, ma abitando nella rete sociale, con la mia testimonianza, con il mio annunzio, io comunico a Gesù Cristo, la sua parola, la sua proposta. In un messaggio di qualche anno fa, addirittura il Santo Padre parlava di una "diaconia della cultura digitale", invitando i vescovi a formare anche nel proprio ambiente un piccolo gruppo di presbiteri che possano operare nella rete ed esercitare una vera e propria pastorale.

Quali sono le sfide che emergono da questo nuovo mondo?

Mons. Celli: Un tema delicatissimo nel campo delle nuove tecnologie è quello del linguaggio. Nel senso che bisogna avere la capacità di utilizzare un linguaggio comprensibile per tutti gli uomini e le donne di oggi. Il Papa dice infatti nel Messaggio che non ci si aspetta solamente una citazione formale della parola del Vangelo. Non si tratta cioè di ripetere solo passaggi delle Scritture, ma chi abita nella rete deve dar testimonianza con la propria vita di un rapporto esistenziale tra vita e Vangelo. Il Santo Padre stesso ci ha dato questo esempio entrando in Twitter. Il suo desiderio era proprio quello di stare accanto agli uomini e alle donne di oggi, e rimanere accanto a loro con la sua parola. E sì, il tweet è limitato solo a 140 caratteri, tuttavia quese poche parole possono avere un contenuto profondo che può aiutare l'uomo a riscoprire il senso profondo della sua vita.

A proposito di Twitter, come valuta le reazioni negative, a volte veri e propri attacchi, della gente all'account del Pontefice?

Mons. Celli: Io ho visto in questi tempi più che altro grandi reazioni positive. Quando presentammo il primo tweet del papa, parlai di "scintille di verità" e "pillole di saggezza". Ecco, in questa "desertificazione spirituale" che – come afferma il Papa, sta aumentando sempre di più - una "goccia di rugiada" come può essere una breve, ma profonda frase del Pontefice può alleviare la sete dell'uomo e può favorire il suo cammino. Per questo, nostante le critiche, le offese, e certi messaggi anche pesanti che effettivamente sono pervenuti, ritengo che la decisione del Papa di entrare nel social network sia più che positiva. Ribadisco che bisogna essere presenti nel contesto delle reti sociali, non solamente per abitarci, ma per dare testimonianza dei valori in cui crediamo.

Lei ha più volte fatto un invito a "retwittare" i messaggi del Papa...

Mons. Celli: Sì, mi sono permesso di invitare gli amici del papa a "retwittare" ai propri amici ogni post del Santo Padre. Se ogni utente inviasse il messaggio del Pontefice anche solo a dieci amici raggiungeremmo già i venticinque milioni di followers, e così via...

In che modo la comunicazione sociale cattolica collaborerà a promuovere la nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Credo che l'invito a evangelizzare sia un invito rivolto a tutti. Ogni discepolo di Gesù Cristo deve assumersi questa responsabilità che é legata al suo battesimo, ovvero di essere annuncio, strumento, presenza, proposta. Questo è un punto di riferimento fondamentale. Questo slancio evangelizzatore aiuterá le persone a far buon uso di tutto ciò che la tecnologia mettono a disposizione.

Quali sono attualmente i progetti del Dicastero di cui è presidente?

Mons. Celli: In questo momento stiamo portando avanti l'iniziativa di Twitter che cresce ogni giorno di più e vede aumentare continuamente i followers. E cerchiamo di far sì che i tweet del Santo Padre si possano diffondere più ampiamente possibile. Un'altra iniziativa è news.va, il sito che raccoglie le informazioni dei diversi organi di comunicazione della Santa Sede. Oggi news.va è visitato quotidianamente dalle 12.000 alle 30.000 persone. E sono sicuro che pian piano questo numero aumenterà. Per noi è molto importante perché ci permette di essere presenti e di poter offrire quotidianamente notizie aggiornate più di tre volte il giorno.

Altri progetti per il futuro?

Mons. Celli: È già sta operativa l'applicazione del Papa per gli smartphone che permetterà di avere immediatamente i filmati del Papa, o la trasmissione di un'Udienza, dell'Angelus o di una cerimonia a San Pietro. È un progetto in sintonia con il grande e illuminante magistero di questo Papa.

di José Antonio Varela Vidal

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Città del Vaticano (RV) - "Un mese di Pontifex": è l'indagine realizzata dal mensile internazionale dei Gesuiti, "Popoli", sul primo mese di Benedetto XVI su Twitter. Dalla ricerca statistica, risulta che i tweet del Papa hanno generato oltre 270 mila messaggi di risposta. La maggior parte sono stati neutrali, 26 mila circa positivi e 22 mila circa negativi. L'indagine – consultabile sul sito www.popoli.info – ha anche analizzato la presenza sui Social Network della gerarchia ecclesiale. Sui dati salienti dell'indagine su @Pontifex, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di Popoli, Stefano Femminis:

R. – I numeri sono impressionanti: 270.456 persone, che hanno commentato coerentemente con quello che è lo spirito di un social network, che prevede l'interazione. C'è stata una grande quantità di messaggi neutrali, cioè persone che hanno semplicemente ritwittato il messaggio del Papa. Tra quelli che l'hanno fatto, però, i tweet positivi sono stati di più: sono stati oltre 26 mila contro i 22.500 negativi. Abbiamo poi fatto anche un'analisi dei contenuti di questi tweet, analizzandone un campione. Tra quelli positivi emergono in particolare le citazioni del Papa stesso e poi una grande fetta di messaggi positivi, anche di ringraziamenti e auguri e una parte rilevante dedicata a preghiere. Il Papa nel mese che abbiamo analizzato ha spesso invitato a pregare sulle vicende della Nigeria e della Siria, in particolare. Questo ha colpito molto il popolo di Twitter. Per quanto riguarda invece i messaggi negativi, emergono cose interessanti. E' interessante che, tolta una quantità, non solo di critica, ma di veri e propri insulti, che purtroppo fa parte dell'essere presenti su un social network, ci sono poi una serie di rilievi negativi che hanno a che fare con questioni tristemente note, come quelle di alcuni sacerdoti, protagonisti di episodi di pedofilia, piuttosto che critiche sul potere e la ricchezza della Chiesa, del Vaticano. Come a dire che l'annuncio del Vangelo, l'annuncio del messaggio di Cristo, in qualche modo, non è l'oggetto delle critiche, ma sono altri gli elementi sotto accusa. Questo, credo, possa far riflettere in generale la Chiesa sulle potenzialità della presenza sui social network, appunto a livello di istituzioni o di personalità ecclesiali.

D. – In qualche modo questa indagine, con i suoi chiaroscuri, dimostra appunto l'importanza del non lasciare questo terreno ad altri...

R. – Certo, il Papa ha più volte sottolineato l'importanza e il desiderio della Chiesa di essere là dove è l'uomo: su Twitter, su Facebook e su altri social network, sulla Rete l'uomo c'è, è presente con i propri problemi, con le proprie domande e anche con le proprie critiche. Quindi, è importante per la Chiesa essere anche lì e dialogare con le persone più lontane o comunque più critiche. Bisogna sempre tener presente che la distinzione tra mondo digitale e mondo reale è ormai una distinzione che si regge sempre di meno, proprio perché l'uomo, l'essere umano, è presente sui social network in modo integrale. Quindi anche nell'annuncio evangelico e nella trasmissione del messaggio della Chiesa non ci si può tirare fuori da questo mondo e da questa sfida.

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