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Roma.- Il Sir cinguetta su Twitter. Da domenica, infatti, Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dedicata quest'anno al tema "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione", sarà attivo il profilo ufficiale dell'Agenzia sul social network (@agensir).

A spiegare il senso di questa presenza è il direttore del Sir, Domenico Delle Foglie. "Conviene stare su Twitter? La domanda - afferma il direttore - è mal posta, perché non esserci, in tempi di social network, è già un errore.

Ma conviene ad un'Agenzia come il Sir (Servizio informazione religiosa) con le sue grandi responsabilità comunicative? Ecco, l'errore sta nel verbo: convenire. Quando devi esserci, non è più il caso di fare calcoli di convenienza. Piuttosto, è opportuno chiedersi come starci nella Rete. E qui le cose diventano più complicate, perché 140 caratteri cosa possono restituire della complessità del tuo lavoro, della ricchezza delle notizie, della straordinaria qualità del mondo ecclesiale che giorno per giorno cerchi di raccontare? Poiché la risposta la potremo trovare solo facendolo, dal 12 maggio il Sir cinguetterà nella Rete. Non è un caso se abbiamo scelto il 12 maggio, Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Poteva esserci un giorno migliore? Lo faremo a modo nostro, scegliendo il meglio che possiamo offrire e filtrandolo attraverso la nostra sensibilità ecclesiale e comunicativa. Dunque, non tutto quello che produciamo, ma quello che speriamo possa intrigare e incuriosire, lasciandoci noi guidare dal nostro intuito e dalla nostra passione. Per Dio e per l'uomo".

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Pregiatissimi collaboratori del PCCS,

in occasione della "Settimana delle Comunicazioni 2013", in vista della "47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali" ed in relazione al Vs. comunicato stampa di Venerdì 26 Aprile 2013, la parrocchia "N.S. Assunta" in Acqui Terme, Chiesa Cattedrale della Diocesi di Acqui Terme, con la presente, vuole portare a conoscenza una piccola iniziativa venuta alla luce in quanto ispirata dal tema cardine che il Papa Emerito Benedetto XVI ha proposto per l'anno 2013.

Il Santo Padre si riferiva, in particolare, allo sviluppo delle reti sociali digitali che "stanno contribuendo a far emergere una nuova ”agorà”, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità". Secondo il Papa Emerito, inoltre, quando "questi spazi sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove".

Verso queste nuove forme di comunicazione, si sono già da tempo indirizzate diverse comunità parrocchiali della Diocesi di Acqui, prevedendo la divulgazione del Vangelo e fornendo servizi di informazione proprio attraverso i principali mezzi che la tecnica oggi mette a disposizione, in primis siti web, ma anche le reti sociali più diffuse (Facebook, Twitter, ecc).

Anche la parrocchia "N.S. Assunta" ha cercato di intraprendere la strada verso i nuovi mezzi di comunicazione, dotandosi di un sito web dedicato, già operativo da tempo ed attualmente in fase di graduale, ma costante, aggiornamento (http://www.cattedraleacqui.altervista.org/). In parallelo a ciò, la parrocchia ha recentemente attivato i propri profili ufficiali sulle reti Facebook, Twitter, YouTube e Flickr.  Per una migliore gestione ma, soprattutto, per una più efficiente fruibilità da parte dei potenziali utenti, tutti i servizi informativi afferenti alla parrocchia sono raggiungibili a mezzo di un portale internet dedicato, chiamato “Cattedrale Acqui NEWS”. La versione sperimentale del portale, il cui indirizzo è http://www.cattedraleacquinews.info/ (per la versione specifica per dispostivi mobili), è online dal giorno 31 Marzo 2013, in occasione della S. Pasqua.  Oltre ai citati sistemi, dal portale è possibile accedere ad alcuni servizi per la divulgazione dedicata di informazioni parrocchiali, basate su Newsletter, liste SMS, canali web di TV e Radio, nonché su di un sistema di videoconferenze parrocchiali. Tutti i servizi sono offerti gratuitamente.

Quanto proposto, non rappresenta un vero proprio contributo audiovisivo che il PCCS possa utilizzare in preparazione degli eventi della presente settimana, ma vuole rappresentare un piccolo esempio su come la parrocchia "N.S. Assunta" ed altre parrocchie della Diocesi di Acqui si stiano muovendo per valorizzare le nuove tecnologie, consapevoli che esse possano rappresentare uno strumento importante per legare ulteriormente le parrocchie ai propri parrocchiani e, come ci suggerisce proprio il tema della "47 Giornata delle Comunicazioni Sociali", rappresentare “porte di verità e di fede per aprirsi a nuovi spazi di evangelizzazione”.

Con l'augurio di un buon proseguimento di lavoro ed un ricordo nella preghiera, si trasmettono i piu cordiali saluti.

Mons. Paolino Siri, parroco e vicario generale della Diocesi di Acqui

Giancarlo Cerretto, collaboratore tecnico parrocchiale

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Roma (Civiltà Cattolica)  - La riflessione sulla comunicazione che la Chiesa sta portando avanti in questi anni si interroga non su tecniche e modelli, ma sulla vita dell'uomo al tempo in cui l'ambiente digitale ha impatto sulla nostra percezione della realtà, di noi stessi e sulle nostre relazioni. Quest'anno il Pontefice nel suo Messaggio per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali lancia l'invito a considerare come l'ambiente digitale non sia un mondo parallelo, ma un ambiente nel quale molte persone, specialmente giovani, condividono conoscenza, valori e interrogativi di senso. Da qui l'invito ai cristiani a coinvolgersi in maniera autentica e interattiva, con rispetto e pazienza, con le domande e i dubbi che gli uomini esprimono nel loro cammino di ricerca della verità. Il Papa si è unito alla conversazione che avviene via Twitter aprendo l'account @pontifex proprio per esprimere un segno di attiva partecipazione ai dialoghi degli uomini del nostro tempo, che oggi sono sempre più veicolati dai networks sociali.

L'articolo integrale di Antonio Spadaro S.I., pubblicato su Civiltà Cattolica, è in allegato

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Roma (Zenit.org) - La scorsa settimana Benedetto XVI ha presentato al mondo il suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali che si celebrerà il prossimo 12 maggio, sul tema: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione".

ZENIT ha commentato questo importante documento con mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nell'intervista pubblicata di seguito, il presule ha spiegato il rapporto della Santa Sede con le nuove tecnologie per il suo lavoro quotidiano ed ha esposto il suo punto di vista su alcune iniziative come il contatto Twitter del Papa, che attualmente, a poco più di un mese dal lancio ha superato i due milioni e mezzo di contatti.

Eccellenza, quali sono state le prime reazioni al Messaggio del Papa per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali?

Mons. Celli: Osservando la rassegna stampa internazionale, mi sembra che il Messaggio del Papa sia stato ben accolto in ogni luogo. Credo che finalmente si sia presa coscienza del fatto che le reti sociali hanno bisogno della presenza di uomini e donne di buona volontà. Esse non sono uno strumento che l'uomo accende o spegne, ma un ambiente in cui effettivamente vive; come una grande piazza dove si incontrano altre persone e dove è possibile riscoprire il senso profondo della propria vita. Credo sia proprio questa una delle grandi sfide che il messaggio del Papa vuole affrontare. Come ha scritto il Santo Padre, molte volte non viene percepita immediatamente la ricerca del vero, del senso della vita, e a volte le nuove tecnologie confondono un po' le idee subissando le persone di messaggi, di proposte. Emerge quindi un grande problema di discernimento.

Secondo lei, c'è un"profilo" particolare di coloro che vogliono evangelizzare nella rete?

Mons. Celli: No, direi che non esiste un profilo specifico. Piuttosto parlerei di uomini e donne del nostro tempo che hanno accolto nel proprio cuore il Signore Gesù e il suo messaggio e che, quindi, cercano di trasmetterlo e viverlo attraverso le reti sociali. Nel web si è a contatto con altre persone, ecco perché il Santo Padre ha parlato anche di autenticità, di ricerca della verità. Come accennavo prima, c'è un rischio grande nelle reti sociali: essere sottoposti ad una valanga di messaggi, a volte negativi, e non sempre è facile discernere e capire. Pertanto sono molto grato per l'invito del Papa a scoprire quali sono le pulsioni e le tensioni dell'uomo e delle donne oggi. Perché, come si legge nel testo del Messaggio, "le reti sociali sono legate profondamente all'inquietudine del cuore umano". Sono un spazio ulteriore per capire che il signore Gesù ci sta accanto.

Le reti sociali, dunque, sono molto più di semplici mezzi di comunicazione?

Mons. Celli: Non sono strumenti, sono ambienti di vita, sono realtà dove io "abito". Allora io non utilizzo le reti sociali solo per annunciare il Vangelo, ma abitando nella rete sociale, con la mia testimonianza, con il mio annunzio, io comunico a Gesù Cristo, la sua parola, la sua proposta. In un messaggio di qualche anno fa, addirittura il Santo Padre parlava di una "diaconia della cultura digitale", invitando i vescovi a formare anche nel proprio ambiente un piccolo gruppo di presbiteri che possano operare nella rete ed esercitare una vera e propria pastorale.

Quali sono le sfide che emergono da questo nuovo mondo?

Mons. Celli: Un tema delicatissimo nel campo delle nuove tecnologie è quello del linguaggio. Nel senso che bisogna avere la capacità di utilizzare un linguaggio comprensibile per tutti gli uomini e le donne di oggi. Il Papa dice infatti nel Messaggio che non ci si aspetta solamente una citazione formale della parola del Vangelo. Non si tratta cioè di ripetere solo passaggi delle Scritture, ma chi abita nella rete deve dar testimonianza con la propria vita di un rapporto esistenziale tra vita e Vangelo. Il Santo Padre stesso ci ha dato questo esempio entrando in Twitter. Il suo desiderio era proprio quello di stare accanto agli uomini e alle donne di oggi, e rimanere accanto a loro con la sua parola. E sì, il tweet è limitato solo a 140 caratteri, tuttavia quese poche parole possono avere un contenuto profondo che può aiutare l'uomo a riscoprire il senso profondo della sua vita.

A proposito di Twitter, come valuta le reazioni negative, a volte veri e propri attacchi, della gente all'account del Pontefice?

Mons. Celli: Io ho visto in questi tempi più che altro grandi reazioni positive. Quando presentammo il primo tweet del papa, parlai di "scintille di verità" e "pillole di saggezza". Ecco, in questa "desertificazione spirituale" che – come afferma il Papa, sta aumentando sempre di più - una "goccia di rugiada" come può essere una breve, ma profonda frase del Pontefice può alleviare la sete dell'uomo e può favorire il suo cammino. Per questo, nostante le critiche, le offese, e certi messaggi anche pesanti che effettivamente sono pervenuti, ritengo che la decisione del Papa di entrare nel social network sia più che positiva. Ribadisco che bisogna essere presenti nel contesto delle reti sociali, non solamente per abitarci, ma per dare testimonianza dei valori in cui crediamo.

Lei ha più volte fatto un invito a "retwittare" i messaggi del Papa...

Mons. Celli: Sì, mi sono permesso di invitare gli amici del papa a "retwittare" ai propri amici ogni post del Santo Padre. Se ogni utente inviasse il messaggio del Pontefice anche solo a dieci amici raggiungeremmo già i venticinque milioni di followers, e così via...

In che modo la comunicazione sociale cattolica collaborerà a promuovere la nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Credo che l'invito a evangelizzare sia un invito rivolto a tutti. Ogni discepolo di Gesù Cristo deve assumersi questa responsabilità che é legata al suo battesimo, ovvero di essere annuncio, strumento, presenza, proposta. Questo è un punto di riferimento fondamentale. Questo slancio evangelizzatore aiuterá le persone a far buon uso di tutto ciò che la tecnologia mettono a disposizione.

Quali sono attualmente i progetti del Dicastero di cui è presidente?

Mons. Celli: In questo momento stiamo portando avanti l'iniziativa di Twitter che cresce ogni giorno di più e vede aumentare continuamente i followers. E cerchiamo di far sì che i tweet del Santo Padre si possano diffondere più ampiamente possibile. Un'altra iniziativa è news.va, il sito che raccoglie le informazioni dei diversi organi di comunicazione della Santa Sede. Oggi news.va è visitato quotidianamente dalle 12.000 alle 30.000 persone. E sono sicuro che pian piano questo numero aumenterà. Per noi è molto importante perché ci permette di essere presenti e di poter offrire quotidianamente notizie aggiornate più di tre volte il giorno.

Altri progetti per il futuro?

Mons. Celli: È già sta operativa l'applicazione del Papa per gli smartphone che permetterà di avere immediatamente i filmati del Papa, o la trasmissione di un'Udienza, dell'Angelus o di una cerimonia a San Pietro. È un progetto in sintonia con il grande e illuminante magistero di questo Papa.

di José Antonio Varela Vidal

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Città del Vaticano (RV) - "Un mese di Pontifex": è l'indagine realizzata dal mensile internazionale dei Gesuiti, "Popoli", sul primo mese di Benedetto XVI su Twitter. Dalla ricerca statistica, risulta che i tweet del Papa hanno generato oltre 270 mila messaggi di risposta. La maggior parte sono stati neutrali, 26 mila circa positivi e 22 mila circa negativi. L'indagine – consultabile sul sito www.popoli.info – ha anche analizzato la presenza sui Social Network della gerarchia ecclesiale. Sui dati salienti dell'indagine su @Pontifex, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di Popoli, Stefano Femminis:

R. – I numeri sono impressionanti: 270.456 persone, che hanno commentato coerentemente con quello che è lo spirito di un social network, che prevede l'interazione. C'è stata una grande quantità di messaggi neutrali, cioè persone che hanno semplicemente ritwittato il messaggio del Papa. Tra quelli che l'hanno fatto, però, i tweet positivi sono stati di più: sono stati oltre 26 mila contro i 22.500 negativi. Abbiamo poi fatto anche un'analisi dei contenuti di questi tweet, analizzandone un campione. Tra quelli positivi emergono in particolare le citazioni del Papa stesso e poi una grande fetta di messaggi positivi, anche di ringraziamenti e auguri e una parte rilevante dedicata a preghiere. Il Papa nel mese che abbiamo analizzato ha spesso invitato a pregare sulle vicende della Nigeria e della Siria, in particolare. Questo ha colpito molto il popolo di Twitter. Per quanto riguarda invece i messaggi negativi, emergono cose interessanti. E' interessante che, tolta una quantità, non solo di critica, ma di veri e propri insulti, che purtroppo fa parte dell'essere presenti su un social network, ci sono poi una serie di rilievi negativi che hanno a che fare con questioni tristemente note, come quelle di alcuni sacerdoti, protagonisti di episodi di pedofilia, piuttosto che critiche sul potere e la ricchezza della Chiesa, del Vaticano. Come a dire che l'annuncio del Vangelo, l'annuncio del messaggio di Cristo, in qualche modo, non è l'oggetto delle critiche, ma sono altri gli elementi sotto accusa. Questo, credo, possa far riflettere in generale la Chiesa sulle potenzialità della presenza sui social network, appunto a livello di istituzioni o di personalità ecclesiali.

D. – In qualche modo questa indagine, con i suoi chiaroscuri, dimostra appunto l'importanza del non lasciare questo terreno ad altri...

R. – Certo, il Papa ha più volte sottolineato l'importanza e il desiderio della Chiesa di essere là dove è l'uomo: su Twitter, su Facebook e su altri social network, sulla Rete l'uomo c'è, è presente con i propri problemi, con le proprie domande e anche con le proprie critiche. Quindi, è importante per la Chiesa essere anche lì e dialogare con le persone più lontane o comunque più critiche. Bisogna sempre tener presente che la distinzione tra mondo digitale e mondo reale è ormai una distinzione che si regge sempre di meno, proprio perché l'uomo, l'essere umano, è presente sui social network in modo integrale. Quindi anche nell'annuncio evangelico e nella trasmissione del messaggio della Chiesa non ci si può tirare fuori da questo mondo e da questa sfida.

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Città del Vaticano (RV)- Benedetto XVI approda su Twitter con lo stesso spirito che animò Pio XI nel dar vita alla Radio Vaticana: utilizzare le nuove tecnologie per incontrare gli uomini e annunciare il Vangelo. E' la continuità che vede padre Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", alla vigilia del primo tweet che il Papa lancerà, domani, nell'udienza generale sul suo account @Pontifex. Sul significato di questa presenza del Papa su Twitter, Alessandro Gisotti ha intervistato proprio padre Spadaro: RealAudioMP3

R. – Intenderei questa presenza come una presenza "normale": oggi è chiaro che la comunicazione non coincide più con la semplice trasmissione di un messaggio, ma con la condivisione di questo all'interno di reti sociali. E nel Magistero di Benedetto XVI sulle comunicazioni questo elemento è un elemento chiave, da leggere molto bene. La Chiesa sa che oggi i messaggi di senso passano attraverso i network sociali, che sono dei veri e propri "luoghi di senso", dove la gente condivide la vita, i desideri, le impressioni, le domande, le risposte... Quindi, la presenza del Papa su Twitter è una presenza che sostanzialmente vedrei come in continuità con la presenza del Papa in strumenti come la radio, quindi alla decisione di Pio XI di trasmettere il messaggio del Vangelo attraverso la Radio Vaticana. Direi che la Chiesa è sempre stata molto attenta all'avanguardia comunicativa, proprio perché il Vangelo va incarnato nel tessuto comunicativo della storia.

D. – Qualcuno, riferendosi al fatto che c'è chi sta usando Twitter per offendere il Papa, per offendere la fede cristiana, sostiene che questa iniziativa è troppo rischiosa. Cosa ne pensa?

R. – Certamente è rischioso, perché significa comunque esporre il messaggio del Vangelo. In ogni caso, questo è essenziale. Chi commenta negativamente il fatto che ci siano vari messaggi polemici nei confronti del Papa, probabilmente non si è accorto che in realtà questi sono ovunque nella Rete, ma direi anche nei giornali, in tante altre forme di espressione... E direi che questi commenti fanno parte della comunicazione ordinaria: certamente verranno meno. Ci sono anche domande molto interessanti che vengono poste al Pontefice. Quindi, direi che è una tappa in un cammino di crescita, ma non le vedrei come problematiche.

D. – La presenza del Papa su Twitter dovrebbe suscitare un rinnovato impegno dei cristiani sulle reti sociali – sui social network – specie dei giovani, dei cosiddetti "nativi digitali"?

R. – Io penso che la presenza del Papa su Twitter incoraggi i cattolici a essere presenti nell'ambiente digitale e questo per me è un elemento di riflessione assolutamente fondamentale. Cioè, l'uomo oggi vive anche in Rete: si può essere d'accordo o meno, si può essere contenti o meno di questo fatto, però di fatto la Chiesa è chiamata a essere presente lì dove sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, perché una parte della loro vita di comunicazione è lì, in questo ambiente digitale. Quindi: la vita è una sola, sia che essa sia nell'ambiente fisico, sia che sia nell'ambiente digitale. La realtà della Rete non è una realtà parallela, rispetto all'esistenza. E quindi, i cattolici sono chiamati a essere nell'ambiente digitale così come nell'ambiente fisico. Il Papa, sostanzialmente, incoraggia questa presenza.

D. – Come raccogliere, soprattutto da parte dei pastori e dei sacerdoti, delle persone più impegnate nella vita della Chiesa, la sfida lanciata dal Papa affinché soprattutto questa, come altre iniziative, non restino delle "cattedrali nel deserto"?

R. – Direi che una sfida molto interessante riguarda il rapporto tra la Parola annunciata e il contesto culturale attuale. Noi sappiamo che il contesto ordinario delle persone, dell'uomo di oggi, è un contesto frammentato, frazionato e proprio all'interno di questo contesto si avverte la necessità di messaggi di senso, di sapienza, anche profondi, ma brevi, appuntiti. E il Papa stesso, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni del 2012, ha affermato che in Rete – proprio in Rete – è possibile trovare spazi di silenzio. Quindi, vedrei come la comunicazione in Rete non sia, non debba essere, contrapposta a una comunicazione silenziosa. Il tweet del Papa è un messaggio molto breve che può aiutare le persone a riflettere, quindi a porsi domande importanti, anche a dialogare grazie all'hashtag #askpontifex con il Papa.

D. – Come uomo di fede e di comunicazione, impegnato proprio sulla frontiera delle nuove tecnologie, cosa le dice personalmente, cosa la colpisce di questa presenza di Benedetto XVI su Twitter?

R. – Mi colpisce la disponibilità: la disponibilità del Papa a mettersi in gioco su un terreno su cui anche altri leader religiosi, come sappiamo, si sono messi in gioco. Quindi, la disponibilità a entrare con coraggio e con semplicità anche all'interno di questo mondo comunicativo. In fondo, ciò che caratterizza la Chiesa è la passione per l'umanità. Chiaramente, i rischi sono tanti, ci sono sempre e ovunque. Penso che la strada migliore sia affrontare le sfide con coraggio ed essere presenti: comprendere le sfide ed i problemi dall'interno, non trincerarsi all'interno di una situazione comoda o già nota. Quindi, questa disponibilità, questa flessibilità mi colpisce e credo sia una spinta molto interessante per i cristiani a vivere con coraggio il contesto delle sfide attuali.

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A una settimana dall'ingresso di Benedetto XVI su Twitter, non si arresta il boom di contatti sull'account @Pontifex e il traguardo del milione di follower sembra sempre più vicino. Su questa iniziativa del Papa che ha destato grande interesse in tutto il mondo, ascoltiamo padre Federico Lombardi, nel suo editoriale per Octava Dies, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:RealAudioMP3

Il nuovo twittatore uscì nel continente digitale per twittare. Alcuni abitanti del continente dissero: “Che ci fa qui questo intruso? In questo campo solo noi sappiamo che cosa e come bisogna twittare!”. E lo presero in giro e gli volsero le spalle. Altri abitanti dissero: “Interessante e divertente! Vediamo se avrà più followers di altri VIP, attori o calciatori”. E fecero le loro considerazioni sui numeri, ma non pensarono a cosa dicevano i tweets e dopo un po’ se ne disinteressarono. Altri dissero: “Bene. C’è qualcuno che si preoccupa di dirci delle cose che ritiene importanti per ognuno di noi. Staremo attenti per vedere e sentire, e saremo contenti di ritwittare ai nostri amici in ricerca come noi”. E i tweets portarono frutto e si moltiplicarono, per trenta, per sessanta, per cento… Chi ha orecchi per intendere, intenda.

140 caratteri – quanti ne contiene un tweet – non sono pochi. La maggior parte dei versetti del Vangelo ne ha di meno; le beatitudini sono molto più brevi. Un po’ di concisione non fa male. Da secoli sappiamo che ascoltare una parola di Gesù al mattino e portarla nella mente e nel cuore sostiene il cammino di un giorno…o di una vita. Ma bisogna capire perché questa parola è importante, da dove viene e dove va, in quale contesto di vita trova il suo senso. Insomma, il tweet non porta la vita da solo e automaticamente. Non per nulla può incontrare di fatto un’accoglienza entusiastica, ma anche un rifiuto. Il seme cade su un terreno sassoso o in mezzo ai rovi dei pregiudizi negativi e soffoca, ma cade anche su un terreno buono e disponibile e così porta frutto e si moltiplica.

Naturalmente il mondo non si salverà a colpi di tweet, ma sul miliardo di battezzati cattolici e sui sette miliardi del mondo, alcuni milioni di persone potranno sentire anche per questa via il Papa più vicino, dire una parola per loro, una scintilla di saggezza da portare nella mente e nel cuore e da condividere con gli amici di tweet. Un nuovo servizio del Vangelo.

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Città del Vaticano (RV) - A pochi giorni dall'apertura dell'account di Benedetto XVI su Twitter, i followers del Papa hanno superato quota 700 mila. Tantissimi i tweet. Philippa Hitchen ne ha parlato con mons. Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle Comunicazioni Sociali:RealAudioMP3

R. – Noi pensiamo che nei prossimi giorni, forse anche prima di Natale, potremo raggiungere il milione di followers. Ma io le confesso che queste cifre, questi numeri, mi indicano qualcosa, ma non mi emozionano particolarmente.

D. – Non è solo una questione di numeri...

R. – Esattamente. Il Papa nella sua missione di pastore della Chiesa universale non cerca popolarità, non è un divo della canzone o di altri settori della vita. Io guardavo in questi giorni quanti followers hanno certi personaggi del mondo dello spettacolo. Per noi non è questo. Il desiderio del Papa è fondamentalmente quello di essere presente, di essere accanto, accanto all'uomo e alla donna di oggi, che affrontano un cammino non facile. Il Papa pochi giorni fa parlava di una desertificazione del mondo spirituale. Ecco perché io vedo positivamente questa presenza del Papa nel mondo dei tweet.

D. – C'è chi chiede, però, perché Twitter se non verrà usato nel modo interattivo per cui è stato concepito...

R. – Sì, è vero. In un certo senso siamo in contraddizione con la natura stessa dei tweet. Però, anche se solamente il 10 per cento dei 700 mila followers – un domani speriamo un milione – scrivessero al Papa, sarebbe materialmente impossibile poter rispondere. Noi vediamo, in questi giorni che abbiamo aperto questo momento interattivo, quanti tweet sono arrivati: tweet positivi, tweet negativi e tweet offensivi.

D. – Ve l'aspettavate, comunque, anche questo...

R. – Beh, quando uno entra in questo mondo deve aspettarselo. La cosa, quindi, non ci ha colto di sorpresa. Direi che ciò che ci ha sorpreso è la quantità di tweet che sono arrivati. Non ci ha stupito, però, che in certi momenti riemergano sofferenze, riemerga quella schiuma un poco nera. Lo avevamo messo in programma. Sono venute fuori, però, anche domande interessanti sulla fede. E' vero, a volte abbiamo avuto dei tweet scherzosi, ma anche questo risponde alla cultura del momento. Io dico, un poco sorridendo, che non risolveremo con i tweet i problemi della Chiesa. Volesse il Cielo fosse così semplice!

D. – Per lei cosa è importante, allora?

R. - Ma ... per me è importante che il Papa sia presente accanto agli uomini e alle donne di oggi. Come dicevo poco fa, oggi l'uomo ha una profonda nostalgia anche di Dio, e fa fatica a trovare, alle volte, il senso alla propria vita. Io ogni volta che mi avvicino a questa realtà penso a quella famosa frase di Gesù: "Voi che siete stanchi, affaticati, venite a me e troverete riposo". L'uomo di oggi trova una profonda stanchezza nel vivere, che alle volte cerca di evitare, ricorrendo a vari sistemi e alle volte anche negando se stesso. Ma ciò che noi vorremmo essere – e credo che il Papa senta profondamente questo bisogno – è di essere accanto. Ecco perché durante la conferenza stampa di presentazione io parlavo di pillole di saggezza o di scintille di verità. Se lei mi permette, proprio riferendomi a questo esempio del deserto, dove gli uomini di oggi molte volte si trovano a camminare, io un tweet lo definirei proprio come una goccia d'acqua che allevia le difficoltà del cammino. Io direi allora "benvenuta" a questa presenza di Papa Benedetto nel mondo dei tweet. Penso e spero che poi saranno gli amici – la parola followers mi entusiasma meno e preferirei proprio chiamarli amici – a ritwittare questi messaggi del Santo Padre e a far sì che pervengano là dove è possibile. Che il cuore di molti uomini e donne di oggi possa ritrovare una goccia d'acqua fresca nel cammino della vita!

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(L'Avvenire) Da domani (per ieri) Benedetto XVI farà sentire la sua voce in un ulteriore spazio di relazione, comunicazione, informazione: Twitter. Uno spazio digitale, che volutamente non definisco “virtuale”, perché è invece assolutamente reale, anche se di una realtà immateriale, fatta di bit anziché di atomi. Ma almeno per i cattolici l’idea di una realtà non materiale non dovrebbe costituire un problema!

Si tratta di una scelta coraggiosa e, credo, non priva di dubbi e titubanze (come ogni scelta dovrebbe essere). Ma, ciò che più conta, di una scelta che può aiutarci a liberarci di tutte le precomprensioni, i pregiudizi, le paure legati soprattutto a una scarsa o nulla conoscenza degli ambienti digitali; che rischiano di precludere la loro comprensione e, cosa assai più grave, la possibilità di viverli in maniera libera e responsabile, come uno dei territori che abbiamo oggi a disposizione per comunicare, metterci in relazione, annunciare e vivere il Vangelo. «Niente è profano quaggiù per chi sa vedere», diceva Teilhard de Chardin. E questa affermazione coraggiosa gli è costata cara (si chiama parresìa: la verità non è mai a buon mercato). Eppure, oggi lo si riconosce, aveva ragione lui. La paura che la rete sia il luogo dei legami deboli, delle doppie e false identità, dell’inautenticità e dell’inganno è frutto di una cattiva coscienza. Il male esiste, in rete così come nelle relazioni faccia a faccia, e tutto ciò che attribuiamo al web esisteva ben prima che arrivassero i social network. Nella rete portiamo ciò che siamo. Cerchiamo di essere migliori, e anche il web lo sarà.

Due esempi (tratti dalla vita “materiale”) possono forse aiutare a comprendere perché è fondamentale riuscire ad abbandonare l’atteggiamento dualista, che contrappone realtà e web anziché vedere il web come una dimensione della realtà. Il primo riguarda la violenza sulle donne. Sappiamo tristemente che la percentuale più alta di violenza sulle donne, compreso l’omicidio, ha come responsabili membri della famiglia, o persone legate affettivamente alle vittime. Diremo dunque alle nostre figlie non ti fidanzare, o non ti sposare, perché il tuo partner può diventare il tuo assassino? Non sarà invece la violenza dentro le famiglie, o tra partner, un segno del fatto che si è smarrito il senso di quella istituzione e di quella relazione, e che il male che vi si trova deve essere un’occasione ineludibile per ripensarne e rigenerarne il senso?

Dato che il senso, il valore, la verità sono sempre passibili di tradimento, perché siamo umani e il male esiste. Ma è nostra responsabilità riumanizzare continuamente, senza arrenderci, il mondo in cui viviamo. E non smettere di continuare a cercare la verità che continuamente mortifichiamo. Il secondo esempio riguarda l’abitare. Tanta parte degli studiosi, e anche della Chiesa, sostiene da tempo che il web è un «luogo antropologico», che va abitato e reso abitabile. E abitare è un modo di esistere tipicamente ed esclusivamente umano: gli animali non abitano, si “rintanano” per poter sopravvivere, per difendersi.

L’essere umano, invece, se da una parte non può non adattarsi, non tenere conto delle caratteristiche dell’ambiente in cui si trova (gli eschimesi abitano diversamente dai sudanesi), dall’altra è capace di dare forma all’ambiente, iscrivendovi i propri simboli, i propri significati, i propri valori. Trasformando lo “spazio” in un “luogo” che parla: basti pensare alla configurazione delle nostre città, che tutto il mondo ci invidia! Se abitare vuol dire iscrivere i propri significati nello spazio, allora non solo possiamo, ma dobbiamo abitare il web. E se il prossimo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali si intitola “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione” significa che il dualismo va superato. Che non vuol dire essere acritici tecno–ottimisti. La vigilanza e il discernimento sono condizioni per abitare, ma abitare si deve! Grazie Santo Padre.

Chiara Giaccardi
Professore ordinario
alla Universitá Cattolica del Sacro Cuore
Facoltà di LETTERE E FILOSOFIA
Sede di Milano
Dip. di Scienze della comunicazione e dello spettacolo

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Benedetto XVI è da ieri su Twitter e il 12 dicembre, durante l'udienza generale, lancerà il suo primo tweet sul tema della fede. I tweet saranno pubblicati in 8 lingue sull'account ufficiale @pontifex. Su questa importante novità e sull'uso dei nuovi media in Vaticano si è tenuta, ieri mattina, una conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede, alla presenza tra gli altri di mons. Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle Comunicazioni Sociali, e Greg Burke, consulente della Segreteria di Stato per la comunicazione. Nell'occasione, padre Federico Lombardi ha anche annunciato nuove iniziative per rafforzare la presenza del Papa e della Santa Sede su Internet. Il servizio di Alessandro Gisotti: RealAudioMP3

L'attesa del mondo della Rete è finita: da oggi chi vorrà essere tra i follower di Benedetto XVI su Twitter potrà farlo sull'account ufficiale @pontifex. Il primo tweet il Papa lo lancerà mercoledì 12 dicembre, durante l'udienza generale. Otto le lingue che verranno utilizzate tra cui anche l'arabo. Mons. Claudio Maria Celli ha tenuto a sottolineare con quale spirito il Papa abbia scelto di essere presente anche su questo social network che ha oltre mezzo miliardo di iscritti:

"Qui, ancora una volta, credo che emerga forte il desiderio di questo Papa di entrare in colloquio, in dialogo con l'uomo e la donna di oggi, e di incontrarli lì dove gli uomini e le donne di oggi si trovano".

Alcuni, ha detto ancora mons. Celli, si chiedono come si possa ridurre il pensiero di un Papa in 140 caratteri, quanti sono quelli di un tweet. In realtà, ha detto il presule, Benedetto XVI ha indicato che anche nell'essenzialità di brevi messaggi si può coltivare una profonda spiritualità, come d'altronde avviene leggendo dei versetti biblici. Questi tweet saranno dunque delle "scintille di verità". Particolarmente significativa anche la scelta del tema che darà il via all'esperienza del Papa su Twitter. I primi tweet, infatti, risponderanno alle domande indirizzate al Papa su questioni relative alla vita della fede. Le domande potranno essere inviate fino al 12 dicembre a #askpontifex. Ancora mons. Celli:

"Oggi, quello che ci interessa è proprio coinvolgere un dialogo con il Papa sul tema focale di quest'anno: un cammino di fede di ciascuno. Quindi, noi ci auguriamo che arrivino tweet proprio su questo tema per far sì che il Papa possa dare risposte sue, come risposte a questi tweet ricevuti, che poi possano però risuonare ed essere ri-tweetati nel mondo".

E' stata, dunque, la volta del media advisor vaticano Greg Burke che si è soffermato sugli aspetti operativi della presenza del Papa su Twitter:

"All the Pope's tweets are the Pope's words: nobody is going to put words ...

"Tutti i tweet del Papa – ha detto Burke – saranno parole del Papa: nessuno potrà mettere in bocca al Papa alcun tipo di espressione per poi dire che questi sono i tweet del Papa". "I tweet del Papa – ha ribadito – sono le parole del Papa". E' stato inoltre sottolineato che il Pontefice non avrà dei "following", ovvero "non seguirà" nessuno. Rispondendo poi alle domande dei giornalisti, Burke ha affermato che si è scelto Twitter piuttosto che Facebook perché il primo è più facile da gestire e permette di trasmettere velocemente e con facilità il messaggio. All'inizio, inoltre, verranno utilizzati per i tweet soprattutto testi tratti dall'udienza generale o dall'Angelus. Quindi, padre Lombardi e mons. Celli hanno annunciato alcune novità riguardanti i media vaticani sul web: innanzitutto il portale News.va - che ha aumentato il numero delle lingue ed ha realizzato dei "micrositi" su eventi particolari del Papa – avrà dalla prossima settimana, una App per Iphone, cosa già possibile da alcuni mesi per gli utenti della Radio Vaticana, che ha pure la App per Android. Potenziata anche la presenza su You Tube con nuovi canali in polacco, francese e cinese. Ritornando poi a Twitter, padre Lombardi ha evidenziato come siano oltre 100 mila i follower della Radio Vaticana in inglese e 30 mila quelli in spagnolo. Altra iniziativa particolarmente originale, annunciata da mons. Celli, è un ebook sull'Anno della fede in 6 volumi, uno dedicato al Magistero del Papa e gli altri dedicati all'attività della Chiesa nei 5 continenti.

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