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Il Papa: chi si avvicina alla Chiesa trovi porte aperte e non controllori della fede
Il PCCS presente alle Giornate Salesiane di comunicazione sociale
Roma (ANS) 150 religiosi e religiose, salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, si sono incontrati all'UPS venerdì 3 e sabato 4 maggio per la seconda edizione delle Giornate Salesiane di Comunicazione Socialeorganizzate dal Settore dei Salesiani di Don Bosco, dall'Ambito per la Comunicazione Sociale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dalla Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium e dalla FSC.
I lavori, dedicati al Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (domenica 12 maggio) dal titolo Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione, si sono aperti con i saluti di sr. Giuseppina Teruggi (consigliera FMA per la Comunicazione Sociale), don Filiberto González (consigliere SDB per la Comunicazione Sociale), la prof.ssa Pina Del Core, Preside dell'Auxilium e il prof. Carlo Nanni (Rettore Magnifico dell'UPS).
Il pomeriggio di venerdì 3 maggio ha visto i due interventi fondamentali, rispettivamente del prof. Fabio Pasqualetti, docente per la cattedra di Società e comunicazione della FCS, e di mons. Domenico Pompili, Sottosegretario e Portavoce della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore dell'Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali. Un'assai partecipata e animata serata di fraternità ha caratterizzato l'ultima parte del programma della prima giornata, conclusasi con la tradizionale "buonasera" da parte di sr. Maria Américo (Consigliera generale FMA per la Formazione).
Il sabato 4 maggio è stato dedicato soprattutto a due momenti di "laboratorio" offerti a ciascuno dei partecipanti, volti a presentare esperienze significative di presenza ed impegno educativo e pastorale all'interno dei social network e del continente digitale. Tenuti da alcuni docenti FSC e da esperti appositamente invitati, i laboratori sono stati dedicati a: "Vinonuovo", uno spazio di confronto (Paola Springhetti); C3dem, Costituzione, Concilio, Cittadinanza (Giampiero Forcesi); Young4young (Vittorio Sammarco); Il cortile digitale. Non solo immagini, avatar e fb (Lucia Caretti); Il cortile digitale. Non solo twitter e parole (Marco Mattio); La presenza del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali nelle Reti Sociali (don Ariel Beramendi); New media nuovi luoghi di evangelizzazione e di incontro testimoniale (don Paolo Padrini); Podcasting e "santificazione della mente" (sr. Pina Riccieri); Laboratorio web (Paolo Sparaci); Esperienze di pace, racconti di servizio (Francesco Spagnolo).
Il programma si è concluso con i saluti da parte di sr. Teruggi e don González che, quest'ultimo, commentando il Messaggio del Papa emerito Benedetto XVI per la Giornata Mondiale 2013, ha ribadito come esso stimoli a riflettere tutti i Salesiani «sia come religiosi e sia come educatori dei giovani. Siamo chiamati a verificare in prima persona gli atteggiamenti suggeriti dal Pontefice e, insieme ai giovani, educarci». In una prospettiva di valutazione positiva, anche se non ingenua, dei social media, don González ha sottolineato l'appello a saper vivere la nuova realtà dei social network con autenticità e maturità, con prudenza, non con paura, prevenendo più che reprimendo. «La nostra Congregazione – ha affermato – ha un grande passato di creatività evangelizzatrice attraverso i vecchi media; penso alle filmine, diapositive, pubblicazioni cartacee [...]. Non da meno deve esserlo per il futuro con i nuovi media. Già vedo molte e buone iniziative che, nelle varie Ispettorie, si stanno diffondendo: creazione di applicativi, corsi di formazione per giovani e salesiani in formazione iniziale, collaborazioni con altre realtà ecclesiali. Il nostro carisma ci indica un criterio chiaro: lì dove sono i giovani, siamo noi, evangelizzandoci, educandoci, santificandoci insieme».
Settimana e Festival della Comunicazione targato 2013
Roma - Paoline e Paolini hanno ufficializzato l'immagine che caratterizzerà tutte le iniziative che realizzeranno in collaborazione con diocesi, parrocchie, associazioni e Comuni, in occasione della Settimana (5-12 maggio 2013) e del Festival della Comunicazione (www.settimanadellacomunicazione.it/ ).
L'immagine, a cura dell'AtelierGuckArte di Milano, evidenzia l'interconnessione dei vari social network, con al centro il cellulare e il logo dell'Anno della fede. Ma i veri protagonisti sono i due ragazzi che, pur immersi nei simboli che accompagnano le loro giornate, sono sereni perché capaci di equilibrio, intelligenza e misura verso la Rete: connessi ma liberi! Proprio come suggerisce il Messaggio del Papa per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni, là dove si legge che i social network «quando sono valorizzati bene e con equilibrio, favoriscono forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l'armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione».
Anche un altro passo del Messaggio, conferisce forza all'immagine: «Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell'essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell'uomo». I due ragazzi del visual, infatti, indicano il logo dell'Anno della fede e non disdegnano i libri che portano sotto il braccio.
(Cristina Beffa)
Il direttore di "Popoli": il Papa chiede di non sottrarsi alla sfida dei social network
Città del Vaticano (RV) - "Un mese di Pontifex": è l'indagine realizzata dal mensile internazionale dei Gesuiti, "Popoli", sul primo mese di Benedetto XVI su Twitter. Dalla ricerca statistica, risulta che i tweet del Papa hanno generato oltre 270 mila messaggi di risposta. La maggior parte sono stati neutrali, 26 mila circa positivi e 22 mila circa negativi. L'indagine – consultabile sul sito www.popoli.info – ha anche analizzato la presenza sui Social Network della gerarchia ecclesiale. Sui dati salienti dell'indagine su @Pontifex, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di Popoli, Stefano Femminis:
R. – I numeri sono impressionanti: 270.456 persone, che hanno commentato coerentemente con quello che è lo spirito di un social network, che prevede l'interazione. C'è stata una grande quantità di messaggi neutrali, cioè persone che hanno semplicemente ritwittato il messaggio del Papa. Tra quelli che l'hanno fatto, però, i tweet positivi sono stati di più: sono stati oltre 26 mila contro i 22.500 negativi. Abbiamo poi fatto anche un'analisi dei contenuti di questi tweet, analizzandone un campione. Tra quelli positivi emergono in particolare le citazioni del Papa stesso e poi una grande fetta di messaggi positivi, anche di ringraziamenti e auguri e una parte rilevante dedicata a preghiere. Il Papa nel mese che abbiamo analizzato ha spesso invitato a pregare sulle vicende della Nigeria e della Siria, in particolare. Questo ha colpito molto il popolo di Twitter. Per quanto riguarda invece i messaggi negativi, emergono cose interessanti. E' interessante che, tolta una quantità, non solo di critica, ma di veri e propri insulti, che purtroppo fa parte dell'essere presenti su un social network, ci sono poi una serie di rilievi negativi che hanno a che fare con questioni tristemente note, come quelle di alcuni sacerdoti, protagonisti di episodi di pedofilia, piuttosto che critiche sul potere e la ricchezza della Chiesa, del Vaticano. Come a dire che l'annuncio del Vangelo, l'annuncio del messaggio di Cristo, in qualche modo, non è l'oggetto delle critiche, ma sono altri gli elementi sotto accusa. Questo, credo, possa far riflettere in generale la Chiesa sulle potenzialità della presenza sui social network, appunto a livello di istituzioni o di personalità ecclesiali.
D. – In qualche modo questa indagine, con i suoi chiaroscuri, dimostra appunto l'importanza del non lasciare questo terreno ad altri...
R. – Certo, il Papa ha più volte sottolineato l'importanza e il desiderio della Chiesa di essere là dove è l'uomo: su Twitter, su Facebook e su altri social network, sulla Rete l'uomo c'è, è presente con i propri problemi, con le proprie domande e anche con le proprie critiche. Quindi, è importante per la Chiesa essere anche lì e dialogare con le persone più lontane o comunque più critiche. Bisogna sempre tener presente che la distinzione tra mondo digitale e mondo reale è ormai una distinzione che si regge sempre di meno, proprio perché l'uomo, l'essere umano, è presente sui social network in modo integrale. Quindi anche nell'annuncio evangelico e nella trasmissione del messaggio della Chiesa non ci si può tirare fuori da questo mondo e da questa sfida.
P. Spadaro: il Papa invita i cristiani a dialogare sui social network, senza costruire ghetti
Città del Vaticano (RV) - Ha destato ampia eco a livello internazionale, il Messaggio di Benedetto XVI per la 47.ma Giornata delle Comunicazioni Sociali. Nel documento, il Papa sottolinea l'opportunità offerta oggi ai cristiani dai Social Network che, afferma, possono essere strumento di evangelizzazione e fattore di sviluppo umano. Alessandro Gisotti ne ha parlato con padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica: ![]()
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R. – Questo messaggio in modo particolare ha un valore speciale, perché affronta il tema dell'ambiente digitale come un mondo ordinario di esperienza, un ambiente, uno spazio, un luogo di esperienza ordinaria, quindi non un mondo parallelo, puramente virtuale – come scrive il Papa – ma parte della realtà quotidiana di molte persone. Quindi, l'idea dello spazio digitale come inautentico, alienato, falso, apparente, di fatto viene ad essere messo da parte come idea-chiave di interpretazione di questo luogo, ma è un'estensione del nostro spazio vitale e quotidiano che richiede responsabilità – come scrive il Papa – e dedizione alla verità. Quindi la rete è una realtà che sempre più interessa l'esistenza del credente e incide sulla sua capacità di comprensione della realtà della fede, del modo di viverla.
D. –C'è un passaggio in cui il Papa indica la possibilità di un'insidia, di un pericolo: quella del rumore. Poi, invece, parla di una luce gentile, citando Newmann, la luce gentile della fede. Ecco, anche qui – per citare un ultimo tweet del Papa – il cristiano è chiamato ad andare controcorrente, anche nel continente digitale?
R. – Ma ... il cristiano è chiamato a vivere la sua esperienza di vita esattamente come avviene nel mondo fisico, diremmo. Proprio questo mi sembra che il Papa intenda fare, cioè evitare una sorta di schizofrenia per cui il mondo digitale è qualcosa di diverso, in cui quasi la morale è diversa dal mondo fisico: no. La persona è sempre la stessa, la sua è una unità profonda. In modo particolare, poi, il Papa parla non tanto in generale di rete, quanto proprio dei network sociali, perché stanno plasmando il modo in cui l'uomo comunica. Direi che l'uomo in cui l'uomo vive nell'ambiente digitale è esattamente il modo in cui l'uomo è chiamato a vivere nel suo ambiente ordinario di vita.
D. – Peraltro, il Papa non si rivolge esclusivamente ai credenti, ai cristiani: in questo messaggio, in più parti chiede un impegno di chi conta sul dialogo ragionato. In questo vediamo proprio la cifra dell'uomo Ratzinger, oltre che del Pontefice ...
R. – Esattamente. Qui il Papa afferma due cose molto importanti: la prima è che i network sociali possono aiutare a costruire la Chiesa, perché hanno un impatto molto forte sulle relazioni delle persone, e quindi quando i cristiani si ritrovano in isolamento, a volte i network sociali sono molto utili per tenere le relazioni di comunione. D'altra parte, è il Papa stesso ha invitare tutti noi ad evitare uno dei problemi di fondo che sta emergendo nella rete, cioè che si creino e si potenzino dei gruppi autoreferenziali non in dialogo con le altre persone che dialogano in rete. Quindi, la costruzione di ghetti. Ecco, questo è il grande rischio che Benedetto XVI offre alla nostra attenzione. Cioè, l'invito a non costruire isole e ad essere coinvolti in maniera interattiva nei dubbi e nelle domande degli uomini di oggi. Intanto, è interessante il verbo che il Papa ha usato quando è entrato in Twitter: non ha parlato di essere presente, o di sbarcare o di approdare; il Papa ha usato il verbo unirsi, cioè: "Io mi unisco a voi". Il Papa si unisce ad una conversazione che è in corso e questo è un atteggiamento molto, molto importante di accompagnamento dell'uomo nelle sue dinamiche di conoscenza e di relazione.
D. – Da ultimo: con questo messaggio, ancor più, con la sua presenza, con questo suo unirsi in prima persona alla comunità di Twitter, il Papa chiede a tutti i cristiani di non essere tiepidi, di annunciare da sopra ai tetti la speranza che è in loro – anche dai tetti che si trovano in internet, nelle reti sociali ...
R. – Assolutamente sì! Di fatto, i due pilastri del mondo digitale, della comunicazione via internet sono la trasmissione di un messaggio attraverso relazioni di amicizia – come si suol dire a volte – ma comunque attraverso delle relazioni. Quindi, la comunicazione di un messaggio e le relazioni. E, a pensarci bene, in fondo la Chiesa stessa si fonda sull'annuncio del Vangelo – l'annuncio di un messaggio – e su relazioni che sono relazioni di comunione. La rete è un ambiente che ha molti rischi, evidentemente, che pone molte sfide ma che può essere estremamente favorevole all'annuncio del Vangelo.
Intervento di mons. Paul Tighe su "Social Network: portali della verità e della fede, nuovi spazi per l'evangelizzazione"
Il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013, può essere forse meglio compreso come l'ultimo capitolo della sua riflessione permanente sui nuovi media. Negli ultimi cinque anni, Papa Benedetto ha mostrato una grande attenzione alla realtà in evoluzione dei media digitali e al loro significato per l'umanità e per la Chiesa. Quest'anno, la sua attenzione si focalizza sui social network e la sua preoccupazione consiste nell’invitare le persone ad apprezzare il potenziale di queste reti per contribuire alla promozione dello sviluppo umano e della solidarietà. Egli delinea alcuni degli atteggiamenti fondamentali e degli impegni che saranno richiesti a coloro che sono attivi nei social network, se si vuole che sviluppino questo potenziale. Inoltre, durante questo Anno della Fede, si rivolge ai credenti impegnati nelle reti sociali e chiede loro di riflettere su come la loro presenza può contribuire a far conoscere il messaggio evangelico dell'amore di Dio per tutti gli uomini.
Papa Benedetto XVI aveva già definito le nuove tecnologie della comunicazione “un dono per l'umanità” (Messaggio, 2009) e aveva sottolineato che “non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa” (Messaggio, 2011). Le tecnologie, tuttavia, non portano automaticamente a un cambiamento per il meglio: “I mezzi di comunicazione sociale non favoriscono la libertà né globalizzano lo sviluppo e la democrazia per tutti semplicemente perché moltiplicano le possibilità di interconnessione e di circolazione delle idee. Per raggiungere simili obiettivi bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale” (Caritas in veritate 73, 2009). Afferma chiaramente che sono necessari uno sforzo e un impegno da parte dell’uomo, dal momento che “lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione” (Messaggio, 2013).
I commentatori spesso parlano di contenuti generati dagli utenti (user generated content) con riferimento ai social network. Papa Benedetto XVI ci ricorda che la stessa cultura delle reti sociali è generata dagli utenti. Se le reti sono intese come spazi in cui buone comunicazioni positive possono contribuire a promuovere il benessere individuale e sociale, allora gli utenti, le persone che compongono le reti, devono essere attenti al tipo di contenuti che stanno creando e condividendo. Una recente ricerca è stata dedicata alla crescente importanza delle reti sociali nel formare l'identità umana (“Foresight Future Identities”, previsione di identità future, Londra, 2013); in questo contesto è sempre più urgente che siamo attenti a garantire che questi ambienti risultino sicuri e umanamente arricchenti. Quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi (Messaggio, 2009).
È evidente che le reti possono essere veramente sociali solo se gli utenti eviteranno tutte le forme antisociali di comportamento e di espressione. Se vogliamo che le reti realizzino il loro potenziale per essere un forum che aiuti le persone a crescere nella comprensione e nell'apprezzamento reciproco, allora dovremmo cercare di essere rispettosi nelle nostre modalità espressive. Se vogliamo che aiutino le persone a crescere nella conoscenza e nella verità, allora dobbiamo impegnarci per l'onestà e l'autenticità dei nostri contributi. In un ambiente che permette alle persone di essere presenti in forma anonima, dobbiamo essere attenti a non perdere mai il senso della nostra responsabilità personale. Anche se i social network spesso sembrano dare maggiore attenzione a coloro che appaiono più provocatori o appariscenti nel loro stile di presentazione, dobbiamo insistere sull'importanza del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica e della persuasione non aggressiva. Anche se i social network rischiano di diventare “bozzoli di informazioni” o “camere a eco” (Sunstein, 2012) in cui le persone entrano in contatto soltanto con coloro che condividono le loro stesse opinioni e idee, il Papa ci ricorda che il dialogo e il dibattito possono fiorire solo quando siamo disposti a coinvolgere chi è diverso da noi e a prendere sul serio le sue idee. I social network esibiranno il massimo della loro ricchezza se saranno inclusivi.
Il Papa dà per scontata l'importanza dell'ambiente digitale come una realtà nella vita di molte persone. Non si tratta di una sorta di mondo parallelo, o solo virtuale, ma di un ambiente esistenziale in cui le persone vivono e si muovono. Si tratta di un 'continente' in cui la Chiesa deve essere presente e dove i credenti, se vogliono risultare autentici nella loro presenza, dovranno cercare di condividere con gli altri la fonte più profonda della loro gioia e della loro speranza, Gesù Cristo. Il forum creato dai social network ci permette di condividere la verità che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, di ascoltare gli altri, di conoscere i loro interessi e le loro preoccupazioni, di capire chi sono e che cosa stanno cercando.
Il Papa individua alcune delle sfide che dobbiamo affrontare se vogliamo che la nostra presenza risulti efficace. Dobbiamo migliorare la nostra conoscenza del linguaggio dei social network, un linguaggio che nasce da una convergenza di testo, immagini e suoni, un linguaggio che si caratterizza per la sua brevità e che mira a coinvolgere i cuori e le menti, ma anche l'intelletto. A questo proposito, il Papa ci esorta ad attingere al nostro patrimonio cristiano, che è ricco di segni, simboli ed espressioni artistiche. Abbiamo bisogno di ricordare una verità fondamentale della comunicazione: la nostra testimonianza - le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento - è spesso più eloquente delle nostre parole e dichiarazioni per esprimere chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, il Papa suggerisce che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti può costituire una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti. Nonostante le sfide, dobbiamo sempre sperare. Ricordiamo la «forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo» (Messaggio, 2013).
Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata. (Isaia 55, 10-11).
Mons. Paul Tighe
Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione
47ª GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione
12 Maggio 2013
Messaggio del Santo Padre
Cari fratelli e sorelle,
in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013, desidero proporvi alcune riflessioni su una realtà sempre più importante che riguarda il modo in cui le persone oggi comunicano tra di loro. Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.
Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione. Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi.
Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo.
La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. “Costatata la diversità culturale, bisogna fa sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello” (Discorso nell’Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010).
La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove. I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I network sociali sono il frutto dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso.
La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. Nell’ambiente digitale la parola scritta si trova spesso accompagnata da immagini e suoni. Una comunicazione efficace, come le parabole di Gesù, richiede il coinvolgimento dell’immaginazione e della sensibilità affettiva di coloro che vogliamo invitare a un incontro col mistero dell’amore di Dio. Del resto sappiamo che la tradizione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli: penso, ad esempio, alla croce, alle icone, alle immagini della Vergine Maria, al presepe, alle vetrate e ai dipinti delle chiese. Una parte consistente del patrimonio artistico dell’umanità è stato realizzato da artisti e musicisti che hanno cercato di esprimere le verità della fede.
L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede nel Dio ricco di misericordia e di amore rivelato in Cristo Gesù. Tale condivisione consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2011). Un modo particolarmente significativo di rendere testimonianza sarà la volontà di donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana. L’emergere nelle reti sociali del dialogo circa la fede e il credere conferma l’importanza e la rilevanza della religione nel dibattito pubblico e sociale.
Per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell’uomo circa l’amore, la verità e il significato della vita – questioni che non sono affatto assenti nei social network – si trova nella persona di Gesù Cristo. E’ naturale che chi ha la fede desideri, con rispetto e sensibilità, condividerla con coloro che incontra nell’ambiente digitale. In definitiva, però, se la nostra condivisione del Vangelo è capace di dare buoni frutti, è sempre grazie alla forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo. La fiducia nella potenza dell’azione di Dio deve superare sempre ogni sicurezza posta sull’utilizzo dei mezzi umani. Anche nell’ambiente digitale, dove è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali, e dove a volte il sensazionalismo rischia di prevalere, siamo chiamati a un attento discernimento. E ricordiamo, a questo proposito, che Elia riconobbe la voce di Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto o nel fuoco, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,11-12). Dobbiamo confidare nel fatto che i fondamentali desideri dell’uomo di amare e di essere amato, di trovare significato e verità - che Dio stesso ha messo nel cuore dell’essere umano - mantengono anche le donne e gli uomini del nostro tempo sempre e comunque aperti a ciò che il beato Cardinale Newman chiamava la “luce gentile” della fede.
I social network, oltre che strumento di evangelizzazione, possono essere un fattore di sviluppo umano. Ad esempio, in alcuni contesti geografici e culturali dove i cristiani si sentono isolati, le reti sociali possono rafforzare il senso della loro effettiva unità con la comunità universale dei credenti. Le reti facilitano la condivisione delle risorse spirituali e liturgiche, rendendo le persone in grado di pregare con un rinvigorito senso di prossimità a coloro che professano la loro stessa fede. Il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede, ci deve far sentire la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio, come pure la nostra carità operosa: “se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita” (1 Cor 13,1).
Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede. Cercando di rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale, noi possiamo invitare le persone a vivere incontri di preghiera o celebrazioni liturgiche in luoghi concreti quali chiese o cappelle. Non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell’espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, in qualunque modo, noi siamo chiamati a far conoscere l’amore di Dio sino agli estremi confini della terra.
Prego che lo Spirito di Dio vi accompagni e vi illumini sempre, mentre benedico di cuore tutti voi, così che possiate essere davvero araldi e testimoni del Vangelo. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).
Dal Vaticano, 24 gennaio 2013, Festa di san Francesco di Sales
BENEDICTUS XVI
Ragazzi e adulti amici su Facebook
Riportiamo di seguito il dossier dedicato alla relazione tra genitori e figli al tempo dei social network e quanto questi influenzino la relazione educativa.
Lo speciale è apparso sulla rivista Famiglia Cristiana a pag.42 del N.46.Vai al link:
http://www.settimanadellacomunicazione.it/wp-content/uploads/2012/11/servizio-famiglia-fc46.pdf
Raccontateci la vostra "vita buona"
Roma (www.copercom.it) - Un grande racconto della "vita buona". Questo l'ambizioso traguardo che si pone il Copercom attraverso la campagna "La vita è buona...". Da oggi è disponibile in home page del sito e sul canale YouTube del Coordinamento un video dedicato a questo tema.
Testimonial della campagna che correrà sulla Rete è il poeta Davide Rondoni, al quale il Copercom ha chiesto di raccontare cos'è per lui "la vita buona" e di invitare le ragazze e i ragazzi di oggi a mettersi in gioco, partecipando a questo grande racconto.
Il video sarà presto raggiungibile anche attraverso i siti delle 29 Associazioni aderenti al Coordinamento. Saranno loro a invitare soprattutto le proprie organizzazioni giovanili, a partecipare a questa piccola impresa di comunicazione.
"Il Paese ha tanto bisogno di vita buona, vero pilastro del bene comune, e perciò speriamo – ha commentato il presidente del Copercom, Domenico Delle Foglie – che questa nostra iniziativa incontri il gradimento e la partecipazione di tanti giovani".
Inevitabile la scelta della Rete come strumento di comunicazione, anche perché le nuove tecnologie, attraverso i social network e l'apporto originale dei nostri giovani, consentiranno non solo al video di circolare, ma soprattutto spingeranno le ragazze e i ragazzi a reagire. Come? Molto semplice. I nostri giovani sono invitati a filmare, con i loro mezzi, pensiamo in particolare ai videofonini e alle webcam, le proprie dichiarazioni.
Un esempio: "Io sono Alice, sono torinese, ho 21 anni, studio giurisprudenza, per me la vita buona è...". Oppure: "Io sono Marco, vivo a Palermo, ho 30 anni, sono sposato e lavoro in un call center, per me la vita buona è...".
Un filmato di un minuto al massimo, da inserire sul sito come sul canale YouTube, e da far circolare liberamente sui social network.
Insomma, questa è una campagna sociale in cui i protagonisti effettivi sono i giovani. "Una campagna che noi del Copercom – ha precisato Delle Foglie – vogliamo vivere come un servizio al Paese e alle nostre comunità, consapevoli che dar voce ai giovani, oggi significa dar voce a chi voce non ha". Per facilitare l'invio dei vostri filmati, abbiamo aperto un nuovo indirizzo dedicato: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per ulteriori informazioni scrivete a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. /Oppure, telefonate allo 06/6634826.
Facebook raggiunge il miliardo di utenti. E lancia un'applicazione a pagamento
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Facebook festeggia un miliardo di utenti che almeno una volta al mese lo utilizzano. Un traguardo raggiunto a otto anni dalla nascita (2004) del social network più famoso del mondo che ora, con la diffusione degli smartphone, è divenuto anche l'applicazione più utilizzata. Un compleanno funestato però dal cedimento del titolo a Wall Street. "Spero che un giorno tutti insieme riusciremo a connettere anche il resto del mondo" ha dichiarato il fondatore, Mark Zuckerberg che, sempre oggi, ha lanciato un servizio per la prima volta a pagamento. Si può parlare di trionfo per Facebook? Francesca Sabatinelli lo ha chiesto a Marcello Sorice, docente di Sociologia della Comunicazione alla Università Luiss Guido Carli di Roma: ![]()
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R. – E' il trionfo di due processi. Da una parte, l'estetica della visibilità: ci si mostra e al tempo stesso ci si aspetta di essere guardati. Dall'altra parte, la connessione di natura funzionale: Facebook è anche uno strumento di autopromozione, di promozione delle attività che si svolgono. Non è un caso che venga utilizzato anche da studiosi, centri di ricerca, politici, imprenditori. Diciamo che ha una funzione molteplice, da questo punto di vista. Amplia le potenzialità della comunicazione ma non rappresenta, da solo, il trionfo della comunicazione.
D. – Lei ha appena detto: ci si mostra e ci si aspetta di essere guardati. Questo spiega l'annuncio che ha fatto oggi Zuckerberg: la possibilità di poter acquistare, con una cifra che sembra essere di 7 dollari, più visibilità sulla bacheca dei propri amici. Cosa significa questa virata di tipo economico?
R. – Significa enfatizzare quella seconda dimensione di cui parlavo poco fa, una dimensione che si rivolge soprattutto a chi ha bisogno di enfatizzare la propria presenza sulla rete e le attività che svolge, e quindi utilizzare il social network, in questo caso, come strumento di promozione: imprese, aziende ma anche singoli professionisti. E' chiaro che poi apparentemente la proposta di Facebook sembra solleticare l'istinto ludico dei singoli soggetti, per apparire di più. Però, credo che, al fondo, ci sia invece una virata anche verso un uso professionale del social network.
D. – Questo perché il titolo, in Borsa, non è andato come si pensava dovesse andare?
R. – Io credo che in realtà Facebook abbia avuto fin dalla nascita una vocazione anche di natura professionale. Non è un caso che, dall'inizio, sia stato utilizzato anche da aziende che poi l'hanno anche guardato con sospetto; tendenzialmente, però, si erano fidate di quella potenzialità. Certo, probabilmente anche il fatto che il titolo sia andato male gioca un ulteriore ruolo che facilita questa svolta verso un uso più professionale.
D. – Non si può non sottolineare l'importanza dei social network – di Facebook, in questo caso – in luoghi dove la parola libertà, pensiamo anche alla libertà di espressione, è bandita ...
R. – Sì. Facebook rappresenta, come tutti i social network, un luogo importante per la rappresentazione dei soggetti più deboli, dove per deboli intendo anche quelli che, appunto, non hanno voce. Il problema è che molto spesso i social network vengono vietati all'origine e quindi nei regimi totalitari a volte non esistono proprio. Però possono funzionare, e questo sicuramente è l'unico aspetto positivo, come cassa di risonanza per ciò che accade fuori da questi Paesi e in qualche modo creare quella permeabilità tra il mondo libero, chiamiamolo così, per capirci, e i regimi totalitari, che comunque rappresenta un seme di speranza per chi, invece, questa libertà non ha.
D. – I social network, Facebook, riusciranno sempre a rinnovarsi per destare nuovi interessi o sono destinati a una fine? Prima o poi gli utenti cercheranno un altro modo per comunicare ...
R. – Io credo che tutti questi strumenti, queste piattaforme, in realtà siano già il frutto di un'evoluzione. Credo che siano destinati a trasformarsi. In fondo, nella rete noi abbiamo assistito ad una serie di trasformazioni nel tempo, in qualche caso trasformazioni anche molto profonde, ma l'essenza profonda della comunicazione, cioè stabilire connessioni, stabilire logiche di trasparenza, di trasmissibilità della conoscenza e anche della propria identità, questo rimane invariato. Probabilmente, utilizzeremo altri strumenti ma la logica sarà sempre questa.
D. – Con sempre maggiori rischi per la privacy?
R. – Con sempre maggiori rischi, probabilmente sì, perché in una società dell'assoluta trasparenza che i social network di fatto ci impongono, il rischio è quello di essere totalmente nudi, se posso usare questa metafora, dentro una scatola di vetro. Perciò è importante che su questo legiferino gli Stati e gli organismi sovrannazionali.
D. – C'è da aver paura?
R. – Io penso che dipenda naturalmente dal senso di responsabilità dei soggetti e delle istituzioni. Gli strumenti possono essere utilizzati in mille modi, questo valeva già per la televisione, prima ancora per il cinema. Erano strumenti di propaganda in mano a regimi totalitari già al tempo del nazismo, per esempio; oppure, erano strumenti di grande libertà, di lancio di messaggi di pace, di fratellanza. E' il destino della comunicazione umana, dipende dai soggetti umani.
Vescovi asiatici a Bangkok per rilanciare l'evangelizzazione nel mondo digitale
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Si è concluso a Bangkok, in Thailandia, l'ottavo convegno di studi dei vescovi asiatici per le comunicazioni sociali (Biscom VIII) sul tema "I media sociali: la navigazione, il blogging, il fare rete, il gioco e la dipendenza. Sfide e opportunità per la Pastorale della comunicazione in Asia". L'evento, organizzato dall'Ufficio delle Comunicazioni Sociali (Osc) della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche, ha visto la partecipazione di rappresentanti di 12 Paesi dell'Asia meridionale. Sull' importanza di questo incontro, che si è svolto a ridosso dell'Anno della Fede, padre Joseph Paimpalli della nostra redazione indiana, ha intervistato suor Angela Zukowski, religiosa delle Missionarie ausiliarie del Sacro Cuore, docente presso l'Università cattolica mariana di Dayton, presente a Bangkok:
R. - Penso che l'Anno della Fede sia un'occasione molto stimolante per dare una nuova immagine alla Chiesa nel 21.mo secolo, soprattutto attraverso le nuove tecnologie e i nuovi social network che caratterizzano l'era digitale. Stiamo vivendo un periodo molto interessante e quello che stiamo cercando di fare all'Università cattolica mariana di Dayton è di sfruttare questa era digitale attraverso metodi come l'e-learning per ciò che riguarda la formazione religiosa. Abbiamo portato a termine un progetto iniziato nel 1996, che prevede la formazione religiosa on-line non solo per adulti, ma anche per catechisti e persone della terza età. Ci sono molti cattolici adulti che vogliono approfondire la conoscenza della loro fede, anche se negli ultimi anni si sono allontanati, magari perché sono semplicemente incuriositi dai corsi offerti in questo campo. Dare loro la possibilità di essere on-line e seguire i corsi attraverso internet, insieme ad altre persone connesse da molte altre parti del mondo, dà veramente la possibilità di fare una riflessione critica circa il modo in cui ciascuno può vivere la propria fede e crescere nel rapporto con Gesù, formando allo stesso tempo una forte e-community in rete.
Ma quale può essere il ruolo dei "social media" nella Chiesa? Risponde il giornalista indiano Allwyn Fernades che ha partecipato all'evento:
R. - I social media sono una nuova realtà che pone alla Chiesa delle nuove ed enormi sfide, ma anche un'opportunità per farsi conoscere. Il Web 2.0 ha aperto un nuovo universo interattivo: un universo in cui le persone possono interagire le une con le altre in tutto il mondo, condividendo informazioni ed opinioni attraverso parole ed immagini. I social media incoraggiano la gente a ricercare informazioni, ricercare idee, ricercare persone e a condividere tutto questo istantaneamente in rete. "Cercare" e "condividere": sono queste le due parole chiave del mondo dei social media. Quando parliamo di "cercare" e di "condividere" non sentiamo forse suonare un campanello? Non è forse il messaggio di Gesù? Cercare la verità e condividerla; cercare le buone notizie e condividerle. E' per questa ragione che ritengo che la Chiesa abbia molto da dare ai social media: incoraggiare anzitutto la gente a ricercare la verità nelle loro case, nella loro realtà sociale, nel mondo politico e quindi condividere le buone notizie con gli altri. E' per questo che sono molto felice che anche il Papa abbia utilizzato Twitter. Sono molto felice di vedere come la Chiesa sia ora presente nei social network. Inoltre bisogna anche sottolineare che i social network promuovono certamente la democratizzazione del mondo: sono, infatti, riusciti a ridurre le distanze con le gerarchie del potere, perché hanno insegnato alle persone come rispettarsi reciprocamente e rispettare le diverse opinioni, senza preoccuparsi di dare importanza al loro ruolo.
A margine dell'incontro, mons. Chacko Thottumarickal, vescovo indiano di Indore e presidente dell'Ufficio delle comunicazioni sociali dei vescovi asiatici, si è soffermato sulla nuova applicazione della Radio Vaticana per i sistemi Android. "Ora la Radio Vaticana si sposta con te, ovunque tu vada, puoi avere accesso alle news anche sul tuo cellulare", ha detto il presule che ha poi sottolineato come l'applicazione sia ora disponibile in lingua inglese e italiana, mentre "successivamente verranno incluse altre lingue". L'applicazione della Radio Vaticana per Iphone sarà pronta nelle prossime settimane.












