Chiesa e Comunicazione

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Roma (www.pul.it) - Prossimo 30 ottobre alle 9:30 presso l'Aula Paolo VI della Università Lateranense.

E’ sempre più urgente rispondere all’esigenza di «ritrovare un’unità di vita, una vera connessione, tra tutti i luoghi relazionali che frequentiamo, in una prospettiva di relazione condivisa, nella quale si gioca l’efficacia della nostra sfida educativa». Questa convinzione, presente in un libro di Paolo Padrini (Social network e formazione religiosa, Edizioni San Paolo), diventa lo spunto per l’omonimo convegno, in programma il 30 ottobre, presso l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense.

L’evento si rivolge a sacerdoti, seminaristi e religiosi che vogliono integrare la propria formazione scoprendo gli anfratti più profondi dell’universo socialmediale. Ma anche a tutti i laici che si confrontano quotidianamente con le sfide proposte dalla cultura digitale.

Per saperne di più, consultare il sito: "http://www.pul.it/2014/09/social-network-e-formazione-religiosa/"

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - In occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco, al via in questi giorni, i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice (Fma) del Brasile hanno pensato di offrire un "regalo" per il loro Fondatore. Il 13 e 14 agosto, i rappresentanti delle due istituzioni si sono riuniti per fare i primi passi nella formazione di un social network salesiano di comunicazione congiunta, denominato “Rescom”. Come riferisce l’agenzia salesiana Ans, la proposta è che, a partire dal 2015, questa rete possa unire le forze e rispondere sempre più efficacemente alle sfide attuali della comunicazione sociale,  a partire dagli insegnamenti e dalle esperienze di Don Bosco, grande esempio di comunicatore, soprattutto per i giovani.

I lavori preparatori del network, composto da  sacerdoti, suore e laici, hanno preso il via il 13 agosto con una riflessione di approfondimento su "Il sistema salesiano di comunicazione sociale" e "Culture giovanili nell’Edu-comunication visiva"; quindi si è svolto uno scambio di esperienze su servizio di comunicazione di ogni ispettoria, evidenziando come la comunicazione sociale sia di buona qualità, ma scarseggi nella partnership tra i diversi gruppi.  

Il secondo giorno della riunione è stato dedicato a rilevare le sfide e le opportunità attuali di Rescom. In particolare, i partecipanti hanno sottolineato due missioni primarie del nuovo network: incoraggiare e assistere i processi relazionali e organizzativi della rete salesiana, garantendo gli ecosistemi di comunicazione, nella prospettiva educativa e pastorale e rafforzare i processi di comunicazione salesiana a servizio dell'evangelizzazione e dell'educazione dei giovani. (I.P.)

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(Radio Vaticana) -"Vieni e sviluppa le tue abilità comunicative!": con questo slogan si terrà il 26 luglio a Johannesburg, in Sudafrica, la prima Expo dei media cattolici. Promossa dalla Conferenza episcopale locale e dal Jesuit Institute della città, l'iniziativa si rivolge soprattutto ai giovani studenti delle scuole e delle università, ma anche a tutti i responsabili della comunicazione a livello parrocchiale e diocesano.

Venticinque gli esponenti dei mass media cattolici che saranno presenti all'evento – si legge sul sito diocesano – "per condividere le loro conoscenze ed esperienze e per offrire la possibilità di sperimentare modi diversi di comunicare". Numerosi i temi trattati: dai blog ai social network, dalla radio alla tv, dalle newsletter alla fotografia, per finire con le interviste e le app per cellulare.

La giornata sarà suddivisa in due momenti: in mattinata, i visitatori potranno seguire quattro brevi sessioni di lavoro monografiche, mentre nel pomeriggio ci sarà la possibilità di fare un'esercitazione pratica di due ore in un settore a scelta. Nelle settimane successive all'Expo, inoltre, i giovani potranno essere coinvolti in un vero progetto di comunicazione, entrando così in contatto con il mondo lavorativo.

(I.P.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Riportiamo un frammento dell'intervista della Radio Vaticana a S.E. Mons. Georg Gänswein dove commenta i social network durante il mondiale di calcio 2014 in Brasile.

D. – Abbiamo visto, soprattutto sui social network, una cosa particolare e anche originale: cioè, si sono uniti Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto anche con un certo moto di affetto per entrambi; in qualche modo, se così si può dire, il calcio li ha uniti anche nell’immaginario collettivo

R. – L’ho visto anch’io e devo dire che mi sono molto rallegrato, perché si vede che il calcio ha la forza di unire. E poi si è visto che molte cose sono state espresse in modo scherzoso, a volte in modo ironico, in fin dei conti sempre in modo simpatico, sincero … E penso che questa occasione ha fatto capire che c’è una bella intesa tra i due Papi.

D. – Papa Francesco in un tweet, prima ancora in un messaggio, ha sottolineato come i Mondiali di Calcio – lo sport in generale – siano occasione di incontro …

R. – Papa Francesco spesso parla – ed è diventata una parola chiave – dell’incontro, e lo sport – e anzitutto il calcio – è proprio un’occasione ad hoc per incontrarsi in modo sportivo e sincero. L’incontro, come tale, è quello che conta. E’ chiaro, c’è sempre il risultato, poi; ma quello che conta è l’incontro. E se per tutte e due le squadre l’incontro è positivo, penso che abbia una grande forza non soltanto per queste 22 persone, ma per molte altre persone ancora, e non soltanto dei due Paesi rappresentati, ma di tutto il mondo.


 

Di seguio l'intervista integrale in audio sul nostro canale di Sound Cloud:

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Roma (www.ucsroma.it) - Comunicazione, media, social network. Ma anche incontro, prossimità, periferia e testimonianza. Sono queste alcune delle parole chiave che caratterizzeranno la riflessione dell’incontro che l’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi di Roma, il Centro Comunicazione e Cultura delle Paoline e la Pontificia Università Lateranense, organizzano per il prossimo 22 maggio (ore 18.30) presso la sala convegni della Comunità di Sant’Egidio a Roma (via della Paglia 14). L’evento intende riflettere su tema del Messaggio per la 48ª Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali intitolato “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro” che si celebrerà il prossimo 1 giugno.

Introdotti dal portavoce della diocesi di Roma, don Walter Insero, la riflessione sarà caratterizzata dagli interventi dello storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, di Elisabetta Piqué, corrispondente in Italia del quotidiano argentino La Nación e autrice del libro Francesco. Vita e Rivoluzione e di monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo della Diocesi di Campobasso-Boiano. Modererà Massimiliano Padula, responsabile dell’Ufficio stampa della Pontificia Università Lateranense.

Come da tradizione, l’appuntamento sarà caratterizzato dal conferimento del Premio "Paoline comunicazione e cultura 2014” proprio all’arcivescovo Bregantini per sua missione pastorale che da sempre pone al centro il “farsi prossimo e l’attenzione agli umili”.

«Abbiamo pensato questa iniziativa - spiega don Insero - studiando a fondo il messaggio del Papa: dalla sede, luogo concreto di accoglienza e prossimità, fino ai tre relatori, testimoni di comunicazione autentica, esso si propone anche come un momento di incontro vero che conferma ancora una volta (come scrive Francesco nel Messaggio) “l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo”».

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 “DeoSpace” – dal latino Deo “Dio” e “space” che sta per“cyberspace” – e’ IL social network della Nuova Evangelizzazione.
 
In data odiernaDeoSpace ha annunciato il lancio di un social network cattolico mondiale diretto dal Chairman,Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B., Coordinatore del Consiglio di Consulenza di Cardinali e Arcivescovo di Tegucigalpa, e dal Presidente, Rev.ma Eccellenza Kevin Farrell, Vescovo di Dallas. Il Direttore Generale di DeoSpace éMario Cappello, Presidente dell’Institute for World Evangelization, Associazione di diritto pontificio, con sede a Roma.  DeoSpace é un luogo virtuale per tutti coloro che sono (o erano) cattolici e per chi é semplicemente interessato alla Chiesa cattolica.

DeoSpace é unico in quanto funge da via di mezzo tra i social network fisici e virtuali: ora i membri delle comunità parrocchiali possono interagire online tra loro ed anche con altre comunità del mondo cattolico.

Al momento del lancio, DeoSpace sarà disponibile in italiano, spagnolo ed inglese. Siete invitati a iscrivervi aDeoSpace sul sito www.deospace.com , selezionando la lingua che preferite.
 
DeoSpace é ununiverso digitale la cui tempistica é perfetta in quanto giunge come risposta alla richiesta di Papa Francesco di un social network cattolico che sia a servizio di tutta l’umanità con l’amore di Cristo:
Internet, in particolare, offre maggiori possibilità di incontro e di solidarietà. “Questa è una cosa buona, è un dono di Dio”...”Attraverso internet, il messaggio cristiano puo’ viaggiare “fino ai confini della terra».” (At 1:8).  
Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti.

… la comunicazione é un mezzo per esprimere la vocazione missionaria di tutta la Chiesa; e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore. (Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali)
 
Al lancio, le caratteristiche di DeoSpace saranno quelle standard, comuni alla maggior parte dei social networks ma adattate ad  “uso cattolico.”  Gli utenti possono creare la pagina del proprio profilo; cercare amici; creare o far parte di gruppi parrocchiali, diocesani, assistenzialied ecclesiali; inviare messaggi in modo sicuro; inviare delle richieste di preghiera; condividere foto e video – tutto quanto in un ambito cattolico sicuro. Future edizioni di DeoSpace offriranno delle caratteristiche più all’avanguardia.
 
Per ulteriori informazioni su DeoSpace, inviate un’email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , chiamate il numero +39 06  66512891+39 06  66512891 oppure scrivete all’ufficio internazionale di DeoSpace:
Via Licio Giorgieri 64,00163 Roma - ITALIA
 
Iscriviti oggi stesso a www.deospace.com

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Roma (Vatican Insider) - Il primo anno di pontificato del "Papa comunicatore" secondo il ministro vaticano
"C'è una profonda sintonia tra l’immagine della Chiesa, così come il Papa la sta tratteggiando, e il mondo della comunicazione". Riguardo alla dimensione di comunicatore di Bergoglio, l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, evidenzia a Vatican Insider che "comunicare è una componente essenziale del suo essere e lo sperimentiamo ogni giorno, a cominciare dai tanti piccoli gesti con i quali ormai parla al mondo intero". Il contatto diretto con le persone, sottolinea il ministro vaticano della comunicazione, è per Francesco "il cardine su cui si posa l’essere cristiano e, al centro di questa comunicazione-incontro, ci sono gli uomini e le donne che vivono il mondo di oggi".

Francesco è attivo su Twitter e si sono studiate le modalità di una sua presenza su Facebook. Nei social network sono più le opportunità o i rischi?

"Le reti sociali possono essere nuovi spazi di evangelizzazione. Già Benedetto XVI ha evidenziato come l’ambiente digitale non sia un mondo parallelo o puramente virtuale, bensì parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I social network sono il frutto dell’interazione e possono essere un fattore di sviluppo umano. Esistono reti sociali che offrono occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Perciò anche il Pontefice in prima persona è impegnato nel rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale in forme sempre più adeguate ai tempi. Questa lettura positiva dei valori della rete, espressa specialmente da Benedetto XVI e Papa Francesco, non è una valutazione ingenua. C’è piena consapevolezza dei limiti e dei pericoli della rete ma anche della sua positività, dato che offre agli uomini e alle donne di oggi enormi possibilità di conoscenza e di relazione. Per questo motivo papa Francesco ha chiesto ai cattolici di farne parte, di essere presenti nella rete. Il problema è in che forma essere presenti. È in questa prospettiva che il Santo Padre invita a non proporre una superficiale propaganda ai valori religiosi, ma a essere testimoni dei valori umani e cristiani che portiamo in cuore. Ancora una volta, il Papa ci aiuta a comprendere che ciò che conta è la testimonianza personale e che le reti sociali possono essere un luogo propizio dove condividere la propria testimonianza”.

Qual è il bilancio del primo anno di pontificato di Francesco sotto il profilo della comunicazione?

"Francesco ha abituato tutti al suo stile, rendendo quanto mai ‘vivo’ il suo concetto di comunicazione. È consapevole che il rischio maggiore per un predicatore è abituarsi al proprio linguaggio e pensare che tutti gli altri lo usino e lo comprendano spontaneamente. La semplicità ha a che vedere con il linguaggio utilizzato. Deve essere il linguaggio che i destinatari comprendono, per non correre il rischio di parlare a vuoto. La Chiesa è immersa nella realtà del nostro tempo, nella cultura digitale, la tecnologia è parte delle nostre esistenze, del nostro quotidiano e ci permette di essere in una situazione di immediatezza, contatto, vicinanza, anche se in maniera non propriamente fisica. La comunicazione è, dunque, quanto mai amplificata, continua e questo favorisce la possibilità di entrare in contatto con mondi e persone lontanissimi da noi. All’interno di questa nuova realtà, Francesco ci guida con il suo stile colloquiale, ci fa riflettere sulla dimensione dialogica e interpersonale nell’utilizzo degli strumenti della comunicazione. Il Papa ci indica come in ogni situazione, al di là delle tecnologie, l’obiettivo sia quello di sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze".

Che stile di comunicazione ha Francesco?

"Francesco è aperto alle opportunità offerte dal nuovo mondo tecnologico, ma considera anche alcuni limiti reali dell’attuale cultura digitale che richiedono una particolare attenzione da parte di tutti coloro che seguono da vicino la crescita della comunità in cui viviamo. Tali limiti però non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. La cultura dell’incontro è prima di tutto attenzione e prossimità all’uomo e alla donna nel loro cammino quotidiano, per instaurare con loro un dialogo rispettoso, che li conduca anche  all’incontro con Cristo. Ma per fare questo occorre lasciarsi coinvolgere in un profondo rapporto umano, nel quale ciascuno di noi porta la propria vita, il proprio stile comunicativo e la propria attenzione all’altro. La Chiesa di Francesco ha le porte spalancate, è estroversa, scende nella strada, per farsi più prossima, più vicina a quell’umanità che lui stesso cerca di raggiungere ogni giorno. Energie fresche e immaginazione nuova ci chiede il Papa: una sfida per tutti noi chiamati a camminare per portare avanti la nostra missione e soccorrere il nostro prossimo, arrestandoci sulla via".

Qual è lo stile comunicativo di Francesco?

"Il Papa utilizza un linguaggio sereno, cordiale, diretto in sintonia con lo stile manifestato in questi mesi di pontificato. Francesco è consapevole che l’attuale società dell’informazione, è satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello e che finisce per portarci a una superficialità al momento di impostare le questioni di fondo. Per questo motivo, il Papa sostiene che sia necessaria una vera educazione che insegni a pensare criticamente e offra un appropriato percorso di maturazione dei valori. E ci insegna che una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere”.

C’è un’immagine che racchiude la visione di Bergoglio “comunicatore”?

“Quando Francesco a novembre ha incontrato i giovani universitari a Roma, ha detto loro ‘non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno”. La cronaca ci riporta ogni giorno storie di sofferenza, in ogni parte del mondo, storie di guerre, divisioni, intolleranza, sfruttamento, e tutto questo ci appare come un enorme rifiuto dell’altro, del prossimo, lontano o vicino che sia. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. Le parole di Francesco sono un faro. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. Una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio".

Quale visione ha il Papa della Chiesa in dialogo con il mondo?

"Ogni giorno il Pontefice ci regala delle frasi che diventano un faro per il nostro cammino di missione nell’immenso oceano della vita. Il Papa condivide con noi la sua lucida analisi di questo panorama tecnologico in veloce evoluzione, fonte di opportunità, nel quale però l’elemento umano è fondamentale, e ce lo ripete spesso. È evidente a tutti l'ecclesiologia che Francesco sta proponendo sin dai primi giorni del suo pontificato. La Chiesa immaginata da Francesco vuole comunicare, vuole dialogare con l’uomo e la donna di oggi, quindi si sente chiamata a confrontarsi con alcune dimensioni ed esigenze proprie della cultura dell’incontro. Viviamo immersi nella cultura dell’immagine, produciamo continuamente immagini, con strumenti di ogni tipo, le utilizziamo per le nostre conversazioni, per condividere pensieri ed emozioni. L’annuncio deve concentrarsi sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta quindi deve semplificarsi senza perdere per questo profondità e verità e diventare così più convincente e radiosa".

di Giacomo Galeazzi

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(Padova) - Torna per la Quaresima 2014 – dal 5 marzo al 20 aprile 2014 – l'iniziativa UN ATTIMO DI PACE, con proposte sempre nuove e aggiornate per raggiungere – attraverso "esperienze salvavita" – un pubblico ampio, attraverso visite culturali, colloqui personali, teatro, momenti di preghiera, di silenzio, di contemplazione, utilizzando anche le molte potenzialità della rete e dei social network.

Il progetto, strutturato e coordinato dall'Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Padova, vede la collaborazione di numerose realtà che compongono la Chiesa padovana: i Gesuiti di Padova, i Frati minori conventuali della basilica del Santo, le Collaboratrici apostoliche diocesane, la Pastorale cittadina di Padova, il Centro universitario di via Zabarella, la casa di spiritualità Villa immacolata, l'équipe diocesana Arte e catechesi e il gruppo Pietre vive.

Ogni giorno del tempo di Quaresima saranno disponibili riflessioni in formato testo e in podcast che raggiungeranno quanti si registrano attraverso il sito www.unattimodipace.it , dove è possibile anche iscriversi alle diverse proposte culturali a partire dal10 marzo 2014. In particolare, sarà possibile ricevere le brevi frasi tratte dalla Liturgia del giorno anche tramite SMS al costo vivo dei messaggi, grazie a un particolare sistema realizzato grazie all'apporto dell'Ufficio Comunicazioni sociali della Cei.

Quotidianamente la "rete" permetterà di condividere frammenti di meditazione che verteranno sul tema della rinascita dall'alto, con particolare attenzione al tema della giustizia sociale. Sarà possibile anche iscriversi a una sorta di "staffetta del digiuno" che viene visualizzata in uno speciale calendario pubblicato sul sito.

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Citta' del Vaticano (Radio Vaticana) - Si avvicina lunedì 20 gennaio, il "Blue Monday", ossia il giorno in cui chi soffre di depressione sente ancora di più la solitudine. Secondo gli studi scientifici, infatti, il terzo lunedì di gennaio è quello in cui si avverte più fortemente il peso del ritorno alla routine quotidiana, dopo le feste natalizie.

Ed è anche quello in cui si vivono maggiormente le difficoltà economiche, soprattutto se a Natale si è dovuta fare qualche spesa extra per i regali. Di qui, l'esortazione lanciata dalla Conferenza episcopale inglese per non lasciare solo chi è depresso. "Gennaio può essere un mese difficile per molte persone – afferma in una nota mons. Richard Moth, responsabile del Progetto per la cura della salute mentale dei vescovi inglesi – Un aiuto professionale, naturalmente, deve essere sempre richiesto, se necessario; tuttavia, per molti, basta un semplice gesto d'amore che allevi la solitudine".

In quest'ottica, continua il presule, "i social network e gli sms permettono a tutti di inviare, in modo semplice e immediato, un breve messaggio di vicinanza". "Un piccolo gesto – sottolinea ancora mons. Moth – può fare la differenza nel mondo" e "portare luce là dove ci sono le tenebre". A partire da lunedì prossimo, quindi, la Conferenza episcopale locale metterà a disposizione alcuni tweet che ciascun fedele potrà "ritwittare" ai propri follower: si tratterà di frasi brevi, ma significative, incentrate sulla speranza, sulla vicinanza di Dio ad ogni uomo e sul conforto che può offrire il pregare insieme. Ulteriori riflessioni saranno pubblicate sulla pagina Facebook dei vescovi, compresa una breve preghiera per la giornata.

(I.P.)

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Inter mirifica @50. L'importanza globale del decreto

Intervento al Convegno Inter Mirifica

di Paul Thige

Buonasera a tutti. Ringrazio gli organizzatori per quest'opportunità di riflettere sull'importanza di Inter Mirifica a livello globale.

Nel mio intervento vorrei sottolineare tre "conquiste" dell' Inter Mirifica e considerare come tali "conquiste" vengono attuate nella vita quotidiana della Chiesa globale.

Continuità nella discontinuità

Prima di entrare nell'argomento, mi sembra doveroso riconoscere la discontinuità radicale che esiste fra il 1963, anno in cui è stato promulgato il Decreto, e il nostro contesto attuale. Permettetemi un gioco di parole, poiché dobbiamo riconoscere che la continuità di Inter Mirifica è marcata da una discontinuità fondamentale.

Il primo punto è che il contesto sociale è ben diverso. Il mondo è cambiato. Senza dilungarmi troppo, vorrei notare che per molti il 1963 sarà sempre l'anno in cui è stato assassinato John F. Kennedy. Questo è stato un evento epocale – reso globale dai mezzi di comunicazione – che è stato ricordato proprio in questi giorni. Molti commentatori lo definiscono the end of innocence, la fine dell'innocenza. Da quel momento in poi non c'è stata più la stessa fiducia nei governi e nei politici. C'è una contestazione dell'autorità e del potere, una contestazione resa sempre più attuale dalle recenti scoperte di wikileaks e del Prism. Il 1963 per molti sociologi sarebbe il vero inizio dei mitici Sixties (anni Sessanta). In quell'anno i Beatles hanno pubblicato il loro primo album e questo è identificato come l'inizio di una nuova era – Youth Revolution – in cui vengono enfatizzati la libertà e l'individualismo. E innegabile che gli anni Sessanta abbiano visto una 'liberazione sessuale' e che i vecchi limiti di pudore siano crollati. Il noto poeta inglese Philip Larkin, parlando proprio del 1963, ha scritto un poema, Annus Mirabilis, in cui afferma che in quell'anno sarebbe stato inventato il sesso.

È ugualmente vero che la Chiesa è cambiata. Com'è ben noto Inter Mirifica non ha contenuto teologico dottrinale, ma non ha neanche la visione teologica che sarebbe emersa al Concilio negli anni successivi. Per certi aspetti rimane un documento preconciliare. Il rapporto Chiesa/mondo, come presentato in Inter Mirifica, non è ancora nutrito dall'insegnamento di Gaudium et Spes, che presuppone un rapporto più dialogante tra la Chiesa e il mondo. L'Inter Mirifica dona importanza al ruolo dei laici, li considera però come tecnici o professionisti della comunicazione, non ancora come protagonisti dell'interfaccia fra la Chiesa e il mondo, una visione che emergerà dopo.

Non sarebbe infine esagerato dire che nessun campo di attività umana si è così trasformato come quello della comunicazione. Stiamo, infatti, vivendo un momento di trasformazione radicale che è ancora in corso e che cambia ogni ambito della nostra esistenza e noi stessi. L'Inter Mirifica è legato a un vecchio schema, in cui esiste una netta distinzione tra gli utenti passivi dei mezzi e i produttori protagonisti. I mezzi sono considerati come una forma moderna del pulpito e nel Decreto c'è una visione strumentale dei mezzi, che non comprende pienamente l'importanza del contesto umano più allargato, creato da questi mezzi.

Le 'conquiste' – the achievements – di Inter Mirifica

E' importante prestare particolare attenzione a tre aspetti del documento Inter Mirifica che possono essere intesi come conquiste significative:

I - La prima conquista riguarda il fatto che, al di là del contenuto del Decreto Inter Mirifica, vi sia un documento che ponga la comunicazione stessa al centro di un Concilio Ecumenico. La comunicazione infatti non è solo elemento di studio di specialisti del settore, ma diventa un tema fondamentale per la riflessione nell'ambito della missione della Chiesa. Il documento Inter Mirifica fu all'inizio considerato non sufficientemente rilevante a livello teologico, eppure fu proprio questo aspetto a permettere che non venisse in seguito stigmatizzato come appartenente ad una teologia non ancora toccata dagli sviluppi del Concilio. L'importanza di Inter Mirifica sta quindi nel sottolineare il ruolo essenziale della comunicazione piuttosto che nell'analizzarne tematiche e argomentazioni.

Il documento stesso riconosce che il tema della comunicazione è da situare in un contesto in evoluzione continua. E' da considerarsi quindi un vantaggio il fatto che Inter Mirifica non sia legata ad un determinato momento storico. Essa infatti contempla la necessità della trasmissione di messaggi annuali per tenere viva e sempre attuale la riflessione sulle relative tematiche. Inter Mirifica inoltre fa riferimento all'importanza della presenza di una vera e propria istruzione pastorale sulla comunicazione sociale, che vide luce nel 1971 con la "Communio et Progressio".

Per quanto riguarda le considerazioni circa alcuni punti deboli del documento, può essere utile ricordare quanto affermò il teologo francese Abbe Rene Laurentin nel suo rapporto sulla seconda sessione del concilio, a proposito del fatto che un testo eccessivamente argomentato scoraggerebbe un ulteriore lavoro di approfondimento, mentre invece un testo non troppo minuzioso contribuirebbe a stimolare ulteriori riflessioni che risponderebbero alle necessità del momento. Anche Mons. Deskur affermò che fosse auspicabile che un documento conciliare, soprattutto se il primo di una serie in un preciso ambito, non si limitasse a trattare le problematiche del momento, ma piuttosto si occupasse di tracciare le linee più ampie di un ideale formazione costruttiva delle coscienze delle generazioni a venire. Dovrebbe, in poche parole, guardare al futuro. Secondo Ruzkowsky, l'eredità più importante di Inter Mirifica è che la comunicazione sociale è entrata ufficialmente a far parte di uno dei temi principali della Chiesa, tanto da ricavarsi un proprio spazio nella sua "agenda".

In un tale contesto, volendo descrivere il ruolo di Inter Mirifica con una metafora politica, il documento non vuole essere considerato una costituzione che offre una mappa dettagliata di come dirigere o indirizzare le attività della Chiesa; piuttosto, può essere paragonato ad una bandiera o ad un inno nazionale che ha il compito di stimolare e motivare l'impegno costante nell'ambito della comunicazione.

L'importanza della tematica della comunicazione è ulteriormente testimoniata dall'insistenza del documento sull'impegno della Chiesa nel campo, affinché la comunicazione raggiunga un livello di eccellenza, avvalendosi anche di persone formate professionalmente e tecnicamente qualificate e facendo gli investimenti necessari.

II - La seconda conquista di Inter Mirifica consiste nel fatto che il documento riconosce la necessità, per assicurare la centralità della tematica della comunicazione all'interno della Chiesa, di costituire un'apposita struttura istituzionale. Il documento in particolare sottolinea la necessità di una struttura pastorale che assicuri la dovuta attenzione e considerazione alla comunicazione, alla quale sia data priorità nella vita della Chiesa a tutti i livelli. Ruzkowsky nella sua analisi del Decreto considera come una tale struttura condurrebbe ad una istituzionalizzazione indispensabile della comunicazione sociale nella Chiesa, che a sua volta si tradurrebbe in supporto ufficiale a tutti gli sforzi che erano stati fino ad allora spontanei e non organizzati, da parte di pionieri a loro volta impegnati su ogni sorta di progetti in tutto il mondo.

Gli elementi che caratterizzano una tale istituzionalizzazione sono la dedicazione di un particolare giorno dell'anno per celebrare la comunicazione sociale nella Chiesa e la predisposizione di un ufficio a livello della Curia. Il documento prevede che ogni diocesi si avvalga di una persona formata nell'ambito delle comunicazioni sociali e che anche gli stessi vescovi siano competenti in materia. E' prevista inoltre l'esistenza di strutture a livello nazionale, oltre che locale, e internazionale, di coordinamento delle attività di comunicazione della Chiesa. Ne deriva quindi un quadro in cui la struttura è radicata nel concetto di sussidiarietà.

III - La terza conquista riguarda l'intuizione "profetica" di Inter Mirifica nel riconoscere la dimensione sociale della comunicazione. Il documento non parla di mezzi di comunicazione né di strumenti di disseminazione o di diffusione, al contrario di quanto suggerito dalle precedenti bozze del documento. La scelta di non includere nessun riferimento specifico a questi aspetti ha contribuito a dare rilevanza al fatto che la comunicazione non ha solo una funzione tecnica, bensì comprende le più varie forme di espressione dell'uomo, a livello artistico, nel ballo, nella musica, ecc. L'insistenza sulla dimensione sociale ci ricorda che la comunicazione non è solo una realtà di transazione di informazioni, ma è una realtà relazionale che serve per creare comunità e rafforzare i legami tra le persone. Ho scelto di parlare di "intuizione profetica" in quanto è chiaro che l'espressione "comunicazioni sociali" ha anticipato la svolta nella cultura della comunicazione moderna dell'affermazione dei social media, con l'emergere di uno stile comunicativo più informale e maggiormente radicato nella comunità.

L'eredità del documento Inter Mirifica – la consolidazione delle conquiste

I - Relativamente alla priorità tematica a cui si è precedentemente accennato come "conquista" di Inter Mirifica, con riferimento all'esistenza di un documento conciliare sulla comunicazione sociale, l'importanza intramontabile di quest'ultima nella Chiesa è testimoniata dallo sviluppo del pensiero di Inter Mirifica nei successivi documenti papali (v. Communio et Progressio, 1971, Aetatis Novae, 1992 e Il Rapido Sviluppo, 2005), oltre che nei vari discorsi dei papi nel contesto dei diversi congressi, assemblee plenarie del PCCS, ecc. L'argomento è stato trattato anche nelle varie tematiche parallele alla comunicazione quali l'etica e la formazione, nei documenti redatti dal PCCS. Inoltre, l'eredità di Inter Mirifica è sempre presente e rimane attuale nei messaggi del Papa in occasione delle Giornate Mondiali della Comunicazione, che negli ultimi cinque anni hanno trattato in modo particolare della nuova cultura digitale. Il Pontificio Consiglio sta valutando l'opportunità di redigere un documento che contempli la centralità della tematica della comunicazione: sebbene tale intento non sia semplice in un contesto in continuo mutamento, si sente sempre più la necessità di arrivare a questo consolidamento.

Oltre ai documenti che trattano delle tematiche della comunicazione, spesso nei testi ecclesiali più importanti vi sono paragrafi che parlano di tali argomenti. Da ciò si evince quanto la comunicazione sia parte integrante della vita della Chiesa: purtroppo viene presa troppo spesso per scontata, mentre dovrebbe ricevere un'attenzione maggiore. L'Esortazione Apostolica post-sinodale Verbum Domini, "Parola di Dio", del 2010, ha solo un paragrafo (n. 113) che fa riferimento alla comunicazione, sebbene in termini assai limitati. Tuttavia, se si presta attenzione ai capitoli delle altre sezioni del documento, si leggono titoli quali "Il Dio che parla", "La risposta dell'uomo al Dio che parla" ecc., che sottolineano il valore essenziale della comunicazione nella vita della Chiesa.

Un'altra questione importante è l'inserimento dello studio delle tematiche della comunicazione nella formazione didattica dei sacerdoti. Ciò che può sembrare un argomento minore in un curriculum con numerose materie, dovrebbe invece esser visto nell'ottica più ampia della finalità stessa della formazione, in quanto la comunicazione tocca ogni dimensione delle attività di un sacerdote.

II- Per quanto riguarda l'eredità strutturale di Inter Mirifica, è da notare che la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali rappresenta un aspetto concreto e visibile che dà importanza alla comunicazione nella vita della Chiesa. La celebrazione della GMCS ha una forma e rilevanza diverse a seconda dei paesi in cui ha luogo e in alcuni di essi riceve un'attenzione maggiore rispetto ad altri. In alcuni paesi, ad esempio, rappresenta un'occasione per promuovere il messaggio del Papa, in altri un'opportunità di dialogo con i media e giornalisti, e in altri ancora come un evento di raccolta fondi per le attività di comunicazione delle diocesi locali. Negli ultimi due anni il PCCS ha creato un 'microsito' dove vengono elencate tutte le iniziative internazionali di questo tipo. Lo scopo è di stimolare un maggiore interesse e iniziative sempre più creative.

Il PCCS rappresenta l'evoluzione dell'idea di Inter Mirifica di predisporre un ufficio curiale della comunicazione. Rimane un ente visibile e attivo. Lascerei ad altri un giudizio più sviluppato del funzionamento dell'ufficio. Nemo judex in causa sua. Altro elemento importante è la presenza di uffici di diocesi e conferenze episcopali in tutto il mondo. E' significativo il fatto che anche questi enti, a livello sia locale sia nazionale, vantano ricche attività a livello comunicativo, basti notare il crescente numero di siti internet, canali radio, giornali e di persone impegnate professionalmente in questo ambito, che sono delle risorse molto importanti per la Chiesa. Lascio lo sviluppo di questi argomenti alle testimonianze che seguiranno.

Vorrei invece dare attenzione al lavoro importantissimo dei vari enti responsabili della comunicazione a livello continentale. Non pretendo di essere esaustivo ma vorrei citare alcuni iniziative come esempio di queste realtà:

- il CELAM: la Conferenza Episcopale Latino-Americana dispone di un ufficio molto ben strutturato e attivo che insieme al PCCS, sta organizzando una serie di seminari per la formazione dei vescovi nel campo della comunicazione. La speranza è che entro un anno il 40 % dei vescovi dell'area del CELAM abbia partecipato ad un tale seminario;

- Episcopo.net: sviluppato dal CELAM in collaborazione con il PCCS, è una piattaforma di comunicazione digitale il cui scopo è di facilitare la comunicazione attraverso la rete tra le diverse realtà delle diocesi ed enti ecclesiastici dell'America Latina, prestando attenzione alle specifiche esigenze;

- RIIAL: il CELAM appoggia insieme al PCCS il progetto della Rete Informatica della Chiesa in America Latina, la cui missione è di supportare la formazione tecnica degli agenti pastorali e di diffondere il messaggio evangelico nell'ambito della cultura digitale fino alle periferie. Il lavoro della RIIAL viene coordinato tramite una serie di incontri virtuali e presenziali a diversi livelli, sia in ambito locale che continentale.

- CCEE: il Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa promuove la comunicazione tramite una serie di incontri e conferenze virtuali mirati alla considerazione di questioni di attualità che interessano l'evangelizzazione in ambito europeo. In particolare:

- sponsorizza una riunione annuale a livello europeo dei rappresentanti nazionali della comunicazione;

- ogni quattro anni organizza dei convegni sulla comunicazione a livello europeo, per un'analisi più dettagliata delle tematiche di maggiore rilievo;

- ha creato EuroCathInfo.eu, il portale informativo istituzionale delle conferenze episcopali europee, per condividere il lavoro di quest'ultime.

- FABC: la Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche dispone di un ufficio per le comunicazioni sociali che si occupa di:

- organizzare riunioni annuali dei vescovi responsabili della comunicazione insieme ai responsabili esecutivi;

- promuovere la ricerca e gli studi sulla Chiesa e la comunicazione sociale in collaborazione con l'Asian Research Centre for Religion and Social Communicazions.

- USCCB: la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha un dipartimento della comunicazione molto attivo che si occupa di:

- promuovere insieme all'Università Santa Clara e al PCCS un seminario annuale sul tema del dialogo tra comunicazione e teologia;

- organizzare, nel 2014, una riunione insieme al CELAM e alla Conferenza Episcopale del Canada (CCCB) per analizzare le tematiche della comunicazione.

- SECAM: il Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e Madagascar vanta numerose attività sia a livello delle diocesi sia a livello nazionale; purtroppo, nonostante vi sia una notevole quantità di iniziative in Africa, il comitato istituzionale delle comunicazioni sociali del SECAM (CEPACS) è inattivo da qualche anno.

- E' da registrare infine la presenza di attività e iniziative molto importanti nell'ambito della comunicazione da parte delle conferenze episcopali dell'Europa dell'Est, dell'Oceania e del Medio Oriente.

E' importante capire che tali strutture gerarchiche hanno senza dubbio una notevole importanza per la comunicazione nella Chiesa. La sfida che il PCCS si pone è di costruire una rete che permetta la condivisione e la collaborazione tra queste realtà internazionali. In questo contesto il PCCS sta cercando di proporsi come un punto di incontro e come perno di questa rete al fine di facilitare i contatti tra i vari enti. Le attività del Consiglio, i congressi organizzati, le visite ad limina e la presenza del Consiglio in varie riunioni nazionali e internazionali mira a sviluppare questo ambito di connettività e di condivisione. In questa ottica è da considerare il senso delle seguenti reti-hub di cui è responsabile il PCCS:

- PCCS.va: il sito è una finestra di presentazione, con informazioni sul Pontificio Consiglio. Rappresenta un punto d'incontro per i comunicatori cattolici che possono trovare sul sito informazioni su attività, eventi e notizie varie sulle iniziative che le chiese locali svolgono nel campo dei media. il sito viene aggiornato, nelle diverse lingue, quasi giornalmente con "news su Chiesa e comunicazione";

- Intermirifica.net: è una 'directory' multimediale online che fornisce informazioni e contatti sulle organizzazioni cattoliche presenti nell'ambito della comunicazione. Creato nel 2009, si è evoluto in una piattaforma web che mira a incoraggiare il networking e la comunicazione tra le persone e gli enti cattolici che attuano progetti di comunicazione nel mondo. Intermirifica.net è un wiki, di conseguenza gli utenti registrati possono costruire e migliorare questo database. La grande sfida per questo progetto è di espandere il suo servizio coinvolgendo sempre più i numerosi comunicatori cattolici;

- .catholic: il progetto riguarda l'introduzione del dominio ".catholic" nella rete internet, nei caratteri latini, cinesi, arabi e cirillici. Lo scopo è di salvaguardare l'autenticità, la riconoscibilità e la presenza digitale della Chiesa Cattolica nell'attuale piazza multimediale globale. L'attuazione del progetto permetterà quindi a diocesi, parrocchie e istituti cattolici sparsi in tutto il mondo di avere una collocazione all'interno di un unico dominio di primo livello, il ".catholic". Il progetto riguarda esclusivamente gli enti istituzionali appartenenti alla Chiesa Cattolica. Risulta evidente il grandissimo potenziale pastorale del progetto che, per la prima volta, riunirà le principali componenti del mondo cattolico in un'unica aggregazione, universalmente riconoscibile nel mondo Internet. Il dominio .catholic, infatti, offrirà la possibilità agli utenti della rete di trovare con maggiore facilità i siti degli enti appartenenti alla Chiesa Cattolica nei motori di ricerca; allo stesso tempo, permetterà una maggiore affidabilità dei contenuti a vantaggio di quanti cerchino informazioni riguardo alla fede cattolica. In ultima analisi, il nuovo dominio potrebbe comportare una maggiore integrazione della comunicazione tra le diverse diocesi e parrocchie del mondo, offrendo una piattaforma tecnologica consolidata per facilitare lo scambio di risorse ed esperienze, al fine di superare qualsiasi divario digitale della Chiesa.

III – Per quanto riguarda la componente sociale del Decreto Inter Mirifica, anche se i padri del Concilio avessero incluso un'analisi di questo aspetto, non avrebbero mai potuto prevedere la profonda rivoluzione nei paradigmi della comunicazione che ha caratterizzato l'ultimo decennio a seguito dell'emergere dei nuovi media. Pertanto, un'aderenza ai principii stessi di Inter Mirifica richiede un'acuta attenzione a tale trasformazione nonché la definizione di una nuova politica comunicativa per la comunità ecclesiale. A questo proposito, vorrei sottolineare tre punti particolarmente degni di nota:

1. i professionisti della comunicazione che sono abituati a lavorare con i "mezzi tradizionali" (stampa, radio, televisione) devono ripensare la propria attività cercando di interpretare le nuove sfide poste dal cambiamento di mentalità legato all'evolversi dei social media. Non è infatti sufficiente mettere online gli stessi contenuti, ma è necessario comprendere e adottare nuovi modelli di linguaggio. La sfida principale può essere identificata nella "convergenza" dell'informazione in virtù dei nuovi strumenti di comunicazione, delle nuove tecnologie e dell'utilizzo dello spazio digitale;

2. è importante evitare di cadere in una mentalità di tipo strumentale: la questione che ci dobbiamo porre oggi non consiste nella modalità di utilizzo dei mezzi di comunicazione con lo scopo di evangelizzare, bensì nel modo in cui dobbiamo porci per essere una presenza evangelizzatrice nello spazio di condivisione e di connettività creato dai social media;

3. è fondamentale riconoscere che i nuovi social networks sono ormai una realtà esistenziale considerevole nella vita di tante persone di oggi. Il digitale è reale ed è anche lì che noi dobbiamo essere presenti. Il digitale, però, è un ambiente diversa e quindi con paradigmi di comunicazione e interazione differenti, per cui siamo obbligati a ripensare il nostro modo di essere presenti, dobbiamo partecipare attivamente al processo di inculturazione nel continente digitale.

Sono queste le idee che hanno guidato la politica del PCCS nel tentativo di favorire una presenza sempre più forte della Chiesa nel campo digitale. Il Pontificio Consiglio si è impegnato in collaborazione con altri nelle seguenti iniziative nell'ambito dei social media:

- La presenza del Papa su Twitter: l'attivazione del profilo @pontifex può essere vista come la punta di quell'iceberg che è la presenza della Chiesa nel mondo dei social networks. La Chiesa è presente in maniera abbondante in questo ambiente grazie ad una vasta gamma di iniziative, dai siti internet ufficiali di varie istituzioni e comunità, ai siti personali, blogs e micro-blogs di personalità del mondo ecclesiale e dei singoli credenti. La presenza del Papa su Twitter è in definitiva un appoggio allo sforzo di questi pionieri di assicurare che la Buona Notizia di Gesù Cristo e l'insegnamento della sua Chiesa possano permeare quel luogo pubblico di scambio e di dialogo che è emerso con i social media. La presenza del Papa online vuole essere altresì un invito a tutte le istituzioni ecclesiali e ai credenti presenti all'interno del "continente digitale" a porre attenzione allo sviluppo del proprio profilo sui social networks, affinché sia coerente con le proprie convinzioni. I "tweets" del Papa sono accessibili a credenti e non credenti al fine di condividere, discutere e incoraggiare il dialogo. E' auspicabile che i brevi messaggi del Papa incoraggino domande tra la gente di diversi paesi, lingue e culture. Queste domande potranno a loro volta essere accolte e affrontate dai credenti e dai responsabili delle Chiese locali, che si troveranno in una posizione privilegiata per misurarsi con esse e per essere vicini a quanti si pongono interrogativi.

Parte della sfida per la Chiesa nel mondo dei social networks è di stabilire una presenza ramificata, capillare, che possa effettivamente misurarsi con i dibattiti, le discussioni e i dialoghi che vengono veicolati dai social media: questi ultimi in particolare presentano un ambiente di dialogo che richiede repliche dirette, personali e puntuali, un tipo di linguaggio non facilmente gestibile da parte di istituzioni centralizzate. Per di più, una tale presenza ramificata e capillare riflette la verità della Chiesa come comunità di comunità, che è viva sia sul piano locale sia su quello universale. La presenza del Papa su Twitter rappresenta l'espressione di una voce della Chiesa unita e di guida, ma costituisce anche un invito continuo a tutti i credenti ad esprimere la propria visione, a coinvolgere i propri "followers" e "amici" per condividere con loro la speranza di un Vangelo che parla dell'amore incondizionato di Dio per ogni uomo e donna.

- News.va: nell'ottica di dare un profilo più interattivo alla comunità ecclesiale nella rete e di appoggiare i credenti attivi nei social media e i bloggers cattolici che desiderano rendere presente la Chiesa nell'ambito dei social networks, è stato ideato il portale News.va; lo scopo fondamentale è di fornire a questi ultimi contenuto evangelico facilmente condivisibile. News.va è un portale aggregatore del contenuto di tutti i media tradizionali del Vaticano, dalla radio, al giornale, alla televisione, progettato appositamente per rispondere alle esigenze della nuova realtà digitale e delle reti sociali. Lo scopo di News.va è di riportare in un unico sito i contenuti dei singoli media vaticani e di dare risalto alle ultime notizie da questi selezionate. Tale convergenza contribuisce a facilitare la consultazione, la condivisione e quindi la diffusione delle notizie relative al Papa e al Vaticano, attualmente pubblicate in una vasta varietà di siti web.


(di Paul Thige)

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