Chiesa e Comunicazione

8marzo

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Oppido-Mamertina-Palmi (diocesioppidopalmi.it) - Secondo te, può un pezzo di carta buttarti in rete e farti seguire Gesù Cristo? “QuaGio” lo fa e ti spiego come.

Si tratta di un calendario “attivo” pensato per accompagnare i giovani/giovanissimi nella loro preghiera personale per tutto il periodo forte della Quaresima con un versetto al giorno e un impegno legato al proprio territorio e al proprio vissuto quotidiano, come scuola, famiglia, sport, amici.

Il progetto nasce in un’ottica open, cioè non si chiude ai confini locali, ma è pensato per la condivisione con le pastorali giovanili e della comunicazione delle altre diocesi attraverso il downloading e la personalizzazione dei contenuti. La scelta di usare un calendario cartaceo nell’era di Google Calendar è un ulteriore invito a vivere la Quaresima in modo reale e concreto, senza però rinunciare alla rete, ai social e agli hashtag.

Infatti, il “QuaGio” è un calendario da riempire sulle piattaforme sociali con le condivisioni dei commenti e dei pensieri personali, delle foto degli impegni quotidiani e delle proprie preghiere attraverso un blog dedicato sul sito diocesano e un hashtag speciale per i social network: #quagio. Inoltre, con lo spirito della partecipazione e della creazione di contenuti, le meditazioni domenicali sono scritte dai giovani della Pastorale Giovanile e verranno inserite in rete con un’immagine a tema che girerà in modo virale sui social.

“Quaresima giovane. Un calendario da scrivere” – questo il nome del progetto – è stato creato in occasione della Quaresima 2015 dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi in collaborazione con il Servizio diocesano di Pastorale Giovanile, l’Ufficio Scuola, il Msac, il Sovvenire diocesano e lo studio grafico Lamorfalab.

Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Roma (www.agensir.it) - I Social media sono stati il focus della seconda giornata della plenaria primaverile della Conferenza episcopale tedesca. La tradizionale mattinata di studio, che i vescovi tedeschi si concedono durante l’assise, aveva come obiettivo le dinamiche dei social network e la loro influenza sulla crescita della nuova comunicazione ecclesiale. Monsignor Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, ha introdotto la “dimensione teologica dei social media”, mentre il professsor Alexander Filipovic, docente di Etica dei media presso la facoltà di Filosofia dei Gesuiti a Monaco di Baviera, ha spiegato ai prelati la prospettiva di un approccio etico che illumini i social media. Esempi della presenza della Chiesa tedesca sul web sono stati valutati anche da Ansgar Mayer, uno dei massimi esperti tedeschi di sviluppo del prodotto digitale.

Per Mayer i contenuti sparsi sul web dalla Chiesa nei suoi siti, a partire dalla Bibbia, debbono diventare oggi le risposte che la Chiesa offre sui social media: “Se si vuole raggiungere il target dei giovani tra i 15 ed i 30 anni bisogna essere sui social network - ha detto Mayer in un intervento su Kna, l’agenzia di stampa cattolica tedesca - perché nella durata di una omelia 50 milioni di utenti hanno guardato un video su Internet e su Facebook e ci son state un milione di nuove amicizie”.

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Mercoledì, 10 Dicembre 2014 07:26

Lanciata campagna "Stop alla minacce su Internet"

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - "Stop alle minacce su internet". E' il titolo della campagna internazionale presentata oggi in Vaticano su iniziativa del Bice, il "Bureau International Catholique de l’Enfance" e di alcune ong come "Meter", in collaborazione col Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Già diecimila le firme raccolte, che segnano un impegno di responsabilità per ogni pubblicazione in Internet con l’obiettivo di denunciare e fermare abusi e molestie contro i minori che possono spingere anche il suicidio. L’occasione è il 25.mo anniversario della Convenzione sui Diritti del'infanzia. Il servizio di Gabriella Ceraso:

La Chiesa promuove Internet e i social network come un’ occasione di conoscenza e comunione, ma è in prima fila anche nel mettere in guardia dalle ambiguità e dai pericoli che essi nascondono. Per questo, la Santa Sede ha deciso di dare visibilità al la campagna del Bureau. Le molestie su Internet, ha detto il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, sono una nuova e preoccupante forma di violenza sui minori alla stregua di piaghe come la tratta, i matrimoni forzati, il mercato della prostituzione. Gli strumenti normativi internazionali non sono riusciti a debellarle finora. Occorre fare di più, aggiunge il cardinale, e centrale per affrontare questo nuovo fenomeno, spiega, è il ruolo dell’educazione:

"E’ necessario educare i giovani a riconoscere negli altri persone di pari dignità, da considerare non 'nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare'. Occorre, cioè, educarli ai diritti umani, alla giustizia ed alla pace. Ciò implica, come affermato da Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2012, aiutare i giovani a scoprire nell’intimo della loro coscienza la legge morale naturale. Una legge che non sono loro a darsi e che li induce 'a fare il bene e a fuggire il male, ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso'”.

Responsabili e rispettosi dell’altro nell’uso di Internet e nella pubblicazione di materiale in esso: tutti, con questo scopo, possono aderire alla campagna del Bureau sottoscrivendo i 5 punti che essa prevede sul sito "www.bice.org". Finora diecimila le firme raccolte, ha spiegato il presidente del Bureau - attivo in difesa della dignità dei bambini da 65 anni - Olivier Duval che ha presentato le cyber- molestie come un fenomeno mondiale sottostimato:

“Donc, sur internet il y a des formes négatives de harcèlement morale…
Allora, in Internet ci sono forme forti di molestie psicologiche, sessuali, di possesso che possono tradursi in intimidazioni, insulti, (…) furto d’identità fino alla diffusione di foto e video falsificati. La statistica dimostra che a un giovane su tre capita, una volta o l’altra, di subire molestie in Internet. Vorrei anche insistere sul fatto che non si tratta di un fenomeno occidentale: oggi abbiamo informazioni raccolte dalla rete dai nostri partner – ad esempio in Mali o in Perù – dalle quali risulta che la diffusione degli smartphone ha portato alla scoperta che anche in questi Paesi ci sono ragazzini che subiscono cyber-molestie. E’ quindi un fenomeno a livello mondiale, che porta all’ansia, alla vergogna, alla demotivazione, a risultati scolastici in ribasso, all’isolamento, l’abbandono, la depressione e può portare perfino al suicidio. E’ per questo che non dobbiamo assolutamente sottovalutare questo pericolo”.

E al tentato suicidio è arrivata anche Laetitia Chanut, testimonial della campagna, che ha raccontato della sua lotta di liceale contro chi, dopo averle rubato l’identità su Facebook, ha iniziato una persecuzione fatta di minacce e ricatti cui neanche le Forze dell’ordine hanno creduto inizialmente. Forti le sue parole:

“Moi je m’en suis sortie mais je sais que je suis loin d’être la seule à vivre ça…
Io ne sono uscita, ma so che sono lungi dall’essere l’unica ad avere fatto questa esperienza. Soprattutto, so che è già tanto essere uscita dall’ospedale. Vorrei semplicemente che, per quanto riguarda Internet, si acquisti consapevolezza: io sono sempre in Internet, utilizzo normalmente la rete dei social, ma penso che sia necessario che si impari ad utilizzarlo un po’ meglio, e soprattutto bisogna capire che non si tratta di violenza fisica: assolutamente no. E’ una violenza psicologica praticamente insormontabile! Anche se sono ormai passati tre anni, quello che è successo è sempre in un angolo del mio cervello e so che purtroppo, anche se in misura sempre minore, ci rimarrà sempre”.

Dobbiamo sorreggere le famiglie e i genitori. La compartecipazione è fondamentale al fianco delle norme esistenti nel contrasto alle cyber-molestie, ha aggiunto don Fortunato di Noto, fondatore dell’ Associazione Meter:

“Noi dobbiamo far sì che questi luoghi di povertà affettiva, queste nuove periferie digitali – io le vorrei chiamare ‘favelas tecnologiche’ – possano essere abitate e quando latita l’affetto, gli avvoltoi sono all’opera, ovunque! Noi ogni anno lanciamo una campagna nazionale di formazione. Abbiamo lanciato ‘In riga su Internet’. Stiamo distribuendo centinaia di migliaia – anzi se c’è qualcuno che ci aiuta finanziariamente, le possiamo distribuire anche in tutta Europa –  di questi ‘In riga su Internet’. Voi direte: ‘Ma oggi non valgono più le regole!’. Eh no, non è vero perché Internet non è senza regole: Internet ha le sue regole”.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Dove sta andando la comunicazione globale? Quanto e come influiranno i social network sull'informazione tradizionale? Sono alcune delle domande intorno a cui é ruotato il Seminario promosso dal Centro Studi Americani di Roma sul tema "Il futuro dei media" che ha visto la partecipazione di alcuni tra i più importanti giornalisti statunitensi. Tutti i relatori hanno concordato che la rivoluzione digitale farà sempre più sentire il suo peso sui media tradizionali. E questo soprattutto per la spinta che stanno dando su questo fronte le nuove generazioni.

Il produttore di Cbs News, Jeff Fager, per esempio, ha evidenziato che negli Usa nessun media, piccolo o grande, può prescindere dai social network e tuttavia - anche in un ambiente mediatico radicalmente mutato rispetto a pochi anni fa - resta la "fame" di contenuti informativi. Dal canto suo, il caporedattore del Wall Street Journal, Gerard Baker, ha affermato che il successo dei social media, come Twitter, deriva anche dalla ricerca da parte della gente di una visione alternativa dei fatti, rispetto a quella proposta da giornali, radio e tv.

L'irruzione del digitale - ha poi commentato il direttore del Bloomberg Media Group, Justin Smith - ha cambiato anche il modo di raccogliere la pubblicità con conseguenze significative su come i media si finanziano. La strada seguita negli Usa, ha proseguito, é quella di investire soldi ed energie su più piattaforme con la difficoltà di seguire processi in continua e rapida evoluzione. I media tradizionali, ha quindi osservato, devono investire sui giovani talenti per "agganciare" il cambiamento radicale impresso da Internet e in particolare dalle Reti Sociali.

Opinione condivisa dal vicepresidente della Cnn, Ed O'Keefe, secondo cui bisogna andare dove sta il pubblico altrimenti si diventa irrilevanti e oggi sempre più persone s'informano sui social network. Alla Cnn, ha rivelato, la sfida oggi non é tanto essere la prima azienda televisiva al mondo, ma la prima azienda digitale. Non a caso, ha affermato, nel lavoro della Cnn sempre più si parte dalla domanda se un video andrà bene per il web e successivamente per la tv.

La condivisione é sempre più importante, ne é convinto anche David Carr. L'editorialista del New York Times ha tuttavia avvertito che non si può scommettere tutto su Facebook o Twitter perché non sappiamo al momento cosa accadrà da qui ai prossimi anni. Di certo, ha sottolineato, i giornalisti sono chiamati ad essere sempre più preparati ad usare un linguaggio visuale perché questo é quello più congeniale ai social media come dimostra il successo di You Tube.

di Alessandro Gisotti

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “Siamo anche ciò che digitiamo”. E’ uno dei concetti espressi nel libro “Basta un clic”, scritto dal teologo della comunicazione Carlo Meneghetti, docente allo Iusve, Istituto universitario salesiano di Venezia. Il libro, edito dalla Libreriauniversitaria, si sofferma sulle sfide poste dai social network, con un’attenzione particolare ai giovani e alla Chiesa. Alessandro Gisotti ha intervistato l’autore:

R. – “Basta un clic” è una serie di esperienze e una serie di laboratori fatti sia a scuola ma anche in vari contesti educativi. Questi incontri sono incontri di condivisione e ho pensato di raccoglierli tutti per avere un confronto, una condivisione sulla tematica dei social network che oggi è quanto mai viva e pressante.

D. – Un libro che, anche per come nasce, si rivolge molto ai giovani, è vero?

R. – Sì, si rivolge principalmente ai giovani ma anche agli adulti. Ieri sera mi trovavo a un incontro di formazione con dei genitori, un genitore mi ha chiesto: “Ma questo libro posso leggerlo o può leggerlo mio figlio?”. Il mio consiglio è stato di leggerlo lui insieme al figlio perché così si possono fare anche raffronti. Si parla molto di nativi digitali: giovani, più giovani che insegnano a noi come usare tecnicamente questi nuovi sistemi. Però, noi dobbiamo essere vicini a loro cercando di usare la testa, magari quando facciamo clic anche per fare cose di cui dopo ci si può pentire.

D.  – Uno dei primi concetti che si incontra leggendo questo libro è che la parola anche in internet è un dono…

R. – Certo. Ho citato, infatti, Enzo Bianchi, che in un suo volume dice appunto che la prima possibilità del dono avviene attraverso la parola: la parola donata all’altro. Come riportava Giaccardi nella prefazione, la parola è un dono che noi facciamo all’altro. Dunque anche attraverso i social network dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo, a quello che facciamo, perché poi il pericolo è di essere noi stessi sui social e magari cambiare prospettiva quando invece siamo in prossimità alle persone.

D. -  In questo libro è anche molto presente la dimensione religiosa e direi anche proprio ecclesiale…

R. – L’ultimo capitolo, il capitolo VI in particolare, l’ho chiamato Chiesa 2.0. Come vediamo la Chiesa si impegna anche in questo campo. Pensiamo anche al convegno ecclesiale di Firenze 2015, che si terrà il prossimo anno e vediamo quanto sia impegnata anche nel campo dell’educazione ai media e ai social network. Se prendiamo i vari documenti della comunicazione sociale - penso al  direttorio del 2004 - troviamo una serie di indicazioni per progettare anche attraverso i social.

D.  – Nell’appendice ci sono anche i messaggi dei Pontefici per la Giornata delle comunicazioni sociali e vediamo come già Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II nel 2002, quindi diversi anni fa, dedicava proprio ad internet il suo messaggio per le comunicazioni sociali, come a dire che poi la Chiesa ha letto abbastanza velocemente l’importanza di questo fenomeno…

R. – Sì la Chiesa è stata sempre avanti in questo campo si  può dire. Oggi siamo nel 2014, sono passati 12 anni, ma se leggiamo quel testo è ancora vivo e attuale. Dunque, ho voluto proprio mettere questi messaggi che hanno come filo conduttore o la rete o le relazioni digitali, in modo da portare il lettore a far vedere come la Chiesa sia impegnata e si prefigga di portare l’accoglienza e la testimonianza cristiana anche in questi mondi, perché questi mondi sono parte della nostra vita quotidiana.

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Roma (www.pul.it) - Prossimo 30 ottobre alle 9:30 presso l'Aula Paolo VI della Università Lateranense.

E’ sempre più urgente rispondere all’esigenza di «ritrovare un’unità di vita, una vera connessione, tra tutti i luoghi relazionali che frequentiamo, in una prospettiva di relazione condivisa, nella quale si gioca l’efficacia della nostra sfida educativa». Questa convinzione, presente in un libro di Paolo Padrini (Social network e formazione religiosa, Edizioni San Paolo), diventa lo spunto per l’omonimo convegno, in programma il 30 ottobre, presso l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense.

L’evento si rivolge a sacerdoti, seminaristi e religiosi che vogliono integrare la propria formazione scoprendo gli anfratti più profondi dell’universo socialmediale. Ma anche a tutti i laici che si confrontano quotidianamente con le sfide proposte dalla cultura digitale.

Per saperne di più, consultare il sito: "http://www.pul.it/2014/09/social-network-e-formazione-religiosa/"


Ore 9.15 – SALUTI INTRODUTTIVI

S.E.R. Mons. Enrico dal Covolo
Rettore Magnifico Pontificia Università Lateranense

S.E.R. Mons. Claudio Maria Celli
Presidente Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali

Ore 10.00 – PRIMA SESSIONE
La formazione religiosa nella contemporaneità digitale

Modera
Prof. Massimiliano Padula
Pontificia Università Lateranense

Intervengono
S.E.R. Mons. Jorge Carlos Patrón Wong
Segretario per i Seminari Congregazione per il Clero
Mons. Dario Edoardo Viganò
Direttore del Centro Televisivo Vaticano

Ore 11.00 – COFFEE BREAK

Ore 11.30 – SECONDA SESSIONE
I social network “ambienti” di formazione

Modera
Prof. Bruno Mastroianni
Pontificia Università della Santa Croce

Intervengono
Suor Maria Antonia Chinello
Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium
Don Paolo Padrini
Sacerdote, esperto di cultura digitale

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - In occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco, al via in questi giorni, i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice (Fma) del Brasile hanno pensato di offrire un "regalo" per il loro Fondatore. Il 13 e 14 agosto, i rappresentanti delle due istituzioni si sono riuniti per fare i primi passi nella formazione di un social network salesiano di comunicazione congiunta, denominato “Rescom”. Come riferisce l’agenzia salesiana Ans, la proposta è che, a partire dal 2015, questa rete possa unire le forze e rispondere sempre più efficacemente alle sfide attuali della comunicazione sociale,  a partire dagli insegnamenti e dalle esperienze di Don Bosco, grande esempio di comunicatore, soprattutto per i giovani.

I lavori preparatori del network, composto da  sacerdoti, suore e laici, hanno preso il via il 13 agosto con una riflessione di approfondimento su "Il sistema salesiano di comunicazione sociale" e "Culture giovanili nell’Edu-comunication visiva"; quindi si è svolto uno scambio di esperienze su servizio di comunicazione di ogni ispettoria, evidenziando come la comunicazione sociale sia di buona qualità, ma scarseggi nella partnership tra i diversi gruppi.  

Il secondo giorno della riunione è stato dedicato a rilevare le sfide e le opportunità attuali di Rescom. In particolare, i partecipanti hanno sottolineato due missioni primarie del nuovo network: incoraggiare e assistere i processi relazionali e organizzativi della rete salesiana, garantendo gli ecosistemi di comunicazione, nella prospettiva educativa e pastorale e rafforzare i processi di comunicazione salesiana a servizio dell'evangelizzazione e dell'educazione dei giovani. (I.P.)

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(Radio Vaticana) -"Vieni e sviluppa le tue abilità comunicative!": con questo slogan si terrà il 26 luglio a Johannesburg, in Sudafrica, la prima Expo dei media cattolici. Promossa dalla Conferenza episcopale locale e dal Jesuit Institute della città, l'iniziativa si rivolge soprattutto ai giovani studenti delle scuole e delle università, ma anche a tutti i responsabili della comunicazione a livello parrocchiale e diocesano.

Venticinque gli esponenti dei mass media cattolici che saranno presenti all'evento – si legge sul sito diocesano – "per condividere le loro conoscenze ed esperienze e per offrire la possibilità di sperimentare modi diversi di comunicare". Numerosi i temi trattati: dai blog ai social network, dalla radio alla tv, dalle newsletter alla fotografia, per finire con le interviste e le app per cellulare.

La giornata sarà suddivisa in due momenti: in mattinata, i visitatori potranno seguire quattro brevi sessioni di lavoro monografiche, mentre nel pomeriggio ci sarà la possibilità di fare un'esercitazione pratica di due ore in un settore a scelta. Nelle settimane successive all'Expo, inoltre, i giovani potranno essere coinvolti in un vero progetto di comunicazione, entrando così in contatto con il mondo lavorativo.

(I.P.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Riportiamo un frammento dell'intervista della Radio Vaticana a S.E. Mons. Georg Gänswein dove commenta i social network durante il mondiale di calcio 2014 in Brasile.

D. – Abbiamo visto, soprattutto sui social network, una cosa particolare e anche originale: cioè, si sono uniti Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto anche con un certo moto di affetto per entrambi; in qualche modo, se così si può dire, il calcio li ha uniti anche nell’immaginario collettivo

R. – L’ho visto anch’io e devo dire che mi sono molto rallegrato, perché si vede che il calcio ha la forza di unire. E poi si è visto che molte cose sono state espresse in modo scherzoso, a volte in modo ironico, in fin dei conti sempre in modo simpatico, sincero … E penso che questa occasione ha fatto capire che c’è una bella intesa tra i due Papi.

D. – Papa Francesco in un tweet, prima ancora in un messaggio, ha sottolineato come i Mondiali di Calcio – lo sport in generale – siano occasione di incontro …

R. – Papa Francesco spesso parla – ed è diventata una parola chiave – dell’incontro, e lo sport – e anzitutto il calcio – è proprio un’occasione ad hoc per incontrarsi in modo sportivo e sincero. L’incontro, come tale, è quello che conta. E’ chiaro, c’è sempre il risultato, poi; ma quello che conta è l’incontro. E se per tutte e due le squadre l’incontro è positivo, penso che abbia una grande forza non soltanto per queste 22 persone, ma per molte altre persone ancora, e non soltanto dei due Paesi rappresentati, ma di tutto il mondo.


 

Di seguio l'intervista integrale in audio sul nostro canale di Sound Cloud:

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Roma (www.ucsroma.it) - Comunicazione, media, social network. Ma anche incontro, prossimità, periferia e testimonianza. Sono queste alcune delle parole chiave che caratterizzeranno la riflessione dell’incontro che l’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi di Roma, il Centro Comunicazione e Cultura delle Paoline e la Pontificia Università Lateranense, organizzano per il prossimo 22 maggio (ore 18.30) presso la sala convegni della Comunità di Sant’Egidio a Roma (via della Paglia 14). L’evento intende riflettere su tema del Messaggio per la 48ª Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali intitolato “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro” che si celebrerà il prossimo 1 giugno.

Introdotti dal portavoce della diocesi di Roma, don Walter Insero, la riflessione sarà caratterizzata dagli interventi dello storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, di Elisabetta Piqué, corrispondente in Italia del quotidiano argentino La Nación e autrice del libro Francesco. Vita e Rivoluzione e di monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo della Diocesi di Campobasso-Boiano. Modererà Massimiliano Padula, responsabile dell’Ufficio stampa della Pontificia Università Lateranense.

Come da tradizione, l’appuntamento sarà caratterizzato dal conferimento del Premio "Paoline comunicazione e cultura 2014” proprio all’arcivescovo Bregantini per sua missione pastorale che da sempre pone al centro il “farsi prossimo e l’attenzione agli umili”.

«Abbiamo pensato questa iniziativa - spiega don Insero - studiando a fondo il messaggio del Papa: dalla sede, luogo concreto di accoglienza e prossimità, fino ai tre relatori, testimoni di comunicazione autentica, esso si propone anche come un momento di incontro vero che conferma ancora una volta (come scrive Francesco nel Messaggio) “l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo”».

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