Chiesa e Comunicazione

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 “DeoSpace” – dal latino Deo “Dio” e “space” che sta per“cyberspace” – e’ IL social network della Nuova Evangelizzazione.
 
In data odiernaDeoSpace ha annunciato il lancio di un social network cattolico mondiale diretto dal Chairman,Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B., Coordinatore del Consiglio di Consulenza di Cardinali e Arcivescovo di Tegucigalpa, e dal Presidente, Rev.ma Eccellenza Kevin Farrell, Vescovo di Dallas. Il Direttore Generale di DeoSpace éMario Cappello, Presidente dell’Institute for World Evangelization, Associazione di diritto pontificio, con sede a Roma.  DeoSpace é un luogo virtuale per tutti coloro che sono (o erano) cattolici e per chi é semplicemente interessato alla Chiesa cattolica.

DeoSpace é unico in quanto funge da via di mezzo tra i social network fisici e virtuali: ora i membri delle comunità parrocchiali possono interagire online tra loro ed anche con altre comunità del mondo cattolico.

Al momento del lancio, DeoSpace sarà disponibile in italiano, spagnolo ed inglese. Siete invitati a iscrivervi aDeoSpace sul sito www.deospace.com , selezionando la lingua che preferite.
 
DeoSpace é ununiverso digitale la cui tempistica é perfetta in quanto giunge come risposta alla richiesta di Papa Francesco di un social network cattolico che sia a servizio di tutta l’umanità con l’amore di Cristo:
Internet, in particolare, offre maggiori possibilità di incontro e di solidarietà. “Questa è una cosa buona, è un dono di Dio”...”Attraverso internet, il messaggio cristiano puo’ viaggiare “fino ai confini della terra».” (At 1:8).  
Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti.

… la comunicazione é un mezzo per esprimere la vocazione missionaria di tutta la Chiesa; e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore. (Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali)
 
Al lancio, le caratteristiche di DeoSpace saranno quelle standard, comuni alla maggior parte dei social networks ma adattate ad  “uso cattolico.”  Gli utenti possono creare la pagina del proprio profilo; cercare amici; creare o far parte di gruppi parrocchiali, diocesani, assistenzialied ecclesiali; inviare messaggi in modo sicuro; inviare delle richieste di preghiera; condividere foto e video – tutto quanto in un ambito cattolico sicuro. Future edizioni di DeoSpace offriranno delle caratteristiche più all’avanguardia.
 
Per ulteriori informazioni su DeoSpace, inviate un’email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , chiamate il numero +39 06  66512891+39 06  66512891 oppure scrivete all’ufficio internazionale di DeoSpace:
Via Licio Giorgieri 64,00163 Roma - ITALIA
 
Iscriviti oggi stesso a www.deospace.com

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Roma (Vatican Insider) - Il primo anno di pontificato del "Papa comunicatore" secondo il ministro vaticano
"C'è una profonda sintonia tra l’immagine della Chiesa, così come il Papa la sta tratteggiando, e il mondo della comunicazione". Riguardo alla dimensione di comunicatore di Bergoglio, l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, evidenzia a Vatican Insider che "comunicare è una componente essenziale del suo essere e lo sperimentiamo ogni giorno, a cominciare dai tanti piccoli gesti con i quali ormai parla al mondo intero". Il contatto diretto con le persone, sottolinea il ministro vaticano della comunicazione, è per Francesco "il cardine su cui si posa l’essere cristiano e, al centro di questa comunicazione-incontro, ci sono gli uomini e le donne che vivono il mondo di oggi".

Francesco è attivo su Twitter e si sono studiate le modalità di una sua presenza su Facebook. Nei social network sono più le opportunità o i rischi?

"Le reti sociali possono essere nuovi spazi di evangelizzazione. Già Benedetto XVI ha evidenziato come l’ambiente digitale non sia un mondo parallelo o puramente virtuale, bensì parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I social network sono il frutto dell’interazione e possono essere un fattore di sviluppo umano. Esistono reti sociali che offrono occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Perciò anche il Pontefice in prima persona è impegnato nel rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale in forme sempre più adeguate ai tempi. Questa lettura positiva dei valori della rete, espressa specialmente da Benedetto XVI e Papa Francesco, non è una valutazione ingenua. C’è piena consapevolezza dei limiti e dei pericoli della rete ma anche della sua positività, dato che offre agli uomini e alle donne di oggi enormi possibilità di conoscenza e di relazione. Per questo motivo papa Francesco ha chiesto ai cattolici di farne parte, di essere presenti nella rete. Il problema è in che forma essere presenti. È in questa prospettiva che il Santo Padre invita a non proporre una superficiale propaganda ai valori religiosi, ma a essere testimoni dei valori umani e cristiani che portiamo in cuore. Ancora una volta, il Papa ci aiuta a comprendere che ciò che conta è la testimonianza personale e che le reti sociali possono essere un luogo propizio dove condividere la propria testimonianza”.

Qual è il bilancio del primo anno di pontificato di Francesco sotto il profilo della comunicazione?

"Francesco ha abituato tutti al suo stile, rendendo quanto mai ‘vivo’ il suo concetto di comunicazione. È consapevole che il rischio maggiore per un predicatore è abituarsi al proprio linguaggio e pensare che tutti gli altri lo usino e lo comprendano spontaneamente. La semplicità ha a che vedere con il linguaggio utilizzato. Deve essere il linguaggio che i destinatari comprendono, per non correre il rischio di parlare a vuoto. La Chiesa è immersa nella realtà del nostro tempo, nella cultura digitale, la tecnologia è parte delle nostre esistenze, del nostro quotidiano e ci permette di essere in una situazione di immediatezza, contatto, vicinanza, anche se in maniera non propriamente fisica. La comunicazione è, dunque, quanto mai amplificata, continua e questo favorisce la possibilità di entrare in contatto con mondi e persone lontanissimi da noi. All’interno di questa nuova realtà, Francesco ci guida con il suo stile colloquiale, ci fa riflettere sulla dimensione dialogica e interpersonale nell’utilizzo degli strumenti della comunicazione. Il Papa ci indica come in ogni situazione, al di là delle tecnologie, l’obiettivo sia quello di sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze".

Che stile di comunicazione ha Francesco?

"Francesco è aperto alle opportunità offerte dal nuovo mondo tecnologico, ma considera anche alcuni limiti reali dell’attuale cultura digitale che richiedono una particolare attenzione da parte di tutti coloro che seguono da vicino la crescita della comunità in cui viviamo. Tali limiti però non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. La cultura dell’incontro è prima di tutto attenzione e prossimità all’uomo e alla donna nel loro cammino quotidiano, per instaurare con loro un dialogo rispettoso, che li conduca anche  all’incontro con Cristo. Ma per fare questo occorre lasciarsi coinvolgere in un profondo rapporto umano, nel quale ciascuno di noi porta la propria vita, il proprio stile comunicativo e la propria attenzione all’altro. La Chiesa di Francesco ha le porte spalancate, è estroversa, scende nella strada, per farsi più prossima, più vicina a quell’umanità che lui stesso cerca di raggiungere ogni giorno. Energie fresche e immaginazione nuova ci chiede il Papa: una sfida per tutti noi chiamati a camminare per portare avanti la nostra missione e soccorrere il nostro prossimo, arrestandoci sulla via".

Qual è lo stile comunicativo di Francesco?

"Il Papa utilizza un linguaggio sereno, cordiale, diretto in sintonia con lo stile manifestato in questi mesi di pontificato. Francesco è consapevole che l’attuale società dell’informazione, è satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello e che finisce per portarci a una superficialità al momento di impostare le questioni di fondo. Per questo motivo, il Papa sostiene che sia necessaria una vera educazione che insegni a pensare criticamente e offra un appropriato percorso di maturazione dei valori. E ci insegna che una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere”.

C’è un’immagine che racchiude la visione di Bergoglio “comunicatore”?

“Quando Francesco a novembre ha incontrato i giovani universitari a Roma, ha detto loro ‘non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno”. La cronaca ci riporta ogni giorno storie di sofferenza, in ogni parte del mondo, storie di guerre, divisioni, intolleranza, sfruttamento, e tutto questo ci appare come un enorme rifiuto dell’altro, del prossimo, lontano o vicino che sia. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. Le parole di Francesco sono un faro. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. Una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio".

Quale visione ha il Papa della Chiesa in dialogo con il mondo?

"Ogni giorno il Pontefice ci regala delle frasi che diventano un faro per il nostro cammino di missione nell’immenso oceano della vita. Il Papa condivide con noi la sua lucida analisi di questo panorama tecnologico in veloce evoluzione, fonte di opportunità, nel quale però l’elemento umano è fondamentale, e ce lo ripete spesso. È evidente a tutti l'ecclesiologia che Francesco sta proponendo sin dai primi giorni del suo pontificato. La Chiesa immaginata da Francesco vuole comunicare, vuole dialogare con l’uomo e la donna di oggi, quindi si sente chiamata a confrontarsi con alcune dimensioni ed esigenze proprie della cultura dell’incontro. Viviamo immersi nella cultura dell’immagine, produciamo continuamente immagini, con strumenti di ogni tipo, le utilizziamo per le nostre conversazioni, per condividere pensieri ed emozioni. L’annuncio deve concentrarsi sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta quindi deve semplificarsi senza perdere per questo profondità e verità e diventare così più convincente e radiosa".

di Giacomo Galeazzi

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(Padova) - Torna per la Quaresima 2014 – dal 5 marzo al 20 aprile 2014 – l'iniziativa UN ATTIMO DI PACE, con proposte sempre nuove e aggiornate per raggiungere – attraverso "esperienze salvavita" – un pubblico ampio, attraverso visite culturali, colloqui personali, teatro, momenti di preghiera, di silenzio, di contemplazione, utilizzando anche le molte potenzialità della rete e dei social network.

Il progetto, strutturato e coordinato dall'Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Padova, vede la collaborazione di numerose realtà che compongono la Chiesa padovana: i Gesuiti di Padova, i Frati minori conventuali della basilica del Santo, le Collaboratrici apostoliche diocesane, la Pastorale cittadina di Padova, il Centro universitario di via Zabarella, la casa di spiritualità Villa immacolata, l'équipe diocesana Arte e catechesi e il gruppo Pietre vive.

Ogni giorno del tempo di Quaresima saranno disponibili riflessioni in formato testo e in podcast che raggiungeranno quanti si registrano attraverso il sito www.unattimodipace.it , dove è possibile anche iscriversi alle diverse proposte culturali a partire dal10 marzo 2014. In particolare, sarà possibile ricevere le brevi frasi tratte dalla Liturgia del giorno anche tramite SMS al costo vivo dei messaggi, grazie a un particolare sistema realizzato grazie all'apporto dell'Ufficio Comunicazioni sociali della Cei.

Quotidianamente la "rete" permetterà di condividere frammenti di meditazione che verteranno sul tema della rinascita dall'alto, con particolare attenzione al tema della giustizia sociale. Sarà possibile anche iscriversi a una sorta di "staffetta del digiuno" che viene visualizzata in uno speciale calendario pubblicato sul sito.

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Citta' del Vaticano (Radio Vaticana) - Si avvicina lunedì 20 gennaio, il "Blue Monday", ossia il giorno in cui chi soffre di depressione sente ancora di più la solitudine. Secondo gli studi scientifici, infatti, il terzo lunedì di gennaio è quello in cui si avverte più fortemente il peso del ritorno alla routine quotidiana, dopo le feste natalizie.

Ed è anche quello in cui si vivono maggiormente le difficoltà economiche, soprattutto se a Natale si è dovuta fare qualche spesa extra per i regali. Di qui, l'esortazione lanciata dalla Conferenza episcopale inglese per non lasciare solo chi è depresso. "Gennaio può essere un mese difficile per molte persone – afferma in una nota mons. Richard Moth, responsabile del Progetto per la cura della salute mentale dei vescovi inglesi – Un aiuto professionale, naturalmente, deve essere sempre richiesto, se necessario; tuttavia, per molti, basta un semplice gesto d'amore che allevi la solitudine".

In quest'ottica, continua il presule, "i social network e gli sms permettono a tutti di inviare, in modo semplice e immediato, un breve messaggio di vicinanza". "Un piccolo gesto – sottolinea ancora mons. Moth – può fare la differenza nel mondo" e "portare luce là dove ci sono le tenebre". A partire da lunedì prossimo, quindi, la Conferenza episcopale locale metterà a disposizione alcuni tweet che ciascun fedele potrà "ritwittare" ai propri follower: si tratterà di frasi brevi, ma significative, incentrate sulla speranza, sulla vicinanza di Dio ad ogni uomo e sul conforto che può offrire il pregare insieme. Ulteriori riflessioni saranno pubblicate sulla pagina Facebook dei vescovi, compresa una breve preghiera per la giornata.

(I.P.)

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Inter mirifica @50. L'importanza globale del decreto

Intervento al Convegno Inter Mirifica

di Paul Thige

Buonasera a tutti. Ringrazio gli organizzatori per quest'opportunità di riflettere sull'importanza di Inter Mirifica a livello globale.

Nel mio intervento vorrei sottolineare tre "conquiste" dell' Inter Mirifica e considerare come tali "conquiste" vengono attuate nella vita quotidiana della Chiesa globale.

Continuità nella discontinuità

Prima di entrare nell'argomento, mi sembra doveroso riconoscere la discontinuità radicale che esiste fra il 1963, anno in cui è stato promulgato il Decreto, e il nostro contesto attuale. Permettetemi un gioco di parole, poiché dobbiamo riconoscere che la continuità di Inter Mirifica è marcata da una discontinuità fondamentale.

Il primo punto è che il contesto sociale è ben diverso. Il mondo è cambiato. Senza dilungarmi troppo, vorrei notare che per molti il 1963 sarà sempre l'anno in cui è stato assassinato John F. Kennedy. Questo è stato un evento epocale – reso globale dai mezzi di comunicazione – che è stato ricordato proprio in questi giorni. Molti commentatori lo definiscono the end of innocence, la fine dell'innocenza. Da quel momento in poi non c'è stata più la stessa fiducia nei governi e nei politici. C'è una contestazione dell'autorità e del potere, una contestazione resa sempre più attuale dalle recenti scoperte di wikileaks e del Prism. Il 1963 per molti sociologi sarebbe il vero inizio dei mitici Sixties (anni Sessanta). In quell'anno i Beatles hanno pubblicato il loro primo album e questo è identificato come l'inizio di una nuova era – Youth Revolution – in cui vengono enfatizzati la libertà e l'individualismo. E innegabile che gli anni Sessanta abbiano visto una 'liberazione sessuale' e che i vecchi limiti di pudore siano crollati. Il noto poeta inglese Philip Larkin, parlando proprio del 1963, ha scritto un poema, Annus Mirabilis, in cui afferma che in quell'anno sarebbe stato inventato il sesso.

È ugualmente vero che la Chiesa è cambiata. Com'è ben noto Inter Mirifica non ha contenuto teologico dottrinale, ma non ha neanche la visione teologica che sarebbe emersa al Concilio negli anni successivi. Per certi aspetti rimane un documento preconciliare. Il rapporto Chiesa/mondo, come presentato in Inter Mirifica, non è ancora nutrito dall'insegnamento di Gaudium et Spes, che presuppone un rapporto più dialogante tra la Chiesa e il mondo. L'Inter Mirifica dona importanza al ruolo dei laici, li considera però come tecnici o professionisti della comunicazione, non ancora come protagonisti dell'interfaccia fra la Chiesa e il mondo, una visione che emergerà dopo.

Non sarebbe infine esagerato dire che nessun campo di attività umana si è così trasformato come quello della comunicazione. Stiamo, infatti, vivendo un momento di trasformazione radicale che è ancora in corso e che cambia ogni ambito della nostra esistenza e noi stessi. L'Inter Mirifica è legato a un vecchio schema, in cui esiste una netta distinzione tra gli utenti passivi dei mezzi e i produttori protagonisti. I mezzi sono considerati come una forma moderna del pulpito e nel Decreto c'è una visione strumentale dei mezzi, che non comprende pienamente l'importanza del contesto umano più allargato, creato da questi mezzi.

Le 'conquiste' – the achievements – di Inter Mirifica

E' importante prestare particolare attenzione a tre aspetti del documento Inter Mirifica che possono essere intesi come conquiste significative:

I - La prima conquista riguarda il fatto che, al di là del contenuto del Decreto Inter Mirifica, vi sia un documento che ponga la comunicazione stessa al centro di un Concilio Ecumenico. La comunicazione infatti non è solo elemento di studio di specialisti del settore, ma diventa un tema fondamentale per la riflessione nell'ambito della missione della Chiesa. Il documento Inter Mirifica fu all'inizio considerato non sufficientemente rilevante a livello teologico, eppure fu proprio questo aspetto a permettere che non venisse in seguito stigmatizzato come appartenente ad una teologia non ancora toccata dagli sviluppi del Concilio. L'importanza di Inter Mirifica sta quindi nel sottolineare il ruolo essenziale della comunicazione piuttosto che nell'analizzarne tematiche e argomentazioni.

Il documento stesso riconosce che il tema della comunicazione è da situare in un contesto in evoluzione continua. E' da considerarsi quindi un vantaggio il fatto che Inter Mirifica non sia legata ad un determinato momento storico. Essa infatti contempla la necessità della trasmissione di messaggi annuali per tenere viva e sempre attuale la riflessione sulle relative tematiche. Inter Mirifica inoltre fa riferimento all'importanza della presenza di una vera e propria istruzione pastorale sulla comunicazione sociale, che vide luce nel 1971 con la "Communio et Progressio".

Per quanto riguarda le considerazioni circa alcuni punti deboli del documento, può essere utile ricordare quanto affermò il teologo francese Abbe Rene Laurentin nel suo rapporto sulla seconda sessione del concilio, a proposito del fatto che un testo eccessivamente argomentato scoraggerebbe un ulteriore lavoro di approfondimento, mentre invece un testo non troppo minuzioso contribuirebbe a stimolare ulteriori riflessioni che risponderebbero alle necessità del momento. Anche Mons. Deskur affermò che fosse auspicabile che un documento conciliare, soprattutto se il primo di una serie in un preciso ambito, non si limitasse a trattare le problematiche del momento, ma piuttosto si occupasse di tracciare le linee più ampie di un ideale formazione costruttiva delle coscienze delle generazioni a venire. Dovrebbe, in poche parole, guardare al futuro. Secondo Ruzkowsky, l'eredità più importante di Inter Mirifica è che la comunicazione sociale è entrata ufficialmente a far parte di uno dei temi principali della Chiesa, tanto da ricavarsi un proprio spazio nella sua "agenda".

In un tale contesto, volendo descrivere il ruolo di Inter Mirifica con una metafora politica, il documento non vuole essere considerato una costituzione che offre una mappa dettagliata di come dirigere o indirizzare le attività della Chiesa; piuttosto, può essere paragonato ad una bandiera o ad un inno nazionale che ha il compito di stimolare e motivare l'impegno costante nell'ambito della comunicazione.

L'importanza della tematica della comunicazione è ulteriormente testimoniata dall'insistenza del documento sull'impegno della Chiesa nel campo, affinché la comunicazione raggiunga un livello di eccellenza, avvalendosi anche di persone formate professionalmente e tecnicamente qualificate e facendo gli investimenti necessari.

II - La seconda conquista di Inter Mirifica consiste nel fatto che il documento riconosce la necessità, per assicurare la centralità della tematica della comunicazione all'interno della Chiesa, di costituire un'apposita struttura istituzionale. Il documento in particolare sottolinea la necessità di una struttura pastorale che assicuri la dovuta attenzione e considerazione alla comunicazione, alla quale sia data priorità nella vita della Chiesa a tutti i livelli. Ruzkowsky nella sua analisi del Decreto considera come una tale struttura condurrebbe ad una istituzionalizzazione indispensabile della comunicazione sociale nella Chiesa, che a sua volta si tradurrebbe in supporto ufficiale a tutti gli sforzi che erano stati fino ad allora spontanei e non organizzati, da parte di pionieri a loro volta impegnati su ogni sorta di progetti in tutto il mondo.

Gli elementi che caratterizzano una tale istituzionalizzazione sono la dedicazione di un particolare giorno dell'anno per celebrare la comunicazione sociale nella Chiesa e la predisposizione di un ufficio a livello della Curia. Il documento prevede che ogni diocesi si avvalga di una persona formata nell'ambito delle comunicazioni sociali e che anche gli stessi vescovi siano competenti in materia. E' prevista inoltre l'esistenza di strutture a livello nazionale, oltre che locale, e internazionale, di coordinamento delle attività di comunicazione della Chiesa. Ne deriva quindi un quadro in cui la struttura è radicata nel concetto di sussidiarietà.

III - La terza conquista riguarda l'intuizione "profetica" di Inter Mirifica nel riconoscere la dimensione sociale della comunicazione. Il documento non parla di mezzi di comunicazione né di strumenti di disseminazione o di diffusione, al contrario di quanto suggerito dalle precedenti bozze del documento. La scelta di non includere nessun riferimento specifico a questi aspetti ha contribuito a dare rilevanza al fatto che la comunicazione non ha solo una funzione tecnica, bensì comprende le più varie forme di espressione dell'uomo, a livello artistico, nel ballo, nella musica, ecc. L'insistenza sulla dimensione sociale ci ricorda che la comunicazione non è solo una realtà di transazione di informazioni, ma è una realtà relazionale che serve per creare comunità e rafforzare i legami tra le persone. Ho scelto di parlare di "intuizione profetica" in quanto è chiaro che l'espressione "comunicazioni sociali" ha anticipato la svolta nella cultura della comunicazione moderna dell'affermazione dei social media, con l'emergere di uno stile comunicativo più informale e maggiormente radicato nella comunità.

L'eredità del documento Inter Mirifica – la consolidazione delle conquiste

I - Relativamente alla priorità tematica a cui si è precedentemente accennato come "conquista" di Inter Mirifica, con riferimento all'esistenza di un documento conciliare sulla comunicazione sociale, l'importanza intramontabile di quest'ultima nella Chiesa è testimoniata dallo sviluppo del pensiero di Inter Mirifica nei successivi documenti papali (v. Communio et Progressio, 1971, Aetatis Novae, 1992 e Il Rapido Sviluppo, 2005), oltre che nei vari discorsi dei papi nel contesto dei diversi congressi, assemblee plenarie del PCCS, ecc. L'argomento è stato trattato anche nelle varie tematiche parallele alla comunicazione quali l'etica e la formazione, nei documenti redatti dal PCCS. Inoltre, l'eredità di Inter Mirifica è sempre presente e rimane attuale nei messaggi del Papa in occasione delle Giornate Mondiali della Comunicazione, che negli ultimi cinque anni hanno trattato in modo particolare della nuova cultura digitale. Il Pontificio Consiglio sta valutando l'opportunità di redigere un documento che contempli la centralità della tematica della comunicazione: sebbene tale intento non sia semplice in un contesto in continuo mutamento, si sente sempre più la necessità di arrivare a questo consolidamento.

Oltre ai documenti che trattano delle tematiche della comunicazione, spesso nei testi ecclesiali più importanti vi sono paragrafi che parlano di tali argomenti. Da ciò si evince quanto la comunicazione sia parte integrante della vita della Chiesa: purtroppo viene presa troppo spesso per scontata, mentre dovrebbe ricevere un'attenzione maggiore. L'Esortazione Apostolica post-sinodale Verbum Domini, "Parola di Dio", del 2010, ha solo un paragrafo (n. 113) che fa riferimento alla comunicazione, sebbene in termini assai limitati. Tuttavia, se si presta attenzione ai capitoli delle altre sezioni del documento, si leggono titoli quali "Il Dio che parla", "La risposta dell'uomo al Dio che parla" ecc., che sottolineano il valore essenziale della comunicazione nella vita della Chiesa.

Un'altra questione importante è l'inserimento dello studio delle tematiche della comunicazione nella formazione didattica dei sacerdoti. Ciò che può sembrare un argomento minore in un curriculum con numerose materie, dovrebbe invece esser visto nell'ottica più ampia della finalità stessa della formazione, in quanto la comunicazione tocca ogni dimensione delle attività di un sacerdote.

II- Per quanto riguarda l'eredità strutturale di Inter Mirifica, è da notare che la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali rappresenta un aspetto concreto e visibile che dà importanza alla comunicazione nella vita della Chiesa. La celebrazione della GMCS ha una forma e rilevanza diverse a seconda dei paesi in cui ha luogo e in alcuni di essi riceve un'attenzione maggiore rispetto ad altri. In alcuni paesi, ad esempio, rappresenta un'occasione per promuovere il messaggio del Papa, in altri un'opportunità di dialogo con i media e giornalisti, e in altri ancora come un evento di raccolta fondi per le attività di comunicazione delle diocesi locali. Negli ultimi due anni il PCCS ha creato un 'microsito' dove vengono elencate tutte le iniziative internazionali di questo tipo. Lo scopo è di stimolare un maggiore interesse e iniziative sempre più creative.

Il PCCS rappresenta l'evoluzione dell'idea di Inter Mirifica di predisporre un ufficio curiale della comunicazione. Rimane un ente visibile e attivo. Lascerei ad altri un giudizio più sviluppato del funzionamento dell'ufficio. Nemo judex in causa sua. Altro elemento importante è la presenza di uffici di diocesi e conferenze episcopali in tutto il mondo. E' significativo il fatto che anche questi enti, a livello sia locale sia nazionale, vantano ricche attività a livello comunicativo, basti notare il crescente numero di siti internet, canali radio, giornali e di persone impegnate professionalmente in questo ambito, che sono delle risorse molto importanti per la Chiesa. Lascio lo sviluppo di questi argomenti alle testimonianze che seguiranno.

Vorrei invece dare attenzione al lavoro importantissimo dei vari enti responsabili della comunicazione a livello continentale. Non pretendo di essere esaustivo ma vorrei citare alcuni iniziative come esempio di queste realtà:

- il CELAM: la Conferenza Episcopale Latino-Americana dispone di un ufficio molto ben strutturato e attivo che insieme al PCCS, sta organizzando una serie di seminari per la formazione dei vescovi nel campo della comunicazione. La speranza è che entro un anno il 40 % dei vescovi dell'area del CELAM abbia partecipato ad un tale seminario;

- Episcopo.net: sviluppato dal CELAM in collaborazione con il PCCS, è una piattaforma di comunicazione digitale il cui scopo è di facilitare la comunicazione attraverso la rete tra le diverse realtà delle diocesi ed enti ecclesiastici dell'America Latina, prestando attenzione alle specifiche esigenze;

- RIIAL: il CELAM appoggia insieme al PCCS il progetto della Rete Informatica della Chiesa in America Latina, la cui missione è di supportare la formazione tecnica degli agenti pastorali e di diffondere il messaggio evangelico nell'ambito della cultura digitale fino alle periferie. Il lavoro della RIIAL viene coordinato tramite una serie di incontri virtuali e presenziali a diversi livelli, sia in ambito locale che continentale.

- CCEE: il Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa promuove la comunicazione tramite una serie di incontri e conferenze virtuali mirati alla considerazione di questioni di attualità che interessano l'evangelizzazione in ambito europeo. In particolare:

- sponsorizza una riunione annuale a livello europeo dei rappresentanti nazionali della comunicazione;

- ogni quattro anni organizza dei convegni sulla comunicazione a livello europeo, per un'analisi più dettagliata delle tematiche di maggiore rilievo;

- ha creato EuroCathInfo.eu, il portale informativo istituzionale delle conferenze episcopali europee, per condividere il lavoro di quest'ultime.

- FABC: la Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche dispone di un ufficio per le comunicazioni sociali che si occupa di:

- organizzare riunioni annuali dei vescovi responsabili della comunicazione insieme ai responsabili esecutivi;

- promuovere la ricerca e gli studi sulla Chiesa e la comunicazione sociale in collaborazione con l'Asian Research Centre for Religion and Social Communicazions.

- USCCB: la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha un dipartimento della comunicazione molto attivo che si occupa di:

- promuovere insieme all'Università Santa Clara e al PCCS un seminario annuale sul tema del dialogo tra comunicazione e teologia;

- organizzare, nel 2014, una riunione insieme al CELAM e alla Conferenza Episcopale del Canada (CCCB) per analizzare le tematiche della comunicazione.

- SECAM: il Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e Madagascar vanta numerose attività sia a livello delle diocesi sia a livello nazionale; purtroppo, nonostante vi sia una notevole quantità di iniziative in Africa, il comitato istituzionale delle comunicazioni sociali del SECAM (CEPACS) è inattivo da qualche anno.

- E' da registrare infine la presenza di attività e iniziative molto importanti nell'ambito della comunicazione da parte delle conferenze episcopali dell'Europa dell'Est, dell'Oceania e del Medio Oriente.

E' importante capire che tali strutture gerarchiche hanno senza dubbio una notevole importanza per la comunicazione nella Chiesa. La sfida che il PCCS si pone è di costruire una rete che permetta la condivisione e la collaborazione tra queste realtà internazionali. In questo contesto il PCCS sta cercando di proporsi come un punto di incontro e come perno di questa rete al fine di facilitare i contatti tra i vari enti. Le attività del Consiglio, i congressi organizzati, le visite ad limina e la presenza del Consiglio in varie riunioni nazionali e internazionali mira a sviluppare questo ambito di connettività e di condivisione. In questa ottica è da considerare il senso delle seguenti reti-hub di cui è responsabile il PCCS:

- PCCS.va: il sito è una finestra di presentazione, con informazioni sul Pontificio Consiglio. Rappresenta un punto d'incontro per i comunicatori cattolici che possono trovare sul sito informazioni su attività, eventi e notizie varie sulle iniziative che le chiese locali svolgono nel campo dei media. il sito viene aggiornato, nelle diverse lingue, quasi giornalmente con "news su Chiesa e comunicazione";

- Intermirifica.net: è una 'directory' multimediale online che fornisce informazioni e contatti sulle organizzazioni cattoliche presenti nell'ambito della comunicazione. Creato nel 2009, si è evoluto in una piattaforma web che mira a incoraggiare il networking e la comunicazione tra le persone e gli enti cattolici che attuano progetti di comunicazione nel mondo. Intermirifica.net è un wiki, di conseguenza gli utenti registrati possono costruire e migliorare questo database. La grande sfida per questo progetto è di espandere il suo servizio coinvolgendo sempre più i numerosi comunicatori cattolici;

- .catholic: il progetto riguarda l'introduzione del dominio ".catholic" nella rete internet, nei caratteri latini, cinesi, arabi e cirillici. Lo scopo è di salvaguardare l'autenticità, la riconoscibilità e la presenza digitale della Chiesa Cattolica nell'attuale piazza multimediale globale. L'attuazione del progetto permetterà quindi a diocesi, parrocchie e istituti cattolici sparsi in tutto il mondo di avere una collocazione all'interno di un unico dominio di primo livello, il ".catholic". Il progetto riguarda esclusivamente gli enti istituzionali appartenenti alla Chiesa Cattolica. Risulta evidente il grandissimo potenziale pastorale del progetto che, per la prima volta, riunirà le principali componenti del mondo cattolico in un'unica aggregazione, universalmente riconoscibile nel mondo Internet. Il dominio .catholic, infatti, offrirà la possibilità agli utenti della rete di trovare con maggiore facilità i siti degli enti appartenenti alla Chiesa Cattolica nei motori di ricerca; allo stesso tempo, permetterà una maggiore affidabilità dei contenuti a vantaggio di quanti cerchino informazioni riguardo alla fede cattolica. In ultima analisi, il nuovo dominio potrebbe comportare una maggiore integrazione della comunicazione tra le diverse diocesi e parrocchie del mondo, offrendo una piattaforma tecnologica consolidata per facilitare lo scambio di risorse ed esperienze, al fine di superare qualsiasi divario digitale della Chiesa.

III – Per quanto riguarda la componente sociale del Decreto Inter Mirifica, anche se i padri del Concilio avessero incluso un'analisi di questo aspetto, non avrebbero mai potuto prevedere la profonda rivoluzione nei paradigmi della comunicazione che ha caratterizzato l'ultimo decennio a seguito dell'emergere dei nuovi media. Pertanto, un'aderenza ai principii stessi di Inter Mirifica richiede un'acuta attenzione a tale trasformazione nonché la definizione di una nuova politica comunicativa per la comunità ecclesiale. A questo proposito, vorrei sottolineare tre punti particolarmente degni di nota:

1. i professionisti della comunicazione che sono abituati a lavorare con i "mezzi tradizionali" (stampa, radio, televisione) devono ripensare la propria attività cercando di interpretare le nuove sfide poste dal cambiamento di mentalità legato all'evolversi dei social media. Non è infatti sufficiente mettere online gli stessi contenuti, ma è necessario comprendere e adottare nuovi modelli di linguaggio. La sfida principale può essere identificata nella "convergenza" dell'informazione in virtù dei nuovi strumenti di comunicazione, delle nuove tecnologie e dell'utilizzo dello spazio digitale;

2. è importante evitare di cadere in una mentalità di tipo strumentale: la questione che ci dobbiamo porre oggi non consiste nella modalità di utilizzo dei mezzi di comunicazione con lo scopo di evangelizzare, bensì nel modo in cui dobbiamo porci per essere una presenza evangelizzatrice nello spazio di condivisione e di connettività creato dai social media;

3. è fondamentale riconoscere che i nuovi social networks sono ormai una realtà esistenziale considerevole nella vita di tante persone di oggi. Il digitale è reale ed è anche lì che noi dobbiamo essere presenti. Il digitale, però, è un ambiente diversa e quindi con paradigmi di comunicazione e interazione differenti, per cui siamo obbligati a ripensare il nostro modo di essere presenti, dobbiamo partecipare attivamente al processo di inculturazione nel continente digitale.

Sono queste le idee che hanno guidato la politica del PCCS nel tentativo di favorire una presenza sempre più forte della Chiesa nel campo digitale. Il Pontificio Consiglio si è impegnato in collaborazione con altri nelle seguenti iniziative nell'ambito dei social media:

- La presenza del Papa su Twitter: l'attivazione del profilo @pontifex può essere vista come la punta di quell'iceberg che è la presenza della Chiesa nel mondo dei social networks. La Chiesa è presente in maniera abbondante in questo ambiente grazie ad una vasta gamma di iniziative, dai siti internet ufficiali di varie istituzioni e comunità, ai siti personali, blogs e micro-blogs di personalità del mondo ecclesiale e dei singoli credenti. La presenza del Papa su Twitter è in definitiva un appoggio allo sforzo di questi pionieri di assicurare che la Buona Notizia di Gesù Cristo e l'insegnamento della sua Chiesa possano permeare quel luogo pubblico di scambio e di dialogo che è emerso con i social media. La presenza del Papa online vuole essere altresì un invito a tutte le istituzioni ecclesiali e ai credenti presenti all'interno del "continente digitale" a porre attenzione allo sviluppo del proprio profilo sui social networks, affinché sia coerente con le proprie convinzioni. I "tweets" del Papa sono accessibili a credenti e non credenti al fine di condividere, discutere e incoraggiare il dialogo. E' auspicabile che i brevi messaggi del Papa incoraggino domande tra la gente di diversi paesi, lingue e culture. Queste domande potranno a loro volta essere accolte e affrontate dai credenti e dai responsabili delle Chiese locali, che si troveranno in una posizione privilegiata per misurarsi con esse e per essere vicini a quanti si pongono interrogativi.

Parte della sfida per la Chiesa nel mondo dei social networks è di stabilire una presenza ramificata, capillare, che possa effettivamente misurarsi con i dibattiti, le discussioni e i dialoghi che vengono veicolati dai social media: questi ultimi in particolare presentano un ambiente di dialogo che richiede repliche dirette, personali e puntuali, un tipo di linguaggio non facilmente gestibile da parte di istituzioni centralizzate. Per di più, una tale presenza ramificata e capillare riflette la verità della Chiesa come comunità di comunità, che è viva sia sul piano locale sia su quello universale. La presenza del Papa su Twitter rappresenta l'espressione di una voce della Chiesa unita e di guida, ma costituisce anche un invito continuo a tutti i credenti ad esprimere la propria visione, a coinvolgere i propri "followers" e "amici" per condividere con loro la speranza di un Vangelo che parla dell'amore incondizionato di Dio per ogni uomo e donna.

- News.va: nell'ottica di dare un profilo più interattivo alla comunità ecclesiale nella rete e di appoggiare i credenti attivi nei social media e i bloggers cattolici che desiderano rendere presente la Chiesa nell'ambito dei social networks, è stato ideato il portale News.va; lo scopo fondamentale è di fornire a questi ultimi contenuto evangelico facilmente condivisibile. News.va è un portale aggregatore del contenuto di tutti i media tradizionali del Vaticano, dalla radio, al giornale, alla televisione, progettato appositamente per rispondere alle esigenze della nuova realtà digitale e delle reti sociali. Lo scopo di News.va è di riportare in un unico sito i contenuti dei singoli media vaticani e di dare risalto alle ultime notizie da questi selezionate. Tale convergenza contribuisce a facilitare la consultazione, la condivisione e quindi la diffusione delle notizie relative al Papa e al Vaticano, attualmente pubblicate in una vasta varietà di siti web.


(di Paul Thige)

Pubblicato in Contributi

Ruolo di un settimanale cattolico nella Chiesa di oggi e di domani

Mons. Giuseppe A. Scotti, Segretario Aggiunto Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

Zagabria, 25 novembre 2013

 

Eminenza,

Eccellenze,

Redattori e amici tutti di Glas Koncila,

grazie per l’invito che avete rivolto al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ad essere presente nel 50° anniversario dell’inizio della pubblicazione del Vostro settimanale.

Porto a tutti voi i saluti cordiali e gli auguri del Presidente del Pccs, S.E. Mons. Claudio Maria Celli per questa ricorrenza così significativa, che dice bene la lungimiranza e il coraggio di questa Chiesa locale per far conoscere e vivere il Concilio, in anni in cui uomini e donne di questa terra hanno sperimentato la discriminazione e la prova per la loro appartenenza a Cristo che, in taluni casi, è sfociata nel martirio [1].

Prima di entrare nel tema che mi è stato proposto, vorrei invitarvi, dunque, a fare memoria di quegli anni ormai lontani. Abbiamo ricordato che qui, cinquant’anni fa, è stato fondato questo settimanale per far conoscere e vivere il Concilio Vaticano II in una situazione di persecuzione nei confronti della Chiesa. Ma sull’orizzonte mondiale qual era il clima politico? Non tutti ricordano che appena un anno prima, nell’ottobre del 1962, il mondo ha vissuto l’angoscia di una nuova, terribile guerra mondiale, con la crisi dei missili di Cuba. E nemmeno tutti ricordano che “la conclusione incruenta di quella crisi sarebbe costata, al Segretario del PCUS, la defenestrazione due anni più tardi”[2].

Ebbene, pure oggi, come allora, occorre avere lo stesso coraggio e lo stesso slancio nel guardare le sfide del presente con lo sguardo lungimirante delle generazioni che ci hanno preceduto. Come fare? Ci ricordiamo tutti di un capitolo importante della Bibbia, è il capitolo nel quale Giosuè rinnova l’alleanza. Giosuè ha intuito che la scelta nei confronti di Dio non è fatta una volta per sempre, non fa parte dell’eredità che i padri lasciano ai figli. Dio va scelto ogni volta. Ogni generazione deve scegliere e dire il suo sì a Dio. Così leggiamo che “il popolo rispose e disse: «Lungi da noi l'abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese d'Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che abitavano il paese. Perciò anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio»”[3].

Questo riferimento biblico può sembrare esagerato se si pensa alla realtà di un settimanale che è, di per sé, realtà modesta fatta di uomini e di donne che affidano le loro idee e i loro progetti alla carta e si affidano a una diffusione semplice, a un passa parola, che ha il sapore dell’amicizia e della condivisione. Eppure a me pare che chiarisca il desiderio e l’impegno di questa Chiesa a tener vivo nel tempo e a donare agli uomini concreti di quegli anni – e degli anni che ne sarebbero poi seguiti – “i legami secolari fra il popolo croato e il cattolicesimo”[4]. Legami che hanno fatto sì che questo popolo ritrovasse pienamente se stesso, la sua patria, la sua libertà. Un popolo che ha sperimentato - e lo vorrei esprimere con le parole di Benedetto XVI al momento del suo congedo dai fedeli lo scorso 27 febbraio – che “amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”[5].

Ricordare e capire quegli anni, eroici ma ormai lontani, ci permette forse di guardare e capire meglio il ruolo di un settimanale cattolico nella Chiesa e nella società odierna. Anche oggi, infatti, pur nelle mutate condizioni politiche ed economiche, c’è la sfida a “uscire dalla condizione servile”, come si legge nel libro di Giosuè, come è avvenuto nella storia di questa Nazione.

Il settimanale cattolico, realtà di carta, sa che deve incontrarsi e confrontarsi, non solo con il cambiamento storico, culturale, politico, economico, religioso. Vi è anche la nuova realtà del mondo digitale. E questo, ricordava papa Benedetto XVI, fa intuire che “si prospettano traguardi fino a qualche tempo fa impensabili, che suscitano stupore per le possibilità offerte dai nuovi mezzi e, al tempo stesso, impongono in modo sempre più pressante una seria riflessione sul senso della comunicazione nell’era digitale. Ciò è particolarmente evidente quando ci si confronta con le straordinarie potenzialità della rete Internet e con la complessità delle sue applicazioni”[6]. E insieme a questa nuova sfida - quella del mondo digitale - c’è la sfida che sempre accompagna la stampa cattolica. Quale è questa sfida? Quella di essere una voce spesso flebile, ritenuta e avvertita debole o anche insignificante perché  “non c’è proporzione, nel mondo e nelle singole situazioni nazionali, fra il numero dei cattolici considerati praticanti e gli strumenti cartacei della comunicazione che li rappresentano”[7].

Ecco, a mio parere, il settimanale cattolico oggi, mentre non può abbandonare il confronto con la storia del proprio paese, la sua cultura, la politica e l’economia, la religione e i nuovi movimenti religiosi che si affacciano nell’Europa unita, deve essere consapevole di altre due sfide. Sono le sfide del mondo digitale con le sue nuove e le grandi potenzialità e, contemporaneamente, la fragilità della voce di carta di un settimanale e muoversi per fare integrazione fra le due dimensioni per offrire una seria capacità di lettura del presente e una prospettiva per l’avvenire. Il settimanale, insomma, deve sapere che anche oggi il suo scopo è quello di aiutare l’uomo contemporaneo a diventare una persona veramente libera.

Lo ricordava molto bene il Cardinale Martini in una sua famosa lettera pastorale alla Chiesa di Milano affrontando il tema della comunicazione. Scriveva il Cardinale agli inizia degli anni ‘90: “E' necessario favorire il processo di ‘uscita dalla massa’, perché le persone, dallo stato di fruitori anonimi dei messaggi e delle immagini massificate, entrino in un rapporto personale come recettori dialoganti, vigilanti e attivi”[8].

E questo, per un settimanale, passa anzitutto dal legame con il suo territorio, con la sua gente, con la capacità di un racconto vero della vita delle persone. Racconto fatto con rispetto, con amicizia, con simpatia, con la condivisione vera - e non potrebbe essere altrimenti - visto che la fede determina l’agire di chi è giornalista di una testata cattolica.

E’ ancora il Cardinale Martini a ricordare che “se è vero che il disegno di salvezza del Padre abbraccia tutto ciò che esiste, e la missione del Figlio e dello Spirito raggiungono l'intera realtà creata, ogni mezzo comunicativo possibile tra gli uomini può dunque essere adottato dal Dio trinitario per raggiungere il cuore dell'uomo”[9]. Il settimanale svolge questa funzione perché porta a condividere la vita, la vita reale di ogni persona e la apre al mistero di un Dio che è presente, parla e libera l’uomo. Proprio per questo ci si può chiedere cosa dice il settimanale cattolico all’uomo d’oggi. Cosa dice questo giornale al giovane che è in ricerca del senso della vita?

A Rio de Janeiro, nel corso della veglia di preghiera della giornata mondiale della gioventù, Papa Francesco  diceva: “Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. I giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Voi… Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo”[10].

Cos’è, dunque, il settimanale cattolico se non la voce di una Chiesa giovane capace di parlare ai giovani, una Chiesa dal volto fresco che invita e aiuta ad essere protagonisti di cambiamento e di una possibilità di vita nuova? Il volto di una Chiesa la cui porta è sempre aperta a chi trova sulla strada della vita e si fa compagna di ogni uomo? E’ ancora papa Francesco a dire che “noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi. Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano le dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa”[11].

E, storicamente, questo settimanale ha generato, con pazienza, dinamiche nuove. Ora, in questi anni bisogna nuovamente avere il coraggio di farci domande vere.

A chi è offerto, anzitutto, questo aiuto, a chi è donata questa voce, per chi occorre avviare questi processi? Papa Francesco lo ha detto poco sopra: i giovani! I giovani, infatti, come ricordava Benedetto XVI nel messaggio già citato “stanno vivendo questo cambiamento della comunicazione”[12] e lo vivono “con tutte le ansie, le contraddizioni e la creatività proprie di coloro che si aprono con entusiasmo e curiosità alle nuove esperienze della vita. Il coinvolgimento sempre maggiore nella pubblica arena digitale, quella creata dai cosiddetti social network, conduce a stabilire nuove forme di relazione interpersonale, influisce sulla percezione di sé e pone quindi, inevitabilmente, la questione non solo della correttezza del proprio agire, ma anche dell’autenticità del proprio essere”[13].

Pone, in altre parole, i giovani nel mondo globalizzato. E il futuro del settimanale cattolico Glas Koncila non potrà non tener conto di queste realtà e di queste sfide; non potrà non essere luogo di un vero discernimento per chi ha come prospettiva di vita, non solo il proprio amato Paese – la Croazia – e nemmeno più la sola Europa, ma il mondo intero dove i giovani viaggiano, studiano, fanno esperienza di vita, di lavoro, si innamorano, si sposano, affrontano le fatiche quotidiane. Un settimanale che diventa punto di riferimento, territorio virtuale per chi non ha più un proprio esclusivo territorio di riferimento, luogo cui tornare non solo per trovare le proprie radici, ma per “essere protagonisti di cambiamento”. E’ stato così cinquanta anni fa in un tempo di grandi difficoltà e prove. Deve poter essere così anche oggi quando si intuisce l’enorme attesa di ancoraggi sicuri che vanno ben oltre i cinguettii di twitter, i colloqui televisivi con skype e gli scambi di messaggi e immagini con WhatsApp.

Anni fa è uscito un libro nel quale Harold Perkin analizzava lo sviluppo e la crescita delle ferrovie. Apparentemente non ha nulla a che fare con quanto si sta dicendo ora. In quel testo Perkin scriveva che “le ferrovie non stavano soltanto creando un mezzo di trasporto, stavano contribuendo alla creazione di una nuova società e di un nuovo mondo”[14]. Ecco ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi. Noi non stiamo costruendo ferrovie ma, attraverso i nuovi media, stiamo avvertendo che “la necessità di tornare ad avere una credibile visione del mondo è un compito urgente soprattutto per il cristianesimo”[15].

L’odierno mondo della comunicazione, di cui il settimanale è parte integrante e preziosa, sta nuovamente tentando “di costruire un’antropologia che dia un quadro d’insieme”[16]. Questa è la sfida cui il settimanale deve essere in grado di rispondere, la sfida del futuro. Proprio per questo, accompagnati da papa Francesco, possiamo dire che “la tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad aprire nuovi spazi a Dio”[17] e, mentre li apriamo a Dio, apriamo quegli spazi di libertà all’uomo contemporaneo che diventa così capace di dire, oggi, con piena consapevolezza e gioia: “anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio”[18].



[1] Cfr. A. Casaroli, Il martirio della pazienza, Einaudi, 2000, Torino, pp. 193-249

[2] Cfr. M. Colombo, Il giorno in cui ci svegliammo dal sogno, Editrice Monti, Saronno, 2013, p. 133

[3] Cfr. Libro di Giosuè 24, 16-19

[4] Cfr. A. Casaroli, Il martirio della pazienza, Einaudi, 2000, Torino, p. 216

[5] Cfr. Benedetto XVI, Non mi sono mai sentito solo, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2013, p. 87

[6] Cfr. Benedetto XVI, Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale, Messaggio per la 45ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2011

[7] Cfr. A. Paoluzzi, Stampa e giornali cattolici nel mondo, in Editoria, Media e Religione, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2009, p. 152

[8] Cfr. C.M. Martini, Il lembo del Mantello, Centro Ambrosiano, Milano, 1991, n. 2

[9] Cfr. Ibidem, n. 4

[10] Cfr. Papa Francesco, Veglia di preghiera con i giovani, lungomare di Copacabana, 27 luglio 2013, n. 3

[11] Cfr. Papa Francesco, La mia porta è sempre aperta. Una conversazione con Antonio Spadaro, Rizzoli, Milano, 2013, p. 96

[12] Cfr. Benedetto XVI, Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale, Messaggio per la 45ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2011

[13] Ibidem

[14] Cfr. H. Perkin, The Age of the Railway, Panther, London, 1970

[15] Cfr. V. Mancuso, Il principio passione, Garzanti, 2013, Milano, p. 161

[16] Cfr. T. Rossi, La prospettiva etico-antropologica, ne La morale riflessa su Internet, Città Nuova, 2006, Roma, p.107

[17] Cfr. Papa Francesco, La mia porta è sempre aperta. Una conversazione con Antonio Spadaro, Rizzoli, Milano, 2013, p. 99

[18] Cfr. Libro di Giosuè 24,19

Pubblicato in Discorsi

La Chiesa e la Rete. Che cosa significa vivere in Rete?

Antonio Spadaro S.J.

La vera domanda, l'unica sulla quale è necessario davvero interrogarsi: Internet sta cambiando il nostro modo di pensare?
Se la Rete cambia il nostro modo di pensare, e la teologia è intellectus fidei, cioè il «pensare la fede», la domanda è immediata: internet sta cambiando il nostro modo di pensare la fede? Sta cambiando – tra l'altro – il nostro modo di pensare e vivere il mistero e l'esperienza della Chiesa?

La Gaudium et spes aveva parlato di un preciso impatto delle tecnologie sul modus cogitandi dell'uomo (n. 5).
Il recente Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione ha riconosciuto nelle sfide della comunicazione uno dei sei «scenari» fondamentali che i cristiani oggi sono chiamati a comprendere perché – si legge nei Lineamenta – ormai «non c'è luogo al mondo che oggi non possa essere raggiunto e quindi non essere soggetto all'influsso della cultura mediatica e digitale che si struttura sempre più come il "luogo" della vita pubblica e della esperienza sociale» (n. 6).

L'Instrumentum Laboris ha ripreso quell'osservazione aggiungendo che «Agendo sulla vita delle persone, i processi mediatici resi possibili da queste tecnologie arrivano a trasformare la realtà stessa. Intervengono in modo incisivo nell'esperienza delle persone e permettono un ampliamento delle potenzialità umane. Dall'influsso che esercitano dipende la percezione di noi stessi, degli altri e del mondo» (n. 60).

Risulta evidente il fatto che la Rete è intesa non più come uno «strumento», ma come un «luogo», uno «spazio» ordinario di esperienza umana nel quale l'uomo struttura e vive la sua vita pubblica, sociale e culturale. Forse anche qualcosa di più, un vero e proprio «tessuto connettivo» della nostra esperienza della realtà.

E' tanto più vero se consideriamo come oggi col web 2.0 i rapporti tra le persone sono al centro dello scambio comunicativo, almeno tanto quanto lo sono i contenuti.
I social network non danno espressione a un insieme di individui, ma a un insieme di relazioni tra individui. Il concetto chiave non è più la «presenza» in Rete, ma la «connessione»: se si è presenti ma non connessi, si è «soli». Si entra in Rete per sperimentare o incrementare una qualche forma di «prossimità»/vicinanza. Occorre dunque comprendere bene in che modo il concetto stesso di «prossimo» si evolva proprio a causa della Rete.

Chi è il mio «prossimo»?

La possibile separazione tra connessione e incontro, tra condivisione e relazione implica il fatto che oggi le relazioni, paradossalmente, possono essere mantenute senza rinunciare alla propria condizione di egoistico isolamento.
Sherry Turkle ha riassuto questa condizione nel titolo di un suo libro: Alone together , cioè : «insieme ma soli».
Anzi, gli «amici», proprio perché sempre on line, cioè disponibili al contatto o immaginati come presenti a dare un'occhiata ai nostri aggiornamenti sui social network, sono immancabilmente presenti e dunque, proprio per questo, rischiano di svanire in una proiezione del nostro immaginario. La vicinanza è oggi spesso stabilita dalla mediazione tecnologica per cui mi è «vicino» non chi sta davanti a me (il prossimo) ma chi è «connesso» con me .

Una volta essere amici per i giovani era possibile solamente se si faceva qualcosa insieme, se c'era un'attività condivisa, dall'andare a mangiare una pizza al suonare insieme o partecipare a un gruppo. Oggi invece è possibile essere in relazione anche a partire dalla bacheca elettronica.
Un mio studente africano della Pontificia Università Gregoriana una volta mi disse: «Io amo il mio computer perché dentro il mio computer ci sono tutti i miei amici». E' vero: dentro il suo computer c'è Facebook, Skype, Twitter... tutti modi per lui di stare in contatto con i suoi amici lontani. La sua «comunità» di riferimento era reale grazie alla Rete.

Dunque costruire e consolidare amicizie significa dunque confrontarsi con maggiori possibilità di contatti ma richiede anche una maggiore consapevolezza dell'intensità, della profondità possibile in una relazione umana, «incarnata».

Il vero nucleo problematico della questione che sto affrontando è il concetto di «presenza» al tempo dei media digitali e dei network sociali che sviluppano una forma di presenza virtuale. Che cosa significa essere presenti gli uni agli altri? Che cosa significa essere presenti a un evento? E il fatto che non ci sia la presenza fisica, non significa che non ci sia una presenza sociale.

Certamente una parte della nostra capacità di vedere e ascoltare è ormai palesemente «dentro» la Rete, per cui la connettività è ormai in fase di definizione come un diritto la cui violazione incide profondamente sulle capacità relazionali e sociali delle persone. La nostra stessa identità e la nostra capacità relazionale sono sempre di piùda pensare come disseminate in vari spazi e non semplicemente legate alla nostra presenza fisica, alla nostra realtà biologica.

Il futuro della vita di una comunità ecclesiale al tempo della Rete

Alla luce delle considerazioni sull'essere «prossimo» com'è possibile dunque immaginare il futuro della vita di una comunità ecclesiale al tempo della Rete?

La Rete è destinata sempre di più ad essere non un mondo parallelo e distinto rispetto alla realtà di tutti i giorni, quella dei contatti diretti: le due dimensioni, quella on line e quella off line, sono chiamate ad armonizzarsi e ad integrarsi quanto più è possibile in una vita di relazioni piene e sincere. La comunità ecclesiale viene ad essere sempre più compresa (e risulta comprensibile) in termini di network.
E ce lo ha ricordato Benedetto XVI col suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni di quest'anno che ha per titolo: «Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione».

«L'ambiente digitale – scrive il Papa nel suo Messaggio – non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani».

Lo spazio digitale non è inautentico, alienato, falso o apparente, ma è un'estensione del nostro spazio vitale quotidiano, che richiede «responsabilità e dedizione alla verità». Abitare significa inscrivere i propri significati nello spazio. Ed è proprio questa la sfida: inscrivere i significati e i valori della nostra vita nell'ambiente digitale, e anche capire che cosa la rete ci insegna sul modo di pensare la fede oggi.

Ovviamente però abitare il mondo digitale non può prescindere dalla saggezza di un adattamento non sempre facile. Questo «addomesticamento» dello spazio richiede la consapevolezza necessaria per abitare quello che i vescovi italiani hanno definito come un «nuovo contesto esistenziale».

Aveva ragione Marshall McLuhan quando, parlando del Magistero nell'era elettronica, riconosceva che le condizioni che accompagnano il suo esercizio nel XX secolo presentano un'analogia con il primo decennio della Chiesa. Ha scritto infatti dell'«l'immediatezza dell'interrelazione tra cristiani e non, in un mondo in cui le informazioni si muovono alla velocità della luce. La popolazione del mondo ora coesiste in uno spazio estremamente piccolo e in un tempo istantaneo. Per quanto riguarda il Magistero, è come se l'intera popolazione del mondo fosse presente in una piccola stanza in cui fosse possibile un dialogo perpetuo» .

Chiesa connettiva o Corpo mistico?

GOOGLE - Alla luce di questa visione dell'umanità interconnessa si accoglie con facilità l'immagine del Regno di Dio così come ce la fornisce Dwight J. Friesen, professore di Teologia a Seattle nel suo libro Thy Kingdom Connected .
Nel pensiero di Friesen la Chiesa è uno «spazio connettivo», un hub di connessioni, che supporta un'«autorità connettiva» il cui scopo consiste sostanzialmente nel connettere le persone. Friesen sceglie una metafora per dire la Chiesa: Google, che si trasforma in un paradigma di qualche valore ecclesiologico. Scrive infatti Friesen che Google ci aiuta a comprendere meglio i connective leaders, perché il noto motore di ricerca non è in se stesso l'informazione che cerchiamo, ma ciò che ci collega a ciò che cerchiamo.
Nessuno visita il sito di Google per se stesso, per visitare il sito (in sé è vuoto!), ma per raggiungere ciò che cerca. Dunque, conclude Friesen, «questa visione connettiva (networked) di leadership è vitale per comprendere chi sia il leader connettivo e quale autorità relazionale sia in ballo in una visione relazionale connettiva del mondo» .
L'autorità di Google non è intrinseca, ma è qualcosa che il motore si guadagna consegnando ai suoi utenti le connessioni che riesce a stabilire. Questa è l'«autorità connettiva» di Google: la sua capacità di mettere in relazione persone e contenuti. Così, conclude Friesen, «"la parabola di Google"» può esserci utile a pensare più biblicamente la natura e la funzione della leadership cristiana nelle chiese, nelle organizzazioni, nelle attività, e nelle famiglie» .

FACEBOOK - La stessa cosa si può dire di Facebook. La sua «autorità connettiva» consiste nella sua capacità di mettere in relazione le persone. Un contributo interessante in questo senso è quello di Jesse Rice, responsabile liturgico di una chiesa presbiteriana in California. Il titolo di un suo libro è emblematico: The Church of Facebook e ha come sottotitolo: «come le persone iperconnesse stanno ridefinendo la comunità» .

WIKIPEDIA - Una visione parallela e vicina a quella di Friesen è quella che è stata espressa da Landon Whitsitt, vice-moderatore dell'Assemblea della Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti nel suo volume Open Source Church . Whitsitt propone una comunità ecclesiale modellata sulla base della filosofia open source che elegge come riferimento è Wikipedia. Whitsitt parla di una Wikiecclesia, cioè una Chiesa fondata cioè sulla collaborazione dei doni, delle competenze e delle conoscenze di tutti. La sua definizione è the church that anyone can edit .
Wikipedia è aperta al contributo di tutti, e tuttavia prevede amministratori. Whitsitt afferma che i ministri come i diaconi e i presbiteri dovrebbero avere nella Chiesa la stessa funzione degli amministratori di Wikipedia: essere cioè persone fidate che servono a mantenere in forma la comunità come janitors e watchdog, cioè sostanzialmente «custodi» e «guardiani» della comunità .

La sfida

Ecco la sfida: La sfida: pensare la comunità ecclesiale al tempo delle connessioni sociali, al tempo dei networks.

Già nel 2001 Manuel Castells, studioso della società dell'informazione, comprendeva bene che «la questione chiave per noi è il passaggio dalla comunità al network come forma centrale di interazione organizzativa. Questa visione offre un'idea della comunità cristiana che fa proprie le caratteristiche di una comunità virtuale intesa come leggera, senza vincoli storici e geografici, fluida. Dunque: come essere Chiesa al tempo della Rete intesa come spazio antropologico? .

Si sollevano molti interrogativi. Il principale si fonda sul fatto che la Chiesa dunque non è riducibile solamente a uno spazio pubblico, un common dove la gente si riunisce nel nome di Cristo, ma è il luogo di un appello, di una chiamata, di una vocazione che può anche travalicare i limiti di una reale pura e semplice volontà di aggregazione. La Chiesa insomma è un «dono» e non un «prodotto». E l'elemento dinamico della Chiesa, che la rende molto più che la semplice somma delle sue parti, è lo Spirito Santo.

E tuttavia è necessario prestare attenzione. La Chiesa oggi ha davanti a sé quella che egli chiama la open source generation, già abituata ormai a pensare e a comprendere le strutture, anche quelle ecclesiali, dunque, in termini open.

Leggo questa sfida nel documento conclusivo di Aparecida: «Nella pastorale continuano a essere utilizzati linguaggi poco significativi per la cultura attuale e, in particolare, per la cultura dei giovani. Molte volte, i linguaggi usati sembrano non tener conto dei cambiamenti dei codici esistenzialmente rilevanti nelle nostre società» (n. 100).

Certamente
1) il modello Google e Facebook ci fanno comprendere come la relazionalità della Rete funziona se i collegamenti (link) sono sempre attivi: se un nodo o un collegamento fosse interrotto, l'informazione non passerebbe e la relazione sarebbe impossibile. La reticolarità della vite nei cui tralci scorre una medesima linfa dunque non è molto distante dall'immagine di internet (vite/tralci). C'è chi legge nell'attitudine paolina a scrivere lettere alle comunità cristiane la volontà di tenere vivi e attivi i links . Da ciò si intende che la Rete può essere immagine della Chiesa nella misura in cui la si intende come un corpo che è vivo se tutte le relazioni (links) al suo interno sono vitali.

2) Il modello Wikipedia stimola molto la comunità ecclesiale perché spinge verso una reale partecipazione di tutti i fedeli alla vita della comunità, apre la Chiesa alle sfide della comprensione del Vangelo nel mondo contemporaneo con il suo carico di questioni e interrogativi, stimolandola alla creatività. La comprensione della Chiesa come «Popolo di Dio» deve maggiormente valorizzare la partecipazione di questo popolo.

3) Ma soprattutto la logica dei network sociali, nella sua accezione migliore, va proprio in questa direzione. La comunicazione avviene non più per broadcasting ma per sharing. La logica delle reti sociali ci fa comprendere meglio di prima che il contenuto condiviso è sempre strettamente legato alla persona che lo offre. Non c'è, infatti, in queste reti nessuna informazione «neutra»: l'uomo è sempre coinvolto direttamente in ciò che comunica. Ciascuno è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità e il proprio compito nella conoscenza.

In questo senso il cristiano che vive immerso nelle reti sociali è chiamato a un'autenticità di vita molto impegnativa. Ha scritto il Papa nel suo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni del 2011, «quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali». La tecnologia dell'informazione, contribuendo a creare una rete di connessioni, dunque sembra legare più strettamente amicizia e conoscenza, spingendo gli uomini a farsi «testimoni» di ciò su cui fondano la propria esistenza.
Oggi comunicare significa testimoniare!

Dunque un annuncio del Vangelo che non passi per l'autenticità di una vita quotidiana personale condivisa resterebbe, oggi più che mai, un messaggio espresso in un codice comprensibile forse con la mente, ma non col cuore. La fede quindi non solo si «trasmette», ma soprattutto può essere suscitata nell'incontro personale, nelle relazioni autentiche. Ed è ciò che sta facendo Papa Francesco...

Papa Francesco

Per Papa Francesco non c'è un messaggio e un mezzo. Ma c'è un messaggio che plasma e modella la forma nella quale si esprime. La prima forma è il suo stesso corpo. Papa Francesco gestisce la propria corporeità in maniera naturalmente sbilanciata sull'interlocutore.
L'immediatezza del messaggio in Papa Francesco produce un paradosso: la sua autorevolezza ne risulta accresciuta e potenziata proprio perché la distanza viene abolita. Davanti a lui si avverte l'autorevolezza della figura e nello stesso tempo non si avverte alcuna distanza. Papa Francesco è poi facilmente «twittabile» per la sua spontanea capacità di comunicare contenuti densissimi in frasi brevissime, anche ben meno dei canonici 140 caratteri.

Papa Francesco, in realtà, più che «comunicare» crea «eventi comunicativi», ai quali chi riceve il suo messaggio partecipa attivamente.

Intendo dire che, siccome il Papa esprime una autenticità alla quale molti sono sensibili, la sua parola naturalmente rifluisce nell'ambiente digitale e viene condivisa e commentata. La Rete è piena di re-tweet dei tweet del Papa o di tweet di singole persone che rilanciano privatamente questa o quella sua frase. Ma la rete pullula anche di scatti e di video. La rete non è un ambiente fittizio, ma parte dell'ordinaria esperienza dell'uomo di oggi. In rete rifluiscono le domande, le speranze, le attese della gente. Papa Francesco, col suo messaggio così immediato, è presente nell'ambiente digitale soprattutto grazie alle gente che lo porta lì dentro.

Evangelizzare non significa affatto fare «propaganda» del vangelo. Non si testimonia il Vangelo in Rete limitandosi a «inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi», chiudendosi alle domande vere e urgenti, ai dubbi e alle sfide degli uomini d'oggi. Al contrario Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni del 2013 aveva ribadito la necessità ad essere disponibili a «coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell'esistenza umana».

 

Pubblicato in Contributi

Presentiamo l'attività del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (Aprile 2011 – Settembre 2013) ilustrate dall' Eccmo. Arcivescovo Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali alla Assemblea Plenaria 2013

MESSAGGI PER LA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

46ª GIORNATA – Anno 2012
"Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione."

Ogni anno, come di consuetudine, con il suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il Papa cerca di analizzare la cultura della comunicazione per offrire suggestioni all'uomo di oggi e orientare l'azione pastorale della Chiesa. Negli ultimi anni, Benedetto XVI è stato particolarmente attento ai processi e alle dinamiche della comunicazione, soprattutto nel contesto della trasformazione culturale generata dagli sviluppi tecnologici.
Nel Messaggio del 2012, Benedetto XVI ha voluto evidenziare un elemento "classico" della comunicazione: "il silenzio", o meglio il binomio "silenzio-parola", un aspetto fondamentale sempre più importante nell'ambito della cultura digitale.
Il silenzio non è, infatti, mancanza di comunicazione. Esso fa parte del flusso di messaggi e informazioni che caratterizza la nuova cultura della comunicazione. "Esiste un silenzio che è un elemento primordiale sul quale la parola scivola e si muove, come il cigno sull'acqua. Per ascoltare con profitto una parola, conviene creare dapprima in noi stessi questo lago immobile .... La parola sorge dal silenzio, e al silenzio ritorna". (Jean Guitton, La Solitude et le silence)
In questo Messaggio troviamo una riflessione umana profonda sull'importanza del silenzio al cuore della comunicazione. Il silenzio parla e può esprimere vicinanza, solidarietà e attenzione agli altri. Il silenzio è un modo forte per manifestare il nostro rispetto e il nostro amore per gli altri. Nel silenzio ascoltiamo l'altro, diamo priorità alla sua parola. Il silenzio è, dunque, un atteggiamento attivo, poiché permette e dà spazio all'altro per parlare. "Parlare significativamente può soltanto colui che può anche tacere, altrimenti sono chiacchiere; tacere significativamente può soltanto colui che può anche parlare, altrimenti è un muto. In tutti e due questi misteri vive l'uomo; la loro unità esprime la sua essenza." (Romano Guardini, Virtù. Temi e prospettive della vita morale).
Il silenzio fortifica il legame tra due persone. Nel silenzio riesco a capire chi è l'altro e proprio in questo trovo me stesso. Il silenzio mi permette di essere attento al contenuto della comunicazione. Il silenzio serve per riflettere, pensare, valutare, giudicare la comunicazione. Il silenzio ci aiuta a vedere e in esso riesco a dare il giusto significato alla comunicazione e a non essere unicamente sommerso dal volume della stessa comunicazione.
Il silenzio diventa sempre più importante in quel flusso di domande che in un certo senso è il motore della moderna cultura della comunicazione. Il silenzio ci permette di ascoltare attentamente le domande per discernere ciò che l'altro sta cercando di comunicare. Nella nostra cultura c'è il rischio di non ascoltare la domanda dell'altro e di cercare di imporre risposte prefabbricate, ma è proprio nel silenzio che può fiorire quel dialogo fra colui che fa la domanda e colui che cerca di rispondere. In questo c'è un dialogo, c'è un'interattività e c'è una vera ricerca della verità.
Benedetto XVI suggerisce che al cuore di questo flusso di domande c'è una domanda fondamentale che è la ricerca della Verità; da qui nasce l'importanza del silenzio come luogo privilegiato in cui il soggetto umano si trova davanti a se stesso e davanti a Dio. Benedetto XVI nota come il silenzio e la solitudine siano stati fondamentali in tutte le grandi religioni come luoghi di incontro con il mistero e "l'uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio".

47ª GIORNATA – Anno 2013
"Social Network: portali della verità e della fede, nuovi spazi per l'evangelizzazione".
Il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013 può essere forse meglio compreso come l'ultimo capitolo della sua riflessione permanente sui nuovi media. Negli ultimi cinque anni, Papa Benedetto ha mostrato grande attenzione alla realtà in evoluzione dei media digitali e al loro significato per l'umanità e la Chiesa. Nel 2013 ha prestato attenzione ai social network, preoccupandosi di invitare le persone ad apprezzare il potenziale di queste reti per contribuire alla promozione dello sviluppo umano e della solidarietà. Egli delinea alcuni degli atteggiamenti fondamentali e degli impegni richiesti a coloro che sono attivi nei social network, se si vuole che sviluppino questo potenziale. Inoltre, durante l'Anno della Fede, si rivolge ai credenti impegnati nelle reti sociali e chiede loro di riflettere su come la loro presenza può contribuire a far conoscere il messaggio evangelico dell'amore di Dio per tutti gli uomini.
Benedetto XVI dà per scontata l'importanza dell'ambiente digitale come una realtà nella vita di molte persone. Non si tratta di una sorta di mondo parallelo, o solo virtuale, ma di un ambiente esistenziale in cui le persone vivono e si muovono. Si tratta di un "continente" in cui la Chiesa deve essere presente e in cui i credenti, se vogliono essere autentici, dovranno cercare di condividere con gli altri la fonte più profonda della loro gioia e della loro speranza, Gesù Cristo. Il forum creato dai social network ci permette di condividere la verità che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, di ascoltare gli altri, di conoscere i loro interessi e le loro preoccupazioni, di capire chi sono e che cosa stanno cercando.
Il Papa individua alcune delle sfide che dobbiamo affrontare se vogliamo che la nostra presenza sia efficace. Dobbiamo migliorare la nostra conoscenza del linguaggio dei social network, un linguaggio che nasce da una convergenza di testo, immagini e suoni, un linguaggio che si caratterizza per la sua brevità e mira a coinvolgere i cuori e le menti, ma anche l'intelletto. A questo proposito, il Papa ci esorta ad attingere al nostro patrimonio cristiano, ricco di segni, simboli ed espressioni artistiche. Abbiamo bisogno di ricordare una verità fondamentale della comunicazione: la nostra testimonianza - le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento - è spesso più eloquente delle nostre parole per esprimere chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, Benedetto XVI suggerisce che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti può essere una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti. Nonostante le sfide, dobbiamo sempre sperare. Ricordiamo la «forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo».

IL SITO WEB DEL PCCS

https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRExViuFJQKbBrO0EWCRZ2HelIOV9EkdmhRF8YLDYOBLyF2nSt8cgDal febbraio 2011 abbiamo rinnovato la presenza online del Dicastero tramite il nuovo sito web www.pccs.va che ha valorizzato la tecnologia di "software libero Joomla" e che, a tutt'oggi, funziona nelle lingue Italiano, inglese, spagnolo, portoghese e francese.

Il sito è una finestra di presentazione, con informazioni su questo Pontificio Consiglio, e due concetti comunicativi aiutano a comprendere il suo funzionamento:

a) Il portale è uno scaffale virtuale dove i nostri visitatori possono trovare, scaricare e condividere riflessioni e risorse sulla comunicazione nella Chiesa. Per questo, tutta l'informazione viene sistematizzata in categorie come: magistero, documenti, discorsi, risorse pastorali, congressi e giornate.

b) Esso è anche punto d'incontro per i comunicatori cattolici che possono trovare sul sito informazioni su attività, eventi e notizie varie sulle iniziative che le chiese locali svolgono nel campo dei media. A questo proposito, il sito viene aggiornato, nelle diverse lingue, quasi giornalmente con "news su Chiesa e comunicazione" .

Integrazione delle Reti Sociali

Il sito è integrato da diversi profili di social networks, tra i quali ha maggiore risalto il profilo di Twitter @PCCS_VA. Inaugurato a maggio 2011, ha raggiunto la ragguardevole meta di 75.000 "followers" e acquisito un carattere d'ufficialità come presenza del Dicastero nelle Reti Sociali.
Tutti gli articoli del sito web www.pccs.va sono sincronizzati con il profilo di Twitter e la Pagina di Facebook creata per il progetto Inter Mirifica.net (leggi sotto).
È quindi possibile fare delle incursioni sulle Reti sociali quali Pinterest, Picasa e Youtube utilizzando spazi interattivi per far conoscere le attività del Pontificio Consiglio.
È stato aperto anche un canale su Youtube, dove si caricano gli interventi video dell'Arcivescovo Celli .

Twitter - @pontifex

http://4.bp.blogspot.com/-JOaTTbHNwIg/Tx83WAEPzYI/AAAAAAAAAY8/9TjmPbUr-Os/s1600/2012-01-24_papatw.jpgNel dicembre 2012, il PCCS, su mandato dalla Segreteria di Stato, ha contribuito ad aprire e lanciare il profilo del Santo Padre, Benedetto XVI su Twitter.

La presenza del Papa su Twitter è un'espressione concreta della convinzione che la Chiesa deve essere presente nel mondo digitale. Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2011, Papa Benedetto XVI specificava che: "II web sta contribuendo allo sviluppo di nuove e più complesse forme di coscienza intellettuale e spirituale, di consapevolezza condivisa. Anche in questo campo siamo chiamati ad annunciare la nostra fede che Cristo è Dio, il Salvatore dell'uomo e della storia, Colui nel quale tutte le cose raggiungono il loro compimento (cfr Ef 1,10)". E nel Messaggio per il 2012, è entrato ancor di più nel dettaglio: "Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l'uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nell'essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità."

La Chiesa è già ampiamente presente in quest'ambiente – esiste una vasta gamma di iniziative, dai siti internet ufficiali di varie istituzioni e comunità, ai siti personali, blogs e micro-blogs di personalità del mondo ecclesiale e di singoli credenti. La presenza del Papa su Twitter è in definitiva un appoggio agli sforzi di questi pionieri per assicurare che la buona novella di Gesù Cristo e l'insegnamento della sua Chiesa possano permeare quel luogo pubblico di scambio e di dialogo creato dai social media. La presenza del Papa vuole essere un incoraggiamento a tutte le istituzioni ecclesiali e ai credenti a porre attenzione nello sviluppare un profilo appropriato per sé e per le proprie convinzioni nel "continente digitale". I "tweets" del Papa saranno disponibili a credenti e non credenti per condividere, discutere e incoraggiare il dialogo. C'è da sperare che i brevi messaggi del Papa, e i messaggi più completi che essi cercheranno di trasmettere, sollevino domande di persone di differenti Paesi, lingue e culture. Queste domande potranno a loro volta essere affrontate dai credenti e dai responsabili delle Chiese locali, che si troveranno nella posizione migliore per misurarsi con esse e, soprattutto, per essere vicini a coloro che si interrogano. "Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l'attenzione di molti verso le domande ultime dell'esistenza umana: chi sono? Che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? Che cosa posso sperare? E' importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo" (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012).

I primi tweet del Papa sono stati inviati il 12 dicembre 2012, festa di Nostra Signora di Guadalupe. Nel suo primo tweet, inviato in inglese a conclusione dell'Udienza Generale, ha scritto: «Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via Twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore». Poco dopo è stato diffuso nelle altre sette lingue dal suo account @pontifex. Il primo tweet che ha inaugurato il lancio ufficiale dell'account è stato inviato proprio dal Santo Padre Benedetto XVI da un tablet, a conclusione dell'udienza generale nell'Aula Paolo VI. Ho assistito il Papa, insieme con il Segretario particolare del Santo Padre, l'attuale Prefetto della Casa Pontificia, Mons. Georg Gänswein. Erano presenti anche due nostri stagisti, studenti della Villanova University, e una giovane giornalista messicana. Il primo tweet, inviato in diretta, è stato di introduzione. Nel corso della giornata, il Papa ha risposto via Twitter a tre diverse domande, che sono state scelte fra quelle provenienti da tre diversi continenti.

L'evento è stato proiettato su un maxischermo nell'Aula delle udienze tra gli applausi dei fedeli presenti, molti dei quali provenivano dal Sudamerica. Il primo tweet ha avuto un'ampia risonanza mediatica, sia sulla stampa sia tra i followers, al punto che gli utenti Twitter si sono iscritti numerosi agli otto account del Santo Padre, raggiungendo un milione di followers poco prima del lancio e 1.600.000 persone entro la giornata del lancio. Qualche mese dopo, la lingua latina è stata aggiunta agli account con radice @pontifex, portando a nove le lingue degli account di Twitter.

Nel febbraio 2013, prima della chiusura dell'account per l'inizio della Sede Vacante, gli iscritti avevano superato i 2.700.000 followers. L'iniziativa è sorta dal desiderio di Benedetto XVI di mettere a frutto le opportunità offerte dai nuovi media per diffondere il più possibile il messaggio evangelico, anche nell'ambiente digitale, cogliendo in tal modo le sfide della nuova cultura della comunicazione che si sta delineando nel mondo dei social networks, sempre più parte integrante dell'esperienza sociale delle persone e, in particolare, dei giovani.

Dopo la Sede Vacante, con l'elezione di Papa Francesco e la sua decisione di riattivare gli account di Twitter, il numero dei followers è cresciuto in modo vertiginoso, ad un passo di un milione al mese, per raggiungere oggi quasi dieci milioni. Lo spagnolo è l'account più seguito, con quasi 4 milioni di followers. Ma ancora più importante del numero di followers, sono il numero dei retweet. Ogni tweet in spagnolo viene inoltrato (re-tweetato) più di 11,116 volte, mentre quelli in inglese con una media di 8,219 volte.
Per questo, uno studio della multinazionale di pubbliche relazioni Burson-Marsteller, pubblicato sul loro sito "Twiplomacy" a luglio, ha dichiarato Papa Francesco il leader più "influential" del mondo e il secondo leader del mondo più seguito, dopo Barak Obama. Twiplomacy analizza la presenza dei leader mondiali su Twitter, visto che è un piattaforma molto importante oggi. Nei due mesi dopo la pubblicazione di quel dossier, Papa Francesco ha aggiunto più di due milioni e mezzo di followers.

Inter Mirifica.net

https://fbcdn-sphotos-e-a.akamaihd.net/hphotos-ak-prn1/1186829_626524970720938_1562412765_n.jpgIntermirifica.net è un direttorio multimediale online che fornisce informazioni e contatti sulle organizzazioni cattoliche presenti nell'ambito della comunicazione.
Creato nel 2009, si è evoluto in una piattaforma web che mira a incoraggiare il networking e la comunicazione tra le persone e gli enti cattolici che attuano progetti di comunicazione nel mondo.
Intermirifica.net è un wiki, di conseguenza gli utenti registrati possono costruire e migliorare questo database che, fino ad oggi (settembre 2013), conta 1.552 utenti da tutto il modo. Essi hanno inserito 3.752 entità di media cattolici con le informazioni del relativo contatto. Recentemente si è introdotta la possibilità di far vedere anche le reti sociali delle entità di comunicazione.
La grande sfida per questo progetto, da oggi in poi, è di espandere il suo servizio coinvolgendo sempre più i numerosi comunicatori cattolici.

"Pope to You" - www.pope2you.net

http://imagens.rio2013.com/app/webroot/files/images/library/notices/medium/Pope2You_09072013183118.jpg

Un altro progetto del PCCS è "Pope to You" (www.pope2you.net): un portale lanciato nel maggio 2009 in occasione della 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, in cui sono i giovani stessi a diffondere la parola del Papa con immagini e messaggi. Negli ultimi quattro anni, il portale è stato una piattaforma e uno strumento utilissimo di animazione dei giovani per evangelizzare in occasioni speciali, come le Giornate Mondiali della Gioventù (GMG), le ricorrenze delle festività di Pasqua e Natale e le Giornate Mondiali della Pace. Il portale è stato un nodo centrale per la condivisione e la partecipazione dei giovani attraverso altre reti sociali come Facebook e Twitter.

Durante la GMG di quest'anno, molti giovani che non hanno potuto partecipare a Rio, hanno comunque potuto assistere agli avvenimenti grazie all'impegno dei loro compagni che hanno ripreso e ritrasmesso le immagini con i propri cellulari. Per l'occasione, il sito www.pope2you.net, in collaborazione con il Corriere della Sera online, ha pubblicato dei video girati da un gruppo di giovani operatori, che hanno voluto offrire l'esperienza dei pellegrini presenti all'evento. Inoltre, il sito ha permesso la raccolta e la condivisione di foto e di testimonianze usando la piattaforma Pinterest.

Pope2You è stato il primo esperimento del PCCS nel mondo dei social media e continua ad essere utile come piattaforma esterna ai media vaticani ufficiali per la partecipazione dei giovani nella vita della Chiesa e come cristiani che vogliono condividere con gli altri la loro fede.

 

Progetto .catholic

Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è responsabile della gestione del "Progetto .catholic" per conto della Santa Sede, riguardante l'introduzione del dominio ".catholic" nella rete Internet, rispettivamente in caratteri latini, cinesi, arabi e cirillici. Scopo del progetto è salvaguardare l'autenticità, la riconoscibilità e la provenienza del messaggio cattolico e della parola del Santo Padre nell'attuale piazza multimediale globale. Tali domini, o "gTLDs" (generic top-level domains), saranno riservati ad enti istituzionalmente connessi con la Santa Sede.
Il progetto è stato presentato ad ICANN, l'ente internazionale che coordina la gestione della rete Internet a livello globale. A giugno 2013 il PCCS ha ricevuto comunicazione ufficiale da ICANN di aver superato la fase di valutazione con esito positivo per tutti e quattro i domini. Le prossime tappe in vista dell'attivazione di questi ultimi nella rete riguardano la creazione di una struttura organizzativa che gestisca la registrazione da parte delle diocesi e istituti cattolici al fine di ottenere dei propri siti web all'interno del .catholic. Una volta definita tale struttura, si procederà alla fase contrattuale con ICANN e quindi alla comunicazione alle conferenze episcopali delle procedure di registrazione.


Risulta evidente il grandissimo potenziale pastorale del progetto che, per la prima volta, riunirà le principali componenti del mondo cattolico in un'unica aggregazione, universalmente riconoscibile nel mondo Internet. Il dominio .catholic, infatti, offrirà la possibilità agli utenti della rete di trovare con maggiore facilità i siti degli enti appartenenti alla Chiesa Cattolica nei motori di ricerca; allo stesso tempo, permetterà una maggiore affidabilità dei contenuti a vantaggio di quanti cerchino informazioni sulla fede cattolica. In ultima analisi, il nuovo dominio potrebbe comportare una maggiore integrazione della comunicazione tra le diverse diocesi e parrocchie del mondo, offrendo una piattaforma tecnologica consolidata per facilitare lo scambio di risorse ed esperienze, al fine di superare qualsiasi divario digitale della Chiesa.

News.va ( www.news.va )

https://encrypted-tbn1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTSiHX1Sn5ZXl1hhUf0tqPB63Thrj7jED69odCAgVBjATEbkJ_gNel corso del 2011, è stato realizzato un progetto, sempre su mandato della Segreteria di Stato, per la diffusione più rapida e affidabile della parola e dell'attività del Santo Padre: il lancio di un nuovo portale multimediale Vaticano News.va. Papa Benedetto XVI ha lanciato il portale e ha inviato il primo tweet di un Papa.

Nel lanciare martedì pomeriggio, 28 giugno, prima dei Vespri della solennità dei Santi Pietro e Paolo, il nuovo portale della Santa Sede News.va, Benedetto XVI ha anche accolto la mia proposta di rivolgere la sua benedizione al popolo della rete. Il Santo Padre stesso ha toccato l'icona di un iPad per lanciare il portale News.va; quindi ha inviato il tweet, dando notizia del lancio.

Un briefing di presentazione di questo nuovo portale vaticano si era svolto il giorno prima, 27 giugno, presso la Sala Stampa della Santa Sede. Durante la presentazione, ho spiegato che il PCCS aveva portato a compimento l'incarico affidatogli dalla Segreteria di Stato di sviluppare il nuovo portale multimediale della Santa Sede News.va, operativo online dal 29 giugno, inizialmente in italiano e inglese. Nei mesi successivi, si sono aggiunte le lingue spagnola, francese e portoghese.

Il sito News.va è un portale che raggruppa i contenuti di tutti i media tradizionali del Vaticano (radio, giornale, televisione) progettato appositamente per rispondere alle esigenze della nuova realtà digitale e delle reti sociali. Lo scopo di News.va è riportare in un unico sito i contenuti dei singoli media vaticani e dare risalto alle ultime notizie da questi selezionate. Tale convergenza contribuisce a facilitare la consultazione, la condivisione e quindi la diffusione delle notizie relative al Vaticano, attualmente pubblicate. Il portale presenta al visitatore un'interfaccia grafica moderna, semplice e pulita, attraente e uniforme, creando un'unità e compiendo una convergenza dei nostri media, almeno virtuale, in un'epoca in cui la convergenza di piattaforme e contenuti è un dato di fatto.

News.va è inoltre un sito multimediale in quanto dispone di testi, foto, audio e video; è attualmente disponibile in 5 lingue (inglese, spagnolo, francese, italiano e portoghese) ed è ampiamente presente nei social media, in particolare su Facebook, Twitter, Youtube e Flickr. Ci sono dai 40 ai 50 mila visitatori al portale ogni giorno e i numeri sono in aumento. Le funzionalità del portale e i contenuti offerti vengono continuamente aumentate.

Inoltre, News.va dispone di una app che permette di consultarne i contenuti tramite dispositivi mobile (smartphone e tablet), mezzi sempre più usati nella navigazione via web: la app si chiama "The Pope App", un nome scelto per catturare la curiosità dell'utente e sottolineare l'identità e la natura dei contenuti. E' un'applicazione gratuita che permette di seguire in diretta gli interventi del Santo Padre, di ricevere in anteprima le notifiche dell'inizio degli eventi, di leggere le ultime notizie su Papa-Vaticano-Chiesa, i documenti ufficiali, compresi i discorsi, e di accedere alle gallerie con le ultime immagini e video. "The Pope App" è diventato il mezzo preferito per consultare le notizie di News.va: attirano moltissimo le foto e i video, alle volte molto più del testo scritto. Dal lancio dell'app a febbraio, ci sono stati più di 400,000 installazioni di essa per piattaforma Android, iPad e iPhone. Durante il periodo del Conclave, la versione per iPhone è stata in cima alle app più scaricate del momento.

Inoltre, abbiamo sviluppato una versione speciale di News.va per iPad e per chi preferisce consultare il sito web direttamente e non attraverso l'app. La versione di visualizzazione tablet (t.news.va) offre una nuova esperienza di News.va e facilita la consultazione e la lettura delle notizie.

La presenza di News.va su Facebook è particolarmente importante, in quanto spesso il traffico supera ampiamente le visite allo stesso portale. La presenza delle istituzioni della Chiesa sui social network è importante: per la prima volta, grazie alle nuove tecnologie di rete, si dispone di strumenti per costruire un dialogo diretto con le persone in tutto il mondo.

Il portale di News.va su Facebook ci permette di rilevare la qualità e la quantità del bacino di utenza che riceve il messaggio evangelico del Santo Padre, nonché di facilitarne la diffusione. E' importante per la Chiesa cogliere le opportunità che offrono i social network di ricevere un "feedback" immediato su come venga recepita la sua immagine e il suo messaggio dai fedeli in tutto il mondo. Per la prima volta, è possibile per i cattolici di diverse nazioni, culture e tradizioni, trovarsi in un forum comune, facilmente accessibile, e confrontare la propria esperienza e comprensione del messaggio evangelico.

Di seguito, sono elencate alcune considerazioni sull'importanza della presenza dei media cattolici sui social network, in base alla nostra esperienza di News.va su Facebook:

- CONTATTO CON LA GENTE: Facebook permette di ampliare giorno per giorno il bacino di audience del portale News.va nelle diverse lingue, grazie alla possibilità per gli utenti di condividere le notizie con i propri contatti in rete. I dati analizzati ci mostrano che le notizie pubblicate raggiungono, nell'arco di un mese, circa 3.000.000 di utenti in tutto il mondo nella lingua inglese, 5.800.000 nella lingua spagnola, 925.000 in italiano, 135.000 in francese e 350.000 in portoghese, per una portata di oltre dieci milioni di visualizzazioni. Le cifre totali dei visitatori aumentano di giorno in giorno di alcune centinaia. News.va Facebook ci permette di interagire con un sempre maggior numero di utenti e anche di instaurare con loro un dialogo sulle diverse tematiche trattate dalle notizie, grazie alla possibilità di inserire commenti per iscritto in calce ai post.

- ORIENTAMENTO SPIRITUALE: i post con maggiore successo sono quelli che presentano un messaggio evangelico, in particolare le omelie giornaliere del Santo Padre a Santa Marta, i discorsi delle udienze e dell'Angelus e i pensieri spirituali riguardanti le festività liturgiche. Molti utenti sono sacerdoti, missionari o catechisti e ci comunicano di prendere spesso spunto dalle catechesi che pubblichiamo su News.va per il proprio lavoro. Molte persone laiche scrivono sulla pagina Facebook di News.va per chiederci informazioni riguardo a nozioni fondamentali della fede cattolica.

- AFFIDABILITA' DELLE FONTI: i lettori di News.va affermano di essere soddisfatti dell'esistenza di un portale ufficiale da cui poter avere direttamente le informazioni riguardanti il Santo Padre. Molti utenti ci chiedono, infatti, di leggere i testi integrali dei discorsi. Rileviamo quindi un profondo interesse da parte degli utenti, che desiderano essere aggiornati quanto più possibile sui messaggi del Papa.

- VICINANZA AL SANTO PADRE: uno dei punti di forza di News.va Facebook sono le immagini. Le persone hanno la possibilità di vedere in tempo reale il Santo Padre, tramite foto e video. In molti paesi i media tradizionali non riportano notizie relative al Papa, quindi News.va è un mezzo importante che permette ad un pubblico di essere più vicino a Sua Santità. Un particolare merito deve essere attribuito alla Pope App, la applicazione per cellulari che permette di leggere le ultime notizie relative al Papa, nonché guardare foto e video in streaming.

SETTORE AUDIOVISIVI / MEDIA PROJECTS
http://static2.demotix.com/sites/default/files/imagecache/a_scale_large/1800-7/photos/1363381936-rome-gets-ready-for-first-angelus-of-pope-francis-in-vatican-city_1874867.jpgDesidero ora illustrare i nuovi compiti e ruoli assegnati al settore audiovisivi di questo Pontificio Consiglio a partire dal mese di maggio del presente anno, per fare comprendere meglio la nuova realtà in cui i due uffici operano attualmente.
Lo sviluppo e l'uso delle nuove tecnologie di comunicazione, i passati eventi delle dimissioni del Santo Padre e il Conclave per l'elezione del nuovo Pontefice, hanno di fatto messo sempre più in evidenza le problematiche legate alla separazione della gestione degli accrediti e al rilascio dei permessi per riprese fotografiche e televisive.
Fino ad aprile del presente anno, infatti, gli accrediti di natura giornalistica (stampa scritta) erano affidati alla Sala Stampa della Santa Sede, mentre gli accrediti degli operatori video e dei fotografi erano affidati alla sezione audiovisivi del PCCS.
La nuova realtà della comunicazione ha reso però sempre più labile il confine tra carta stampata e audiovisivo e la distinzione netta fra le funzioni di corrispondente/redattore e operatore/fotografo, sempre più spesso chiamati ad essere un'unica figura, o ad alternare e condividere i ruoli.
Nell'ambito di una revisione generale del sistema di accreditamento e di autorizzazioni degli operatori dell'informazione in Vaticano, dettata dai problemi emersi concretamente sul campo, la Segreteria di Stato ha ritenuto necessario adottare il principio dell'unificazione degli accrediti.
E' venuta così a cadere la distinzione, finora in uso, tra "stampa scritta" e "settore audiovisivi", dalla quale derivava la distinzione delle rispettive competenze tra Sala Stampa e PCCS.
Il Dott. Angelo Scelzo, già Sotto-Segretario di questo Pontificio Consiglio e responsabile di quello che era il Servizio Audiovisivi, dirige l'ufficio accreditamento unico e unificato della Sala Stampa. Secondo i nuovi compiti e ruoli assegnati, detto ufficio dovrà gestire sia gli accrediti di natura giornalistica (già prerogativa della SS) sia gli accrediti foto e video, affidati prima alla sezione audiovisivi del PCCS, nell'ambito della cronaca e dell'attualità (reportage e servizi di approfondimento, speciali). In sintesi, esiste una gestione unica e unificata per il settore "news".
Alla sezione audiovisivi del PCCS, ora rinominata MediaProjects, resta il compito di gestire i progetti (documentari, serie televisive, produzioni televisive di lunga durata e pubblicazioni fotografiche).
A questa sezione continua ad essere affidata la valutazione preliminare e di merito dei progetti e l'emissione di autorizzazioni per riprese foto e video nell'area progetti.

Per illustrare e sintetizzare al meglio le variazioni intervenute, vi mostro un semplice specchietto che riassume la situazione precedente e quella attuale.

COMPITI PRIMA (fino al 30/04/2013) OGGI (dal 01/05/2013)
Accredito STAMPA Sala Stampa Sala Stampa
Accredito FOTO e VIDEO PCCS Sala Stampa
Autorizzazioni riprese (VIDEO o FOTO) NEWS PCCS Sala Stampa
Autorizzazioni riprese (VIDEO o FOTO) PROGETTI PCCS PCCS

Alla luce di questa nuova assegnazione di ruoli e distribuzione di competenze, si è intensificato il lavoro di sinergia tra SS e PCCS per cercare di operare una chiara distinzione tra news e progetti ed indirizzare così il lavoro verso i giusti canali, operando una diversa trattazione delle richieste.
Nell'ambito dei progetti, inoltre, si è reso sempre più necessario, sulla base di informazioni preliminarmente raccolte, operare una chiara classificazione tra progetti di natura commerciale e progetti di natura culturale/artistica, divulgativa/scientifica, di evangelizzazione, ciò al fine di procedere con una diversa trattazione degli stessi.

Il settore MediaProjects avrà quindi il compito di raccogliere tutte le informazioni necessarie alla valutazione dei progetti audiovisivi, di stabilirne la natura, di favorire, per quanto possibile, l'accoglimento delle domande di ripresa che, per il loro scopo e per la qualità, contribuiscano all'esatta e conveniente informazione dell'opinione pubblica sulla missione religiosa e morale della Santa Sede e sul suo patrimonio artistico e spirituale. Sarà poi compito del settore MediaProject avviare le procedure operative con gli organismi vaticani interessati che porteranno al rilascio dei permessi finali.
L'incremento delle produzioni, la varietà delle richieste e della provenienza rende necessario, da parte del PCCS, instaurare contatti sempre più frequenti e rapidi tra gli organismi interessati, per gli opportuni accordi di carattere tecnico-amministrativo. Occorre, infatti, far rispettare le condizioni che regolano la distribuzione e diffusione delle immagini in materia di diritti, applicate dalle diverse amministrazioni mediante contratti di concessione e il regolamento vigente all'interno dello Stato Vaticano, oltre ad organizzare gli accessi nei luoghi di ripresa, assicurando il corretto svolgimento del lavoro, con l'assistenza diretta sul campo. È poi fondamentale instaurare contatti con rappresentanti del mondo della comunicazione, esperti e consulenti esterni.
Negli ultimi tempi si è assistito ad un notevolissimo incremento di richieste che riguardano in modo particolare, non solo documentari sul patrimonio artistico e spirituale dello Sato ma soprattutto sulla figura e l'attività del Santo Padre e sugli aspetti "meno ufficiali", quelli cioè legati all'attività lavorativa quotidiana della Santa Sede.
In territorio Vaticano non sono consentite riprese di carattere cinematografico che rientrino nel genere fiction o che contemplino la presenza di attori e/o comparse.
Per far capire la varietà e le tipologie dei documentari realizzati, si allega una breve panoramica di alcune delle produzioni più importanti realizzate nell'anno 2012 e dall'inizio del 2013 a oggi (ALLEGATO 1).
E' necessario spendere un capitolo a parte per illustrare il periodo che va dalle dimissioni del Santo Padre Benedetto XVI, al Conclave, fino all'elezione di Papa Francesco: febbraio-marzo-aprile.
Nei mesi in cui si sono verificati tali eventi, a cui sono seguite le celebrazioni della Settimana Santa, il lavoro è stato intenso. A causa dell'enorme afflusso di media provenienti da ogni parte del mondo (vedere statistiche allegate) è stato necessario sospendere la maggior parte dei grandi progetti documentari e mettere in campo tutta la forza lavoro, concentrandola sugli eventi in corso.
Il compito di gestire gli accrediti secondo le indicazioni della Segreteria di Stato era già stato assegnato, ma non messo in atto, alla Sala Stampa, la cui struttura non si era ancora adeguata alle mutate esigenze tecnico/logistiche per far fronte alla straordinaria mole di lavoro.
Si è dunque resa necessaria la collaborazione congiunta del personale del PCCS e della Sala Stampa, come già avvenuto per la Beatificazione di Giovanni Paolo II nel maggio 2011. La Beatificazione è stata il "banco di prova" per sperimentare l'unificazione degli accrediti.
Il nuovo evento ha reso ancor più necessaria la collaborazione delle forze lavoro di entrambe gli organismi e l'attivazione del sistema di accreditamento online, già utilizzato durante la Beatificazione di Giovanni Paolo II, oltre all'allestimento di locali idonei all'accoglienza dei numerosi operatori media accreditati. I locali utilizzati sono gli stessi in cui si sta svolgendo la Plenaria, insieme alle salette adiacenti. È stata seguita la procedura dell'accredito congiunto (ora affidato alla Sala Stampa), cioè un accredito giornalistico unico e unificato, sia per la carta stampata sia per gli audiovisivi, valutato, approvato e rilasciato per l'occasione straordinaria dalla Sala Stampa e dal PCCS insieme (ALLEGATO 2).
I nuovi compiti assegnati e la riorganizzazione del settore hanno reso necessaria la creazione di un nuovo indirizzo di posta elettronica, rinominato Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , con una nuova grafica del sito www.mediaprojects.va.
Stiamo lavorando per semplificare le linee guida e pubblicare in italiano e inglese, sul sito summenzionato, tutte le informazioni utili alla raccolta dei dati necessari alla valutazione dei progetti: le condizioni alle quali le riprese sono subordinate, la documentazione necessaria per sottoporre una proposta di progetto e conoscere le modalità di richiesta e il regolamento recentemente aggiornato e approvato dalla Segreteria di Stato, con protocollo del 31 marzo 2011.
Sul sito si trovano anche i contatti del settore MediaProjects, alcuni link utili ed il calendario degli eventi (costantemente aggiornato) in cui è prevista la presenza del Santo Padre.
Al nuovo settore lavorano ora la Dott.ssa Laura Riccioni e il Dott. Francesco Macrì.

Corso di Formazione nelle comunicazioni sociali

SEMINARI DEL PCCS

BRASILE - DAL 12 AL 17 LUGLIO 2011

Nel 2008, il nostro Dicastero aveva radunato a Roma i Vescovi presidenti delle Commissioni di comunicazioni di tutto il mondo. A distanza di tre anni, si è tenuto a Rio di Janeiro il primo "Seminario di Comunicazione" sulle potenzialità e i rischi della cultura digitale per i Vescovi Brasiliani.
Questa prima esperienza, realizzata dal 12 al 17 luglio 2011, era stata organizzata dal PCCS, insieme alla Commissione di Comunicazione della Conferenza Episcopale del Brasile e all'Arcidiocesi di Rio de Janeiro, con il sostegno economico della CEI. In tale occasione hanno partecipato 70 Vescovi – tra 44 e 91 anni – rappresentanti di 55 diocesi brasiliane, che hanno riflettuto e dibattuto apertamente sulle sfide per la missione della Chiesa di fronte alla cultura originata dalle nuove tecnologie di comunicazione.
L'esperienza è risultata ampiamente positiva e si è deciso di continuarla come attività preponderante del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

LIBANO - DAL 17 AL 20 APRILE 2012

"La comunicazione come strumento di evangelizzazione, di dialogo e di pace in Medio Oriente".
Dal 17 al 20 aprile, per quattro giorni, il centro congressi Betania Harissa (Nostra Signora del Libano) a Beirut, in Libano, ha ospitato un seminario sul tema della Comunicazione in Medio Oriente come strumento di evangelizzazione, di dialogo e di pace per Vescovi e operatori della comunicazione della regione mediorientale.

Organizzato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, in collaborazione con l'Assemblea dei Patriarchi Cattolici d'Oriente, il seminario ha radunato 45 Patriarchi e Vescovi provenienti dal Libano, dalla Siria, dall'Egitto, dall'Iraq, dalla Giordania, dalla Terra Santa, da Cipro, dall'Armenia e dal Vaticano, oltre a una trentina di sacerdoti, religiosi, religiose, laici ed esperti nel campo dei media.
Il congresso ha analizzato i temi del Sinodo dei Vescovi del Medio Oriente, tenutosi a Roma nell'ottobre 2010, anche in previsione della visita in Libano di Sua Santità Papa Benedetto XVI, che ha consegnato l'Esortazione Apostolica alle Chiese del Medio Oriente.

GIORDANIA - DAL 10 ALL' 11 GIUGNO 2013

"I media arabi cristiani al servizio della giustizia, della pace e dei diritti umani"
Dal 10 all'11 giugno 2013, il Centro cattolico di studi e di formazione per i media ad Amman in Giordania, in collaborazione con il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha organizzato incontri e dibattiti tra religiosi cristiani e musulmani, intellettuali e operatori dei media di diversi Paesi del Medio Oriente, sul ruolo svolto dalle tecnologie della comunicazione nei processi di cambiamento del mondo arabo e sui media al servizio della pace e dei valori dell'umanità sofferente nella regione.

A queste riflessioni hanno partecipato in particolare il Patriarca latino di Gerusalemme, S.B. Mons. Fouad Twal, S.E. Mons. Celli, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, il Sig. Mohammad Momani, Ministro giordano per le Comunicazioni Sociali ed il Sig. Faisal Fayez, ex Primo Ministro giordano.
Questo seminario si colloca sulla scia del seminario per i Vescovi del Medio Oriente, che si è svolto in Libano nell'aprile 2012. Il centro è diretto da Don Rifaat Bader, sacerdote del Patriarcato latino di Gerusalemme.

Prossimi seminari

Durante il 2012, insieme al Dipartimento di Comunicazione del CELAM, abbiamo assunto l'impegno di suscitare e accompagnare i processi comunicativi del continente per promuovere spazi privilegiati di formazione per i Vescovi dell'America Latina. Grazie all'esperienza di Rio di Janeiro e di altri seminari realizzati in diversi continenti, abbiamo organizzato un itinerario di formazione per i Vescovi dell'America Latina, iniziando con la seconda edizione del seminario per Vescovi brasiliani, che avrà luogo a Recife-Brasile dal 4 all'8 di novembre 2013. Nel 2014 si dovrebbero realizzare a livello regionale dei seminari per i Vescovi del Centro America (febbraio), dei paesi Boliviani (marzo), del Messico (settembre) e del Cono Sud.
La caratteristica di questi seminari è aprire spazi pratici affinché i Vescovi, non solo "tocchino con mano" e familiarizzino con le nuove tecnologie, ma assumano anche una visione dei media, tale da non considerarli più strumenti, bensì uno spazio da abitare.

Corso di formazione a Cuba

 http://www.palabranueva.net/newPage/images/stories/2013_04/Breves/Breves%202.jpgDa ottobre 2010 ad aprile 2013, a La Havana, Cuba, si è tenuto un corso di specializzazione della durata di tre anni, con una sessione per ogni semestre, con 6 incontri settimanali e 19 discipline teoriche e pratiche. Gli studenti universitari che vi hanno partecipato conseguono un "diploma" su "Chiesa e Comunicazione".
Il corso, organizzato dal PCCS e dalla Conferenza Episcopale Cubana, è stato sponsorizzato dalla Fondazione Götz e ha visto coinvolti 16 professori e decani di diverse Università Pontificie del Continente Latinoamericano ed Europeo.
Il prossimo mese di febbraio saranno consegnati i "certificati" riconosciuti dal CELAM ai 30 allievi che avranno presentato la monografia concordata. L'attenzione massima in questo momento è concentrata sulla ricerca del finanziamento che permetta di fornire agli allievi computer portatili per mettere in pratica le abilità acquisite nel corso di questo itinerario formativo, unico nel suo genere, sino a questo momento.

 

Borse di studio
Dal marzo 2011, il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha erogato 5 borse di studio ad altrettanti studenti provenienti da : Paraguay, Libano, Colombia, Burkina Faso e Perù.

Cardinal Foley Scholarship Fund
Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, insieme al CAMECO e ad altre organizzazioni donatrici, ha fondato una borsa di studio con lo scopo di supportare la creazione di centri per la formazione di futuri leader nel campo della comunicazione in Africa e Asia (prevedendo di includere in futuro anche l'America Latina). Gli obiettivi sono: investire su persone locali qualificate affinché acquisiscano le competenze per formare nuovi comunicatori per la Chiesa all'interno delle facoltà di comunicazione, di teologia e dei seminari, ampliare i centri di formazione professionale dei sacerdoti, diaconi, religiosi e laici impegnati nel ministero della comunicazione delle Chiese locali. Di particolare importanza è l'identificazione di futuri coordinatori tra le strutture su base nazionale e regionale. Il Consiglio di Amministrazione ha tenuto la prima riunione il 18 aprile 2013 ed ha approvato il finanziamento di borse di studio per tre candidati, uno dei quali proveniente dall'India e due dal continente africano. CAMECO intende inoltre coinvolgere ulteriori organizzazioni donatrici, al fine di poter supportare il maggior numero possibile di richiedenti delle borse di studio.

Forum di "Dialogo" tra Teologia e Comunicazione


Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali coordina, insieme al Dipartimento della Comunicazione della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) e all'Università di Santa Clara (USA), l'iniziativa della creazione di un forum di "dialogo" che vede protagonisti teologi ed esperti nel campo della comunicazione della Chiesa. Questo progetto è stato ispirato dalla constatazione del Santo Padre, espressa ai partecipanti della Plenaria del Pontificio Consiglio, sulla necessità di identificare nuovi modelli e stili di comunicazione adatti a trasmettere il messaggio cristiano all'interno dei nuovi contesti sociali che si vanno formando nella rete. In particolare, laddove i nuovi linguaggi hanno un impatto sul modo stesso di vivere e di pensare, è fondamentale per la Chiesa elaborare nell'ambito dei nuovi media un modello di linguaggio comprensibile e idoneo a comunicare i temi della fede, che stimoli la riflessione teologica e faciliti la comprensione delle nozioni fondamentali del messaggio evangelico. Tali iniziative di "dialogo" si svilupperanno per mezzo di una serie di appuntamenti annuali, oltre ad un'intensa collaborazione online. La prima occasione di incontro è stata la Conferenza "Theology and Communications in Dialogue", che ha avuto luogo dal 25 al 27 giugno 2012 a Santa Clara; la seconda sessione annuale è stata tenuta dal 23 al 26 giugno 2013 ed ha suscitato un ampio interesse, ottenendo un esito positivo in quanto a idee per lo sviluppo di tematiche future. Ognuna delle due sessioni ha visto l'adesione di circa una trentina persone. Negli incontri è stata riconosciuta l'importanza di coinvolgere partecipanti provenienti sia dall'Africa sia dall'America del Sud al fine di facilitare un contributo diretto allo sviluppo delle tematiche di dialogo, cercando tuttavia di non superare un determinato tetto di presenze, per favorire uno svolgimento degli incontri il più costruttivo possibile. Altro fattore rilevante è stato l'aspetto ecumenico, grazie alla partecipazione di rappresentanti sia delle chiese ortodosse sia delle chiese protestanti. Alcune delle presentazioni fatte nel contesto del dialogo sono state rese note nell'edizione speciale della pubblicazione Communication Trends, nel numero di settembre 2013; è prevista inoltre un'edizione omnicomprensiva degli atti delle diverse sessioni di seminari in versione e-book.

LA FILMOTECA VATICANA

http://it-pic1.ciao.com/it/27791122.jpgIn questi ultimi due anni, la Filmoteca Vaticana ha continuato il suo lavoro di recupero e conservazione del materiale filmato. L'archivio conta circa 8.300 titoli, in vari supporti, che partono dal 1896 per arrivare ai nostri giorni.
Si tratta di filmati che documentano la vita della Chiesa e dei Pontefici, l'attività dei missionari, ma ci sono anche argomenti di arte, cultura, storia, oltre ad una discreta raccolta di film commerciali di rilevanza tematica ed artistica, con particolare attenzione al cinema cosiddetto spirituale. Tutto il materiale proviene da donazioni.
La Filmoteca Vaticana ha una parte di ambienti nel Palazzo San Carlo, all'interno dello Stato, dove sono gli archivi, una sala di proiezione di circa 54 posti, ristrutturata per adeguare le macchine ai moderni standard di suono e immagine, un laboratorio per gli interventi di restauro ed un piccolo centro studi per la consultazione del materiale.
In particolare, per la conservazione del materiale in pellicola, sono stati allestiti due cellari con una temperatura intorno ai 14° ed umidità relativa al 35%, che rappresentano le condizioni ottimali secondo le indicazioni della FIAF (Fédération Internationale des Archives du Film), di cui la Filmoteca Vaticana è Membro da anni. Questa Federazione, fondata a Parigi nel 1938, riunisce le istituzioni che, in tutto il mondo, consacrano la loro attività alla tutela del materiale filmato, testimonianza fondamentale dell'umanità, sia come opera d'arte sia come documento storico.
Da qualche anno prosegue il paziente lavoro di digitalizzazione del materiale, per tutelare le copie originali e allo stesso tempo venire incontro alle innumerevoli richieste di studenti, specialisti del settore, case di produzioni e canali televisivi che vogliono accedere all'archivio per realizzare tesi di laurea, documentari e programmi d'informazione. Le pellicole sono pulite prima manualmente, per eliminare la polvere, poi passate in un liquido rigenerante che le rende elastiche e dopo, grazie a un telecinema, è possibile farne una copia in DVD, eseguendo sul momento alcune operazioni per migliorare eventualmente l'immagine.

Il lavoro di digitalizzazione, oltre a facilitare un supporto per consentire velocemente l'accesso alle immagini, permette anche l'analisi dei contenuti e la scoperta, in molti casi, di documenti importanti e a volte unici.
Ritrovamenti e Digitalizzazioni
Nei due anni passati sono stati ritrovati e digitalizzati i seguenti titoli, qui elencati in ordine cronologico:
1. Assalto al treno, di Edwin S. Porter, del 1903, uno dei primi film con racconto lineare, ispirato alla rapina del 29 agosto 1900, quando la banda di Butch Cassidy assaltò il treno postale della Union Pacific Railroad, nel Wyoming;
2. Jeanne d'Arc, di Albert Capellani, del 1908;
3. Molly Pitcher, del 1912, storia di un'eroina della Rivoluzione Americana;
4. Pagine dal libro di Satana, di Carl T. Dreyer, del 1921, sull'influenza del maligno nella storia dell'umanità;
5. Nosferatu, di F.W. Murnau, del 1922, primo adattamento cinematografico del romanzo "Dracula" di Bram Stoker;
6. Quo Vadis?, del 1924, di Georg Jacoby e Gabriellino D'Annunzio;
7. Metropolis, del 1927, di Fritz Lang, profezia su una società futuristica divisa in classi e privata dei valori umani e spirituali fondamentali;
8. Bernadette, di Henry King, del 1943, ispirato al libro di Franz Werfel, "La canzone di Bernadette";
9. La porta del cielo, di Vittorio De Sica, del 1945, storia di alcuni passeggeri sul treno bianco diretto a Loreto;
10. Gli uomini non guardano il cielo, del 1951, di Umberto Scarpelli, sulla vita di Giuseppe Melchiorre Sarto, Papa Pio X;
11. Paolo VI all'Italsider, del 1968, sulla storica visita di Papa Montini nell'impianto siderurgico di Taranto il 24 dicembre che lì celebrò la Messa della Vigilia di Natale;
12. Apollo 8, del 1968, un documentario della NASA sulla missione nello spazio;
13. Apollo 11, del 1969, un documentario della NASA sulla missione nello spazio;
14. Titanic, del 1986, in cui viene presentata la figura di Padre Frank Browne, il padre gesuita irlandese imbarcato sulla storica nave, da cui scese prima dell'affondamento. La sua figura è famosa perché a bordo scattò tantissime foto che documentano gli arredi, gli ambienti e tutto quello che finì nelle profondità del mare.
15. Il Monastero di Santa Caterina sul Sinai, dichiarato patrimonio dell'umanità nel 2002 dall'UNESCO.

Come si può vedere dall'elenco, la tipologia di materiale è molto diversa. Tutti questi titoli sono stati ripuliti, recuperati, quando necessario restaurati, e per ciascuno è stata fatta una scheda dettagliata e una copia in digitale.
Nuove Acquisizioni
Tra le nuove acquisizioni si segnalano:
1. Alcuni viaggi apostolici di Giovanni Paolo II (ancora da visionare);
2. il viaggio apostolico di Giovanni Paolo II in Messico;
3. la visita di Giovanni Paolo II a Loreto;
4. il viaggio apostolico di Benedetto XVI a Barcellona nel 2010;
5. il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Benin nel 2011;
6. alcuni filmati sulla Santa Casa di Loreto;
7. Into the Vatican, su Pio XII;
8. The Vatican, su Pio XII;
9. Frate Sole, del 1918, di Ugo Falena, sulla figura di San Francesco;
10. The tree of life, di Terrence Malick, del 2011.

Il Concilio Vaticano II
Come già accennato, la Filmoteca Vaticana è punto di riferimento per tutti coloro che realizzano programmi sulla storia della Chiesa. In questi ultimi due anni molte case di produzione nel mondo hanno fatto riferimento all'archivio, ma vale la pena segnalare soprattutto l'attenzione al materiale sul Concilio Vaticano II che, in occasione dell'Anno della Fede, è stato particolarmente richiesto.
La Filmoteca conserva, infatti, oltre 200 ore di pellicola girata su questo importante evento e gran parte del lavoro degli ultimi due anni è stato dedicato alla sistemazione di questi originali in 16 mm.. Ogni bobina è stata rigenerata, dopo una pulitura meccanica e manuale, per ottenere la migliore qualità possibile di immagine. L'analisi dei contenuti è stata poi integrata in maniera dettagliata, facendo riferimento anche ai testi delle Cronache del Concilio Vaticano II. È stato così possibile contare su una sintesi esaustiva di detto materiale che è stata di grande utilità per tutti coloro che si sono rivolti all'archivio per la realizzazione di documentari sul Concilio Vaticano. Tra questi si segnalano in particolare: RAI, Rome Reports, TV2000, Centro Televisivo Vaticano, ZDF, Le Jour du Seigneur, Radio Renascenza.

Dvd sul Concilio Vaticano II
http://www.sanpiox.it/public/images/stories/immagini/Discussioni_romane/Concilio_Vaticano_II.jpgIn occasione dell'Anno della Fede, la Filmoteca Vaticana ha messo a disposizione questo prezioso materiale sul Concilio Vaticano II e il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, con il supporto tecnico di Micromegas Comunicazione, ha realizzato un DVD con 15 interviste e materiale inedito allo scopo di far conoscere questo evento, ancora vivo nella memoria della Chiesa, ma non più collocato nel corretto contesto storico ed ecclesiale. Le autorevoli testimonianze riportate nel DVD, tra cui diversi Cardinali di varie parti del mondo, sono un eloquente esempio di una prima sintesi ragionata e ricca di una pagina viva e vitale della storia della Chiesa.
Al progetto hanno collaborato tra gli altri, la Dott.ssa Vania De Luca, i Professori Giuseppe della Torre, Marco Vergottini e Lucio Coco, coordinati da S.E. Mons. Claudio Maria Celli e Mons. Giuseppe Scotti.
Detto documentario è stato anche trasmesso dalla RAI la sera del 12 ottobre scorso.
Presenza della Filmoteca Vaticana ad Eventi Culturali
La Filmoteca è stata presente in occasione di congressi, eventi cinematografici o culturali, e in alcuni casi sono stati proiettati alcuni filmati dell'archivio:
1. ha partecipato al Convegno Internazionale "Film and Faith", svoltosi alla Pontificia Università Lateranense, organizzato in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo ed il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali;
2. ha partecipato alla Settimana del Cinema Spirituale, che si svolge ogni anno a Barcellona;
3. è presente nei congressi annuali della FIAF, dove si facilitano collaborazioni tra i diversi archivi del mondo e si condividono esperienze nel campo della conservazione del materiale;
4. alla 1ª Edizione del Festival di Cine Sagrado, svoltasi a Bogotà, Colombia, sono stati presentati L'Inferno, del 1911, Il Poverello di Assisi, del 1911, Pastor Angelicus, del 1942;
5. al Seminario su "Povertà: Problema o occasione?", svoltosi presso la Pontificia Università Salesiana, nel contesto del Religion Today Filmfestival, sono stati presentati alcuni filmati girati dai padri missionari negli anni cinquanta e sessanta;
6. al Festival Francescano di Reggio Emilia è stato presentato Il Poverello di Assisi;
7. nelle due edizioni della Sagra Musicale Umbra, a Perugia, sono stati presentati Il Poverello di Assisi, Jeanne d'Arc, Pagine dal libro di Satana, Quo Vadis?.

Proiezioni
Nella sala "Cardinal Deskur", a Palazzo San Carlo, sono stati proiettati:
1. Pellegrino vestito di bianco, del 2010, produzione polacca su Giovanni Paolo II;
2. Cristiada, di Dean Wright, del 2011;
3. Maktub, di Paco Arango, del 2011, in occasione della presentazione della Settimana del Cinema Spirituale di Barcellona;
4. Un Gigante, del 2011, produzione RAI su Giovanni Paolo II.

Conclusioni
Da anni la Filmoteca Vaticana segue un progetto molto impegnativo che comporta un lavoro lungo e paziente. Insieme alla Cineteca Nazionale si sta cercando di realizzare una versione della Passion Pathé il più completa possibile. Detta Passion venne girata ad episodi nel corso dei primi anni del Novecento, sulla scia del successo che questi racconti riscuotevano sullo schermo. Nelle cineteche del mondo sono reperibili diverse edizioni e vari spezzoni e si sta cercando di reperire, grazie alla FIAF, ogni frammento esistente, sperando di poter un giorno montare una unica Passion.
Per quanto riguarda il lavoro della Filmoteca Vaticana, proseguiamo con pazienza e con i mezzi a disposizione, per conservare il materiale, ma anche per farlo conoscere, perché l'archivio possa essere una testimonianza viva della storia religiosa, umana, artistica, capace di parlare anche ai giovani di oggi.
Anche per questo siamo sempre disponibili ad accogliere gli studenti e tutti coloro che vogliono conoscere meglio la nostra struttura. Al momento, il telecinema a disposizione, pur se molto datato, ci consente di trasferire i filmati in digitale. Speriamo un giorno di poter trasferire tutto il materiale in un computer, facilitando così la ricerca di filmati, brani, il loro montaggio e la realizzazione di qualsiasi tipo di lavoro.

Progetto RIIAL
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Il PCCS è all'origine e gestisce con il CELAM il progetto della Rete Informatica della Chiesa in America Latina, una rete nata a metà degli anni Ottanta per facilitare e animare la comunicazione interna delle varie realtà cattoliche, con l'obiettivo di far arrivare il messaggio evangelico nelle periferie e supportare la formazione tecnica degli agenti pastorali.
Con lo sviluppo di Internet, la RIIAL ha abbracciato la missione di diffondere il Vangelo nell'ambito della cultura digitale. Per rispondere alle sfide e alle esigenze di questa nuova dimensione comunicativa e antropologica, il comitato RIIAL, composto dai rappresentanti delle Conferenze Episcopali latinoamericane, ha definito nell'ultimo incontro di aprile 2013 un Documento Base, contenente la visione, la natura, la missione e gli obiettivi in cui si orienta il lavoro comunicativo della RIIAL.
In particolare, la visione riguarda la proposta dei principi di discernimento per abitare la cultura digitale in comunione ecclesiale, in linea con le nuove tecnologie emergenti; la natura si ricollega al servizio della Nuova Evangelizzazione e del dialogo tra Chiesa e mondo; la missione consiste nel facilitare l'azione comunicativa delle chiese locali, aiutandole ad amplificare la propria rete di contatti per condividere risorse, competenze ed esperienze. A tal fine, gli obiettivi delineati riguardano l'animazione dei progetti di diocesi e comunità cristiane nella cultura digitale, favorendo la partecipazione dei settori popolari nella vita ecclesiale e sociale.
Il lavoro della RIIAL viene coordinato tramite una serie di incontri virtuali e presenziali a diversi livelli, sia in ambito locale che continentale. Di particolare rilevanza è stato il I Incontro dei Comunicatori delle Conferenze Episcopali dell'America Latina, realizzato in video-conferenza il 23 novembre 2012. La RIIAL ha inoltre pubblicato un libro, la Cultura Digital en America Latina, disponibile sia in formato cartaceo sia elettronico, nato da una ricerca interuniversitaria realizzata dalla Red Unid (un progetto intercontinentale che studia l'impatto delle tecnologie dell'informazione in ambito antropologico).
Il 20 febbraio 2012 la RIIAL ha raggiunto una nuova tappa a livello implementativo, includendo un referente di lingua portoghese all'interno della pastorale della comunicazione della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB) e avviando la RIIBRA, la Rete Informatica della Chiesa in Brasile. Tale apertura rappresenta una risposta a nuove sfide, quali il problema della connettività legata alla posizione geografica delle comunità ecclesiali locali, della scarsità di risorse umane, finanziarie e formative. Per presentare il lavoro della RIIAL a livello nazionale, un gruppo di rappresentanti ha partecipato all'inizio di settembre 2013 a una trasmissione della TV cattolica Cançao Nova e ha visitato il settore dei servizi informatici della web TV Aparecida.
Tra gli obiettivi futuri della RIIAL ci sono: la progettazione del nuovo sito Internet che, grazie a nuove applicazioni per la comunicazione virtuale, permetterà ai diversi collaboratori di interagire in una nuova piattaforma; la formazione nei seminari, con l'introduzione di tematiche riguardanti l'evangelizzazione della cultura digitale, e la preparazione della prossima Riunione Continentale, nel secondo semestre del 2014.

Episcopo.net

http://www.centroguadalupe.org/imagenes/collage.jpgLa piattaforma di comunicazione digitale Episcopo.net, promossa dal PCCS e dal CELAM, è stata progettata e implementata dalla RIIAL presso il Centro Guadalupe in Argentina, con lo scopo di offrire servizi informatici specifici al contesto e alle esigenze delle Conferenze Episcopali dell'America Latina. In particolare, essa mira a dinamizzare la collegialità episcopale e la comunione tra le chiese della regione e i suoi pastori.
Episcopo.net è una piattaforma semplice da utilizzare e facilmente accessibile da qualsiasi dispositivo provvisto di connettività; offre servizi di video-conferenza per uso personale o di gruppo fino a 25 persone, un auditorium virtuale per 500 contatti e uno spazio riservato alla formazione, all'informazione e alla comunicazione.
Nella fase iniziale del 2012-13 sono stati realizzati vari incontri virtuali tramite la piattaforma Episcopo.net, tra i quali il rilancio dell'Osservatorio della Nuova Evangelizzazione, varie riunioni con i dipartimenti di comunicazione delle Conferenze Episcopali del continente, il I Incontro dei Comunicatori a novembre 2012 e la preparazione del meeting del comitato RIIAL per la redazione del nuovo Documento Base.
Oltre a favorire la promozione della comunione ecclesiale, Episcopo.net offre significativi vantaggi per quanto riguarda l'aspetto economico e l'efficienza logistica, in termini di tempo e di mobilità, in concomitanza con le necessità organizzative e le disponibilità degli agenti pastorali.

COORDINAMENTO DELLE TRASMISSIONI IN MONDOVISIONE

http://www.lospaccatv.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/papafrancesco1.jpg

Il PCCS ha la responsabilità di coordinare le trasmissioni in mondovisione delle celebrazioni del Santo Padre a Natale e a Pasqua, nonché gli avvenimenti speciali. Le trasmissioni sono disponibili attraverso una rete di copertura satellitare, in modo che possano essere captate e ritrasmesse dalle televisioni locali, nazionali e internazionali. Il PCCS lavora in sintonia con il Centro Televisivo Vaticano (CTV), la RAI-Eurovisione, e l'Eurovisione a Ginevra, da cui prenota il servizio World Feed che garantisce la copertura globale delle trasmissioni utilizzando fino a 5 satelliti da cui migliaia di Enti sono attrezzati per ricevere il segnale. La Radio Vaticana ha provveduto al suono internazionale delle trasmissioni ed ha offerto anche l'ospitalità nella Sala Marconi della propria Sede per il briefing dei telecronisti internazionali. Dal 1974 i Cavalieri di Colombo hanno sostenuto questo lavoro, pagando le spese di trasmissione satellitare e aiutando i Paesi con difficoltà di recezione per le spese di downlink.

Le trasmissioni in mondovisione comprendono eventi speciali e le celebrazioni più seguite durante l'anno liturgico della Chiesa.

Degli ultimi eventi speciali:

• La Santa Messa di inizio Ministero Petrino del Vescovo di Roma, il Santo Padre Francesco
• La Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

Le ricorrenze liturgiche più seguite:
• Il 1° gennaio, la S. Messa della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e la Giornata Mondiale della Pace
• La Settimana Santa, il Santo Triduo Pasquale, la Via Crucis al Colosseo, la Domenica di Pasqua seguita dal Messaggio del Santo Padre e dalla Benedizione "Urbi et Orbi"
• Il Santo Natale – la S. Messa della Notte e il Messaggio Natalizio con la Benedizione "Urbi et Orbi"

La stima delle televisioni o delle reti collegate alle trasmissioni è calcolata con la collaborazione delle Nunziature Apostoliche nel mondo, le Conferenze Episcopali e gli Enti stessi. Dato che il segnale satellitare è offerto a tutti senza costo di partecipazione, è diventato ancora più difficile precisare il numero di partecipanti effettivi alle trasmissioni. Inoltre, c'è ormai una vera ragnatela di trasmissione e ritrasmissione del segnale che è difficile misurare. Quindi, i nostri dati sono molto approssimativi. Le celebrazioni di Natale raggiungono in media 65 Paesi attraverso gli Enti più grandi, mentre quelle di Pasqua più di 60. Gli eventi speciali, come la Santa Messa d'inizio Ministero Petrino di Papa Francesco, e la beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II hanno raggiunto più di 70 Paesi.

Da notare anche che il PCCS, in collaborazione con il CTV e la Radio Vaticana, ha assicurato uno streaming live di tutte queste celebrazioni attraverso i siti web dei media Vaticani, la nostra App e anche su Youtube. Lo streaming offre un nuovo modo di trasmettere gli eventi in maniera capillare ed efficace e sarà sviluppato e potenziato sempre di più.

Viaggi PCCS


Aspetto fondamentale della mission del PCCS è il supporto di iniziative nel campo della comunicazione da parte di istituti ed organismi legati alla Chiesa a livello sia nazionale sia internazionale. A tal fine i membri del Pontificio Consiglio effettuano visite in varie parti del mondo per partecipare ad incontri e riunioni su tematiche riguardanti la comunicazione e i relativi corsi di formazione. Tali visite permettono al PCCS di conoscere in modo più approfondito determinate dinamiche locali e di conoscere le risorse umane disponibili nei diversi paesi.
Lo scopo della nostra presenza a questi incontri è di permettere al PCCS di diventare un punto di riferimento per i diversi organismi in tutto il mondo e di facilitare il contatto e il dialogo ecclesiale a livello internazionale.
Di particolare importanza sono le riunioni in ambito continentale, dove il Consiglio ha la possibilità di incontrare personalmente i rappresentanti delle missioni locali che si occupano di comunicazione. Tra le riunioni continentali si distinguono: per l'Asia, gli incontri annuali organizzati dall'Office for Social Communications del FABC (Federation of Asian Bishops' Conferences); per il Nord America, la Catholic Media Convention, a cui partecipano i rappresentanti del mondo della comunicazione cattolica del Canada e degli Stati Uniti; per l'America Latina, le riunioni dei comunicatori organizzate dal CELAM; per l'Europa, l'incontro annuale organizzato dal CEEM (European Episcopal Commission for Media), che ci permette di incontrare sia i portavoce sia i vescovi responsabili della comunicazione nei vari paesi europei.
La partecipazione a tali incontri è per il PCCS di fondamentale importanza e rappresenta una priorità nello svolgimento delle attività del Consiglio.
Questo è l'elenco dei paesi visitati negli ultimi due anni:

1. AUSTRALIA
2. AUSTRIA
3. BENIN
4. BIELORUSSIA
5. BRASILE
6. CANADA
7. CILE
8. COLOMBIA
9. CROAZIA
10. CUBA
11. FILIPPINE
12. FRANCIA
13. GIAPPONE
14. GIORDANIA
15. INDIA
16. REGNO UNITO
17. KENYA
18. LIBANO
19. NORVEGIA
20. OLANDA
21. PARAGUAY
22. PERU
23. POLONIA
24. PORTOGALLO
25. REPUBBLICA CECA
26. REPUBBLICA D. DEL CONGO
27. REPUBBLICA DOMINICANA
28. SERBIA
29. SLOVACCHIA
30. SLOVENIA
31. SPAGNA
32. SVIZZERA
33. THAILANDIA
34. TOGO
35. UCRAINA
36. USA

 

Pubblicato in Attualitá
Venerdì, 06 Settembre 2013 00:00

Medium, linguaggi ed evento: don Padrini ad Asti

Asti (chiesacattolica.it) - "Il medium è un luogo abitato dall'uomo e da Dio. Qui il linguaggio "avviene" nel senso che si verifica un evento, una comunicazione: è un elemento misterico, perché è uno spazio abitato da Dio e dallo Spirito Santo" Così Don Paolo Padrini nell'incontro di venerdì 14 giugno ad Asti, quando, nell'ultimo degli incontri formativi sull'uso dei social network per la pastorale organizzato dall'Ufficio comunicazioni sociali diocesano, ha ricordato i fondamenti teologici, antropologici, pastorali nell'uso dei social network.

Non esiste uno strumento di comunicazione neutro: tutto comunica, dal forno elettrico/a gas al forno microonde, usati con diverse intenzioni e finalità; anzi, non esistono strumenti, ma luoghi, spazi, ambienti, linguaggi di esperienza. Così Mc Luhan affermava che il medium è il luogo dove il linguaggio avviene. Di qui discende la nostra responsabilità quando tocchiamo un medium, anzi per noi è uno stimolo a fare esperienza di comunicazione in una prospettiva umanistico-relazionale con gli altri. E quanto maggiore è la nostra competenza nel saper comunicare con i media (in cui siamo dentro), tanto più la tecnologia si fa da parte ed emergono le idee, i valori, l'esperienza che vogliamo trasmettere. Così viviamo intensamente la forza dell'affettività cristiana, perché quando preghiamo, meditiamo on line, magari in rete, è proprio lo strumento che trasmette la bellezza di incontrarci.

Nei social network bisogna esserci, perché qui può avvenire un'esperienza di salvezza e solo entrando nel luogo della comunicazione, possiamo affrontare un discorso pedagogico. Con i ragazzi bisogna essere educatori intelligenti, non demonizzare, ad esempio, facebook, ma informarci su quali sono i loro amici, di che cosa parlano o fanno normalmente, perchè pure per noi genitori, educatori quella piattaforma di relazione è significativa ed importante, anche se poi scegliamo di non esserci. Resta pur sempre una scelta di presenza, perché quel luogo vale anche per noi, adulti.

Non dire a tuo figlio "Non perder tempo su facebook!", ma piuttosto: "Come l'hai acceso (il pc) ora spegnilo!", dare cioè delle regole e norme di comportamento, stipulare, perciò, un patto educativo, perché... questo è il nostro tempo, in cui siamo e saremo sempre più connessi attraverso una tecnologia indossabile (occhiali, scarpe...) e impiantabile (nel nostro corpo...).

Il prof. Padrini ha comunque evidenziato per molti un ritardo dell'approccio mentale a queste realtà comunicative e in tal modo non si tiene presente che ad esempio, su facebook, possiamo vivere un pezzo della nostra vita relazionale anche ecclesiale, postando, magari, il parroco "pillole" dell'omelia domenicale, augurando "Buon appetito o buona serata!" ai parrocchiani, come ci insegna papa Francesco.

Per chi si occupa di comunicazione, questa è l'essenza dell'essere cristiano, perché noi siamo comunicazione, che richiede, però, preghiera e profonda spiritualità nella carità.

I video presentati con l'utilizzo dei vari linguaggi espressivi sono stati parte integrante della riflessione ed hanno avvalorato pienamente l'organicità e la coerenza di quanto affermato.

Paolo Padrini esperto di comunicazione e nuove tecnologie, autore di "Facebook Internet e digital media-Una guida al mondo dei social network pensata per genitori ed educatori" ha lanciato iBreviary, applicazione che porta la preghiera cattolica del Breviario nel mondo in cinque lingue, su IPhone, Ipad e altre piattaforme.


di Adiana Marchia, dir. UCS diocesano di Asti

Pubblicato in Attualitá
Martedì, 11 Giugno 2013 16:03

Se don Bosco abita il continente digitale

(chiesacattolica.it) - È possibile catechizzare tramite una minuscola chat i giovani 'connessi', o condividere con loro pensieri cristiani così da rendere i più famosi social network un vero e proprio catechismo virtuale? San Giovanni Bosco educava e catechizzava i suoi giovani in oratorio, con ogni mezzo a sua disposizione, ma la sua pastorale non si esauriva lì. Oggi, più di ieri, i luoghi in cui incontrare i ragazzi per condurli a Cristo si sono moltiplicati. Si sono aggiunti gli spazi, i cosiddetti 'non-luoghi' del continente digitale, Internet.

«Non so cosa farebbe oggi don Bosco – spiega il rettor maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez Villanueva –, ma so molto bene che cosa ha sempre fatto: servirsi di tutti i mezzi possibili per comunicare ad altri la fede, il suo senso di Chiesa, la sua passione per la salvezza dei giovani, la sua scommessa sulla loro educazione, la sua capacità di coinvolgere ogni tipo di persone nella sua missione. Perciò creò oratori, scuole, centri di formazione professionale, costruì chiese, divenne scrittore, mise in piedi tipografie ed editrici, fondò Congregazioni, inviò spedizioni missionarie».

Nella riflessione di don Chávez Villanueva l'importanza della presenza salesiana nel mondo digitale: «Ho scritto recentemente che, oltre ai cinque continenti dove ci troviamo ad operare per i giovani, è assolutamente necessario abitare il nuovo continente, il 'continente digitale', dove i giovani sono nativi e noi adulti siamo migranti. Ciò vuol dire che se siamo su Facebook e Twitter non è per 'snobismo', ma per ragioni di missione: andare incontro ai giovani lì dove loro abitano e ci attendono».

A tal proposito, è possibile comunicare virtualmente la fede ai giovani o è soltanto un'illusione? «Penso che si possa entrare in comunicazione virtuale con tantissime persone e con loro parlare di Dio, di religione, di etica, di spiritualità, di teologia, e dare la propria testimonianza – conclude il rettor maggiore –. Se questa comunicazione diventa sempre più personale, meno accademica e meno virtuale, allora è possibile comunicare la fede, che è la gioia di aver incontrato Cristo e scoperto la sua Chiesa e il suo meraviglioso Vangelo e il Regno.

(da Avvenire del 3 febbraio 2012)

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