Chiesa e Comunicazione

 vatican-va-ok

editrice-vatic

radio-vaticana

cei

Mercoledì, 10 Dicembre 2014 07:26

Lanciata campagna "Stop alla minacce su Internet"

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - "Stop alle minacce su internet". E' il titolo della campagna internazionale presentata oggi in Vaticano su iniziativa del Bice, il "Bureau International Catholique de l’Enfance" e di alcune ong come "Meter", in collaborazione col Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Già diecimila le firme raccolte, che segnano un impegno di responsabilità per ogni pubblicazione in Internet con l’obiettivo di denunciare e fermare abusi e molestie contro i minori che possono spingere anche il suicidio. L’occasione è il 25.mo anniversario della Convenzione sui Diritti del'infanzia. Il servizio di Gabriella Ceraso:

La Chiesa promuove Internet e i social network come un’ occasione di conoscenza e comunione, ma è in prima fila anche nel mettere in guardia dalle ambiguità e dai pericoli che essi nascondono. Per questo, la Santa Sede ha deciso di dare visibilità al la campagna del Bureau. Le molestie su Internet, ha detto il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, sono una nuova e preoccupante forma di violenza sui minori alla stregua di piaghe come la tratta, i matrimoni forzati, il mercato della prostituzione. Gli strumenti normativi internazionali non sono riusciti a debellarle finora. Occorre fare di più, aggiunge il cardinale, e centrale per affrontare questo nuovo fenomeno, spiega, è il ruolo dell’educazione:

"E’ necessario educare i giovani a riconoscere negli altri persone di pari dignità, da considerare non 'nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare'. Occorre, cioè, educarli ai diritti umani, alla giustizia ed alla pace. Ciò implica, come affermato da Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2012, aiutare i giovani a scoprire nell’intimo della loro coscienza la legge morale naturale. Una legge che non sono loro a darsi e che li induce 'a fare il bene e a fuggire il male, ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso'”.

Responsabili e rispettosi dell’altro nell’uso di Internet e nella pubblicazione di materiale in esso: tutti, con questo scopo, possono aderire alla campagna del Bureau sottoscrivendo i 5 punti che essa prevede sul sito "www.bice.org". Finora diecimila le firme raccolte, ha spiegato il presidente del Bureau - attivo in difesa della dignità dei bambini da 65 anni - Olivier Duval che ha presentato le cyber- molestie come un fenomeno mondiale sottostimato:

“Donc, sur internet il y a des formes négatives de harcèlement morale…
Allora, in Internet ci sono forme forti di molestie psicologiche, sessuali, di possesso che possono tradursi in intimidazioni, insulti, (…) furto d’identità fino alla diffusione di foto e video falsificati. La statistica dimostra che a un giovane su tre capita, una volta o l’altra, di subire molestie in Internet. Vorrei anche insistere sul fatto che non si tratta di un fenomeno occidentale: oggi abbiamo informazioni raccolte dalla rete dai nostri partner – ad esempio in Mali o in Perù – dalle quali risulta che la diffusione degli smartphone ha portato alla scoperta che anche in questi Paesi ci sono ragazzini che subiscono cyber-molestie. E’ quindi un fenomeno a livello mondiale, che porta all’ansia, alla vergogna, alla demotivazione, a risultati scolastici in ribasso, all’isolamento, l’abbandono, la depressione e può portare perfino al suicidio. E’ per questo che non dobbiamo assolutamente sottovalutare questo pericolo”.

E al tentato suicidio è arrivata anche Laetitia Chanut, testimonial della campagna, che ha raccontato della sua lotta di liceale contro chi, dopo averle rubato l’identità su Facebook, ha iniziato una persecuzione fatta di minacce e ricatti cui neanche le Forze dell’ordine hanno creduto inizialmente. Forti le sue parole:

“Moi je m’en suis sortie mais je sais que je suis loin d’être la seule à vivre ça…
Io ne sono uscita, ma so che sono lungi dall’essere l’unica ad avere fatto questa esperienza. Soprattutto, so che è già tanto essere uscita dall’ospedale. Vorrei semplicemente che, per quanto riguarda Internet, si acquisti consapevolezza: io sono sempre in Internet, utilizzo normalmente la rete dei social, ma penso che sia necessario che si impari ad utilizzarlo un po’ meglio, e soprattutto bisogna capire che non si tratta di violenza fisica: assolutamente no. E’ una violenza psicologica praticamente insormontabile! Anche se sono ormai passati tre anni, quello che è successo è sempre in un angolo del mio cervello e so che purtroppo, anche se in misura sempre minore, ci rimarrà sempre”.

Dobbiamo sorreggere le famiglie e i genitori. La compartecipazione è fondamentale al fianco delle norme esistenti nel contrasto alle cyber-molestie, ha aggiunto don Fortunato di Noto, fondatore dell’ Associazione Meter:

“Noi dobbiamo far sì che questi luoghi di povertà affettiva, queste nuove periferie digitali – io le vorrei chiamare ‘favelas tecnologiche’ – possano essere abitate e quando latita l’affetto, gli avvoltoi sono all’opera, ovunque! Noi ogni anno lanciamo una campagna nazionale di formazione. Abbiamo lanciato ‘In riga su Internet’. Stiamo distribuendo centinaia di migliaia – anzi se c’è qualcuno che ci aiuta finanziariamente, le possiamo distribuire anche in tutta Europa –  di questi ‘In riga su Internet’. Voi direte: ‘Ma oggi non valgono più le regole!’. Eh no, non è vero perché Internet non è senza regole: Internet ha le sue regole”.

Pubblicato in Attualitá

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Dove sta andando la comunicazione globale? Quanto e come influiranno i social network sull'informazione tradizionale? Sono alcune delle domande intorno a cui é ruotato il Seminario promosso dal Centro Studi Americani di Roma sul tema "Il futuro dei media" che ha visto la partecipazione di alcuni tra i più importanti giornalisti statunitensi. Tutti i relatori hanno concordato che la rivoluzione digitale farà sempre più sentire il suo peso sui media tradizionali. E questo soprattutto per la spinta che stanno dando su questo fronte le nuove generazioni.

Il produttore di Cbs News, Jeff Fager, per esempio, ha evidenziato che negli Usa nessun media, piccolo o grande, può prescindere dai social network e tuttavia - anche in un ambiente mediatico radicalmente mutato rispetto a pochi anni fa - resta la "fame" di contenuti informativi. Dal canto suo, il caporedattore del Wall Street Journal, Gerard Baker, ha affermato che il successo dei social media, come Twitter, deriva anche dalla ricerca da parte della gente di una visione alternativa dei fatti, rispetto a quella proposta da giornali, radio e tv.

L'irruzione del digitale - ha poi commentato il direttore del Bloomberg Media Group, Justin Smith - ha cambiato anche il modo di raccogliere la pubblicità con conseguenze significative su come i media si finanziano. La strada seguita negli Usa, ha proseguito, é quella di investire soldi ed energie su più piattaforme con la difficoltà di seguire processi in continua e rapida evoluzione. I media tradizionali, ha quindi osservato, devono investire sui giovani talenti per "agganciare" il cambiamento radicale impresso da Internet e in particolare dalle Reti Sociali.

Opinione condivisa dal vicepresidente della Cnn, Ed O'Keefe, secondo cui bisogna andare dove sta il pubblico altrimenti si diventa irrilevanti e oggi sempre più persone s'informano sui social network. Alla Cnn, ha rivelato, la sfida oggi non é tanto essere la prima azienda televisiva al mondo, ma la prima azienda digitale. Non a caso, ha affermato, nel lavoro della Cnn sempre più si parte dalla domanda se un video andrà bene per il web e successivamente per la tv.

La condivisione é sempre più importante, ne é convinto anche David Carr. L'editorialista del New York Times ha tuttavia avvertito che non si può scommettere tutto su Facebook o Twitter perché non sappiamo al momento cosa accadrà da qui ai prossimi anni. Di certo, ha sottolineato, i giornalisti sono chiamati ad essere sempre più preparati ad usare un linguaggio visuale perché questo é quello più congeniale ai social media come dimostra il successo di You Tube.

di Alessandro Gisotti

Pubblicato in Attualitá

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “Siamo anche ciò che digitiamo”. E’ uno dei concetti espressi nel libro “Basta un clic”, scritto dal teologo della comunicazione Carlo Meneghetti, docente allo Iusve, Istituto universitario salesiano di Venezia. Il libro, edito dalla Libreriauniversitaria, si sofferma sulle sfide poste dai social network, con un’attenzione particolare ai giovani e alla Chiesa. Alessandro Gisotti ha intervistato l’autore:

R. – “Basta un clic” è una serie di esperienze e una serie di laboratori fatti sia a scuola ma anche in vari contesti educativi. Questi incontri sono incontri di condivisione e ho pensato di raccoglierli tutti per avere un confronto, una condivisione sulla tematica dei social network che oggi è quanto mai viva e pressante.

D. – Un libro che, anche per come nasce, si rivolge molto ai giovani, è vero?

R. – Sì, si rivolge principalmente ai giovani ma anche agli adulti. Ieri sera mi trovavo a un incontro di formazione con dei genitori, un genitore mi ha chiesto: “Ma questo libro posso leggerlo o può leggerlo mio figlio?”. Il mio consiglio è stato di leggerlo lui insieme al figlio perché così si possono fare anche raffronti. Si parla molto di nativi digitali: giovani, più giovani che insegnano a noi come usare tecnicamente questi nuovi sistemi. Però, noi dobbiamo essere vicini a loro cercando di usare la testa, magari quando facciamo clic anche per fare cose di cui dopo ci si può pentire.

D.  – Uno dei primi concetti che si incontra leggendo questo libro è che la parola anche in internet è un dono…

R. – Certo. Ho citato, infatti, Enzo Bianchi, che in un suo volume dice appunto che la prima possibilità del dono avviene attraverso la parola: la parola donata all’altro. Come riportava Giaccardi nella prefazione, la parola è un dono che noi facciamo all’altro. Dunque anche attraverso i social network dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo, a quello che facciamo, perché poi il pericolo è di essere noi stessi sui social e magari cambiare prospettiva quando invece siamo in prossimità alle persone.

D. -  In questo libro è anche molto presente la dimensione religiosa e direi anche proprio ecclesiale…

R. – L’ultimo capitolo, il capitolo VI in particolare, l’ho chiamato Chiesa 2.0. Come vediamo la Chiesa si impegna anche in questo campo. Pensiamo anche al convegno ecclesiale di Firenze 2015, che si terrà il prossimo anno e vediamo quanto sia impegnata anche nel campo dell’educazione ai media e ai social network. Se prendiamo i vari documenti della comunicazione sociale - penso al  direttorio del 2004 - troviamo una serie di indicazioni per progettare anche attraverso i social.

D.  – Nell’appendice ci sono anche i messaggi dei Pontefici per la Giornata delle comunicazioni sociali e vediamo come già Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II nel 2002, quindi diversi anni fa, dedicava proprio ad internet il suo messaggio per le comunicazioni sociali, come a dire che poi la Chiesa ha letto abbastanza velocemente l’importanza di questo fenomeno…

R. – Sì la Chiesa è stata sempre avanti in questo campo si  può dire. Oggi siamo nel 2014, sono passati 12 anni, ma se leggiamo quel testo è ancora vivo e attuale. Dunque, ho voluto proprio mettere questi messaggi che hanno come filo conduttore o la rete o le relazioni digitali, in modo da portare il lettore a far vedere come la Chiesa sia impegnata e si prefigga di portare l’accoglienza e la testimonianza cristiana anche in questi mondi, perché questi mondi sono parte della nostra vita quotidiana.

Pubblicato in Attualitá

Roma (www.pul.it) - Prossimo 30 ottobre alle 9:30 presso l'Aula Paolo VI della Università Lateranense.

E’ sempre più urgente rispondere all’esigenza di «ritrovare un’unità di vita, una vera connessione, tra tutti i luoghi relazionali che frequentiamo, in una prospettiva di relazione condivisa, nella quale si gioca l’efficacia della nostra sfida educativa». Questa convinzione, presente in un libro di Paolo Padrini (Social network e formazione religiosa, Edizioni San Paolo), diventa lo spunto per l’omonimo convegno, in programma il 30 ottobre, presso l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense.

L’evento si rivolge a sacerdoti, seminaristi e religiosi che vogliono integrare la propria formazione scoprendo gli anfratti più profondi dell’universo socialmediale. Ma anche a tutti i laici che si confrontano quotidianamente con le sfide proposte dalla cultura digitale.

Per saperne di più, consultare il sito: "http://www.pul.it/2014/09/social-network-e-formazione-religiosa/"


Ore 9.15 – SALUTI INTRODUTTIVI

S.E.R. Mons. Enrico dal Covolo
Rettore Magnifico Pontificia Università Lateranense

S.E.R. Mons. Claudio Maria Celli
Presidente Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali

Ore 10.00 – PRIMA SESSIONE
La formazione religiosa nella contemporaneità digitale

Modera
Prof. Massimiliano Padula
Pontificia Università Lateranense

Intervengono
S.E.R. Mons. Jorge Carlos Patrón Wong
Segretario per i Seminari Congregazione per il Clero
Mons. Dario Edoardo Viganò
Direttore del Centro Televisivo Vaticano

Ore 11.00 – COFFEE BREAK

Ore 11.30 – SECONDA SESSIONE
I social network “ambienti” di formazione

Modera
Prof. Bruno Mastroianni
Pontificia Università della Santa Croce

Intervengono
Suor Maria Antonia Chinello
Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium
Don Paolo Padrini
Sacerdote, esperto di cultura digitale

Pubblicato in Attualitá

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - In occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco, al via in questi giorni, i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice (Fma) del Brasile hanno pensato di offrire un "regalo" per il loro Fondatore. Il 13 e 14 agosto, i rappresentanti delle due istituzioni si sono riuniti per fare i primi passi nella formazione di un social network salesiano di comunicazione congiunta, denominato “Rescom”. Come riferisce l’agenzia salesiana Ans, la proposta è che, a partire dal 2015, questa rete possa unire le forze e rispondere sempre più efficacemente alle sfide attuali della comunicazione sociale,  a partire dagli insegnamenti e dalle esperienze di Don Bosco, grande esempio di comunicatore, soprattutto per i giovani.

I lavori preparatori del network, composto da  sacerdoti, suore e laici, hanno preso il via il 13 agosto con una riflessione di approfondimento su "Il sistema salesiano di comunicazione sociale" e "Culture giovanili nell’Edu-comunication visiva"; quindi si è svolto uno scambio di esperienze su servizio di comunicazione di ogni ispettoria, evidenziando come la comunicazione sociale sia di buona qualità, ma scarseggi nella partnership tra i diversi gruppi.  

Il secondo giorno della riunione è stato dedicato a rilevare le sfide e le opportunità attuali di Rescom. In particolare, i partecipanti hanno sottolineato due missioni primarie del nuovo network: incoraggiare e assistere i processi relazionali e organizzativi della rete salesiana, garantendo gli ecosistemi di comunicazione, nella prospettiva educativa e pastorale e rafforzare i processi di comunicazione salesiana a servizio dell'evangelizzazione e dell'educazione dei giovani. (I.P.)

Pubblicato in Attualitá

(Radio Vaticana) -"Vieni e sviluppa le tue abilità comunicative!": con questo slogan si terrà il 26 luglio a Johannesburg, in Sudafrica, la prima Expo dei media cattolici. Promossa dalla Conferenza episcopale locale e dal Jesuit Institute della città, l'iniziativa si rivolge soprattutto ai giovani studenti delle scuole e delle università, ma anche a tutti i responsabili della comunicazione a livello parrocchiale e diocesano.

Venticinque gli esponenti dei mass media cattolici che saranno presenti all'evento – si legge sul sito diocesano – "per condividere le loro conoscenze ed esperienze e per offrire la possibilità di sperimentare modi diversi di comunicare". Numerosi i temi trattati: dai blog ai social network, dalla radio alla tv, dalle newsletter alla fotografia, per finire con le interviste e le app per cellulare.

La giornata sarà suddivisa in due momenti: in mattinata, i visitatori potranno seguire quattro brevi sessioni di lavoro monografiche, mentre nel pomeriggio ci sarà la possibilità di fare un'esercitazione pratica di due ore in un settore a scelta. Nelle settimane successive all'Expo, inoltre, i giovani potranno essere coinvolti in un vero progetto di comunicazione, entrando così in contatto con il mondo lavorativo.

(I.P.)

Pubblicato in Attualitá

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Riportiamo un frammento dell'intervista della Radio Vaticana a S.E. Mons. Georg Gänswein dove commenta i social network durante il mondiale di calcio 2014 in Brasile.

D. – Abbiamo visto, soprattutto sui social network, una cosa particolare e anche originale: cioè, si sono uniti Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto anche con un certo moto di affetto per entrambi; in qualche modo, se così si può dire, il calcio li ha uniti anche nell’immaginario collettivo

R. – L’ho visto anch’io e devo dire che mi sono molto rallegrato, perché si vede che il calcio ha la forza di unire. E poi si è visto che molte cose sono state espresse in modo scherzoso, a volte in modo ironico, in fin dei conti sempre in modo simpatico, sincero … E penso che questa occasione ha fatto capire che c’è una bella intesa tra i due Papi.

D. – Papa Francesco in un tweet, prima ancora in un messaggio, ha sottolineato come i Mondiali di Calcio – lo sport in generale – siano occasione di incontro …

R. – Papa Francesco spesso parla – ed è diventata una parola chiave – dell’incontro, e lo sport – e anzitutto il calcio – è proprio un’occasione ad hoc per incontrarsi in modo sportivo e sincero. L’incontro, come tale, è quello che conta. E’ chiaro, c’è sempre il risultato, poi; ma quello che conta è l’incontro. E se per tutte e due le squadre l’incontro è positivo, penso che abbia una grande forza non soltanto per queste 22 persone, ma per molte altre persone ancora, e non soltanto dei due Paesi rappresentati, ma di tutto il mondo.


 

Di seguio l'intervista integrale in audio sul nostro canale di Sound Cloud:

Pubblicato in Attualitá

Roma (www.ucsroma.it) - Comunicazione, media, social network. Ma anche incontro, prossimità, periferia e testimonianza. Sono queste alcune delle parole chiave che caratterizzeranno la riflessione dell’incontro che l’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi di Roma, il Centro Comunicazione e Cultura delle Paoline e la Pontificia Università Lateranense, organizzano per il prossimo 22 maggio (ore 18.30) presso la sala convegni della Comunità di Sant’Egidio a Roma (via della Paglia 14). L’evento intende riflettere su tema del Messaggio per la 48ª Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali intitolato “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro” che si celebrerà il prossimo 1 giugno.

Introdotti dal portavoce della diocesi di Roma, don Walter Insero, la riflessione sarà caratterizzata dagli interventi dello storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, di Elisabetta Piqué, corrispondente in Italia del quotidiano argentino La Nación e autrice del libro Francesco. Vita e Rivoluzione e di monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo della Diocesi di Campobasso-Boiano. Modererà Massimiliano Padula, responsabile dell’Ufficio stampa della Pontificia Università Lateranense.

Come da tradizione, l’appuntamento sarà caratterizzato dal conferimento del Premio "Paoline comunicazione e cultura 2014” proprio all’arcivescovo Bregantini per sua missione pastorale che da sempre pone al centro il “farsi prossimo e l’attenzione agli umili”.

«Abbiamo pensato questa iniziativa - spiega don Insero - studiando a fondo il messaggio del Papa: dalla sede, luogo concreto di accoglienza e prossimità, fino ai tre relatori, testimoni di comunicazione autentica, esso si propone anche come un momento di incontro vero che conferma ancora una volta (come scrive Francesco nel Messaggio) “l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo”».

Pubblicato in Attualitá

 “DeoSpace” – dal latino Deo “Dio” e “space” che sta per“cyberspace” – e’ IL social network della Nuova Evangelizzazione.
 
In data odiernaDeoSpace ha annunciato il lancio di un social network cattolico mondiale diretto dal Chairman,Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B., Coordinatore del Consiglio di Consulenza di Cardinali e Arcivescovo di Tegucigalpa, e dal Presidente, Rev.ma Eccellenza Kevin Farrell, Vescovo di Dallas. Il Direttore Generale di DeoSpace éMario Cappello, Presidente dell’Institute for World Evangelization, Associazione di diritto pontificio, con sede a Roma.  DeoSpace é un luogo virtuale per tutti coloro che sono (o erano) cattolici e per chi é semplicemente interessato alla Chiesa cattolica.

DeoSpace é unico in quanto funge da via di mezzo tra i social network fisici e virtuali: ora i membri delle comunità parrocchiali possono interagire online tra loro ed anche con altre comunità del mondo cattolico.

Al momento del lancio, DeoSpace sarà disponibile in italiano, spagnolo ed inglese. Siete invitati a iscrivervi aDeoSpace sul sito www.deospace.com , selezionando la lingua che preferite.
 
DeoSpace é ununiverso digitale la cui tempistica é perfetta in quanto giunge come risposta alla richiesta di Papa Francesco di un social network cattolico che sia a servizio di tutta l’umanità con l’amore di Cristo:
Internet, in particolare, offre maggiori possibilità di incontro e di solidarietà. “Questa è una cosa buona, è un dono di Dio”...”Attraverso internet, il messaggio cristiano puo’ viaggiare “fino ai confini della terra».” (At 1:8).  
Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti.

… la comunicazione é un mezzo per esprimere la vocazione missionaria di tutta la Chiesa; e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore. (Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali)
 
Al lancio, le caratteristiche di DeoSpace saranno quelle standard, comuni alla maggior parte dei social networks ma adattate ad  “uso cattolico.”  Gli utenti possono creare la pagina del proprio profilo; cercare amici; creare o far parte di gruppi parrocchiali, diocesani, assistenzialied ecclesiali; inviare messaggi in modo sicuro; inviare delle richieste di preghiera; condividere foto e video – tutto quanto in un ambito cattolico sicuro. Future edizioni di DeoSpace offriranno delle caratteristiche più all’avanguardia.
 
Per ulteriori informazioni su DeoSpace, inviate un’email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , chiamate il numero +39 06  66512891+39 06  66512891 oppure scrivete all’ufficio internazionale di DeoSpace:
Via Licio Giorgieri 64,00163 Roma - ITALIA
 
Iscriviti oggi stesso a www.deospace.com

Pubblicato in Attualitá

Roma (Vatican Insider) - Il primo anno di pontificato del "Papa comunicatore" secondo il ministro vaticano
"C'è una profonda sintonia tra l’immagine della Chiesa, così come il Papa la sta tratteggiando, e il mondo della comunicazione". Riguardo alla dimensione di comunicatore di Bergoglio, l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, evidenzia a Vatican Insider che "comunicare è una componente essenziale del suo essere e lo sperimentiamo ogni giorno, a cominciare dai tanti piccoli gesti con i quali ormai parla al mondo intero". Il contatto diretto con le persone, sottolinea il ministro vaticano della comunicazione, è per Francesco "il cardine su cui si posa l’essere cristiano e, al centro di questa comunicazione-incontro, ci sono gli uomini e le donne che vivono il mondo di oggi".

Francesco è attivo su Twitter e si sono studiate le modalità di una sua presenza su Facebook. Nei social network sono più le opportunità o i rischi?

"Le reti sociali possono essere nuovi spazi di evangelizzazione. Già Benedetto XVI ha evidenziato come l’ambiente digitale non sia un mondo parallelo o puramente virtuale, bensì parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I social network sono il frutto dell’interazione e possono essere un fattore di sviluppo umano. Esistono reti sociali che offrono occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Perciò anche il Pontefice in prima persona è impegnato nel rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale in forme sempre più adeguate ai tempi. Questa lettura positiva dei valori della rete, espressa specialmente da Benedetto XVI e Papa Francesco, non è una valutazione ingenua. C’è piena consapevolezza dei limiti e dei pericoli della rete ma anche della sua positività, dato che offre agli uomini e alle donne di oggi enormi possibilità di conoscenza e di relazione. Per questo motivo papa Francesco ha chiesto ai cattolici di farne parte, di essere presenti nella rete. Il problema è in che forma essere presenti. È in questa prospettiva che il Santo Padre invita a non proporre una superficiale propaganda ai valori religiosi, ma a essere testimoni dei valori umani e cristiani che portiamo in cuore. Ancora una volta, il Papa ci aiuta a comprendere che ciò che conta è la testimonianza personale e che le reti sociali possono essere un luogo propizio dove condividere la propria testimonianza”.

Qual è il bilancio del primo anno di pontificato di Francesco sotto il profilo della comunicazione?

"Francesco ha abituato tutti al suo stile, rendendo quanto mai ‘vivo’ il suo concetto di comunicazione. È consapevole che il rischio maggiore per un predicatore è abituarsi al proprio linguaggio e pensare che tutti gli altri lo usino e lo comprendano spontaneamente. La semplicità ha a che vedere con il linguaggio utilizzato. Deve essere il linguaggio che i destinatari comprendono, per non correre il rischio di parlare a vuoto. La Chiesa è immersa nella realtà del nostro tempo, nella cultura digitale, la tecnologia è parte delle nostre esistenze, del nostro quotidiano e ci permette di essere in una situazione di immediatezza, contatto, vicinanza, anche se in maniera non propriamente fisica. La comunicazione è, dunque, quanto mai amplificata, continua e questo favorisce la possibilità di entrare in contatto con mondi e persone lontanissimi da noi. All’interno di questa nuova realtà, Francesco ci guida con il suo stile colloquiale, ci fa riflettere sulla dimensione dialogica e interpersonale nell’utilizzo degli strumenti della comunicazione. Il Papa ci indica come in ogni situazione, al di là delle tecnologie, l’obiettivo sia quello di sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze".

Che stile di comunicazione ha Francesco?

"Francesco è aperto alle opportunità offerte dal nuovo mondo tecnologico, ma considera anche alcuni limiti reali dell’attuale cultura digitale che richiedono una particolare attenzione da parte di tutti coloro che seguono da vicino la crescita della comunità in cui viviamo. Tali limiti però non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. La cultura dell’incontro è prima di tutto attenzione e prossimità all’uomo e alla donna nel loro cammino quotidiano, per instaurare con loro un dialogo rispettoso, che li conduca anche  all’incontro con Cristo. Ma per fare questo occorre lasciarsi coinvolgere in un profondo rapporto umano, nel quale ciascuno di noi porta la propria vita, il proprio stile comunicativo e la propria attenzione all’altro. La Chiesa di Francesco ha le porte spalancate, è estroversa, scende nella strada, per farsi più prossima, più vicina a quell’umanità che lui stesso cerca di raggiungere ogni giorno. Energie fresche e immaginazione nuova ci chiede il Papa: una sfida per tutti noi chiamati a camminare per portare avanti la nostra missione e soccorrere il nostro prossimo, arrestandoci sulla via".

Qual è lo stile comunicativo di Francesco?

"Il Papa utilizza un linguaggio sereno, cordiale, diretto in sintonia con lo stile manifestato in questi mesi di pontificato. Francesco è consapevole che l’attuale società dell’informazione, è satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello e che finisce per portarci a una superficialità al momento di impostare le questioni di fondo. Per questo motivo, il Papa sostiene che sia necessaria una vera educazione che insegni a pensare criticamente e offra un appropriato percorso di maturazione dei valori. E ci insegna che una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere”.

C’è un’immagine che racchiude la visione di Bergoglio “comunicatore”?

“Quando Francesco a novembre ha incontrato i giovani universitari a Roma, ha detto loro ‘non guardare la vita dal balcone! Mischiatevi lì dove ci sono le sfide, che vi chiedono aiuto per portare avanti la vita, lo sviluppo, la lotta per la dignità delle persone, la lotta contro la povertà, la lotta per i valori, e tante lotte che troviamo ogni giorno”. La cronaca ci riporta ogni giorno storie di sofferenza, in ogni parte del mondo, storie di guerre, divisioni, intolleranza, sfruttamento, e tutto questo ci appare come un enorme rifiuto dell’altro, del prossimo, lontano o vicino che sia. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. Le parole di Francesco sono un faro. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. Una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio".

Quale visione ha il Papa della Chiesa in dialogo con il mondo?

"Ogni giorno il Pontefice ci regala delle frasi che diventano un faro per il nostro cammino di missione nell’immenso oceano della vita. Il Papa condivide con noi la sua lucida analisi di questo panorama tecnologico in veloce evoluzione, fonte di opportunità, nel quale però l’elemento umano è fondamentale, e ce lo ripete spesso. È evidente a tutti l'ecclesiologia che Francesco sta proponendo sin dai primi giorni del suo pontificato. La Chiesa immaginata da Francesco vuole comunicare, vuole dialogare con l’uomo e la donna di oggi, quindi si sente chiamata a confrontarsi con alcune dimensioni ed esigenze proprie della cultura dell’incontro. Viviamo immersi nella cultura dell’immagine, produciamo continuamente immagini, con strumenti di ogni tipo, le utilizziamo per le nostre conversazioni, per condividere pensieri ed emozioni. L’annuncio deve concentrarsi sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta quindi deve semplificarsi senza perdere per questo profondità e verità e diventare così più convincente e radiosa".

di Giacomo Galeazzi

Pubblicato in Attualitá
Pagina 1 di 4





Progetti di PCCS

Italiano

intermirifica-x-pccsglobe 500 en

50intermirifca

discorsi

 news-va avatar x pccs3

banner1pope2

mediaprojects 

contributi