Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Qual è il contributo che Papa Francesco sta offrendo agli "abitanti" dei Social Network e quale sfida pone alla Chiesa la cultura digitale? Sono alcuni dei temi affrontati, nell’intervista di Alessandro Gisotti, da mons. Lucio Adrian Ruiz, capo ufficio del Servizio Internet Vaticano e segretario della Segreteria per la Comunicazione, istituita dal Pontefice a fine giugno. Mons. Ruiz inizia la sua riflessione soffermandosi sull’iscrizione di Papa Francesco alla Gmg di Cracovia, utilizzando un tablet, avvenuta all'Angelus del 26 luglio scorso:

R. – L’iscrizione del Santo Padre, col tablet, all’Angelus, penso che sia stato un momento molto, molto bello per tutti e penso che il valore - in un primo pensiero – sia doppio. Il primo è questo messaggio del Santo Padre di dire ai giovani del mondo: “Ragazzi, il cammino della Gmg è iniziato, quindi preparatevi e cominciamo a camminare assieme verso la Gmg”. Quindi la Gmg non è un qualcosa che sarà l’anno prossimo o che si terrà in un qualche momento del futuro: è un processo che ha bisogno di una preparazione  non solo organizzativa, ma pure del cuore. Quindi avviamoci verso Cracovia in maniera che non soltanto l’organizzazione sia pronta, ma che il cuore sia pronto a vivere un momento così importante. Questa è la prima valenza di un messaggio così forte, in cui il Papa si presenta e si iscrive per primo: invitare tutti i giovani ad iscriversi, ma ad iscriversi piuttosto con il cuore. L’altro è che ha parlato a loro nel loro linguaggio. Non lo ha detto soltanto a parole, ma ha fatto questa iscrizione col tablet, toccando il tablet e lanciando la procedura di iscrizione. Lui stesso ha concluso dicendo: “Ecco, mi sono iscritto!”. Ha parlato loro nel loro linguaggio e questo loro lo hanno capito e infatti le iscrizioni sono cominciate ad arrivare da subito: pochi minuti dopo l’iscrizione del Santo Padre ci sono state migliaia di iscrizioni da parte dei giovani. Quindi lui ha parlato nel loro linguaggio e loro lo hanno capito e hanno sentito questo invito del Santo Padre. E’ stato un dialogo tra il Santo Padre e i giovani del mondo: un dialogo fatto da un piccolo gesto, ma un dialogo che si è stabilito e che ha prodotto i frutti.

D. – Papa Francesco si è definito un “bisnonno” rispetto alla cultura digitale, eppure i suoi gesti e le sue parole hanno un grande seguito sui social network. Come spiega questo successo?

R. – Lui dice sempre che non sa usare la tecnologia e, infatti, lui non usa la tecnologia. In un certo modo, però, neanche i giovani supertecnologici “usano” la tecnologia. Perché? Perché la tecnologia serve loro per “comunicarsi”: se uno li guarda, li osserva nell’utilizzo dei dispositivi, i giovani non sono attaccati ad un pezzo di elettronica, quello che stanno cercando è una comunicazione, è condividere una foto, condividere un momento, raccontare di eventi e di momenti vissuti. Sono quindi in una dinamica di comunicazione che oltrepassa fortemente il dispositivo in se stesso. In qualche maniera neanche loro usano la tecnologia: usano uno strumento per comunicare. Per questo si realizzata questo dialogo, perché, in un modo o nell’altro, vanno oltre la tecnologia ed entrano in dialogo.

Questo è il punto importante e fondamentale: c’è un dialogo fra persone, che si vogliono parlare e che si vogliono ascoltare. Quindi il dialogo si stabilisce. Il Papa parla ad un uomo che conosce, ad un uomo contemporaneo; un uomo che è tecnologico, perché nella nostra vita di tutti i giorni – il telefono, il computer… - e nella nostra cultura c’è la digitalità e la tecnologia normalmente. E lui conosce questo uomo: non conosce la tecnologia, però conosce l’uomo e quindi amando e conoscendo questo uomo, gli parla e questo uomo recepisce il messaggio.

D. – L’account twitter del Papa @Pontifex oggi ha oltre 22 milioni di follower. Si vede come la scelta di Papa Benedetto sia stata lungimirante, anche se all’inizio non da tutti apprezzata. Secondo lei, c’è anche un invito ai fedeli, in queste scelte innovative, a volte anche controcorrente da parte dei Papi, a non avere paura delle nuove tecnologie e soprattutto delle tecnologie di comunicazione?

R. – Io penso che la questione sia un po’ più profonda, nel senso che il messaggio dell’Incarnazione – Cristo che si fa uomo e quindi Cristo che entra nella cultura dell’uomo – è stata la sfida per tutti i cristiani di tutte le epoche. Vivere la fede nella cultura di ognuno, in qualsiasi epoca e in qualsiasi luogo, è una sfida per tutti. Quindi l’invito a vivere veramente l’umanità, a vivere quindi una cultura come cristiani è qualcosa che sfida tutti noi, è qualcosa cui siamo stati invitati da tutti i Papi in tutta la storia: scappare dalla cultura e non vivere l’Incarnazione fino in fondo è una tentazione, è una realtà che ci tocca tutti quanti.

Questo, che è valido per tutta la cultura, per tutta la storia della Chiesa, si fa oggi nella cultura digitale. Quindi il non aver paura delle nuove tecnologie e il modo di dire lo stesso che si è detto nella storia lo viviamo nella nostra cultura e questa cultura è fortemente marcata, l’impronta di questa cultura è la digitalità, è la tecnologia. Da parte nostra, quindi, la sfida di poter cogliere questa realtà in maniera che non ci sia il digital divide, una divisione cioè fra coloro che usano la tecnologia – quindi vivono la propria cultura – e coloro che non vogliono saperne assolutamente niente: sono due culture parallele che non si parlano. Questo è l’invito: poter cogliere la sfida culturale e viverla.

D. – Spesso si sente dire che Internet ha bisogno di un’anima, che non è solo una rete di fili elettronici. Qual è il contributo che, secondo lei, Papa Francesco sta dando in questa direzione agli abitanti del cosiddetto “continente digitale”?

R. – Fondamentalmente il Papa ha riempito il network con la sua tenerezza, con la sua parola di misericordia, di amore, di incontro con un Gesù-Misericordia e che lui manifesta in tante realtà che la digitalità può trasportare immediatamente, come le sue carezze, il suo abbraccio, il suo sguardo, colti - per esempio - dalle foto. Le cose che si trasmettono digitalmente riescono a far arrivare questa tenerezza fino agli estremi confini del mondo. Possiamo vedere come la gente che può vedere solo a distanza – perché sono malati, perché sono poveri, perché non possono muoversi ed arrivare fino a Piazza San Pietro per conoscere Papa Francesco – dal proprio letto, dalla propria sedia a rotelle, dalla propria realtà lontana, dalla propria limitazione possono vivere e godere di una tenerezza, di una misericordia, di un messaggio così profondo come quello che trasmette Papa Francesco. E’ un utilizzo tecnologico la digitalità, però quello che sta generando in realtà è un incontro personale e profondissimo. Ricordo nel mio ultimo viaggio in Argentina, quando sono andato a visitare gli ammalati negli ospedali, portavo foto di Papa Francesco, che benediceva gli ammalati, li abbracciava.

Mi colpiva fortemente il fatto che i malati prendessero queste foto e le portassero subito al cuore; tanti piangevano perché sentivano probabilmente questa tenerezza che li abbracciava: il Papa abbraccia un malato in Piazza San Pietro, ma la foto era così coinvolgente, era un messaggio così forte che – senza dire niente – sentivano pure loro questo abbraccio, questa benedizione, questa tenerezza, questa misericordia… Qual è il contributo di Papa Francesco? La tenerezza e la misericordia, che nelle piccole frasi del tweet, del messaggio, del videomessaggio, della foto o di qualunque cosa sia riesce veramente a trasmettere in un mondo così solo, così sofferente il messaggio di amore di Gesù in gesti semplicissimi, che i mezzi digitali riescono a cogliere, riescono a trasmettere e dall’altra parte dell’universo la gente riesce a cogliere.

D. – Giusto 20 anni fa, nel 1995, Giovanni Paolo II faceva aprire il sito web del Vaticano: una scelta pioneristica all’epoca. Per esempio la Camera dei Deputati, in Italia, farà questa scelta solo alla fine degli anni Novanta. Qual è oggi, secondo lei, l’eredità che raccogliamo di quella scelta di Papa Wojtyla?

R. – Credo che questa scelta si inscriva in un contesto molto più grande, che è il contesto della Chiesa lungo tutti i sec

oli. La Chiesa ha sempre accompagnato la cultura e ha utilizzato i grandi fenomeni culturali per trasmettere il Vangelo, per trasmettere la persona di Gesù, per generare un incontro della persona con il Signore. Questo lo vediamo nella scrittura, nella pittura; lo vediamo nella musica, lo vediamo nella stampa, nella radio: la Chiesa ha sempre preso questi movimenti culturali profondi e li ha utilizzati sin da subito. Non è quindi un fenomeno estraneo alla vita della Chiesa. Nel ’95, l’anno più o meno della nascita del World Wide Web, stava nascendo un fenomeno culturale così importante di diffusione della realtà, di collegamento del mondo e del movimento culturale internazionale, se lì c’era l’uomo non poteva certo mancare la Chiesa. Quindi anche se con una pagina semplice - come nacque appunto nel 1995, il 25 dicembre - lì la Chiesa era presente! E’ stata una scelta che si inscrive nelle grandi scelte culturali della Chiesa lungo i secoli. Lì si fa presente nuovamente, in questo passo culturale del mondo, la Chiesa proprio aprendo questo sito, che oggi - celebreremo il prossimo dicembre 20 anni di vita – presenta una ricchezza per la Chiesa universale per tutto il Magistero sia del Papa attuale che, pian piano, cercando di collocarci dentro il Magistero di tutti i Papi, da Pietro fino ad oggi. Certo, sarà un lavoro di tutta una vita, ma pian pianino stiamo cercando di mettere un grande punto che offre a tutta la Chiesa universale il Magistero della Chiesa, in maniera che tutti possano conoscere che qui la Sede Apostolica offre alla Chiesa un punto dove vedere i diversi Papi, il Magistero; come si evolve, come cresce e come insegna la Chiesa lungo il passare dei secoli.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - I social network nuovi mezzi per dialogare con i fedeli, confrontarsi con quanti vogliono porre domande o conoscere meglio la Chiesa. A sperimentarli con diverse iniziative è la diocesi di Aversa, in Campania, dove in questi giorni il vescovo locale, mons. Angelo Spinillo, si è intrattenuto su Facebook, sulla pagina “Chiesa di Aversa”, con un centinaio di utenti che gli hanno posto domande e hanno condiviso riflessioni. Tiziana Campisi ha chiesto al presule di commentare l’esperienza:

R. – Abbiamo avuto tante richieste e tanti segnali di presenze. Certamente, quando ci si apre ad una platea così vasta, le domande sono state varie. Non era soltanto il rivolgere delle domande come se si parlasse ad un esperto che poi, su certi strumenti di comunicazione, dà le risposte come fosse la persona più competente! Ho cercato piuttosto di dare a questo momento la veste di un dialogo tra amici, tra persone che possono condividere una stima reciproca e quindi anche la possibilità di sviluppare una ricerca comune di ciò che è buono, di ciò che è giusto, di ciò che è bello, di ciò che insomma è la verità.

D. – Ricorda in particolare qualcuna delle domande che le sono state poste?

R. – Le domande sono state molto varie: dal bambino che chiedeva qualcosa sulla vocazione – come si avverte e come si vive una vocazione – a chi chiedeva aiuto per un discernimento vocazionale. Le domande sono state anche riflessioni sui grandi cambiamenti, sulle grandi forme di rinnovamento della vita del mondo e quindi su tutte le problematiche che chiedono uno sguardo di fede che possa essere di aiuto e di orientamento nel cammino, in forma migliore e in forma più nuova.

D. – Come vescovo, come pastore, come vede l’utilizzo dei social network oggi?

R. – Credo che siano uno strumento di grande possibilità e di grande opportunità. Uno strumento che permette davvero questo dialogo, che, se sviluppato con tanta serenità e con atteggiamento veramente pastorale, può anche comunicare contenuti condividendoli – come dicevo – in quella ricerca di ciò che è verità, di ciò che è anche l’attenzione e l’incarnazione – possiamo dire – della fede del Vangelo nel nuovo, nel mondo nel quale ci troviamo, nelle situazioni che ci sono oggi. Credo che lo strumento permetta di poter entrare in condivisione e quindi in amicizia con tante persone.

D. – Cosa si augura dall’utilizzo dei social network?

R. – Mi auguro che possa esserci - anzitutto nella nostra Chiesa - la consapevolezza che il mondo, nel suo dinamismo, è sempre in movimento, è sempre in crescita. Quindi non possiamo fermarci ad un tipo di pastorale che si è consolidata nel tempo, si è consolidata nelle modalità, nei linguaggi. Siamo chiamati ad incontrare realtà assolutamente nuove, ad imparare noi stessi linguaggi nuovi. Imparare a concentrare un pensiero in 140 battute, come avviene su Twitter; cercare di essere essenziali quando parliamo davanti ad una telecamera o nel dialogo che si può svolgere su Facebook - per noi che siamo abituati ad un linguaggio più elaborato, più costruito - è dover imparare un nuovo linguaggio, che sia più rapido, più diretto. Tutto questo ci dice che siamo chiamati a sviluppare una disponibilità: una disponibilità al dialogo, una disponibilità ad un dialogo che sappia ascoltare e imparare e che sappia poi comunicare; ma significa anche entrare in un dinamismo, che è quello del tempo che viviamo e che richiede certamente presenze pastorali che sono – diciamo – antiche e nuove. Possiamo dire come dice Gesù nel Vangelo: lo scriba per il Regno dei Cieli è colui che trae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

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Oppido-Mamertina-Palmi (diocesioppidopalmi.it) - Secondo te, può un pezzo di carta buttarti in rete e farti seguire Gesù Cristo? “QuaGio” lo fa e ti spiego come.

Si tratta di un calendario “attivo” pensato per accompagnare i giovani/giovanissimi nella loro preghiera personale per tutto il periodo forte della Quaresima con un versetto al giorno e un impegno legato al proprio territorio e al proprio vissuto quotidiano, come scuola, famiglia, sport, amici.

Il progetto nasce in un’ottica open, cioè non si chiude ai confini locali, ma è pensato per la condivisione con le pastorali giovanili e della comunicazione delle altre diocesi attraverso il downloading e la personalizzazione dei contenuti. La scelta di usare un calendario cartaceo nell’era di Google Calendar è un ulteriore invito a vivere la Quaresima in modo reale e concreto, senza però rinunciare alla rete, ai social e agli hashtag.

Infatti, il “QuaGio” è un calendario da riempire sulle piattaforme sociali con le condivisioni dei commenti e dei pensieri personali, delle foto degli impegni quotidiani e delle proprie preghiere attraverso un blog dedicato sul sito diocesano e un hashtag speciale per i social network: #quagio. Inoltre, con lo spirito della partecipazione e della creazione di contenuti, le meditazioni domenicali sono scritte dai giovani della Pastorale Giovanile e verranno inserite in rete con un’immagine a tema che girerà in modo virale sui social.

“Quaresima giovane. Un calendario da scrivere” – questo il nome del progetto – è stato creato in occasione della Quaresima 2015 dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi in collaborazione con il Servizio diocesano di Pastorale Giovanile, l’Ufficio Scuola, il Msac, il Sovvenire diocesano e lo studio grafico Lamorfalab.

Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Roma (www.agensir.it) - I Social media sono stati il focus della seconda giornata della plenaria primaverile della Conferenza episcopale tedesca. La tradizionale mattinata di studio, che i vescovi tedeschi si concedono durante l’assise, aveva come obiettivo le dinamiche dei social network e la loro influenza sulla crescita della nuova comunicazione ecclesiale. Monsignor Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, ha introdotto la “dimensione teologica dei social media”, mentre il professsor Alexander Filipovic, docente di Etica dei media presso la facoltà di Filosofia dei Gesuiti a Monaco di Baviera, ha spiegato ai prelati la prospettiva di un approccio etico che illumini i social media. Esempi della presenza della Chiesa tedesca sul web sono stati valutati anche da Ansgar Mayer, uno dei massimi esperti tedeschi di sviluppo del prodotto digitale.

Per Mayer i contenuti sparsi sul web dalla Chiesa nei suoi siti, a partire dalla Bibbia, debbono diventare oggi le risposte che la Chiesa offre sui social media: “Se si vuole raggiungere il target dei giovani tra i 15 ed i 30 anni bisogna essere sui social network - ha detto Mayer in un intervento su Kna, l’agenzia di stampa cattolica tedesca - perché nella durata di una omelia 50 milioni di utenti hanno guardato un video su Internet e su Facebook e ci son state un milione di nuove amicizie”.

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Mercoledì, 10 Dicembre 2014 07:26

Lanciata campagna "Stop alla minacce su Internet"

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - "Stop alle minacce su internet". E' il titolo della campagna internazionale presentata oggi in Vaticano su iniziativa del Bice, il "Bureau International Catholique de l’Enfance" e di alcune ong come "Meter", in collaborazione col Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Già diecimila le firme raccolte, che segnano un impegno di responsabilità per ogni pubblicazione in Internet con l’obiettivo di denunciare e fermare abusi e molestie contro i minori che possono spingere anche il suicidio. L’occasione è il 25.mo anniversario della Convenzione sui Diritti del'infanzia. Il servizio di Gabriella Ceraso:

La Chiesa promuove Internet e i social network come un’ occasione di conoscenza e comunione, ma è in prima fila anche nel mettere in guardia dalle ambiguità e dai pericoli che essi nascondono. Per questo, la Santa Sede ha deciso di dare visibilità al la campagna del Bureau. Le molestie su Internet, ha detto il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, sono una nuova e preoccupante forma di violenza sui minori alla stregua di piaghe come la tratta, i matrimoni forzati, il mercato della prostituzione. Gli strumenti normativi internazionali non sono riusciti a debellarle finora. Occorre fare di più, aggiunge il cardinale, e centrale per affrontare questo nuovo fenomeno, spiega, è il ruolo dell’educazione:

"E’ necessario educare i giovani a riconoscere negli altri persone di pari dignità, da considerare non 'nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare'. Occorre, cioè, educarli ai diritti umani, alla giustizia ed alla pace. Ciò implica, come affermato da Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2012, aiutare i giovani a scoprire nell’intimo della loro coscienza la legge morale naturale. Una legge che non sono loro a darsi e che li induce 'a fare il bene e a fuggire il male, ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso'”.

Responsabili e rispettosi dell’altro nell’uso di Internet e nella pubblicazione di materiale in esso: tutti, con questo scopo, possono aderire alla campagna del Bureau sottoscrivendo i 5 punti che essa prevede sul sito "www.bice.org". Finora diecimila le firme raccolte, ha spiegato il presidente del Bureau - attivo in difesa della dignità dei bambini da 65 anni - Olivier Duval che ha presentato le cyber- molestie come un fenomeno mondiale sottostimato:

“Donc, sur internet il y a des formes négatives de harcèlement morale…
Allora, in Internet ci sono forme forti di molestie psicologiche, sessuali, di possesso che possono tradursi in intimidazioni, insulti, (…) furto d’identità fino alla diffusione di foto e video falsificati. La statistica dimostra che a un giovane su tre capita, una volta o l’altra, di subire molestie in Internet. Vorrei anche insistere sul fatto che non si tratta di un fenomeno occidentale: oggi abbiamo informazioni raccolte dalla rete dai nostri partner – ad esempio in Mali o in Perù – dalle quali risulta che la diffusione degli smartphone ha portato alla scoperta che anche in questi Paesi ci sono ragazzini che subiscono cyber-molestie. E’ quindi un fenomeno a livello mondiale, che porta all’ansia, alla vergogna, alla demotivazione, a risultati scolastici in ribasso, all’isolamento, l’abbandono, la depressione e può portare perfino al suicidio. E’ per questo che non dobbiamo assolutamente sottovalutare questo pericolo”.

E al tentato suicidio è arrivata anche Laetitia Chanut, testimonial della campagna, che ha raccontato della sua lotta di liceale contro chi, dopo averle rubato l’identità su Facebook, ha iniziato una persecuzione fatta di minacce e ricatti cui neanche le Forze dell’ordine hanno creduto inizialmente. Forti le sue parole:

“Moi je m’en suis sortie mais je sais que je suis loin d’être la seule à vivre ça…
Io ne sono uscita, ma so che sono lungi dall’essere l’unica ad avere fatto questa esperienza. Soprattutto, so che è già tanto essere uscita dall’ospedale. Vorrei semplicemente che, per quanto riguarda Internet, si acquisti consapevolezza: io sono sempre in Internet, utilizzo normalmente la rete dei social, ma penso che sia necessario che si impari ad utilizzarlo un po’ meglio, e soprattutto bisogna capire che non si tratta di violenza fisica: assolutamente no. E’ una violenza psicologica praticamente insormontabile! Anche se sono ormai passati tre anni, quello che è successo è sempre in un angolo del mio cervello e so che purtroppo, anche se in misura sempre minore, ci rimarrà sempre”.

Dobbiamo sorreggere le famiglie e i genitori. La compartecipazione è fondamentale al fianco delle norme esistenti nel contrasto alle cyber-molestie, ha aggiunto don Fortunato di Noto, fondatore dell’ Associazione Meter:

“Noi dobbiamo far sì che questi luoghi di povertà affettiva, queste nuove periferie digitali – io le vorrei chiamare ‘favelas tecnologiche’ – possano essere abitate e quando latita l’affetto, gli avvoltoi sono all’opera, ovunque! Noi ogni anno lanciamo una campagna nazionale di formazione. Abbiamo lanciato ‘In riga su Internet’. Stiamo distribuendo centinaia di migliaia – anzi se c’è qualcuno che ci aiuta finanziariamente, le possiamo distribuire anche in tutta Europa –  di questi ‘In riga su Internet’. Voi direte: ‘Ma oggi non valgono più le regole!’. Eh no, non è vero perché Internet non è senza regole: Internet ha le sue regole”.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Dove sta andando la comunicazione globale? Quanto e come influiranno i social network sull'informazione tradizionale? Sono alcune delle domande intorno a cui é ruotato il Seminario promosso dal Centro Studi Americani di Roma sul tema "Il futuro dei media" che ha visto la partecipazione di alcuni tra i più importanti giornalisti statunitensi. Tutti i relatori hanno concordato che la rivoluzione digitale farà sempre più sentire il suo peso sui media tradizionali. E questo soprattutto per la spinta che stanno dando su questo fronte le nuove generazioni.

Il produttore di Cbs News, Jeff Fager, per esempio, ha evidenziato che negli Usa nessun media, piccolo o grande, può prescindere dai social network e tuttavia - anche in un ambiente mediatico radicalmente mutato rispetto a pochi anni fa - resta la "fame" di contenuti informativi. Dal canto suo, il caporedattore del Wall Street Journal, Gerard Baker, ha affermato che il successo dei social media, come Twitter, deriva anche dalla ricerca da parte della gente di una visione alternativa dei fatti, rispetto a quella proposta da giornali, radio e tv.

L'irruzione del digitale - ha poi commentato il direttore del Bloomberg Media Group, Justin Smith - ha cambiato anche il modo di raccogliere la pubblicità con conseguenze significative su come i media si finanziano. La strada seguita negli Usa, ha proseguito, é quella di investire soldi ed energie su più piattaforme con la difficoltà di seguire processi in continua e rapida evoluzione. I media tradizionali, ha quindi osservato, devono investire sui giovani talenti per "agganciare" il cambiamento radicale impresso da Internet e in particolare dalle Reti Sociali.

Opinione condivisa dal vicepresidente della Cnn, Ed O'Keefe, secondo cui bisogna andare dove sta il pubblico altrimenti si diventa irrilevanti e oggi sempre più persone s'informano sui social network. Alla Cnn, ha rivelato, la sfida oggi non é tanto essere la prima azienda televisiva al mondo, ma la prima azienda digitale. Non a caso, ha affermato, nel lavoro della Cnn sempre più si parte dalla domanda se un video andrà bene per il web e successivamente per la tv.

La condivisione é sempre più importante, ne é convinto anche David Carr. L'editorialista del New York Times ha tuttavia avvertito che non si può scommettere tutto su Facebook o Twitter perché non sappiamo al momento cosa accadrà da qui ai prossimi anni. Di certo, ha sottolineato, i giornalisti sono chiamati ad essere sempre più preparati ad usare un linguaggio visuale perché questo é quello più congeniale ai social media come dimostra il successo di You Tube.

di Alessandro Gisotti

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “Siamo anche ciò che digitiamo”. E’ uno dei concetti espressi nel libro “Basta un clic”, scritto dal teologo della comunicazione Carlo Meneghetti, docente allo Iusve, Istituto universitario salesiano di Venezia. Il libro, edito dalla Libreriauniversitaria, si sofferma sulle sfide poste dai social network, con un’attenzione particolare ai giovani e alla Chiesa. Alessandro Gisotti ha intervistato l’autore:

R. – “Basta un clic” è una serie di esperienze e una serie di laboratori fatti sia a scuola ma anche in vari contesti educativi. Questi incontri sono incontri di condivisione e ho pensato di raccoglierli tutti per avere un confronto, una condivisione sulla tematica dei social network che oggi è quanto mai viva e pressante.

D. – Un libro che, anche per come nasce, si rivolge molto ai giovani, è vero?

R. – Sì, si rivolge principalmente ai giovani ma anche agli adulti. Ieri sera mi trovavo a un incontro di formazione con dei genitori, un genitore mi ha chiesto: “Ma questo libro posso leggerlo o può leggerlo mio figlio?”. Il mio consiglio è stato di leggerlo lui insieme al figlio perché così si possono fare anche raffronti. Si parla molto di nativi digitali: giovani, più giovani che insegnano a noi come usare tecnicamente questi nuovi sistemi. Però, noi dobbiamo essere vicini a loro cercando di usare la testa, magari quando facciamo clic anche per fare cose di cui dopo ci si può pentire.

D.  – Uno dei primi concetti che si incontra leggendo questo libro è che la parola anche in internet è un dono…

R. – Certo. Ho citato, infatti, Enzo Bianchi, che in un suo volume dice appunto che la prima possibilità del dono avviene attraverso la parola: la parola donata all’altro. Come riportava Giaccardi nella prefazione, la parola è un dono che noi facciamo all’altro. Dunque anche attraverso i social network dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo, a quello che facciamo, perché poi il pericolo è di essere noi stessi sui social e magari cambiare prospettiva quando invece siamo in prossimità alle persone.

D. -  In questo libro è anche molto presente la dimensione religiosa e direi anche proprio ecclesiale…

R. – L’ultimo capitolo, il capitolo VI in particolare, l’ho chiamato Chiesa 2.0. Come vediamo la Chiesa si impegna anche in questo campo. Pensiamo anche al convegno ecclesiale di Firenze 2015, che si terrà il prossimo anno e vediamo quanto sia impegnata anche nel campo dell’educazione ai media e ai social network. Se prendiamo i vari documenti della comunicazione sociale - penso al  direttorio del 2004 - troviamo una serie di indicazioni per progettare anche attraverso i social.

D.  – Nell’appendice ci sono anche i messaggi dei Pontefici per la Giornata delle comunicazioni sociali e vediamo come già Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II nel 2002, quindi diversi anni fa, dedicava proprio ad internet il suo messaggio per le comunicazioni sociali, come a dire che poi la Chiesa ha letto abbastanza velocemente l’importanza di questo fenomeno…

R. – Sì la Chiesa è stata sempre avanti in questo campo si  può dire. Oggi siamo nel 2014, sono passati 12 anni, ma se leggiamo quel testo è ancora vivo e attuale. Dunque, ho voluto proprio mettere questi messaggi che hanno come filo conduttore o la rete o le relazioni digitali, in modo da portare il lettore a far vedere come la Chiesa sia impegnata e si prefigga di portare l’accoglienza e la testimonianza cristiana anche in questi mondi, perché questi mondi sono parte della nostra vita quotidiana.

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Roma (www.pul.it) - Prossimo 30 ottobre alle 9:30 presso l'Aula Paolo VI della Università Lateranense.

E’ sempre più urgente rispondere all’esigenza di «ritrovare un’unità di vita, una vera connessione, tra tutti i luoghi relazionali che frequentiamo, in una prospettiva di relazione condivisa, nella quale si gioca l’efficacia della nostra sfida educativa». Questa convinzione, presente in un libro di Paolo Padrini (Social network e formazione religiosa, Edizioni San Paolo), diventa lo spunto per l’omonimo convegno, in programma il 30 ottobre, presso l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense.

L’evento si rivolge a sacerdoti, seminaristi e religiosi che vogliono integrare la propria formazione scoprendo gli anfratti più profondi dell’universo socialmediale. Ma anche a tutti i laici che si confrontano quotidianamente con le sfide proposte dalla cultura digitale.

Per saperne di più, consultare il sito: "http://www.pul.it/2014/09/social-network-e-formazione-religiosa/"


Ore 9.15 – SALUTI INTRODUTTIVI

S.E.R. Mons. Enrico dal Covolo
Rettore Magnifico Pontificia Università Lateranense

S.E.R. Mons. Claudio Maria Celli
Presidente Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali

Ore 10.00 – PRIMA SESSIONE
La formazione religiosa nella contemporaneità digitale

Modera
Prof. Massimiliano Padula
Pontificia Università Lateranense

Intervengono
S.E.R. Mons. Jorge Carlos Patrón Wong
Segretario per i Seminari Congregazione per il Clero
Mons. Dario Edoardo Viganò
Direttore del Centro Televisivo Vaticano

Ore 11.00 – COFFEE BREAK

Ore 11.30 – SECONDA SESSIONE
I social network “ambienti” di formazione

Modera
Prof. Bruno Mastroianni
Pontificia Università della Santa Croce

Intervengono
Suor Maria Antonia Chinello
Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium
Don Paolo Padrini
Sacerdote, esperto di cultura digitale

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - In occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco, al via in questi giorni, i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice (Fma) del Brasile hanno pensato di offrire un "regalo" per il loro Fondatore. Il 13 e 14 agosto, i rappresentanti delle due istituzioni si sono riuniti per fare i primi passi nella formazione di un social network salesiano di comunicazione congiunta, denominato “Rescom”. Come riferisce l’agenzia salesiana Ans, la proposta è che, a partire dal 2015, questa rete possa unire le forze e rispondere sempre più efficacemente alle sfide attuali della comunicazione sociale,  a partire dagli insegnamenti e dalle esperienze di Don Bosco, grande esempio di comunicatore, soprattutto per i giovani.

I lavori preparatori del network, composto da  sacerdoti, suore e laici, hanno preso il via il 13 agosto con una riflessione di approfondimento su "Il sistema salesiano di comunicazione sociale" e "Culture giovanili nell’Edu-comunication visiva"; quindi si è svolto uno scambio di esperienze su servizio di comunicazione di ogni ispettoria, evidenziando come la comunicazione sociale sia di buona qualità, ma scarseggi nella partnership tra i diversi gruppi.  

Il secondo giorno della riunione è stato dedicato a rilevare le sfide e le opportunità attuali di Rescom. In particolare, i partecipanti hanno sottolineato due missioni primarie del nuovo network: incoraggiare e assistere i processi relazionali e organizzativi della rete salesiana, garantendo gli ecosistemi di comunicazione, nella prospettiva educativa e pastorale e rafforzare i processi di comunicazione salesiana a servizio dell'evangelizzazione e dell'educazione dei giovani. (I.P.)

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(Radio Vaticana) -"Vieni e sviluppa le tue abilità comunicative!": con questo slogan si terrà il 26 luglio a Johannesburg, in Sudafrica, la prima Expo dei media cattolici. Promossa dalla Conferenza episcopale locale e dal Jesuit Institute della città, l'iniziativa si rivolge soprattutto ai giovani studenti delle scuole e delle università, ma anche a tutti i responsabili della comunicazione a livello parrocchiale e diocesano.

Venticinque gli esponenti dei mass media cattolici che saranno presenti all'evento – si legge sul sito diocesano – "per condividere le loro conoscenze ed esperienze e per offrire la possibilità di sperimentare modi diversi di comunicare". Numerosi i temi trattati: dai blog ai social network, dalla radio alla tv, dalle newsletter alla fotografia, per finire con le interviste e le app per cellulare.

La giornata sarà suddivisa in due momenti: in mattinata, i visitatori potranno seguire quattro brevi sessioni di lavoro monografiche, mentre nel pomeriggio ci sarà la possibilità di fare un'esercitazione pratica di due ore in un settore a scelta. Nelle settimane successive all'Expo, inoltre, i giovani potranno essere coinvolti in un vero progetto di comunicazione, entrando così in contatto con il mondo lavorativo.

(I.P.)

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