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Caltanissetta.- Tg1 Dialogo a cura di Roberto Olla racconta il Forum Interreligioso che si è svolto a Caltanissetta in occasione del Festival Nazionale della Comunicazione.


servizio: Roberto Olla
immagini: Giancarlo Mogavero

Pubblicato in Attualitá
Sabato, 19 Maggio 2012 10:25

Mons. Paul Tighe: Un potente richiamo

Domenica 20 maggio la Chiesa celebra la 46ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sul tema “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. Il messaggio di Benedetto XVI per questo appuntamento è disponibile nella sezione “Documenti” di Agensir.it (testo in *.pdf: clicca qui). Pubblichiamo una nota di mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.

Ogni anno il Papa, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, propone una riflessione su qualche aspetto della comunicazione al fine di promuovere un dibattito pubblico e fornire alcune linee guida per l’impegno proprio della Chiesa in questa dimensione costitutiva della sua missione. Negli ultimi anni Benedetto XVI si è concentrato sui cambiamenti operati nella cultura delle comunicazioni dalle nuove tecnologie digitali e dai social network.


Nel messaggio di quest’anno, il Papa rivolge la sua attenzione a ciò che potrebbe essere visto come un elemento più “classico” della comunicazione: il silenzio o, più precisamente, il rapporto tra silenzio e parola. Alcuni commentatori hanno interpretato la scelta di questo tema come un allontanamento dalla sua valutazione positiva delle nuove tecnologie e dei media, invece andrebbe inteso come un potente richiamo al fatto che la comunicazione è essenzialmente un’attività umana più che un traguardo tecnologico. Il Papa non propone il silenzio come alternativa all’impegno nella comunicazione, né chiede di spegnere i nuovi media: piuttosto, insiste sul fatto che il silenzio è un elemento integrante della comunicazione umana. Il nostro apprezzamento dell’importanza del silenzio deve essere recuperato, e la sua pratica deve essere favorita, se vogliamo salvaguardare la significatività della comunicazione che è facilitata dalle nuove tecnologie. Il suo messaggio è, in un certo senso, contro-culturale. Benedetto XVI, infatti, mette in luce l’importanza antropologica del silenzio. Non ci può essere alcuna comunicazione significativa senza il silenzio.


Il silenzio parla: a volte può essere l’espressione più eloquente della nostra vicinanza, della nostra solidarietà, della nostra attenzione verso un’altra persona. Il nostro silenzio può esprimere rispetto e amore per un’altra persona: in silenzio, la ascoltiamo e diamo priorità alla sua parola. Questo risulta particolarmente vero quando i nostri interlocutori si esprimono tramite domande, come avviene sempre di più con i social network. Queste domande devono essere espresse nella loro integralità, se si vuole offrire loro una risposta significativa. Le domande vanno ascoltate, affrontate e chiarite. Chi risponde deve restare aperto a ulteriori domande. Questo processo, spesso definito interattivo, è fondamentalmente dialogico. Il dialogo richiede un ascolto sincero e autentico dell’altro: un ascolto che risulta impossibile senza il silenzio.


L’impegno nel rispondere alle domande e, soprattutto, nei confronti degli interroganti, apre alla possibilità di un dialogo più profondo. Si può discernere le preoccupazioni circa le questioni ultime dell’esistenza umana: che cosa possiamo conoscere? Che cosa dovremmo fare? Che cosa possiamo sperare? Un ascolto attento, radicato nel rispetto per le domande e per chi le pone, è necessario per consentire a queste preoccupazioni più profonde di emergere. Il silenzio, piuttosto che la fretta di fornire le risposte, risulta spesso più efficace nel permettere all’interlocutore di andare più in profondità. Questa ricerca delle verità che esprime, in ultima analisi, una ricerca della verità non ancora sviluppata, richiede a sua volta il silenzio, se vuole raggiungere il suo scopo. La necessità del silenzio è da sempre valutata molto positivamente all’interno delle tradizioni religiose che, come osserva il Papa, considerano la solitudine e il silenzio come stati privilegiati che aiutano le persone a riscoprire se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose.


Nei paragrafi conclusivi del messaggio, Benedetto XVI si concentra sul posto del silenzio nella spiritualità cristiana. Ci esorta, tra l’altro, a fare in modo che il nostro silenzio maturi nella contemplazione. Recentemente, il Papa ha parlato della capacità trasformativa di tale contemplazione: “Il silenzio è capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare Dio, perché la sua Parola rimanga in noi, perché l’amore per Lui si radichi nella nostra mente e nel nostro cuore, e animi la nostra vita” (Udienza generale, 7 marzo 2012).


Il messaggio si conclude con un breve richiamo al fatto che l’evangelizzazione, la nostra comunicazione della Buona Novella, non è fatta soltanto di parole: “Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare”. I nuovi media possono costituire parte di questo apprendimento. Il Papa riconosce l’esistenza di vari tipi di siti Internet, applicazioni e social network che possono aiutare l’uomo di oggi a trovare il tempo per una riflessione e per porsi domande autentiche, oltre a fare spazio al silenzio e a occasioni per la preghiera, la meditazione o la condivisione della Parola di Dio. Nei nostri tempi, tuttavia, il silenzio è qualcosa che s’impara ad apprezzare con il tempo. Una dimensione essenziale dell’attività comunicativa della Chiesa deve consistere nel fornire occasioni e opportunità, sia materiali sia virtuali, per insegnare alle persone l’arte del silenzio e della contemplazione, per recuperare il gusto della solitudine e dell’interiorità. Questo rappresenterebbe indubbiamente un fecondo punto di partenza per il nostro annuncio del Vangelo, ma sarebbe particolarmente prezioso anche come servizio a una comunicazione umana significativa.

Paul Tighe - segretario Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

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Città del Vaticano (Zenit.org) – Ogni domenica dell'Ascensione del Signore, la Chiesa universale celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Quest'anno il tema scelto da papa Benedetto XVI per indirizzare il suo messaggio all'umanità è: Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione.

Per parlare dell'importanza del magistero di Benedetto XVI in questo campo, così come delle sfide della Chiesa nel mondo delle comunicazioni moderne, ZENIT ha intervistato monsignor Claudio Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comuncazioni Sociali.

Eccellenza, come sorge l’idea del silenzio nel messaggio del Papa?

Mons. Celli: Il tema scelto dal Santo Padre per questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è attento ai fenomeni comunicativi odierni ed invita a tutti noi a riflettere su questo punto fondamentale: il silenzio è parte integrante della comunicazione. Ecco perché quando noi vogliamo che la comunicazione sia autenticamente umana - perché parte da un uomo e si rivolge agli altri uomini - questa parola che è comunicata deve alimentarsi di silenzio per essere più pregnante, per essere più vera. Perché è nel silenzio che io ascolto, è nel silenzio che io comprendo più attentamente quali siano le esigenze, le sofferenze, la ricerca di bene e di vero che è nel cuore degli altri uomini.

Il messaggio dice che dobbiamo saper ascoltare. Quali sarebbero gli spazi dove dobbiamo porci in ascolto?

Mons. Celli: Io creo che questa sia una dimensione molto tipica di papa Benedetto XVI. Quando gli abbiamo proposto di aprire il canale vaticano di Youtube, il Papa accettò subito. Il Papa ha voluto essere presente lì dove gli uomini di oggi si trovano. Tutti noi siamo consapevoli di questo rapido e immenso sviluppo della rete sociale. Oggi secondo i dati internazionali in nostro possesso, più di un miliardo di persone è utente di Facebook. A noi sembra che sia importante essere presenti nelle reti sociali perché l’uomo cerca la verità, l’uomo cerca di dare risposte ai grandi interrogativi che ha nella propria vita: chi sono? qual è il senso della mia vita? dove mi dirigo? Ecco io direi che abbiamo bisogno di essere presenti in queste reti per essere annunciatori, essere testimoni.

Che intende dire il Papa con la parola “ecosistema”?

Mons. Celli: Il problema è che c’è un pullulare di messaggi, di notizie, di informazioni e di parole, ma non tutte sono parole autentiche, non tutte sono parole vere per il camino dell’uomo. Parlare di ecologia nel sistema comunicativo per il Papa, credo che voglia dire proprio questo: far sì che, nella misura del possibile, le parole che formano la nostra comunicazione siano sempre parole vere, parole autentiche, parole rispettose della dignità dall’uomo che le pronuncia e rispettose dell’uomo che le riceve.


Dopo vari anni di esperienza, quali dovrebbero essere le caratteristiche più importanti dei siti cattolici?

Mons. Celli: Direi proprio che i nostri mezzi di comunicazione dovrebbe abituarsi sempre di più alla verità sull’uomo, che è legata alla verità su Dio. E direi che oggi è una sfida per tutti noi, perché, quando ci ritroviamo in un ambiente comunicativo, l’uomo è assalito da messaggi e informazioni, da proposte di piccole verità, di verità con la “v minuscola”. Ecco perché, ancora una volta, il Papa ci invita, con il messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, a saper discernere. Ecco il bisogno del silenzio, perché è nel silenzio che io posso fare un opportuno discernimento e verificare se cioè che io ascolto, ciò che ricevo, sia veramente valido nella mia ricerca della verità.

Si riferisce al rischio di una banalizzazione dell’incontro?

Mons. Celli: Direi che è una sfida per tutti noi. Per me il problema è di non banalizzare l’incontro, di far sì che ogni incontro sia sempre ricco, propositivo, denso di umanità, perché il rischio è proprio quello di banalizzare i nostri rapporti umani.

Quale sarà l’apporto principale dal suo Dicastero per il Sinodo della Nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Il nostro apporto è proprio aiutare a capire che cosa comporta il nuovo ambiente comunicativo. Da qualche tempo il magistero pontificio ha preso la consapevolezza che non parliamo più di strumenti comunicativi, ma che le nuove tecnologie hanno dato origine a una nuova cultura, che noi chiamiamo “cultura digitale”. Parlare di nuova evangelizzazione sarà accettare la sfida di questo dialogo rispettoso con la cultura digitale di oggi e in questo contesto fare in modo che la parola di Gesù risuoni sempre più limpidamente.

Come vanno i mezzi di comunicazione del Vaticano nei nuovi spazi digitali?

Mons. Celli: Direi che abbiamo fatto una splendida esperienza con il messaggio del Papa per la Quaresima che è stato ridotto in 40 tweets, d’accordo con il Pontificio Consiglio Cor Unum, e abbiamo lanciato un tweet al giorno che il mondo giovanile poi ha ‘ri-tweettato’ ogni giorno. Penso che mai un messaggio del Papa per la Quaresima e stato così conosciuto e diffuso tra i giovani. Anche il nostro Consiglio, su incarico della Segretaria di Stato, ha aperto il nuovo sito di news.va; oggi siamo operativi in quattro lingue e  spero che entro l’estate si possa aprire anche l'edizione portoghese. Abbiamo normalmente circa diecimila visitatori ogni giorno.

Quindi stiamo parlando di evangelizzazione tramite i mezzi digitali?

Mons. Celli: La parola di Gesù deve risuonare nel modo più ampio possibile. Noi riteniamo che, sulle grandi vie del mondo cibernetico, l’uomo possa ancora ritrovare l’amore di un Dio che lo cerca instancabilmente, perché Dio ama l’uomo e Dio può comunicare questo amore e incontrare l’uomo di oggi anche lungo queste grande vie del mondo cibernetico.

Quali sono adesso i progetti, che vanno in avanti nel PCCS?

Mons. Celli: I progetti si basano soprattutto sulla formazione. Il PCCS aiuta giovani sacerdoti di vari paesi ad entrare nel mondo della comunicazione e ad ottenere un dottorato nelle università pontificie. Poi stiamo facendo corsi di formazione per vescovi e presbiteri. Ne abbiamo fatto uno in Brasile lo scorso anno. Poco tempo fa sono stato in Libano per incontrare i vescovi del Medio Oriente, dove abbiamo avuto uno splendido seminario con cinquanta vescovi e molti sacerdoti, laici e suore, tutti operanti del mondo della comunicazione. Domenica prossima, 20 giugno, partirò per l’Ucraina dove, anche lì, avremo incontri con vescovi, presbiteri e laici per scoprire insieme, come la Chiesa deve affrontare la sfida della cultura digitale e come, in questo contesto, possa risuonare la Parola del Signore.

Può parlarci della “Tavola Comune” che avete creato on line per condividere i materiali?

Mons. Celli: Nei limiti del possibile, cerchiamo di aiutare le varie chiese locali a vivere in maniera adeguata la Giornata Mondiale della Comunicazione, facendo in modo che il messaggio del Papa, così illuminante e così ricco, possa essere conosciuto il più possibile. Il Papa ha questa grande capacita di toccare temi non sempre facili, ma di farlo in maniera illuminante, chiara. Ecco perché desideriamo che il messaggio sia diffuso il più possibile, condividendo le risorse pastorali preparate dalle Conferenze Episcopali e Diocesi; stiamo usando l'hashtag “Silence2012”.

Qual’ è il suo messaggio per i nostri lettori, che celebreranno la Giornata della Comunicazione la prossima Domenica?

Mons. Celli: Io ritengo che il messaggio sia questo: viviamo con gioia e responsabilità la missione che il Signore ci ha affidato. Non siamo inviati ad annunciare noi stessi, siamo chiamati ad annunciare Gesù Cristo, siamo chiamati ad annunciare la unica parola che salva l’uomo. Allora la dobbiamo vivere con grande dedizione, con alta professionalità, ma anche contenti, di potere essere strumenti di quest’annunzio di verità.

José Antonio Varela Vidal

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Cittá del Vaticano (Radio Vaticana) - Il silenzio e la parola non sono estremi contrapposti, ma sono interdipendenti. Sui molteplici risvolti di questa relazione per la comunicazione si è svolto ieri, nella sede della nostra emittente, un dibattito in vista della 46.ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, incentrata sul tema “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


Il tema della Giornata, che si celebrerà domenica prossima, è un’esortazione a riflettere sulla realtà della comunicazione. Mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Cei:


“Il Papa quest’anno ci sorprende invitandoci a fare un esercizio di 'gestalt', di percezione della realtà della comunicazione. Nella comunicazione il rischio è quello di dare la priorità a ciò che è più visibile, la parola. Il Papa ci invita a fare un esercizio di disimmersione da questa ovvietà, ripristinando invece il primato del silenzio”.


Quale è la funzione del silenzio? Risponde Gianpiero Gamaleri, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università “Roma Tre”:


“Il silenzio è luogo dell’assenza o luogo della riflessione, dell’approfondimento, della presenza? Il silenzio non è assenza, non deve essere censura, deve essere luce e ascolto”.
La comunicazione è per la Chiesa una sfida legata alla missione evangelizzatrice. Padre Giulio Albanese, direttore del mensile “Popoli e Missione”:


“La comunicazione, l’informazione in particolare, oggi, sono terra di missione. La missione è comunicazione, è comunicazione e trasmissione della parola forte di Dio. E’ giusto crearsi spazi di silenzio, ma poi non dimentichiamo: dobbiamo gridare dai tetti la buona notizia perché se rimaniamo silenti poi davvero rischiamo di non dire nulla a questa società che, nonostante tutto, ha fame e sete di Dio”.


Durante il dibattito, è stato presentato il volume edito da “Città Nuova” ed intitolato “Il silenzio e la parola. La luce, ascolto, comunicazione e mass media”. L’autore del libro, Michele Zanzucchi, ha ricordato i diversi significati di silenzio:


"Il silenzio richiama a molteplici parole, ma il significato più profondo è quello totalmente cristiano della 'kenosis', del silenzio di Dio. Il silenzio di Dio che non è fine a se stesso ma è un silenzio che provoca la parola, che genera la parola, che permette alla parola di essere parola. Senza silenzio, non c’è parola".

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Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, commenta il Messaggio del Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali 2012. La riflessione prende spunti dal testo del Messaggio, ma anche da Romano Guardini, da Sant'Agostino, da p. Mario Rosin S.J e da Emily Dickinson.

 0) Un ecosistema da interpretare

 1) Il silenzio non è l'opposto, ma l'altra faccia della parola

2) Se parola e silenzio si integrano la comunicazione si rigenera

3) Il silenzio fa scendere nel più profondo di se stesso

4) il silenzio è la condizione dell'ascolto di Dio

5) Il silenzio è il segreto dell'evangelizzazione

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0. Un "ecosistema" da interpretare

Con il suo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2012, Benedetto XVI invita a fare un esercizio di Gestalt: nella nostra esperienza quotidiana, la nostra percezione non "registra" semplicemente i dati, ma li seleziona, si concentra su alcuni aspetti, mentre altri, pur presenti, restano invisibili. La comunicazione, come la realtà, è un fenomeno complesso, dove il "tutto" è più della somma delle parti, e dove molti aspetti (come quelli "ambientali") restano invisibili. Ma non sempre ciò che è più visibile è anche più importante. È dunque in modo quanto mai opportuno che il Papa ci invita a fare un esercizio di "disimmersione" dall'ovvietà della comunicazione, e a rovesciare l'abituale rapporto tra ciò che nella comunicazione sta in "primo piano" (la parola) e ciò che invece sta "sullo sfondo" (il silenzio), e che tuttavia la rende possibile e la "nutre". Tale esercizio consente di recuperare l'autenticità e la pienezza della comunicazione come fenomeno complesso e pienamente umano, che apre all'esperienza stessa del Mistero. Vorrei rileggere l'ecosistema che il Papa suggerisce all'incrocio tra silenzio e parola, facendo riferimento ad alcune parole provenienti dal silenzio di alcuni autori contemporanei.

1) Il silenzio non è l'opposto, ma l'altra faccia della parola

Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto (Benedetto XVI).

Riconoscere questa unità e questa totalità è contribuire a superare la frammentazione, il regime delle false alternative, le riduzioni mortificanti che la cultura contemporanea continuamente ci sottopone come "dati di fatto". Come scrive Guardini, il silenzio appartiene all'essenza del linguaggio:

"E' proprio dell'essenza di ogni forma di linguaggio l'essere rapportata al silenzio. Solo dal confluire di queste due componenti risulta il fenomeno nella sua interezza. Esse si determinano reciprocamente, poiché solo chi sa tacere, può veramente parlare nello stesso modo che l'autentico silenzio è possibile solamente a chi sa parlare (R. Guardini, Linguaggio, poesia, interpretazione, Brescia, Morcelliana, pp. 15-16).

In una lunga nota di "Mondo e persona", sempre Guardini descrive parola e silenzio come le due componenti di un unico fenomeno, le due "tessere" che solo nel loro reciproco appartenersi formano l'unità, il "simbolo". Forse si potrebbe dire che parola e silenzio nella loro unità reciprocamente costitutiva sono simbolo della verità, che è insieme detta e nascosta, luce e ombra, chiarezza e mistero inesauribile."Per esistere personalmente, l'uomo deve anche tacere. Non essere muto; il mutismo è mancanza di parola, in cui la persona soffoca. Al contrario, il tacere presuppone la persona. Solo essa può trovarsi in quella quiete raccolta che si chiama silenzio, così come solo la persona è in grado di volgersi verso l'altro e insieme con lui immergersi nella quiete. Anzi, il silenzio appartiene alla parola. Nel mutismo la persona soffoca; nella chiacchiera si corrompe" (R. Guardini, Mondo e persona, Brescia, Morcelliana, 2000 [1995], p.168 n.). Insomma, silenzio e parola insieme formano una totalità, cioè un simbolo. Separati, al contrario, degenerano.

2) Se parola e silenzio si integrano la comunicazione si rigenera

"Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l'espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa" (Benedetto XVI).

Cogliere l'unità profonda di parola e silenzio significa ripensare la comunicazione. Questa non può essere ridotta a pura "enunciazione", ma è apertura all'alterità, cioè capacità di allestire lo spazio dell'incontro che è prima di tutto ascolto. Senza questo vuoto accogliente, questo fare spazio in cui l'io si ritira, non si può incontrare veramente l'altro, e soprattutto l'io non esce dalla prigione di se stesso.

Il silenzio si rivela come l'alterità senza la quale il parlare è chiacchiera: il silenzio è condizione per allestire spazi di incontro con l'altro, per l'ascolto dell'altro e dell'essere. Il silenzio rigenera la comunicazione perché:

- è condizione dell'ascolto dell'altro: "la persona sussiste ordinata all'altra persona nella forma del dialogo. Essa è determinata dall'essenza a divenire 'io' di un 'tu'"(Guardini, Mondo e Persona, 172) ;

- crea il vuoto dell'attesa, la buona passività che ci prepara a riconoscere e accogliere ciò che deve arrivare, la discontinuità che introduce una differenza di valore e un ritmo laddove tende a prevalere la collezione di istanti "riempiti" di stimoli dentro un presente assoluto e segnato dall'indistinzione e dall'equivalenza.

- consente di lasciare spazio e valorizzare altri linguaggi che non necessariamente usano la parola, ma non per questo sono meno comunicativi: il linguaggio della tenerezza, della vicinanza attenta, dei gesti di sollecitudine. Gli studi sulla comunicazione non verbale (ma anche, per esempio, l'esperienza dei monaci) mostrano che più il legame è stretto (compresa l'intimità con Dio) meno importanti sono le parole.

In un mondo in cui tutto è quantità, il silenzio ci aiuta a riscoprire la qualità.

3) Il silenzio fa scendere nel più profondo di se stesso

Là dove i messaggi e l'informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio (...) (Benedetto XVI).

Il silenzio ê condizione dell'ascolto di sé, della contemplazione, del discernimento, senza i quali non c'è libertà, ma si resta risucchiati dall'ambiente, "massaggiati" e anestetizzati dalle sue sollecitazioni caotiche. Soprattutto oggi l'overdose informativa rischia di disorientare e di creare una sorta di saturazione del giudizio critico che è come sopraffatto dalla mole di dati in nostro possesso. A ciò si aggiunga un altro elemento che è la capacità del silenzio di rendere corposa la parola che utilizziamo. Senza spazi prolungati di riflessione che decantino i nostri stati d'animo e selezionino i nostri criteri di valutazione si rischia di adeguarsi al fluttuare delle opinioni e di cedere fatalmente alla dittatura del relativismo. Lo aveva ben intuito un gesuita tutto d'un pezzo che a proposito di un certo clima dilettantesco nell'immediato post-Concilio, ha lasciato scritto a proposito di cosa è dialogo.

"E' un lasciarsi

dondolare

pigramente

sull'altalena del pensiero...

e ragnatele di argomenti

che pencolano

nel vuoto.

E' un bere

a grandi sorsi

ingordamente

nebbia con fumo.

Cercatori senza ideale,

avventurieri senza eroismo,

eunuchi dello spirito.

Sono stufo

di tante parole

senza idee.

Sono stufo

di tante idee

senza cose".

(p. Mario Rosin S.J.)

4) il silenzio è la condizione dell'ascolto di Dio

"L'uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio".

Il silenzio è il vuoto che ci consente di accogliere la pienezza che Dio ci offre.

S. Agostino, nel commento alla Prima lettera di Giovanni, usa un'espressione molto bella: Dio "scava" le nostre anime per meglio riempirle:

"Con l'attesa, Dio accresce il desiderio. Con il desiderio, scava le anime. Scavandole, le rende più capaci di riceverlo". Il silenzio ci aiuta così a rigenerare la stessa esperienza religiosa, mentre il frastuono contemporaneo, l'ansia da silenzio digitale e non, ma anche la deriva intellettualizzante, o all'opposto quella puramente devozionale ne pregiudicano le condizioni di possibilità: "Il silenzio costituisce la prima premessa di ogni esperienza religiosa. Una simile esperienza non si realizza ove manchi un volgersi verso l'intimo (...); solo nel silenzio l'uomo è un grado di predisporsi all'intenzione con cui la sfera religiosa si rivolge a lui. ( Guardini, Linguaggio, poesia, interpretazione, 16).

5) Il silenzio è il segreto dell'evangelizzazione

A Maria, il cui silenzio "ascolta e fa fiorire la Parola", affido tutta l'opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale

Il messaggio del Papa si colloca nella riflessione sul linguaggio (che non è pura espressione di concetti) e su ciò che ci insegna la logica della rete (la reciprocità; che la comunicazione non è prima di tutto emittenza, ma condivisione); qui si fa un passo avanti: la condizione della parola è il silenzio, il fare spazio. Parola e silenzio sono media; in particolare il silenzio è il medium che dà visibilità al protagonismo debole del "far essere", dell'accogliere. Come il linguaggio non è uno strumento funzionale, così il silenzio non è un vuoto di comunicazione (disfunzionale), ma la sua condizione.

L'icona del silenzio attivo è Maria, abitata dalla parola-carne e giustamente richiamata in chiusura del messaggio. Solo il silenzio dà corpo, peso e carne alla parola che altrimenti è chiacchiera, riempitivo, inconsistenza.

C'è una bella poesia di Emily Dickinson sul silenzio, che lo contrappone al "parlare a voce alta", che è generalmente il modo in cui chi non ha niente di importante e di vero da dire cerca di affermarsi. Di fronte allo 'spaesamento' che caratterizza il rapporto con Dio, e alla nostra ottusità che diventa incapacità di relazione tra di noi e con Dio, è nel silenzio che vanno cercate la verità, la pienezza del mistero inesauribile che anche noi siamo invitati ad abitare, le premesse dell'alleanza.

"L'imbarazzo dell'uno con l'altro

E con Dio

È il limite della Rivelazione,

Ad alta voce

Nulla che sia essenziale,

Ma in silenzio,

La Divinità risiede sotto il Sigillo".

Il silenzio è il sigillo del mistero che non è qualcosa di incomprensibile, ma la fonte inesauribile della nostra speranza.

(di Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali)

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Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è lieto di sollecitare la condivisione di risorse pastorali e produzioni audiovisive riguardanti la 46° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra il prossimo 20 maggio e che il Santo Padre ha dedicato al tema "Silenzio e Parola: Cammino di Evangelizzazione".

Pertanto, gli Uffici comunicazioni sociali delle Conferenze Episcopali, le Diocesi e comunità religiose sono invitate ad inviare il materiale su questa giornata a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  (oppure: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. per poi essere divulgato sul portale www.pccs.va 

Certi che la condivisione dei materiali digitali rappresenta una nuova frontiera di comunione, questo Pontificio Consiglio porge cordiali saluti.

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Presentiamo l'edizione on line del numero speciale della rivista Pagine Aperte, dedicato alla Settimana della Comunicazione sociale che Paoline e Paolini organizzano ogni anno in Italia,  per dare risalto alla Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali (20 maggio 2012) e al relativo Messaggio del papa.

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«SILENZIO E PAROLA: CAMMINO DI EVANGELIZZAZIONE». LA 46A GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 

Quaderno N°3879 del 04/02/2012 - (Civ. Catt. I 213-318 )
Editoriale


Poesia dal silenzio è il titolo scelto per la prima antologia di versi del Premio Nobel 2011 per la letteratura, Tomas Tranströmer, tradotti in lingua italiana. Il maggiore poeta svedese contemporaneo scrive versi densissimi di senso e molto concisi formalmente. Le sue parole, fedeli in questo senso alla vocazione classica dell’Ars poetica di Orazio, rispondono alla condizione di chi è Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua e scopre invece il desiderio di una Lingua senza parole (Dal marzo ’79). La grande poesia sa bene, infatti, che silenzio e parola non si oppongono. A questa concezione della parola fa riferimento Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 46a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, dal titolo «Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione», affermando che silenzio e parola sono «due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi».

Nell’accezione comune questi due momenti sembrano infatti opporsi in una contraddizione insanabile: si pensa che quando non si parla ci sia silenzio e che invece, appena si parla, il silenzio sparisca. Spesso, quando si discute dei media, si afferma, come per automatismo, che essi fanno «rumore», generano un frastuono dal quale occorre ripararsi, ritirandosi. Benedetto XVI, già dal titolo del Messaggio, afferma che silenzio e parola fanno parte di un unico «cammino», capovolgendo la prospettiva e proponendo un modo differente di vedere le cose e di leggere il significato del silenzio e della parola. Questo ci sembra infatti il primo nucleo centrale del Messaggio del Pontefice: il silenzio è parte integrante della comunicazione, parte della capacità dell’uomo di parlare, e non il suo opposto. Gli elogi del silenzio in sé e per sé, al di fuori di un tessuto comunicativo, rischiano di essere un elogio del mutismo, dell’isolamento, dell’autosufficienza. «Il silenzio è parte integrante della comunicazione» perché «senza di esso non esistono parole dense di contenuto», afferma Benedetto XVI. Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso, scrive Ungaretti nella poesia Commiato. La parola che comunica è scavata dal silenzio. Così avviene nella preghiera: il silenzio orante è proprio il luogo nel quale si elabora un linguaggio di comunicazione con Dio; è proprio per esprimere questa parola tutta interiore che l’orante tace esteriormente. Se così non fosse, il suo silenzio sarebbe altro: ricerca di quiete, bisogno di pace e solitudine, ma non ancora preghiera.
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Comunicare non significa semplicemente trasmettere messaggi o riversare contenuti e informazioni. Il Papa ci ricorda che oggi si fa troppa attenzione a chi parla e si dimentica che la comunicazione vera è fatta di ascolto, di dialogo, è ritmata da parola e silenzio: «Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa».
Il silenzio inoltre non è solamente ascolto degli altri, ma anche ascolto di sé. Non è una semplice pausa perché gli altri possano parlare, ma anche pausa perché la mia stessa comunicazione sia comprensibile: senza virgole, punti, punti e virgole (cioè silenzi), nel discorso non c’è vera espressione, non si creano le condizioni per intendersi. Il silenzio è dunque ordinato e orientato alla comunicazione: «Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci». Senza il silenzio la nostra espressività rischia di essere superficiale, inintelligibile, confusa, impropria. Il Pontefice usa con precisione una parola: «ecosistema». Silenzio e parola sono infatti parte di un ambiente comunicativo che ha i suoi equilibri da rispettare per essere virtuoso. In questo senso il silenzio permette alla parola di diventare davvero luogo di esperienza e di incontro, al di là del meccanismo della information overload. E questo ambiente comunicativo prevede anche il bilanciamento virtuoso di immagini e suoni, che sono parte integrante della comunicazione umana. Un discorso che tocca silenzio e parola non può trascurare la presenza dell’immagine e dei suoni, e il silenzio è chiamato a comporsi con la capacità dell’uomo di recepirli.
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Un altro passaggio chiave del Messaggio del Pontefice consiste nel constatare che l’uomo esprime anche dentro la Rete il suo bisogno di silenzio e di preghiera. In tal modo cade un pregiudizio diffuso che consiste nel credere che in Rete ci sia solo «rumore». Il Papa invece nota che «sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio». L’uomo che vive nell’ambiente digitale non muta nella sua umanità: resta sempre se stesso con le sue tensioni fondamentali. La religiosità umana dunque si esprime anche in Rete, e per questo fioriscono siti, applicazioni e social networks che le danno forma. C’è una condizione chiara: che ciascuno non trascuri «di coltivare la propria interiorità», scrive il Papa. È forte qui l’appello all’educazione e alla responsabilità personale, poi ripreso alla fine del Messaggio, dove il Papa parla di «educarsi alla comunicazione», usando il verbo riflessivo per evitare che l’appello all’educazione si perda nel vuoto, perché delegata a istituzioni o comunque ad «altri». In questo campo ogni uomo è protagonista. In un mondo nel quale l’informazione passa per condivisione e, non solo l’accesso, ma anche la produzione e la condivisione dei contenuti sono alla portata di tutti, non è possibile avere un atteggiamento meramente passivo.
In particolare, senza citare nessuna piattaforma o applicazione particolare, il Papa afferma che «nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi». Occorre ricordare che la sapienza della riflessione religiosa ha accompagnato per secoli l’uomo occidentale in questo suo bisogno di sapienza essenziale ed estremamente concisa. Come non considerare, ad esempio, in questa prospettiva i detti dei Padri del deserto o le antifone come condensati essenziali di contenuti profondi che a volte neanche ampi trattati riescono ad esaurire? E così anche le litanie e le giaculatorie che da sempre accompagnano la preghiera dei credenti. Pensiamo alla «Parola di vita» ideata da Chiara Lubich o alle losungen preparate ogni anno dall’Unità Evangelica dei Fratelli Moravi sin dal 1731, e a tutte le iniziative simili che periodicamente scelgono un versetto evangelico per concentrare l’attenzione del cristiano su tutto il Vangelo, ma a partire da un punto preciso.
«Non è il molto sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente», scriveva sant’Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali (n. 2); ed è lo stesso santo ad invitare ad una preghiera capace di «contemplare il significato di ogni parola della preghiera» (n. 249). Il Messaggio del Papa, dunque, aiuta i cristiani a riappropriarsi di una tradizione di sapienza essenziale ma profonda, che caratterizza la loro fede e la loro devozione. E questo al tempo di Twitter, e di quelle che sono state definite le «applicazioni dello spirito» quali Other 6, il social network, che fa condividere ai suoi iscritti il luogo in cui hanno incontrato Dio durante la giornata e il luogo in cui avrebbero bisogno di riconoscerlo. Oppure Prayer Wall, che fa condividere intenzioni di preghiera; o anche 3 Minutes Retreat, che permette di fare una pausa spirituale di pochissimi minuti; o iBreviary. Oppure pensiamo a siti come Sacredspace.ie, o a podcast quali Prayerstation Portable o Pray as you go. L’elenco sarebbe lungo. Il Pontefice riconosce il fenomeno e lo valuta con attenzione, richiamando l’importanza di coltivare la propria vita interiore non sporadicamente, ma con continuità.
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Stabilendo con chiarezza la complementarità di silenzio e parola nell’ambito della comunicazione umana, il Pontefice prosegue cogliendo un passaggio fondamentale della comunicazione contemporanea: «Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte».
Il Papa in questo passaggio enuclea il nocciolo duro della comunicazione contemporanea, soprattutto di quella legata alla Rete, considerando ciò che la muove dall’interno e che cosa questo significhi per la fede. La domanda religiosa, infatti, si sta trasformando in un confronto tra risposte plausibili e soggettivamente significative. Le domande radicali non mancheranno mai, ma oggi sono mediate dalle tante risposte che si ricevono. Il problema oggi non è reperire il messaggio di senso, ma essere pronti a riconoscerlo. La grande parola da riscoprire, allora, è una vecchia conoscenza del vocabolario cristiano: il discernimento. Il silenzio dunque permette di fare un discernimento tra le tante risposte che noi riceviamo, per riconoscere le domande veramente importanti. In questo senso il Papa opera un capovolgimento di prospettiva. L’uomo così si conferma come radicalmente assetato di senso: «non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito».
Benedetto XVI quindi suggerisce che il cuore pulsante dell’ecosistema comunicativo è la ricerca della Verità. Da qui nasce di nuovo l’importanza del silenzio come il luogo privilegiato dove il soggetto umano si trova davanti a se stesso e davanti a Dio. Il Papa allarga il suo sguardo alle grandi religioni: in tutte il silenzio comunicativo è luogo di incontro con il Mistero. Quindi il Messaggio sviluppa l’importanza del silenzio nella missione comunicativa della Chiesa e dei cristiani, offrendo una meditazione sul silenzio con il quale Dio ha parlato all’uomo: «Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata». Anzi, «nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo». Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, è vero pure che l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio. Ma proprio questo silenzio diventa dinamico e non chiude l’uomo in un guscio, ma lo apre agli altri, spingendo «i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell’amore che promuove la dignità dell’uomo e che costruisce giustizia e pace». È qui che il Papa mette in evidenza il rapporto solido tra contemplazione ed apostolato.
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C’è una pagina di Romano Guardini che può aiutare a meditare le parole di Benedetto XVI. La proponiamo come ausilio alla riflessione sul tema caldo che il Pontefice ha sottoposto alla riflessione, anche per superare visioni troppo rigide sul significato di silenzio e parola: «è proprio dell’essenza di ogni forma di linguaggio l’essere rapportata al silenzio. Solo dal confluire di queste due componenti risulta il fenomeno nella sua interezza. Esse si determinano reciprocamente, poiché soltanto chi sa tacere, può veramente parlare nello stesso modo che l’autentico silenzio è possibile solamente a chi sa parlare. Il vero silenzio non significa una mera entità negativa, tale da rimanere inespressa, ma un comportamento attivo, una commozione fervida della vita interiore, commozione nella quale tale silenzio diviene padrone di sé stesso. Solo da questa commossa serenità proviene alla parola quella forza silenziosa che la rende compiuta. Il silenzio, inoltre, è un manifestarsi di quell’immagine percepita dai sensi che si rivela allo sguardo interiore. Solo in tale manifestarsi se ne può esperimentare la potenza di significato, e solo da questa esperienza la parola trae tutta la sua energia di espressione.
«Priva di questo rapporto col silenzio, la parola diviene vaniloquio; senza questo rapporto con la parola, il silenzio diviene mutismo. Questi due elementi — insieme — formano un tutto, ed è un fatto che induce a riflettere la circostanza che per questo tutto non esista alcun concetto. In esso esiste l’uomo» (da Linguaggio – Poesia – Interpretazione, Brescia, Morcelliana, 2000, 15 s).
Notiamo, in conclusione, che nel testo di Benedetto XVI non è dato alcun riferimento riservato ad «addetti ai lavori»; non presenta dunque la comunicazione come un argomento per esperti o professionisti. Il messaggio implicito è chiaro: la comunicazione è un fatto antropologico, umano, e riguarda tutti.
 
La Civiltà Cattolica
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Cari fratelli e sorelle,

all'avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato.

Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall'altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all'altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l'espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l'informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un'autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di "ecosistema" che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni.

Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l'uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti. Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l'attenzione di molti verso le domande ultime dell'esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E' importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può essere più eloquente di una risposta affrettata e permette a chi si interroga di scendere nel più profondo di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio ha iscritto nel cuore dell'uomo.

Questo incessante flusso di domande manifesta, in fondo, l'inquietudine dell'essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza all'esistenza. L'uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel nostro tempo in cui "quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali" (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011).

Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l'uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità. Non c'è da stupirsi se, nelle diverse tradizioni religiose, la solitudine e il silenzio siano spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose. Il Dio della rivelazione biblica parla anche senza parole: "Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l'esperienza della lontananza dell'Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. (...) Il silenzio di Dio prolunga le sue precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel mistero del suo silenzio" (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 30 settembre 2010, 21). Nel silenzio della Croce parla l'eloquenza dell'amore di Dio vissuto sino al dono supremo. Dopo la morte di Cristo, la terra rimane in silenzio e nel Sabato Santo, quando "il Re dorme e il Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli" (Ufficio delle Letture del Sabato Santo), risuona la voce di Dio piena di amore per l'umanità.

Se Dio parla all'uomo anche nel silenzio, pure l'uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio. "Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice" (Omelia, S. Messa con i membri della Commissione Teologica Internazionale, 6 ottobre 2006). Nel parlare della grandezza di Dio, il nostro linguaggio risulta sempre inadeguato e si apre così lo spazio della contemplazione silenziosa. Da questa contemplazione nasce in tutta la sua forza interiore l'urgenza della missione, la necessità imperiosa di "comunicare ciò che abbiamo visto e udito", affinché tutti siano in comunione con Dio (cfr 1 Gv 1,3). La contemplazione silenziosa ci fa immergere nella sorgente dell'Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo, il suo Messaggio di vita, il suo dono di amore totale che salva.

Nella contemplazione silenziosa emerge poi, ancora più forte, quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia dell'umanità. Come ricorda il Concilio Vaticano II, la Rivelazione divina si realizza con "eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto" (Dei Verbum, 2). E questo disegno di salvezza culmina nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione. Egli ci ha fatto conoscere il vero Volto di Dio Padre e con la sua Croce e Risurrezione ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà dei figli di Dio. La domanda fondamentale sul senso dell'uomo trova nel Mistero di Cristo la risposta capace di dare pace all'inquietudine del cuore umano. E' da questo Mistero che nasce la missione della Chiesa, ed è questo Mistero che spinge i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell'amore che promuove la dignità dell'uomo e che costruisce giustizia e pace.

Parola e silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell'evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell'agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo. A Maria, il cui silenzio "ascolta e fa fiorire la Parola" (Preghiera per l'Agorà dei Giovani a Loreto, 1-2 settembre 2007), affido tutta l'opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale.

Dal Vaticano, 24 gennaio 2012, Festa di san Francesco di Sales

Benedictus PP XVI

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