Chiesa e Comunicazione

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Presentiamo l'attività del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (Aprile 2011 – Settembre 2013) ilustrate dall' Eccmo. Arcivescovo Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali alla Assemblea Plenaria 2013

MESSAGGI PER LA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

46ª GIORNATA – Anno 2012
"Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione."

Ogni anno, come di consuetudine, con il suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il Papa cerca di analizzare la cultura della comunicazione per offrire suggestioni all'uomo di oggi e orientare l'azione pastorale della Chiesa. Negli ultimi anni, Benedetto XVI è stato particolarmente attento ai processi e alle dinamiche della comunicazione, soprattutto nel contesto della trasformazione culturale generata dagli sviluppi tecnologici.
Nel Messaggio del 2012, Benedetto XVI ha voluto evidenziare un elemento "classico" della comunicazione: "il silenzio", o meglio il binomio "silenzio-parola", un aspetto fondamentale sempre più importante nell'ambito della cultura digitale.
Il silenzio non è, infatti, mancanza di comunicazione. Esso fa parte del flusso di messaggi e informazioni che caratterizza la nuova cultura della comunicazione. "Esiste un silenzio che è un elemento primordiale sul quale la parola scivola e si muove, come il cigno sull'acqua. Per ascoltare con profitto una parola, conviene creare dapprima in noi stessi questo lago immobile .... La parola sorge dal silenzio, e al silenzio ritorna". (Jean Guitton, La Solitude et le silence)
In questo Messaggio troviamo una riflessione umana profonda sull'importanza del silenzio al cuore della comunicazione. Il silenzio parla e può esprimere vicinanza, solidarietà e attenzione agli altri. Il silenzio è un modo forte per manifestare il nostro rispetto e il nostro amore per gli altri. Nel silenzio ascoltiamo l'altro, diamo priorità alla sua parola. Il silenzio è, dunque, un atteggiamento attivo, poiché permette e dà spazio all'altro per parlare. "Parlare significativamente può soltanto colui che può anche tacere, altrimenti sono chiacchiere; tacere significativamente può soltanto colui che può anche parlare, altrimenti è un muto. In tutti e due questi misteri vive l'uomo; la loro unità esprime la sua essenza." (Romano Guardini, Virtù. Temi e prospettive della vita morale).
Il silenzio fortifica il legame tra due persone. Nel silenzio riesco a capire chi è l'altro e proprio in questo trovo me stesso. Il silenzio mi permette di essere attento al contenuto della comunicazione. Il silenzio serve per riflettere, pensare, valutare, giudicare la comunicazione. Il silenzio ci aiuta a vedere e in esso riesco a dare il giusto significato alla comunicazione e a non essere unicamente sommerso dal volume della stessa comunicazione.
Il silenzio diventa sempre più importante in quel flusso di domande che in un certo senso è il motore della moderna cultura della comunicazione. Il silenzio ci permette di ascoltare attentamente le domande per discernere ciò che l'altro sta cercando di comunicare. Nella nostra cultura c'è il rischio di non ascoltare la domanda dell'altro e di cercare di imporre risposte prefabbricate, ma è proprio nel silenzio che può fiorire quel dialogo fra colui che fa la domanda e colui che cerca di rispondere. In questo c'è un dialogo, c'è un'interattività e c'è una vera ricerca della verità.
Benedetto XVI suggerisce che al cuore di questo flusso di domande c'è una domanda fondamentale che è la ricerca della Verità; da qui nasce l'importanza del silenzio come luogo privilegiato in cui il soggetto umano si trova davanti a se stesso e davanti a Dio. Benedetto XVI nota come il silenzio e la solitudine siano stati fondamentali in tutte le grandi religioni come luoghi di incontro con il mistero e "l'uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio".

47ª GIORNATA – Anno 2013
"Social Network: portali della verità e della fede, nuovi spazi per l'evangelizzazione".
Il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013 può essere forse meglio compreso come l'ultimo capitolo della sua riflessione permanente sui nuovi media. Negli ultimi cinque anni, Papa Benedetto ha mostrato grande attenzione alla realtà in evoluzione dei media digitali e al loro significato per l'umanità e la Chiesa. Nel 2013 ha prestato attenzione ai social network, preoccupandosi di invitare le persone ad apprezzare il potenziale di queste reti per contribuire alla promozione dello sviluppo umano e della solidarietà. Egli delinea alcuni degli atteggiamenti fondamentali e degli impegni richiesti a coloro che sono attivi nei social network, se si vuole che sviluppino questo potenziale. Inoltre, durante l'Anno della Fede, si rivolge ai credenti impegnati nelle reti sociali e chiede loro di riflettere su come la loro presenza può contribuire a far conoscere il messaggio evangelico dell'amore di Dio per tutti gli uomini.
Benedetto XVI dà per scontata l'importanza dell'ambiente digitale come una realtà nella vita di molte persone. Non si tratta di una sorta di mondo parallelo, o solo virtuale, ma di un ambiente esistenziale in cui le persone vivono e si muovono. Si tratta di un "continente" in cui la Chiesa deve essere presente e in cui i credenti, se vogliono essere autentici, dovranno cercare di condividere con gli altri la fonte più profonda della loro gioia e della loro speranza, Gesù Cristo. Il forum creato dai social network ci permette di condividere la verità che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, di ascoltare gli altri, di conoscere i loro interessi e le loro preoccupazioni, di capire chi sono e che cosa stanno cercando.
Il Papa individua alcune delle sfide che dobbiamo affrontare se vogliamo che la nostra presenza sia efficace. Dobbiamo migliorare la nostra conoscenza del linguaggio dei social network, un linguaggio che nasce da una convergenza di testo, immagini e suoni, un linguaggio che si caratterizza per la sua brevità e mira a coinvolgere i cuori e le menti, ma anche l'intelletto. A questo proposito, il Papa ci esorta ad attingere al nostro patrimonio cristiano, ricco di segni, simboli ed espressioni artistiche. Abbiamo bisogno di ricordare una verità fondamentale della comunicazione: la nostra testimonianza - le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento - è spesso più eloquente delle nostre parole per esprimere chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, Benedetto XVI suggerisce che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti può essere una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti. Nonostante le sfide, dobbiamo sempre sperare. Ricordiamo la «forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo».

IL SITO WEB DEL PCCS

https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRExViuFJQKbBrO0EWCRZ2HelIOV9EkdmhRF8YLDYOBLyF2nSt8cgDal febbraio 2011 abbiamo rinnovato la presenza online del Dicastero tramite il nuovo sito web www.pccs.va che ha valorizzato la tecnologia di "software libero Joomla" e che, a tutt'oggi, funziona nelle lingue Italiano, inglese, spagnolo, portoghese e francese.

Il sito è una finestra di presentazione, con informazioni su questo Pontificio Consiglio, e due concetti comunicativi aiutano a comprendere il suo funzionamento:

a) Il portale è uno scaffale virtuale dove i nostri visitatori possono trovare, scaricare e condividere riflessioni e risorse sulla comunicazione nella Chiesa. Per questo, tutta l'informazione viene sistematizzata in categorie come: magistero, documenti, discorsi, risorse pastorali, congressi e giornate.

b) Esso è anche punto d'incontro per i comunicatori cattolici che possono trovare sul sito informazioni su attività, eventi e notizie varie sulle iniziative che le chiese locali svolgono nel campo dei media. A questo proposito, il sito viene aggiornato, nelle diverse lingue, quasi giornalmente con "news su Chiesa e comunicazione" .

Integrazione delle Reti Sociali

Il sito è integrato da diversi profili di social networks, tra i quali ha maggiore risalto il profilo di Twitter @PCCS_VA. Inaugurato a maggio 2011, ha raggiunto la ragguardevole meta di 75.000 "followers" e acquisito un carattere d'ufficialità come presenza del Dicastero nelle Reti Sociali.
Tutti gli articoli del sito web www.pccs.va sono sincronizzati con il profilo di Twitter e la Pagina di Facebook creata per il progetto Inter Mirifica.net (leggi sotto).
È quindi possibile fare delle incursioni sulle Reti sociali quali Pinterest, Picasa e Youtube utilizzando spazi interattivi per far conoscere le attività del Pontificio Consiglio.
È stato aperto anche un canale su Youtube, dove si caricano gli interventi video dell'Arcivescovo Celli .

Twitter - @pontifex

http://4.bp.blogspot.com/-JOaTTbHNwIg/Tx83WAEPzYI/AAAAAAAAAY8/9TjmPbUr-Os/s1600/2012-01-24_papatw.jpgNel dicembre 2012, il PCCS, su mandato dalla Segreteria di Stato, ha contribuito ad aprire e lanciare il profilo del Santo Padre, Benedetto XVI su Twitter.

La presenza del Papa su Twitter è un'espressione concreta della convinzione che la Chiesa deve essere presente nel mondo digitale. Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2011, Papa Benedetto XVI specificava che: "II web sta contribuendo allo sviluppo di nuove e più complesse forme di coscienza intellettuale e spirituale, di consapevolezza condivisa. Anche in questo campo siamo chiamati ad annunciare la nostra fede che Cristo è Dio, il Salvatore dell'uomo e della storia, Colui nel quale tutte le cose raggiungono il loro compimento (cfr Ef 1,10)". E nel Messaggio per il 2012, è entrato ancor di più nel dettaglio: "Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l'uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nell'essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità."

La Chiesa è già ampiamente presente in quest'ambiente – esiste una vasta gamma di iniziative, dai siti internet ufficiali di varie istituzioni e comunità, ai siti personali, blogs e micro-blogs di personalità del mondo ecclesiale e di singoli credenti. La presenza del Papa su Twitter è in definitiva un appoggio agli sforzi di questi pionieri per assicurare che la buona novella di Gesù Cristo e l'insegnamento della sua Chiesa possano permeare quel luogo pubblico di scambio e di dialogo creato dai social media. La presenza del Papa vuole essere un incoraggiamento a tutte le istituzioni ecclesiali e ai credenti a porre attenzione nello sviluppare un profilo appropriato per sé e per le proprie convinzioni nel "continente digitale". I "tweets" del Papa saranno disponibili a credenti e non credenti per condividere, discutere e incoraggiare il dialogo. C'è da sperare che i brevi messaggi del Papa, e i messaggi più completi che essi cercheranno di trasmettere, sollevino domande di persone di differenti Paesi, lingue e culture. Queste domande potranno a loro volta essere affrontate dai credenti e dai responsabili delle Chiese locali, che si troveranno nella posizione migliore per misurarsi con esse e, soprattutto, per essere vicini a coloro che si interrogano. "Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l'attenzione di molti verso le domande ultime dell'esistenza umana: chi sono? Che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? Che cosa posso sperare? E' importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo" (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012).

I primi tweet del Papa sono stati inviati il 12 dicembre 2012, festa di Nostra Signora di Guadalupe. Nel suo primo tweet, inviato in inglese a conclusione dell'Udienza Generale, ha scritto: «Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via Twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore». Poco dopo è stato diffuso nelle altre sette lingue dal suo account @pontifex. Il primo tweet che ha inaugurato il lancio ufficiale dell'account è stato inviato proprio dal Santo Padre Benedetto XVI da un tablet, a conclusione dell'udienza generale nell'Aula Paolo VI. Ho assistito il Papa, insieme con il Segretario particolare del Santo Padre, l'attuale Prefetto della Casa Pontificia, Mons. Georg Gänswein. Erano presenti anche due nostri stagisti, studenti della Villanova University, e una giovane giornalista messicana. Il primo tweet, inviato in diretta, è stato di introduzione. Nel corso della giornata, il Papa ha risposto via Twitter a tre diverse domande, che sono state scelte fra quelle provenienti da tre diversi continenti.

L'evento è stato proiettato su un maxischermo nell'Aula delle udienze tra gli applausi dei fedeli presenti, molti dei quali provenivano dal Sudamerica. Il primo tweet ha avuto un'ampia risonanza mediatica, sia sulla stampa sia tra i followers, al punto che gli utenti Twitter si sono iscritti numerosi agli otto account del Santo Padre, raggiungendo un milione di followers poco prima del lancio e 1.600.000 persone entro la giornata del lancio. Qualche mese dopo, la lingua latina è stata aggiunta agli account con radice @pontifex, portando a nove le lingue degli account di Twitter.

Nel febbraio 2013, prima della chiusura dell'account per l'inizio della Sede Vacante, gli iscritti avevano superato i 2.700.000 followers. L'iniziativa è sorta dal desiderio di Benedetto XVI di mettere a frutto le opportunità offerte dai nuovi media per diffondere il più possibile il messaggio evangelico, anche nell'ambiente digitale, cogliendo in tal modo le sfide della nuova cultura della comunicazione che si sta delineando nel mondo dei social networks, sempre più parte integrante dell'esperienza sociale delle persone e, in particolare, dei giovani.

Dopo la Sede Vacante, con l'elezione di Papa Francesco e la sua decisione di riattivare gli account di Twitter, il numero dei followers è cresciuto in modo vertiginoso, ad un passo di un milione al mese, per raggiungere oggi quasi dieci milioni. Lo spagnolo è l'account più seguito, con quasi 4 milioni di followers. Ma ancora più importante del numero di followers, sono il numero dei retweet. Ogni tweet in spagnolo viene inoltrato (re-tweetato) più di 11,116 volte, mentre quelli in inglese con una media di 8,219 volte.
Per questo, uno studio della multinazionale di pubbliche relazioni Burson-Marsteller, pubblicato sul loro sito "Twiplomacy" a luglio, ha dichiarato Papa Francesco il leader più "influential" del mondo e il secondo leader del mondo più seguito, dopo Barak Obama. Twiplomacy analizza la presenza dei leader mondiali su Twitter, visto che è un piattaforma molto importante oggi. Nei due mesi dopo la pubblicazione di quel dossier, Papa Francesco ha aggiunto più di due milioni e mezzo di followers.

Inter Mirifica.net

https://fbcdn-sphotos-e-a.akamaihd.net/hphotos-ak-prn1/1186829_626524970720938_1562412765_n.jpgIntermirifica.net è un direttorio multimediale online che fornisce informazioni e contatti sulle organizzazioni cattoliche presenti nell'ambito della comunicazione.
Creato nel 2009, si è evoluto in una piattaforma web che mira a incoraggiare il networking e la comunicazione tra le persone e gli enti cattolici che attuano progetti di comunicazione nel mondo.
Intermirifica.net è un wiki, di conseguenza gli utenti registrati possono costruire e migliorare questo database che, fino ad oggi (settembre 2013), conta 1.552 utenti da tutto il modo. Essi hanno inserito 3.752 entità di media cattolici con le informazioni del relativo contatto. Recentemente si è introdotta la possibilità di far vedere anche le reti sociali delle entità di comunicazione.
La grande sfida per questo progetto, da oggi in poi, è di espandere il suo servizio coinvolgendo sempre più i numerosi comunicatori cattolici.

"Pope to You" - www.pope2you.net

http://imagens.rio2013.com/app/webroot/files/images/library/notices/medium/Pope2You_09072013183118.jpg

Un altro progetto del PCCS è "Pope to You" (www.pope2you.net): un portale lanciato nel maggio 2009 in occasione della 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, in cui sono i giovani stessi a diffondere la parola del Papa con immagini e messaggi. Negli ultimi quattro anni, il portale è stato una piattaforma e uno strumento utilissimo di animazione dei giovani per evangelizzare in occasioni speciali, come le Giornate Mondiali della Gioventù (GMG), le ricorrenze delle festività di Pasqua e Natale e le Giornate Mondiali della Pace. Il portale è stato un nodo centrale per la condivisione e la partecipazione dei giovani attraverso altre reti sociali come Facebook e Twitter.

Durante la GMG di quest'anno, molti giovani che non hanno potuto partecipare a Rio, hanno comunque potuto assistere agli avvenimenti grazie all'impegno dei loro compagni che hanno ripreso e ritrasmesso le immagini con i propri cellulari. Per l'occasione, il sito www.pope2you.net, in collaborazione con il Corriere della Sera online, ha pubblicato dei video girati da un gruppo di giovani operatori, che hanno voluto offrire l'esperienza dei pellegrini presenti all'evento. Inoltre, il sito ha permesso la raccolta e la condivisione di foto e di testimonianze usando la piattaforma Pinterest.

Pope2You è stato il primo esperimento del PCCS nel mondo dei social media e continua ad essere utile come piattaforma esterna ai media vaticani ufficiali per la partecipazione dei giovani nella vita della Chiesa e come cristiani che vogliono condividere con gli altri la loro fede.

 

Progetto .catholic

Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è responsabile della gestione del "Progetto .catholic" per conto della Santa Sede, riguardante l'introduzione del dominio ".catholic" nella rete Internet, rispettivamente in caratteri latini, cinesi, arabi e cirillici. Scopo del progetto è salvaguardare l'autenticità, la riconoscibilità e la provenienza del messaggio cattolico e della parola del Santo Padre nell'attuale piazza multimediale globale. Tali domini, o "gTLDs" (generic top-level domains), saranno riservati ad enti istituzionalmente connessi con la Santa Sede.
Il progetto è stato presentato ad ICANN, l'ente internazionale che coordina la gestione della rete Internet a livello globale. A giugno 2013 il PCCS ha ricevuto comunicazione ufficiale da ICANN di aver superato la fase di valutazione con esito positivo per tutti e quattro i domini. Le prossime tappe in vista dell'attivazione di questi ultimi nella rete riguardano la creazione di una struttura organizzativa che gestisca la registrazione da parte delle diocesi e istituti cattolici al fine di ottenere dei propri siti web all'interno del .catholic. Una volta definita tale struttura, si procederà alla fase contrattuale con ICANN e quindi alla comunicazione alle conferenze episcopali delle procedure di registrazione.


Risulta evidente il grandissimo potenziale pastorale del progetto che, per la prima volta, riunirà le principali componenti del mondo cattolico in un'unica aggregazione, universalmente riconoscibile nel mondo Internet. Il dominio .catholic, infatti, offrirà la possibilità agli utenti della rete di trovare con maggiore facilità i siti degli enti appartenenti alla Chiesa Cattolica nei motori di ricerca; allo stesso tempo, permetterà una maggiore affidabilità dei contenuti a vantaggio di quanti cerchino informazioni sulla fede cattolica. In ultima analisi, il nuovo dominio potrebbe comportare una maggiore integrazione della comunicazione tra le diverse diocesi e parrocchie del mondo, offrendo una piattaforma tecnologica consolidata per facilitare lo scambio di risorse ed esperienze, al fine di superare qualsiasi divario digitale della Chiesa.

News.va ( www.news.va )

https://encrypted-tbn1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTSiHX1Sn5ZXl1hhUf0tqPB63Thrj7jED69odCAgVBjATEbkJ_gNel corso del 2011, è stato realizzato un progetto, sempre su mandato della Segreteria di Stato, per la diffusione più rapida e affidabile della parola e dell'attività del Santo Padre: il lancio di un nuovo portale multimediale Vaticano News.va. Papa Benedetto XVI ha lanciato il portale e ha inviato il primo tweet di un Papa.

Nel lanciare martedì pomeriggio, 28 giugno, prima dei Vespri della solennità dei Santi Pietro e Paolo, il nuovo portale della Santa Sede News.va, Benedetto XVI ha anche accolto la mia proposta di rivolgere la sua benedizione al popolo della rete. Il Santo Padre stesso ha toccato l'icona di un iPad per lanciare il portale News.va; quindi ha inviato il tweet, dando notizia del lancio.

Un briefing di presentazione di questo nuovo portale vaticano si era svolto il giorno prima, 27 giugno, presso la Sala Stampa della Santa Sede. Durante la presentazione, ho spiegato che il PCCS aveva portato a compimento l'incarico affidatogli dalla Segreteria di Stato di sviluppare il nuovo portale multimediale della Santa Sede News.va, operativo online dal 29 giugno, inizialmente in italiano e inglese. Nei mesi successivi, si sono aggiunte le lingue spagnola, francese e portoghese.

Il sito News.va è un portale che raggruppa i contenuti di tutti i media tradizionali del Vaticano (radio, giornale, televisione) progettato appositamente per rispondere alle esigenze della nuova realtà digitale e delle reti sociali. Lo scopo di News.va è riportare in un unico sito i contenuti dei singoli media vaticani e dare risalto alle ultime notizie da questi selezionate. Tale convergenza contribuisce a facilitare la consultazione, la condivisione e quindi la diffusione delle notizie relative al Vaticano, attualmente pubblicate. Il portale presenta al visitatore un'interfaccia grafica moderna, semplice e pulita, attraente e uniforme, creando un'unità e compiendo una convergenza dei nostri media, almeno virtuale, in un'epoca in cui la convergenza di piattaforme e contenuti è un dato di fatto.

News.va è inoltre un sito multimediale in quanto dispone di testi, foto, audio e video; è attualmente disponibile in 5 lingue (inglese, spagnolo, francese, italiano e portoghese) ed è ampiamente presente nei social media, in particolare su Facebook, Twitter, Youtube e Flickr. Ci sono dai 40 ai 50 mila visitatori al portale ogni giorno e i numeri sono in aumento. Le funzionalità del portale e i contenuti offerti vengono continuamente aumentate.

Inoltre, News.va dispone di una app che permette di consultarne i contenuti tramite dispositivi mobile (smartphone e tablet), mezzi sempre più usati nella navigazione via web: la app si chiama "The Pope App", un nome scelto per catturare la curiosità dell'utente e sottolineare l'identità e la natura dei contenuti. E' un'applicazione gratuita che permette di seguire in diretta gli interventi del Santo Padre, di ricevere in anteprima le notifiche dell'inizio degli eventi, di leggere le ultime notizie su Papa-Vaticano-Chiesa, i documenti ufficiali, compresi i discorsi, e di accedere alle gallerie con le ultime immagini e video. "The Pope App" è diventato il mezzo preferito per consultare le notizie di News.va: attirano moltissimo le foto e i video, alle volte molto più del testo scritto. Dal lancio dell'app a febbraio, ci sono stati più di 400,000 installazioni di essa per piattaforma Android, iPad e iPhone. Durante il periodo del Conclave, la versione per iPhone è stata in cima alle app più scaricate del momento.

Inoltre, abbiamo sviluppato una versione speciale di News.va per iPad e per chi preferisce consultare il sito web direttamente e non attraverso l'app. La versione di visualizzazione tablet (t.news.va) offre una nuova esperienza di News.va e facilita la consultazione e la lettura delle notizie.

La presenza di News.va su Facebook è particolarmente importante, in quanto spesso il traffico supera ampiamente le visite allo stesso portale. La presenza delle istituzioni della Chiesa sui social network è importante: per la prima volta, grazie alle nuove tecnologie di rete, si dispone di strumenti per costruire un dialogo diretto con le persone in tutto il mondo.

Il portale di News.va su Facebook ci permette di rilevare la qualità e la quantità del bacino di utenza che riceve il messaggio evangelico del Santo Padre, nonché di facilitarne la diffusione. E' importante per la Chiesa cogliere le opportunità che offrono i social network di ricevere un "feedback" immediato su come venga recepita la sua immagine e il suo messaggio dai fedeli in tutto il mondo. Per la prima volta, è possibile per i cattolici di diverse nazioni, culture e tradizioni, trovarsi in un forum comune, facilmente accessibile, e confrontare la propria esperienza e comprensione del messaggio evangelico.

Di seguito, sono elencate alcune considerazioni sull'importanza della presenza dei media cattolici sui social network, in base alla nostra esperienza di News.va su Facebook:

- CONTATTO CON LA GENTE: Facebook permette di ampliare giorno per giorno il bacino di audience del portale News.va nelle diverse lingue, grazie alla possibilità per gli utenti di condividere le notizie con i propri contatti in rete. I dati analizzati ci mostrano che le notizie pubblicate raggiungono, nell'arco di un mese, circa 3.000.000 di utenti in tutto il mondo nella lingua inglese, 5.800.000 nella lingua spagnola, 925.000 in italiano, 135.000 in francese e 350.000 in portoghese, per una portata di oltre dieci milioni di visualizzazioni. Le cifre totali dei visitatori aumentano di giorno in giorno di alcune centinaia. News.va Facebook ci permette di interagire con un sempre maggior numero di utenti e anche di instaurare con loro un dialogo sulle diverse tematiche trattate dalle notizie, grazie alla possibilità di inserire commenti per iscritto in calce ai post.

- ORIENTAMENTO SPIRITUALE: i post con maggiore successo sono quelli che presentano un messaggio evangelico, in particolare le omelie giornaliere del Santo Padre a Santa Marta, i discorsi delle udienze e dell'Angelus e i pensieri spirituali riguardanti le festività liturgiche. Molti utenti sono sacerdoti, missionari o catechisti e ci comunicano di prendere spesso spunto dalle catechesi che pubblichiamo su News.va per il proprio lavoro. Molte persone laiche scrivono sulla pagina Facebook di News.va per chiederci informazioni riguardo a nozioni fondamentali della fede cattolica.

- AFFIDABILITA' DELLE FONTI: i lettori di News.va affermano di essere soddisfatti dell'esistenza di un portale ufficiale da cui poter avere direttamente le informazioni riguardanti il Santo Padre. Molti utenti ci chiedono, infatti, di leggere i testi integrali dei discorsi. Rileviamo quindi un profondo interesse da parte degli utenti, che desiderano essere aggiornati quanto più possibile sui messaggi del Papa.

- VICINANZA AL SANTO PADRE: uno dei punti di forza di News.va Facebook sono le immagini. Le persone hanno la possibilità di vedere in tempo reale il Santo Padre, tramite foto e video. In molti paesi i media tradizionali non riportano notizie relative al Papa, quindi News.va è un mezzo importante che permette ad un pubblico di essere più vicino a Sua Santità. Un particolare merito deve essere attribuito alla Pope App, la applicazione per cellulari che permette di leggere le ultime notizie relative al Papa, nonché guardare foto e video in streaming.

SETTORE AUDIOVISIVI / MEDIA PROJECTS
http://static2.demotix.com/sites/default/files/imagecache/a_scale_large/1800-7/photos/1363381936-rome-gets-ready-for-first-angelus-of-pope-francis-in-vatican-city_1874867.jpgDesidero ora illustrare i nuovi compiti e ruoli assegnati al settore audiovisivi di questo Pontificio Consiglio a partire dal mese di maggio del presente anno, per fare comprendere meglio la nuova realtà in cui i due uffici operano attualmente.
Lo sviluppo e l'uso delle nuove tecnologie di comunicazione, i passati eventi delle dimissioni del Santo Padre e il Conclave per l'elezione del nuovo Pontefice, hanno di fatto messo sempre più in evidenza le problematiche legate alla separazione della gestione degli accrediti e al rilascio dei permessi per riprese fotografiche e televisive.
Fino ad aprile del presente anno, infatti, gli accrediti di natura giornalistica (stampa scritta) erano affidati alla Sala Stampa della Santa Sede, mentre gli accrediti degli operatori video e dei fotografi erano affidati alla sezione audiovisivi del PCCS.
La nuova realtà della comunicazione ha reso però sempre più labile il confine tra carta stampata e audiovisivo e la distinzione netta fra le funzioni di corrispondente/redattore e operatore/fotografo, sempre più spesso chiamati ad essere un'unica figura, o ad alternare e condividere i ruoli.
Nell'ambito di una revisione generale del sistema di accreditamento e di autorizzazioni degli operatori dell'informazione in Vaticano, dettata dai problemi emersi concretamente sul campo, la Segreteria di Stato ha ritenuto necessario adottare il principio dell'unificazione degli accrediti.
E' venuta così a cadere la distinzione, finora in uso, tra "stampa scritta" e "settore audiovisivi", dalla quale derivava la distinzione delle rispettive competenze tra Sala Stampa e PCCS.
Il Dott. Angelo Scelzo, già Sotto-Segretario di questo Pontificio Consiglio e responsabile di quello che era il Servizio Audiovisivi, dirige l'ufficio accreditamento unico e unificato della Sala Stampa. Secondo i nuovi compiti e ruoli assegnati, detto ufficio dovrà gestire sia gli accrediti di natura giornalistica (già prerogativa della SS) sia gli accrediti foto e video, affidati prima alla sezione audiovisivi del PCCS, nell'ambito della cronaca e dell'attualità (reportage e servizi di approfondimento, speciali). In sintesi, esiste una gestione unica e unificata per il settore "news".
Alla sezione audiovisivi del PCCS, ora rinominata MediaProjects, resta il compito di gestire i progetti (documentari, serie televisive, produzioni televisive di lunga durata e pubblicazioni fotografiche).
A questa sezione continua ad essere affidata la valutazione preliminare e di merito dei progetti e l'emissione di autorizzazioni per riprese foto e video nell'area progetti.

Per illustrare e sintetizzare al meglio le variazioni intervenute, vi mostro un semplice specchietto che riassume la situazione precedente e quella attuale.

COMPITI PRIMA (fino al 30/04/2013) OGGI (dal 01/05/2013)
Accredito STAMPA Sala Stampa Sala Stampa
Accredito FOTO e VIDEO PCCS Sala Stampa
Autorizzazioni riprese (VIDEO o FOTO) NEWS PCCS Sala Stampa
Autorizzazioni riprese (VIDEO o FOTO) PROGETTI PCCS PCCS

Alla luce di questa nuova assegnazione di ruoli e distribuzione di competenze, si è intensificato il lavoro di sinergia tra SS e PCCS per cercare di operare una chiara distinzione tra news e progetti ed indirizzare così il lavoro verso i giusti canali, operando una diversa trattazione delle richieste.
Nell'ambito dei progetti, inoltre, si è reso sempre più necessario, sulla base di informazioni preliminarmente raccolte, operare una chiara classificazione tra progetti di natura commerciale e progetti di natura culturale/artistica, divulgativa/scientifica, di evangelizzazione, ciò al fine di procedere con una diversa trattazione degli stessi.

Il settore MediaProjects avrà quindi il compito di raccogliere tutte le informazioni necessarie alla valutazione dei progetti audiovisivi, di stabilirne la natura, di favorire, per quanto possibile, l'accoglimento delle domande di ripresa che, per il loro scopo e per la qualità, contribuiscano all'esatta e conveniente informazione dell'opinione pubblica sulla missione religiosa e morale della Santa Sede e sul suo patrimonio artistico e spirituale. Sarà poi compito del settore MediaProject avviare le procedure operative con gli organismi vaticani interessati che porteranno al rilascio dei permessi finali.
L'incremento delle produzioni, la varietà delle richieste e della provenienza rende necessario, da parte del PCCS, instaurare contatti sempre più frequenti e rapidi tra gli organismi interessati, per gli opportuni accordi di carattere tecnico-amministrativo. Occorre, infatti, far rispettare le condizioni che regolano la distribuzione e diffusione delle immagini in materia di diritti, applicate dalle diverse amministrazioni mediante contratti di concessione e il regolamento vigente all'interno dello Stato Vaticano, oltre ad organizzare gli accessi nei luoghi di ripresa, assicurando il corretto svolgimento del lavoro, con l'assistenza diretta sul campo. È poi fondamentale instaurare contatti con rappresentanti del mondo della comunicazione, esperti e consulenti esterni.
Negli ultimi tempi si è assistito ad un notevolissimo incremento di richieste che riguardano in modo particolare, non solo documentari sul patrimonio artistico e spirituale dello Sato ma soprattutto sulla figura e l'attività del Santo Padre e sugli aspetti "meno ufficiali", quelli cioè legati all'attività lavorativa quotidiana della Santa Sede.
In territorio Vaticano non sono consentite riprese di carattere cinematografico che rientrino nel genere fiction o che contemplino la presenza di attori e/o comparse.
Per far capire la varietà e le tipologie dei documentari realizzati, si allega una breve panoramica di alcune delle produzioni più importanti realizzate nell'anno 2012 e dall'inizio del 2013 a oggi (ALLEGATO 1).
E' necessario spendere un capitolo a parte per illustrare il periodo che va dalle dimissioni del Santo Padre Benedetto XVI, al Conclave, fino all'elezione di Papa Francesco: febbraio-marzo-aprile.
Nei mesi in cui si sono verificati tali eventi, a cui sono seguite le celebrazioni della Settimana Santa, il lavoro è stato intenso. A causa dell'enorme afflusso di media provenienti da ogni parte del mondo (vedere statistiche allegate) è stato necessario sospendere la maggior parte dei grandi progetti documentari e mettere in campo tutta la forza lavoro, concentrandola sugli eventi in corso.
Il compito di gestire gli accrediti secondo le indicazioni della Segreteria di Stato era già stato assegnato, ma non messo in atto, alla Sala Stampa, la cui struttura non si era ancora adeguata alle mutate esigenze tecnico/logistiche per far fronte alla straordinaria mole di lavoro.
Si è dunque resa necessaria la collaborazione congiunta del personale del PCCS e della Sala Stampa, come già avvenuto per la Beatificazione di Giovanni Paolo II nel maggio 2011. La Beatificazione è stata il "banco di prova" per sperimentare l'unificazione degli accrediti.
Il nuovo evento ha reso ancor più necessaria la collaborazione delle forze lavoro di entrambe gli organismi e l'attivazione del sistema di accreditamento online, già utilizzato durante la Beatificazione di Giovanni Paolo II, oltre all'allestimento di locali idonei all'accoglienza dei numerosi operatori media accreditati. I locali utilizzati sono gli stessi in cui si sta svolgendo la Plenaria, insieme alle salette adiacenti. È stata seguita la procedura dell'accredito congiunto (ora affidato alla Sala Stampa), cioè un accredito giornalistico unico e unificato, sia per la carta stampata sia per gli audiovisivi, valutato, approvato e rilasciato per l'occasione straordinaria dalla Sala Stampa e dal PCCS insieme (ALLEGATO 2).
I nuovi compiti assegnati e la riorganizzazione del settore hanno reso necessaria la creazione di un nuovo indirizzo di posta elettronica, rinominato Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , con una nuova grafica del sito www.mediaprojects.va.
Stiamo lavorando per semplificare le linee guida e pubblicare in italiano e inglese, sul sito summenzionato, tutte le informazioni utili alla raccolta dei dati necessari alla valutazione dei progetti: le condizioni alle quali le riprese sono subordinate, la documentazione necessaria per sottoporre una proposta di progetto e conoscere le modalità di richiesta e il regolamento recentemente aggiornato e approvato dalla Segreteria di Stato, con protocollo del 31 marzo 2011.
Sul sito si trovano anche i contatti del settore MediaProjects, alcuni link utili ed il calendario degli eventi (costantemente aggiornato) in cui è prevista la presenza del Santo Padre.
Al nuovo settore lavorano ora la Dott.ssa Laura Riccioni e il Dott. Francesco Macrì.

Corso di Formazione nelle comunicazioni sociali

SEMINARI DEL PCCS

BRASILE - DAL 12 AL 17 LUGLIO 2011

Nel 2008, il nostro Dicastero aveva radunato a Roma i Vescovi presidenti delle Commissioni di comunicazioni di tutto il mondo. A distanza di tre anni, si è tenuto a Rio di Janeiro il primo "Seminario di Comunicazione" sulle potenzialità e i rischi della cultura digitale per i Vescovi Brasiliani.
Questa prima esperienza, realizzata dal 12 al 17 luglio 2011, era stata organizzata dal PCCS, insieme alla Commissione di Comunicazione della Conferenza Episcopale del Brasile e all'Arcidiocesi di Rio de Janeiro, con il sostegno economico della CEI. In tale occasione hanno partecipato 70 Vescovi – tra 44 e 91 anni – rappresentanti di 55 diocesi brasiliane, che hanno riflettuto e dibattuto apertamente sulle sfide per la missione della Chiesa di fronte alla cultura originata dalle nuove tecnologie di comunicazione.
L'esperienza è risultata ampiamente positiva e si è deciso di continuarla come attività preponderante del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

LIBANO - DAL 17 AL 20 APRILE 2012

"La comunicazione come strumento di evangelizzazione, di dialogo e di pace in Medio Oriente".
Dal 17 al 20 aprile, per quattro giorni, il centro congressi Betania Harissa (Nostra Signora del Libano) a Beirut, in Libano, ha ospitato un seminario sul tema della Comunicazione in Medio Oriente come strumento di evangelizzazione, di dialogo e di pace per Vescovi e operatori della comunicazione della regione mediorientale.

Organizzato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, in collaborazione con l'Assemblea dei Patriarchi Cattolici d'Oriente, il seminario ha radunato 45 Patriarchi e Vescovi provenienti dal Libano, dalla Siria, dall'Egitto, dall'Iraq, dalla Giordania, dalla Terra Santa, da Cipro, dall'Armenia e dal Vaticano, oltre a una trentina di sacerdoti, religiosi, religiose, laici ed esperti nel campo dei media.
Il congresso ha analizzato i temi del Sinodo dei Vescovi del Medio Oriente, tenutosi a Roma nell'ottobre 2010, anche in previsione della visita in Libano di Sua Santità Papa Benedetto XVI, che ha consegnato l'Esortazione Apostolica alle Chiese del Medio Oriente.

GIORDANIA - DAL 10 ALL' 11 GIUGNO 2013

"I media arabi cristiani al servizio della giustizia, della pace e dei diritti umani"
Dal 10 all'11 giugno 2013, il Centro cattolico di studi e di formazione per i media ad Amman in Giordania, in collaborazione con il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha organizzato incontri e dibattiti tra religiosi cristiani e musulmani, intellettuali e operatori dei media di diversi Paesi del Medio Oriente, sul ruolo svolto dalle tecnologie della comunicazione nei processi di cambiamento del mondo arabo e sui media al servizio della pace e dei valori dell'umanità sofferente nella regione.

A queste riflessioni hanno partecipato in particolare il Patriarca latino di Gerusalemme, S.B. Mons. Fouad Twal, S.E. Mons. Celli, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, il Sig. Mohammad Momani, Ministro giordano per le Comunicazioni Sociali ed il Sig. Faisal Fayez, ex Primo Ministro giordano.
Questo seminario si colloca sulla scia del seminario per i Vescovi del Medio Oriente, che si è svolto in Libano nell'aprile 2012. Il centro è diretto da Don Rifaat Bader, sacerdote del Patriarcato latino di Gerusalemme.

Prossimi seminari

Durante il 2012, insieme al Dipartimento di Comunicazione del CELAM, abbiamo assunto l'impegno di suscitare e accompagnare i processi comunicativi del continente per promuovere spazi privilegiati di formazione per i Vescovi dell'America Latina. Grazie all'esperienza di Rio di Janeiro e di altri seminari realizzati in diversi continenti, abbiamo organizzato un itinerario di formazione per i Vescovi dell'America Latina, iniziando con la seconda edizione del seminario per Vescovi brasiliani, che avrà luogo a Recife-Brasile dal 4 all'8 di novembre 2013. Nel 2014 si dovrebbero realizzare a livello regionale dei seminari per i Vescovi del Centro America (febbraio), dei paesi Boliviani (marzo), del Messico (settembre) e del Cono Sud.
La caratteristica di questi seminari è aprire spazi pratici affinché i Vescovi, non solo "tocchino con mano" e familiarizzino con le nuove tecnologie, ma assumano anche una visione dei media, tale da non considerarli più strumenti, bensì uno spazio da abitare.

Corso di formazione a Cuba

 http://www.palabranueva.net/newPage/images/stories/2013_04/Breves/Breves%202.jpgDa ottobre 2010 ad aprile 2013, a La Havana, Cuba, si è tenuto un corso di specializzazione della durata di tre anni, con una sessione per ogni semestre, con 6 incontri settimanali e 19 discipline teoriche e pratiche. Gli studenti universitari che vi hanno partecipato conseguono un "diploma" su "Chiesa e Comunicazione".
Il corso, organizzato dal PCCS e dalla Conferenza Episcopale Cubana, è stato sponsorizzato dalla Fondazione Götz e ha visto coinvolti 16 professori e decani di diverse Università Pontificie del Continente Latinoamericano ed Europeo.
Il prossimo mese di febbraio saranno consegnati i "certificati" riconosciuti dal CELAM ai 30 allievi che avranno presentato la monografia concordata. L'attenzione massima in questo momento è concentrata sulla ricerca del finanziamento che permetta di fornire agli allievi computer portatili per mettere in pratica le abilità acquisite nel corso di questo itinerario formativo, unico nel suo genere, sino a questo momento.

 

Borse di studio
Dal marzo 2011, il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha erogato 5 borse di studio ad altrettanti studenti provenienti da : Paraguay, Libano, Colombia, Burkina Faso e Perù.

Cardinal Foley Scholarship Fund
Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, insieme al CAMECO e ad altre organizzazioni donatrici, ha fondato una borsa di studio con lo scopo di supportare la creazione di centri per la formazione di futuri leader nel campo della comunicazione in Africa e Asia (prevedendo di includere in futuro anche l'America Latina). Gli obiettivi sono: investire su persone locali qualificate affinché acquisiscano le competenze per formare nuovi comunicatori per la Chiesa all'interno delle facoltà di comunicazione, di teologia e dei seminari, ampliare i centri di formazione professionale dei sacerdoti, diaconi, religiosi e laici impegnati nel ministero della comunicazione delle Chiese locali. Di particolare importanza è l'identificazione di futuri coordinatori tra le strutture su base nazionale e regionale. Il Consiglio di Amministrazione ha tenuto la prima riunione il 18 aprile 2013 ed ha approvato il finanziamento di borse di studio per tre candidati, uno dei quali proveniente dall'India e due dal continente africano. CAMECO intende inoltre coinvolgere ulteriori organizzazioni donatrici, al fine di poter supportare il maggior numero possibile di richiedenti delle borse di studio.

Forum di "Dialogo" tra Teologia e Comunicazione


Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali coordina, insieme al Dipartimento della Comunicazione della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) e all'Università di Santa Clara (USA), l'iniziativa della creazione di un forum di "dialogo" che vede protagonisti teologi ed esperti nel campo della comunicazione della Chiesa. Questo progetto è stato ispirato dalla constatazione del Santo Padre, espressa ai partecipanti della Plenaria del Pontificio Consiglio, sulla necessità di identificare nuovi modelli e stili di comunicazione adatti a trasmettere il messaggio cristiano all'interno dei nuovi contesti sociali che si vanno formando nella rete. In particolare, laddove i nuovi linguaggi hanno un impatto sul modo stesso di vivere e di pensare, è fondamentale per la Chiesa elaborare nell'ambito dei nuovi media un modello di linguaggio comprensibile e idoneo a comunicare i temi della fede, che stimoli la riflessione teologica e faciliti la comprensione delle nozioni fondamentali del messaggio evangelico. Tali iniziative di "dialogo" si svilupperanno per mezzo di una serie di appuntamenti annuali, oltre ad un'intensa collaborazione online. La prima occasione di incontro è stata la Conferenza "Theology and Communications in Dialogue", che ha avuto luogo dal 25 al 27 giugno 2012 a Santa Clara; la seconda sessione annuale è stata tenuta dal 23 al 26 giugno 2013 ed ha suscitato un ampio interesse, ottenendo un esito positivo in quanto a idee per lo sviluppo di tematiche future. Ognuna delle due sessioni ha visto l'adesione di circa una trentina persone. Negli incontri è stata riconosciuta l'importanza di coinvolgere partecipanti provenienti sia dall'Africa sia dall'America del Sud al fine di facilitare un contributo diretto allo sviluppo delle tematiche di dialogo, cercando tuttavia di non superare un determinato tetto di presenze, per favorire uno svolgimento degli incontri il più costruttivo possibile. Altro fattore rilevante è stato l'aspetto ecumenico, grazie alla partecipazione di rappresentanti sia delle chiese ortodosse sia delle chiese protestanti. Alcune delle presentazioni fatte nel contesto del dialogo sono state rese note nell'edizione speciale della pubblicazione Communication Trends, nel numero di settembre 2013; è prevista inoltre un'edizione omnicomprensiva degli atti delle diverse sessioni di seminari in versione e-book.

LA FILMOTECA VATICANA

http://it-pic1.ciao.com/it/27791122.jpgIn questi ultimi due anni, la Filmoteca Vaticana ha continuato il suo lavoro di recupero e conservazione del materiale filmato. L'archivio conta circa 8.300 titoli, in vari supporti, che partono dal 1896 per arrivare ai nostri giorni.
Si tratta di filmati che documentano la vita della Chiesa e dei Pontefici, l'attività dei missionari, ma ci sono anche argomenti di arte, cultura, storia, oltre ad una discreta raccolta di film commerciali di rilevanza tematica ed artistica, con particolare attenzione al cinema cosiddetto spirituale. Tutto il materiale proviene da donazioni.
La Filmoteca Vaticana ha una parte di ambienti nel Palazzo San Carlo, all'interno dello Stato, dove sono gli archivi, una sala di proiezione di circa 54 posti, ristrutturata per adeguare le macchine ai moderni standard di suono e immagine, un laboratorio per gli interventi di restauro ed un piccolo centro studi per la consultazione del materiale.
In particolare, per la conservazione del materiale in pellicola, sono stati allestiti due cellari con una temperatura intorno ai 14° ed umidità relativa al 35%, che rappresentano le condizioni ottimali secondo le indicazioni della FIAF (Fédération Internationale des Archives du Film), di cui la Filmoteca Vaticana è Membro da anni. Questa Federazione, fondata a Parigi nel 1938, riunisce le istituzioni che, in tutto il mondo, consacrano la loro attività alla tutela del materiale filmato, testimonianza fondamentale dell'umanità, sia come opera d'arte sia come documento storico.
Da qualche anno prosegue il paziente lavoro di digitalizzazione del materiale, per tutelare le copie originali e allo stesso tempo venire incontro alle innumerevoli richieste di studenti, specialisti del settore, case di produzioni e canali televisivi che vogliono accedere all'archivio per realizzare tesi di laurea, documentari e programmi d'informazione. Le pellicole sono pulite prima manualmente, per eliminare la polvere, poi passate in un liquido rigenerante che le rende elastiche e dopo, grazie a un telecinema, è possibile farne una copia in DVD, eseguendo sul momento alcune operazioni per migliorare eventualmente l'immagine.

Il lavoro di digitalizzazione, oltre a facilitare un supporto per consentire velocemente l'accesso alle immagini, permette anche l'analisi dei contenuti e la scoperta, in molti casi, di documenti importanti e a volte unici.
Ritrovamenti e Digitalizzazioni
Nei due anni passati sono stati ritrovati e digitalizzati i seguenti titoli, qui elencati in ordine cronologico:
1. Assalto al treno, di Edwin S. Porter, del 1903, uno dei primi film con racconto lineare, ispirato alla rapina del 29 agosto 1900, quando la banda di Butch Cassidy assaltò il treno postale della Union Pacific Railroad, nel Wyoming;
2. Jeanne d'Arc, di Albert Capellani, del 1908;
3. Molly Pitcher, del 1912, storia di un'eroina della Rivoluzione Americana;
4. Pagine dal libro di Satana, di Carl T. Dreyer, del 1921, sull'influenza del maligno nella storia dell'umanità;
5. Nosferatu, di F.W. Murnau, del 1922, primo adattamento cinematografico del romanzo "Dracula" di Bram Stoker;
6. Quo Vadis?, del 1924, di Georg Jacoby e Gabriellino D'Annunzio;
7. Metropolis, del 1927, di Fritz Lang, profezia su una società futuristica divisa in classi e privata dei valori umani e spirituali fondamentali;
8. Bernadette, di Henry King, del 1943, ispirato al libro di Franz Werfel, "La canzone di Bernadette";
9. La porta del cielo, di Vittorio De Sica, del 1945, storia di alcuni passeggeri sul treno bianco diretto a Loreto;
10. Gli uomini non guardano il cielo, del 1951, di Umberto Scarpelli, sulla vita di Giuseppe Melchiorre Sarto, Papa Pio X;
11. Paolo VI all'Italsider, del 1968, sulla storica visita di Papa Montini nell'impianto siderurgico di Taranto il 24 dicembre che lì celebrò la Messa della Vigilia di Natale;
12. Apollo 8, del 1968, un documentario della NASA sulla missione nello spazio;
13. Apollo 11, del 1969, un documentario della NASA sulla missione nello spazio;
14. Titanic, del 1986, in cui viene presentata la figura di Padre Frank Browne, il padre gesuita irlandese imbarcato sulla storica nave, da cui scese prima dell'affondamento. La sua figura è famosa perché a bordo scattò tantissime foto che documentano gli arredi, gli ambienti e tutto quello che finì nelle profondità del mare.
15. Il Monastero di Santa Caterina sul Sinai, dichiarato patrimonio dell'umanità nel 2002 dall'UNESCO.

Come si può vedere dall'elenco, la tipologia di materiale è molto diversa. Tutti questi titoli sono stati ripuliti, recuperati, quando necessario restaurati, e per ciascuno è stata fatta una scheda dettagliata e una copia in digitale.
Nuove Acquisizioni
Tra le nuove acquisizioni si segnalano:
1. Alcuni viaggi apostolici di Giovanni Paolo II (ancora da visionare);
2. il viaggio apostolico di Giovanni Paolo II in Messico;
3. la visita di Giovanni Paolo II a Loreto;
4. il viaggio apostolico di Benedetto XVI a Barcellona nel 2010;
5. il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Benin nel 2011;
6. alcuni filmati sulla Santa Casa di Loreto;
7. Into the Vatican, su Pio XII;
8. The Vatican, su Pio XII;
9. Frate Sole, del 1918, di Ugo Falena, sulla figura di San Francesco;
10. The tree of life, di Terrence Malick, del 2011.

Il Concilio Vaticano II
Come già accennato, la Filmoteca Vaticana è punto di riferimento per tutti coloro che realizzano programmi sulla storia della Chiesa. In questi ultimi due anni molte case di produzione nel mondo hanno fatto riferimento all'archivio, ma vale la pena segnalare soprattutto l'attenzione al materiale sul Concilio Vaticano II che, in occasione dell'Anno della Fede, è stato particolarmente richiesto.
La Filmoteca conserva, infatti, oltre 200 ore di pellicola girata su questo importante evento e gran parte del lavoro degli ultimi due anni è stato dedicato alla sistemazione di questi originali in 16 mm.. Ogni bobina è stata rigenerata, dopo una pulitura meccanica e manuale, per ottenere la migliore qualità possibile di immagine. L'analisi dei contenuti è stata poi integrata in maniera dettagliata, facendo riferimento anche ai testi delle Cronache del Concilio Vaticano II. È stato così possibile contare su una sintesi esaustiva di detto materiale che è stata di grande utilità per tutti coloro che si sono rivolti all'archivio per la realizzazione di documentari sul Concilio Vaticano. Tra questi si segnalano in particolare: RAI, Rome Reports, TV2000, Centro Televisivo Vaticano, ZDF, Le Jour du Seigneur, Radio Renascenza.

Dvd sul Concilio Vaticano II
http://www.sanpiox.it/public/images/stories/immagini/Discussioni_romane/Concilio_Vaticano_II.jpgIn occasione dell'Anno della Fede, la Filmoteca Vaticana ha messo a disposizione questo prezioso materiale sul Concilio Vaticano II e il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, con il supporto tecnico di Micromegas Comunicazione, ha realizzato un DVD con 15 interviste e materiale inedito allo scopo di far conoscere questo evento, ancora vivo nella memoria della Chiesa, ma non più collocato nel corretto contesto storico ed ecclesiale. Le autorevoli testimonianze riportate nel DVD, tra cui diversi Cardinali di varie parti del mondo, sono un eloquente esempio di una prima sintesi ragionata e ricca di una pagina viva e vitale della storia della Chiesa.
Al progetto hanno collaborato tra gli altri, la Dott.ssa Vania De Luca, i Professori Giuseppe della Torre, Marco Vergottini e Lucio Coco, coordinati da S.E. Mons. Claudio Maria Celli e Mons. Giuseppe Scotti.
Detto documentario è stato anche trasmesso dalla RAI la sera del 12 ottobre scorso.
Presenza della Filmoteca Vaticana ad Eventi Culturali
La Filmoteca è stata presente in occasione di congressi, eventi cinematografici o culturali, e in alcuni casi sono stati proiettati alcuni filmati dell'archivio:
1. ha partecipato al Convegno Internazionale "Film and Faith", svoltosi alla Pontificia Università Lateranense, organizzato in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo ed il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali;
2. ha partecipato alla Settimana del Cinema Spirituale, che si svolge ogni anno a Barcellona;
3. è presente nei congressi annuali della FIAF, dove si facilitano collaborazioni tra i diversi archivi del mondo e si condividono esperienze nel campo della conservazione del materiale;
4. alla 1ª Edizione del Festival di Cine Sagrado, svoltasi a Bogotà, Colombia, sono stati presentati L'Inferno, del 1911, Il Poverello di Assisi, del 1911, Pastor Angelicus, del 1942;
5. al Seminario su "Povertà: Problema o occasione?", svoltosi presso la Pontificia Università Salesiana, nel contesto del Religion Today Filmfestival, sono stati presentati alcuni filmati girati dai padri missionari negli anni cinquanta e sessanta;
6. al Festival Francescano di Reggio Emilia è stato presentato Il Poverello di Assisi;
7. nelle due edizioni della Sagra Musicale Umbra, a Perugia, sono stati presentati Il Poverello di Assisi, Jeanne d'Arc, Pagine dal libro di Satana, Quo Vadis?.

Proiezioni
Nella sala "Cardinal Deskur", a Palazzo San Carlo, sono stati proiettati:
1. Pellegrino vestito di bianco, del 2010, produzione polacca su Giovanni Paolo II;
2. Cristiada, di Dean Wright, del 2011;
3. Maktub, di Paco Arango, del 2011, in occasione della presentazione della Settimana del Cinema Spirituale di Barcellona;
4. Un Gigante, del 2011, produzione RAI su Giovanni Paolo II.

Conclusioni
Da anni la Filmoteca Vaticana segue un progetto molto impegnativo che comporta un lavoro lungo e paziente. Insieme alla Cineteca Nazionale si sta cercando di realizzare una versione della Passion Pathé il più completa possibile. Detta Passion venne girata ad episodi nel corso dei primi anni del Novecento, sulla scia del successo che questi racconti riscuotevano sullo schermo. Nelle cineteche del mondo sono reperibili diverse edizioni e vari spezzoni e si sta cercando di reperire, grazie alla FIAF, ogni frammento esistente, sperando di poter un giorno montare una unica Passion.
Per quanto riguarda il lavoro della Filmoteca Vaticana, proseguiamo con pazienza e con i mezzi a disposizione, per conservare il materiale, ma anche per farlo conoscere, perché l'archivio possa essere una testimonianza viva della storia religiosa, umana, artistica, capace di parlare anche ai giovani di oggi.
Anche per questo siamo sempre disponibili ad accogliere gli studenti e tutti coloro che vogliono conoscere meglio la nostra struttura. Al momento, il telecinema a disposizione, pur se molto datato, ci consente di trasferire i filmati in digitale. Speriamo un giorno di poter trasferire tutto il materiale in un computer, facilitando così la ricerca di filmati, brani, il loro montaggio e la realizzazione di qualsiasi tipo di lavoro.

Progetto RIIAL
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Il PCCS è all'origine e gestisce con il CELAM il progetto della Rete Informatica della Chiesa in America Latina, una rete nata a metà degli anni Ottanta per facilitare e animare la comunicazione interna delle varie realtà cattoliche, con l'obiettivo di far arrivare il messaggio evangelico nelle periferie e supportare la formazione tecnica degli agenti pastorali.
Con lo sviluppo di Internet, la RIIAL ha abbracciato la missione di diffondere il Vangelo nell'ambito della cultura digitale. Per rispondere alle sfide e alle esigenze di questa nuova dimensione comunicativa e antropologica, il comitato RIIAL, composto dai rappresentanti delle Conferenze Episcopali latinoamericane, ha definito nell'ultimo incontro di aprile 2013 un Documento Base, contenente la visione, la natura, la missione e gli obiettivi in cui si orienta il lavoro comunicativo della RIIAL.
In particolare, la visione riguarda la proposta dei principi di discernimento per abitare la cultura digitale in comunione ecclesiale, in linea con le nuove tecnologie emergenti; la natura si ricollega al servizio della Nuova Evangelizzazione e del dialogo tra Chiesa e mondo; la missione consiste nel facilitare l'azione comunicativa delle chiese locali, aiutandole ad amplificare la propria rete di contatti per condividere risorse, competenze ed esperienze. A tal fine, gli obiettivi delineati riguardano l'animazione dei progetti di diocesi e comunità cristiane nella cultura digitale, favorendo la partecipazione dei settori popolari nella vita ecclesiale e sociale.
Il lavoro della RIIAL viene coordinato tramite una serie di incontri virtuali e presenziali a diversi livelli, sia in ambito locale che continentale. Di particolare rilevanza è stato il I Incontro dei Comunicatori delle Conferenze Episcopali dell'America Latina, realizzato in video-conferenza il 23 novembre 2012. La RIIAL ha inoltre pubblicato un libro, la Cultura Digital en America Latina, disponibile sia in formato cartaceo sia elettronico, nato da una ricerca interuniversitaria realizzata dalla Red Unid (un progetto intercontinentale che studia l'impatto delle tecnologie dell'informazione in ambito antropologico).
Il 20 febbraio 2012 la RIIAL ha raggiunto una nuova tappa a livello implementativo, includendo un referente di lingua portoghese all'interno della pastorale della comunicazione della Conferenza Episcopale Brasiliana (CNBB) e avviando la RIIBRA, la Rete Informatica della Chiesa in Brasile. Tale apertura rappresenta una risposta a nuove sfide, quali il problema della connettività legata alla posizione geografica delle comunità ecclesiali locali, della scarsità di risorse umane, finanziarie e formative. Per presentare il lavoro della RIIAL a livello nazionale, un gruppo di rappresentanti ha partecipato all'inizio di settembre 2013 a una trasmissione della TV cattolica Cançao Nova e ha visitato il settore dei servizi informatici della web TV Aparecida.
Tra gli obiettivi futuri della RIIAL ci sono: la progettazione del nuovo sito Internet che, grazie a nuove applicazioni per la comunicazione virtuale, permetterà ai diversi collaboratori di interagire in una nuova piattaforma; la formazione nei seminari, con l'introduzione di tematiche riguardanti l'evangelizzazione della cultura digitale, e la preparazione della prossima Riunione Continentale, nel secondo semestre del 2014.

Episcopo.net

http://www.centroguadalupe.org/imagenes/collage.jpgLa piattaforma di comunicazione digitale Episcopo.net, promossa dal PCCS e dal CELAM, è stata progettata e implementata dalla RIIAL presso il Centro Guadalupe in Argentina, con lo scopo di offrire servizi informatici specifici al contesto e alle esigenze delle Conferenze Episcopali dell'America Latina. In particolare, essa mira a dinamizzare la collegialità episcopale e la comunione tra le chiese della regione e i suoi pastori.
Episcopo.net è una piattaforma semplice da utilizzare e facilmente accessibile da qualsiasi dispositivo provvisto di connettività; offre servizi di video-conferenza per uso personale o di gruppo fino a 25 persone, un auditorium virtuale per 500 contatti e uno spazio riservato alla formazione, all'informazione e alla comunicazione.
Nella fase iniziale del 2012-13 sono stati realizzati vari incontri virtuali tramite la piattaforma Episcopo.net, tra i quali il rilancio dell'Osservatorio della Nuova Evangelizzazione, varie riunioni con i dipartimenti di comunicazione delle Conferenze Episcopali del continente, il I Incontro dei Comunicatori a novembre 2012 e la preparazione del meeting del comitato RIIAL per la redazione del nuovo Documento Base.
Oltre a favorire la promozione della comunione ecclesiale, Episcopo.net offre significativi vantaggi per quanto riguarda l'aspetto economico e l'efficienza logistica, in termini di tempo e di mobilità, in concomitanza con le necessità organizzative e le disponibilità degli agenti pastorali.

COORDINAMENTO DELLE TRASMISSIONI IN MONDOVISIONE

http://www.lospaccatv.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/papafrancesco1.jpg

Il PCCS ha la responsabilità di coordinare le trasmissioni in mondovisione delle celebrazioni del Santo Padre a Natale e a Pasqua, nonché gli avvenimenti speciali. Le trasmissioni sono disponibili attraverso una rete di copertura satellitare, in modo che possano essere captate e ritrasmesse dalle televisioni locali, nazionali e internazionali. Il PCCS lavora in sintonia con il Centro Televisivo Vaticano (CTV), la RAI-Eurovisione, e l'Eurovisione a Ginevra, da cui prenota il servizio World Feed che garantisce la copertura globale delle trasmissioni utilizzando fino a 5 satelliti da cui migliaia di Enti sono attrezzati per ricevere il segnale. La Radio Vaticana ha provveduto al suono internazionale delle trasmissioni ed ha offerto anche l'ospitalità nella Sala Marconi della propria Sede per il briefing dei telecronisti internazionali. Dal 1974 i Cavalieri di Colombo hanno sostenuto questo lavoro, pagando le spese di trasmissione satellitare e aiutando i Paesi con difficoltà di recezione per le spese di downlink.

Le trasmissioni in mondovisione comprendono eventi speciali e le celebrazioni più seguite durante l'anno liturgico della Chiesa.

Degli ultimi eventi speciali:

• La Santa Messa di inizio Ministero Petrino del Vescovo di Roma, il Santo Padre Francesco
• La Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

Le ricorrenze liturgiche più seguite:
• Il 1° gennaio, la S. Messa della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e la Giornata Mondiale della Pace
• La Settimana Santa, il Santo Triduo Pasquale, la Via Crucis al Colosseo, la Domenica di Pasqua seguita dal Messaggio del Santo Padre e dalla Benedizione "Urbi et Orbi"
• Il Santo Natale – la S. Messa della Notte e il Messaggio Natalizio con la Benedizione "Urbi et Orbi"

La stima delle televisioni o delle reti collegate alle trasmissioni è calcolata con la collaborazione delle Nunziature Apostoliche nel mondo, le Conferenze Episcopali e gli Enti stessi. Dato che il segnale satellitare è offerto a tutti senza costo di partecipazione, è diventato ancora più difficile precisare il numero di partecipanti effettivi alle trasmissioni. Inoltre, c'è ormai una vera ragnatela di trasmissione e ritrasmissione del segnale che è difficile misurare. Quindi, i nostri dati sono molto approssimativi. Le celebrazioni di Natale raggiungono in media 65 Paesi attraverso gli Enti più grandi, mentre quelle di Pasqua più di 60. Gli eventi speciali, come la Santa Messa d'inizio Ministero Petrino di Papa Francesco, e la beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II hanno raggiunto più di 70 Paesi.

Da notare anche che il PCCS, in collaborazione con il CTV e la Radio Vaticana, ha assicurato uno streaming live di tutte queste celebrazioni attraverso i siti web dei media Vaticani, la nostra App e anche su Youtube. Lo streaming offre un nuovo modo di trasmettere gli eventi in maniera capillare ed efficace e sarà sviluppato e potenziato sempre di più.

Viaggi PCCS


Aspetto fondamentale della mission del PCCS è il supporto di iniziative nel campo della comunicazione da parte di istituti ed organismi legati alla Chiesa a livello sia nazionale sia internazionale. A tal fine i membri del Pontificio Consiglio effettuano visite in varie parti del mondo per partecipare ad incontri e riunioni su tematiche riguardanti la comunicazione e i relativi corsi di formazione. Tali visite permettono al PCCS di conoscere in modo più approfondito determinate dinamiche locali e di conoscere le risorse umane disponibili nei diversi paesi.
Lo scopo della nostra presenza a questi incontri è di permettere al PCCS di diventare un punto di riferimento per i diversi organismi in tutto il mondo e di facilitare il contatto e il dialogo ecclesiale a livello internazionale.
Di particolare importanza sono le riunioni in ambito continentale, dove il Consiglio ha la possibilità di incontrare personalmente i rappresentanti delle missioni locali che si occupano di comunicazione. Tra le riunioni continentali si distinguono: per l'Asia, gli incontri annuali organizzati dall'Office for Social Communications del FABC (Federation of Asian Bishops' Conferences); per il Nord America, la Catholic Media Convention, a cui partecipano i rappresentanti del mondo della comunicazione cattolica del Canada e degli Stati Uniti; per l'America Latina, le riunioni dei comunicatori organizzate dal CELAM; per l'Europa, l'incontro annuale organizzato dal CEEM (European Episcopal Commission for Media), che ci permette di incontrare sia i portavoce sia i vescovi responsabili della comunicazione nei vari paesi europei.
La partecipazione a tali incontri è per il PCCS di fondamentale importanza e rappresenta una priorità nello svolgimento delle attività del Consiglio.
Questo è l'elenco dei paesi visitati negli ultimi due anni:

1. AUSTRALIA
2. AUSTRIA
3. BENIN
4. BIELORUSSIA
5. BRASILE
6. CANADA
7. CILE
8. COLOMBIA
9. CROAZIA
10. CUBA
11. FILIPPINE
12. FRANCIA
13. GIAPPONE
14. GIORDANIA
15. INDIA
16. REGNO UNITO
17. KENYA
18. LIBANO
19. NORVEGIA
20. OLANDA
21. PARAGUAY
22. PERU
23. POLONIA
24. PORTOGALLO
25. REPUBBLICA CECA
26. REPUBBLICA D. DEL CONGO
27. REPUBBLICA DOMINICANA
28. SERBIA
29. SLOVACCHIA
30. SLOVENIA
31. SPAGNA
32. SVIZZERA
33. THAILANDIA
34. TOGO
35. UCRAINA
36. USA

 

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Caltanissetta.- Tg1 Dialogo a cura di Roberto Olla racconta il Forum Interreligioso che si è svolto a Caltanissetta in occasione del Festival Nazionale della Comunicazione.


servizio: Roberto Olla
immagini: Giancarlo Mogavero

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Sabato, 19 Maggio 2012 10:25

Mons. Paul Tighe: Un potente richiamo

Domenica 20 maggio la Chiesa celebra la 46ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sul tema “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. Il messaggio di Benedetto XVI per questo appuntamento è disponibile nella sezione “Documenti” di Agensir.it (testo in *.pdf: clicca qui). Pubblichiamo una nota di mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.

Ogni anno il Papa, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, propone una riflessione su qualche aspetto della comunicazione al fine di promuovere un dibattito pubblico e fornire alcune linee guida per l’impegno proprio della Chiesa in questa dimensione costitutiva della sua missione. Negli ultimi anni Benedetto XVI si è concentrato sui cambiamenti operati nella cultura delle comunicazioni dalle nuove tecnologie digitali e dai social network.


Nel messaggio di quest’anno, il Papa rivolge la sua attenzione a ciò che potrebbe essere visto come un elemento più “classico” della comunicazione: il silenzio o, più precisamente, il rapporto tra silenzio e parola. Alcuni commentatori hanno interpretato la scelta di questo tema come un allontanamento dalla sua valutazione positiva delle nuove tecnologie e dei media, invece andrebbe inteso come un potente richiamo al fatto che la comunicazione è essenzialmente un’attività umana più che un traguardo tecnologico. Il Papa non propone il silenzio come alternativa all’impegno nella comunicazione, né chiede di spegnere i nuovi media: piuttosto, insiste sul fatto che il silenzio è un elemento integrante della comunicazione umana. Il nostro apprezzamento dell’importanza del silenzio deve essere recuperato, e la sua pratica deve essere favorita, se vogliamo salvaguardare la significatività della comunicazione che è facilitata dalle nuove tecnologie. Il suo messaggio è, in un certo senso, contro-culturale. Benedetto XVI, infatti, mette in luce l’importanza antropologica del silenzio. Non ci può essere alcuna comunicazione significativa senza il silenzio.


Il silenzio parla: a volte può essere l’espressione più eloquente della nostra vicinanza, della nostra solidarietà, della nostra attenzione verso un’altra persona. Il nostro silenzio può esprimere rispetto e amore per un’altra persona: in silenzio, la ascoltiamo e diamo priorità alla sua parola. Questo risulta particolarmente vero quando i nostri interlocutori si esprimono tramite domande, come avviene sempre di più con i social network. Queste domande devono essere espresse nella loro integralità, se si vuole offrire loro una risposta significativa. Le domande vanno ascoltate, affrontate e chiarite. Chi risponde deve restare aperto a ulteriori domande. Questo processo, spesso definito interattivo, è fondamentalmente dialogico. Il dialogo richiede un ascolto sincero e autentico dell’altro: un ascolto che risulta impossibile senza il silenzio.


L’impegno nel rispondere alle domande e, soprattutto, nei confronti degli interroganti, apre alla possibilità di un dialogo più profondo. Si può discernere le preoccupazioni circa le questioni ultime dell’esistenza umana: che cosa possiamo conoscere? Che cosa dovremmo fare? Che cosa possiamo sperare? Un ascolto attento, radicato nel rispetto per le domande e per chi le pone, è necessario per consentire a queste preoccupazioni più profonde di emergere. Il silenzio, piuttosto che la fretta di fornire le risposte, risulta spesso più efficace nel permettere all’interlocutore di andare più in profondità. Questa ricerca delle verità che esprime, in ultima analisi, una ricerca della verità non ancora sviluppata, richiede a sua volta il silenzio, se vuole raggiungere il suo scopo. La necessità del silenzio è da sempre valutata molto positivamente all’interno delle tradizioni religiose che, come osserva il Papa, considerano la solitudine e il silenzio come stati privilegiati che aiutano le persone a riscoprire se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose.


Nei paragrafi conclusivi del messaggio, Benedetto XVI si concentra sul posto del silenzio nella spiritualità cristiana. Ci esorta, tra l’altro, a fare in modo che il nostro silenzio maturi nella contemplazione. Recentemente, il Papa ha parlato della capacità trasformativa di tale contemplazione: “Il silenzio è capace di scavare uno spazio interiore nel profondo di noi stessi, per farvi abitare Dio, perché la sua Parola rimanga in noi, perché l’amore per Lui si radichi nella nostra mente e nel nostro cuore, e animi la nostra vita” (Udienza generale, 7 marzo 2012).


Il messaggio si conclude con un breve richiamo al fatto che l’evangelizzazione, la nostra comunicazione della Buona Novella, non è fatta soltanto di parole: “Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare”. I nuovi media possono costituire parte di questo apprendimento. Il Papa riconosce l’esistenza di vari tipi di siti Internet, applicazioni e social network che possono aiutare l’uomo di oggi a trovare il tempo per una riflessione e per porsi domande autentiche, oltre a fare spazio al silenzio e a occasioni per la preghiera, la meditazione o la condivisione della Parola di Dio. Nei nostri tempi, tuttavia, il silenzio è qualcosa che s’impara ad apprezzare con il tempo. Una dimensione essenziale dell’attività comunicativa della Chiesa deve consistere nel fornire occasioni e opportunità, sia materiali sia virtuali, per insegnare alle persone l’arte del silenzio e della contemplazione, per recuperare il gusto della solitudine e dell’interiorità. Questo rappresenterebbe indubbiamente un fecondo punto di partenza per il nostro annuncio del Vangelo, ma sarebbe particolarmente prezioso anche come servizio a una comunicazione umana significativa.

Paul Tighe - segretario Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

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Città del Vaticano (Zenit.org) – Ogni domenica dell'Ascensione del Signore, la Chiesa universale celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Quest'anno il tema scelto da papa Benedetto XVI per indirizzare il suo messaggio all'umanità è: Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione.

Per parlare dell'importanza del magistero di Benedetto XVI in questo campo, così come delle sfide della Chiesa nel mondo delle comunicazioni moderne, ZENIT ha intervistato monsignor Claudio Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comuncazioni Sociali.

Eccellenza, come sorge l’idea del silenzio nel messaggio del Papa?

Mons. Celli: Il tema scelto dal Santo Padre per questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è attento ai fenomeni comunicativi odierni ed invita a tutti noi a riflettere su questo punto fondamentale: il silenzio è parte integrante della comunicazione. Ecco perché quando noi vogliamo che la comunicazione sia autenticamente umana - perché parte da un uomo e si rivolge agli altri uomini - questa parola che è comunicata deve alimentarsi di silenzio per essere più pregnante, per essere più vera. Perché è nel silenzio che io ascolto, è nel silenzio che io comprendo più attentamente quali siano le esigenze, le sofferenze, la ricerca di bene e di vero che è nel cuore degli altri uomini.

Il messaggio dice che dobbiamo saper ascoltare. Quali sarebbero gli spazi dove dobbiamo porci in ascolto?

Mons. Celli: Io creo che questa sia una dimensione molto tipica di papa Benedetto XVI. Quando gli abbiamo proposto di aprire il canale vaticano di Youtube, il Papa accettò subito. Il Papa ha voluto essere presente lì dove gli uomini di oggi si trovano. Tutti noi siamo consapevoli di questo rapido e immenso sviluppo della rete sociale. Oggi secondo i dati internazionali in nostro possesso, più di un miliardo di persone è utente di Facebook. A noi sembra che sia importante essere presenti nelle reti sociali perché l’uomo cerca la verità, l’uomo cerca di dare risposte ai grandi interrogativi che ha nella propria vita: chi sono? qual è il senso della mia vita? dove mi dirigo? Ecco io direi che abbiamo bisogno di essere presenti in queste reti per essere annunciatori, essere testimoni.

Che intende dire il Papa con la parola “ecosistema”?

Mons. Celli: Il problema è che c’è un pullulare di messaggi, di notizie, di informazioni e di parole, ma non tutte sono parole autentiche, non tutte sono parole vere per il camino dell’uomo. Parlare di ecologia nel sistema comunicativo per il Papa, credo che voglia dire proprio questo: far sì che, nella misura del possibile, le parole che formano la nostra comunicazione siano sempre parole vere, parole autentiche, parole rispettose della dignità dall’uomo che le pronuncia e rispettose dell’uomo che le riceve.


Dopo vari anni di esperienza, quali dovrebbero essere le caratteristiche più importanti dei siti cattolici?

Mons. Celli: Direi proprio che i nostri mezzi di comunicazione dovrebbe abituarsi sempre di più alla verità sull’uomo, che è legata alla verità su Dio. E direi che oggi è una sfida per tutti noi, perché, quando ci ritroviamo in un ambiente comunicativo, l’uomo è assalito da messaggi e informazioni, da proposte di piccole verità, di verità con la “v minuscola”. Ecco perché, ancora una volta, il Papa ci invita, con il messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, a saper discernere. Ecco il bisogno del silenzio, perché è nel silenzio che io posso fare un opportuno discernimento e verificare se cioè che io ascolto, ciò che ricevo, sia veramente valido nella mia ricerca della verità.

Si riferisce al rischio di una banalizzazione dell’incontro?

Mons. Celli: Direi che è una sfida per tutti noi. Per me il problema è di non banalizzare l’incontro, di far sì che ogni incontro sia sempre ricco, propositivo, denso di umanità, perché il rischio è proprio quello di banalizzare i nostri rapporti umani.

Quale sarà l’apporto principale dal suo Dicastero per il Sinodo della Nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Il nostro apporto è proprio aiutare a capire che cosa comporta il nuovo ambiente comunicativo. Da qualche tempo il magistero pontificio ha preso la consapevolezza che non parliamo più di strumenti comunicativi, ma che le nuove tecnologie hanno dato origine a una nuova cultura, che noi chiamiamo “cultura digitale”. Parlare di nuova evangelizzazione sarà accettare la sfida di questo dialogo rispettoso con la cultura digitale di oggi e in questo contesto fare in modo che la parola di Gesù risuoni sempre più limpidamente.

Come vanno i mezzi di comunicazione del Vaticano nei nuovi spazi digitali?

Mons. Celli: Direi che abbiamo fatto una splendida esperienza con il messaggio del Papa per la Quaresima che è stato ridotto in 40 tweets, d’accordo con il Pontificio Consiglio Cor Unum, e abbiamo lanciato un tweet al giorno che il mondo giovanile poi ha ‘ri-tweettato’ ogni giorno. Penso che mai un messaggio del Papa per la Quaresima e stato così conosciuto e diffuso tra i giovani. Anche il nostro Consiglio, su incarico della Segretaria di Stato, ha aperto il nuovo sito di news.va; oggi siamo operativi in quattro lingue e  spero che entro l’estate si possa aprire anche l'edizione portoghese. Abbiamo normalmente circa diecimila visitatori ogni giorno.

Quindi stiamo parlando di evangelizzazione tramite i mezzi digitali?

Mons. Celli: La parola di Gesù deve risuonare nel modo più ampio possibile. Noi riteniamo che, sulle grandi vie del mondo cibernetico, l’uomo possa ancora ritrovare l’amore di un Dio che lo cerca instancabilmente, perché Dio ama l’uomo e Dio può comunicare questo amore e incontrare l’uomo di oggi anche lungo queste grande vie del mondo cibernetico.

Quali sono adesso i progetti, che vanno in avanti nel PCCS?

Mons. Celli: I progetti si basano soprattutto sulla formazione. Il PCCS aiuta giovani sacerdoti di vari paesi ad entrare nel mondo della comunicazione e ad ottenere un dottorato nelle università pontificie. Poi stiamo facendo corsi di formazione per vescovi e presbiteri. Ne abbiamo fatto uno in Brasile lo scorso anno. Poco tempo fa sono stato in Libano per incontrare i vescovi del Medio Oriente, dove abbiamo avuto uno splendido seminario con cinquanta vescovi e molti sacerdoti, laici e suore, tutti operanti del mondo della comunicazione. Domenica prossima, 20 giugno, partirò per l’Ucraina dove, anche lì, avremo incontri con vescovi, presbiteri e laici per scoprire insieme, come la Chiesa deve affrontare la sfida della cultura digitale e come, in questo contesto, possa risuonare la Parola del Signore.

Può parlarci della “Tavola Comune” che avete creato on line per condividere i materiali?

Mons. Celli: Nei limiti del possibile, cerchiamo di aiutare le varie chiese locali a vivere in maniera adeguata la Giornata Mondiale della Comunicazione, facendo in modo che il messaggio del Papa, così illuminante e così ricco, possa essere conosciuto il più possibile. Il Papa ha questa grande capacita di toccare temi non sempre facili, ma di farlo in maniera illuminante, chiara. Ecco perché desideriamo che il messaggio sia diffuso il più possibile, condividendo le risorse pastorali preparate dalle Conferenze Episcopali e Diocesi; stiamo usando l'hashtag “Silence2012”.

Qual’ è il suo messaggio per i nostri lettori, che celebreranno la Giornata della Comunicazione la prossima Domenica?

Mons. Celli: Io ritengo che il messaggio sia questo: viviamo con gioia e responsabilità la missione che il Signore ci ha affidato. Non siamo inviati ad annunciare noi stessi, siamo chiamati ad annunciare Gesù Cristo, siamo chiamati ad annunciare la unica parola che salva l’uomo. Allora la dobbiamo vivere con grande dedizione, con alta professionalità, ma anche contenti, di potere essere strumenti di quest’annunzio di verità.

José Antonio Varela Vidal

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Cittá del Vaticano (Radio Vaticana) - Il silenzio e la parola non sono estremi contrapposti, ma sono interdipendenti. Sui molteplici risvolti di questa relazione per la comunicazione si è svolto ieri, nella sede della nostra emittente, un dibattito in vista della 46.ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, incentrata sul tema “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


Il tema della Giornata, che si celebrerà domenica prossima, è un’esortazione a riflettere sulla realtà della comunicazione. Mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Cei:


“Il Papa quest’anno ci sorprende invitandoci a fare un esercizio di 'gestalt', di percezione della realtà della comunicazione. Nella comunicazione il rischio è quello di dare la priorità a ciò che è più visibile, la parola. Il Papa ci invita a fare un esercizio di disimmersione da questa ovvietà, ripristinando invece il primato del silenzio”.


Quale è la funzione del silenzio? Risponde Gianpiero Gamaleri, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università “Roma Tre”:


“Il silenzio è luogo dell’assenza o luogo della riflessione, dell’approfondimento, della presenza? Il silenzio non è assenza, non deve essere censura, deve essere luce e ascolto”.
La comunicazione è per la Chiesa una sfida legata alla missione evangelizzatrice. Padre Giulio Albanese, direttore del mensile “Popoli e Missione”:


“La comunicazione, l’informazione in particolare, oggi, sono terra di missione. La missione è comunicazione, è comunicazione e trasmissione della parola forte di Dio. E’ giusto crearsi spazi di silenzio, ma poi non dimentichiamo: dobbiamo gridare dai tetti la buona notizia perché se rimaniamo silenti poi davvero rischiamo di non dire nulla a questa società che, nonostante tutto, ha fame e sete di Dio”.


Durante il dibattito, è stato presentato il volume edito da “Città Nuova” ed intitolato “Il silenzio e la parola. La luce, ascolto, comunicazione e mass media”. L’autore del libro, Michele Zanzucchi, ha ricordato i diversi significati di silenzio:


"Il silenzio richiama a molteplici parole, ma il significato più profondo è quello totalmente cristiano della 'kenosis', del silenzio di Dio. Il silenzio di Dio che non è fine a se stesso ma è un silenzio che provoca la parola, che genera la parola, che permette alla parola di essere parola. Senza silenzio, non c’è parola".

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Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, commenta il Messaggio del Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali 2012. La riflessione prende spunti dal testo del Messaggio, ma anche da Romano Guardini, da Sant'Agostino, da p. Mario Rosin S.J e da Emily Dickinson.

 0) Un ecosistema da interpretare

 1) Il silenzio non è l'opposto, ma l'altra faccia della parola

2) Se parola e silenzio si integrano la comunicazione si rigenera

3) Il silenzio fa scendere nel più profondo di se stesso

4) il silenzio è la condizione dell'ascolto di Dio

5) Il silenzio è il segreto dell'evangelizzazione

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0. Un "ecosistema" da interpretare

Con il suo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2012, Benedetto XVI invita a fare un esercizio di Gestalt: nella nostra esperienza quotidiana, la nostra percezione non "registra" semplicemente i dati, ma li seleziona, si concentra su alcuni aspetti, mentre altri, pur presenti, restano invisibili. La comunicazione, come la realtà, è un fenomeno complesso, dove il "tutto" è più della somma delle parti, e dove molti aspetti (come quelli "ambientali") restano invisibili. Ma non sempre ciò che è più visibile è anche più importante. È dunque in modo quanto mai opportuno che il Papa ci invita a fare un esercizio di "disimmersione" dall'ovvietà della comunicazione, e a rovesciare l'abituale rapporto tra ciò che nella comunicazione sta in "primo piano" (la parola) e ciò che invece sta "sullo sfondo" (il silenzio), e che tuttavia la rende possibile e la "nutre". Tale esercizio consente di recuperare l'autenticità e la pienezza della comunicazione come fenomeno complesso e pienamente umano, che apre all'esperienza stessa del Mistero. Vorrei rileggere l'ecosistema che il Papa suggerisce all'incrocio tra silenzio e parola, facendo riferimento ad alcune parole provenienti dal silenzio di alcuni autori contemporanei.

1) Il silenzio non è l'opposto, ma l'altra faccia della parola

Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto (Benedetto XVI).

Riconoscere questa unità e questa totalità è contribuire a superare la frammentazione, il regime delle false alternative, le riduzioni mortificanti che la cultura contemporanea continuamente ci sottopone come "dati di fatto". Come scrive Guardini, il silenzio appartiene all'essenza del linguaggio:

"E' proprio dell'essenza di ogni forma di linguaggio l'essere rapportata al silenzio. Solo dal confluire di queste due componenti risulta il fenomeno nella sua interezza. Esse si determinano reciprocamente, poiché solo chi sa tacere, può veramente parlare nello stesso modo che l'autentico silenzio è possibile solamente a chi sa parlare (R. Guardini, Linguaggio, poesia, interpretazione, Brescia, Morcelliana, pp. 15-16).

In una lunga nota di "Mondo e persona", sempre Guardini descrive parola e silenzio come le due componenti di un unico fenomeno, le due "tessere" che solo nel loro reciproco appartenersi formano l'unità, il "simbolo". Forse si potrebbe dire che parola e silenzio nella loro unità reciprocamente costitutiva sono simbolo della verità, che è insieme detta e nascosta, luce e ombra, chiarezza e mistero inesauribile."Per esistere personalmente, l'uomo deve anche tacere. Non essere muto; il mutismo è mancanza di parola, in cui la persona soffoca. Al contrario, il tacere presuppone la persona. Solo essa può trovarsi in quella quiete raccolta che si chiama silenzio, così come solo la persona è in grado di volgersi verso l'altro e insieme con lui immergersi nella quiete. Anzi, il silenzio appartiene alla parola. Nel mutismo la persona soffoca; nella chiacchiera si corrompe" (R. Guardini, Mondo e persona, Brescia, Morcelliana, 2000 [1995], p.168 n.). Insomma, silenzio e parola insieme formano una totalità, cioè un simbolo. Separati, al contrario, degenerano.

2) Se parola e silenzio si integrano la comunicazione si rigenera

"Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l'espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa" (Benedetto XVI).

Cogliere l'unità profonda di parola e silenzio significa ripensare la comunicazione. Questa non può essere ridotta a pura "enunciazione", ma è apertura all'alterità, cioè capacità di allestire lo spazio dell'incontro che è prima di tutto ascolto. Senza questo vuoto accogliente, questo fare spazio in cui l'io si ritira, non si può incontrare veramente l'altro, e soprattutto l'io non esce dalla prigione di se stesso.

Il silenzio si rivela come l'alterità senza la quale il parlare è chiacchiera: il silenzio è condizione per allestire spazi di incontro con l'altro, per l'ascolto dell'altro e dell'essere. Il silenzio rigenera la comunicazione perché:

- è condizione dell'ascolto dell'altro: "la persona sussiste ordinata all'altra persona nella forma del dialogo. Essa è determinata dall'essenza a divenire 'io' di un 'tu'"(Guardini, Mondo e Persona, 172) ;

- crea il vuoto dell'attesa, la buona passività che ci prepara a riconoscere e accogliere ciò che deve arrivare, la discontinuità che introduce una differenza di valore e un ritmo laddove tende a prevalere la collezione di istanti "riempiti" di stimoli dentro un presente assoluto e segnato dall'indistinzione e dall'equivalenza.

- consente di lasciare spazio e valorizzare altri linguaggi che non necessariamente usano la parola, ma non per questo sono meno comunicativi: il linguaggio della tenerezza, della vicinanza attenta, dei gesti di sollecitudine. Gli studi sulla comunicazione non verbale (ma anche, per esempio, l'esperienza dei monaci) mostrano che più il legame è stretto (compresa l'intimità con Dio) meno importanti sono le parole.

In un mondo in cui tutto è quantità, il silenzio ci aiuta a riscoprire la qualità.

3) Il silenzio fa scendere nel più profondo di se stesso

Là dove i messaggi e l'informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio (...) (Benedetto XVI).

Il silenzio ê condizione dell'ascolto di sé, della contemplazione, del discernimento, senza i quali non c'è libertà, ma si resta risucchiati dall'ambiente, "massaggiati" e anestetizzati dalle sue sollecitazioni caotiche. Soprattutto oggi l'overdose informativa rischia di disorientare e di creare una sorta di saturazione del giudizio critico che è come sopraffatto dalla mole di dati in nostro possesso. A ciò si aggiunga un altro elemento che è la capacità del silenzio di rendere corposa la parola che utilizziamo. Senza spazi prolungati di riflessione che decantino i nostri stati d'animo e selezionino i nostri criteri di valutazione si rischia di adeguarsi al fluttuare delle opinioni e di cedere fatalmente alla dittatura del relativismo. Lo aveva ben intuito un gesuita tutto d'un pezzo che a proposito di un certo clima dilettantesco nell'immediato post-Concilio, ha lasciato scritto a proposito di cosa è dialogo.

"E' un lasciarsi

dondolare

pigramente

sull'altalena del pensiero...

e ragnatele di argomenti

che pencolano

nel vuoto.

E' un bere

a grandi sorsi

ingordamente

nebbia con fumo.

Cercatori senza ideale,

avventurieri senza eroismo,

eunuchi dello spirito.

Sono stufo

di tante parole

senza idee.

Sono stufo

di tante idee

senza cose".

(p. Mario Rosin S.J.)

4) il silenzio è la condizione dell'ascolto di Dio

"L'uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio".

Il silenzio è il vuoto che ci consente di accogliere la pienezza che Dio ci offre.

S. Agostino, nel commento alla Prima lettera di Giovanni, usa un'espressione molto bella: Dio "scava" le nostre anime per meglio riempirle:

"Con l'attesa, Dio accresce il desiderio. Con il desiderio, scava le anime. Scavandole, le rende più capaci di riceverlo". Il silenzio ci aiuta così a rigenerare la stessa esperienza religiosa, mentre il frastuono contemporaneo, l'ansia da silenzio digitale e non, ma anche la deriva intellettualizzante, o all'opposto quella puramente devozionale ne pregiudicano le condizioni di possibilità: "Il silenzio costituisce la prima premessa di ogni esperienza religiosa. Una simile esperienza non si realizza ove manchi un volgersi verso l'intimo (...); solo nel silenzio l'uomo è un grado di predisporsi all'intenzione con cui la sfera religiosa si rivolge a lui. ( Guardini, Linguaggio, poesia, interpretazione, 16).

5) Il silenzio è il segreto dell'evangelizzazione

A Maria, il cui silenzio "ascolta e fa fiorire la Parola", affido tutta l'opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale

Il messaggio del Papa si colloca nella riflessione sul linguaggio (che non è pura espressione di concetti) e su ciò che ci insegna la logica della rete (la reciprocità; che la comunicazione non è prima di tutto emittenza, ma condivisione); qui si fa un passo avanti: la condizione della parola è il silenzio, il fare spazio. Parola e silenzio sono media; in particolare il silenzio è il medium che dà visibilità al protagonismo debole del "far essere", dell'accogliere. Come il linguaggio non è uno strumento funzionale, così il silenzio non è un vuoto di comunicazione (disfunzionale), ma la sua condizione.

L'icona del silenzio attivo è Maria, abitata dalla parola-carne e giustamente richiamata in chiusura del messaggio. Solo il silenzio dà corpo, peso e carne alla parola che altrimenti è chiacchiera, riempitivo, inconsistenza.

C'è una bella poesia di Emily Dickinson sul silenzio, che lo contrappone al "parlare a voce alta", che è generalmente il modo in cui chi non ha niente di importante e di vero da dire cerca di affermarsi. Di fronte allo 'spaesamento' che caratterizza il rapporto con Dio, e alla nostra ottusità che diventa incapacità di relazione tra di noi e con Dio, è nel silenzio che vanno cercate la verità, la pienezza del mistero inesauribile che anche noi siamo invitati ad abitare, le premesse dell'alleanza.

"L'imbarazzo dell'uno con l'altro

E con Dio

È il limite della Rivelazione,

Ad alta voce

Nulla che sia essenziale,

Ma in silenzio,

La Divinità risiede sotto il Sigillo".

Il silenzio è il sigillo del mistero che non è qualcosa di incomprensibile, ma la fonte inesauribile della nostra speranza.

(di Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali)

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Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è lieto di sollecitare la condivisione di risorse pastorali e produzioni audiovisive riguardanti la 46° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra il prossimo 20 maggio e che il Santo Padre ha dedicato al tema "Silenzio e Parola: Cammino di Evangelizzazione".

Pertanto, gli Uffici comunicazioni sociali delle Conferenze Episcopali, le Diocesi e comunità religiose sono invitate ad inviare il materiale su questa giornata a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  (oppure: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. per poi essere divulgato sul portale www.pccs.va 

Certi che la condivisione dei materiali digitali rappresenta una nuova frontiera di comunione, questo Pontificio Consiglio porge cordiali saluti.

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Presentiamo l'edizione on line del numero speciale della rivista Pagine Aperte, dedicato alla Settimana della Comunicazione sociale che Paoline e Paolini organizzano ogni anno in Italia,  per dare risalto alla Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali (20 maggio 2012) e al relativo Messaggio del papa.

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«SILENZIO E PAROLA: CAMMINO DI EVANGELIZZAZIONE». LA 46A GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 

Quaderno N°3879 del 04/02/2012 - (Civ. Catt. I 213-318 )
Editoriale


Poesia dal silenzio è il titolo scelto per la prima antologia di versi del Premio Nobel 2011 per la letteratura, Tomas Tranströmer, tradotti in lingua italiana. Il maggiore poeta svedese contemporaneo scrive versi densissimi di senso e molto concisi formalmente. Le sue parole, fedeli in questo senso alla vocazione classica dell’Ars poetica di Orazio, rispondono alla condizione di chi è Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua e scopre invece il desiderio di una Lingua senza parole (Dal marzo ’79). La grande poesia sa bene, infatti, che silenzio e parola non si oppongono. A questa concezione della parola fa riferimento Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 46a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, dal titolo «Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione», affermando che silenzio e parola sono «due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi».

Nell’accezione comune questi due momenti sembrano infatti opporsi in una contraddizione insanabile: si pensa che quando non si parla ci sia silenzio e che invece, appena si parla, il silenzio sparisca. Spesso, quando si discute dei media, si afferma, come per automatismo, che essi fanno «rumore», generano un frastuono dal quale occorre ripararsi, ritirandosi. Benedetto XVI, già dal titolo del Messaggio, afferma che silenzio e parola fanno parte di un unico «cammino», capovolgendo la prospettiva e proponendo un modo differente di vedere le cose e di leggere il significato del silenzio e della parola. Questo ci sembra infatti il primo nucleo centrale del Messaggio del Pontefice: il silenzio è parte integrante della comunicazione, parte della capacità dell’uomo di parlare, e non il suo opposto. Gli elogi del silenzio in sé e per sé, al di fuori di un tessuto comunicativo, rischiano di essere un elogio del mutismo, dell’isolamento, dell’autosufficienza. «Il silenzio è parte integrante della comunicazione» perché «senza di esso non esistono parole dense di contenuto», afferma Benedetto XVI. Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso, scrive Ungaretti nella poesia Commiato. La parola che comunica è scavata dal silenzio. Così avviene nella preghiera: il silenzio orante è proprio il luogo nel quale si elabora un linguaggio di comunicazione con Dio; è proprio per esprimere questa parola tutta interiore che l’orante tace esteriormente. Se così non fosse, il suo silenzio sarebbe altro: ricerca di quiete, bisogno di pace e solitudine, ma non ancora preghiera.
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Comunicare non significa semplicemente trasmettere messaggi o riversare contenuti e informazioni. Il Papa ci ricorda che oggi si fa troppa attenzione a chi parla e si dimentica che la comunicazione vera è fatta di ascolto, di dialogo, è ritmata da parola e silenzio: «Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa».
Il silenzio inoltre non è solamente ascolto degli altri, ma anche ascolto di sé. Non è una semplice pausa perché gli altri possano parlare, ma anche pausa perché la mia stessa comunicazione sia comprensibile: senza virgole, punti, punti e virgole (cioè silenzi), nel discorso non c’è vera espressione, non si creano le condizioni per intendersi. Il silenzio è dunque ordinato e orientato alla comunicazione: «Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci». Senza il silenzio la nostra espressività rischia di essere superficiale, inintelligibile, confusa, impropria. Il Pontefice usa con precisione una parola: «ecosistema». Silenzio e parola sono infatti parte di un ambiente comunicativo che ha i suoi equilibri da rispettare per essere virtuoso. In questo senso il silenzio permette alla parola di diventare davvero luogo di esperienza e di incontro, al di là del meccanismo della information overload. E questo ambiente comunicativo prevede anche il bilanciamento virtuoso di immagini e suoni, che sono parte integrante della comunicazione umana. Un discorso che tocca silenzio e parola non può trascurare la presenza dell’immagine e dei suoni, e il silenzio è chiamato a comporsi con la capacità dell’uomo di recepirli.
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Un altro passaggio chiave del Messaggio del Pontefice consiste nel constatare che l’uomo esprime anche dentro la Rete il suo bisogno di silenzio e di preghiera. In tal modo cade un pregiudizio diffuso che consiste nel credere che in Rete ci sia solo «rumore». Il Papa invece nota che «sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio». L’uomo che vive nell’ambiente digitale non muta nella sua umanità: resta sempre se stesso con le sue tensioni fondamentali. La religiosità umana dunque si esprime anche in Rete, e per questo fioriscono siti, applicazioni e social networks che le danno forma. C’è una condizione chiara: che ciascuno non trascuri «di coltivare la propria interiorità», scrive il Papa. È forte qui l’appello all’educazione e alla responsabilità personale, poi ripreso alla fine del Messaggio, dove il Papa parla di «educarsi alla comunicazione», usando il verbo riflessivo per evitare che l’appello all’educazione si perda nel vuoto, perché delegata a istituzioni o comunque ad «altri». In questo campo ogni uomo è protagonista. In un mondo nel quale l’informazione passa per condivisione e, non solo l’accesso, ma anche la produzione e la condivisione dei contenuti sono alla portata di tutti, non è possibile avere un atteggiamento meramente passivo.
In particolare, senza citare nessuna piattaforma o applicazione particolare, il Papa afferma che «nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi». Occorre ricordare che la sapienza della riflessione religiosa ha accompagnato per secoli l’uomo occidentale in questo suo bisogno di sapienza essenziale ed estremamente concisa. Come non considerare, ad esempio, in questa prospettiva i detti dei Padri del deserto o le antifone come condensati essenziali di contenuti profondi che a volte neanche ampi trattati riescono ad esaurire? E così anche le litanie e le giaculatorie che da sempre accompagnano la preghiera dei credenti. Pensiamo alla «Parola di vita» ideata da Chiara Lubich o alle losungen preparate ogni anno dall’Unità Evangelica dei Fratelli Moravi sin dal 1731, e a tutte le iniziative simili che periodicamente scelgono un versetto evangelico per concentrare l’attenzione del cristiano su tutto il Vangelo, ma a partire da un punto preciso.
«Non è il molto sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente», scriveva sant’Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali (n. 2); ed è lo stesso santo ad invitare ad una preghiera capace di «contemplare il significato di ogni parola della preghiera» (n. 249). Il Messaggio del Papa, dunque, aiuta i cristiani a riappropriarsi di una tradizione di sapienza essenziale ma profonda, che caratterizza la loro fede e la loro devozione. E questo al tempo di Twitter, e di quelle che sono state definite le «applicazioni dello spirito» quali Other 6, il social network, che fa condividere ai suoi iscritti il luogo in cui hanno incontrato Dio durante la giornata e il luogo in cui avrebbero bisogno di riconoscerlo. Oppure Prayer Wall, che fa condividere intenzioni di preghiera; o anche 3 Minutes Retreat, che permette di fare una pausa spirituale di pochissimi minuti; o iBreviary. Oppure pensiamo a siti come Sacredspace.ie, o a podcast quali Prayerstation Portable o Pray as you go. L’elenco sarebbe lungo. Il Pontefice riconosce il fenomeno e lo valuta con attenzione, richiamando l’importanza di coltivare la propria vita interiore non sporadicamente, ma con continuità.
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Stabilendo con chiarezza la complementarità di silenzio e parola nell’ambito della comunicazione umana, il Pontefice prosegue cogliendo un passaggio fondamentale della comunicazione contemporanea: «Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte».
Il Papa in questo passaggio enuclea il nocciolo duro della comunicazione contemporanea, soprattutto di quella legata alla Rete, considerando ciò che la muove dall’interno e che cosa questo significhi per la fede. La domanda religiosa, infatti, si sta trasformando in un confronto tra risposte plausibili e soggettivamente significative. Le domande radicali non mancheranno mai, ma oggi sono mediate dalle tante risposte che si ricevono. Il problema oggi non è reperire il messaggio di senso, ma essere pronti a riconoscerlo. La grande parola da riscoprire, allora, è una vecchia conoscenza del vocabolario cristiano: il discernimento. Il silenzio dunque permette di fare un discernimento tra le tante risposte che noi riceviamo, per riconoscere le domande veramente importanti. In questo senso il Papa opera un capovolgimento di prospettiva. L’uomo così si conferma come radicalmente assetato di senso: «non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito».
Benedetto XVI quindi suggerisce che il cuore pulsante dell’ecosistema comunicativo è la ricerca della Verità. Da qui nasce di nuovo l’importanza del silenzio come il luogo privilegiato dove il soggetto umano si trova davanti a se stesso e davanti a Dio. Il Papa allarga il suo sguardo alle grandi religioni: in tutte il silenzio comunicativo è luogo di incontro con il Mistero. Quindi il Messaggio sviluppa l’importanza del silenzio nella missione comunicativa della Chiesa e dei cristiani, offrendo una meditazione sul silenzio con il quale Dio ha parlato all’uomo: «Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata». Anzi, «nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo». Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, è vero pure che l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio. Ma proprio questo silenzio diventa dinamico e non chiude l’uomo in un guscio, ma lo apre agli altri, spingendo «i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell’amore che promuove la dignità dell’uomo e che costruisce giustizia e pace». È qui che il Papa mette in evidenza il rapporto solido tra contemplazione ed apostolato.
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C’è una pagina di Romano Guardini che può aiutare a meditare le parole di Benedetto XVI. La proponiamo come ausilio alla riflessione sul tema caldo che il Pontefice ha sottoposto alla riflessione, anche per superare visioni troppo rigide sul significato di silenzio e parola: «è proprio dell’essenza di ogni forma di linguaggio l’essere rapportata al silenzio. Solo dal confluire di queste due componenti risulta il fenomeno nella sua interezza. Esse si determinano reciprocamente, poiché soltanto chi sa tacere, può veramente parlare nello stesso modo che l’autentico silenzio è possibile solamente a chi sa parlare. Il vero silenzio non significa una mera entità negativa, tale da rimanere inespressa, ma un comportamento attivo, una commozione fervida della vita interiore, commozione nella quale tale silenzio diviene padrone di sé stesso. Solo da questa commossa serenità proviene alla parola quella forza silenziosa che la rende compiuta. Il silenzio, inoltre, è un manifestarsi di quell’immagine percepita dai sensi che si rivela allo sguardo interiore. Solo in tale manifestarsi se ne può esperimentare la potenza di significato, e solo da questa esperienza la parola trae tutta la sua energia di espressione.
«Priva di questo rapporto col silenzio, la parola diviene vaniloquio; senza questo rapporto con la parola, il silenzio diviene mutismo. Questi due elementi — insieme — formano un tutto, ed è un fatto che induce a riflettere la circostanza che per questo tutto non esista alcun concetto. In esso esiste l’uomo» (da Linguaggio – Poesia – Interpretazione, Brescia, Morcelliana, 2000, 15 s).
Notiamo, in conclusione, che nel testo di Benedetto XVI non è dato alcun riferimento riservato ad «addetti ai lavori»; non presenta dunque la comunicazione come un argomento per esperti o professionisti. Il messaggio implicito è chiaro: la comunicazione è un fatto antropologico, umano, e riguarda tutti.
 
La Civiltà Cattolica
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Cari fratelli e sorelle,

all'avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato.

Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall'altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all'altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l'espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l'informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un'autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di "ecosistema" che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni.

Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l'uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti. Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l'attenzione di molti verso le domande ultime dell'esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E' importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può essere più eloquente di una risposta affrettata e permette a chi si interroga di scendere nel più profondo di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio ha iscritto nel cuore dell'uomo.

Questo incessante flusso di domande manifesta, in fondo, l'inquietudine dell'essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza all'esistenza. L'uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel nostro tempo in cui "quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali" (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011).

Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l'uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità. Non c'è da stupirsi se, nelle diverse tradizioni religiose, la solitudine e il silenzio siano spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose. Il Dio della rivelazione biblica parla anche senza parole: "Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l'esperienza della lontananza dell'Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. (...) Il silenzio di Dio prolunga le sue precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel mistero del suo silenzio" (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 30 settembre 2010, 21). Nel silenzio della Croce parla l'eloquenza dell'amore di Dio vissuto sino al dono supremo. Dopo la morte di Cristo, la terra rimane in silenzio e nel Sabato Santo, quando "il Re dorme e il Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli" (Ufficio delle Letture del Sabato Santo), risuona la voce di Dio piena di amore per l'umanità.

Se Dio parla all'uomo anche nel silenzio, pure l'uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio. "Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice" (Omelia, S. Messa con i membri della Commissione Teologica Internazionale, 6 ottobre 2006). Nel parlare della grandezza di Dio, il nostro linguaggio risulta sempre inadeguato e si apre così lo spazio della contemplazione silenziosa. Da questa contemplazione nasce in tutta la sua forza interiore l'urgenza della missione, la necessità imperiosa di "comunicare ciò che abbiamo visto e udito", affinché tutti siano in comunione con Dio (cfr 1 Gv 1,3). La contemplazione silenziosa ci fa immergere nella sorgente dell'Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo, il suo Messaggio di vita, il suo dono di amore totale che salva.

Nella contemplazione silenziosa emerge poi, ancora più forte, quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia dell'umanità. Come ricorda il Concilio Vaticano II, la Rivelazione divina si realizza con "eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto" (Dei Verbum, 2). E questo disegno di salvezza culmina nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione. Egli ci ha fatto conoscere il vero Volto di Dio Padre e con la sua Croce e Risurrezione ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà dei figli di Dio. La domanda fondamentale sul senso dell'uomo trova nel Mistero di Cristo la risposta capace di dare pace all'inquietudine del cuore umano. E' da questo Mistero che nasce la missione della Chiesa, ed è questo Mistero che spinge i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell'amore che promuove la dignità dell'uomo e che costruisce giustizia e pace.

Parola e silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell'evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell'agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo. A Maria, il cui silenzio "ascolta e fa fiorire la Parola" (Preghiera per l'Agorà dei Giovani a Loreto, 1-2 settembre 2007), affido tutta l'opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale.

Dal Vaticano, 24 gennaio 2012, Festa di san Francesco di Sales

Benedictus PP XVI

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