Chiesa e Comunicazione

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(www.agensir.it) - "Amo l'Information Technology ma quando si tratta di migliorare le vite degli esseri umani serve assai più battersi contro la malnutrizione infantile". Così William Henry Gates, meglio noto come Bill Gates, co-fondatore di Microsoft ha rilanciato nell'intervista rilasciata in questi giorni al "Financial Times" una provocazione al mondo del web e non solo. Immediate le repliche e subito in rete le domande sulla sensibilità umanitaria del miliardario Gates, che peraltro dal 1997 è a capo, con la moglie, di una fondazione che dona ogni anno 4 miliardi di dollari per contribuire all'assistenza sanitaria dei bambini nel Terzo Mondo.

Si è riaperto il confronto tra diverse scuole di pensiero e, concretamente, tra due imprenditorie digitali quali sono Microsoft e Facebook, sul ruolo delle nuove tecnologie nella costruzione di un mondo migliore. Si è anche riacceso lo scontro tra quei poteri forti, anzi fortissimi, che si contendono il controllo mondiale della società, dell'economia e della politica. 

A un diffuso delirio di onnipotenza, di cui lo scandalo Nsa è solo un segnale, qualcuno risponde richiamando la necessità di un ridimensionamento dei Signori dell'Universo. Questo qualcuno però non è solo Bill Gates, che conoscendo perfettamente le strategie della Silicon Valley si è messo in mente di indirizzarle con più tempestività ed efficacia verso il bene dell'umanità.

E il bene dell'umanità, dice Gates come altri hanno detto prima di lui, è fatto soprattutto dai bambini e dei ragazzi dei Paesi più poveri e per realizzare questo bene occorre che le connessioni non distraggano pensieri e impegni ma contribuiscano a rendere più efficaci e tempestive le relazioni d'aiuto.

Non mancano e non mancheranno giudizi contrastanti sul piano tecnologico e su quello economico.

Ad esempio Andrew Blum, un guru del web, afferma che il fondatore di Microsoft intende "riportare l'Information Technology alle sue reali dimensioni" mentre Edmond Phelps, premio Nobel 2006, pensa che Gates "ha torto perché Internet è l'unico strumento che permette a tutti di contribuire all'economia del Pianeta".

Il dibattito, in corso da anni, merita di essere seguito con competenza e saggezza perché l'uso non pensato delle nuove tecnologie potrebbe lasciare spazio al rischio o all'incubo di un uomo senza umanità.
Il confronto è tra tecnocentrismo e antropocentrismo, tra due modi diversi di intendere le priorità sociali di questo tempo e di questo mondo.

In questo contesto Bill Gates rilancia una riflessione sulla tragica situazione in cui si trovano i bambini dei Paesi poveri o, più precisamente, impoveriti dai Paesi ricchi.

Il fondatore di Microsoft non è il solo e non è neppure il primo a scuotere le coscienze su queste tragedie. Le sue parole riportano comunque alla memoria tante storie di amore per i bambini delle periferie del mondo, riportano alla memoria le denunce e gli appelli accorati di papa Francesco e dei suoi predecessori, riportano alla memoria la dedizione di missionari e missionarie, riportano alla memoria gli interventi diplomatici dei nunzi apostolici, riportano alla memoria le voci politiche che si sono levate nei consessi internazionali per chiedere un diverso ordine politico-economico mondiale. Riportano alla memoria tante piccole bare bianche e tanti corpicini nella sabbia di un deserto.

Anche noi, come il critico economista Edmund Phelps, ammettiamo di avere provato "molto interesse e altrettanta sorpresa" nel leggere sul "Financial Times" un'intervista che richiama il tradimento della speranza e chiede ai media e all'opinione pubblica di non rimuoverla.

I messaggi mediatici sono però sempre da decifrare con attenzione e per questo motivo è bene fermarsi a cogliere nelle parole di Bill Gates anche solo un appello in più per salvare i bambini, cioè per salvare il futuro. E questo non è poco.


di Paolo Bustaffa

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Malawi (Radio Vaticana) - Nuove tecnologie e dialogo ecumenico: sono questi i due strumenti da rafforzare per facilitare la diffusione della Parola di Dio tra i fedeli. La raccomandazione arriva a conclusione dell'ottava Plenaria del Centro dell'Apostolato biblico per l'Africa ed il Madagascar (Cibam), svoltasi dal 17 al 23 settembre a Lilongwe, in Malawi, sul tema "L'animazione biblica di tutta l'azione pastorale".

Settantacinque i partecipanti all'incontro, informa una nota del Secam, il Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar, che hanno riflettuto su alcuni punti in particolare: gli elementi basilari della Bibbia; la recezione dell'esortazione apostolica post-sinodale "Verbum Domini", siglata da Benedetto XVI nel 2010 e dedicata alla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa; l'apostolato biblico nel contesto africano, con particolare attenzione alle famiglie ed ai giovani; il dialogo tra l'ermeneutica biblica e le culture africane; il confronto tra pastori, teologi ed esegeti. Alla luce di tutto ciò, il Cibam ribadisce l'importanza sia della Bibbia come "fonte di ispirazione e fede in tutte le comunità religiose e le società", sia dell'apostolato biblico come efficace mezzo di contrasto contro l'avanzare delle sètte. Soprattutto perché, evidenzia ancora il Cibam, "la crescita del fondamentalismo, anche islamico, e la cattiva governance sono una minaccia per il cristianesimo".

Di qui, alcune risoluzioni e raccomandazioni proposte dal Cibam: creare un network tra i coordinatori regionali e nazionali di apostolato biblico; porre particolare attenzione alla formazione dei laici nella pastorale biblica; usare le moderne tecnologie per insegnare la Parola di Dio e catturare, così, l'interesse dei giovani; rendere accessibili ai fedeli i testi biblici traducendoli nelle lingue locali, possibilmente attraverso sforzi ecumenici. Infine, il Cibam raccomanda la promozione la stretta cooperazione tra Centri di catechesi e Associazioni bibliche, e l'indizione, da parte delle Conferenze episcopali africane, di Mesi o Settimane della Bibbia.

(A cura di Isabella Piro)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La digitalizzazione del prezioso archivio, un nuovo sito Internet e una innovativa piattaforma per la gestione dei contenuti. Sono alcune delle iniziative per i 30 anni del Centro Televisivo Vaticano, istituito il 22 ottobre 1983 per volere di Giovanni Paolo II, che comprendono anche un libro sulla storia della "Tv del Papa", con analisi di esperti sul messaggio dei Pontefici attraverso le immagini; un cofanetto con 5 DVD con le più importanti dirette televisive degli ultimi anni e un convegno che si terrà a Roma il prossimo 18 ottobre.

L'annuncio, informa un comunicato del CTV, è del suo direttore mons. Dario Edoardo Viganò in vista della sua partecipazione alla tavola rotonda intitolata "La Tv del futuro. Nuovi scenari e nuove tecnologie: HD-3D-4K-IPTV".

L'appuntamento, alla presenza di rappresentanti del settore broadcast come Discovery, HD Forum Italia, LA7, Mediaset, Rai e SKY, è organizzato da Eutelsat e si terrà a Vicenza il prossimo 4 ottobre nell'ambito della manifestazione All Digital.

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Martedì, 24 Settembre 2013 13:50

Viandanti di Emmaus nel continente digitale

Roma (www.agensir.it) - Sapersi inserire nel dialogo, andare al passo del pellegrino, scaldare il cuore: si potrebbe riassumere in questi tre passi sulla strada dell'uomo il messaggio che Papa Francesco ha voluto lasciare ai partecipanti all'assemblea del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.

Tre passi lungo quelle strade di Emmaus che con il linguaggio di oggi si possono chiamare autostrade informatiche: immensi spazi nei quali sempre più persone camminano, anzi corrono, alla ricerca di informazioni, di contatti e, anche se non sempre dette, di relazioni sincere e di incontri significativi.
Ecco: "incontro" è la parola chiave per comprendere la riflessione che il Papa ha offerto ai professionisti della comunicazione sociale e agli abitanti del continente digitale.

Un dire, il suo, che richiama immediatamente la pedagogia della comunicazione narrata a più riprese nel Vangelo: sulle strade, nelle case, accanto a una fontana il Signore ascolta la parola dell'uomo, il Signore accompagna il ragionare dell'uomo, il Signore porta in alto, a quote imprevedibili e sorprendenti, il pensiero dell'uomo.
Di questi tre movimenti, ritmati dal rispetto della coscienza, ci sono indelebili tracce anche nella storia della Chiesa: le hanno lasciate i santi, noti o sconosciuti agli uomini.

Questa esperienza, ricorda il Papa, avviene nell'incontro tra volti cioè in quella comunicazione che diventa compagnia, diventa presenza dialogica che fa nascere le grandi domande e offre indicazioni perché la coscienza, nella sua libertà e nella sua responsabilità, possa incontrare le grandi risposte e compiere le grandi scelte.
Il Papa aggiunge che tutto questo può avvenire oggi nell'affiancarsi al "pellegrino esistenziale" che attraversa il paesaggio digitale e camminare con lui senza forzarne e senza frenarne il passo.
Occorre però avere chiara la meta e occorre pensare a un incontro, perché un pellegrinaggio non si riduca a uno sconclusionato vagabondaggio nella mediasfera.

Si rende allora necessaria quella "attenta e qualificata formazione" che viene richiesta dalle nuove tecnologie ma ancor più e ancor prima dalle antiche e sempre nuove attese dell'uomo.

Attese di verità, di bellezza e di bontà. Attese di felicità.
"C'è bisogno - aggiunge il Papa - di scendere anche nella notte più buia senza essere invasi dal buio e smarrirsi, c'è bisogno di ascoltare le illusioni di tutti, senza lasciarsi sedurre, c'è bisogno di accogliere senza cadere nell'amarezza, di toccare la disintegrazione altrui senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità".
Non è un'impresa da poco quella che viene proposta anche perché a questi bisogni Papa Francesco aggiunge l'appello a "non manipolare le coscienze".

È un richiamo forte all'onestà intellettuale senza la quale non può esercitarsi una professione che, alla luce del proprio codice etico, ha senso e prospettiva se con determinazione si pone al servizio della crescita integrale della persona e della società.
Il continente digitale è però affollato da innumerevoli e diversi abitanti e il Papa, rivolgendosi in particolare a quanti di loro sono cristiani, dice ancora una volta che occorre "saper dialogare entrando con discernimento anche negli ambiti creati dalle nuove tecnologie, nelle reti sociali, per far emergere una presenza, una presenza che ascolta, dialoga, incoraggia . Non abbiate timore di essere questa presenza, portando la vostra identità cristiana nel farvi cittadini di questo ambiente".
Ci viene detto che anche nel continente digitale ci sono periferie esistenziali che chiedono di essere abitate dalle parole e dallo stupore dei viandanti di Emmaus. Chiedono di incontrare lo Sconosciuto di Emmaus.

(di Paolo Bustaffa)

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Saluto di S. E. Mons. Claudio M. Celli nella apertura dell'Assemblea Plenaria

 19 settembre 2013

Eminenze, Eccellenze, Reverendi Monsignori e Padri, Religiose, cari amici,
è con viva cordialità che do a tutti loro un fervido benvenuto.

Questa Assemblea Plenaria si realizza dopo quasi due anni dall'ultimo nostro incontro e sono contento che anche in questa occasione avremo modo di prendere coscienza di alcuni aspetti e delle varie attività di questo Dicastero e soprattutto di guardare al futuro per programmare una certa azione, cercando di compiere al meglio la missione affidataci dal Santo Padre.

Desidero dare un particolare benvenuto agli Em.mi Cardinali Gracias, Monsengwo, Njue e Bozanic, agli Ecc.mi Mons. Coleridge, Clemente, Befe Ateba, Fisichella, e ai vari consultori Don Costa, P. Savarimuthu, P. Salobir, P. Spadaro, Suor Dipio, il Prof. Vian, il Dott. Tarquinio, il Dott. Preziosi, il Dott. Fragassa, il Dott. Wuthe, il Dott. Erlandson, la Dott.ssa Nuin Nunez e la Dott.ssa Soberon che per la prima volta prendono parte ai lavori della Plenaria del Pontificio Consiglio.

Il settore comunicativo mediatico, con la sua tecnologia sempre più sofisticata, è, come tutti ben sanno, soggetto a rapidi e profondi mutamenti, che incidono sul modo di vivere dell'uomo e della donna di oggi dando luogo, come molte volte abbiamo già detto, ad una "cultura digitale". La Chiesa, che è immersa nelle vicende di questo mondo ed è partecipe di questi mutamenti, se da un lato non può non lasciarsi interpellare da quanto sta avvenendo, dall'altro lato è chiamata dal suo Signore a proiettare la luce del Vangelo sull'uomo e sul contesto esistenziale in cui egli si trova a vivere incluso il mondo della comunicazione, della rete. Questi nuovi orizzonti chiedono a tutti noi una rinnovata riflessione ed è questo il senso dei lavori della nostra Plenaria. Il nostro cammino, infatti, deve essere sempre orientato dalla logica della Fede e non solo marcato o condizionato da ciò che sta accadendo nel mondo.

Il cammino della Chiesa nell'ambito comunicativo, a partire dal Concilio Vaticano II, fa riferimento ad un documento che è e rimane l'ispiratore di tutta la riflessione e del Magistero post conciliare. Faccio riferimento al Decreto Conciliare "Inter Mirifica" di cui quest'anno – 4 dicembre – ricorre il 50° di promulgazione. Tutti noi ben sappiamo che per la prima volta appare il termine "mezzi di comunicazione sociale" dando una visione "strumentale" della comunicazione. Ad esso fece seguito l'Istruzione Pastorale "Communio et Progressio" preparata da quella che allora era chiamata la Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali. Fu approvata da Papa Paolo VI e promulgata il 4 giugno del 1971.

A distanza di quasi vent'anni, "all'approssimarsi di una nuova era", il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali procedette ad un necessario aggiornamento in materia pubblicando, nel 1992, l'Istruzione Pastorale "Aetatis Novae", facendo seguito alla "Communio et Progressio" che già offriva riflessioni teologiche e prospettive organizzative per le chiese locali. Il nuovo documento cercava di esaminare le sfide del momento indicando priorità pastorali e linee di programmazione per l'impegno di ogni chiesa locale nel campo dei media. L'ultimo intervento del Magistero Pontificio risale al 2005 con "Il Rapido Sviluppo" dove Papa Giovanni Paolo II esortava gli operatori della comunicazione a riscoprire le nuovi dimensioni di una cultura digitale delineando alcuni aspetti nuovi del rapporto della Chiesa con il web.

L'evoluzione di questi ultimi tempi nel campo della comunicazione – non rivelo nulla di nuovo a tutti voi esperti del settore – ha aiutato a comprendere che la visione strumentale è ormai superata, dato che le nuove tecnologie creano un ambito di vita dove centinaia di milioni di persone abitano, migliorano le loro conoscenze, si relazionano. Gli ultimi sviluppi hanno fatto si che la multimedialità non è più solamente un ambito di vita ma è diventata una rete: viviamo, operiamo, ci relazioniamo nel contesto di una rete. E di qui la domanda fondamentale di questa nostra Plenaria "come la Chiesa si relaziona con la rete?, come nella contestualità della rete la Chiesa può svolgere la missione che la identifica: l'annuncio del Vangelo, l'annuncio di Gesù Cristo?, come in questo contesto di rete la Chiesa è capace di dialogare, di relazionarsi con l'uomo di oggi? Emerge pertanto anche in questo contesto una domanda fondamentale: qual è l'ecclesiologia che sottintende a questa nostra presenza nella rete? E questo sarà, ancora una volta, uno degli aspetti che la nostra Plenaria dovrà toccare approfonditamente.

Papa Francesco con il suo Magistero – penso in questo momento ai suoi vari discorsi, ma soprattutto ai due che ha rivolto in Brasile ai vescovi brasiliani e ai responsabili del Celam – pone l'accento su una Chiesa che è accanto all'uomo, che cammina accanto all'uomo, che ne condivide le ansie, le lotte, le gioie.

Ho esaminato attentamente gli atti relativi ai lavori dell'ultima Plenaria per vedere se, come e in che misura, abbiamo dato pratica esecuzione a quelli che erano i suggerimenti dei partecipanti.

Credo che sostanzialmente la quasi totalità delle indicazioni formulate in quella occasione abbiano trovato in questi due anni una certa realizzazione. Rimangono, ovviamente – ma non è solamente una nostra responsabilità – dei punti scoperti che esigono tempi più lunghi e un'attenzione più marcata. Nel contempo volevo significarvi che il Santo Padre mi ha ricevuto (2 maggio 2013) per fare un punto circa il lavoro nel Pontificio Consiglio, guardando al futuro. È stato un incontro positivo, arricchente, trovando nel Santo Padre un incoraggiamento pressante a proseguire sulla linea che il Consiglio ha cercato di seguire in questi anni.

Come rileverete dall'analisi delle varie iniziative poste in essere ad intra e ad extra da questo Consiglio, in linea con i lavori dell'ultima Plenaria, il Consiglio ha cercato di promuovere a tutto campo il tema della formazione. Come dirò poi, ci sono stati incontri con Vescovi, Sacerdoti e i Laici, la concessione di borse di studio (8) e, con costante impegno, il ricordare alle Conferenze Episcopali, specialmente quelle incontrate durante le visite Ad Limina, la loro responsabilità di formazione del clero e dei laici nel campo della comunicazione.

L'altra tematica che ci ha assorbito e ci assorbe quotidianamente è la presenza della Santa Sede nel campo della comunicazione facendo ricorso alle nuove tecnologie. Tutti voi siete a conoscenza dell'apertura del sito multimediale News.va e in seguito la pagina su Facebook, la presenza del Santo Padre in Twitter; in una parola l'attenzione al linguaggio della comunicazione oggi, con una particolare attenzione al mondo giovanile. Consapevoli di come oggi, nel contesto di una cultura digitale, sia necessario prestare una particolare attenzione all'autenticità–integrità per essere più credibili, consapevoli che nell'annuncio e nella testimonianza della fede tutta la comunità deve assumere la sfida di essere autentica e credibile.

 

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Pregiatissimi collaboratori del PCCS,

in occasione della "Settimana delle Comunicazioni 2013", in vista della "47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali" ed in relazione al Vs. comunicato stampa di Venerdì 26 Aprile 2013, la parrocchia "N.S. Assunta" in Acqui Terme, Chiesa Cattedrale della Diocesi di Acqui Terme, con la presente, vuole portare a conoscenza una piccola iniziativa venuta alla luce in quanto ispirata dal tema cardine che il Papa Emerito Benedetto XVI ha proposto per l'anno 2013.

Il Santo Padre si riferiva, in particolare, allo sviluppo delle reti sociali digitali che "stanno contribuendo a far emergere una nuova ”agorà”, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità". Secondo il Papa Emerito, inoltre, quando "questi spazi sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove".

Verso queste nuove forme di comunicazione, si sono già da tempo indirizzate diverse comunità parrocchiali della Diocesi di Acqui, prevedendo la divulgazione del Vangelo e fornendo servizi di informazione proprio attraverso i principali mezzi che la tecnica oggi mette a disposizione, in primis siti web, ma anche le reti sociali più diffuse (Facebook, Twitter, ecc).

Anche la parrocchia "N.S. Assunta" ha cercato di intraprendere la strada verso i nuovi mezzi di comunicazione, dotandosi di un sito web dedicato, già operativo da tempo ed attualmente in fase di graduale, ma costante, aggiornamento (http://www.cattedraleacqui.altervista.org/). In parallelo a ciò, la parrocchia ha recentemente attivato i propri profili ufficiali sulle reti Facebook, Twitter, YouTube e Flickr.  Per una migliore gestione ma, soprattutto, per una più efficiente fruibilità da parte dei potenziali utenti, tutti i servizi informativi afferenti alla parrocchia sono raggiungibili a mezzo di un portale internet dedicato, chiamato “Cattedrale Acqui NEWS”. La versione sperimentale del portale, il cui indirizzo è http://www.cattedraleacquinews.info/ (per la versione specifica per dispostivi mobili), è online dal giorno 31 Marzo 2013, in occasione della S. Pasqua.  Oltre ai citati sistemi, dal portale è possibile accedere ad alcuni servizi per la divulgazione dedicata di informazioni parrocchiali, basate su Newsletter, liste SMS, canali web di TV e Radio, nonché su di un sistema di videoconferenze parrocchiali. Tutti i servizi sono offerti gratuitamente.

Quanto proposto, non rappresenta un vero proprio contributo audiovisivo che il PCCS possa utilizzare in preparazione degli eventi della presente settimana, ma vuole rappresentare un piccolo esempio su come la parrocchia "N.S. Assunta" ed altre parrocchie della Diocesi di Acqui si stiano muovendo per valorizzare le nuove tecnologie, consapevoli che esse possano rappresentare uno strumento importante per legare ulteriormente le parrocchie ai propri parrocchiani e, come ci suggerisce proprio il tema della "47 Giornata delle Comunicazioni Sociali", rappresentare “porte di verità e di fede per aprirsi a nuovi spazi di evangelizzazione”.

Con l'augurio di un buon proseguimento di lavoro ed un ricordo nella preghiera, si trasmettono i piu cordiali saluti.

Mons. Paolino Siri, parroco e vicario generale della Diocesi di Acqui

Giancarlo Cerretto, collaboratore tecnico parrocchiale

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Karachi (Agenzia Fides) – La novità tecnologica applicata all'evangelizzazione: nell'Anno della Fede, in cui la catechesi è uno dei capisaldi del rinnovato impegno delle chiese locali, in Pakistan le scuole domenicali di catechismo per bambini sono sbarcate on line. Nell'arcidiocesi di Karachi, grazie all'impegno del Direttore nazionale della Catechesi, p. Saleh Diego, è stato lanciato un nuovo sito web (http://cssmk.org) che permette di utilizzare contenuti visivi e multimediali nella catechesi ai bambini. Tali contenuti, curati dall'ufficio catechistico nazionale, sono accessibili on line e dunque a disposizione di tutte le parrocchie, nella diocesi di Karachi ma anche nelle altre diocesi del Pakistan.

Come riferito a Fides, p. Diego ha presentato l'innovazione a tutti i catechisti e agli insegnanti spiegando che "era necessario rispondere alle sfide della comunicazione, in quest'Anno della Fede, secondo le indizioni del Papa: i mass-media e le nuove tecnologie aiutano a coprire le distanze e ci consentono di aprire un nuovo capitolo per evangelizzare i bambini, con l'ausilio di Internet".

Fino a ieri gli strumenti didattici usati nelle catechesi erano teatro, arte, canto, giochi: oggi a questi mezzi si aggiungono le nuove tecnologie audiovisive, "per adeguarci a i tempi". Fra l'altro, il 70% degli insegnanti e dei catechisti sono giovani e studenti, nota il Direttore. Sarà, dunque, facile introdurre la catechesi con le nuove tecnologie. P. Diego rimarca a Fides l'impegno volontario dei giovani cristiani nel servizio di catechesi a bambini e ragazzi: solo nell'arcidiocesi di Karachi, vi sono 716 insegnanti volontari, a beneficio di oltre 11.000 bambini iscritti in 125 scuole domenicali. Gli insegnanti vengono preparati tramite un percorso di formazione psicologica e didattica.

(PA)

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Roma (Zenit.org) - La scorsa settimana Benedetto XVI ha presentato al mondo il suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali che si celebrerà il prossimo 12 maggio, sul tema: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione".

ZENIT ha commentato questo importante documento con mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nell'intervista pubblicata di seguito, il presule ha spiegato il rapporto della Santa Sede con le nuove tecnologie per il suo lavoro quotidiano ed ha esposto il suo punto di vista su alcune iniziative come il contatto Twitter del Papa, che attualmente, a poco più di un mese dal lancio ha superato i due milioni e mezzo di contatti.

Eccellenza, quali sono state le prime reazioni al Messaggio del Papa per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali?

Mons. Celli: Osservando la rassegna stampa internazionale, mi sembra che il Messaggio del Papa sia stato ben accolto in ogni luogo. Credo che finalmente si sia presa coscienza del fatto che le reti sociali hanno bisogno della presenza di uomini e donne di buona volontà. Esse non sono uno strumento che l'uomo accende o spegne, ma un ambiente in cui effettivamente vive; come una grande piazza dove si incontrano altre persone e dove è possibile riscoprire il senso profondo della propria vita. Credo sia proprio questa una delle grandi sfide che il messaggio del Papa vuole affrontare. Come ha scritto il Santo Padre, molte volte non viene percepita immediatamente la ricerca del vero, del senso della vita, e a volte le nuove tecnologie confondono un po' le idee subissando le persone di messaggi, di proposte. Emerge quindi un grande problema di discernimento.

Secondo lei, c'è un"profilo" particolare di coloro che vogliono evangelizzare nella rete?

Mons. Celli: No, direi che non esiste un profilo specifico. Piuttosto parlerei di uomini e donne del nostro tempo che hanno accolto nel proprio cuore il Signore Gesù e il suo messaggio e che, quindi, cercano di trasmetterlo e viverlo attraverso le reti sociali. Nel web si è a contatto con altre persone, ecco perché il Santo Padre ha parlato anche di autenticità, di ricerca della verità. Come accennavo prima, c'è un rischio grande nelle reti sociali: essere sottoposti ad una valanga di messaggi, a volte negativi, e non sempre è facile discernere e capire. Pertanto sono molto grato per l'invito del Papa a scoprire quali sono le pulsioni e le tensioni dell'uomo e delle donne oggi. Perché, come si legge nel testo del Messaggio, "le reti sociali sono legate profondamente all'inquietudine del cuore umano". Sono un spazio ulteriore per capire che il signore Gesù ci sta accanto.

Le reti sociali, dunque, sono molto più di semplici mezzi di comunicazione?

Mons. Celli: Non sono strumenti, sono ambienti di vita, sono realtà dove io "abito". Allora io non utilizzo le reti sociali solo per annunciare il Vangelo, ma abitando nella rete sociale, con la mia testimonianza, con il mio annunzio, io comunico a Gesù Cristo, la sua parola, la sua proposta. In un messaggio di qualche anno fa, addirittura il Santo Padre parlava di una "diaconia della cultura digitale", invitando i vescovi a formare anche nel proprio ambiente un piccolo gruppo di presbiteri che possano operare nella rete ed esercitare una vera e propria pastorale.

Quali sono le sfide che emergono da questo nuovo mondo?

Mons. Celli: Un tema delicatissimo nel campo delle nuove tecnologie è quello del linguaggio. Nel senso che bisogna avere la capacità di utilizzare un linguaggio comprensibile per tutti gli uomini e le donne di oggi. Il Papa dice infatti nel Messaggio che non ci si aspetta solamente una citazione formale della parola del Vangelo. Non si tratta cioè di ripetere solo passaggi delle Scritture, ma chi abita nella rete deve dar testimonianza con la propria vita di un rapporto esistenziale tra vita e Vangelo. Il Santo Padre stesso ci ha dato questo esempio entrando in Twitter. Il suo desiderio era proprio quello di stare accanto agli uomini e alle donne di oggi, e rimanere accanto a loro con la sua parola. E sì, il tweet è limitato solo a 140 caratteri, tuttavia quese poche parole possono avere un contenuto profondo che può aiutare l'uomo a riscoprire il senso profondo della sua vita.

A proposito di Twitter, come valuta le reazioni negative, a volte veri e propri attacchi, della gente all'account del Pontefice?

Mons. Celli: Io ho visto in questi tempi più che altro grandi reazioni positive. Quando presentammo il primo tweet del papa, parlai di "scintille di verità" e "pillole di saggezza". Ecco, in questa "desertificazione spirituale" che – come afferma il Papa, sta aumentando sempre di più - una "goccia di rugiada" come può essere una breve, ma profonda frase del Pontefice può alleviare la sete dell'uomo e può favorire il suo cammino. Per questo, nostante le critiche, le offese, e certi messaggi anche pesanti che effettivamente sono pervenuti, ritengo che la decisione del Papa di entrare nel social network sia più che positiva. Ribadisco che bisogna essere presenti nel contesto delle reti sociali, non solamente per abitarci, ma per dare testimonianza dei valori in cui crediamo.

Lei ha più volte fatto un invito a "retwittare" i messaggi del Papa...

Mons. Celli: Sì, mi sono permesso di invitare gli amici del papa a "retwittare" ai propri amici ogni post del Santo Padre. Se ogni utente inviasse il messaggio del Pontefice anche solo a dieci amici raggiungeremmo già i venticinque milioni di followers, e così via...

In che modo la comunicazione sociale cattolica collaborerà a promuovere la nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Credo che l'invito a evangelizzare sia un invito rivolto a tutti. Ogni discepolo di Gesù Cristo deve assumersi questa responsabilità che é legata al suo battesimo, ovvero di essere annuncio, strumento, presenza, proposta. Questo è un punto di riferimento fondamentale. Questo slancio evangelizzatore aiuterá le persone a far buon uso di tutto ciò che la tecnologia mettono a disposizione.

Quali sono attualmente i progetti del Dicastero di cui è presidente?

Mons. Celli: In questo momento stiamo portando avanti l'iniziativa di Twitter che cresce ogni giorno di più e vede aumentare continuamente i followers. E cerchiamo di far sì che i tweet del Santo Padre si possano diffondere più ampiamente possibile. Un'altra iniziativa è news.va, il sito che raccoglie le informazioni dei diversi organi di comunicazione della Santa Sede. Oggi news.va è visitato quotidianamente dalle 12.000 alle 30.000 persone. E sono sicuro che pian piano questo numero aumenterà. Per noi è molto importante perché ci permette di essere presenti e di poter offrire quotidianamente notizie aggiornate più di tre volte il giorno.

Altri progetti per il futuro?

Mons. Celli: È già sta operativa l'applicazione del Papa per gli smartphone che permetterà di avere immediatamente i filmati del Papa, o la trasmissione di un'Udienza, dell'Angelus o di una cerimonia a San Pietro. È un progetto in sintonia con il grande e illuminante magistero di questo Papa.

di José Antonio Varela Vidal

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Città del Vaticano (Osservatore Romano) - In contrasto con le considerazioni più comuni e ripetute degli aspetti tecnici, sociologici e politici del mondo moderno delle comunicazioni sociali, soprattutto quelle relative alle nuove tecnologie, ancora una volta Papa Benedetto XVI, il 24 gennaio, festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ha reso pubblico l'autorevole apporto dell'illuminante messaggio che dedica ogni anno alla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dedicato in questa occasione al tema «Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione».

Lo sguardo del Papa va al di là dei fenomeni comunicativi e si concentra sull'aspetto più importante: in questo caso, oltre a invitare a un maggior impegno evangelizzatore nel mondo della comunicazione, come ha sottolineato anche la recente assemblea del Sinodo dei vescovi, considerandolo uno degli scenari della nuova evangelizzazione, Benedetto XVI fa soprattutto una lucida riflessione sulla nuova modalità di relazione che implica l'uso delle reti sociali su Internet.

Sin dall'inizio del suo pontificato, il Papa ha sempre sollecitato, ogni volta che si parla delle comunicazioni sociali, una nuova messa a fuoco da parte della Chiesa sulla questione antropologica, che supera e integra le precedenti considerazioni magisteriali in questo ambito, più incentrate sugli aspetti culturali.

«La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione — osserva il Papa — pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l'efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e vitalità. A volte la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni e non riesce a destare l'attenzione che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell'impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell'argomentazione logica».

Queste disfunzioni, che occorre superare, mostrano che nella comunicazione moderna a essere in gioco è il destino stesso dell'uomo, poiché ogni grande innovazione tecnologica nel corso della storia ha comportato allo stesso tempo un cambiamento di valori, di cultura e di modello antropologico. Proprio per questo motivo, Benedetto XVI esorta a recuperare, a partire dalla fede, l'humanitas stessa della comunicazione sociale, dal momento che anche la Chiesa opera in questo campo come paladina della causa dell'uomo, della salvaguardia della sua piena dignità e della pienezza che è solo in Dio.

Come afferma il concilio Vaticano II, «la fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo, orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane» (Gaudium et spes, n. 11). Così, mediante una rivitalizzazione dell'autenticità della testimonianza della fede nel mondo digitale, il Papa esorta i cristiani a ottenere un effetto umanizzante anche nella comunicazione delle reti sociali, poiché queste «sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell'uomo», alle quali i cristiani hanno il dovere di dare risposte cristiane, poiché «per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell'uomo circa l'amore, la verità e il significato della vita, questioni che non sono affatto assenti nei social network, si trova nella persona di Gesù Cristo».

In definitiva, il Papa, in questo Anno della fede, invita a professarla e a testimoniarla mediante la nuova evangelizzazione, anche in questo nuovo scenario delle reti sociali, dove «non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell'espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, noi siamo chiamati a far conoscere l'amore di Dio sino agli estremi confini della terra».

Con ciò, e facendo attenzione, come il profeta Elia, al passaggio di Dio nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re, 19, 11-12), che porta la «luce gentile della fede», le comunicazioni diventeranno più umane e capovolgeranno il lamento di T. S. Eliot nei suoi famosi versi: «Dov'è la saggezza che abbiamo perduto nella conoscenza? Dov'è la conoscenza che abbiamo perduto nelle informazioni?». Solo a partire dalla realtà di Dio è possibile riordinare l'intero ambito umano, anche la comunicazione, e relazionarci veramente con esso, comprenderci e amarci.

di José María Gil Tamayo

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Barcellona (L’Osservatore Romano) .- L’arcidiocesi di Barcellona ha una lunga esperienza nell’uso di internet, sia nell’ambito della comunicazione sia in quello del suo impiego nella formazione teologica a distanza da parte dell’Istituto superiore di scienze religiose di Barcellona.  Il nostro foglio domenicale è stato il primo del suo genere in Spagna. È nato nel 1881 su iniziativa del parroco don José Gatell, della parrocchia di Sant’Anna (una delle più antiche di Barcellona, situata al centro della città). Recentemente il foglio domenicale è stato modernizzato ed è divenuto di nuovo precursore nell’applicazione e nell'integrazione delle nuove tecnologie. Una semplice pubblicazione è divenuta così uno strumento dalle ampie possibilità per la pastorale, la liturgia, la formazione e l’informazione, poiché combina tutti gli elementi della tecnologia multimediale come  la carta stampata, la fotografia, i video, l’interazione con le reti informatiche dell’arcivescovado, le agende elettroniche, l’accesso a un’ampia gamma di contenuti e l’utilizzazione delle immagini su telefonia mobile o computer per inviarle attraverso Internet, Facebook o Twitter.

Queste innovazioni fanno parte delle iniziative diocesane che stiamo portando avanti nel quadro dell’Anno delle fede, in linea con quanto affermato nell’ultimo sinodo dei vescovi, tenutosi lo scorso mese di ottobre, che ha esaminato il tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana» e che ha esortato a incorporare il nuovo linguaggio delle innovazioni tecnologiche.

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