Chiesa e Comunicazione

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(www.agensir.it) - "Amo l'Information Technology ma quando si tratta di migliorare le vite degli esseri umani serve assai più battersi contro la malnutrizione infantile". Così William Henry Gates, meglio noto come Bill Gates, co-fondatore di Microsoft ha rilanciato nell'intervista rilasciata in questi giorni al "Financial Times" una provocazione al mondo del web e non solo. Immediate le repliche e subito in rete le domande sulla sensibilità umanitaria del miliardario Gates, che peraltro dal 1997 è a capo, con la moglie, di una fondazione che dona ogni anno 4 miliardi di dollari per contribuire all'assistenza sanitaria dei bambini nel Terzo Mondo.

Si è riaperto il confronto tra diverse scuole di pensiero e, concretamente, tra due imprenditorie digitali quali sono Microsoft e Facebook, sul ruolo delle nuove tecnologie nella costruzione di un mondo migliore. Si è anche riacceso lo scontro tra quei poteri forti, anzi fortissimi, che si contendono il controllo mondiale della società, dell'economia e della politica. 

A un diffuso delirio di onnipotenza, di cui lo scandalo Nsa è solo un segnale, qualcuno risponde richiamando la necessità di un ridimensionamento dei Signori dell'Universo. Questo qualcuno però non è solo Bill Gates, che conoscendo perfettamente le strategie della Silicon Valley si è messo in mente di indirizzarle con più tempestività ed efficacia verso il bene dell'umanità.

E il bene dell'umanità, dice Gates come altri hanno detto prima di lui, è fatto soprattutto dai bambini e dei ragazzi dei Paesi più poveri e per realizzare questo bene occorre che le connessioni non distraggano pensieri e impegni ma contribuiscano a rendere più efficaci e tempestive le relazioni d'aiuto.

Non mancano e non mancheranno giudizi contrastanti sul piano tecnologico e su quello economico.

Ad esempio Andrew Blum, un guru del web, afferma che il fondatore di Microsoft intende "riportare l'Information Technology alle sue reali dimensioni" mentre Edmond Phelps, premio Nobel 2006, pensa che Gates "ha torto perché Internet è l'unico strumento che permette a tutti di contribuire all'economia del Pianeta".

Il dibattito, in corso da anni, merita di essere seguito con competenza e saggezza perché l'uso non pensato delle nuove tecnologie potrebbe lasciare spazio al rischio o all'incubo di un uomo senza umanità.
Il confronto è tra tecnocentrismo e antropocentrismo, tra due modi diversi di intendere le priorità sociali di questo tempo e di questo mondo.

In questo contesto Bill Gates rilancia una riflessione sulla tragica situazione in cui si trovano i bambini dei Paesi poveri o, più precisamente, impoveriti dai Paesi ricchi.

Il fondatore di Microsoft non è il solo e non è neppure il primo a scuotere le coscienze su queste tragedie. Le sue parole riportano comunque alla memoria tante storie di amore per i bambini delle periferie del mondo, riportano alla memoria le denunce e gli appelli accorati di papa Francesco e dei suoi predecessori, riportano alla memoria la dedizione di missionari e missionarie, riportano alla memoria gli interventi diplomatici dei nunzi apostolici, riportano alla memoria le voci politiche che si sono levate nei consessi internazionali per chiedere un diverso ordine politico-economico mondiale. Riportano alla memoria tante piccole bare bianche e tanti corpicini nella sabbia di un deserto.

Anche noi, come il critico economista Edmund Phelps, ammettiamo di avere provato "molto interesse e altrettanta sorpresa" nel leggere sul "Financial Times" un'intervista che richiama il tradimento della speranza e chiede ai media e all'opinione pubblica di non rimuoverla.

I messaggi mediatici sono però sempre da decifrare con attenzione e per questo motivo è bene fermarsi a cogliere nelle parole di Bill Gates anche solo un appello in più per salvare i bambini, cioè per salvare il futuro. E questo non è poco.


di Paolo Bustaffa

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(Radio Vaticana) - "Siamo pronti a denunciare al Garante della Privacy, Facebook, che continua ad essere terra di nessuno, dove regole e controlli sono risibili e dove al genitore non é consentito l'esercizio di alcun controllo sulla vita virtuale del proprio figlio minorenne". Così il Movimento genitori risponde in Italia all'ultima decisione di Facebook: la possibilità di rendere pubblici i post, quindi il profilo, degli under 18 come succede con gli utenti adulti. Cosa fare e come difendersi? Gabriella Ceraso ne ha parlato con Giovanni Buttarelli, Garante europeo aggiunto per la protezione dei dati personali:RealAudioMP3

R. – Per quanto riguarda i genitori, nel futuro c'è una riforma in corso. Avremo, per i minori sotto i 13 anni, una tutela molto più forte, perché non sarà possibile in ogni caso prescindere da un consenso dei genitori, prestato in chiave di verificabilità e di autenticità. Per quanto riguarda il momento attuale, c'è il problema della capacità di agire dei genitori che, in questa procedura per esempio, potrebbe non essere previsto. Purtroppo, finché non si realizzerà il principio uniforme che i social network devono tenere conto, non solo di ciò che è "fashion", ma anche dei diritti della personalità, continueremo a soffrire e ad allarmarci su questi temi.

D. – Ai genitori cosa dire nell'immediato? Cosa si può fare? Ovviamente comprendendo che i ragazzi hanno mille stimoli da tantissime fonti...

R. – Nei casi estremi ovviamente ci sono rimedi giuridici, ma prima ancora ci sono una serie di soluzioni di dialogo, di verifica attenta con i propri figli, per cercare di guidarli meglio e renderli più consapevoli, autonomamente, delle conseguenze che ne deriveranno. E' facile disseminare i propri dati in un secondo al resto del mondo, mentre è, a volte, missione impossibile cancellare queste tracce, quando ci si accorge un momento dopo degli effetti negativi, e spesso anche non voluti, di alcune estensioni di informazione.

D. – Quando parla di conseguenze negative cosa intende?

R. – Io posso postare un "mi piace" perché ho gradito una foto, posso postare i miei contatti, con amicizie che oggi ci sono e domani no, posso postare alcune foto di gruppo, prese in un momento di allegria, foto e informazioni che un domani saranno assemblate, saranno disponibili in Rete, dove i datori di lavori, le società di assunzione, andranno regolarmente a prendere informazioni. Quindi tutto questo creerà un profilo di noi, di cui nemmeno noi siamo consapevoli, che potrà non corrispondere affatto alla nostra attuale personalità o alla personalità di ieri, di quando abbiamo postato queste foto.

D. – Questo, ovviamente, tenendo fuori tutta la sfera di chi invece va sui social network per adescare e per offendere. E' tutto un mondo che non può che godere di questo permissivismo o no?

R. – Su questo, per fortuna, come Italia, abbiamo più carte in regola: siamo tra i Paesi che hanno la migliore normativa e anche le migliori forze investigative. Io non vorrei che con tutte queste analisi noi arrivassimo a criminalizzare il social network, che dovrebbero essere invece un'occasione contemporanea per sviluppare meglio la personalità. E' proprio il contrario: un approccio sobrio, meditato, informato che permetta di capire meglio quali sono le conseguenze dei nostri comportamenti, potrebbe aiutare a valorizzare gli aspetti socialmente positivi dei social network.

D. – Molti lasciano Facebook per Twitter. Le chiedo: Twitter è più garantista? Ha più tutele?

R. – No, pongono sempre gli stessi problemi. In cambio di un benefit immediato, che sembra di grande valore in quel momento, noi cediamo molto di più della nostra privacy. Non è tanto un problema di mettere su piazza ciò che sappiamo di noi stessi, ma piuttosto l'effetto devastante sulle personalità di cui gli utenti non sono resi consapevoli. Quindi, i gestori dei social network dovrebbero pensare meno al mercato e più alle persone.

D. – Denunciare Facebook al garante serve?

R. – Il garante non è un'autorità di polizia. Si possono fare segnalazioni, reclami circostanziati. Quando c'è un caso specifico, l'autorità può anche intervenire di sua iniziativa. Sarebbe semplicemente l'ennesimo episodio di una saga che purtroppo non ha fine. E' un fenomeno esploso di recente. Gli strumenti del diritto europeo e nazionali sono ancora imperfetti, salvo il profilo della prevenzione dei reati. Ci vorrà ancora un po' per venirne a capo.

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Venerdì, 06 Settembre 2013 00:00

Medium, linguaggi ed evento: don Padrini ad Asti

Asti (chiesacattolica.it) - "Il medium è un luogo abitato dall'uomo e da Dio. Qui il linguaggio "avviene" nel senso che si verifica un evento, una comunicazione: è un elemento misterico, perché è uno spazio abitato da Dio e dallo Spirito Santo" Così Don Paolo Padrini nell'incontro di venerdì 14 giugno ad Asti, quando, nell'ultimo degli incontri formativi sull'uso dei social network per la pastorale organizzato dall'Ufficio comunicazioni sociali diocesano, ha ricordato i fondamenti teologici, antropologici, pastorali nell'uso dei social network.

Non esiste uno strumento di comunicazione neutro: tutto comunica, dal forno elettrico/a gas al forno microonde, usati con diverse intenzioni e finalità; anzi, non esistono strumenti, ma luoghi, spazi, ambienti, linguaggi di esperienza. Così Mc Luhan affermava che il medium è il luogo dove il linguaggio avviene. Di qui discende la nostra responsabilità quando tocchiamo un medium, anzi per noi è uno stimolo a fare esperienza di comunicazione in una prospettiva umanistico-relazionale con gli altri. E quanto maggiore è la nostra competenza nel saper comunicare con i media (in cui siamo dentro), tanto più la tecnologia si fa da parte ed emergono le idee, i valori, l'esperienza che vogliamo trasmettere. Così viviamo intensamente la forza dell'affettività cristiana, perché quando preghiamo, meditiamo on line, magari in rete, è proprio lo strumento che trasmette la bellezza di incontrarci.

Nei social network bisogna esserci, perché qui può avvenire un'esperienza di salvezza e solo entrando nel luogo della comunicazione, possiamo affrontare un discorso pedagogico. Con i ragazzi bisogna essere educatori intelligenti, non demonizzare, ad esempio, facebook, ma informarci su quali sono i loro amici, di che cosa parlano o fanno normalmente, perchè pure per noi genitori, educatori quella piattaforma di relazione è significativa ed importante, anche se poi scegliamo di non esserci. Resta pur sempre una scelta di presenza, perché quel luogo vale anche per noi, adulti.

Non dire a tuo figlio "Non perder tempo su facebook!", ma piuttosto: "Come l'hai acceso (il pc) ora spegnilo!", dare cioè delle regole e norme di comportamento, stipulare, perciò, un patto educativo, perché... questo è il nostro tempo, in cui siamo e saremo sempre più connessi attraverso una tecnologia indossabile (occhiali, scarpe...) e impiantabile (nel nostro corpo...).

Il prof. Padrini ha comunque evidenziato per molti un ritardo dell'approccio mentale a queste realtà comunicative e in tal modo non si tiene presente che ad esempio, su facebook, possiamo vivere un pezzo della nostra vita relazionale anche ecclesiale, postando, magari, il parroco "pillole" dell'omelia domenicale, augurando "Buon appetito o buona serata!" ai parrocchiani, come ci insegna papa Francesco.

Per chi si occupa di comunicazione, questa è l'essenza dell'essere cristiano, perché noi siamo comunicazione, che richiede, però, preghiera e profonda spiritualità nella carità.

I video presentati con l'utilizzo dei vari linguaggi espressivi sono stati parte integrante della riflessione ed hanno avvalorato pienamente l'organicità e la coerenza di quanto affermato.

Paolo Padrini esperto di comunicazione e nuove tecnologie, autore di "Facebook Internet e digital media-Una guida al mondo dei social network pensata per genitori ed educatori" ha lanciato iBreviary, applicazione che porta la preghiera cattolica del Breviario nel mondo in cinque lingue, su IPhone, Ipad e altre piattaforme.


di Adiana Marchia, dir. UCS diocesano di Asti

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Giovedì, 30 Maggio 2013 15:31

Fede protagonista, anche su Facebook

Roma (Avvenire) - Elizabeth Drescher è l'autrice dei due unici manuali americani sui social media e la fede: Tweet if you love Jesus, (cinguetta se ami Gesù) e Click to save, fai click per salvare, dall'arguto doppio significato. Dall'Università cattolica di Santa Clara, dove insegna, Drescher monitora la presenza del messaggio cristiano su Facebook e Twitter praticamente dalla loro infanzia. E nel tempo ha fatto qualche importante scoperta. Intervistata dal quotidiano "Avvenire" afferma: «Sono religiose le pagine con il maggior numero di partecipanti attivi, ma non basta pubblicare un sermone se non è accompagnato da una domanda sincera e un invito alla discussione».

Professoressa Drescher, quanto sono importanti le reti sociali come spazi di evangelizzazione?

Molto importanti. Le faccio qualche esempio. Nel 2011, la pagina di Facebook 'Jesus Daily' ha superato per lettori e membri quelle di star del calcio e della musica pop come Lady Gaga e Justin Bieber. In spagnolo, fra le pagine che contano un maggior numero di 'mi piace' c'è 'Dios Es Bueno'. Come ha scritto Benedetto XVI, è indubbio che chi ha fede desidera condividerla con le persone che incontra nell'ambiente digitale.

Che cosa determina il successo di una pagina a contenuto religioso?

La caratteristica comunque delle pagine più seguite è che sono state create spontaneamente dagli utenti di Facebook, non da istituzioni religiose, e che sono 'coinvolgenti'. Questo significa che non si limitano a diffondere un messaggio o a pubblicare notizie, ma condividono contenuti che ispirano i partecipanti della rete sociale a interagire e a creare un dibattito. È interessante notare che su Facebook le pagine classificate come più coinvolgenti, vale a dire che hanno il maggior numero di partecipanti attivi sulla loro bacheca, sono religiose. Questa è una dimostrazione che i credenti avvertono sempre più che la loro fede è parte integrante della loro esperienza digitale.

Succede lo stesso su Twitter?

Un'osservazione rigorosa di Twitter è più difficile, ma hashtag come 'prayer' (preghiera), 'spirituality', 'Bible' (Bibbia) e 'Jesus' sono così onnipresenti da fare di Twitter un sito non meno significativo per l'esplorazione religiosa di Facebook. La partecipazione religiosa su Twitter è tale da aver catturato l'attenzione dei manager del sito, che corteggiano aggressivamente gli utenti che 'cinguettano' su temi religiosi, offrendo loro nuove piattaforme per facilitare la condivisione del contenuto che preferiscono. Questo mette in luce come le reti sociali siano spazi determinanti per la formazione religiosa, la cura e la testimonianza spirituale.

La maggior parte delle organizzazioni religiose ha ormai una pagina di Facebook e sempre più sono presenti su Twitter. Che tipo di seguito hanno queste pagine istituzionali?

Dipende, ma nonostante questi lodevoli sforzi continuo a credere che il grosso del coinvolgimento spirituale sui social network ruoterà ancora a lungo attorno alle pagine create dai credenti o da persone alla ricerca di una verità religiosa, che riversano sui social media i loro interessi, le loro domande e la loro pratica religiosa. Così come a livello locale gli edifici religiosi non sono più l'unico luogo di preghiera e di ricerca spirituale, non lo è nemmeno la pagina Facebook di una parrocchia o di una diocesi.

Che consiglio dà alle diocesi e alle parrocchie che vogliono aumentare la loro presenza sui social media?

A mano a mano che le reti sociali crescono come luoghi d'incontro per la distrazione e l'intrattenimento quotidiano, fornire un contenuto coinvolgente sarà sempre più determinante. Attenzione, però. Coinvolgente non è sinonimo di accattivante o urlato. Piuttosto, è un contenuto che mette alla prova in modo stimolante gli interessi delle persone nella stessa rete sociale, invita alla conversazione, incoraggia la condivisione. Se poi ispira alla connessione di persona, faccia a faccia, ancora meglio. Un'indagine d'opinione recente sostiene anche che la maggior parte degli americani si uniscono ai siti di rete sociale per rimanere in contatto con amici, familiari e altre persone della loro comunità. Creare su Facebook un rapporto individuale e un senso di appartenenza è quindi fondamentale. Chi contribuisce a pubblicare contenuto religioso dovrebbe tenere questo bene in mente. Non è abbastanza pubblicare un sermone se non è accompagnato da una domanda sincera, una piccola provocazione, un invito alla discussione.

(Elena Molinari)

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Pregiatissimi collaboratori del PCCS,

in occasione della "Settimana delle Comunicazioni 2013", in vista della "47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali" ed in relazione al Vs. comunicato stampa di Venerdì 26 Aprile 2013, la parrocchia "N.S. Assunta" in Acqui Terme, Chiesa Cattedrale della Diocesi di Acqui Terme, con la presente, vuole portare a conoscenza una piccola iniziativa venuta alla luce in quanto ispirata dal tema cardine che il Papa Emerito Benedetto XVI ha proposto per l'anno 2013.

Il Santo Padre si riferiva, in particolare, allo sviluppo delle reti sociali digitali che "stanno contribuendo a far emergere una nuova ”agorà”, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità". Secondo il Papa Emerito, inoltre, quando "questi spazi sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove".

Verso queste nuove forme di comunicazione, si sono già da tempo indirizzate diverse comunità parrocchiali della Diocesi di Acqui, prevedendo la divulgazione del Vangelo e fornendo servizi di informazione proprio attraverso i principali mezzi che la tecnica oggi mette a disposizione, in primis siti web, ma anche le reti sociali più diffuse (Facebook, Twitter, ecc).

Anche la parrocchia "N.S. Assunta" ha cercato di intraprendere la strada verso i nuovi mezzi di comunicazione, dotandosi di un sito web dedicato, già operativo da tempo ed attualmente in fase di graduale, ma costante, aggiornamento (http://www.cattedraleacqui.altervista.org/). In parallelo a ciò, la parrocchia ha recentemente attivato i propri profili ufficiali sulle reti Facebook, Twitter, YouTube e Flickr.  Per una migliore gestione ma, soprattutto, per una più efficiente fruibilità da parte dei potenziali utenti, tutti i servizi informativi afferenti alla parrocchia sono raggiungibili a mezzo di un portale internet dedicato, chiamato “Cattedrale Acqui NEWS”. La versione sperimentale del portale, il cui indirizzo è http://www.cattedraleacquinews.info/ (per la versione specifica per dispostivi mobili), è online dal giorno 31 Marzo 2013, in occasione della S. Pasqua.  Oltre ai citati sistemi, dal portale è possibile accedere ad alcuni servizi per la divulgazione dedicata di informazioni parrocchiali, basate su Newsletter, liste SMS, canali web di TV e Radio, nonché su di un sistema di videoconferenze parrocchiali. Tutti i servizi sono offerti gratuitamente.

Quanto proposto, non rappresenta un vero proprio contributo audiovisivo che il PCCS possa utilizzare in preparazione degli eventi della presente settimana, ma vuole rappresentare un piccolo esempio su come la parrocchia "N.S. Assunta" ed altre parrocchie della Diocesi di Acqui si stiano muovendo per valorizzare le nuove tecnologie, consapevoli che esse possano rappresentare uno strumento importante per legare ulteriormente le parrocchie ai propri parrocchiani e, come ci suggerisce proprio il tema della "47 Giornata delle Comunicazioni Sociali", rappresentare “porte di verità e di fede per aprirsi a nuovi spazi di evangelizzazione”.

Con l'augurio di un buon proseguimento di lavoro ed un ricordo nella preghiera, si trasmettono i piu cordiali saluti.

Mons. Paolino Siri, parroco e vicario generale della Diocesi di Acqui

Giancarlo Cerretto, collaboratore tecnico parrocchiale

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Il dialogo tra credenti e non credenti comincia nelle scuole. Per alimentare il dibattito, il prof. Sergio Ventura del liceo classico "T.Tasso" di Roma, insieme alla collega Maria Grazia Giordano del liceo "Orazio" e al prof. Giuseppe Stinca del liceo "T.Mamiani", hanno inaugurato nel 2012 il blog "Studenti nel Cortile". L'iniziativa, promossa dal card. Gianfranco Ravasi e ospitata all'interno del sito del Cortile dei Gentili, ha come protagonisti studenti e professori, che, attraverso articoli e commenti, si confrontano sui diversi aspetti della fede. Valeria Cipollone ha chiesto al prof. Sergio Ventura, coordinatore del blog, come è nato questo progetto. RealAudioMP3 

R. – L'iniziativa è nata insieme ad alcuni colleghi di religione di tre licei classici di Roma: l'Orazio, il Mamiani e il Tasso. I ragazzi che ci troviamo di fronte durante l'insegnamento sono di due tipologie: quelli non credenti si presentano con un atteggiamento scettico di fronte a tutto ciò che è religioso, e, non sono la maggioranza però buona metà della classe; quelli credenti, invece, per usare un'espressione di Giovanni Paolo II, devono passare da quella fede abitudinaria alla fede cosiddetta pensata ed anche nel loro caso diventa importante un approccio più culturale al fenomeno religioso, ai contenuti teologici. Allora l'esperienza che abbiamo fatto in queste scuole, negli ultimi dieci anni, è stata quella che poi ci ha portato a dire, quando Benedetto XVI ha parlato di Cortile dei Gentili, che quello che stiamo facendo da anni è un Cortile dei Gentili, dove si incontrano alunni, e in realtà anche famiglie dalle quali provengono, non credenti, con alunni e rispettive famiglie credenti.

D. – Come contribuiscono al blog gli studenti?

R. – Il contributo dei ragazzi assomiglia, in parte almeno, ad un tipo di lavoro che già sono abituati a svolgere la mattina a scuola quando, al termine di un insieme di lezioni, devono produrre un elaborato personale, contenente loro riflessioni o analisi di testi di canzoni, di film, quadri o opere letterarie o filosofiche, che ovviamente abbiano un contenuto religioso o teologico. Questo lavoro già veniva svolto utilizzando i mezzi della rete. Avevamo creato, infatti, una pagina Facebook, all'interno della quale noi docenti inserivamo nel post una traccia della lezione svolta e poi gli studenti inserivano i loro commenti, come piccolo elaborato personale. Quando andrete a leggere gli articoli del blog, troverete dei commenti nei quali l'alunno si mette in gioco personalmente di sicuro e troverete però una serie di riferimenti culturali a cantautori, a film, a romanzi, più o meno impegnati. E' una sorta di biblioteca virtuale.

D. – Qual è il valore di questa iniziativa per i ragazzi?

R. – I ragazzi anche di fronte al fenomeno religioso imparano a creare un dialogo fra di loro e, come a volte succede, anche con la generazione più adulta; in questo dialogo avviene che l'identità dello studente credente e l'identità dello studente non credente, decentrandosi, si abitui ad andare alla scoperta di quelle che sono le proprie periferie, che in questo caso magari non sono periferie sociali, forse neanche quelle esistenziali, ma sicuramente – specifico dell'ora di religione – sono quelle culturali.

D. – Come avete accolto l'elezione del nuovo Pontefice?

R. – Abbiamo dedicato un post a Papa Francesco, intitolato "Vento del Sud", incentrato su un'immagine e su una categoria. L'immagine è il suo atto di inchinarsi, appena eletto. Lo abbiamo collegato alla categoria della misericordia, perché spesso nella letteratura l'atto di inginocchiarsi, di piegarsi e l'atto della misericordia sono collegati. Nel post uniamo l'elezione di Papa Francesco e il gesto dell'inchinarsi all'atto di inginocchiarsi di due figure religiose importantissime dei Promessi Sposi e dei Fratelli Karamazov – Fra Cristoforo e Padre Zosima – che, appunto, inginocchiandosi di fronte al prossimo creano una sorta di shock, dovuto al fatto che l'inginocchiarsi come atto di misericordia è inaspettato e crea dei cambiamenti impensati e impensabili a volte. In fondo, l'atto educativo che compiamo è una sorta di continuo inginocchiarsi da parte del mondo adulto ad una generazione che ha bisogno di essere considerata, ascoltata e risollevata.

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Città del Vaticano (RV) - Nella conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Papa per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni, mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, ha ribadito la necessità per Benedetto XVI di "abitare" i social network ed in particolare Twitter, nonostante alcune critiche ricevute su Internet. Ce ne parla Benedetta Capelli: RealAudioMP3

L'invito è uno e forte: ritwittare i messaggi del Papa che oggi – ha detto mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali – il 7% dei follower già rilancia. Una percentuale destinata ad aumentare. E' dunque Twitter l'ambiente "istituzionale" nel quale essere nonostante nel passato ci siano state offese e commenti negativi all'indirizzo di Benedetto XVI:

"Non siamo stati colti di sorpresa. Quando si entra in questo ambiente, innegabilmente si ritrova di tutto. Abbiamo avuto da un lato messaggi splendidi e dall'altro offese, formule che ironizzavano su certe cose. Provavamo dispiacere e disagio di fronte ad un fenomeno del genere, però ci dicevamo: "Se vogliamo scendere ad un dialogo con l'uomo di oggi e in questo ambiente, questo è il rischio che dobbiamo correre". Quindi, oggi è il rischio che corriamo. Io preferisco però essere più presente che evitare una presenza per evitare un rischio".

Un rischio, dunque, prevedibile e da correre ma si è cercato di arginare il fenomeno, ha detto mons. Claudio Maria Celli. Twitter è "una realtà laica", alcune riflessioni sono state accolte altre no ma non c'è stata mai l'idea di un eventuale passo indietro:

"Questo è il senso dell'Incarnazione. Il mio Signore, proprio nel momento supremo della Sua donazione di amore agli uomini, veniva deriso ed umiliato. E Lui è rimasto. Io credo che sia proprio questa dimensione di una presenza che il Papa garantisce. In certi momenti di deserto anche una goccia di rugiada fa bene al cuore".

Al momento i followers sono più di due milioni e mezzo l'importante – ha ribadito il presule – non sono solo i numeri ma vedere in che misura gli amici del Papa ritwittano i suoi messaggi. Altra nota di particolare sorpresa: sono oltre diecimila i follower di Benedetto XVI, nell'account in latino. Esclusa infine una presenza del Papa in Facebook, come spiega mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali:

"Ogni tweet è approvato dal Papa. Non sarebbe possibile garantire quel livello di autenticità con un sito personale del Papa; sarebbe troppo esigente".

Nell'intervento che ha preceduto le domande dei giornalisti, mons. Celli ha anche illustrato i risultati di un'indagine del 2012 condotta dalla Georgetown University di Washington ed ha reso noto una ricerca di dati relativi a 21 Paesi dei 5 continenti. In entrambe è stato analizzato il modo in cui, in base alle fasce di età, si fruisce di Internet; interessante poi il dato su quanto si discute di religione sui social network. "In Paesi di ispirazione musulmana e con tendenze fondamentaliste – ha sottolineato il presidente del dicastero vaticano – si discute molto di religione: il 53% in Turchia, il 63% in Egitto". Riprendendo poi i concetti espressi dal Papa nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, mons. Celli ha definito i social media come "un ambiente esistenziale strutturato come rete" nel quale ascoltare in un atteggiamento non aggressivo, ma nel modo indicato da Benedetto XVI attraverso "un cammino più ricco, vero e umano".

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Barcellona (L’Osservatore Romano) .- L’arcidiocesi di Barcellona ha una lunga esperienza nell’uso di internet, sia nell’ambito della comunicazione sia in quello del suo impiego nella formazione teologica a distanza da parte dell’Istituto superiore di scienze religiose di Barcellona.  Il nostro foglio domenicale è stato il primo del suo genere in Spagna. È nato nel 1881 su iniziativa del parroco don José Gatell, della parrocchia di Sant’Anna (una delle più antiche di Barcellona, situata al centro della città). Recentemente il foglio domenicale è stato modernizzato ed è divenuto di nuovo precursore nell’applicazione e nell'integrazione delle nuove tecnologie. Una semplice pubblicazione è divenuta così uno strumento dalle ampie possibilità per la pastorale, la liturgia, la formazione e l’informazione, poiché combina tutti gli elementi della tecnologia multimediale come  la carta stampata, la fotografia, i video, l’interazione con le reti informatiche dell’arcivescovado, le agende elettroniche, l’accesso a un’ampia gamma di contenuti e l’utilizzazione delle immagini su telefonia mobile o computer per inviarle attraverso Internet, Facebook o Twitter.

Queste innovazioni fanno parte delle iniziative diocesane che stiamo portando avanti nel quadro dell’Anno delle fede, in linea con quanto affermato nell’ultimo sinodo dei vescovi, tenutosi lo scorso mese di ottobre, che ha esaminato il tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana» e che ha esortato a incorporare il nuovo linguaggio delle innovazioni tecnologiche.

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Agrigento (www.agensir.it/) - "Dio è amore"; "Dio me lo immagino biondo con i capelli ricci"; "Dio è da tutte le parti, in Germania, in Francia, qui da noi!": sono alcune delle risposte alla domanda "chi è Dio?" che i giovani della Consulta di pastorale giovanile della comunità ecclesiale di Favara (Agrigento) hanno rivolto ai bambini di alcune scuole elementari per il progetto di evangelizzazione mediatica "Ti prendo in Parola", realizzato in occasione dell'Anno della fede e nell'ambito delle attività previste per l'anno pastorale 2012-2013. "L'iniziativa - spiega don Carmelo La Magra, responsabile della Consulta - vuole essere uno strumento semplice ma allo stesso tempo efficace per far passare i contenuti della fede tra le nuove generazioni. La brevità e l'immediatezza del video consentono di essere visualizzati facilmente e soprattutto condivisi sui social network".

Il format prevede la realizzazione di 15 video-puntate della durata di 5 minuti ciascuna dove bambini, giovani, adulti e anziani di qualsiasi estrazione sociale parleranno di Dio e di fede. Alla fine delle interviste ci sarà una breve spiegazione del tema trattato nella puntata, a cura di un laico, un religioso o un presbitero. Le clip video verranno pubblicate su un apposito canale Youtube e condivise sulla bacheca Facebook della Consulta. È possibile vedere l'anteprima cliccando qui.

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Malindi (Radio Vaticana) - Evangelizzare anche attraverso i nuovi media: è questa l'esortazione che mons. Emmanuel Barbara, vescovo di Malindi, in Kenya, ha lanciato ai comunicatori sociali. Nei giorni scorsi, il presule è intervenuto al primo seminario sulla comunicazione svoltosi nella diocesi e che ha visto la presenza di operatori del settore provenienti da Malindi e Mombasa.

"I mass media hanno trasformato il mondo in un villaggio globale – ha detto mons. Barbara – Ciò ha dato vita ad uno stare insieme che è in qualche modo reale e questo può essere molto utile per la diffusione della Parola di Dio". Di qui, l'invito del presule ad "usare tutte le risorse possibili offerte dai mezzi di comunicazione sociale per promuovere il Vangelo", poiché "ogni mass media può contribuire a raggiungere le famiglie senza spostarsi fisicamente e ciò rendere molto più facile l'evangelizzazione".

Il vescovo di Malindi ha quindi ricordato che "la sfida principale, per i comunicatori, è quella di essere presenti nei nuovi media, e di riuscire a creare un dialogo di pace gli uni con gli altri, in nome della verità". Infine, mons. Barbara ha concluso il suo intervento sottolineando che "anche il Santo Padre è presente sui social network", il che indica "la necessità di abbracciare nuove piattaforme della comunicazione". Presente su Facebook dal maggio 2009 con l'account Pope2you, gestito dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, prossimamente Benedetto XVI entrerà anche nel mondo di Twitter. L'evento sarà presentato lunedì prossimo nella Sala Stampa vaticana. (I.P.)

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