Notizie Vaticane
-
La grazia della gioia e della magnanimità
-
San Giuseppe entra nelle preghiere eucaristiche del Messale Romano
-
Appello del Papa per i rifugiati: hanno bisogno di comprensione e ospitalità
-
Fao, mons. Travaglino: sostegno all'agricoltura è volano di sviluppo nei Paesi poveri
-
Il Papa: le divisioni danneggiano la Chiesa, superare i personalismi per ricevere il dono dell'unità
Fede protagonista, anche su Facebook
Roma (Avvenire) - Elizabeth Drescher è l'autrice dei due unici manuali americani sui social media e la fede: Tweet if you love Jesus, (cinguetta se ami Gesù) e Click to save, fai click per salvare, dall'arguto doppio significato. Dall'Università cattolica di Santa Clara, dove insegna, Drescher monitora la presenza del messaggio cristiano su Facebook e Twitter praticamente dalla loro infanzia. E nel tempo ha fatto qualche importante scoperta. Intervistata dal quotidiano "Avvenire" afferma: «Sono religiose le pagine con il maggior numero di partecipanti attivi, ma non basta pubblicare un sermone se non è accompagnato da una domanda sincera e un invito alla discussione».
Professoressa Drescher, quanto sono importanti le reti sociali come spazi di evangelizzazione?
Molto importanti. Le faccio qualche esempio. Nel 2011, la pagina di Facebook 'Jesus Daily' ha superato per lettori e membri quelle di star del calcio e della musica pop come Lady Gaga e Justin Bieber. In spagnolo, fra le pagine che contano un maggior numero di 'mi piace' c'è 'Dios Es Bueno'. Come ha scritto Benedetto XVI, è indubbio che chi ha fede desidera condividerla con le persone che incontra nell'ambiente digitale.
Che cosa determina il successo di una pagina a contenuto religioso?
La caratteristica comunque delle pagine più seguite è che sono state create spontaneamente dagli utenti di Facebook, non da istituzioni religiose, e che sono 'coinvolgenti'. Questo significa che non si limitano a diffondere un messaggio o a pubblicare notizie, ma condividono contenuti che ispirano i partecipanti della rete sociale a interagire e a creare un dibattito. È interessante notare che su Facebook le pagine classificate come più coinvolgenti, vale a dire che hanno il maggior numero di partecipanti attivi sulla loro bacheca, sono religiose. Questa è una dimostrazione che i credenti avvertono sempre più che la loro fede è parte integrante della loro esperienza digitale.
Succede lo stesso su Twitter?
Un'osservazione rigorosa di Twitter è più difficile, ma hashtag come 'prayer' (preghiera), 'spirituality', 'Bible' (Bibbia) e 'Jesus' sono così onnipresenti da fare di Twitter un sito non meno significativo per l'esplorazione religiosa di Facebook. La partecipazione religiosa su Twitter è tale da aver catturato l'attenzione dei manager del sito, che corteggiano aggressivamente gli utenti che 'cinguettano' su temi religiosi, offrendo loro nuove piattaforme per facilitare la condivisione del contenuto che preferiscono. Questo mette in luce come le reti sociali siano spazi determinanti per la formazione religiosa, la cura e la testimonianza spirituale.
La maggior parte delle organizzazioni religiose ha ormai una pagina di Facebook e sempre più sono presenti su Twitter. Che tipo di seguito hanno queste pagine istituzionali?
Dipende, ma nonostante questi lodevoli sforzi continuo a credere che il grosso del coinvolgimento spirituale sui social network ruoterà ancora a lungo attorno alle pagine create dai credenti o da persone alla ricerca di una verità religiosa, che riversano sui social media i loro interessi, le loro domande e la loro pratica religiosa. Così come a livello locale gli edifici religiosi non sono più l'unico luogo di preghiera e di ricerca spirituale, non lo è nemmeno la pagina Facebook di una parrocchia o di una diocesi.
Che consiglio dà alle diocesi e alle parrocchie che vogliono aumentare la loro presenza sui social media?
A mano a mano che le reti sociali crescono come luoghi d'incontro per la distrazione e l'intrattenimento quotidiano, fornire un contenuto coinvolgente sarà sempre più determinante. Attenzione, però. Coinvolgente non è sinonimo di accattivante o urlato. Piuttosto, è un contenuto che mette alla prova in modo stimolante gli interessi delle persone nella stessa rete sociale, invita alla conversazione, incoraggia la condivisione. Se poi ispira alla connessione di persona, faccia a faccia, ancora meglio. Un'indagine d'opinione recente sostiene anche che la maggior parte degli americani si uniscono ai siti di rete sociale per rimanere in contatto con amici, familiari e altre persone della loro comunità. Creare su Facebook un rapporto individuale e un senso di appartenenza è quindi fondamentale. Chi contribuisce a pubblicare contenuto religioso dovrebbe tenere questo bene in mente. Non è abbastanza pubblicare un sermone se non è accompagnato da una domanda sincera, una piccola provocazione, un invito alla discussione.
(Elena Molinari)
Il vicario generale della Diocesi di Acqui ci scrive in vista della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
Pregiatissimi collaboratori del PCCS,
in occasione della "Settimana delle Comunicazioni 2013", in vista della "47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali" ed in relazione al Vs. comunicato stampa di Venerdì 26 Aprile 2013, la parrocchia "N.S. Assunta" in Acqui Terme, Chiesa Cattedrale della Diocesi di Acqui Terme, con la presente, vuole portare a conoscenza una piccola iniziativa venuta alla luce in quanto ispirata dal tema cardine che il Papa Emerito Benedetto XVI ha proposto per l'anno 2013.
Il Santo Padre si riferiva, in particolare, allo sviluppo delle reti sociali digitali che "stanno contribuendo a far emergere una nuova ”agorà”, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità". Secondo il Papa Emerito, inoltre, quando "questi spazi sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove".
Verso queste nuove forme di comunicazione, si sono già da tempo indirizzate diverse comunità parrocchiali della Diocesi di Acqui, prevedendo la divulgazione del Vangelo e fornendo servizi di informazione proprio attraverso i principali mezzi che la tecnica oggi mette a disposizione, in primis siti web, ma anche le reti sociali più diffuse (Facebook, Twitter, ecc).
Anche la parrocchia "N.S. Assunta" ha cercato di intraprendere la strada verso i nuovi mezzi di comunicazione, dotandosi di un sito web dedicato, già operativo da tempo ed attualmente in fase di graduale, ma costante, aggiornamento (http://www.cattedraleacqui.altervista.org/). In parallelo a ciò, la parrocchia ha recentemente attivato i propri profili ufficiali sulle reti Facebook, Twitter, YouTube e Flickr. Per una migliore gestione ma, soprattutto, per una più efficiente fruibilità da parte dei potenziali utenti, tutti i servizi informativi afferenti alla parrocchia sono raggiungibili a mezzo di un portale internet dedicato, chiamato “Cattedrale Acqui NEWS”. La versione sperimentale del portale, il cui indirizzo è http://www.cattedraleacquinews.info/ (per la versione specifica per dispostivi mobili), è online dal giorno 31 Marzo 2013, in occasione della S. Pasqua. Oltre ai citati sistemi, dal portale è possibile accedere ad alcuni servizi per la divulgazione dedicata di informazioni parrocchiali, basate su Newsletter, liste SMS, canali web di TV e Radio, nonché su di un sistema di videoconferenze parrocchiali. Tutti i servizi sono offerti gratuitamente.
Quanto proposto, non rappresenta un vero proprio contributo audiovisivo che il PCCS possa utilizzare in preparazione degli eventi della presente settimana, ma vuole rappresentare un piccolo esempio su come la parrocchia "N.S. Assunta" ed altre parrocchie della Diocesi di Acqui si stiano muovendo per valorizzare le nuove tecnologie, consapevoli che esse possano rappresentare uno strumento importante per legare ulteriormente le parrocchie ai propri parrocchiani e, come ci suggerisce proprio il tema della "47 Giornata delle Comunicazioni Sociali", rappresentare “porte di verità e di fede per aprirsi a nuovi spazi di evangelizzazione”.
Con l'augurio di un buon proseguimento di lavoro ed un ricordo nella preghiera, si trasmettono i piu cordiali saluti.
Mons. Paolino Siri, parroco e vicario generale della Diocesi di Acqui
Giancarlo Cerretto, collaboratore tecnico parrocchiale
Studenti nel cortile: un blog per il dialogo tra studenti credenti e non credenti
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Il dialogo tra credenti e non credenti comincia nelle scuole. Per alimentare il dibattito, il prof. Sergio Ventura del liceo classico "T.Tasso" di Roma, insieme alla collega Maria Grazia Giordano del liceo "Orazio" e al prof. Giuseppe Stinca del liceo "T.Mamiani", hanno inaugurato nel 2012 il blog "Studenti nel Cortile". L'iniziativa, promossa dal card. Gianfranco Ravasi e ospitata all'interno del sito del Cortile dei Gentili, ha come protagonisti studenti e professori, che, attraverso articoli e commenti, si confrontano sui diversi aspetti della fede. Valeria Cipollone ha chiesto al prof. Sergio Ventura, coordinatore del blog, come è nato questo progetto. ![]()
R. – L'iniziativa è nata insieme ad alcuni colleghi di religione di tre licei classici di Roma: l'Orazio, il Mamiani e il Tasso. I ragazzi che ci troviamo di fronte durante l'insegnamento sono di due tipologie: quelli non credenti si presentano con un atteggiamento scettico di fronte a tutto ciò che è religioso, e, non sono la maggioranza però buona metà della classe; quelli credenti, invece, per usare un'espressione di Giovanni Paolo II, devono passare da quella fede abitudinaria alla fede cosiddetta pensata ed anche nel loro caso diventa importante un approccio più culturale al fenomeno religioso, ai contenuti teologici. Allora l'esperienza che abbiamo fatto in queste scuole, negli ultimi dieci anni, è stata quella che poi ci ha portato a dire, quando Benedetto XVI ha parlato di Cortile dei Gentili, che quello che stiamo facendo da anni è un Cortile dei Gentili, dove si incontrano alunni, e in realtà anche famiglie dalle quali provengono, non credenti, con alunni e rispettive famiglie credenti.
D. – Come contribuiscono al blog gli studenti?
R. – Il contributo dei ragazzi assomiglia, in parte almeno, ad un tipo di lavoro che già sono abituati a svolgere la mattina a scuola quando, al termine di un insieme di lezioni, devono produrre un elaborato personale, contenente loro riflessioni o analisi di testi di canzoni, di film, quadri o opere letterarie o filosofiche, che ovviamente abbiano un contenuto religioso o teologico. Questo lavoro già veniva svolto utilizzando i mezzi della rete. Avevamo creato, infatti, una pagina Facebook, all'interno della quale noi docenti inserivamo nel post una traccia della lezione svolta e poi gli studenti inserivano i loro commenti, come piccolo elaborato personale. Quando andrete a leggere gli articoli del blog, troverete dei commenti nei quali l'alunno si mette in gioco personalmente di sicuro e troverete però una serie di riferimenti culturali a cantautori, a film, a romanzi, più o meno impegnati. E' una sorta di biblioteca virtuale.
D. – Qual è il valore di questa iniziativa per i ragazzi?
R. – I ragazzi anche di fronte al fenomeno religioso imparano a creare un dialogo fra di loro e, come a volte succede, anche con la generazione più adulta; in questo dialogo avviene che l'identità dello studente credente e l'identità dello studente non credente, decentrandosi, si abitui ad andare alla scoperta di quelle che sono le proprie periferie, che in questo caso magari non sono periferie sociali, forse neanche quelle esistenziali, ma sicuramente – specifico dell'ora di religione – sono quelle culturali.
D. – Come avete accolto l'elezione del nuovo Pontefice?
R. – Abbiamo dedicato un post a Papa Francesco, intitolato "Vento del Sud", incentrato su un'immagine e su una categoria. L'immagine è il suo atto di inchinarsi, appena eletto. Lo abbiamo collegato alla categoria della misericordia, perché spesso nella letteratura l'atto di inginocchiarsi, di piegarsi e l'atto della misericordia sono collegati. Nel post uniamo l'elezione di Papa Francesco e il gesto dell'inchinarsi all'atto di inginocchiarsi di due figure religiose importantissime dei Promessi Sposi e dei Fratelli Karamazov – Fra Cristoforo e Padre Zosima – che, appunto, inginocchiandosi di fronte al prossimo creano una sorta di shock, dovuto al fatto che l'inginocchiarsi come atto di misericordia è inaspettato e crea dei cambiamenti impensati e impensabili a volte. In fondo, l'atto educativo che compiamo è una sorta di continuo inginocchiarsi da parte del mondo adulto ad una generazione che ha bisogno di essere considerata, ascoltata e risollevata.
Mons. Celli: il Papa sui social network corre il rischio del dialogo con tutti
Città del Vaticano (RV) - Nella conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Papa per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni, mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, ha ribadito la necessità per Benedetto XVI di "abitare" i social network ed in particolare Twitter, nonostante alcune critiche ricevute su Internet. Ce ne parla Benedetta Capelli: ![]()
![]()
L'invito è uno e forte: ritwittare i messaggi del Papa che oggi – ha detto mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali – il 7% dei follower già rilancia. Una percentuale destinata ad aumentare. E' dunque Twitter l'ambiente "istituzionale" nel quale essere nonostante nel passato ci siano state offese e commenti negativi all'indirizzo di Benedetto XVI:
"Non siamo stati colti di sorpresa. Quando si entra in questo ambiente, innegabilmente si ritrova di tutto. Abbiamo avuto da un lato messaggi splendidi e dall'altro offese, formule che ironizzavano su certe cose. Provavamo dispiacere e disagio di fronte ad un fenomeno del genere, però ci dicevamo: "Se vogliamo scendere ad un dialogo con l'uomo di oggi e in questo ambiente, questo è il rischio che dobbiamo correre". Quindi, oggi è il rischio che corriamo. Io preferisco però essere più presente che evitare una presenza per evitare un rischio".
Un rischio, dunque, prevedibile e da correre ma si è cercato di arginare il fenomeno, ha detto mons. Claudio Maria Celli. Twitter è "una realtà laica", alcune riflessioni sono state accolte altre no ma non c'è stata mai l'idea di un eventuale passo indietro:
"Questo è il senso dell'Incarnazione. Il mio Signore, proprio nel momento supremo della Sua donazione di amore agli uomini, veniva deriso ed umiliato. E Lui è rimasto. Io credo che sia proprio questa dimensione di una presenza che il Papa garantisce. In certi momenti di deserto anche una goccia di rugiada fa bene al cuore".
Al momento i followers sono più di due milioni e mezzo l'importante – ha ribadito il presule – non sono solo i numeri ma vedere in che misura gli amici del Papa ritwittano i suoi messaggi. Altra nota di particolare sorpresa: sono oltre diecimila i follower di Benedetto XVI, nell'account in latino. Esclusa infine una presenza del Papa in Facebook, come spiega mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali:
"Ogni tweet è approvato dal Papa. Non sarebbe possibile garantire quel livello di autenticità con un sito personale del Papa; sarebbe troppo esigente".
Nell'intervento che ha preceduto le domande dei giornalisti, mons. Celli ha anche illustrato i risultati di un'indagine del 2012 condotta dalla Georgetown University di Washington ed ha reso noto una ricerca di dati relativi a 21 Paesi dei 5 continenti. In entrambe è stato analizzato il modo in cui, in base alle fasce di età, si fruisce di Internet; interessante poi il dato su quanto si discute di religione sui social network. "In Paesi di ispirazione musulmana e con tendenze fondamentaliste – ha sottolineato il presidente del dicastero vaticano – si discute molto di religione: il 53% in Turchia, il 63% in Egitto". Riprendendo poi i concetti espressi dal Papa nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, mons. Celli ha definito i social media come "un ambiente esistenziale strutturato come rete" nel quale ascoltare in un atteggiamento non aggressivo, ma nel modo indicato da Benedetto XVI attraverso "un cammino più ricco, vero e umano".
Barcellona. Nuove tecnologie al servizio della pastorale
Barcellona (L’Osservatore Romano) .- L’arcidiocesi di Barcellona ha una lunga esperienza nell’uso di internet, sia nell’ambito della comunicazione sia in quello del suo impiego nella formazione teologica a distanza da parte dell’Istituto superiore di scienze religiose di Barcellona. Il nostro foglio domenicale è stato il primo del suo genere in Spagna. È nato nel 1881 su iniziativa del parroco don José Gatell, della parrocchia di Sant’Anna (una delle più antiche di Barcellona, situata al centro della città). Recentemente il foglio domenicale è stato modernizzato ed è divenuto di nuovo precursore nell’applicazione e nell'integrazione delle nuove tecnologie. Una semplice pubblicazione è divenuta così uno strumento dalle ampie possibilità per la pastorale, la liturgia, la formazione e l’informazione, poiché combina tutti gli elementi della tecnologia multimediale come la carta stampata, la fotografia, i video, l’interazione con le reti informatiche dell’arcivescovado, le agende elettroniche, l’accesso a un’ampia gamma di contenuti e l’utilizzazione delle immagini su telefonia mobile o computer per inviarle attraverso Internet, Facebook o Twitter.
Queste innovazioni fanno parte delle iniziative diocesane che stiamo portando avanti nel quadro dell’Anno delle fede, in linea con quanto affermato nell’ultimo sinodo dei vescovi, tenutosi lo scorso mese di ottobre, che ha esaminato il tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana» e che ha esortato a incorporare il nuovo linguaggio delle innovazioni tecnologiche.
Agrigento: progetto di evangelizzazione mediatica
Agrigento (www.agensir.it/) - "Dio è amore"; "Dio me lo immagino biondo con i capelli ricci"; "Dio è da tutte le parti, in Germania, in Francia, qui da noi!": sono alcune delle risposte alla domanda "chi è Dio?" che i giovani della Consulta di pastorale giovanile della comunità ecclesiale di Favara (Agrigento) hanno rivolto ai bambini di alcune scuole elementari per il progetto di evangelizzazione mediatica "Ti prendo in Parola", realizzato in occasione dell'Anno della fede e nell'ambito delle attività previste per l'anno pastorale 2012-2013. "L'iniziativa - spiega don Carmelo La Magra, responsabile della Consulta - vuole essere uno strumento semplice ma allo stesso tempo efficace per far passare i contenuti della fede tra le nuove generazioni. La brevità e l'immediatezza del video consentono di essere visualizzati facilmente e soprattutto condivisi sui social network".
Il format prevede la realizzazione di 15 video-puntate della durata di 5 minuti ciascuna dove bambini, giovani, adulti e anziani di qualsiasi estrazione sociale parleranno di Dio e di fede. Alla fine delle interviste ci sarà una breve spiegazione del tema trattato nella puntata, a cura di un laico, un religioso o un presbitero. Le clip video verranno pubblicate su un apposito canale Youtube e condivise sulla bacheca Facebook della Consulta. È possibile vedere l'anteprima cliccando qui.
Kenya: la Chiesa sottolinea l'importanza dei nuovi media per l'evangelizzazione
Malindi (Radio Vaticana) - Evangelizzare anche attraverso i nuovi media: è questa l'esortazione che mons. Emmanuel Barbara, vescovo di Malindi, in Kenya, ha lanciato ai comunicatori sociali. Nei giorni scorsi, il presule è intervenuto al primo seminario sulla comunicazione svoltosi nella diocesi e che ha visto la presenza di operatori del settore provenienti da Malindi e Mombasa.
"I mass media hanno trasformato il mondo in un villaggio globale – ha detto mons. Barbara – Ciò ha dato vita ad uno stare insieme che è in qualche modo reale e questo può essere molto utile per la diffusione della Parola di Dio". Di qui, l'invito del presule ad "usare tutte le risorse possibili offerte dai mezzi di comunicazione sociale per promuovere il Vangelo", poiché "ogni mass media può contribuire a raggiungere le famiglie senza spostarsi fisicamente e ciò rendere molto più facile l'evangelizzazione".
Il vescovo di Malindi ha quindi ricordato che "la sfida principale, per i comunicatori, è quella di essere presenti nei nuovi media, e di riuscire a creare un dialogo di pace gli uni con gli altri, in nome della verità". Infine, mons. Barbara ha concluso il suo intervento sottolineando che "anche il Santo Padre è presente sui social network", il che indica "la necessità di abbracciare nuove piattaforme della comunicazione". Presente su Facebook dal maggio 2009 con l'account Pope2you, gestito dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, prossimamente Benedetto XVI entrerà anche nel mondo di Twitter. L'evento sarà presentato lunedì prossimo nella Sala Stampa vaticana. (I.P.)
Ragazzi e adulti amici su Facebook
Riportiamo di seguito il dossier dedicato alla relazione tra genitori e figli al tempo dei social network e quanto questi influenzino la relazione educativa.
Lo speciale è apparso sulla rivista Famiglia Cristiana a pag.42 del N.46.Vai al link:
http://www.settimanadellacomunicazione.it/wp-content/uploads/2012/11/servizio-famiglia-fc46.pdf
Facebook raggiunge il miliardo di utenti. E lancia un'applicazione a pagamento
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Facebook festeggia un miliardo di utenti che almeno una volta al mese lo utilizzano. Un traguardo raggiunto a otto anni dalla nascita (2004) del social network più famoso del mondo che ora, con la diffusione degli smartphone, è divenuto anche l'applicazione più utilizzata. Un compleanno funestato però dal cedimento del titolo a Wall Street. "Spero che un giorno tutti insieme riusciremo a connettere anche il resto del mondo" ha dichiarato il fondatore, Mark Zuckerberg che, sempre oggi, ha lanciato un servizio per la prima volta a pagamento. Si può parlare di trionfo per Facebook? Francesca Sabatinelli lo ha chiesto a Marcello Sorice, docente di Sociologia della Comunicazione alla Università Luiss Guido Carli di Roma: ![]()
![]()
R. – E' il trionfo di due processi. Da una parte, l'estetica della visibilità: ci si mostra e al tempo stesso ci si aspetta di essere guardati. Dall'altra parte, la connessione di natura funzionale: Facebook è anche uno strumento di autopromozione, di promozione delle attività che si svolgono. Non è un caso che venga utilizzato anche da studiosi, centri di ricerca, politici, imprenditori. Diciamo che ha una funzione molteplice, da questo punto di vista. Amplia le potenzialità della comunicazione ma non rappresenta, da solo, il trionfo della comunicazione.
D. – Lei ha appena detto: ci si mostra e ci si aspetta di essere guardati. Questo spiega l'annuncio che ha fatto oggi Zuckerberg: la possibilità di poter acquistare, con una cifra che sembra essere di 7 dollari, più visibilità sulla bacheca dei propri amici. Cosa significa questa virata di tipo economico?
R. – Significa enfatizzare quella seconda dimensione di cui parlavo poco fa, una dimensione che si rivolge soprattutto a chi ha bisogno di enfatizzare la propria presenza sulla rete e le attività che svolge, e quindi utilizzare il social network, in questo caso, come strumento di promozione: imprese, aziende ma anche singoli professionisti. E' chiaro che poi apparentemente la proposta di Facebook sembra solleticare l'istinto ludico dei singoli soggetti, per apparire di più. Però, credo che, al fondo, ci sia invece una virata anche verso un uso professionale del social network.
D. – Questo perché il titolo, in Borsa, non è andato come si pensava dovesse andare?
R. – Io credo che in realtà Facebook abbia avuto fin dalla nascita una vocazione anche di natura professionale. Non è un caso che, dall'inizio, sia stato utilizzato anche da aziende che poi l'hanno anche guardato con sospetto; tendenzialmente, però, si erano fidate di quella potenzialità. Certo, probabilmente anche il fatto che il titolo sia andato male gioca un ulteriore ruolo che facilita questa svolta verso un uso più professionale.
D. – Non si può non sottolineare l'importanza dei social network – di Facebook, in questo caso – in luoghi dove la parola libertà, pensiamo anche alla libertà di espressione, è bandita ...
R. – Sì. Facebook rappresenta, come tutti i social network, un luogo importante per la rappresentazione dei soggetti più deboli, dove per deboli intendo anche quelli che, appunto, non hanno voce. Il problema è che molto spesso i social network vengono vietati all'origine e quindi nei regimi totalitari a volte non esistono proprio. Però possono funzionare, e questo sicuramente è l'unico aspetto positivo, come cassa di risonanza per ciò che accade fuori da questi Paesi e in qualche modo creare quella permeabilità tra il mondo libero, chiamiamolo così, per capirci, e i regimi totalitari, che comunque rappresenta un seme di speranza per chi, invece, questa libertà non ha.
D. – I social network, Facebook, riusciranno sempre a rinnovarsi per destare nuovi interessi o sono destinati a una fine? Prima o poi gli utenti cercheranno un altro modo per comunicare ...
R. – Io credo che tutti questi strumenti, queste piattaforme, in realtà siano già il frutto di un'evoluzione. Credo che siano destinati a trasformarsi. In fondo, nella rete noi abbiamo assistito ad una serie di trasformazioni nel tempo, in qualche caso trasformazioni anche molto profonde, ma l'essenza profonda della comunicazione, cioè stabilire connessioni, stabilire logiche di trasparenza, di trasmissibilità della conoscenza e anche della propria identità, questo rimane invariato. Probabilmente, utilizzeremo altri strumenti ma la logica sarà sempre questa.
D. – Con sempre maggiori rischi per la privacy?
R. – Con sempre maggiori rischi, probabilmente sì, perché in una società dell'assoluta trasparenza che i social network di fatto ci impongono, il rischio è quello di essere totalmente nudi, se posso usare questa metafora, dentro una scatola di vetro. Perciò è importante che su questo legiferino gli Stati e gli organismi sovrannazionali.
D. – C'è da aver paura?
R. – Io penso che dipenda naturalmente dal senso di responsabilità dei soggetti e delle istituzioni. Gli strumenti possono essere utilizzati in mille modi, questo valeva già per la televisione, prima ancora per il cinema. Erano strumenti di propaganda in mano a regimi totalitari già al tempo del nazismo, per esempio; oppure, erano strumenti di grande libertà, di lancio di messaggi di pace, di fratellanza. E' il destino della comunicazione umana, dipende dai soggetti umani.
Vescovi USA: su Facebook in spagnolo per dialogare con i latino-americani
USA (www.agenziasir.it) - I vescovi statunitensi hanno aperto una pagina sul social network Facebook anche in spagnolo, per dialogare con gli immigrati cattolici latino-americani presenti negli Usa, il 40% di tutti i cattolici americani.
In molte diocesi americane – soprattutto in North Carolina, South Carolina, Alabama, Kentucky, Mississipi e Tennessee – gli immigrati latino-americani sono aumentati del 100% nell'ultimo decennio. Il 50% dei giovani cattolici statunitensi sono latino-americani. Dopo il successo della pagina in inglese, attiva dal 2009 con 40.000 preferenze, i vescovi Usa giudicano "importante coinvolgere questa popolazione – spiega mons. John Wester, vescovo di Salt Lake City e presidente del Comunicato per le comunicazioni della Conferenza episcopale Usa, specialmente tramite l'espansione delle reti sociali, per dare loro informazioni precise e di qualità che li esortino a crescere nella fede".
In un messaggio video postato sulla nuova pagina in spagnolo, il vescovo di Sacramento (California), mons. Jaime Soto, afferma che "i vescovi sono contenti della ricchezza del contributo di cultura e fede che gli ispanici portano al Paese e alla nostra Chiesa cattolica".













