Chiesa e Comunicazione

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Roma.- Giovedì 9 maggio, alle 19, presso la parrocchia San Gregorio VII, si svolgerà l’incontro diocesano in preparazione alla XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che la Chiesa celebrerà il prossimo 12 maggio sul tema “Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”. L’evento del 9 è organizzato dall’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, dalla Pontificia Università Lateranense, dall’Associazione WeCa (Webmaster Cattolici), dal Centro Culturale San Paolo e dall’Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ONLUS, che assegnerà l’ottavo Premio Paoline Comunicazione e Cultura al direttore de “La Civiltà Cattolica”, padre Antonio Spadaro.

Domenica 12 maggio la Chiesa celebrerà la XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali sul tema “Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”. In preparazione a questo appuntamento l’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, la Pontificia Università Lateranense, l’Associazione WeCa (Webmaster Cattolici), il Centro Culturale San Paolo e l’Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ONLUS organizzano un incontro di riflessione e confronto, che prenderà le mosse dal tema scelto per la Giornata e si svolgerà giovedì 9 maggio, alle 19, nella Sala San Gregorio VII (via Gregorio VII, 6), presso l’omonima parrocchia.  

La serata sarà introdotta dalla presentazione del Messaggio per la XLVII Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali curata dal moderatore dell’incontro, Massimiliano Padula, docente e direttore dell’Ufficio Comunicazione e stampa della Pontificia Università Lateranense. Quindi Rita Marchetti, dell’Università di Perugia, anticiperà i risultati della ricerca “Churchbook. I consacrati nel social network: presenza e usi”, sull’utilizzo di Facebook da parte di sacerdoti, religiosi e seminaristi,  condotta da WeCa, Università Cattolica di Milano e Università di Perugia.

Seguirà il dibattito che vedrà intervenire il padre gesuita Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, l’editorialista de La Stampa Gianni Riotta, già direttore de Il Sole 24 Ore e del Tg1 e docente presso la Princeton University (Usa), e Pier Cesare Rivoltella, docente dell’Università Cattolica di Milano. Questi ultimi due interverranno via Skype.

Al termine del confronto l’Associazione Comunicazione e Cultura Paoline ONLUS consegnerà l’ottavo Premio Paoline Comunicazione e Cultura a padre Antonio Spadaro.

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Giovedì, 07 Marzo 2013 00:00

Padova. Un attimo di pace

Padova - Un attimo di pace è un'originale proposta di comunicazione pastorale definita "blended", ovvero mista tra contatto tramite web ed eventi in presenza voluta fortemente dal vescovo di Padova, Mons. Antonio Mattiazzo, al fine di raggiungere soprattutto quanti si sono allontanati dalla pratica cristiana. Il primo approccio, infatti, è molto laico e si basa sul prendersi una sosta e leggere, oppure ascoltare in podcast, un breve commento ad un frammento estratto dal vangelo del giorno.

«Per raggiungere gli adulti che hanno perso consuetudine con la pratica cristiana abbiamo scelto un approccio multicanale – spiega don Marco Sanavio, direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Padova che si occupa del coordinamento della proposta– approdando anche con video e pendaglini all'interno dei bus urbani o distribuendo cartoline con i biglietti del cinema . Il modello è a cerchi concentrici; chi vuole può fermarsi a un contatto via web, ma chi desidera riprendere un percorso di fede personale attraverso canali che parlino un linguaggio adulto e credibile, può farlo per mezzo degli incontri in presenza».

Il progetto vede la collaborazione di varie espressioni della diocesi patavina (case di spiritualità, Pastorale cittadina, religiose) con i Frati minori conventuali della Basilica di Sant'Antonio e i Gesuiti dell'Aloisianum di Padova.

L'iniziativa si inserisce nel contesto dell'Anno della fede, in profonda sintonia con quanto proposto nel messaggio scritto da Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali del 2013 che evidenzia il ruolo delle reti sociali come "porte di verità e di fede, nuovi spazi di evangelizzazione".

Oltre all'accompagnamento quotidiano tramite sito internet (www.unattimodipace.it), newsletter, file audio o contatto attraverso i social media (twitter: @1attimodipace, facebook: www.facebook.com/1attimodipace) vengono proposti alcuni incontri in presenza: visite artistiche, concerti e altri eventi comunitari o incontri personali che vengono veicolati tramite contatto mediato dall'elettronica e che ne completano l'offerta con buona efficacia.

A questo proposito meritano particolare attenzione due proposte particolarmente originali di prima evangelizzazione attraverso i media che aiutano a suscitare domande relative alla fede ricollegando la persona ad un percorso interiore e personale: una serata di contemplazione all'interno del planetario cittadino e la visione del film "L'amore inatteso" proposto in prima visione nelle sale della comunità della diocesi e in molte altre del Triveneto.

«Il film francese "L'amore inatteso" in prima nazionale da giovedì 21 marzo - spiega Arianna Prevedello, referente di progetto per l'Ufficio comunicazioni sociali diocesano - è l'opera prima raffinata ed ironica della regista Anne Giafferi. Con una vasta uscita su Padova città e anche nelle altre province desideriamo garantire una visibilità allargata ed accompagnata da autorevoli approfondimenti al film tratto dalla storia vera raccontata nel romanzo "Catholique anonyme" scritta e vissuta dal marito della regista, Thierry Bizot, produttore televisivo. "L'amore inatteso", raccontando la storia di un "ricominciante" francese, mostra quanto le sorprese più autentiche ed appaganti possano venire soltanto dal Cielo».

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47ª GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 
Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione

12 Maggio 2013

Messaggio del Santo Padre

 

Cari fratelli e sorelle,

in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013, desidero proporvi alcune riflessioni su una realtà sempre più importante che riguarda il modo in cui le persone oggi comunicano tra di loro. Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.

Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione. Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi.

Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo.

La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. “Costatata la diversità culturale, bisogna fa sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello” (Discorso nell’Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010).

La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove. I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I network sociali sono il frutto dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso.

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. Nell’ambiente digitale la parola scritta si trova spesso accompagnata da immagini e suoni. Una comunicazione efficace, come le parabole di Gesù, richiede il coinvolgimento dell’immaginazione e della sensibilità affettiva di coloro che vogliamo invitare a un incontro col mistero dell’amore di Dio. Del resto sappiamo che la tradizione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli: penso, ad esempio, alla croce, alle icone, alle immagini della Vergine Maria, al presepe, alle vetrate e ai dipinti delle chiese. Una parte consistente del patrimonio artistico dell’umanità è stato realizzato da artisti e musicisti che hanno cercato di esprimere le verità della fede.

L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede nel Dio ricco di misericordia e di amore rivelato in Cristo Gesù. Tale condivisione consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2011). Un modo particolarmente significativo di rendere testimonianza sarà la volontà di donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana. L’emergere nelle reti sociali del dialogo circa la fede e il credere conferma l’importanza e la rilevanza della religione nel dibattito pubblico e sociale.

Per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell’uomo circa l’amore, la verità e il significato della vita – questioni che non sono affatto assenti nei social network – si trova nella persona di Gesù Cristo. E’ naturale che chi ha la fede desideri, con rispetto e sensibilità, condividerla con coloro che incontra nell’ambiente digitale. In definitiva, però, se la nostra condivisione del Vangelo è capace di dare buoni frutti, è sempre grazie alla forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo. La fiducia nella potenza dell’azione di Dio deve superare sempre ogni sicurezza posta sull’utilizzo dei mezzi umani. Anche nell’ambiente digitale, dove è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali, e dove a volte il sensazionalismo rischia di prevalere, siamo chiamati a un attento discernimento. E ricordiamo, a questo proposito, che Elia riconobbe la voce di Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto o nel fuoco, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,11-12). Dobbiamo confidare nel fatto che i fondamentali desideri dell’uomo di amare e di essere amato, di trovare significato e verità - che Dio stesso ha messo nel cuore dell’essere umano - mantengono anche le donne e gli uomini del nostro tempo sempre e comunque aperti a ciò che il beato Cardinale Newman chiamava la “luce gentile” della fede.

I social network, oltre che strumento di evangelizzazione, possono essere un fattore di sviluppo umano. Ad esempio, in alcuni contesti geografici e culturali dove i cristiani si sentono isolati, le reti sociali possono rafforzare il senso della loro effettiva unità con la comunità universale dei credenti. Le reti facilitano la condivisione delle risorse spirituali e liturgiche, rendendo le persone in grado di pregare con un rinvigorito senso di prossimità a coloro che professano la loro stessa fede. Il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede, ci deve far sentire la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio, come pure la nostra carità operosa: “se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita” (1 Cor 13,1).

Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede. Cercando di rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale, noi possiamo invitare le persone a vivere incontri di preghiera o celebrazioni liturgiche in luoghi concreti quali chiese o cappelle. Non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell’espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, in qualunque modo, noi siamo chiamati a far conoscere l’amore di Dio sino agli estremi confini della terra.

Prego che lo Spirito di Dio vi accompagni e vi illumini sempre, mentre benedico di cuore tutti voi, così che possiate essere davvero araldi e testimoni del Vangelo. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).

 

Dal Vaticano, 24 gennaio 2013, Festa di san Francesco di Sales

 

BENEDICTUS XVI

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Malindi (Radio Vaticana) - Evangelizzare anche attraverso i nuovi media: è questa l'esortazione che mons. Emmanuel Barbara, vescovo di Malindi, in Kenya, ha lanciato ai comunicatori sociali. Nei giorni scorsi, il presule è intervenuto al primo seminario sulla comunicazione svoltosi nella diocesi e che ha visto la presenza di operatori del settore provenienti da Malindi e Mombasa.

"I mass media hanno trasformato il mondo in un villaggio globale – ha detto mons. Barbara – Ciò ha dato vita ad uno stare insieme che è in qualche modo reale e questo può essere molto utile per la diffusione della Parola di Dio". Di qui, l'invito del presule ad "usare tutte le risorse possibili offerte dai mezzi di comunicazione sociale per promuovere il Vangelo", poiché "ogni mass media può contribuire a raggiungere le famiglie senza spostarsi fisicamente e ciò rendere molto più facile l'evangelizzazione".

Il vescovo di Malindi ha quindi ricordato che "la sfida principale, per i comunicatori, è quella di essere presenti nei nuovi media, e di riuscire a creare un dialogo di pace gli uni con gli altri, in nome della verità". Infine, mons. Barbara ha concluso il suo intervento sottolineando che "anche il Santo Padre è presente sui social network", il che indica "la necessità di abbracciare nuove piattaforme della comunicazione". Presente su Facebook dal maggio 2009 con l'account Pope2you, gestito dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, prossimamente Benedetto XVI entrerà anche nel mondo di Twitter. L'evento sarà presentato lunedì prossimo nella Sala Stampa vaticana. (I.P.)

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Città del Vaticano (ZENIT.org) - Riportiamo di seguito l'indirizzo di saluto del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, durante la Messa di questa mattina in San Pietro, in occasione del pellegrinaggio a Roma di Radio Maryja della Polonia.

Venerati Fratelli nell'episcopato e nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle!

All'inizio di questa solenne celebrazione, desidero salutare cordialmente tutti voi qui presenti, in particolare i Vescovi, i Superiori dei Padri Redentoristi e i promotori della Famiglia di Radio Maria.

Siete venuti numerosi, dalla Polonia e da altri Paesi, rispondendo all'appello del Papa Benedetto XVI a compiere, durante l'Anno della fede, speciali pellegrinaggi a Roma e in Terra Santa. Questi pellegrinaggi sono un'espressione privilegiata della fede personale e comunitaria, una testimonianza dell'amore di Dio e della carità verso il prossimo, un segno della speranza che il cammino della vita trovi la sua meta lasciandosi guidare dalle mani misericordiose del Padre celeste.

Siete giunti perciò alla tomba dell'Apostolo Pietro; alle memorie di tanti Santi di ogni epoca, e – tra loro – del grande Pontefice il Beato Giovanni Paolo II, per imparare da essi la fede. La fede, infatti, oltre ad essere conoscenza della verità, è anche e soprattutto incontro personale e vivo con Gesù Cristo Via, Verità e Vita.

In particolare, voi, cari fratelli, volete oggi ringraziare il Signore per i vent'anni di attività di Radio Maria in Polonia e chiedere la sua benedizione per il futuro di questa emittente, insieme con la TV TRWAM. Il Signore sa quanto bene è stato seminato nei cuori degli ascoltatori mediante la comune preghiera, la proclamazione del Vangelo, la catechesi, l'informazione sulla vita della Chiesa e la trasmissione in diretta delle celebrazioni e dei viaggi pontifici. Mi unisco di cuore a voi in questo ringraziamento!

Nel mondo contemporaneo, la radio e la televisione sono diventati mezzi non solo di informazione, ma sempre più anche di comunicazione e di formazione. Come tali sono importanti strumenti della nuova evangelizzazione, cioè della proclamazione di Cristo in modo adeguato alla cultura, alle esigenze e alle sensibilità degli uomini di oggi.

Affinché possano effettivamente adempiere questa missione, bisogna che tutte le persone coinvolte – i dirigenti, i redattori e gli stessi ascoltatori – siano ispirati dallo Spirito Santo, fedeli seguaci di Cristo, pronti a testimoniarLo con amore davanti a tutti, sia ai fratelli nella fede, sia a coloro che non condividono le stesse convinzioni.

Pertanto, durante questa Santa Messa domando al Signore, per intercessione della Vergine Santissima e dell'Apostolo Pietro, di rinnovare con abbondanza le sue benedizioni per la Famiglia di Radio Maria, affinché la Radio e la Televisione che essa sostiene siano sempre più mezzi efficaci di evangelizzazione, per il bene degli uomini, della vostra Patria e della Chiesa universale.

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Roma - «Accettare le sfide che la cultura digitale pone oggi alla società e alla Chiesa, è segno di disponibilità al dialogo». Lo ha detto Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni, introducendo il 22 ottobre il corso di formazione teologico-pastorale dal titolo: "Pastori per la Comunicazione della fede", organizzato dalla Pontificia Università Lateranense, in collaborazione con l'Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma.

«La Chiesa deve avere il coraggio di dialogare con la cultura digitale», ha sottolineato ancora, perché ormai, «Internet e la Rete sono l'ambiente dentro cui l'uomo d'oggi vive e si esprime. Non averne paura significa aver compreso che non si usa Internet per evangelizzare, ma evangelizziamo in Internet». Nonostante i grandi passi compiuti, a partire dall'Inter mirifica del 1963, la Chiesa ne deve compiere molti altri e con coraggio, se vuole annunciare il Vangelo come "Mater et Magistra".

Oggi, al tempo della Rete e di Internet, ha ribadito il Presidente, «noi siamo chiamati a non tirarci fuori, anzi, dobbiamo accettare la sfida insita nell'avvento delle tecnologie comunicative perché esse costituiscono l'ambiente nel quale viviamo e annunciamo». A questo punto dobbiamo chiederci, ha proseguito, «Quale linguaggio caratterizza la Chiesa? È essa in grado di mettersi in dialogo con i contemporanei»?. Secondo Celli, che cita sovente il papa, «Sì, se i pastori e gli operatori della comunicazione, e la Chiesa, assumeranno l'atteggiamento di porsi "in dialogo rispettoso della verità degli altri" (Benedetto XVI). Solo così, sapranno sapientemente usare un linguaggio comprensibile alla società di oggi e attueranno un amabile annuncio del Vangelo». Il dialogo rispettoso, ha poi aggiunto, è fatto di silenzio e ascolto dell'altro, occasione di arricchimento. «Non amo un atteggiamento aggressivo, come spesso mi capita di riscontare in certi siti cattolici. Lo so bene che simile aggressività nasce dall'amore per l'ortodossia e in nome dell'apologetica. Ma il cammino della Chiesa è un cammino di apertura all'uomo accanto al quale siamo chiamati a camminare, guardandolo con simpatia».

«La comunicazione, in questo anno della fede, è un'urgenza da approfondire e una prospettiva da considerare», ha concluso Mons. Celli.

Il programma del corso comprende 7 incontri, dal 22 ottobre 2012 al 22 aprile 2013. Il prossimo, il secondo (lunedì 19 novembre), è affidato ad Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, che parlerà dell'annuncio della fede nelle cultura digitale.

Per maggiorni informazioni cliccare qui.

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L' 'Instrumentum laboris', redatto dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi in vista dei lavori della prossima Assemblea Generale Ordinaria, dedica 4 paragrafi (59-62) al tema dei media nel contesto della nuova evangelizzazione, con un titolo assai significativo: « Le nuove frontiere dello scenario comunicativo ».

Il documento riconosce che l'attuale mondo della comunicazione "offre enormi possibilità e rappresenta una delle grandi sfide della Chiesa" (n.59), che le "nuove tecnologie digitali hanno dato origine ad un vero e proprio nuovo spazio sociale, i cui legami sono in grado di influire nella società e sulla cultura" (n.60) e che "dall'influsso che esercitano dipende la percezione di noi stessi, degli altri e del mondo" (n.60).

Emerge, quindi, a tutto tondo, la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una cultura – i recenti interventi del Magistero Pontificio parlano appunto di una "cultura digitale" – che è originata dalle nuove tecnologie comunicative e che essa sia una grande sfida per la comunità ecclesiale.

Poiché durante i lavori della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo cadrà il 50° anniversario dell'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, mi sembra non solo interessante ma doveroso ritornare, prima di tutto, al documento fondante della riflessione ecclesiale sugli strumenti della comunicazione sociale, vale a dire il Decreto Conciliare "Inter Mirifica", approvato il 4 dicembre 1963.

I Padri conciliari, prendendo atto che si tratta di "meravigliose invenzioni tecniche", che "più direttamente riguardano le spirito dell'uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti" (n.1), sono anche ampiamente consapevoli di avere a che fare con "strumenti che per loro natura sono in grado di raggiungere e muovere non solo i singoli, ma le stesse moltitudini e l'intera società umana" (n.1) e che "contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il Regno di Dio" (n.2).

In questa prospettiva, il Decreto afferma che la Chiesa "ritiene suo dovere servirsi anche degli strumenti della comunicazione sociale per predicare l'annuncio di questa salvezza ed insegnare agli uomini il retto uso degli strumenti stessi " (n.3).

Questa visione dei media come "strumenti" pervaderà negli anni seguenti il Magistero, vale a dire l' Istruzione Pastorale sulle Comunicazioni Sociali "Communio et Progressio" pubblicata dalla Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, il 23 marzo 1971, l'Istruzione Pastorale "Aetatis Novae" pubblicata dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali – questo è il suo nuovo nome – il 22 febbraio 1992, e i vari interventi del Papa Paolo VI.

Sia sufficiente ricordare, a questo proposito, un significativo passaggio della Esortazione Apostolica "Evangelii Nuntiandi" dove il Papa Paolo VI, riferendosi ai mezzi di comunicazione sociale, afferma che "posti al servizio del Vangelo, essi sono capaci di estendere quasi all'infinito il campo di ascolto della Parola di Dio, e fanno giungere la Buona Novella a milioni di persone" (n.45). La questione è talmente seria e fondamentale per la comunità dei discepoli del Signore che il Papa non ha difficoltà a riconoscere che "La Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l'intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati; servendosi di essi la Chiesa "predica sui tetti" il messaggio di cui è depositaria; in loro essa trova una versione moderna ed efficace del pulpito" (n.45).

Gran parte del mondo comunicativo cambierà radicalmente con la scoperta e l'ampia diffusione delle nuove tecnologie che, come sottolineano gli esperti, non saranno più solo uno strumento, ma diventano un vero e proprio ambiente di vita.

Saranno i due ultimi Sommi Pontefici, il Beato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, a mettere in luce quanto è avvenuto nel campo della comunicazione e a percepire, con lucidità pastorale, le conseguenti sfide ed opportunità per l'azione evangelizzatrice della Chiesa.

Il Beato Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica "Il Rapido Sviluppo" , (2005) rileva con chiarezza che: "I mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari, sociali. Si tratta di un problema complesso, poiché tale cultura, prima ancora che dai contenuti, nasce dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con tecniche e linguaggi inediti" (n.3).

Pertanto, "La Chiesa (...) non è chiamata soltanto ad usare i media per diffondere il Vangelo ma, oggi più che mai, ad integrare il messaggio salvifico nella "nuova cultura" che i potenti strumenti della comunicazione creano ed amplificano. Essa avverte che l'uso delle tecniche e delle tecnologie della comunicazione contemporanea fa parte integrante della propria missione nel terzo millennio" (ibidem, n.2).

Sulla stessa linea si pone il Magistero di Papa Benedetto XVI quando, nel Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (2009), scrive: "sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo ed informativo i valori su cui poggia la vostra vita!" e, riferendosi al delicato tema dei rapporti tra evangelizzazione e nuovi linguaggi, aggiunge: "nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli ed i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo grecoromano: come allora l'evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiede l'attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell'intento di toccare le menti e i cuori, così ora l'annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo".

Questi testi del Magistero, or ora citati, aiutano a comprendere che la missione evangelizzatrice non può trovare la sua piena realizzazione nella sola capacità tecnologica – comunicativa, anche la più moderna e sofisticata.

Già il Papa Paolo VI ricordava a tutti noi che "Per la Chiesa, la testimonianza di una vita autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione" (EN, n.41).

Tuttavia, sempre Paolo VI sottolineava, nello stesso tempo, che "questo problema del 'come evangelizzare' resta sempre attuale perché i modi variano secondo le circostanze di tempo, di luogo, di cultura, e lanciano pertanto una certa sfida alla nostra capacità di scoperta e di adattamento. A noi specialmente, Pastori della Chiesa, incombe la cura di ricreare con audacia e saggezza, in piena fedeltà al suo contenuto, i modi più adatti e più efficaci per comunicare il messaggio evangelico agli uomini del nostro tempo" (EN. N.40).

Anche oggi, credo, siano necessarie audacia e saggezza nel nostro ministero pastorale per trovare altre vie e capacità di usare nuovi linguaggi per evangelizzare in un contesto dove l'uomo è sommerso da messaggi o da non poche risposte a domande che non si era neanche posto.

La tensione nella ricerca della verità, che costituisce la più autentica dimensione della dignità dell'uomo, deve farsi spazio in una molteplicità di informazioni, che assalgono l'uomo odierno nel suo cammino esistenziale.

Si tratta anche della ricerca, a volte sofferta, di Dio e come ricordava il Papa Benedetto XVI: "Come primo passo dell'evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta tale ricerca; dobbiamo preoccuparci che l'uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. Preoccuparci perché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde" (Discorso alla Curia Romana, 21.XII.2009).

Mi sembra che, in maniera quanto mai appropriata, l' 'Instrumentum laboris' affermi al riguardo: "Le comunità cristiane hanno poi potuto imparare che la missione non è più un movimento Nord-Sud o Ovest-Est, perché occorre svincolarsi dai confini geografici (...). Svincolarsi dai confini vuol dire avere le energie per porre la questione di Dio in tutti quei processi di incontro, mescolamento, ricostruzione delle relazioni sociali che sono in atto dovunque" (n.70).

In questo campo giuocano un ruolo particolare le nuove tecnologie comunicative che, come dicevo poco sopra, danno origine ad una vera e propria cultura, favorendo anche il configurarsi di una società caratterizzata dal fenomeno della globalizzazione.

Giacché la fede prevede un incontro personale con Gesù Cristo, l'azione evangelizzatrice dovrà prestare una attenzione speciale alla concreta e singolare situazione del destinatario dell'annuncio, nel rispetto dell'assoluto primato del rapporto con la persona. In questo contesto, credo che sia doveroso ricordare l'importanza dei vari linguaggi con cui siamo chiamati ad annunciare il Vangelo all'uomo di oggi, nella dolorosa consapevolezza che, poco a poco, le future generazioni – particolarmente nel continente europeo – cresceranno senza conoscere i contenuti fondamentali dell'annuncio evangelico e la stessa simbologia cristiana.

Che linguaggio usare perché Gesù Cristo sia annunciato all'uomo di oggi e possa così interpellare il cuore di ogni essere umano? Penso che questa sia una delle sfide più importanti e urgenti per la missione salvifica della Chiesa nel mondo contemporaneo.

Carattere eminentemente interpersonale dell'evangelizzazione, e testimonianza a tutto campo, sembrano a prima vista due aspetti di questa fondamentale missione della Chiesa in contrasto con quelle che sono le caratteristiche del mondo comunicativo odierno. La dimensione digitale sembra mal relazionarsi con l'esigenza di concretezza legata al cammino di evangelizzazione, e lo stesso può dirsi della prospettiva globalizzante quasi impersonale della rete che pare essere in stridente opposizione con le necessarie dimensioni personali – parliamo di spirito, di cuore – del rapporto dell'essere umano con Dio in Gesù Cristo.

Non nego che c'è del vero in certe posizioni sospettose e critiche nei confronti delle nuove tecnologie – l'Instrumentum laboris menziona certi limiti al n. 62 –, ma è pur vero che esse hanno accresciuto enormemente le capacità conoscitive e relazionali dell'uomo e le reti sociali sono l'ambiente esistenziale di centinaia di milioni di persone, connesse in rete.

Quale opportunità e sfida per la comunità di credenti in Cristo, che ha nelle sue mani la parola di vita!

Per questo motivo è pressante l'invito che Papa Benedetto XVI rivolgeva nel 2010 tramite il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: "lo sviluppo delle nuove tecnologie e, nella sua dimensione complessiva, tutto il mondo digitale rappresentano una grande risorsa per l'umanità nel suo insieme e per l'uomo nella singolarità del suo essere e uno stimolo per il confronto e il dialogo. Nessuna strada, infatti, può e deve essere preclusa a chi, nel nome del Cristo risorto, si impegna a farsi sempre più prossimo all'uomo. I nuovi media, pertanto, offrono innanzitutto ai Presbiteri prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate, che li sollecitano a valorizzare la dimensione universale della Chiesa, per una comunione vasta e concreta".

Credo che il Papa sia pienamente consapevole dei limiti delle nuove tecnologie e di certe influenze negative da esse esercitate specialmente sul mondo giovanile, eppure non le teme, anzi invita la Chiesa "ad esercitare una 'diaconia della cultura, nell'odierno continente digitale'. (...) Con il Vangelo nelle mani e nel cuore, occorre ribadire che è tempo anche di continuare a preparare cammini che conducano alla Parola di Dio, senza trascurare di dedicare un'attenzione particolare a chi si trova nella condizione di ricerca, anzi procurando di tenerla desta come primo passo dell'evangelizzazione".

E la riflessione pontificia giunge a prospettare la messa in opera di una "pastorale nel mondo digitale", che è chiamata "a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e presone di ogni cultura" (Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2010).

Proseguendo in questa linea il Papa si chiede – usando una immagine audace ma significativa – se il web non possa fare spazio – come il cortile dei gentili, del Tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto. (cfr. Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2010)

I testi del Magistero papale or ora ripercorsi sono parole pastoralmente illuminanti che possono aiutare, alla vigilia dei lavori del prossimo Sinodo, a riflettere con "audacia e saggezza", sulla grande sfida che le nuove tecnologie comunicative pongono nel cammino di evangelizzazione, percependone anche le grandi opportunità.

Pubblicato in Discorsi

Una tra le sfide più significative dell'evangelizzazione oggi è quella che emerge dall'ambiente digitale. E' su questa sfida che intende richiamare l'attenzione il tema che quest'anno papa Benedetto XVI ha scelto, nel contesto dell'Anno della Fede, per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione".

Gli elementi di riflessione sono numerosi e importanti: in un tempo in cui la tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali le relazioni e la conoscenza, è necessario chiedersi: può essa aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella fede? Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, ma è necessario poter presentare il Vangelo come risposta a una perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada.

Sarà anche questo il modo per umanizzare e rendere vivo e vitale un mondo digitale che impone oggi un atteggiamento più definito: non si tratta più di utilizzare internet come un «mezzo» di evangelizzazione ma di evangelizzare considerando che la vita dell'uomo di oggi si esprime anche nell'ambiente digitale.

E' necessario tener conto, in particolare, dello sviluppo e della grande popolarità dei social network, che hanno consentito l'accentuazione di uno stile dialogico ed interattivo nella comunicazione e nella relazione.

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, l'unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II ("Inter Mirifica", 1963), viene celebrata in molti paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la Domenica che precede la Pentecoste (nel 2013, il 12 maggio).

Il Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

Pubblicato in Attualitá
Giovedì, 20 Settembre 2012 14:11

La questione di Dio nel continente digitale

Roma (www.osservatoreromano.va) - L'Instrumentum laboris, redatto dalla segreteria generale del Sinodo dei vescovi in vista dei lavori della prossima assemblea generale ordinaria, dedica quattro paragrafi (59-62) al tema dei media nel contesto della nuova evangelizzazione, con un titolo assai significativo: «Le nuove frontiere dello scenario comunicativo».

Il documento riconosce che l'attuale mondo della comunicazione «offre enormi possibilità e rappresenta una delle grandi sfide della Chiesa» (n. 59), che le «nuove tecnologie digitali hanno dato origine ad un vero e proprio nuovo spazio sociale, i cui legami sono in grado di influire nella società e sulla cultura» (n. 60) e che «dall'influsso che esercitano dipende la percezione di noi stessi, degli altri e del mondo» (n.60).

Emerge, quindi, a tutto tondo, la consapevolezza che ci troviamo di fronte a una cultura — i recenti interventi del magistero pontificio parlano appunto di una «cultura digitale» — che è originata dalle nuove tecnologie comunicative e che essa sia una grande sfida per la comunità ecclesiale.

Credo che il Papa sia pienamente consapevole dei limiti delle nuove tecnologie e di certe influenze negative da esse esercitate specialmente sul mondo giovanile, eppure non le teme, anzi invita la Chiesa «ad esercitare una "diaconia della cultura", nell'odierno "continente digitale". Con il Vangelo nelle mani e nel cuore, occorre ribadire che è tempo anche di continuare a preparare cammini che conducano alla Parola di Dio, senza trascurare di dedicare un'attenzione particolare a chi si trova nella condizione di ricerca, anzi procurando di tenerla desta come primo passo dell'evangelizzazione».

E la riflessione pontificia giunge a prospettare la messa in opera di una «pastorale nel mondo digitale», che è chiamata «a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e persone di ogni cultura».

Mons. Claudio Maria Celli

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