Chiesa e Comunicazione

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In preparazione alla 49° Giornata delle comunicazioni sociali (17 maggio 2015) le Paoline e i Paolini hanno preparato un numero speciale di Pagine Aperte per offrire spunti e riflessioni sul tema voluto da papa Francesco: “Comunicare la famiglia, ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore“.  

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Si rinnova, anche quest’anno, l’appuntamento con le Giornate salesiane di studio sul messaggio che il Papa ha consegnato per XLIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (17 maggio 2015) sul tema: “Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore”.

L’iniziativa, giunta alla sua IV edizione, vedrà i giovani Salesiani (SDB) e Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) in formazione inziale radunati, venerdì 17 e sabato 18 aprile, presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.

Le Giornate salesiane di comunicazione - a partire dal messaggio che il Pontefice rilascia per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali - mirano a favorire una occasione d’incontro e di formazione tra giovani religiosi salesiani; promuovere la formazione alla Comunicazione Sociale nelle fasi della formazione iniziale; abilitare i giovani religiosi, insieme ai loro formatori e formatrici, alla consapevolezza dell’autoformazione e dell’importanza della Comunicazione sociale nella missione.

I lavori di venerdì pomeriggio si apriranno con una tavola rotonda dove interverranno la prof.ssa Elisa Manna (del Centro Studi Investimenti Sociali dell’Italia - Censis), che presenterà il ritratto di famiglia che emerge dalle analisi sociologiche, e la famiglia Diella che, alla luce del messaggio del Papa, racconterà la propria esperienza di comunicazione familiare.

Seguiranno le sessioni parallele, animate da esperti, che proporranno ai partecipanti di approfondire il tema del messaggio in vari ambiti e prospettive:

Comunicare la famiglia: è possibile in una casa famiglia?
Comunicare la famiglia nella pastorale familiare
Comunicare la famiglia in contesti familiari difficili
Comunicare la famiglia nelle nostre comunità religiose
Il Sinodo sulla famiglia, contenuto e metodo
La comunicazione nella formazione alla Vita Consacrata.

La serata si concluderà con un incontro di preghiera ispirato al percorso di educazione e formazione insito nel messaggio del Papa.
 
Nella mattinata di sabato 18 aprile, i giovani religiosi salesiani parteciperanno ai laboratori che offriranno alcuni aiuti su come è possibile comunicare la famiglia attraverso vari media, social network e canali comunicativi.

Sarà possibile seguire in diretta streaming sui seguenti url (i link saranno attivi nel giorno della relativa diretta)

Venerdì 17 aprile

la tavola rotonda, ore 15.00 - 17.30 (UTC/GMT + 2 / CEST)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=v8_ZLqRIS1w 
 
una sessione parallela, 17.45 - 19.30 (UTC/GMT + 2 / CEST)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=YKPHbOj89fY 
 
Sabato 18 aprile

condivisione e conclusioni finali 15.00- 17.00 (UTC/GMT + 2 / CEST)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CAA_ybkhqA0

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Venerdì, 06 Febbraio 2015 08:13

Una bussola per comunicare la famiglia

Cosenza-Bisignano (PCCS) - Per  dare rilievo al tema della 49° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali (17 maggio 2015), Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore,  Paoline e Paolini organizzano la Settimana della comunicazione, giunta ormai alla 10 edizione. Come ogni anno, le principali  manifestazioni della Settimana sono concentrate nel Festival della comunicazione che si svolge a Cosenza-Bisignano dal 10 al 17 maggio 2015. È convinzione dei promotori della Settimana/Festival della comunicazione che la famiglia "risorsa" sia quella che sa comunicare al proprio interno e all'esterno condividendo esperienze con vicini e lontani.

La realizzazione dell'immagine che unisce  tutte le iniziative promosse in Italia, è stata affidata a Marco Zanchi, Art director di vasta esperienza, il quale ha individuato nella bussola, il simbolo di famiglia e comunicazione.

La famiglia, infatti,  è come una bussola che orienta la vita di ciascun componente, ma allo stesso tempo, la bussola indica l'orientamento verso una scelta familiare fatta di perdono, incontro, amore, gratuità, meraviglia. L'ago calamitato si dirige verso parole quotidiane quali: permesso, scusa, grazie. Le ricorda spesso papa Francesco che nel suo Messaggio di quest'anno sottolinea anche come "I media tendono a volte a presentare la famiglia come se fosse un modello astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che una realtà concreta da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno contro qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato".
 (CB)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - E’ nella famiglia che si insegna e si impara a comunicare. E’ il cuore del messaggio del Papa, presentato oggi,  in occasione della 49.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali dal tema “Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore” che si celebra il prossimo 17 maggio. Servizio di Francesca Sabatinelli

E’ partendo dai due Sinodi sulla famiglia, quello straordinario, nell’ottobre scorso, e quello ordinario, il prossimo ottobre, che il Papa articola il suo Messaggio fondato sulla famiglia “primo luogo dove impariamo a comunicare” spiega Francesco, sin dal grembo materno “prima ‘scuola’ di comunicazione fatta di ascolto e contatto corporeo”.

La famiglia scuola di perdono
L’incontro mamma-bambino è “la nostra prima esperienza di comunicazione” che accomuna tutti.  E’ in famiglia che si impara a parlare, ad usare le parole, ed è in famiglia che si trasmette la preghiera, “dimensione religiosa della comunicazione”. In famiglia, scrive il Papa, si capisce “che cosa è veramente la comunicazione come scoperta e costruzione di prossimità”. E’ la famiglia, inoltre, che “diventa una scuola di perdono”,  perché è laddove volendosi bene che si sperimentano limiti “propri e altrui”. “Non esiste la famiglia perfetta, dice il Papa, ma non bisogna avere paura dell’imperfezione, della fragilità, nemmeno dei conflitti; bisogna imparare ad affrontarli in maniera costruttiva”.

Messaggio per le famiglie disabili
Anche il perdono “è una dinamica di comunicazione”, attraverso la quale il bambino che impara “ad ascoltare gli altri, a parlare in modo rispettoso, esprimendo il proprio punto di vista senza negare quello altrui, sarà nella società un costruttore di dialogo e di riconciliazione”. Francesco richiama l’esperienza delle famiglie con figli disabili, il deficit può indurre a chiudersi, ma con l’amore della famiglia, così come degli amici, può diventare “stimolo ad aprirsi, a condividere, a comunicare in modo inclusivo; e può aiutare la scuola, la parrocchia, le associazioni a diventare più accoglienti verso tutti, a non escludere nessuno”.

Famiglia: scuola di comunicazione come benedizione
Anche in un mondo dove le chiacchiere e le maldicenze inquinano, “la famiglia può essere una scuola di comunicazione come benedizione”. Anche quando possono prevalere odio e violenza, quando “le famiglie sono separate tra loro da muri” anche dettati da pregiudizio e risentimento, è allora che benedire, visitare e accogliere diventano il modo per “testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza”.

I media devono sempre rendere possibile l'incontro
Francesco si sofferma sui mezzi di comunicazione per eccellenza, i media oggi “ormai irrinunciabili” che possono ostacolare la comunicazione, in famiglia e tra famiglie, se significano “sottrarsi all’ascolto, isolarsi dalla compresenza fisica” ma possono anche favorirla se “aiutano a raccontare e condividere, a restare in contatto con i lontani, a ringraziare e chiedere perdono, a rendere sempre di nuovo possibile l’incontro”. E’ così che si potrà orientare il proprio rapporto con le tecnologie anziché farsi “guidare da esse”.

La famiglia non è un terreno per combattere battaglie ideologiche
I genitori sono i primi educatori, spiega il Papa, ma vanno affiancati dalla comunità cristiana perché “sappiano insegnare ai figli a vivere nell’ambiente comunicativo secondo i criteri della dignità della persona umana e del bene comune”. Ed ecco che si arriva alle sfide di oggi: “reimparare a raccontare, non semplicemente produrre e consumare informazione”, che spesso semplifica, contrappone le differenze e le visioni diverse, anche schierandosi, “anziché favorire uno sguardo d’insieme”. La famiglia, è la conclusione, “non è un oggetto sul quale si comunicano delle opinioni o un terreno sul quale combattere battaglie ideologiche, ma un ambiente in cui si impara a comunicare nella prossimità e un soggetto che comunica, una ‘comunità comunicante’”.

Famiglia: luogo dove imparare a comunicare l'amore ricevuto e donato
La famiglia “continua ad essere una grande risorsa, e non solo un problema o un’istituzione in crisi”, aldilà di come tendono a volte a presentarla i media, quasi fosse un modello “astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che una realtà concreta da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno contro qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato”. La famiglia più bella “è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli”. “Non lottiamo per difendere il passato, è la conclusione, ma anche il richiamo del Papa, ma lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il futuro”.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Una comunicazione autentica guarda alla vita reale senza correre dietro a mode o allarmismi. E’ quanto sottolineato da Francesco nell’udienza in Aula Paolo VI alla comunità di lavoro di Tv2000, definita dal Papa la “televisione della Chiesa italiana”, e di Radio InBlu. Il Pontefice ha esortato i media cattolici a “risvegliare le parole”, ad aprirsi e non chiudersi e, ancora, a parlare alla persona tutta intera. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto da mons. Piero Coccia, presidente della Fondazione “Comunicazione e Cultura” che sovrintende all’emittente, e dal direttore Paolo Ruffini che ha portato i saluti del direttore delle news di Tv2000, Lucio Brunelli, ricoverato in ospedale, a cui è andato il pensiero affettuoso del Papa. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Cosa serve per fare buona informazione? Papa Francesco ha colto l’occasione dell’udienza a Tv2000 e Radio InBlu per tracciare una sorta di “palinsesto” per il ruolo del comunicatore. Un vademecum declinato in tre punti, secondo l’incedere ignaziano a cui ormai Francesco ci ha abituati. La riflessione muove innanzitutto dalla constatazione che i “media cattolici” hanno la missione “molto impegnativa” di preservare la comunicazione sociale “da tutto ciò che la stravolge e la piega ad altri fini”.

Comunicare con parresía
“Spesso – ha constatato – la comunicazione è stata sottomessa alla propaganda, alle ideologie, a fini politici o di controllo dell’economia e della tecnica”. Un male a cui, come antidoto, Francesco ha indicato quella parresìa, “cioè il coraggio di parlare con franchezza e libertà” che aveva già invocato all’inizio dei lavori del Sinodo sulla famiglia. Se siamo preoccupati di “aspetti tattici”, ha commentato, “il nostro parlare sarà artefatto, poco comunicativo, insipido, un parlare di laboratorio”:

“La libertà è anche quella rispetto alle mode, ai luoghi comuni, alle formule preconfezionate, che alla fine annullano la capacità di comunicare. Risvegliare le parole: risvegliare le parole. Ma, ogni parola ha dentro di sé una scintilla di fuoco, di vita. Risvegliare quella scintilla, perché venga. Risvegliare le parole: ecco il primo compito del comunicatore”.

Comunicare senza chiusure
La comunicazione, ha proseguito, “evita sia di riempire che di chiudere”. Si “riempie”, ha avvertito, “quando si tende a saturare la nostra percezione con un eccesso di slogan che, invece di mettere in moto il pensiero, lo annullano”. Si “chiude”, ha soggiunto, “quando, invece di percorrere la via lunga della comprensione, si preferisce quella breve di presentare singole persone come se fossero in grado di risolvere tutti i problemi, o al contrario come capri espiatori, su cui scaricare ogni responsabilità”:

“Correre subito alla soluzione, senza concedersi la fatica di rappresentare la complessità della vita reale, è un errore frequente dentro una comunicazione sempre più veloce e poco riflessiva. Aprire e non chiudere: ecco il secondo compito del comunicatore, che sarà tanto più fecondo quanto più si lascerà condurre dall’azione dello Spirito Santo, il solo capace di costruire unità e armonia”.

Comunicare alla persona
“Parlare alla persona tutta intera”: questo, ha detto Francesco, è “il terzo compito del comunicatore”. E questo, ha precisato, evitando quelli che, come evidenziato in altre occasioni, “sono i peccati dei media: la disinformazione, la calunnia e la diffamazione”. La disinformazione in particolare, ha ammonito il Papa, è la “più grave” nel mondo della comunicazione, perché “spinge a dire la metà delle cose, e questo porta a non potersi fare un giudizio preciso sulla realtà”, porta “a credere soltanto una parte della verità”:

“Una comunicazione autentica non è preoccupata di colpire: l’alternanza tra allarmismo catastrofico e disimpegno consolatorio, due estremi che continuamente vediamo riproposti nella comunicazione odierna, non è un buon servizio che i media possono offrire alle persone. Occorre parlare alle persone intere: alla loro mente e al loro cuore, perché sappiano vedere oltre l’immediato, oltre un presente che rischia di essere smemorato e timoroso”.

A servizio della Chiesa
“Risvegliare le parole, aprire e non chiudere, parlare a tutta la persona”, ha ribadito  Papa Francesco “rende concreta quella cultura dell’incontro, oggi così necessaria in un contesto sempre più plurale”. Aggiungendo che “con gli scontri” non si va da “nessuna parte”. Per questo, ha detto, bisogna “essere disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri”. Il Pontefice ha infine incoraggiato Tv2000 a proseguire nella fase di “ripensamento e riorganizzazione” al “servizio della Chiesa”, mettendo l’accento sul “rapporto stabile” con il Centro Televisivo Vaticano che permette alla Tv di “raccontare all’Italia il magistero e l’attività del Papa”.

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Roma (www.avvenire.it) - Aprite occhi e orecchie. Soprattutto aprite cervello e cuore. E poi, soltanto poi, parlate. Commentate. Criticate. Elogiate. Annunciate. In quindici parole, Comunicazione e missione può essere riassunto così, non senza temerarietà. In realtà, 203 paragrafi distribuiti in otto capitoli non si potrebbero racchiudere neanche in centocinquanta parole. Ma il senso del Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa è quello.

La cultura – in senso antropologico, lo stesso assunto dalla tradizione recente della Chiesa a partire dalla costituzione conciliare Gaudium et spes, nel senso di insieme di «modelli di pensiero e stili di vita» – e la comunicazione non sono cosa 'altra' rispetto all’annuncio del Vangelo; al contrario, l’evangelizzazione non può farne a meno. In altre parole – le quindici parole – la passione per Gesù Cristo è passione per gli uomini, tutti; ossia per ciò che gli uomini, vicinissimi e lontanissimi, pensano, dicono e fanno. Ai cristiani ciò interessa, se sono davvero cristiani, ossia uomini che cercano di uniformarsi a Cristo, pensando agendo parlando come farebbe lui. E i mass media, oggi, sono il principale strumento che plasma e rilancia modelli di pensiero e stili di vita. Il Direttorio – nel senso di 'strumento che indirizza', la Rivoluzione francese non c’entra – spiega tutto ciò ricorrendo alla teologia, alla sociologia e alla massmediologia. Nei suoi 203 paragrafi si riconoscono facilmente competenze diverse, com’è logico per un’opera complessa. A modo suo è un documento fondativo. Fonda, anche se in gran parte delle diocesi già esistevano, gli Uffici per le comunicazioni sociali; definisce i compiti dell’Ufficio nazionale; traccia il profilo di una nuova figura pastorale, quella degli animatori della cultura e della comunicazione. È un testo ambizioso, ad esempio quando spiega quale sia l’obiettivo del piano pastorale 'integrato' per le comunicazioni sociali: «Il cambiamento di mentalità di tutti i membri della comunità» (101). Cultura e comunicazione, infatti, permeano tutti gli ambiti della pastorale e non possono finire in qualche recinto, o angolo, o 'apposito settore'.

Forse proprio questo è l’ultimo, estremo, più arduo obiettivo di un Direttorio che non chiede soltanto «cose da fare», ma un cambiamento di mentalità...
 
La mentalità non si cambia in pochi minuti, neanche in pochi anni. Per questo il Direttorio è una sorta di «laboratorio», un cantiere tuttora aperto. Un testo che andrebbe ritoccato e aggiornato di continuo, perché profondamente inserito nel tempo, nella storia e nel mondo: che cambiano. Un solo esempio, il più semplice.

Il documento nasce tra il 2002 e il 2003, la stesura definiva è dell’autunno del 2003 e viene approvato nell’assemblea generale della Cei del maggio 2004. È inevitabile che i social network, che tanto peso oggi hanno nella nostra vita, e quindi nell’orientare pensieri e comportamenti, non ci siano. Facebook nasce ad Harvard nel febbraio 2004. Quando il Direttorio veniva pensato e scritto, semplicemente non esisteva. Oggi è il sito Internet più visitato al mondo, con oltre un miliardo di utenti, in più di 70 lingue diverse. E Internet? Nel 2003 vi si collegavano 13 milioni di italiani; oggi sono più del triplo. Non si parla neppure di smartphone, l’iPhone viene lanciato sul mercato dalla Apple nel 2007 e gli anni immediatamente successivi all’uscita del Direttorio vedono una diffusione vorticosa della telefonia cellulare interattiva.

Oggi siamo in qualche modo 'connessi' a uno strumento di comunicazione quasi 24 ore su 24 ore (molti italiani senza quasi). Nel Direttorio tutto questo non può esserci; ma oggi ci sarebbe eccome. Un progetto, dunque. Che a sua volta nasce da un progetto. Ci sono gli orientamenti pastorali del decennio scorso, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, dove il verbo è appunto 'comunicare'. C’è il convegno, il primo promosso dalla Commissione episcopale per la cultura e la comunicazione, Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione, tenuto a Roma dal 7 al 9 novembre 2002, dove per la prima volta convergono mille tra giornalisti e comunicatori del mondo cattolico, di ogni origine e sigla, con l’udienza conclusiva da Giovanni Paolo II nell’aula Paolo VI. Convegno che dal 22 al 24 aprile 2010 ha conosciuto una sorta di secondo tempo con l’appuntamento
Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale concluso da Papa Benedetto. Ma non basta. Il grande laboratorio ha conosciuto altre tappe. In un certo senso, un incontro antesignano fu quello delle 'Antenne' promosso da Avvenire il primo maggio 1997, dove cominciò a prendere forma il Progetto Portaparola, che avrà la sua onsacrazione a Bibione nel 2008. E prima ancora, volendo, c’è il Convegno ecclesiale di Palermo (1995). Oggi si sottolinea come la Chiesa debba sentirsi «in uscita». Ma già allora un invito pressante era a farsi «Chiesa estroversa», ossia rivolta non su se stessa ma verso quel mondo in attesa del Vangelo.

Una Chiesa estroversa e missionaria è il titolino che introduce i paragrafi dal 51 in poi; e la condizione per essere «estroversi» (123) è la «presenza di una nuova figura di animatore» che aiuti la comunità parrocchiale ad essere «più capace di comunicare» e i parrocchiani tutti a crescere in «abilità critica», per sapere leggere e ascoltare, con il cervello e con il cuore («Gli animatori offriranno a tutta la comunità spunti e occasioni per interpretare i fenomeni del nostro tempo offrendo chiavi di lettura ed educando al senso critico», 135). E siamo di nuovo alle quindici parole.
 
Eccoci tornati da dove siamo partiti, al numero 2: «Nulla di ciò che l’uomo oggi pensa, dice e fa è estraneo ai media; e i media esercitano un’influenza, con varie modulazioni, su tutto ciò che l’uomo oggi pensa, dice e fa. Compito della Chiesa è annunciare il messaggio di salvezza a questa società, a questi uomini. Per riuscirci è necessario discernere e rinnovare». Sono lo stesso spirito e gli stessi argomenti di Gaudium et spes  1: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi (...) sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». Un documento così attento, severo ed esigente sulla comunicazione non poteva essere redatto in un linguaggio paludato, impeccabile ma faticoso. In 'documentese'. Tutte le buone, sagge regole per rendere un testo scorrevole e leggibile senza rinunciare alla profondità sono rispettate.

Per ogni frase, un solo soggetto. Quasi nessuna subordinata e incisi in quantità omeopatica. Nomi concreti preferiti sempre ai nomi astratti. Forme passive solo quando strettamente necessario (non lo sono quasi mai). Tanti piccoli accorgimenti che rendono il Direttorio un testo che scivola via senza ingorghi. E soprattutto un testo 'modulare' pronto per eventuali correzioni, revisioni, integrazioni. In questo senso, un testo modernissimo. Controllare per credere.

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Mercoledì, 10 Dicembre 2014 10:42

La comunicazione autentica secondo Papa Francesco

Roma (formiche.net) - Il 2 dicembre 2014 si è tenuto a Roma il dibattito su “Informazione religiosa – Le nuove frontiere della formazione giornalistica”, promosso dall’Unione Cattolica della Stampa Italiana in occasione della presentazione del volume del giornalista Massimo Enrico Milone “Pronto? Sono Francesco. Il Papa e la rivoluzione comunicativa un anno dopo”, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. Come riportato anche da Vatican Insider in un recente articolo, Milone analizza il linguaggio diretto e colloquiale di Papa Francesco, i suoi discorsi ai comunicatori e i contenuti di un rapporto mediatico che segna decisamente un cambio d’epoca.

PAPA FRANCESCO E LA COMUNICAZIONE SOCIALE

La riflessione del Papa riguarda da un lato, la comunicazione sociale come missione di evangelizzazione e dall’altro, il contesto dei media come luogo di un nuovo “abitare” umano, fatto di incontro e dialogo ma anche di esclusione e isolamento, ovvero di “periferie esistenziali”, che si snodano attraverso internet. Il Papa esorta ad essere presenti nelle reti digitalitenendo presenti due obiettivi: il primo è la ricerca di un incontro autentico con l’altro; il secondoè la ricerca della verità attraverso le domande sul senso autentico della vita.

INTERNET E CONOSCENZA: UN NUOVO CONTESTO

Nel messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2014, intitolato “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”, Papa Francesco indica “il rischio di un uso distraente dei media”, di un accesso disordinato all’informazione, che offre alle persone un eccesso di risposte a domande non richieste, mentre si indebolisce la capacità di porre domande sul significato autentico dell’agire e del vivere. Scrive infatti il Papa che “la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. […] L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci”. E ancora, nel discorso ai ministranti di lingua tedesca, il Papa afferma che “Internet e i telefonini, i prodotti del progresso tecnologico, che dovrebbero semplificare e migliorare la qualità della vita, e talvolta distolgono l’attenzione da quello che è realmente importante.

CONTRO IL DETERMINISMO TECNOLOGICO

Uno snodo cruciale della riflessione di Papa Francesco riguarda il rapporto tra comunicazione e tecnologia. Non è rispettosa della verità dell’uomo la convinzione secondo cuii media siano in grado di predeterminarele relazioni personali. Al contrario, secondo Papa Francesco “la comunicazione èuna conquista più umana che tecnologica”, e l’uomo deve orientare i media al perseguimento della verità.Anche Papa Benedetto XVI, nel Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali del 2011, afferma che “se usate saggiamente, le nuove tecnologie “possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano”.

INTERNET, NUOVA “PERIFERIA ESISTENZIALE”

Come ha notato padre Antonio Spadaro nel suo blog Cyberteologia, il significato di “prossimo” cambia a causa della rete che relativizza lo spazio e il tempo: nasce il concetto di “reti di prossimità”. La Chiesa di Papa Francesco è “una Chiesa accidentata che esce per strada”, e “le strade sono quelle del mondo dove la gente vive [tra cui] anche quelle digitali”. Ulteriore senso della missione è quello di impegnarsi a dare voce a chi non ce l’ha, di “rendere visibili volti altrimenti invisibili”.“Se la comunicazione non ci rende più “prossimi”, scrive il Papa, allora non risponde alla sua vocazione umana e cristiana. “La rete è una nuova periferia esistenziale, affollata di una umanità che cerca una salvezza o una speranza”.

INTERNET E MISSIONE

Secondo Papa Francesco, “internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti [...] è un dono di Dio”. Sembrano risuonare le parole contenute nell’esortazione apostoliica Elangelii Gaudium (n.87): “la sfida di scoprire e trasmettere la mistica di vivere insieme [...] che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità”.Infatti, lo spazio mediale negli ultimi dieci anni è passato da una logica trasmissiva a una logica di condivisione. Papa Francesco, citando Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2013, ricorda che la testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di incontrare gli altri “con rispetto nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana”.

PAPA FRANCESCO, IL PIU’ CLICCATO SUL WEB

Papa Francesco ha dimostrato di saper interpretare appieno la logica di condivisione tipica dei media digitali. Secondo una ricerca condotta da 3rdPlace, nel 2013 il Papa è stato il personaggio con maggiore visibilità su internet, se confrontato con altri leader mondiali, con un volume di oltre 49 milioni di menzioni in internet. Grazie alla sua comunicazione dialogica, Papa Francesco non solo è estremamente popolare in rete, ma risulta più efficace di molti noti personaggi che fondano la propria comunicazione sul web, vantando un seguito che esprime un altissimo livello d’interazione con i suoi messaggi. Il successo di papa Papa Francesco sui media digitali non è casuale, ma discende da una profonda coscienza della natura di questi strumenti. Papa Francesco fa un uso meno “trasmissivo” e più “partecipativo” dei mezzi, facendo del contesto mediale un luogo di autentico incontro personale.

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Mercoledì, 10 Dicembre 2014 08:25

L'Impegno della WOIR con la Santa Sede

Roma (www.vatican.woirnet.org) - L'Organizzazione Mondiale per le Relazioni Internazionali (WOIR) riconosce nella persona del Santo Padre un seminatore esemplare del messaggio universale di armonia e di pace che si basa sui quattro pilastri della verità, della giustizia, dell'amore e della libertà, come indicato nell'enciclica "Pacem in Terris" di Papa Giovanni XXIII.

Riconoscendo nel Santo Padre un instancabile combattente per le cause più nobili, la WOIR non risparmirà alcuno sforzo per collaborare con la Santa Sede per il raggiungimento degli obiettivi comuni di armonia e di pace che la WOIR persegue proponendosi di sostenere ogni sforzo volto ad eliminare i motivi di conflitto tra le nazioni, promuovendo la cooperazione internazionale e operando al servizio della causa della pace.

Per il raggiungimento di queste finalità, la WOIR ha una chiara visione dell'importanza di coltivare molteplici canali di comunicazione, non solo diplomatici, ma anche economici e culturali, e di promuovere il dibattito e il confronto di idee in una più ampia prospettiva globale che dal piano politico si estenda a quello dell’economia e della società civile, favorendo incontri formali e informali per stabilire un dialogo costruttivo su temi di rilevante attualità.

Proposto in italiano, il portale Vatican.WoirNet.org affianca il sito centrale della WOIR in inglese e spagnolo per fornire un ulteriore sostegno alle attività di comunicazione dell’Organizzazione Mondiale per le Relazioni Internazionali e aprire così un maggiore dialogo con le persone, stimolando l’opinione pubblica sulle emergenze che il mondo si trova oggi ad affrontare.

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 Città del Vaticano (Radio Vaticana) - I cristiani hanno il dovere di annunciare il Vangelo senza escludere nessuno. E’ quanto ha detto Papa Francesco incontrando in Vaticano i partecipanti al Pellegrinaggio della Famiglia Paolina per il centenario di fondazione, ad opera del Beato Giacomo Alberione. Questa ricorrenza – ha aggiunto il Pontefice – “vi offre l’opportunità di rinnovare l’impegno nel vivere la fede e comunicarla, in particolare mediante gli strumenti editoriali e multimediali”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Tutti gli uomini - ha detto il Papa - sono “destinatari della buona notizia che Dio è amore”. Nelle parole di Gesù “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” si comprende il segreto dell’evangelizzazione:

“…che è comunicare il Vangelo nello stile del Vangelo, cioè la gratuità: la gratuità, senza affari. Gratuità. La gioia del dono ricevuto per puro amore si comunica con amore. Gratuità e amore. Solo chi ha sperimentato tale gioia la può comunicare, anzi non può non comunicarla, poiché il bene tende sempre a comunicarsi. … Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. (Evangelii gaudium, 9)”.

Evangelizzare, essenzialmente, è proclamare il Vangelo “a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato”:

“Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno”.

L’immagine della Chiesa in cammino - ha aggiunto il Papa – “è espressiva della speranza cristiana”:

“Il nostro essere Chiesa in cammino, mentre ci radica nell’impegno di annunciare Cristo e il suo amore per ogni creatura, ci impedisce di restare prigionieri delle strutture terrene e mondane; tiene aperto lo spirito e ci rende capaci di prospettive e istanze che troveranno il loro compimento nella beatitudine del Signore”.

Il Santo Padre ha poi esortato a rinnovare, anche nel mondo della comunicazione, l’amore per l’unità della Chiesa:

“Tutto il vostro lavoro, lo zelo apostolico, deve essere pieno di questo amore per l’unità. Mai favorire i conflitti, mai scimmiottare quei media di comunicazione che soltanto cercano lo spettacolo dei conflitti e fanno lo scandalo nelle anime. Favorire sempre l’unità della Chiesa, l’unità che Gesù ha chiesto al Padre come dono per la sua sposa”.

I vasti orizzonti dell’evangelizzazione e la necessità di testimoniare a tutti il messaggio evangelico - ha concluso il Pontefice - costituiscono il campo dell’apostolato della Famiglia Paolina:

“Tanti attendono ancora di conoscere Gesù Cristo. La fantasia della carità non conosce limiti e sa aprire strade sempre nuove per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali. Una così urgente missione richiede incessante conversione personale e comunitaria. Solo cuori totalmente aperti all’azione della Grazia sono in grado di interpretare i segni dei tempi e di cogliere gli appelli dell’umanità bisognosa di speranza e di pace”.

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(www.osservatoreromano.va) - Con l’avvento dei media digitali, e in particolare con lo sviluppo dei social media, le logiche di propagazione dei rumors, intesi come forma di comunicazione informale, subiscono una trasformazione. La smaterializzazione dei supporti implica non solo un accesso potenzialmente continuo alle pratiche comunicative, ma esaspera i tratti dell’anonimato giungendo a una capacità di amplificazione in grado di contagiare un numero enorme di persone.

Lo scenario dei media attuali si caratterizza per uno stato diffuso di attenzione parziale continuata che rappresenta la risposta antropologica a una realtà che offre una pluralità di stimoli, cui è necessario dare almeno inizialmente una parte della nostra attenzione, salvo poi focalizzarsi quando uno stimolo prenda il sopravvento oppure si scelga di privilegiarlo.

Nel contesto di una net society cosa si intende pertanto per viralità? I media digitali hanno una natura conversazionale, che non solo favorisce ma alimenta in maniera esplosiva la circolazione di pratiche narrative che in maniera molto rapida coinvolgono progressivamente un numero enorme di attori sociali. Ma è sufficiente che ci sia grande diffusione nel web per parlare di viralità?

Possiamo dire che la metafora della viralità è in parte fallace. Tenendo conto delle pertinenti analogie e differenze tra modello biologico e paradigma comunicativo, dobbiamo precisare che i rumors si diffondono solo volontariamente, ovvero con un atto autonomo di comunicazione e sulla base di un interesse che deriva da rapporti sociali.

di Dario Edoardo Viganò

Pubblicato in Attualitá
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