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Dibattito su "Silenzio e Parola" in vista della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali
2011 DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA PLENARIA
Sala Clementina
Lunedì, 28 febbraio 2011
Cari Fratelli e Sorelle,
sono lieto di accogliervi in occasione della Plenaria del Dicastero. Saluto il Presidente, Mons. Claudio Maria Celli, che ringrazio per le cortesi parole, i Segretari, gli Officiali, i Consultori e tutto il Personale.
Nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest'anno, ho invitato a riflettere sul fatto che le nuove tecnologie non solamente cambiano il modo di comunicare, ma stanno operando una vasta trasformazione culturale. Si va sviluppando un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e costruire comunione. Vorrei adesso soffermarmi sul fatto che il pensiero e la relazione avvengono sempre nella modalità del linguaggio, inteso naturalmente in senso lato, non solo verbale. Il linguaggio non è un semplice rivestimento intercambiabile e provvisorio di concetti, ma il contesto vivente e pulsante nel quale i pensieri, le inquietudini e i progetti degli uomini nascono alla coscienza e vengono plasmati in gesti, simboli e parole. L'uomo, dunque, non solo «usa» ma, in certo senso, «abita» il linguaggio. In particolare oggi, quelle che il Concilio Vaticano II ha definito «meravigliose invenzioni tecniche» (Inter mirifica, 1) stanno trasformando l'ambiente culturale, e questo richiede un'attenzione specifica ai linguaggi che in esso si sviluppano. Le nuove tecnologie «hanno la capacità di pesare non solo sulle modalità, ma anche sui contenuti del pensiero» (Aetatis novae, 4).
I nuovi linguaggi che si sviluppano nella comunicazione digitale determinano, tra l'altro, una capacità più intuitiva ed emotiva che analitica, orientano verso una diversa organizzazione logica del pensiero e del rapporto con la realtà, privilegiano spesso l'immagine e i collegamenti ipertestuali. La tradizionale distinzione netta tra linguaggio scritto e orale, poi, sembra sfumarsi a favore di una comunicazione scritta che prende la forma e l'immediatezza dell'oralità. Le dinamiche proprie delle «reti partecipative», richiedono inoltre che la persona sia coinvolta in ciò che comunica. Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse e la loro visione del mondo: diventano «testimoni» di ciò che dà senso alla loro esistenza. I rischi che si corrono, certo, sono sotto gli occhi di tutti: la perdita dell'interiorità, la superficialità nel vivere le relazioni, la fuga nell'emotività, il prevalere dell'opinione più convincente rispetto al desiderio di verità. E tuttavia essi sono la conseguenza di un'incapacità di vivere con pienezza e in maniera autentica il senso delle innovazioni. Ecco perché la riflessione sui linguaggi sviluppati dalle nuove tecnologie è urgente. Il punto di partenza è la stessa Rivelazione, che ci testimonia come Dio abbia comunicato le sue meraviglie proprio nel linguaggio e nell'esperienza reale degli uomini, «secondo la cultura propria di ogni epoca» (Gaudium et spes, 58), fino alla piena manifestazione di sé nel Figlio Incarnato. La fede sempre penetra, arricchisce, esalta e vivifica la cultura, e questa, a sua volta, si fa veicolo della fede, a cui offre il linguaggio per pensarsi ed esprimersi. E' necessario quindi farsi attenti ascoltatori dei linguaggi degli uomini del nostro tempo, per essere attenti all'opera di Dio nel mondo.
In questo contesto, è importante il lavoro che svolge il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali nell'approfondire la "cultura digitale", stimolando e sostenendo la riflessione per una maggiore consapevolezza circa le sfide che attendono la comunità ecclesiale e civile. Non si tratta solamente di esprimere il messaggio evangelico nel linguaggio di oggi, ma occorre avere il coraggio di pensare in modo più profondo, come è avvenuto in altre epoche, il rapporto tra la fede, la vita della Chiesa e i mutamenti che l'uomo sta vivendo. E' l'impegno di aiutare quanti hanno responsabilità nella Chiesa ad essere in grado di capire, interpretare e parlare il «nuovo linguaggio» dei media in funzione pastorale (cfr Aetatis novae, 2), in dialogo con il mondo contemporaneo, domandandosi: quali sfide il cosiddetto «pensiero digitale» pone alla fede e alla teologia? Quali domande e richieste?
Il mondo della comunicazione interessa l'intero universo culturale, sociale e spirituale della persona umana. Se i nuovi linguaggi hanno un impatto sul modo di pensare e di vivere, ciò riguarda, in qualche modo, anche il mondo della fede, la sua intelligenza e la sua espressione. La teologia, secondo una classica definizione, è intelligenza della fede, e sappiamo bene come l'intelligenza, intesa come conoscenza riflessa e critica, non sia estranea ai cambiamenti culturali in atto. La cultura digitale pone nuove sfide alla nostra capacità di parlare e di ascoltare un linguaggio simbolico che parli della trascendenza. Gesù stesso nell'annuncio del Regno ha saputo utilizzare elementi della cultura e dell'ambiente del suo tempo: il gregge, i campi, il banchetto, i semi e così via. Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone, che possano essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all'uomo contemporaneo.
E' inoltre da considerare che la comunicazione ai tempi dei «nuovi media» comporta una relazione sempre più stretta e ordinaria tra l'uomo e le macchine, dai computer ai telefoni cellulari, per citare solo i più comuni. Quali saranno gli effetti di questa relazione costante? Già il Papa Paolo VI, riferendosi ai primi progetti di automazione dell'analisi linguistica del testo biblico, indicava una pista di riflessione quando si chiedeva: «Non è cotesto sforzo di infondere in strumenti meccanici il riflesso di funzioni spirituali, che è nobilitato ed innalzato ad un servizio, che tocca il sacro? È lo spirito che è fatto prigioniero della materia, o non è forse la materia, già domata e obbligata ad eseguire leggi dello spirito, che offre allo spirito stesso un sublime ossequio?» (Discorso al Centro di Automazione dell'Aloisianum di Gallarate, 19 giugno 1964). Si intuisce in queste parole il legame profondo con lo spirito a cui la tecnologia è chiamata per vocazione (cfr Enc. Caritas in veritate, 69).
E' proprio l'appello ai valori spirituali che permetterà di promuovere una comunicazione veramente umana: al di là di ogni facile entusiasmo o scetticismo, sappiamo che essa è una risposta alla chiamata impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza del Dio della comunione. Per questo la comunicazione biblica secondo la volontà di Dio è sempre legata al dialogo e alla responsabilità, come testimoniano, ad esempio, le figure di Abramo, Mosè, Giobbe e i Profeti, e mai alla seduzione linguistica, come è invece il caso del serpente, o di incomunicabilità e di violenza come nel caso di Caino. Il contributo dei credenti allora potrà essere di aiuto per lo stesso mondo dei media, aprendo orizzonti di senso e di valore che la cultura digitale non è capace da sola di intravedere e rappresentare.
In conclusione mi piace ricordare, insieme a molte altre figure di comunicatori, quella di padre Matteo Ricci, protagonista dell'annuncio del Vangelo in Cina nell'era moderna, del quale abbiamo celebrato il IV centenario della morte. Nella sua opera di diffusione del messaggio di Cristo ha considerato sempre la persona, il suo contesto culturale e filosofico, i suoi valori, il suo linguaggio, cogliendo tutto ciò che di positivo si trovava nella sua tradizione, e offrendo di animarlo ed elevarlo con la sapienza e la verità di Cristo.
Cari amici, vi ringrazio per il vostro servizio; lo affido alla protezione della Vergine Maria e, nell'assicurarvi la mia preghiera, vi imparto la Benedizione Apostolica.
© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana
2011 SALUTO DI MONS. CELLI AL SANTO PADRE NELLA UDIENZA PONTIFICIA DURANTE LA ASSEMBLEA PLENARIA (Vaticano)
Saluto al Santo Padre
S. E. Mons. Claudio M. Celli
Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali
Udienza Pontificia Lunedì 28 febbraio 2011
Beatissimo Padre,
ancora una volta i membri ed i consultori del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali riuniti in Plenaria sono qui per riconfermare tutta la loro fedeltà al Successore di Pietro, con l’assicurazione di una totale dedizione al servizio che ci è stato affidato nella Chiesa.
Questa mattina abbiamo dato inizio ai nostri lavori e ci sembra che sia particolarmente significativo che essi possano proseguire durante i prossimi 3 giorni, illuminati e sostenuti dalla Sua parola e dal Suo paterno incoraggiamento.
Le prossime giornate saranno molto intense, poiché, oltre ad aiutarci a mettere a fuoco una visione sempre più precisa e nitida di quanto sta avvenendo nel mondo e nella Chiesa nel campo della comunicazione ci porteranno ad approfondire un tema che riteniamo di fondamentale importanza: quello del linguaggio o dei linguaggi.
Siamo sempre più consapevoli che le attuali tecnologie stanno dando origine a un nuovo ambiente culturale, dove i vari linguaggi che in esso nascono e si sviluppano, esigono una particolare attenzione. Infatti, è sempre più evidente che oggi essi incidono profondamente nella maniera di vivere, di pensare, e di agire dell’essere umano. In questa prospettiva, Padre Santo, si muoveranno i lavori della nostra Plenaria; nella appassionata ricerca di come, facendo riferimento all’uso dei nuovi linguaggi è possibile parlare del Regno di Dio all’uomo e alla donna di oggi.
Si tratta senza dubbio di una sfida che questo Consiglio dovrà affrontare sin d’ora, in dialogo con le varie Conferenze episcopali, perché nell’ascolto di quanto sta avvenendo nel mondo della comunicazione, e guidati e sostenuti dallo Spirito di Dio, siano capaci di aiutare la Chiesa a svolgere il suo compito evangelizzatore in questo tempo.
Padre Santo, siamo qui per ascoltare la Sua parola che illuminerà il nostro non facile cammino e per avere la Sua paterna benedizione sui lavori della Plenaria, sulla missione che ci è affidata, e sulle persone che ci sono care.
2009 SALUTO DI MONS. CELLI AL SANTO PADRE NELLA UDIENZA PONTIFICIA DURANTE LA ASSEMBLEA PLENARIA (Vaticano)
Saluto S. E. Mons. Claudio M. Celli
Udienza Pontificia
giovedì 29 ottobre 2009
Beatissimo Padre,
terminano oggi i lavori dell'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali iniziati lunedì scorso.
Sono state giornate intense di lavoro, per comprendere insieme quale deve essere l'azione pastorale della Chiesa nella sua relazione con la "cultura digitale" originata dalle nuove tecnologie.
Oggi siamo qui per "videre Petrum", per ascoltare la Sua parola, che illumina questo cammino per alcuni aspetti nuovo e non sempre facile.
Ci rendiamo conto che la sfida da affrontare è grande, ma è su questi sentieri del mondo che siamo chiamati ad incontrare le donne e gli uomini del nostro tempo, per annunciare loro la Parola di vita, Gesù Nostro Signore.
Siamo qui Padre Santo per dirLe la nostra profonda devozione e la gioia di sentirla accanto nel compimento della missione che ci ha affidato.
Nello stesso tempo, vorremmo dirLe il nostro grazie per aver voluto invitare tutta la Chiesa e, in particolare i sacerdoti, a prendere chiara consapevolezza della sfida e delle opportunità che il mondo digitale offre affinché i nuovi media siano a servizio della Parola
Le chiediamo di benedirci, di invocare l'aiuto divino sul nostro lavoro, sulle nostre famiglie e sulle persone che ci sono più care.
E, se mi è concesso, vorremmo dirLe, Padre Santo, in un sussulto del cuore, che Le vogliamo bene e che la nostra preghiera per Lei si eleva costante al Signore e a Maria.
2009 INTERVENTO DI MONS. CELLI DURANTE LA ASSEMBLEA PLENARIA (Vaticano)
PCCS - Assemblea Plenaria
26 ottobre 2009
Intervento S. E. Mons. Claudio M. Celli
Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali
Eminenze, Eccellenze, cari fratelli e sorelle in Cristo,
è per me un piacere oggi darvi il benvenuto in questa sala scelta appositamente perché vicina alla nuova sede del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
Come avete notato, infatti, ormai da più di due anni la sede del nostro Consiglio non è più nel Palazzo San Carlo in Vaticano.
Questa decisione è stata dettata dal desiderio di superare alcune difficoltà logistiche quali la mancanza di spazi e di evitare difficoltà burocratiche legate all'ingresso in Vaticano a tutte quelle delegazioni che per svolgere la loro missione dovevano venire al Consiglio per ottenere il necessario accreditamento.
Posso dire che il cambiamento ha avuto non solo un benefico effetto e il personale dell'ufficio si trova bene nei nuovi locali, ma soprattutto che è molto più facile l'accesso agli uffici per i nostri visitatori e per i Vescovi in Visita ad Limina.
Come tutti voi ben sapete, la mia nomina a Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è avvenuta il 27 luglio 2007, dopo essere stato ricevuto dal Santo Padre, che mi ha benevolmente ricevuto in Udienza privata annunciandomi lui stesso la mia nomina, e manifestandomi quali erano i suoi desiderata nel campo della comunicazione.
Orientamenti che ho doverosamente fatto miei e che mi hanno guidato in questi due anni e mezzo al servizio di questo Dicastero.
Questa è pertanto la mia prima Assemblea Plenaria avendo preso la decisione di non convocarla nel 2007 e nel 2008 perché troppo vicina alla mia nomina e desiderando avere una conoscenza il più ampia possibile del campo di azione di questo Dicastero.
Mi si permetta, pertanto, innanzitutto di rivolgere un grato e deferente pensiero al mio predecessore l'Eminentissimo Cardinale Foley che per ben 23 anni è stato alla guida di questo Pontificio Consiglio, dando il meglio di se stesso e della sua preparazione. A lui la nostra simpatia e un vivo ringraziamento per ciò che è stato e per ciò che ha fatto a nome della Santa Sede nel campo dei media.
Penso che sia mio dovere ora, mettere al tanto tutti loro su ciò che si è fatto in questo tempo grazie anche alla attiva partecipazione dei due Segretari, Mons. Paul Tighe e Mons. Giuseppe Scotti, del Dott. Angelo Scelzo, che tutti voi ben conoscete, e dei collaboratori di questo Dicastero.
1) Attenzione al mondo accademico
Devo confessare che la mia preparazione e la conseguente esperienza nel servizio della Santa Sede non aveva mai preso in considerazione i media. L'unica mia esperienza in proposito negli undici anni passati è l'essere stato responsabile del sito internet della Santa Sede in quanto Segretario della Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.
Ritenni pertanto necessario avere quanto prima dei contatti con i decani delle tre Facoltà Ecclesiastiche della Pontificia Università Gregoriana, Salesiana, e della Santa Croce. Era mio desiderio, infatti, avere un contatto diretto con le istituzioni accademiche che in campo ecclesiastico svolgevano un importante ruolo formativo qui a Roma.
Colloqui intensi che hanno favorito la consapevolezza di ciò che si sta dibattendo nel campo della comunicazione a livello universitario, ma che aprivano anche le porte a nuovi orizzonti pastorali suscitando nel contempo non poche inquietudini.
In questo contesto è nata l'idea di convocare un Congresso Internazionale, qui in Roma, per i decani e i responsabili delle Facoltà di Comunicazione delle Università Cattoliche a livello mondiale per vedere ciò che può e deve essere la missione di una tale facoltà nell'epoca odierna.
Come loro sanno, - per questo ho ritenuto opportuno inviare loro una apposita relazione al riguardo - il Congresso ha avuto luogo dal 22 al 24 maggio 2008 e ha visto la partecipazione di rappresentanti provenienti da 44 differenti paesi.
È emerso tra l'altro che in non poche Università Cattoliche era assente o poco sottolineata la formazione antropologica-etica nella formazione degli studenti. È stato poi interessante vedere come l'interazione tra i vari rappresentanti sia servita a porre sul tappeto un tema di urgente necessità nell'attuale panorama accademico della comunicazione, vale a dire il tema della formazione, tema che sarà il punto di riferimento costante di questo mio intervento.
A questo primo Congresso Internazionale sono seguiti altri Congressi a livello Nazionale, come quello a Salamanca degli operatori in campo comunicativo delle Facoltà delle Università Cattoliche Spagnole o quello continentale a Bangkok che riuniva i rappresentanti delle Università Cattoliche operanti in Estremo Oriente o quello continentale a Bogotà organizzato dal CELAM e che trattava dell'insegnamento dell'Etica della comunicazione.
Sono già in programma per il prossimo futuro un ulteriore incontro in America Latina, forse Cile, più un altro negli Stati Uniti d'America. È nostro desiderio che le riflessioni che sono emerse nel Congresso di Roma risuonino il più possibile nei contesti accademici culturali dei vari continenti.
Vorrei poi sottolineare, un'altra iniziativa legata al territorio romano organizzata dal Vicariato. Il Dott. Scelzo e il sottoscritto abbiamo partecipato ad alcuni incontri che vedono riuniti i professori delle Università statali e private operanti qui in Roma. Riunioni che vedono interagire professori nei vari settori della comunicazione, dalla musica al teatro e così via.
2) Attenzione alle Radio Cattoliche.
Una particolare attenzione è stata rivolta alle radio cattoliche operanti nel contesto mondiale e a questo proposito è stato convocato un Congresso Internazionale, dal 19 al 21 giugno 2008, che ha visto la partecipazione di rappresentanti provenienti da 41 differenti paesi.
Anche in questo campo la domanda era: qual è l'identità e la missione delle radio cattoliche nel contesto odierno?
Non mi addentro nei particolari di tale congresso avendo loro inviato una apposita relazione. Accenno solo che, a seguire quell'incontro, il Pontificio Consiglio è stato presente agli incontri della CERC (Conferenza Europea delle Radio Cristiane) a Bled (Slovenia) nel 2008 e a Hilversum (Olanda) nel 2009 proprio per favorire una condivisione di obiettivi delle Radio Cattoliche Europee.
Come ricorderanno, i partecipanti di entrambi i congressi sono stati ricevuti dal Santo Padre il quale ha benevolmente rivolto un Suo Messaggio. Ho pensato che era bene di inviarvene copia perché il Santo Padre dava delle indicazioni pastorali nel contesto della formazione accademica e nell'attività delle Radio Cattoliche.
3) il Seminario per i Vescovi
In ossequio alle indicazioni del Santo Padre, ho cercato di rendermi il più possibile presente lì dove venivo invitato a livello nazionale o regionale. Presi quindi parte alle riunioni dei Vescovi dell'AMECEA (Eritrea, Ethiopia, Kenya, Malawi, Sudan, Tanzania, Uganda, Zambia) che mi avevano invitato appositamente a parlare sul ruolo della comunicazione nella Chiesa. Facevo rilevare a quei presuli che la prima delle problematiche che emergevano in quei paesi era quella della formazione dei sacerdoti e delle religiose nel campo dei media. Ricordo che in quella circostanza alcuni Vescovi si avvicinarono e mi dissero confidenzialmente che i primi ad essere preparati dovevano essere proprio i Vescovi. Da questo incontro africano, per certo molto intenso, sorse l'idea di organizzare un Seminario in Roma per i Vescovi responsabili delle Commissioni episcopali per le Comunicazioni Sociali delle varie Conferenze Episcopali. I presuli e gli ecclesiastici che hanno preso parte al Seminario (9-13 marzo 2009) rappresentavano circa 80 paesi, vale a dire quasi il 75% della Chiesa.
Si è trattato di un incontro ricco, intenso, che ha permesso ai partecipanti di conoscere le prospettive che si creano con le tecnologie nel campo della comunicazione e tramite opportuni gruppi di studio si è chiesto loro di fare suggerimenti per la redazione di una nuova Istruzione Pastorale, che dovrebbe sostituire l'Aetatis Novae già "vecchia" di 17 anni.
Questo Pontificio Consiglio, dopo aver contattato vari periti accademici dell'arte della comunicazione, ha sottoposto alle loro considerazioni una prima bozza di una eventuale Istruzione Apostolica. Il documento che avete tra mano, e che sarà analizzato nel corso di questa assemblea plenaria tocca solamente alcuni aspetti. Di proposito non abbiamo proceduto ad enucleare delle prospettive pastorali per il futuro perché queste dovrebbero emergere dai lavori dell'attuale assemblea plenaria.
Loro avranno notato che questa nostra riunione non ha un tema particolare. Ci è sembrato infatti che fosse opportuno prendere atto della attuale situazione nel campo dei media, e di pervenire alla consapevolezza che la grande sfida che dobbiamo cogliere è quella di vedere come la Chiesa può dialogare con quella che il Santo Padre definisce la "cultura digitale": spetterà a noi individuare e precisare prospettive sul piano pastorale che potrebbero essere di aiuto alle varie chiese particolari in questo campo.
Sono consapevole che i contesti sono molto diversi. Ci sono ambienti dove le nuove tecnologie sono sempre più determinanti e influenti nella vita dell'uomo, ma in altri paesi tutto ciò è assente date le locali condizioni socio-economiche.
Nella nostra programmazione pastorale, quindi, si dovranno tenere presenti queste grandi diversità, evidenziandole, ma allo stesso tempo si offrirà anche una chiara disponibilità ad un dialogo franco e aperto con la "cultura digitale" ma anche con quelle altre realtà che tanto bene hanno fatto e continuano a fare nella Chiesa, penso per esempio alla carta stampata.
4) Attenzione formazione
I colloqui con i Vescovi in visita ad Limina che, devo riconoscere, sono arricchenti e stimolanti per il nostro lavoro, le varie visite in loco, – con i due segretari numerose sono state le visite nei vari continenti – han fatto emergere un tema che ritengo prioritario, vale a dire il tema della formazione. Non si tratta quindi di promuovere un miglioramento dei mezzi di comunicazione sociale che sono a nostra disposizione, ma di formare persone che possono svolgere un ruolo fondamentale per una efficiente pastorale nel campo della comunicazione.
Per questo motivo dovunque sono stato a parlare con i Vescovi ho assicurato l'impegno di questo Consiglio a trovare delle borse di studio per quei sacerdoti che i presuli avessero messo a disposizione per una tale formazione. Lo stiamo già facendo con sacerdoti dell'America Latina, Africa e Europa Orientale. Devo confessare, però, che non è così facile trovare chi è disponibile a finanziare queste borse di studio. Ritengo tuttavia che il Pontificio Consiglio non possa esimersi dal trovare fondi a questo scopo.
Vi confesso che un'attenzione particolare, quest'anno e lo sarà anche l'anno prossimo, è stata dedicata all'Africa. Ho partecipato a due riunioni regionali episcopali, AMECEA in Zambia e CERAO in Costa D'Avorio, e d'accordo con i Vescovi africani è stato organizzato un Seminario a Nairobi per 80 giovani provenienti dagli otto paesi AMECEA sul tema "Youth Workshop on the communication at the service of Justice and Peace". Ci siamo recati a Nairobi con Mons. Tighe e Padre Yameogo perché si voleva che i Vescovi della regione prendessero consapevolezza di quanto si stava facendo e, devo riconoscere, che l'intesa è stata positiva. Il seminario ha dato ottimi risultati, tanto è vero che il tam tam africano, che informava altri Paesi del buon esito dell'iniziativa, ha suscitato altre richieste simili. Penso che nel 2010 si farà un altro seminario a Nairobi indirizzato a giovani degli otto Paesi, scelti dai Vescovi locali, e probabilmente si farà un seminario per religiose, che possono svolgere un ruolo molto importante nella società africana tramite i media.
5) Giornata mondiale delle comunicazioni sociali
Desidero ora fare riferimento alla celebrazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Sotto la mia presidenza due sono state già realizzate e il Papa di recente ci ha affidato il tema per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2010.
Come loro sanno, il Pontificio Consiglio propone al Santo Padre tre temi. Si è cercato con i due temi 2008/09 di fare riferimento a tematiche che non avessero solo rilevanza intraecclesiale ma che potessero trovare ascolto anche in ambienti laici, ma ugualmente preoccupati di aspetti umani della comunicazione. Posso per esempio dire che i professori delle Facoltà delle Università romane hanno espresso pareri molto favorevoli sul messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2009: "Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia".
Il tema di quest'anno ha invece una prospettiva intraecclesiale e penso che il Santo Padre l'abbia scelta in considerazione dell'anno sacerdotale: "Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della parola".
Sarei grato a tutti loro se potessero farci avere dei suggerimenti per la stesura del messaggio.
In questo contesto mi piace fare riferimento a due iniziative in connessione con la preparazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
La prima è l'incontro avuto con i rappresentanti delle agenzie di stampa, laiche ed ecclesiali, operanti in Roma. Non sono a spiegare loro che oggi la comunicazione informativa si basa su quanto le agenzie di stampa diffondono. Ci è sembrato quindi opportuno presentare alle agenzie il Messaggio del Santo Padre perché fossero in grado di preparare un corretto commento. Credo che il risultato sia stato positivo; l'iniziativa è stata ben accolta e i servizi sono stati come desiderato.
La seconda iniziativa è legata al contesto del Messaggio stesso che, come loro avranno notato, era indirizzato in maniera particolare al mondo giovanile accogliendo un suggerimento di una studentessa americana. Con la collaborazione di un sacerdote italiano si è dato vita, nello scorso mese di maggio, ad un nuovo sito "www.pope2you.net".
Vi confesso che non sapendo che reazione avrebbe trovato nel mondo giovanile ho preferito che questo sito non si aprisse nell'ambito del sito vaticano per evitare che, se l'iniziativa fosse fallita, questa non ricadesse sulla Santa Sede. Il sito invece ha avuto un grande successo e al suo15° giorno ben 5 milioni erano stati gli accessi e a tutt'oggi tra le cartoline messe a disposizione ne sono state inviate 200.000 circa. Queste cifre fanno capire che abbiamo colto nel segno. Il problema ora che si pone è se mantenere operativo questo sito e come mantenerlo aperto. Abbiamo dedicato alcune riunioni a questo tema e si è pensato che non era saggio vanificare o ridurre al nulla una simile esperienza pastorale, anche perché si è creato uno zoccolo duro di amici di circa 30- 40.000 giovani.
Si è pensato quindi di mantenerlo aperto, ma una tale decisione impone rapidi cambiamenti e nuove prospettive. Il mondo giovanile, infatti, non può rimanere legato ad un sito che durante parecchi mesi non apporti nessun cambiamento alla sua grafica e alla sua offerta.
A questo proposito, ho parlato con alcune congregazioni religiose esperte in materia perché ci dessero una mano per un sito indirizzato al mondo giovanile o capace di interloquire sulle tematiche giovanili, mondo e Chiesa di oggi. Basti pensare a come presentare ai giovani, in modo appropriato, l'ultima Enciclica del Santo Padre. Spero di darvi positive informazioni nella prossima Plenaria.
6) Prospettive per il futuro.
Nell'anno 2006 a Madrid si svolgeva un Congresso sulle problematiche delle TV Cattoliche. Negli anni 2007-2008 abbiamo affrontato le tematiche sulle Facoltà di comunicazione delle Università Cattoliche e sulle Radio Cattoliche.
Mi sembra giunto il momento di rivolgere uno sguardo attento alla stampa cattolica e al mondo Internet. Dato che molte Diocesi hanno i propri settimanali, o hanno siti Internet, penso che sarebbe opportuno che all'interno della Chiesa ci si ritrovasse per analizzare problematiche, valutare esperienze per guardare al futuro con un sempre più responsabile impegno.
Sarei loro grato se nel corso di questa Assemblea o anche dopo, tornando nelle rispettive sedi, ci potessero fare avere suggerimenti al riguardo.
* * *
2009 DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA PLENARIA
Sala del Concistoro
Giovedì, 29 ottobre 2009
Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle in Cristo,
con grande gioia vi porgo il mio cordiale benvenuto in occasione dell'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Desidero anzitutto esprimere la mia gratitudine a Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del vostro Pontificio Consiglio, per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di voi tutti. Estendo il mio saluto ai suoi collaboratori e a voi qui presenti, ringraziandovi per il contributo che offrite ai lavori della Plenaria, e per il servizio che rendete alla Chiesa nel campo delle comunicazioni sociali.
In questi giorni vi soffermate a riflettere sulle nuove tecnologie della comunicazione. Anche un osservatore poco attento può facilmente costatare che nel nostro tempo, grazie proprio alle più moderne tecnologie, è in atto una vera e propria rivoluzione nell'ambito delle comunicazioni sociali, di cui la Chiesa va prendendo sempre più responsabile consapevolezza. Tali tecnologie, infatti, rendono possibile una comunicazione veloce e pervasiva, con una condivisione ampia di idee e di opinioni; facilitano l'acquisizione di informazioni e di notizie in maniera capillare e accessibile a tutti. Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali segue da tempo questa sorprendente e veloce evoluzione dei media, facendo tesoro degli interventi del magistero della Chiesa. Vorrei qui ricordare, in particolare, due Istruzioni Pastorali: la Communio et Progressio del Papa Paolo VI e la Aetatis Novae voluta da Giovanni Paolo II. Due autorevoli documenti dei miei venerati Predecessori, che hanno favorito e promosso nella Chiesa un'ampia sensibilizzazione su queste tematiche. Inoltre, i grandi cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi vent'anni hanno sollecitato e continuano a sollecitare un'attenta analisi sulla presenza e sull'azione della Chiesa in tale campo. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II nell'Enciclica Redemptoris missio (1990) ricordava che "l'impegno nei mass media, non ha solo lo scopo di moltiplicare l'annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l'evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro influsso". Ed aggiungeva: "Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa 'nuova cultura' creata dalla comunicazione moderna" (n. 37.c). In effetti, la cultura moderna scaturisce, ancor prima che dai contenuti, dal dato stesso dell'esistenza di nuovi modi di comunicare che utilizzano linguaggi nuovi, si servono di nuove tecniche e creano nuovi atteggiamenti psicologici. Tutto questo costituisce una sfida per la Chiesa chiamata ad annunciare il Vangelo agli uomini del terzo millennio mantenendone inalterato il contenuto, ma rendendolo comprensibile grazie anche a strumenti e modalità consoni alla mentalità e alle culture di oggi.
I mezzi di comunicazione sociale, così chiamati nel Decreto conciliare Inter Mirifica, hanno oggi assunto potenzialità e funzioni all'epoca forse difficilmente immaginabili. Il carattere multimediale e la interattività strutturale dei singoli nuovi media, ha, in un certo modo, diminuito la specificità di ognuno di essi, generando gradualmente una sorta di sistema globale di comunicazione, per cui, pur mantenendo ciascun mezzo il proprio peculiare carattere, l'evoluzione attuale del mondo della comunicazione obbliga sempre più a parlare di un'unica forma comunicativa, che fa sintesi delle diverse voci o le pone in stretta reciproca connessione. Molti fra voi, cari amici, sono esperti in materia e possono analizzare con più grande professionalità le varie dimensioni di questo fenomeno, incluse soprattutto quelle antropologiche. Vorrei cogliere l'occasione per invitare quanti nella Chiesa operano nell'ambito della comunicazione ed hanno responsabilità di guida pastorale a saper raccogliere le sfide che pongono all'evangelizzazione queste nuove tecnologie.
Nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest'anno, sottolineando l'importanza che rivestono le nuove tecnologie, ho incoraggiato i responsabili dei processi comunicativi ad ogni livello, a promuovere una cultura del rispetto per la dignità e il valore della persona umana, un dialogo radicato nella ricerca sincera della verità, dell'amicizia non fine a se stessa, ma capace di sviluppare i doni di ciascuno per metterli a servizio della comunità umana. In tal modo la Chiesa esercita quella che potremmo definire una "diaconia della cultura" nell'odierno "continente digitale", percorrendone le strade per annunciare il Vangelo, la sola Parola che può salvare l'uomo. Al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali tocca approfondire ogni elemento della nuova cultura dei media, a iniziare dagli aspetti etici, ed esercitare un servizio di orientamento e di guida per aiutare le Chiese particolari a cogliere l'importanza della comunicazione, che rappresenta ormai un punto fermo e irrinunciabile di ogni piano pastorale. Proprio le caratteristiche dei nuovi mezzi rendono, peraltro, possibile, anche su larga scala e nella dimensione globalizzata che essa ha assunto, un'azione di consultazione, di condivisione e di coordinamento che, oltre a incrementare un'efficace diffusione del messaggio evangelico, evita talvolta un'inutile dispersione di forze e di risorse. Per i credenti la necessaria valorizzazione delle nuove tecnologie mediatiche va sempre però sostenuta da una costante visione di fede, sapendo che, al di là dei mezzi che si utilizzano, l'efficacia dell'annuncio del Vangelo dipende in primo luogo dall'azione dello Spirito Santo, che guida la Chiesa e il cammino dell'umanità.
Cari fratelli e sorelle, quest'anno ricorre il 50.mo anniversario della fondazione della Filmoteca Vaticana, voluta dal mio venerato predecessore, il Beato Giovanni XXIII, e che ha raccolto e catalogato materiale filmato dal 1896 a oggi in grado di illustrare la storia della Chiesa. La Filmoteca Vaticana possiede pertanto un ricco patrimonio culturale, che appartiene all'intera umanità. Mentre esprimo viva gratitudine per ciò che è già stato compiuto, incoraggio a proseguire tale interessante lavoro di raccolta, che documenta le tappe del cammino della cristianità, attraverso la suggestiva testimonianza dell'immagine, affinché questi beni siano custoditi e conosciuti. A voi qui presenti ancora una volta grazie per l'apporto che offrite alla Chiesa in un ambito quanto mai importante, com'è quello delle Comunicazioni Sociali, e vi assicuro la mia preghiera perché l'azione del vostro Pontificio Consiglio continui a portare molti frutti. Invoco su ciascuno l'intercessione della Madonna ed imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica.
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