Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (RV) - Inaugurata a Castel Sant'Angelo, alla presenza del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, la mostra "Il Cammino di Pietro", una delle iniziative in calendario per l'Anno della Fede. L'esposizione propone, fino al 1 maggio 2013, capolavori provenienti dalle più prestigiose sedi museali europee. Federico Chiapolino ha chiesto al curatore, don Alessio Geretti, su quali criteri si è basato per proporre un tema così impegnativo:RealAudioMP3

R. – Abbiamo pensato che nell'Anno della Fede la cosa migliore fosse raccontare cos'è la fede e non definirla in maniera astratta, attraverso l'avventura umana e spirituale dell'Apostolo Pietro. In questo si trovano anche i criteri di tutte le altre scelte che nella mostra sono state fatte. Il criterio narrativo: la mostra non è costruita sulla base dei confronti tra le scuole artistiche, ma sulla base dei momenti della vita di Pietro e, dunque, delle diverse sfaccettature che la fede ha e rivela nella sua esperienza. Il secondo criterio è quello dell'accompagnamento dei visitatori attraverso diversi linguaggi, in modo da farci entrare nella vicenda di Pietro e nel clima dei momenti diversi di quella vicenda. La parola scritta, le apparizioni teatrali previste lungo il cammino della mostra, la proiezione cinematografica a un certo punto del cammino, la musica nei passaggi fondamentali, l'illuminazione dinamica che ci invita non solo a guardare le opere ma a seguire una sorta di vera e propria rappresentazione drammaturgica: sono tutti criteri di costruzione del percorso che rispondono alla logica iniziale, cioè coinvolgere e avvolgere il visitatore in un grande racconto, per poi invitarlo a uscire e a guardare dalla loggetta di Castel Sant'Angelo la cupola della Basilica di San Pietro, pensando che lì è finito e in un certo senso è ricominciato il cammino di Pietro.

D. - Nel percorso espositivo, quali sono le opere più emblematiche, più significative, su cui è bene soffermarsi?

R. – Non è così facile scegliere, perché le opere in mostra sono già il frutto di una selezione accurata. Senz'altro, però, momento per momento, ne potremo indicare una. Credo che fra le opere presenti, la moneta del tributo trovata da Pietro nel pesce, dipinta da Mattia Preti, sia particolarmente potente. Penso che l'orazione nell'orto di Marcello Venusti, stretto parente artistico di Michelangelo, potrebbe essere l'opera su cui soffermarsi di più, non soltanto per ragioni stilistiche e storiche, ma anche perché è uno dei rarissimi casi in cui nel Getsemani viene rappresentato il momento in cui Gesù sveglia Pietro. Poi, il rinnegamento di Pietro di Georges de La Tour, una delle opere più importanti della mostra, uno dei notturni più belli della storia dell'arte, con accanto le "Lacrime di Pietro" inedite di Guercino, toccante, commovente. E poi l'alba più bella della storia dell'arte, quella di Eugène Burnand, la corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro di Gesù vuoto al mattino della Risurrezione.

D. - Perché la scelta innovativa di proporre un'offerta che non è solo visiva ma sinestetica, multisensoriale, multimediale?

R. – Perché il cristianesimo è una forma di materialismo spirituale. Il cristianesimo non ha mai concepito l'incontro con Dio senza passare per la concretezza degli incontri fisici e per la dignità della materia. Per questo ha generato arti in tutte le forme possibili e ci pareva non secondario che nell'Anno della Fede, sulla fede, si chiamassero a raccolta diverse arti e non una soltanto.

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Karachi (Agenzia Fides) – La novità tecnologica applicata all'evangelizzazione: nell'Anno della Fede, in cui la catechesi è uno dei capisaldi del rinnovato impegno delle chiese locali, in Pakistan le scuole domenicali di catechismo per bambini sono sbarcate on line. Nell'arcidiocesi di Karachi, grazie all'impegno del Direttore nazionale della Catechesi, p. Saleh Diego, è stato lanciato un nuovo sito web (http://cssmk.org) che permette di utilizzare contenuti visivi e multimediali nella catechesi ai bambini. Tali contenuti, curati dall'ufficio catechistico nazionale, sono accessibili on line e dunque a disposizione di tutte le parrocchie, nella diocesi di Karachi ma anche nelle altre diocesi del Pakistan.

Come riferito a Fides, p. Diego ha presentato l'innovazione a tutti i catechisti e agli insegnanti spiegando che "era necessario rispondere alle sfide della comunicazione, in quest'Anno della Fede, secondo le indizioni del Papa: i mass-media e le nuove tecnologie aiutano a coprire le distanze e ci consentono di aprire un nuovo capitolo per evangelizzare i bambini, con l'ausilio di Internet".

Fino a ieri gli strumenti didattici usati nelle catechesi erano teatro, arte, canto, giochi: oggi a questi mezzi si aggiungono le nuove tecnologie audiovisive, "per adeguarci a i tempi". Fra l'altro, il 70% degli insegnanti e dei catechisti sono giovani e studenti, nota il Direttore. Sarà, dunque, facile introdurre la catechesi con le nuove tecnologie. P. Diego rimarca a Fides l'impegno volontario dei giovani cristiani nel servizio di catechesi a bambini e ragazzi: solo nell'arcidiocesi di Karachi, vi sono 716 insegnanti volontari, a beneficio di oltre 11.000 bambini iscritti in 125 scuole domenicali. Gli insegnanti vengono preparati tramite un percorso di formazione psicologica e didattica.

(PA)

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Città del Vaticano (Osservatore Romano) - In contrasto con le considerazioni più comuni e ripetute degli aspetti tecnici, sociologici e politici del mondo moderno delle comunicazioni sociali, soprattutto quelle relative alle nuove tecnologie, ancora una volta Papa Benedetto XVI, il 24 gennaio, festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ha reso pubblico l'autorevole apporto dell'illuminante messaggio che dedica ogni anno alla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dedicato in questa occasione al tema «Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione».

Lo sguardo del Papa va al di là dei fenomeni comunicativi e si concentra sull'aspetto più importante: in questo caso, oltre a invitare a un maggior impegno evangelizzatore nel mondo della comunicazione, come ha sottolineato anche la recente assemblea del Sinodo dei vescovi, considerandolo uno degli scenari della nuova evangelizzazione, Benedetto XVI fa soprattutto una lucida riflessione sulla nuova modalità di relazione che implica l'uso delle reti sociali su Internet.

Sin dall'inizio del suo pontificato, il Papa ha sempre sollecitato, ogni volta che si parla delle comunicazioni sociali, una nuova messa a fuoco da parte della Chiesa sulla questione antropologica, che supera e integra le precedenti considerazioni magisteriali in questo ambito, più incentrate sugli aspetti culturali.

«La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione — osserva il Papa — pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l'efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e vitalità. A volte la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni e non riesce a destare l'attenzione che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell'impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell'argomentazione logica».

Queste disfunzioni, che occorre superare, mostrano che nella comunicazione moderna a essere in gioco è il destino stesso dell'uomo, poiché ogni grande innovazione tecnologica nel corso della storia ha comportato allo stesso tempo un cambiamento di valori, di cultura e di modello antropologico. Proprio per questo motivo, Benedetto XVI esorta a recuperare, a partire dalla fede, l'humanitas stessa della comunicazione sociale, dal momento che anche la Chiesa opera in questo campo come paladina della causa dell'uomo, della salvaguardia della sua piena dignità e della pienezza che è solo in Dio.

Come afferma il concilio Vaticano II, «la fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo, orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane» (Gaudium et spes, n. 11). Così, mediante una rivitalizzazione dell'autenticità della testimonianza della fede nel mondo digitale, il Papa esorta i cristiani a ottenere un effetto umanizzante anche nella comunicazione delle reti sociali, poiché queste «sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell'uomo», alle quali i cristiani hanno il dovere di dare risposte cristiane, poiché «per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell'uomo circa l'amore, la verità e il significato della vita, questioni che non sono affatto assenti nei social network, si trova nella persona di Gesù Cristo».

In definitiva, il Papa, in questo Anno della fede, invita a professarla e a testimoniarla mediante la nuova evangelizzazione, anche in questo nuovo scenario delle reti sociali, dove «non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell'espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, noi siamo chiamati a far conoscere l'amore di Dio sino agli estremi confini della terra».

Con ciò, e facendo attenzione, come il profeta Elia, al passaggio di Dio nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re, 19, 11-12), che porta la «luce gentile della fede», le comunicazioni diventeranno più umane e capovolgeranno il lamento di T. S. Eliot nei suoi famosi versi: «Dov'è la saggezza che abbiamo perduto nella conoscenza? Dov'è la conoscenza che abbiamo perduto nelle informazioni?». Solo a partire dalla realtà di Dio è possibile riordinare l'intero ambito umano, anche la comunicazione, e relazionarci veramente con esso, comprenderci e amarci.

di José María Gil Tamayo

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Il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013, può essere forse meglio compreso come l'ultimo capitolo della sua riflessione permanente sui nuovi media. Negli ultimi cinque anni, Papa Benedetto ha mostrato una grande attenzione alla realtà in evoluzione dei media digitali e al loro significato per l'umanità e per la Chiesa. Quest'anno, la sua attenzione si focalizza sui social network e la sua preoccupazione consiste nell’invitare le persone ad apprezzare il potenziale di queste reti per contribuire alla promozione dello sviluppo umano e della solidarietà. Egli delinea alcuni degli atteggiamenti fondamentali e degli impegni che saranno richiesti a coloro che sono attivi nei social network, se si vuole che sviluppino questo potenziale. Inoltre, durante questo Anno della Fede, si rivolge ai credenti impegnati nelle reti sociali e chiede loro di riflettere su come la loro presenza può contribuire a far conoscere il messaggio evangelico dell'amore di Dio per tutti gli uomini.

Papa Benedetto XVI aveva già definito le nuove tecnologie della comunicazione “un dono per l'umanità” (Messaggio, 2009) e aveva sottolineato che “non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa” (Messaggio, 2011). Le tecnologie, tuttavia, non portano automaticamente a un cambiamento per il meglio: “I mezzi di comunicazione sociale non favoriscono la libertà né globalizzano lo sviluppo e la democrazia per tutti semplicemente perché moltiplicano le possibilità di interconnessione e di circolazione delle idee. Per raggiungere simili obiettivi bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale” (Caritas in veritate 73, 2009). Afferma chiaramente che sono necessari uno sforzo e un impegno da parte dell’uomo, dal momento chelo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione” (Messaggio, 2013).

I commentatori spesso parlano di contenuti generati dagli utenti (user generated content) con riferimento ai social network. Papa Benedetto XVI ci ricorda che la stessa cultura delle reti sociali è generata dagli utenti. Se le reti sono intese come spazi in cui buone comunicazioni positive possono contribuire a promuovere il benessere individuale e sociale, allora gli utenti, le persone che compongono le reti, devono essere attenti al tipo di contenuti che stanno creando e condividendo. Una recente ricerca è stata dedicata alla crescente importanza delle reti sociali nel formare l'identità umana (“Foresight Future Identities”, previsione di identità future, Londra, 2013); in questo contesto è sempre più urgente che siamo attenti a garantire che questi ambienti risultino sicuri e umanamente arricchenti. Quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi (Messaggio, 2009).

È evidente che le reti possono essere veramente sociali solo se gli utenti eviteranno tutte le forme antisociali di comportamento e di espressione. Se vogliamo che le reti realizzino il loro potenziale per essere un forum che aiuti le persone a crescere nella comprensione e nell'apprezzamento reciproco, allora dovremmo cercare di essere rispettosi nelle nostre modalità espressive. Se vogliamo che aiutino le persone a crescere nella conoscenza e nella verità, allora dobbiamo impegnarci per l'onestà e l'autenticità dei nostri contributi. In un ambiente che permette alle persone di essere presenti in forma anonima, dobbiamo essere attenti a non perdere mai il senso della nostra responsabilità personale. Anche se i social network spesso sembrano dare maggiore attenzione a coloro che appaiono più provocatori o appariscenti nel loro stile di presentazione, dobbiamo insistere sull'importanza del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica e della persuasione non aggressiva. Anche se i social network rischiano di diventare “bozzoli di informazioni” o “camere a eco” (Sunstein, 2012) in cui le persone entrano in contatto soltanto con coloro che condividono le loro stesse opinioni e idee, il Papa ci ricorda che il dialogo e il dibattito possono fiorire solo quando siamo disposti a coinvolgere chi è diverso da noi e a prendere sul serio le sue idee. I social network esibiranno il massimo della loro ricchezza se saranno inclusivi.

Il Papa dà per scontata l'importanza dell'ambiente digitale come una realtà nella vita di molte persone. Non si tratta di una sorta di mondo parallelo, o solo virtuale, ma di un ambiente esistenziale in cui le persone vivono e si muovono. Si tratta di un 'continente' in cui la Chiesa deve essere presente e dove i credenti, se vogliono risultare autentici nella loro presenza, dovranno cercare di condividere con gli altri la fonte più profonda della loro gioia e della loro speranza, Gesù Cristo. Il forum creato dai social network ci permette di condividere la verità che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, di ascoltare gli altri, di conoscere i loro interessi e le loro preoccupazioni, di capire chi sono e che cosa stanno cercando.

Il Papa individua alcune delle sfide che dobbiamo affrontare se vogliamo che la nostra presenza risulti efficace. Dobbiamo migliorare la nostra conoscenza del linguaggio dei social network, un linguaggio che nasce da una convergenza di testo, immagini e suoni, un linguaggio che si caratterizza per la sua brevità e che mira a coinvolgere i cuori e le menti, ma anche l'intelletto. A questo proposito, il Papa ci esorta ad attingere al nostro patrimonio cristiano, che è ricco di segni, simboli ed espressioni artistiche. Abbiamo bisogno di ricordare una verità fondamentale della comunicazione: la nostra testimonianza - le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento - è spesso più eloquente delle nostre parole e dichiarazioni per esprimere chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, il Papa suggerisce che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti può costituire una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti. Nonostante le sfide, dobbiamo sempre sperare. Ricordiamo la «forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo» (Messaggio, 2013).

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata. (Isaia 55, 10-11).

Mons. Paul Tighe

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Città del Vaticano (RV) - Centoquaranta caratteri che rimarranno nella storia. Il Papa ha lanciato oggi il suo primo tweet al termine dell'udienza generale in Aula Paolo VI. Quindi, poco dopo le 12, ha risposto via Twitter ad una prima domanda sul tema dell'Anno della Fede e, intorno alle 15, ad un'ulteriore domanda. Sempre stamani, l'account @Pontifex ha raggiunto e ampiamente superato il milione di follower. Il servizio di Alessandro Gisotti RealAudioMP3

"Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore". Questo il primo tweet del Papa sul suo account @Pontifex, lanciato oggi al termine dell'udienza generale: 140 caratteri che rimarranno nella storia. Proprio nei momenti in cui Benedetto XVI compiva questo gesto, il suo account, in 8 lingue, @Pontifex raggiungeva e superava di slancio il milione di follower. Il primo tweet del Papa è stato ritwittato migliaia di volte già nei primissimi minuti dopo il lancio, mentre la notizia ha fatto il giro del mondo con breaking news dei principali media internazionali.

Poco dopo le 12, dunque, il Papa ha risposto alla prima domanda su come vivere l'Anno della fede nel nostro quotidiano. Quesito che gli era stato rivolto su Twitter attraverso #askpontifex. "Dialoga con Gesù nella preghiera – ha risposto il Papa - ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno". Anche in questo caso, sono migliaia le persone che stanno riprendendo ed esprimendo il loro apprezzamento per il tweet del Papa. Quindi, intorno alle 15 ha risposto alla domanda: "Come vivere la fede in Gesù Cristo in un mondo senza speranza?". Nel tweet del Papa si legge: "Con la certezza che chi crede non è mai solo. Dio è la roccia sicura su cui costruire la vita e il suo amore è sempre fedele". Significativamente, proprio a simboleggiare l'universalità dell'iniziativa, durante il lancio del primo tweet del Pontefice erano accanto a lui, tra gli altri, 5 ragazzi a rappresentanza dei 5 continenti.

Nella giornata di oggi, seguirà un altro e ultimo tweet su @Pontifex che risponderà sempre a una domanda rivolta al Papa attraverso #askpontifex. L'account del Papa era stato aperto lo scorso lunedì 3 dicembre, durante una conferenza nella Sala Stampa vaticana, alla presenza di giornalisti di tutto il mondo. Annunciando l'iniziativa, il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, mons. Claudio Maria Celli, aveva commentato: ancora una volta emerge "forte il desiderio di questo Papa di entrare in colloquio, in dialogo con l'uomo e la donna di oggi, e di incontrarli lì dove gli uomini e le donne di oggi si trovano".

In occasione del primo tweet del Papa, abbiamo intervistato padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica:RealAudioMP3

R. – Intenderei questa presenza come una presenza "normale": oggi è chiaro che la comunicazione non coincide più con la semplice trasmissione di un messaggio, ma con la condivisione di questo all'interno di reti sociali. E nel Magistero di Benedetto XVI sulle comunicazioni questo elemento è un elemento chiave, da leggere molto bene. La Chiesa sa che oggi i messaggi di senso passano attraverso i network sociali, che sono dei veri e propri "luoghi di senso", dove la gente condivide la vita, i desideri, le impressioni, le domande, le risposte... Quindi, la presenza del Papa su Twitter è una presenza che sostanzialmente vedrei come in continuità con la presenza del Papa in strumenti come la radio, quindi alla decisione di Pio XI di trasmettere il messaggio del Vangelo attraverso la Radio Vaticana. Direi che la Chiesa è sempre stata molto attenta all'avanguardia comunicativa, proprio perché il Vangelo va incarnato nel tessuto comunicativo della storia.

D. – Qualcuno, riferendosi al fatto che c'è chi sta usando Twitter per offendere il Papa, per offendere la fede cristiana, sostiene che questa iniziativa è troppo rischiosa. Cosa ne pensa?

R. – Certamente è rischioso, perché significa comunque esporre il messaggio del Vangelo. In ogni caso, questo è essenziale. Chi commenta negativamente il fatto che ci siano vari messaggi polemici nei confronti del Papa, probabilmente non si è accorto che in realtà questi sono ovunque nella Rete, ma direi anche nei giornali, in tante altre forme di espressione... E direi che questi commenti fanno parte della comunicazione ordinaria: certamente verranno meno. Ci sono anche domande molto interessanti che vengono poste al Pontefice. Quindi, direi che è una tappa in un cammino di crescita, ma non le vedrei come problematiche.

D. – La presenza del Papa su Twitter dovrebbe suscitare un rinnovato impegno dei cristiani sulle reti sociali – sui social network – specie dei giovani, dei cosiddetti "nativi digitali"?

R. – Io penso che la presenza del Papa su Twitter incoraggi i cattolici a essere presenti nell'ambiente digitale e questo per me è un elemento di riflessione assolutamente fondamentale. Cioè, l'uomo oggi vive anche in Rete: si può essere d'accordo o meno, si può essere contenti o meno di questo fatto, però di fatto la Chiesa è chiamata a essere presente lì dove sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, perché una parte della loro vita di comunicazione è lì, in questo ambiente digitale. Quindi: la vita è una sola, sia che essa sia nell'ambiente fisico, sia che sia nell'ambiente digitale. La realtà della Rete non è una realtà parallela, rispetto all'esistenza. E quindi, i cattolici sono chiamati a essere nell'ambiente digitale così come nell'ambiente fisico. Il Papa, sostanzialmente, incoraggia questa presenza.

D. – Come raccogliere, soprattutto da parte dei pastori e dei sacerdoti, delle persone più impegnate nella vita della Chiesa, la sfida lanciata dal Papa affinché soprattutto questa, come altre iniziative, non restino delle "cattedrali nel deserto"?

R. – Direi che una sfida molto interessante riguarda il rapporto tra la Parola annunciata e il contesto culturale attuale. Noi sappiamo che il contesto ordinario delle persone, dell'uomo di oggi, è un contesto frammentato, frazionato e proprio all'interno di questo contesto si avverte la necessità di messaggi di senso, di sapienza, anche profondi, ma brevi, appuntiti. E il Papa stesso, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni del 2012, ha affermato che in Rete – proprio in Rete – è possibile trovare spazi di silenzio. Quindi, vedrei come la comunicazione in Rete non sia, non debba essere, contrapposta a una comunicazione silenziosa. Il tweet del Papa è un messaggio molto breve che può aiutare le persone a riflettere, quindi a porsi domande importanti, anche a dialogare grazie all'hashtag #askpontifex con il Papa.

D. – Come uomo di fede e di comunicazione, impegnato proprio sulla frontiera delle nuove tecnologie, cosa le dice personalmente, cosa la colpisce di questa presenza di Benedetto XVI su Twitter?

R. – Mi colpisce la disponibilità: la disponibilità del Papa a mettersi in gioco su un terreno su cui anche altri leader religiosi, come sappiamo, si sono messi in gioco. Quindi, la disponibilità a entrare con coraggio e con semplicità anche all'interno di questo mondo comunicativo. In fondo, ciò che caratterizza la Chiesa è la passione per l'umanità. Chiaramente, i rischi sono tanti, ci sono sempre e ovunque. Penso che la strada migliore sia affrontare le sfide con coraggio ed essere presenti: comprendere le sfide ed i problemi dall'interno, non trincerarsi all'interno di una situazione comoda o già nota. Quindi, questa disponibilità, questa flessibilità mi colpisce e credo sia una spinta molto interessante per i cristiani a vivere con coraggio il contesto delle sfide attuali.

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Agrigento (www.agensir.it/) - "Dio è amore"; "Dio me lo immagino biondo con i capelli ricci"; "Dio è da tutte le parti, in Germania, in Francia, qui da noi!": sono alcune delle risposte alla domanda "chi è Dio?" che i giovani della Consulta di pastorale giovanile della comunità ecclesiale di Favara (Agrigento) hanno rivolto ai bambini di alcune scuole elementari per il progetto di evangelizzazione mediatica "Ti prendo in Parola", realizzato in occasione dell'Anno della fede e nell'ambito delle attività previste per l'anno pastorale 2012-2013. "L'iniziativa - spiega don Carmelo La Magra, responsabile della Consulta - vuole essere uno strumento semplice ma allo stesso tempo efficace per far passare i contenuti della fede tra le nuove generazioni. La brevità e l'immediatezza del video consentono di essere visualizzati facilmente e soprattutto condivisi sui social network".

Il format prevede la realizzazione di 15 video-puntate della durata di 5 minuti ciascuna dove bambini, giovani, adulti e anziani di qualsiasi estrazione sociale parleranno di Dio e di fede. Alla fine delle interviste ci sarà una breve spiegazione del tema trattato nella puntata, a cura di un laico, un religioso o un presbitero. Le clip video verranno pubblicate su un apposito canale Youtube e condivise sulla bacheca Facebook della Consulta. È possibile vedere l'anteprima cliccando qui.

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Roma (Copercom) - Riprende il "laboratorio cultura e comunicazione" del Copercom. Il primo appuntamento del 2° modulo 2012 del "laboratorio cultura e comunicazione" sul tema "Anno della Fede e comunicazione" è per il 21 novembre alle ore 21.00.

Questo percorso indicato da Benedetto XVI è un'occasione preziosa per ripensare e rilanciare il tema dell'educazione ai media alla luce della lettera "Porta fidei". La riflessione del Papa guiderà gli incontri settimanali e per questo, fin da ora, è anche un testo di preparazione per quanti parteciperanno ai tre appuntamenti del mercoledì. Per ogni mercoledì viene proposto un brano della lettera come spunto per il dialogo con gli ospiti del laboratorio.

Sul sito www.copercom.it potete trovare tutte le informazioni utili.

Programma:

21 novembre

"Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato. Mentre nel passato era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone".

Il Vangelo e il tessuto culturale unitario: come rispondere ai frammenti della comunicazione digitale?

Ospite don Bruno Cescon, direttore del settimanale "Il popolo" di Pordenone e docente universitario

28 novembre

"Avremo l'opportunità di confessare la fede nel Signore Risorto nelle nostre Cattedrali e nelle chiese di tutto il mondo; nelle nostre case e presso le nostre famiglie, perché ognuno senta forte l'esigenza di conoscere meglio e di trasmettere alle generazioni future la fede di sempre. Le comunità religiose come quelle parrocchiali, e tutte le realtà ecclesiali antiche e nuove, troveranno il modo, in questo Anno, per rendere pubblica professione del Credo".

Generazioni future: quale comunicazione della fede per i nativi digitali?

Ospite suor Maria Antonia Chinello, della Facoltà di Scienze dell'educazione Auxilium

5 dicembre

"La fede, infatti, si trova ad essere sottoposta più che nel passato a una serie di interrogativi che provengono da una mutata mentalità che, particolarmente oggi, riduce l'ambito delle certezze razionali a quello delle conquiste scientifiche e tecnologiche. La Chiesa tuttavia non ha mai avuto timore di mostrare come tra fede e autentica scienza non vi possa essere alcun conflitto perché ambedue, anche se per vie diverse, tendono alla verità" .

Fede, cultura e scienza dentro il frullatore digitale

Ospite Ernesto Diaco, viceresponsabile del Servizio per il progetto culturale

Come partecipare

• Per tutti gli utenti:

dal sito www.copercom.it sarà possibile accedere alla trasmissione in audio/video (in diretta, ma senza interagire nella chat).

• Per gli utenti registrati:

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Per registrarsi, è sufficiente inviare la richiesta tramite e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Roma - Nella sua Prolusione per l'apertura del nuovo Anno Accademico, Mons. Enrico Dal Covolo, Rettore Magnifico della Università del Laterano, ha affermato che sarà sua cura prestare la massima attenzione soprattutto «allo sviluppo della comunicazione, all'interno e all'esterno dell'Università». Riferendosi poi a quanto scrive Benedetto XVI per la XLV Giornata Mondiale della Pace, il Rettore ha ribadito quanto sia importante il legame tra educazione e comunicazione, citando testualmente il papa: "l'educazione avviene infatti per mezzo della comunicazione, che influisce, positivamente o negativamente, sulla formazione della persona". E ancora: i media "non solo informano, ma anche formano lo spirito dei loro destinatari, e quindi possono dare un apporto notevole all'educazione dei giovani".

I media  hanno un ruolo rilevante nell'odierna società, conclude il Rettore, pertanto: «ho stabilito di intitolare questo anno accademico 2012-2013, duecentoquarantesimo dalla fondazione accademica lateranense, come l'Anno della comunicazione della Fede, dedicandolo in modo tutto speciale al nostro amato Papa Benedetto XVI».

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Lunedì, 15 Ottobre 2012 08:33

Note, Cinema e Fede

Roma - "Note di Fede" e "Cinema e Fede": la Fondazione Ente dello Spettacolo ha promosso un concerto e una rassegna cinematografica in occasione dell'Anno della Fede 2012-2013. Sabato 13 ottobre alla Chiesa Santa Lucia del Gonfalone di Roma, Note di Fede ha presentato brani eseguiti dal Corpo Musicale "San Luigi" di Vedano al Lambro e la lettura dei Testi Sacri affidata agli attori Michelle Carpente, Antonio Catania, Giorgio Lupano e Valeria Milillo. Ha concluso i lavori Dario E. Viganò, presidente FEdS.

Sarà, invece, monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, a introdurre il 23 ottobre la rassegna "Cinema e Fede", in programma al Cinema Sala Trevi (Vicolo del Puttarello, 25) fino al 31 ottobre. Si parte il 23 con una tripletta d'eccezione, La porta del cielo di Vittorio De Sica, Paisà di Roberto Rossellini e Un giorno nella vita di Alessandro Blasetti, e si passa - ogni giorno sempre tre film in programmazione - da Europa '51, La ricotta, Il Vangelo secondo Matteo, I Magi randagi, Cercasi Gesù, per finire il 31 con Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario, La messa è finita di Nanni Moretti e Io, loro e Lara di Carlo Verdone.

Organizzata in collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale e Pontificio Consiglio, la rassegna avrà quali ospiti d'eccezione il regista Saverio Costanzo, che il 28 ottobre alle 21 introdurrà In memoria di me, e l'attore Marco Giallini, che il 31 alle 21 presenterà Io, loro e Lara.

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Città del Vaticano (it.radiovaticana.va) - "Cammino di fede, missione d'amore". E' il tema del V Convegno mondiale della Famiglia di Radio Maria, in corso a Collevalenza presso il Santuario dell'Amore Misericordioso, fino al prossimo 12 ottobre. All'appuntamento partecipano oltre 200 delegati, provenienti da tutti i Continenti, delle 64 "Radio Maria" oggi operanti nel mondo. Quali le nuove sfide per l'emittente cattolica? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto a padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria in Italia: RealAudioMP3

R. – Noi ci rendiamo conto, come tante volte ha sottolineato il Santo Padre, che il mondo vive una crisi di fede e una crisi può essere fronteggiata soltanto con la testimonianza della fede, che deve avvenire, ovviamente, attraverso la vita personale, ma anche attraverso i mass media. Oggi, abbiamo bisogno di evangelizzatori che testimonino con la vita, ma che allo stesso tempo parlino di Dio alle persone, dopo aver però parlato loro stessi con Dio. Quindi, la prima grande sfida, a mio parere, è quella della testimonianza della fede in un mondo in cui, purtroppo, c'è la nebbia dell'incredulità e del dubbio. L'altra grande sfida è, secondo me, quella di essere presenti, sul piano tecnologico, seguendo l'evoluzione dei mass media. Da questo punto di vista, devo dire che la radio ha un grande futuro.

D. – La radio ha un grande futuro e l'Anno della Fede, che si aprirà giovedì prossimo con la Messa solenne presieduta dal Papa, è una straordinaria opportunità proprio per la grande famiglia di Radio Maria nell'affiancare la Chiesa in quest'opera di evangelizzazione. In che modo Radio Maria accompagnerà e scandirà questo Anno della Fede?

R. – Intendiamo come sempre ovviamente collaborare, anche in stretta connessione con Radio Vaticana, nel far risuonare la parola del Santo Padre ovunque, nel far risuonare le parole del Santo Padre nelle varie lingue. Poi, soprattutto per quanto riguarda l'Anno della Fede, noi abbiamo una grande tradizione alle spalle, che dobbiamo soltanto rinverdire: la tradizione del Catechismo della Chiesa Cattolica. L'Anno della Fede deve essere un anno del grande rilancio del Compendio della fede che è il Catechismo della Chiesa cattolica. Il Catechismo della Chiesa cattolica racchiude la grandezza, la bellezza e la ricchezza spirituale del Concilio. Con i direttori, abbiamo messo all'ordine del giorno che ogni direttore prenda in mano il Catechismo e faccia ogni giorno una catechesi su di esso, che è di una ricchezza non solo dottrinale, ma anche spirituale straordinaria. E' una fonte di acqua viva, verso la quale dobbiamo portare le persone.

D. – Quali i tratti peculiari di Radio Maria?

R. – Noi non possiamo dimenticare che Radio Maria porta il nome di Maria, e quindi portando il nome di Maria deve ispirarsi alle caratteristiche della Madre di Dio, che sono la dolcezza, l'umiltà, la maternità, l'attenzione ai figli che soffrono, a quelli più diseredati, alle persone anziane, alle persone deboli, ai carcerati... Sono dei tratti fondamentali di Maria come Madre che dobbiamo portare qui a Radio Maria. Poi, dobbiamo affidarci alla Provvidenza. Noi dobbiamo vivere con le risorse dei nostri ascoltatori. Escludiamo assolutamente la pubblicità e abbiamo portato Radio Maria in 74 nazioni. In 64 di queste Radio Maria è già operativa. Nelle altre speriamo che lo siano entro la fine del prossimo anno. Abbiamo fatto tutto questo con le risorse, con le offerte della gente e senza finanziamenti esterni.

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