Chiesa e Comunicazione

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Martedì, 24 Settembre 2013 13:50

Viandanti di Emmaus nel continente digitale

Roma (www.agensir.it) - Sapersi inserire nel dialogo, andare al passo del pellegrino, scaldare il cuore: si potrebbe riassumere in questi tre passi sulla strada dell'uomo il messaggio che Papa Francesco ha voluto lasciare ai partecipanti all'assemblea del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.

Tre passi lungo quelle strade di Emmaus che con il linguaggio di oggi si possono chiamare autostrade informatiche: immensi spazi nei quali sempre più persone camminano, anzi corrono, alla ricerca di informazioni, di contatti e, anche se non sempre dette, di relazioni sincere e di incontri significativi.
Ecco: "incontro" è la parola chiave per comprendere la riflessione che il Papa ha offerto ai professionisti della comunicazione sociale e agli abitanti del continente digitale.

Un dire, il suo, che richiama immediatamente la pedagogia della comunicazione narrata a più riprese nel Vangelo: sulle strade, nelle case, accanto a una fontana il Signore ascolta la parola dell'uomo, il Signore accompagna il ragionare dell'uomo, il Signore porta in alto, a quote imprevedibili e sorprendenti, il pensiero dell'uomo.
Di questi tre movimenti, ritmati dal rispetto della coscienza, ci sono indelebili tracce anche nella storia della Chiesa: le hanno lasciate i santi, noti o sconosciuti agli uomini.

Questa esperienza, ricorda il Papa, avviene nell'incontro tra volti cioè in quella comunicazione che diventa compagnia, diventa presenza dialogica che fa nascere le grandi domande e offre indicazioni perché la coscienza, nella sua libertà e nella sua responsabilità, possa incontrare le grandi risposte e compiere le grandi scelte.
Il Papa aggiunge che tutto questo può avvenire oggi nell'affiancarsi al "pellegrino esistenziale" che attraversa il paesaggio digitale e camminare con lui senza forzarne e senza frenarne il passo.
Occorre però avere chiara la meta e occorre pensare a un incontro, perché un pellegrinaggio non si riduca a uno sconclusionato vagabondaggio nella mediasfera.

Si rende allora necessaria quella "attenta e qualificata formazione" che viene richiesta dalle nuove tecnologie ma ancor più e ancor prima dalle antiche e sempre nuove attese dell'uomo.

Attese di verità, di bellezza e di bontà. Attese di felicità.
"C'è bisogno - aggiunge il Papa - di scendere anche nella notte più buia senza essere invasi dal buio e smarrirsi, c'è bisogno di ascoltare le illusioni di tutti, senza lasciarsi sedurre, c'è bisogno di accogliere senza cadere nell'amarezza, di toccare la disintegrazione altrui senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità".
Non è un'impresa da poco quella che viene proposta anche perché a questi bisogni Papa Francesco aggiunge l'appello a "non manipolare le coscienze".

È un richiamo forte all'onestà intellettuale senza la quale non può esercitarsi una professione che, alla luce del proprio codice etico, ha senso e prospettiva se con determinazione si pone al servizio della crescita integrale della persona e della società.
Il continente digitale è però affollato da innumerevoli e diversi abitanti e il Papa, rivolgendosi in particolare a quanti di loro sono cristiani, dice ancora una volta che occorre "saper dialogare entrando con discernimento anche negli ambiti creati dalle nuove tecnologie, nelle reti sociali, per far emergere una presenza, una presenza che ascolta, dialoga, incoraggia . Non abbiate timore di essere questa presenza, portando la vostra identità cristiana nel farvi cittadini di questo ambiente".
Ci viene detto che anche nel continente digitale ci sono periferie esistenziali che chiedono di essere abitate dalle parole e dallo stupore dei viandanti di Emmaus. Chiedono di incontrare lo Sconosciuto di Emmaus.

(di Paolo Bustaffa)

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Città del Vaticano (RV)- Sfruttare le potenzialità dei nuovi media per portare la Parola di Dio tra i giovani dello Sri Lanka e affrontare temi d'urgenza sociale con uno sguardo cattolico.

È con questo obiettivo che il Centro per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale ha deciso di creare la prima web radio cattolica del Paese. "Oggi - spiega all'agenzia AsiaNews padre Benedict Joseph, direttore nazionale del Centro - i nuovi media giocano un ruolo sempre più importante nella società, e abbiamo pensato che anche noi potevamo fare la nostra parte". In particolare, nota il sacerdote, "i media che sfruttano le potenzialità di Internet sono gli strumenti migliori per raggiungere i giovani e i bambini e metterli in contatto tra loro. Abbiamo osservato il lato positivo di questo fenomeno, a livello mondiale e locale. In Sri Lanka al momento ci sono molte stazioni radio, noi vogliamo ritagliarci un nostro spazio per usare nel miglior modo possibile questo media".

Il sito è ancora in costruzione e la radio andrà in onda dalla prossima settimana, tra il 26 e il 28 giugno. Al momento la programmazione sarà cattolica al 100% e i dj saranno sacerdoti, suore e laici. "Trasmetteremo Messe - sottolinea padre Benedict - programmi devozionali, interviste a esperti e dibattiti sulle Scritture. Ma in futuro vogliamo aprire anche a temi sociali di più ampio respiro, che possiamo considerare importanti per la comunità". All'inizio le trasmissioni saranno tutte in lingua singalese. "Il primo obiettivo - nota - è raggiungere questa ampia fetta della popolazione, ma abbiamo il progetto di variegare l'offerta e trasmettere anche in lingua tamil e inglese". La comunità singalese rappresenta la maggioranza della popolazione dello Sri Lanka (73,8%) ed è per lo più buddista (60% circa), la religione di Stato. I tamil sono il 18% della popolazione e quasi tutti sono di religione cattolica (il 6%). In generale gli srilankesi di lingua inglese - considerata dalla Costituzione "lingua ponte" tra le due comunità - sono circa il 10%. Sul sito della radio, spiega il sacerdote "i contenuti saranno prevalentemente in inglese, con qualche parte in singalese e tamil".

La creazione di una radio cattolica risponde alle indicazioni date da Benedetto XVI per la 47ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, dedicata alle "Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione". In Sri Lanka l'iniziativa acquista valore anche per la situazione in cui versa la libertà di parola e di stampa: attivisti locali e internazionali accusano da anni il governo di violare questi diritti fondamentali, portando come prove le morti (e le sparizioni) in circostanze misteriose di 19 giornalisti dal 1992 a oggi.

La web radio è un modo per dare voce a un'altra parte del Paese. Per padre Benedict però "bisogna essere molto prudenti e attenti. [Con un simile mezzo] si possono fare molte cose, se le facciamo nel modo giusto. Possiamo mandare messaggi che parlano di coesistenza, pace e armonia tra la popolazione. Se si ha un obiettivo, non è utile perseguirlo creando controversie e situazioni spiacevoli". (R.P.)

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Città del Vaticano (RV)  - Questa domenica si celebra la 47.ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali sul tema "Reti sociali: porte di verità e di fede, nuovi spazi di evangelizzazione". Al centro, dunque, lo sviluppo delle reti sociali digitali che, scriveva Benedetto XVI nel messaggio per l'occasione, "stanno contribuendo a far emergere una nuova piazza pubblica in cui le persone condividono idee e dove possono prendere vita nuove forme di comunità". Una valutazione positiva ma che esige responsabilità, dedizione alla verità e autenticità, ribadisce mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Ma cosa rappresenta per la Chiesa il mondo dei social network e con quali prospettive? Gabriella Ceraso ne ha parlato proprio con mons. Celli: RealAudioMP3

R. – Per la Chiesa credo che sia una sfida ed un'opportunità, nel senso che le reti sociali sono veramente diventate un ambiente di vita ed in questo contesto noi siamo chiamati a far presente il messaggio di Gesù; i discepoli del Signore sono chiamati a dare testimonianza, nella rete dei valori in cui credono, a vivere autenticamente questa presenza e viverla con una certa responsabilità. Questa è la sfida. L'opportunità è che anche coloro che sono lontani, coloro che hanno perduto un rapporto più profondo con il Signore - proprio nella contestualità della rete sociale da loro abitata - possano trovare un'offerta concreta, una presentazione seria, rispettosa, possano incontrare i criteri di vita.

D. – Nel messaggio ci sono alcuni aspetti e lei li ha toccati, per esempio l'importanza stando in rete, di sfuggire a tutto ciò che è sensazionalismo, tutto ciò che è sete di popolarità...

R. – Direi che questo è l'atteggiamento della Chiesa, noi non cerchiamo di fare propaganda e quindi non è un annuncio "commerciale" del Signore Gesù. Si tratta solamente di condividere con altri un cammino di vita, criteri di vita che sono sostanzialmente una sintesi esistenziale del rapporto tra la mia vita ed il messaggio di Gesù. E' molto importante: la nostra presenza non è un annuncio "formale" del Vangelo – cioè io non faccio citazioni del Vangelo – non è questo! Credo che , proprio nella rete sociale, io sono chiamato ad esprimere come la mia vita incontra Gesù e il Vangelo, e quindi come la mia vita ne viene trasformata. I messaggi che manda a tutto il mondo Papa Francesco sono messaggi di questo genere; come l'altro giorno quando diceva che non c'è tristezza, non c'è malinconia per il cristiano perché la sua vita è legata a Gesù Cristo, e quando pochi giorni fa Papa Francesco diceva che le lacrime della sofferenza sono quelle lenti che mi aiutano a riscoprire la presenza di Gesù. La rete sociale diventa dunque un momento di condivisione, un momento in cui io nella mia autenticità, nella mia immediatezza comunicativa faccio presente la sostanza del mio vivere.

D. – Ha citato Papa Francesco, i tweet sono un po' segni di quanto lo stesso Vaticano si sia voluto anche mettere in gioco nelle reti. Che prospettive ci sono, lei cosa pensa?

R. – Penso che la nostra esperienza sia quella di continuare su questa linea, i tweet sono addirittura aumentati di numero e direi che Papa Francesco sembra sia desideroso di proseguire. Lo stesso tweet usa un linguaggio nuovo, è un linguaggio diffuso specialmente nei settori giovanili ed è molto importante ad esempio pensare che questi messaggi del Papa poi vengano re-tweettati dai suoi followers. Milioni di persone possono ricevere sul proprio cellulare questo messaggio, che pur nella sua brevità è ricco di contenuto, stimolante ed ispiratore nel cammino della vita.

D. – Quindi, il futuro della Chiesa, del messaggio di Cristo è anche questo: viaggiare in rete...

R. – Esattamente. È innegabile che per quanto riguarda l'evangelizzazione il cammino principale è quello della comunità, ma la rete sociale può essere un luogo privilegiato dove anche io posso ritrovare ciò che magari ho perduto di vista, o che sia leggermente sfocato nel cammino. Ritengo che la nostra responsabilità sia quella di far sì che questo messaggio risplenda il più luminosamente possibile e possa essere di riferimento per tante persone che cercano qualche cosa che dia significato al nostro vivere.

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Roma (www.copercom.it) - "Da testimoni nella nuova casa dell'uomo" è  la riflessione che Franco Miano, presidente dell'Azione cattolica italiana, dietro richiesta del Copercom, propone sul Messaggio di Benedetto XVI per la 47° Giornata delle Comunicazioni Sociali (12 maggio 2013). Scrive Franco Miano:

Dalla lettura del Messaggio per la 47° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali («Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione») che papa Benedetto XVI ci ha regalato, al di là della continuità che immediatamente si coglie con i due precedenti messaggi, emerge netta l'intenzione e l'invito del Papa ad assumere senza riserve la sfida che le reti sociali pongono alla Chiesa e alla sua missione. A dire che è davvero giunto il momento di avere il coraggio di pensare in modo più profondo il rapporto tra la fede, la vita della Chiesa e i mutamenti in atto. All'inizio di un millennio che facilmente porterà l'uomo verso orizzonti oggi inimmaginabili.

Soprattutto grazie alle nostre giovani generazioni, in Azione Cattolica le nuove reti sociali dell'era digitale sono spazi già acquisiti e vissuti; nuove agorà aperte a tutti che ogni giorno si arricchiscono di nuovi incontri e di nuova umanità, a dimostrare - ma non ce n'era bisogno - che la riflessione di Benedetto XVI muove dalla giusta consapevolezza che «l'ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone».

Lo spazio digitale è dunque uno spazio di esperienza reale che come cristiani non possiamo tralasciare, o peggio, ignorare. Non è il buco nero in cui l'umano rischia lo svilimento della sua antropologia, è piuttosto una nuova casa dell'uomo. In cui siamo chiamati ad entrare senza paura come testimoni digitali di Cristo. Come sottolinea Benedetto XV, i social network, la Rete in generale, non sono da «usare», ma da «abitare» poiché (anche) lì è l'uomo. Ciò significa - per un'associazione come l'Azione Cattolica - cogliere la dimensione educativa e formativa che questo abitare comporta: non solo inscrivere i significati e i valori della nostra vita nell'ambiente digitale, ma anche capire come la Rete ci sfidi a pensare e a ripensare la nostra fede.

Un secondo elemento che il Messaggio di papa Ratzinger mette in evidenza è che in Rete si ha l'occasione di pensare insieme, di condividere la propria storia, soprattutto di costruire comunità. Un'occasione che non possiamo perdere, perché è proprio del cristiano il dovere di essere presenti nelle "piazze pubbliche", in dialogo con tutti, senza pregiudizi e senza presunzione; per pensare e costruire insieme ciò che è bene comune, arricchiti da competenze e conoscenze condivise e dalla ricerca di verità e di senso che accompagna l'esistenza di ciascuno di noi. Senza dimenticare che in Rete il contenuto condiviso è più che mai legato a chi lo offre. C'è insomma una responsabilità diretta, immediata del nostro agire digitale. Non dobbiamo dimenticare che in Rete si è sempre nei panni del testimone. Testimoni di ciò che si è e di ciò in cui crediamo di fronte a tutti, di fronte all'altro.

Proprio l'importanza dell'incontro con l'"Altro", il "coinvolgimento interattivo"con le domande di senso di tutti gli uominiè il terzo elemento del Messaggio di papa Benedetto XVI che credo sia necessario sottolineare. Parlare ai nostri, a chi la pensa come noi, è un limite che va superato: «dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre». Questo perché «la sfida che i network sociali devono affrontare», ricorda Benedetto XVI, «è quella di essere davvero inclusivi», così da poter beneficiare della «piena partecipazione dei credenti». Per far ciò a tutti noi è richiesta «la capacità di utilizzare i nuovi linguaggi digitali non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all'infinita ricchezza del Vangelo di trovare nuove forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti».

L'invito rivolto dal Santo Padre è dunque ancora una volta diretto, e non può essere celato: senza smarrire la nostra autenticità, senza svendere ciò in cui crediamo, siamo chiamati a tenere la porta aperta; a non essere chiusi, autoreferenziali. Poiché solo «il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede», ci fa sentire «la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio come pure la nostra carità operosa».

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Roma (Zenit.org) - La scorsa settimana Benedetto XVI ha presentato al mondo il suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali che si celebrerà il prossimo 12 maggio, sul tema: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione".

ZENIT ha commentato questo importante documento con mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nell'intervista pubblicata di seguito, il presule ha spiegato il rapporto della Santa Sede con le nuove tecnologie per il suo lavoro quotidiano ed ha esposto il suo punto di vista su alcune iniziative come il contatto Twitter del Papa, che attualmente, a poco più di un mese dal lancio ha superato i due milioni e mezzo di contatti.

Eccellenza, quali sono state le prime reazioni al Messaggio del Papa per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali?

Mons. Celli: Osservando la rassegna stampa internazionale, mi sembra che il Messaggio del Papa sia stato ben accolto in ogni luogo. Credo che finalmente si sia presa coscienza del fatto che le reti sociali hanno bisogno della presenza di uomini e donne di buona volontà. Esse non sono uno strumento che l'uomo accende o spegne, ma un ambiente in cui effettivamente vive; come una grande piazza dove si incontrano altre persone e dove è possibile riscoprire il senso profondo della propria vita. Credo sia proprio questa una delle grandi sfide che il messaggio del Papa vuole affrontare. Come ha scritto il Santo Padre, molte volte non viene percepita immediatamente la ricerca del vero, del senso della vita, e a volte le nuove tecnologie confondono un po' le idee subissando le persone di messaggi, di proposte. Emerge quindi un grande problema di discernimento.

Secondo lei, c'è un"profilo" particolare di coloro che vogliono evangelizzare nella rete?

Mons. Celli: No, direi che non esiste un profilo specifico. Piuttosto parlerei di uomini e donne del nostro tempo che hanno accolto nel proprio cuore il Signore Gesù e il suo messaggio e che, quindi, cercano di trasmetterlo e viverlo attraverso le reti sociali. Nel web si è a contatto con altre persone, ecco perché il Santo Padre ha parlato anche di autenticità, di ricerca della verità. Come accennavo prima, c'è un rischio grande nelle reti sociali: essere sottoposti ad una valanga di messaggi, a volte negativi, e non sempre è facile discernere e capire. Pertanto sono molto grato per l'invito del Papa a scoprire quali sono le pulsioni e le tensioni dell'uomo e delle donne oggi. Perché, come si legge nel testo del Messaggio, "le reti sociali sono legate profondamente all'inquietudine del cuore umano". Sono un spazio ulteriore per capire che il signore Gesù ci sta accanto.

Le reti sociali, dunque, sono molto più di semplici mezzi di comunicazione?

Mons. Celli: Non sono strumenti, sono ambienti di vita, sono realtà dove io "abito". Allora io non utilizzo le reti sociali solo per annunciare il Vangelo, ma abitando nella rete sociale, con la mia testimonianza, con il mio annunzio, io comunico a Gesù Cristo, la sua parola, la sua proposta. In un messaggio di qualche anno fa, addirittura il Santo Padre parlava di una "diaconia della cultura digitale", invitando i vescovi a formare anche nel proprio ambiente un piccolo gruppo di presbiteri che possano operare nella rete ed esercitare una vera e propria pastorale.

Quali sono le sfide che emergono da questo nuovo mondo?

Mons. Celli: Un tema delicatissimo nel campo delle nuove tecnologie è quello del linguaggio. Nel senso che bisogna avere la capacità di utilizzare un linguaggio comprensibile per tutti gli uomini e le donne di oggi. Il Papa dice infatti nel Messaggio che non ci si aspetta solamente una citazione formale della parola del Vangelo. Non si tratta cioè di ripetere solo passaggi delle Scritture, ma chi abita nella rete deve dar testimonianza con la propria vita di un rapporto esistenziale tra vita e Vangelo. Il Santo Padre stesso ci ha dato questo esempio entrando in Twitter. Il suo desiderio era proprio quello di stare accanto agli uomini e alle donne di oggi, e rimanere accanto a loro con la sua parola. E sì, il tweet è limitato solo a 140 caratteri, tuttavia quese poche parole possono avere un contenuto profondo che può aiutare l'uomo a riscoprire il senso profondo della sua vita.

A proposito di Twitter, come valuta le reazioni negative, a volte veri e propri attacchi, della gente all'account del Pontefice?

Mons. Celli: Io ho visto in questi tempi più che altro grandi reazioni positive. Quando presentammo il primo tweet del papa, parlai di "scintille di verità" e "pillole di saggezza". Ecco, in questa "desertificazione spirituale" che – come afferma il Papa, sta aumentando sempre di più - una "goccia di rugiada" come può essere una breve, ma profonda frase del Pontefice può alleviare la sete dell'uomo e può favorire il suo cammino. Per questo, nostante le critiche, le offese, e certi messaggi anche pesanti che effettivamente sono pervenuti, ritengo che la decisione del Papa di entrare nel social network sia più che positiva. Ribadisco che bisogna essere presenti nel contesto delle reti sociali, non solamente per abitarci, ma per dare testimonianza dei valori in cui crediamo.

Lei ha più volte fatto un invito a "retwittare" i messaggi del Papa...

Mons. Celli: Sì, mi sono permesso di invitare gli amici del papa a "retwittare" ai propri amici ogni post del Santo Padre. Se ogni utente inviasse il messaggio del Pontefice anche solo a dieci amici raggiungeremmo già i venticinque milioni di followers, e così via...

In che modo la comunicazione sociale cattolica collaborerà a promuovere la nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Credo che l'invito a evangelizzare sia un invito rivolto a tutti. Ogni discepolo di Gesù Cristo deve assumersi questa responsabilità che é legata al suo battesimo, ovvero di essere annuncio, strumento, presenza, proposta. Questo è un punto di riferimento fondamentale. Questo slancio evangelizzatore aiuterá le persone a far buon uso di tutto ciò che la tecnologia mettono a disposizione.

Quali sono attualmente i progetti del Dicastero di cui è presidente?

Mons. Celli: In questo momento stiamo portando avanti l'iniziativa di Twitter che cresce ogni giorno di più e vede aumentare continuamente i followers. E cerchiamo di far sì che i tweet del Santo Padre si possano diffondere più ampiamente possibile. Un'altra iniziativa è news.va, il sito che raccoglie le informazioni dei diversi organi di comunicazione della Santa Sede. Oggi news.va è visitato quotidianamente dalle 12.000 alle 30.000 persone. E sono sicuro che pian piano questo numero aumenterà. Per noi è molto importante perché ci permette di essere presenti e di poter offrire quotidianamente notizie aggiornate più di tre volte il giorno.

Altri progetti per il futuro?

Mons. Celli: È già sta operativa l'applicazione del Papa per gli smartphone che permetterà di avere immediatamente i filmati del Papa, o la trasmissione di un'Udienza, dell'Angelus o di una cerimonia a San Pietro. È un progetto in sintonia con il grande e illuminante magistero di questo Papa.

di José Antonio Varela Vidal

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Città del Vaticano (Osservatore Romano) - In contrasto con le considerazioni più comuni e ripetute degli aspetti tecnici, sociologici e politici del mondo moderno delle comunicazioni sociali, soprattutto quelle relative alle nuove tecnologie, ancora una volta Papa Benedetto XVI, il 24 gennaio, festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ha reso pubblico l'autorevole apporto dell'illuminante messaggio che dedica ogni anno alla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dedicato in questa occasione al tema «Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione».

Lo sguardo del Papa va al di là dei fenomeni comunicativi e si concentra sull'aspetto più importante: in questo caso, oltre a invitare a un maggior impegno evangelizzatore nel mondo della comunicazione, come ha sottolineato anche la recente assemblea del Sinodo dei vescovi, considerandolo uno degli scenari della nuova evangelizzazione, Benedetto XVI fa soprattutto una lucida riflessione sulla nuova modalità di relazione che implica l'uso delle reti sociali su Internet.

Sin dall'inizio del suo pontificato, il Papa ha sempre sollecitato, ogni volta che si parla delle comunicazioni sociali, una nuova messa a fuoco da parte della Chiesa sulla questione antropologica, che supera e integra le precedenti considerazioni magisteriali in questo ambito, più incentrate sugli aspetti culturali.

«La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione — osserva il Papa — pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l'efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e vitalità. A volte la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni e non riesce a destare l'attenzione che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell'impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell'argomentazione logica».

Queste disfunzioni, che occorre superare, mostrano che nella comunicazione moderna a essere in gioco è il destino stesso dell'uomo, poiché ogni grande innovazione tecnologica nel corso della storia ha comportato allo stesso tempo un cambiamento di valori, di cultura e di modello antropologico. Proprio per questo motivo, Benedetto XVI esorta a recuperare, a partire dalla fede, l'humanitas stessa della comunicazione sociale, dal momento che anche la Chiesa opera in questo campo come paladina della causa dell'uomo, della salvaguardia della sua piena dignità e della pienezza che è solo in Dio.

Come afferma il concilio Vaticano II, «la fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo, orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane» (Gaudium et spes, n. 11). Così, mediante una rivitalizzazione dell'autenticità della testimonianza della fede nel mondo digitale, il Papa esorta i cristiani a ottenere un effetto umanizzante anche nella comunicazione delle reti sociali, poiché queste «sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell'uomo», alle quali i cristiani hanno il dovere di dare risposte cristiane, poiché «per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell'uomo circa l'amore, la verità e il significato della vita, questioni che non sono affatto assenti nei social network, si trova nella persona di Gesù Cristo».

In definitiva, il Papa, in questo Anno della fede, invita a professarla e a testimoniarla mediante la nuova evangelizzazione, anche in questo nuovo scenario delle reti sociali, dove «non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell'espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, noi siamo chiamati a far conoscere l'amore di Dio sino agli estremi confini della terra».

Con ciò, e facendo attenzione, come il profeta Elia, al passaggio di Dio nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re, 19, 11-12), che porta la «luce gentile della fede», le comunicazioni diventeranno più umane e capovolgeranno il lamento di T. S. Eliot nei suoi famosi versi: «Dov'è la saggezza che abbiamo perduto nella conoscenza? Dov'è la conoscenza che abbiamo perduto nelle informazioni?». Solo a partire dalla realtà di Dio è possibile riordinare l'intero ambito umano, anche la comunicazione, e relazionarci veramente con esso, comprenderci e amarci.

di José María Gil Tamayo

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  S. E. Mons. Claudio M. Celli 

Sala Stampa della Santa Sede

24 gennaio 2013

 

1) Desidero dare inizio a questo nostro incontro sottoponendo alla vostra considerazione vari dati statistici riguardanti la frequentazione delle reti sociali. Alcuni di questi dati sono legati alla realtà americana ed emergono da una indagine condotta dalla Georgetown University di Washington nel 2012; gli altri, come avrò l’opportunità di sottolineare, sono forniti da una società internazionale e riguardano i dati relativi a 21 Paesi dei 5 Continenti. 

2) Il secondo punto di riferimento è dato da una linea di pensiero tendente a sottolineare gli effetti negativi che l’uso di Internet causa nello sviluppo della nostra persona. Faccio riferimento agli articoli e ai libri di un autore americano, il quale, senza mezzi termini, si domanda se la rete non ci renda stupidi, affermando come la rete, se da un lato rende più rapido il lavoro e più stimolante il tempo libero, dall’altra parte favorisce la riduzione delle nostre capacità di pensare in modo approfondito. La rete ci renderebbe superficiali, dato che ci porta a scorrere in forma frenetica fonti disparate per ricavarne dei dati. L’autore si domanda, inoltre, se la rete non stia modificando anche il nostro cervello. 

3) In questo contesto, si situa il Messaggio di questa Giornata Mondiale che presenta una valutazione positiva dei social media, anche se non ingenua. Essi sono visti come opportunità di dialogo e di dibattito e con la riconosciuta capacità di rafforzare i legami di unità tra le persone e di promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Questa positività esige però che si agisca nel rispetto della privacy con responsabilità e dedizione alla verità , e con autenticità dato che non si condividono solo informazioni e conoscenze ma in sostanza si comunica una parte di noi stessi. 

4) La dinamica dei social media – è opportuno sottolinearlo – è inserita in quella ancor più ricca e profonda della ricerca esistenziale del cuore umano. C’è un intrecciarsi di domande e di risposte che dà un senso al cammino dell’uomo. 

5) In questo contesto Papa Benedetto XVI tocca un aspetto delicato della vicenda, quando cioè il mare delle eccessive informazioni sovrasta “la voce discreta della ragione”. 

6) Il tema dell’attuale Giornata parla di nuovi spazi di evangelizzazione, evangelizzazione che è annuncio della Parola, che è annuncio di Gesù Cristo. Occorre però ricordare, a questo proposito, quanto già Papa Benedetto XVI scriveva nel Messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2011, quando sottolineava che non si tratta solo di una espressione esplicita della Fede ma sostanzialmente di una efficace testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita”. Nel contesto delle reti sociali e delle varie esigenze esistenziali di coloro che le “abitano” ha particolare valore l’indicazione data da Papa Benedetto: “Donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana”. 

7) Nell’attuale contesto multiculturale e multireligioso della nostra società chi vuole coinvolgersi nel dialogo e nel dibattito anche nell’agorà originata dalle reti sociali trova nel magistero di Papa Benedetto due fondamentali punti di riferimento: 

      a.“La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre “verità”, o con la verità degli altri, è un’ apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità”.

       b.Costatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello”.  (Centro Cultural de Belém – Lisboa – 12 maggio 2010) 

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47ª GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 
Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione

12 Maggio 2013

Messaggio del Santo Padre

 

Cari fratelli e sorelle,

in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013, desidero proporvi alcune riflessioni su una realtà sempre più importante che riguarda il modo in cui le persone oggi comunicano tra di loro. Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.

Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione. Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi.

Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo.

La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. “Costatata la diversità culturale, bisogna fa sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello” (Discorso nell’Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010).

La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove. I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I network sociali sono il frutto dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso.

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. Nell’ambiente digitale la parola scritta si trova spesso accompagnata da immagini e suoni. Una comunicazione efficace, come le parabole di Gesù, richiede il coinvolgimento dell’immaginazione e della sensibilità affettiva di coloro che vogliamo invitare a un incontro col mistero dell’amore di Dio. Del resto sappiamo che la tradizione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli: penso, ad esempio, alla croce, alle icone, alle immagini della Vergine Maria, al presepe, alle vetrate e ai dipinti delle chiese. Una parte consistente del patrimonio artistico dell’umanità è stato realizzato da artisti e musicisti che hanno cercato di esprimere le verità della fede.

L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede nel Dio ricco di misericordia e di amore rivelato in Cristo Gesù. Tale condivisione consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2011). Un modo particolarmente significativo di rendere testimonianza sarà la volontà di donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana. L’emergere nelle reti sociali del dialogo circa la fede e il credere conferma l’importanza e la rilevanza della religione nel dibattito pubblico e sociale.

Per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell’uomo circa l’amore, la verità e il significato della vita – questioni che non sono affatto assenti nei social network – si trova nella persona di Gesù Cristo. E’ naturale che chi ha la fede desideri, con rispetto e sensibilità, condividerla con coloro che incontra nell’ambiente digitale. In definitiva, però, se la nostra condivisione del Vangelo è capace di dare buoni frutti, è sempre grazie alla forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo. La fiducia nella potenza dell’azione di Dio deve superare sempre ogni sicurezza posta sull’utilizzo dei mezzi umani. Anche nell’ambiente digitale, dove è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali, e dove a volte il sensazionalismo rischia di prevalere, siamo chiamati a un attento discernimento. E ricordiamo, a questo proposito, che Elia riconobbe la voce di Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto o nel fuoco, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,11-12). Dobbiamo confidare nel fatto che i fondamentali desideri dell’uomo di amare e di essere amato, di trovare significato e verità - che Dio stesso ha messo nel cuore dell’essere umano - mantengono anche le donne e gli uomini del nostro tempo sempre e comunque aperti a ciò che il beato Cardinale Newman chiamava la “luce gentile” della fede.

I social network, oltre che strumento di evangelizzazione, possono essere un fattore di sviluppo umano. Ad esempio, in alcuni contesti geografici e culturali dove i cristiani si sentono isolati, le reti sociali possono rafforzare il senso della loro effettiva unità con la comunità universale dei credenti. Le reti facilitano la condivisione delle risorse spirituali e liturgiche, rendendo le persone in grado di pregare con un rinvigorito senso di prossimità a coloro che professano la loro stessa fede. Il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede, ci deve far sentire la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio, come pure la nostra carità operosa: “se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita” (1 Cor 13,1).

Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede. Cercando di rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale, noi possiamo invitare le persone a vivere incontri di preghiera o celebrazioni liturgiche in luoghi concreti quali chiese o cappelle. Non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell’espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, in qualunque modo, noi siamo chiamati a far conoscere l’amore di Dio sino agli estremi confini della terra.

Prego che lo Spirito di Dio vi accompagni e vi illumini sempre, mentre benedico di cuore tutti voi, così che possiate essere davvero araldi e testimoni del Vangelo. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).

 

Dal Vaticano, 24 gennaio 2013, Festa di san Francesco di Sales

 

BENEDICTUS XVI

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Giovedì 24 gennaio 2013, alle ore 11.30, nell'Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si terrà la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione".

Interverranno: Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali; Mons. Paul Tighe, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.

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Venerdì, 18 Gennaio 2013 11:42

Le Radio cristiane in Europa

Città del Vaticano (RV) - E' lecito chiedersi se le radio cristiane abbiano ancora un posto oggi in Europa, nel vortice mediatico provocato dallo straordinario sviluppo dei social network e di Internet? Senz'alcun dubbio, molti membri della Cerc dovrebbero porsi la domanda ogni tanto. Fondata nel 1994, in tutt'altro contesto, la Conferenza Europea delle Radio Cristiane organizza la sua giornata annuale il prossimo 24 gennaio, festa liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

In un paese come la Francia, le radio cristiane devono avere ogni tanto il sentimento di avere perso la loro autorità in un sistema di circolazione permanente delle idee. Qui i sondaggi annunciano regolarmente, con l'appoggio di dati, una scristianizzazione che appare inesorabile. I credenti, che si sentono emarginati e ignorati, trovano più conforto su altre piattaforme, scelte con cura, dove solidarizzare o scambiare idee con chi la pensa come loro.

Certo, l'obiettivo principale di tali radio non è di piacere ma di portare uno sguardo cristiano e lucido sulla vita degli uomini. Ma come affermare la propria specificità e sforzarsi di essere un vettore di evangelizzazione in un universo ultra-concorrenziale che dà l'illusione a tutti di accedere alle stesse conoscenze, con la promessa di "un mondo più aperto e interconnesso grazie al potere della condivisione"? Non è semplice in questo paesaggio modificato di preservare la propria coerenza e identità.

Eppure, più che mai, la libertà di parola, il coraggio di andare contro-corrente, di tenere un discorso diverso, costituisce pienamente un contro-potere necessario nelle società europee sempre più conformiste, dove il pensiero unico, la dittatura della maggioranza e il "politicamente" corretto fanno da padrone. Il pubblico avrà sempre bisogno di un'informazione filtrata, chiarificata e ponderata, soprattutto quando questa informazione è troppo abbondante ed istantanea, come oggi. E i cristiani sanno, forse più degli altri, che le parole possono avere una potenza formidabile, che possono uccidere o dare la vita.

In questa giungla intricata, dove le frontiere svaniscono, i media cristiani sono chiamati a fare da bussola, aiutando a decifrare le informazioni che arrivano da ogni parte e rimettendole nel loro contesto, in breve svegliando le coscienze. Rimane il fatto però che per sopravvivere ed esistere nel concerto della comunicazione, è necessario oggi, anche per i cristiani, investire nei nuovi territori e resistere alla tentazione di chiudersi in un ghetto identitario. In Europa, come altrove, le radio cristiane hanno ancora strada da percorrere per colmare il loro deficit di notorietà e di professionalità.

Romilda Ferrauto, Responsabile della Sezione di Lingua Francese della Radio Vaticana

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