Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Una comunicazione autentica guarda alla vita reale senza correre dietro a mode o allarmismi. E’ quanto sottolineato da Francesco nell’udienza in Aula Paolo VI alla comunità di lavoro di Tv2000, definita dal Papa la “televisione della Chiesa italiana”, e di Radio InBlu. Il Pontefice ha esortato i media cattolici a “risvegliare le parole”, ad aprirsi e non chiudersi e, ancora, a parlare alla persona tutta intera. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto da mons. Piero Coccia, presidente della Fondazione “Comunicazione e Cultura” che sovrintende all’emittente, e dal direttore Paolo Ruffini che ha portato i saluti del direttore delle news di Tv2000, Lucio Brunelli, ricoverato in ospedale, a cui è andato il pensiero affettuoso del Papa. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Cosa serve per fare buona informazione? Papa Francesco ha colto l’occasione dell’udienza a Tv2000 e Radio InBlu per tracciare una sorta di “palinsesto” per il ruolo del comunicatore. Un vademecum declinato in tre punti, secondo l’incedere ignaziano a cui ormai Francesco ci ha abituati. La riflessione muove innanzitutto dalla constatazione che i “media cattolici” hanno la missione “molto impegnativa” di preservare la comunicazione sociale “da tutto ciò che la stravolge e la piega ad altri fini”.

Comunicare con parresía
“Spesso – ha constatato – la comunicazione è stata sottomessa alla propaganda, alle ideologie, a fini politici o di controllo dell’economia e della tecnica”. Un male a cui, come antidoto, Francesco ha indicato quella parresìa, “cioè il coraggio di parlare con franchezza e libertà” che aveva già invocato all’inizio dei lavori del Sinodo sulla famiglia. Se siamo preoccupati di “aspetti tattici”, ha commentato, “il nostro parlare sarà artefatto, poco comunicativo, insipido, un parlare di laboratorio”:

“La libertà è anche quella rispetto alle mode, ai luoghi comuni, alle formule preconfezionate, che alla fine annullano la capacità di comunicare. Risvegliare le parole: risvegliare le parole. Ma, ogni parola ha dentro di sé una scintilla di fuoco, di vita. Risvegliare quella scintilla, perché venga. Risvegliare le parole: ecco il primo compito del comunicatore”.

Comunicare senza chiusure
La comunicazione, ha proseguito, “evita sia di riempire che di chiudere”. Si “riempie”, ha avvertito, “quando si tende a saturare la nostra percezione con un eccesso di slogan che, invece di mettere in moto il pensiero, lo annullano”. Si “chiude”, ha soggiunto, “quando, invece di percorrere la via lunga della comprensione, si preferisce quella breve di presentare singole persone come se fossero in grado di risolvere tutti i problemi, o al contrario come capri espiatori, su cui scaricare ogni responsabilità”:

“Correre subito alla soluzione, senza concedersi la fatica di rappresentare la complessità della vita reale, è un errore frequente dentro una comunicazione sempre più veloce e poco riflessiva. Aprire e non chiudere: ecco il secondo compito del comunicatore, che sarà tanto più fecondo quanto più si lascerà condurre dall’azione dello Spirito Santo, il solo capace di costruire unità e armonia”.

Comunicare alla persona
“Parlare alla persona tutta intera”: questo, ha detto Francesco, è “il terzo compito del comunicatore”. E questo, ha precisato, evitando quelli che, come evidenziato in altre occasioni, “sono i peccati dei media: la disinformazione, la calunnia e la diffamazione”. La disinformazione in particolare, ha ammonito il Papa, è la “più grave” nel mondo della comunicazione, perché “spinge a dire la metà delle cose, e questo porta a non potersi fare un giudizio preciso sulla realtà”, porta “a credere soltanto una parte della verità”:

“Una comunicazione autentica non è preoccupata di colpire: l’alternanza tra allarmismo catastrofico e disimpegno consolatorio, due estremi che continuamente vediamo riproposti nella comunicazione odierna, non è un buon servizio che i media possono offrire alle persone. Occorre parlare alle persone intere: alla loro mente e al loro cuore, perché sappiano vedere oltre l’immediato, oltre un presente che rischia di essere smemorato e timoroso”.

A servizio della Chiesa
“Risvegliare le parole, aprire e non chiudere, parlare a tutta la persona”, ha ribadito  Papa Francesco “rende concreta quella cultura dell’incontro, oggi così necessaria in un contesto sempre più plurale”. Aggiungendo che “con gli scontri” non si va da “nessuna parte”. Per questo, ha detto, bisogna “essere disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri”. Il Pontefice ha infine incoraggiato Tv2000 a proseguire nella fase di “ripensamento e riorganizzazione” al “servizio della Chiesa”, mettendo l’accento sul “rapporto stabile” con il Centro Televisivo Vaticano che permette alla Tv di “raccontare all’Italia il magistero e l’attività del Papa”.

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Mercoledì, 10 Dicembre 2014 10:42

La comunicazione autentica secondo Papa Francesco

Roma (formiche.net) - Il 2 dicembre 2014 si è tenuto a Roma il dibattito su “Informazione religiosa – Le nuove frontiere della formazione giornalistica”, promosso dall’Unione Cattolica della Stampa Italiana in occasione della presentazione del volume del giornalista Massimo Enrico Milone “Pronto? Sono Francesco. Il Papa e la rivoluzione comunicativa un anno dopo”, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. Come riportato anche da Vatican Insider in un recente articolo, Milone analizza il linguaggio diretto e colloquiale di Papa Francesco, i suoi discorsi ai comunicatori e i contenuti di un rapporto mediatico che segna decisamente un cambio d’epoca.

PAPA FRANCESCO E LA COMUNICAZIONE SOCIALE

La riflessione del Papa riguarda da un lato, la comunicazione sociale come missione di evangelizzazione e dall’altro, il contesto dei media come luogo di un nuovo “abitare” umano, fatto di incontro e dialogo ma anche di esclusione e isolamento, ovvero di “periferie esistenziali”, che si snodano attraverso internet. Il Papa esorta ad essere presenti nelle reti digitalitenendo presenti due obiettivi: il primo è la ricerca di un incontro autentico con l’altro; il secondoè la ricerca della verità attraverso le domande sul senso autentico della vita.

INTERNET E CONOSCENZA: UN NUOVO CONTESTO

Nel messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2014, intitolato “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”, Papa Francesco indica “il rischio di un uso distraente dei media”, di un accesso disordinato all’informazione, che offre alle persone un eccesso di risposte a domande non richieste, mentre si indebolisce la capacità di porre domande sul significato autentico dell’agire e del vivere. Scrive infatti il Papa che “la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta. […] L’ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci”. E ancora, nel discorso ai ministranti di lingua tedesca, il Papa afferma che “Internet e i telefonini, i prodotti del progresso tecnologico, che dovrebbero semplificare e migliorare la qualità della vita, e talvolta distolgono l’attenzione da quello che è realmente importante.

CONTRO IL DETERMINISMO TECNOLOGICO

Uno snodo cruciale della riflessione di Papa Francesco riguarda il rapporto tra comunicazione e tecnologia. Non è rispettosa della verità dell’uomo la convinzione secondo cuii media siano in grado di predeterminarele relazioni personali. Al contrario, secondo Papa Francesco “la comunicazione èuna conquista più umana che tecnologica”, e l’uomo deve orientare i media al perseguimento della verità.Anche Papa Benedetto XVI, nel Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali del 2011, afferma che “se usate saggiamente, le nuove tecnologie “possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano”.

INTERNET, NUOVA “PERIFERIA ESISTENZIALE”

Come ha notato padre Antonio Spadaro nel suo blog Cyberteologia, il significato di “prossimo” cambia a causa della rete che relativizza lo spazio e il tempo: nasce il concetto di “reti di prossimità”. La Chiesa di Papa Francesco è “una Chiesa accidentata che esce per strada”, e “le strade sono quelle del mondo dove la gente vive [tra cui] anche quelle digitali”. Ulteriore senso della missione è quello di impegnarsi a dare voce a chi non ce l’ha, di “rendere visibili volti altrimenti invisibili”.“Se la comunicazione non ci rende più “prossimi”, scrive il Papa, allora non risponde alla sua vocazione umana e cristiana. “La rete è una nuova periferia esistenziale, affollata di una umanità che cerca una salvezza o una speranza”.

INTERNET E MISSIONE

Secondo Papa Francesco, “internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti [...] è un dono di Dio”. Sembrano risuonare le parole contenute nell’esortazione apostoliica Elangelii Gaudium (n.87): “la sfida di scoprire e trasmettere la mistica di vivere insieme [...] che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità”.Infatti, lo spazio mediale negli ultimi dieci anni è passato da una logica trasmissiva a una logica di condivisione. Papa Francesco, citando Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2013, ricorda che la testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di incontrare gli altri “con rispetto nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana”.

PAPA FRANCESCO, IL PIU’ CLICCATO SUL WEB

Papa Francesco ha dimostrato di saper interpretare appieno la logica di condivisione tipica dei media digitali. Secondo una ricerca condotta da 3rdPlace, nel 2013 il Papa è stato il personaggio con maggiore visibilità su internet, se confrontato con altri leader mondiali, con un volume di oltre 49 milioni di menzioni in internet. Grazie alla sua comunicazione dialogica, Papa Francesco non solo è estremamente popolare in rete, ma risulta più efficace di molti noti personaggi che fondano la propria comunicazione sul web, vantando un seguito che esprime un altissimo livello d’interazione con i suoi messaggi. Il successo di papa Papa Francesco sui media digitali non è casuale, ma discende da una profonda coscienza della natura di questi strumenti. Papa Francesco fa un uso meno “trasmissivo” e più “partecipativo” dei mezzi, facendo del contesto mediale un luogo di autentico incontro personale.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Spiegare l’anno liturgico attraverso le parole delle omelie del Papa. E’ quanto si propone il libro “Papa Francesco: una guida al tempo di Dio”, scritto dalla giornalista americana Cindy Wooden con le foto di Paul Haring. Il volume, edito dalla Libreria Editrice Vaticana con la collaborazione del Catholic News Service, è stato presentato ieri a Roma. Il servizio di Michele Raviart:

“La liturgia è tempo di Dio e spazio di Dio”. Le parole di Francesco a  Casa Santa Marta spiegano la centralità che il Pontefice dà alla Messa e alla predicazione. Ogni giorno il Papa medita sulle Letture del giorno, scandendo con le sue riflessioni l’anno liturgico del cristiano. Parole profonde e semplici, che, come si legge nella Evangelii Gaudium servono a misurare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo popolo. Nel volume sono state scelti i passi più significativi tratti dalle omelie, dai messaggi e dai discorsi del Papa, attraverso tutto l’anno liturgico, a partire dall’Avvento. Un lavoro di selezione portato avanti dalla giornalista Cindy Wooden, che da oltre 25 anni segue l’attività papale per Catholic News Service:

R. – Ho cercato la spiegazione delle metafore, frasi più vere, più umili, più immediate, sia una spiegazione della memoria o della festa che stava celebrando. Penso che per me e per tante persone nel mondo, sia cattolici sia non cattolici, quando il Papa parla della misericordia, tutti vogliamo sapere che ci sarà misericordia anche per noi.

In generale c’è un grande desiderio di capire Papa Francesco e di entrare in contatto con il cuore di quest’uomo, dice mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali:

R. – Qui troviamo anche delle foto, e ci sono delle foto dalle quali risulta chiaramente l’“incontro” tra Papa Francesco e la gente. Ma poi ci sono altre foto che ci aiutano a vedere e ad apprezzare il suo “incontro” con Cristo. C’è una foto in particolare, dove lui guarda verso il Cristo sulla Croce, e si riconosce [dal suo sguardo, dalla sua espressione] la vitalità del rapporto che c’è …

Una dimensione spirituale che si accompagna e prevale su quella prettamente mediatica, come spiega anche l’autore delle foto, Paul Haring, a Roma dal 2009:

R. – Well, this may be hard for the world to understand: …

Può essere difficile per la gente comprendere questo, perché è più frequente vedere il lato coinvolgente di Papa Francesco, quando incontra la gente in piazza … Ci sono tante foto di lui sorridente … Ma c’è anche un suo aspetto serio, perfino solenne, soprattutto durante le liturgie, e questo è quello che si vuole esprimere in questo libro che si chiama “Papa Francesco, una guida al tempo di Dio”, nel quale vediamo Francesco in atteggiamento di profonda reverenza di fronte al Signore. E questo, magari, è un aspetto che non incontriamo spesso nelle foto di Papa Francesco …

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INCONTRO CON LA FAMIGLIA PAOLINA

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Aula Paolo VI, Giovedì, 27 novembre 2014

Cari fratelli e sorelle della Famiglia Paolina!

Con gioia vi accolgo in occasione del vostro centenario. Saluto i Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici. Ringrazio il Vicario Generale per le sue parole, e mi associo di cuore al ricordo del compianto Superiore Generale Don Silvio Sassi, che partecipa dal Cielo a questo momento di festa.

1. Questa vostra ricorrenza centenaria vi offre l'opportunità di rinnovare l'impegno nel vivere la fede e comunicarla, in particolare mediante gli strumenti editoriali e multimediali, tipici del vostro carisma. Destinatari della buona notizia che Dio è amore e, in Gesù Cristo, si comunica all'umanità, sono tutti gli uomini, ogni uomo e donna che vive in questo mondo; e destinatario è tutto l'uomo, nell'integralità della sua persona, della sua storia, della sua cultura.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8), dice Gesù. In queste parole sta il segreto dell'evangelizzazione, che è comunicare il Vangelo nello stile del Vangelo, cioè la gratuità: la gratuità, senza affari. Gratuità. La gioia del dono ricevuto per puro amore si comunica con amore. Gratuità e amore. Solo chi ha sperimentato tale gioia la può comunicare, anzi non può non comunicarla, poiché «il bene tende sempre a comunicarsi. ... Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa» (Evangelii gaudium, 9).

Vi incoraggio a proseguire sulla strada che Don Alberione ha aperto e la vostra Famiglia ha percorso finora, sempre tenendo lo sguardo rivolto a vasti orizzonti. Non dobbiamo mai dimenticare che «l'evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in Paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno» (ibid., 14). Questa spinta alle "genti", ma anche alle periferie esistenziali, questa spinta "cattolica", voi l'avete proprio nel sangue, nel "dna", per il fatto stesso che il vostro Fondatore è stato ispirato dalla figura e dalla missione dell'apostolo Paolo.

2. Il Concilio Vaticano II ci ha presentato la Chiesa come popolo in cammino verso una meta che tutto supera e tutto compie in Dio e nella sua gloria. Questa visione della Chiesa in cammino è espressiva della speranza cristiana; infatti, il fine ultimo dell'agire di noi cristiani sulla terra è il possesso della vita eterna. Pertanto, il nostro essere Chiesa in cammino, mentre ci radica nell'impegno di annunciare Cristo e il suo amore per ogni creatura, ci impedisce di restare prigionieri delle strutture terrene e mondane; tiene aperto lo spirito e ci rende capaci di prospettive e istanze che troveranno il loro compimento nella beatitudine del Signore.

Di questa prospettiva di speranza, le persone consacrate sono speciali testimoni, soprattutto con uno stile di vita improntato alla gioia. La presenza dei religiosi è segno di gioia. Quella gioia che scaturisce dall'esperienza intima di Dio che riempie il nostro cuore e ci rende davvero felici, così che non abbiamo bisogno di cercare altrove la nostra gioia. Altri importanti elementi che alimentano la gioia dei religiosi sono la genuina fraternità sperimentata nella comunità e la completa oblatività nel servire la Chiesa e i fratelli, specialmente i più bisognosi.

E qui, occorre menzionare l'amore per l'unità della Chiesa. Tutto il vostro lavoro, lo zelo apostolico, dev'essere pieno di questo amore per l'unità. Mai favorire i conflitti, mai scimmiottare quei media di comunicazione che cercano solo lo spettacolo dei conflitti e provocano lo scandalo nelle anime. Favorire sempre l'unità della Chiesa, l'unità che Gesù ha chiesto al Padre come dono per la sua sposa.

3. Il beato Giacomo Alberione scorgeva nell'annuncio di Cristo e del Vangelo alle masse popolari la carità più autentica e più necessaria che si potesse offrire agli uomini e alle donne assetati di verità e di giustizia. Egli è stato toccato in profondità dalla parola di San Paolo: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16) e ne ha fatto l'ideale della propria vita e della propria missione. Seguendo le orme di Gesù e ad imitazione dell'Apostolo delle genti, ha saputo vedere le folle come pecore sbandate e bisognose di orientamenti sicuri nel cammino della vita. Pertanto, ha speso l'intera esistenza a spezzare loro il pane della Parola con linguaggi adeguati ai tempi. Così anche voi siete chiamati a spendervi al servizio della gente di oggi a cui lo Spirito vi manda, con creatività e fedeltà dinamica al vostro carisma, individuando le forme più idonee affinché Gesù sia annunciato. I vasti orizzonti dell'evangelizzazione e l'urgente necessità di testimoniare il messaggio evangelico. Non solo dirlo. Testimoniarlo con la propria vita. E questa testimonianza a tutti costituisce il campo del vostro apostolato. Tanti attendono ancora di conoscere Gesù Cristo. La fantasia della carità non conosce limiti e sa aprire strade sempre nuove per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali.

Una così urgente missione richiede incessante conversione personale e comunitaria. Solo cuori totalmente aperti all'azione della Grazia sono in grado di interpretare i segni dei tempi e di cogliere gli appelli dell'umanità bisognosa di speranza e di pace. Nella vostra sequela Christi e nella vostra testimonianza, vi sarà certamente di aiuto l'Anno della Vita Consacrata, che sta per iniziare, tra pochi giorni.

Cari fratelli e sorelle, la Vergine Santa, Madre della Chiesa, vi protegga, vi aiuti e sia la guida sicura del cammino della Famiglia Paolina, perché possa portare a compimento ogni progetto di bene. Con questi auspici, assicuro il mio ricordo nella preghiera per ciascuno di voi e a mia volta vi chiedo per favore di pregare per me. E ora volentieri invoco la benedizione del Signore su di voi, su quanti rappresentate, sui lettori delle vostre riviste e su coloro che incontrate nel vostro quotidiano apostolato. E tutti insieme preghiamo la Madonna: "Ave o Maria, ...".

[Benedizione]

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La Cappella Musicale Pontificia Sistina ha raggiunto un accordo con la Deutsche Grammophon per la pubblicazione dei CD con le sue esecuzioni musicali. Ieri è stato consegnato al Papa il primo CD, intitolato “Habemus Papam”, che contiene tutte le musiche del Conclave e che uscirà la settimana prossima. Sergio Centofanti ne ha parlato con mons. Massimo Palombella, direttore della Cappella Musicale Pontificia Sistina:

R. – E’ un’esclusiva tra Cappella Musicale Pontificia e la “Deutsche Grammphon” su due vettori di produzione. Il primo riguarda i grandi eventi ecclesiali: Conclave, Canonizzazioni, Concistoro. Questo CD che esce l’11 novembre in Italia, in anteprima mondiale, è il CD “Habemus Papam”, che raccoglie tutta la musica che è stata eseguita durante le celebrazioni del Conclave, quindi dalla “Missa pro eligendo” alla Messa di inizio del Ministero petrino. Il secondo vettore di produzione, invece, riguarda le registrazioni vere e proprie, in studio, con il repertorio specifico e tipico che caratterizza identitariamente la Cappella Musicale Pontificia. La Radio Vaticana è coinvolta nel senso che tutte le riprese dal vivo nelle celebrazioni le opera la Radio Vaticana, e anche le registrazioni in studio si effettuano nel Salone Assunta, nella Palazzina della Radio Vaticana sita nei Giardini Vaticani, e con la strumentazione della Radio Vaticana.

D. – Ieri, in forma privata, è stato consegnato al Papa il CD intitolato “Habemus Papam”. Com’è andato questo incontro?

R. – E’ stato molto cordiale ma anche molto intenso, perché il Papa conosce il valore dell’etichetta “Deutsche Grammophon”, che è la più prestigiosa etichetta mondiale di musica classica – detiene circa il 70 per cento del mercato mondiale – e quindi ha ringraziato di questa collaborazione, ritenendola una altissima collaborazione e ritenendo anche che la Cappella Musicale Pontificia, proprio per la tipologia, la storia di questa Cappella, a questo livello deve stare. Cioè, la Cappella Musicale Pontificia è una realtà culturale della Santa Sede, con un investimento economico per mantenerla in vita. Pensi che c’è una scuola per i ragazzi, dalla quarta elementare alla terza media; ci sono venti cantori assunti stabilmente … Allora, questa tipologia di cappella musicale, unica nella Chiesa cattolica, con cantori stabili, proprio per questa sua identità di grande storia nel passato, se oggi vuole rispondere al suo mandato, questi sono i livelli che deve tenere, sia dal punto di vista celebrativo –  quindi con studio, ricerca e qualità esecutiva della polifonia, del gregoriano come della musica contemporanea – sia a livello concertistico e conseguentemente a livello di produzione discografica. Ecco: questo è un po’ il punto che ieri è venuto fuori in maniera molto chiara. Ma anche questo è un primo fatto storico, che ci sia la “Deutsche Grammophon” che consegna un CD al Papa, edito dalla Cappella Sistina. E questo CD contiene, inoltre, un’esclusiva: contiene l’annuncio “Habemus Papam”, con il primo discorso che fece Papa Francesco, appena eletto. Il Papa ha ringraziato tanto e ha auspicato che questo lavoro possa continuare in maniera duratura. La Deutsche Grammophon, poi, ha fatto dono al Papa anche di un cofanetto con tutte le opere di Wagner, essendo il Papa un appassionato.

D. – Come sta cambiando la Cappella Sistina – se sta cambiando – con Papa Francesco?

R. – Esiste un’assoluta continuità tra Benedetto XVI e Papa Francesco, nel senso che lo stesso alto livello che Papa Benedetto XVI mi chiedeva, è il livello che mi chiede Papa Francesco. Faccio un esempio: con Papa Benedetto XVI, abbiamo iniziato un progetto ecumenico, per cui il 29 giugno di ogni anno la Cappella Musicale Pontificia canta unendosi a un prestigioso coro non cattolico. Abbiamo cominciato con il Coro anglicano di Westminster Abbey, nel 2012, con Papa Benedetto. Quando arrivò Papa Francesco, io gli presentai il progetto e con vigore fu ri-approvato e chiesto di portarlo avanti assolutamente, e così l’anno scorso abbiamo cantato con il Coro San Tommaso di Lipsia e quest’anno abbiamo cantato con il Coro del Patriarcato di Mosca e nel giugno 2015 canteremo con il Coro della Chiesa episcopaliana di San Tommaso di New York. Quindi, di per sé esiste un’assoluta continuità che in sostanza dice questo: che la musica, l’arte, possono arrivare dove talvolta la riflessione teologica e l’azione diplomatica non riescono ad arrivare. Quindi, noi possiamo rintracciare un percorso di unità nelle fonti comuni, e questo è interessantissimo per il discorso del dialogo ecumenico. Allora, la musica serve per un servizio ecclesiale; ecco quindi che si è messa a fuoco in maniera chiara l’identità della Cappella Musicale Pontificia, che prima di ogni altra cosa rende un servizio ecclesiale per l’evangelizzazione. La Santa Sede ha una cappella musicale non solo per fare un po’ di musica: non giustificherebbe l’investimento che fa la Santa Sede, per “fare un po’ di musica”. La Santa Sede ha una cappella musicale che rende un servizio ecclesiale attraverso la sua professionalità, il suo lavoro quotidiano, la sua ricerca del dettaglio, il suo studio professionale, che fa non per sé stessa ma per aiutare il dialogo ecumenico ed evangelizzare. Tutta l’attività concertistica della Cappella Musicale Pontificia ha il solo scopo dell’evangelizzazione. Si pensi all’ultima tournée che abbiamo fatto in Cina, nel mese di settembre, o a quella che abbiamo fatto a Mosca, per il dialogo con la Chiesa ortodossa. Ecco: credo che in questa dimensione, a cominciare da Papa Benedetto per arrivare a Papa Francesco, si sia messa a fuoco in maniera chiara l’identità di questa istituzione storica della Santa Sede.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La Facoltà di Teologia della Pontificia Università di Salamanca ha organizzato per questo, 16 ottobre, una Giornata di confronto sul tema “I linguaggi di Papa Francesco”. L’evento, che si terrà nella sede di Madrid dell’ateneo, vedrà anche la partecipazione del neo arcivescovo della capitale spagnola, mons. Carlos Osoro Sierra. Sull’idea alla base di questa giornata, Alessandro Gisotti ha intervistato il prof. Jacinto Núñez Regodón, decano della Facoltà di Teologia dell’Università di Salamanca:

R. – Io credo che una Facoltà di teologia debba sempre fare attenzione al messaggio del Santo Padre. Ci sembrava che ci si fossero già state tante presentazioni dell’“Evangelii Gaudium” e quindi abbiamo pensato che non sarebbe stato necessario fare una nuova presentazione di questa Esortazione apostolica, ma studiare invece il tema dei linguaggi del Papa. Perché? Perché ci sembra che i gesti del Papa siano importanti quanto il suo linguaggio. Sarebbe necessaria una ermeneutica di questi linguaggi. Anzitutto, io direi che questi linguaggi sono di tipo simbolico: per esempio quando il Papa dice “la Chiesa non è dogana”… Ci sembrava fosse necessaria una ermeneutica di questi linguaggi: non tanto i contenuti, ma l’ermeneutica del linguaggio del Papa.

D. – Il linguaggio di Papa Francesco è molto semplice, chiaro. Questo linguaggio arriva molto facilmente al popolo e il popolo capisce subito. I teologi come studiano poi questo linguaggio?

R. – Una Facoltà di teologia deve proprio fare una riflessione su quello che la gente sente, crede, dice, fa… In questo caso, se il linguaggio di un Papa è cosi chiaro e importante per la gente, la Facoltà deve fare lo sforzo di capire tutto l’orizzonte di questo linguaggio, perché un linguaggio che sia chiaro, sia diretto, non significa che non abbia molta profondità! E mi sembra che il linguaggio del Papa abbia proprio questa doppia caratteristica: da un lato è chiaro per la gente e dall’altro è un linguaggio profondo, simbolico, parabolico, ma molto profondo. In questo caso, la Facoltà porta questo linguaggio "in laboratorio" per studiare la profondità di questo linguaggio.

D. – Qual è l’obiettivo di questa giornata, che vedrà anche la partecipazione – con l’intervento di chiusura – del nuovo arcivescovo di Madrid, il cardinale Carlos Osoro Sierra?

R. – Noi abbiamo molta speranza in questa giornata accademica. Ci sarà molta, molta gente, forse fino a 400 persone… La nostra speranza è che questa giornata faccia capire meglio, conoscere meglio Papa Francesco e quindi sentirlo anche sempre più vicino. Io credo che forse ci sia il pericolo di osservare il Papa soltanto nella “prima faccia”, in quella che è la prima impressione, ma credo che tutta questa riflessione sui linguaggi ci permetterà di capire meglio quel senso profondo che ha il Santo Padre.

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Roma (ilsismografo.blogspot) Questo martedì 14 ottobre i follower dei 9 account Twitter di Papa Francesco hanno superato la rilevante cifra di 16 milioni. Gli account Twitter del Papa (@pontifex) avevano superato i 15 milioni di follower lo scorso 18 agosto in coincidenza con la conclusione del suo viaggio in Corea del Sud. L'ultimo traguardo importante fu raggiunto il 2 ottobre scorso quando i follower dell'account in italiano superarono i 2 milioni di follower.


Gli account di Papa Francesco con il maggiore numero di follower sono attualmente:
@pontifex_es (6 961 158  -  43,51%)
@pontifex (4 581 960 -  28,64% )
@pontifex_it (2 033 261    12,71%)


***
Portoghese - 1 172 931  (7,33%)
Francese - 308 222  (1,93%)
Latino - 287 604 (1,80%)
Polacco  - 280 702 (1,75%)
Tedesco - 217 627  (1,36%)
Arabo - 156 535 (0,98%)


Cronologia
(Otto account aperti il 12 dicembre 2012 - L'account in latino fu aperto il 17 gennaio 2013)
- 3 dicembre 2012
  Creazione di "#AskPontifex" per porre domande al Papa
- 12 dicembre 2012
  Lancio del primo tweet in 8 lingue
- 15 gennaio 2013
  Gli otto account raggiungono 2 milioni di follower
- 17 gennaio 2013
  Apertura dell'account in latino
- 19 febbraio 2013
  I nove account raggiungono i 3 milioni di follower
- 28 febbraio 2012
 (ultimo giorno del pontificato di Benedetto XVI - I nove account superano largamente i 3 milioni di follower) - Sospensione momentanea degli account.
- 13 marzo 2013
  Elezione di Papa Francesco.
- 17 marzo 2013
  Primo tweet di Papa Francesco (I nove account ripartono con 3.300.000 follower)
- 19 marzo 2013
  I nove account superano i 4 milioni di follower
- 4 aprile 2013
  I nove account superano i 5 milioni di follower
- 29 aprile 2013
  I nove account superano i 6 milioni di follower
- 19 giugno 2013
 I nove account superano i 7 milioni di follower
- 28 luglio 2013
 I nove account superano i 8 milioni di follower
- 3 settembre 2013
 I nove account superano i 9 milioni di follower
- 26 ottobre 2013
 I nove account superano i 10 milioni di follower
- 12 dicembre 2013
Primo anno degli account Twitter del Papa
- 27 dicembre 2013
 I nove account superano gli 11 milioni di follower
- 23 febbraio 2014
 I nove account superano i 12 milioni di follower
- 17 marzo 2014
 Un anno dal primo tweet di Papa Francesco
- 5 aprile 2014
 I follower in lingua portoghese superano il milione
- 16 aprile 2014
 I nove account superano i 13 milioni di follower
- 3 maggio 2014
 I follower in lingua inglese superano i 4 milioni
- 25 maggio 2014
 I follower in latino superano i 250.000
- 17 giugno 2014
 I nove account superano i 14 milioni
- 24 giugno 2014
 I follower in lingua spagnola superano i 6 milioni
- 14 luglio 2014
 I follower in lingua tedesca superano i 200.000
- 14 agosto 2014
 I follower in polacco superano i 250.000
- 18 agosto 2014
 I nove account superano i 15 milioni di follower
- 2 ottobre 2014
I follower in lingua italiana superano i 2 milioni
-14 ottobre 2014

I nove account superano i 16 milioni di follower

di Michel Dorais

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La Libreria Editrice Vaticana (Lev) ha pubblicato il volume “Interviste e conversazioni con i giornalisti”, che raccoglie in ordine cronologico tutte le interviste rilasciate da Francesco. Il volume è a cura del direttore della Lev, don Giuseppe Costa. Nel servizio di Alessandro Gisotti, il commento di due “intervistatori del Papa”, Franca Giansoldati del “Messaggero” e Andrea Tornielli de “La Stampa”:

Sono passati 50 anni da quando Alberto Cavallari intervistò Paolo VI per il Corriere della Sera, la prima volta di un'intervista a un Vescovo di Roma. Da allora i Pontefici non si sono sottratti a questa modalità di comunicazione che è diventata sempre più importante per capire l’uomo oltre il Papa. “Con l’avvento di Papa Francesco – rileva don Costa – è subito apparso ai giornalisti (e non) che l’intervista potesse essere il genere a lui più congeniale”. Un pensiero che trova conferma nella testimonianza di Franca Giansoldati, vaticanista del Messaggero:

R. – Quel pomeriggio, credo che lo ricorderò a lungo perché sono entrata a Santa Marta con una scaletta di domande precise, che riguardavano soprattutto Roma perché era stato concordato che al centro dell’intervista ci fosse il rapporto di Papa Bergoglio con la città di Roma. Quindi, non dimenticherò quel pomeriggio perché praticamente tutto l’impianto che avevo in testa è saltato in cinque minuti: infatti, già dalla prima domanda Bergoglio mi ha spiazzato perché ha detto candidamente che con la città di Roma non ha grande familiarità: “Guardi, io non conosco tanto Roma”, e a quel punto, è saltato subito l’impianto delle domande che avrei dovuto fargli ed è diventata una conversazione: una conversazione libera, una conversazione profonda. Non voglio mancare di rispetto, però sembrava una conversazione tra amici, perché ad un certo punto lui faceva le domande a me, io lo interrompevo … una cosa che non avrei mai dovuto fare, però lo interrompevo mentre lui mi parlava, magari per chiedergli meglio, o avere delle precisazioni su un concetto che stava illustrando …

D. – Si può dire che anche nelle interviste si vede come Francesco creda nella cultura dell’incontro? Cioè, non solo lui dà a chi ha come interlocutore, ma anche riceve?

R. – Il dono di questo Papa nell’incontro umano è un dono particolare, che è quello dell’empatia: riesce ad entrare direttamente nell’altra persona, nell’interlocutore che ha davanti; riesce ad arrivare al nucleo delle persone come se ti conoscesse … cioè, mi sembrava veramente di parlare con una persona che conoscessi bene!

D. – Cosa ti ha colpito della sua modalità di comunicazione?

R. – In questi giorni, al Sinodo, lui ha detto ai Padri sinodali di seguire la parresia: è proprio la schiettezza, la franchezza, il parlare senza orpelli … Per esempio, non vergognarsi nel dire: “Io non conosco Roma”: non è semplice per un Papa ammettere di non avere familiarità con una città per la quale lui ha un ruolo istituzionale così importante. Insomma, la franchezza, l’immediatezza, la spontaneità.

E sulla spontaneità di Francesco che rompe gli schemi si sofferma anche il vaticanista de La Stampa, Andrea Tornielli, che conosce Jorge Mario Bergoglio dagli anni in cui era arcivescovo di Buenos Aires:

R. – Era la prima volta che, non soltanto intervistavo a tu per tu, lungamente, - perché l’intervista è durata un’ora e mezza – un Papa, ma era anche la prima volta che avevo l’occasione di pranzare a tu per tu con un Papa. Era, dunque, un insieme di prime volte. Devo dire che, al di là delle emozioni e delle preoccupazioni iniziali, come avere almeno due registratori, perché con un Papa non si dovrebbe ricostruire a memoria... poi è cambiato tutto e c’è stata come sempre la sua semplicità, la sua spontaneità, che era quella che peraltro io avevo conosciuto, intervistandolo quand’era cardinale. Un attimo dopo che ci siamo seduti, quindi, mi ha messo totalmente a mio agio, anche se si trattava di fare domande, che entravano sia nel cuore di temi importanti per la fede, ma che riguardavano anche l’ecumenismo o le riforme della Curia, temi dibattuti e di attualità.

D. – Da arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio concedeva poche interviste, non aveva un rapporto – come dire – continuativo con la stampa. Vediamo invece un Papa Francesco a suo agio da subito, un "grande comunicatore" come si diceva di Giovanni Paolo II. Che cosa è cambiato?

R. – Certo, questo è un dato di fatto che si vede. Io credo che l’essere eletti alla sede episcopale di Roma, evidentemente porta anche uno stato di grazia. Non so come definirlo diversamente. Certo è avvenuto un cambiamento: questa capacità, infatti, di comunicare e anche – cosa che colpisce – la capacità di unire sempre gesto e parola. Credo questo sia ciò che la gente capisce. Le persone ascoltano molto volentieri la novità più straordinaria del Pontificato che, secondo me, sono le omelie mattutine a Santa Marta, e vedono lui, seguono i suoi gesti e percepiscono di essere di fronte ad un testimone autentico del Vangelo, prima dai gesti che dalle parole. E la parola è sempre, mi sembra, semplice, efficace, diretta, ma altrettanto profonda e, quando si leggono tutte insieme le omelie di Santa Marta, si vede anche profondamente radicata nel Vangelo.

D. – Che spazio hanno nel magistero di Papa Francesco queste interviste?

R. – Sono l’occasione per far passare qui e là in ogni risposta uno sguardo sulla realtà, sulla vita della Chiesa e sul Vangelo che, talvolta, spiazza e che mette in discussione anche certi schemi sempre prefissati che ci facciamo. Credo, dunque, che in questo senso certamente non possiamo chiamarle “magistero”, ma emerge anche in quelle, anche nelle risposte, uno sguardo interessante sulla realtà, che ci fa capire meglio sia il Papa sia come intende, vive e testimonia il Vangelo.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) -  E’ in rete il sito web della visita che Papa Francesco compirà nello Sri Lanka dal 13 al 15 gennaio prossimo (www.popefrancissrilanka.com ).

Il sito in lingua inglese, oltre a una biografia e ad alcune foto del Santo Padre, contiene informazioni riguardanti la Chiesa srilankese e i messaggi di benvenuto del cardinal Ranjith, presidente della Conferenza episcopale del Paese, e del nunzio apostolico, mons. Pierre Nguyên Van Tot.

Accanto al logo una scritta riproduce il motto della visita: "Dimorare nell'amore" (Abide in love). Da qui al 13 gennaio, il sito sarà aggiornato regolarmente con le ultime notizie sui preparativi della visita.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - In vista della prossima visita pastorale del Papa nelle Filippine, prevista dal 15 al 19 gennaio 2015, sarà organizzato nel Paese asiatico un incontro teso a migliorare l’approccio e l’utilizzo di nuove tecnologie informatiche, invitando  a considerare  i social network come ”uno strumento di missione e mezzo di  incontro con gli altri”.

L’idea nasce dal movimento giovanile cattolico Filippino “Youth Pinoy”,  appassionato di missione on line,  che - supportato dalla Conferenza episcopale – ha dato vita al “Catholic social media summit 3.0”. L’incontro, previsto per il 13 e 14 settembre – riferisce l’agenzia Asianews - è alla sua terza  edizione, avrà luogo  nel  Centro di formazione  e sviluppo di Lingayen, nell’ isola di Luzon.

Al  Social media summit  parteciperanno più di 1.500 delegati di diversi Paesi del mondo, tra cui  il presidente dei vescovi filippini,   mons. Socrates B. Villegas arcivescovo di Lingayen  e il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila. Scopo del  summit  è quello di promuovere  l’uso dei social network non solo come interfaccia personale che  cela sovente l’insicurezza dell’uomo,  ma come uno strumento che promuova la  pace e permetta di ascoltare ed essere ascoltati e di essere aiutati, così come insegna Papa  Francesco: “Non è sufficiente essere passanti sulle autostrade digitali, semplicemente ‘collegati’, le connessioni devono crescere in incontri veri”. (M.B.)

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