Chiesa e Comunicazione

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Si rinnova, anche quest’anno, l’appuntamento con le Giornate salesiane di studio sul messaggio che il Papa ha consegnato per XLIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (17 maggio 2015) sul tema: “Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore”.

L’iniziativa, giunta alla sua IV edizione, vedrà i giovani Salesiani (SDB) e Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) in formazione inziale radunati, venerdì 17 e sabato 18 aprile, presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.

Le Giornate salesiane di comunicazione - a partire dal messaggio che il Pontefice rilascia per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali - mirano a favorire una occasione d’incontro e di formazione tra giovani religiosi salesiani; promuovere la formazione alla Comunicazione Sociale nelle fasi della formazione iniziale; abilitare i giovani religiosi, insieme ai loro formatori e formatrici, alla consapevolezza dell’autoformazione e dell’importanza della Comunicazione sociale nella missione.

I lavori di venerdì pomeriggio si apriranno con una tavola rotonda dove interverranno la prof.ssa Elisa Manna (del Centro Studi Investimenti Sociali dell’Italia - Censis), che presenterà il ritratto di famiglia che emerge dalle analisi sociologiche, e la famiglia Diella che, alla luce del messaggio del Papa, racconterà la propria esperienza di comunicazione familiare.

Seguiranno le sessioni parallele, animate da esperti, che proporranno ai partecipanti di approfondire il tema del messaggio in vari ambiti e prospettive:

Comunicare la famiglia: è possibile in una casa famiglia?
Comunicare la famiglia nella pastorale familiare
Comunicare la famiglia in contesti familiari difficili
Comunicare la famiglia nelle nostre comunità religiose
Il Sinodo sulla famiglia, contenuto e metodo
La comunicazione nella formazione alla Vita Consacrata.

La serata si concluderà con un incontro di preghiera ispirato al percorso di educazione e formazione insito nel messaggio del Papa.
 
Nella mattinata di sabato 18 aprile, i giovani religiosi salesiani parteciperanno ai laboratori che offriranno alcuni aiuti su come è possibile comunicare la famiglia attraverso vari media, social network e canali comunicativi.

Sarà possibile seguire in diretta streaming sui seguenti url (i link saranno attivi nel giorno della relativa diretta)

Venerdì 17 aprile

la tavola rotonda, ore 15.00 - 17.30 (UTC/GMT + 2 / CEST)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=v8_ZLqRIS1w 
 
una sessione parallela, 17.45 - 19.30 (UTC/GMT + 2 / CEST)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=YKPHbOj89fY 
 
Sabato 18 aprile

condivisione e conclusioni finali 15.00- 17.00 (UTC/GMT + 2 / CEST)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CAA_ybkhqA0

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Città del Vaticano (osservatoreromano.va) - L’editrice La scuola pubblica Buon pranzo! (Brescia, 2015, pagine 211, euro 12,50) raccolta ragionata delle riflessioni pronunciate dia Papa Francesco durante gli Angelus domenicali.

L’onda di simpatia, suscitata da Papa Francesco nella Chiesa e nel mondo - scrive Bruno forte nell’introduzione - è stata ed è oggetto di valutazioni diverse, perfino di un conflitto delle interpretazioni: c’è chi coglie nel messaggio di questo Papa e nell’entusiasmo che accende i segni di una rinnovata primavera della fede; c’è chi vede emergere nostalgie ingenue e rischiose di pauperismo evangelico; c’è chi riconosce nel consenso che diversi manifestano i rigurgiti di un mai sopito affetto antiromano, pronto a identificare nel vescovo di Roma, «venuto quasi dalla fine del mondo», soprattutto il promotore di una riforma radicale della macchina curiale.

Personalmente mi sento in sintonia con chi legge nel pontificato di Francesco uno straordinario tempo di grazia e di speranza per tutti, in continuità con ciò che era stato preparato dalla riforma spirituale voluta da Benedetto XVI, anche se con caratteristiche differenti. Tre elementi mi sembrano entrare in gioco nel modo di essere e di comunicare di Papa Francesco, tali da fargli raggiungere ampiamente e in profondità il cuore di tutti: il linguaggio del suo stile di vita; la forza di un vocabolario nuovo; e la capacità di sorprendere.

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Italia (ilsismografo.blogspot.it) Dopo aver raggiunto, il 18 gennaio scorso, i 18 milioni di follower, ora, 36 giorni dopo, gli account Twitter di Papa Francesco, @pontifex e le sue declinazioni linguistiche, alle ore 18.08 hanno superato complessivamente i 19 milioni. Il traguardo raggiunto conferma un trend piuttosto inedito poiché in pratica si consolida un dato rilevante: ogni 40/45 giorni i 9 account Twitter del Pontefice "guadagnano" un milione di follower, fenomeno non riscontrabile in altri casi. La media mensile, dal 12 dicembre 2012 al 23 febbraio 2015 (26 mesi), è superiore a 730.000 nuovi follower. E' interessante registrare che nelle ultime settimane, e con l'avvicinarsi della GMG 2016 in Cracovia (Polonia), i follower in lingua polacca crescono costantemente al punto di essere oggi, a sorpresa, il quinto account più "frequentato" dopo lo spagnolo, l'inglese, l'italiano e il portoghese.

1) Spagnolo = 8.120.725
2) Inglese = 5.584.359
3) Italiano = 2.504.756
4) Portoghese = 1.305.219
5) Polacco = 371.028
6) Francese = 352.193
7) Latino = 327.305
8) Tedesco = 247.208
9) Arabo = 187.242
Totale = 19.000.035

Cronologia
- 3 dicembre 2012
  Creazione di "#AskPontifex" per porre domande al Papa
- 12 dicembre 2012
  Lancio del primo tweet in 8 lingue
- 15 gennaio 2013
  Gli otto account raggiungono 2 milioni di follower
- 17 gennaio 2013
  Apertura dell'account in latino
- 19 febbraio 2013
  I nove account raggiungono i 3 milioni di follower
- 28 febbraio 2012
 (ultimo giorno del pontificato di Benedetto XVI - I nove account superano largamente i 3 milioni di follower) - Sospensione momentanea degli account.
- 13 marzo 2013
  Elezione di Papa Francesco.
- 17 marzo 2013
  Primo tweet di Papa Francesco (I nove account ripartono con 3.300.000 follower)
- 19 marzo 2013
  I nove account superano i 4 milioni di follower
- 4 aprile 2013
  I nove account superano i 5 milioni di follower
- 29 aprile 2013
  I nove account superano i 6 milioni di follower
- 19 giugno 2013
 I nove account superano i 7 milioni di follower
- 28 luglio 2013
 I nove account superano i 8 milioni di follower
- 3 settembre 2013
 I nove account superano i 9 milioni di follower
- 26 ottobre 2013
 I nove account superano i 10 milioni di follower
- 12 dicembre 2013
Primo anno degli account Twitter del Papa
- 27 dicembre 2013
 I nove account superano gli 11 milioni di follower
- 23 febbraio 2014
 I nove account superano i 12 milioni di follower
- 17 marzo 2014
 Un anno dal primo tweet di Papa Francesco
- 5 aprile 2014
 I follower in lingua portoghese superano il milione
- 16 aprile 2014
 I nove account superano i 13 milioni di follower
- 3 maggio 2014
 I follower in lingua inglese superano i 4 milioni
- 25 maggio 2014
 I follower in latino superano i 250.000
- 17 giugno 2014
 I nove account superano i 14 milioni
- 24 giugno 2014
 I follower in lingua spagnola superano i 6 milioni
- 14 luglio 2014
 I follower in lingua tedesca superano i 200.000
- 14 agosto 2014
 I follower in polacco superano i 250.000
- 18 agosto 2014
 I nove account superano i 15 milioni di follower
- 2 ottobre 2014
I follower in lingua italiana superano i 2 milioni
-14 ottobre 2014
I nove account superano i 16 milioni di follower
- 18 ottobre
I follower in lingua spagnola superano i 7 milioni
- 4 dicembre 2014
I follower in latino superano i 300.000
- 12 dicembre 2014
Secondo anniversario del lancio dei primi tweet firmati Papa Benedetto XVI
- 13 dicembre 2014
I follower dei 9 account superano i 17 milioni
- 17 gennaio 2015
Secondo anno dell'account in latino
- 18 gennaio 2015
I follower dei 9 account superano i 18 milioni
- 9 febbraio 2015
I follower in spagnolo superano gli 8 milioni
- 23 febbraio 2015
I follower dei 9 account superano i 19 milioni.

di Michel Dorais

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “Esclusi. Nelle periferie esistenziali con Papa Francesco”. È il nuovo libro di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e referente per il Medio Oriente di Pax Christi Italia, e Betta Tusset, del punto pace Pax Christi di Venezia, presentato in questi giorni alla Libreria Paoline Multimedia di Roma. “Ma cosa sono queste periferie di cui continua a parlare Papa Francesco?”, si chiede Gaetano - uno dei personaggi del libro – mentre va a prestare servizio di volontariato nella sua nuova parrocchia, in un quartiere multietnico di una nebbiosa città del nord Italia. Tra testimonianza e romanzo, si vuole direttamente dare voce alla ‘carne di Cristo’, perché in ogni ‘scarto dell’umanità’ c’è qualcuno da ascoltare e da amare. Cosa ha spinto dunque gli autori a scrivere questo libro? Giada Aquilino li ha intervistati. Cominciamo, con don Nandino Capovilla:

Don Capovilla – Le piaghe che Papa Francesco dice di toccare e quindi stare con i poveri. Ecco, le storie da queste ‘periferie esistenziali’, storie di poveri senza dimora che ci condizionano poi anche nelle nostre scelte di fede e soprattutto ci chiamano a condividere e quindi a ‘far saltare’ anche gli schemi dell’assistenza.

D. – Betta, nel libro c’è un personaggio immaginario e tante storie: di cosa si parla?

Tusset – Si parla innanzitutto di relazioni che si instaurano tra le persone, tra i volontari che fanno un gesto semplice offrendo la colazione la domenica mattina in una qualsiasi parrocchia di una qualsiasi periferia italiana e la gente che ha bisogno, verso cui ci si china. Quello che abbiamo cercato di evidenziare nel libro è che, partendo da un piccolo gesto, ci si allarga a conoscersi e a condividere, a raccontarsi vicendevolmente, quindi a tornare ad essere gli uni per gli altri semplicemente persone. E nel libro poi c’ è un personaggio che non esiste, un personaggio inventato: Gaetano, che è un volontario che ci rappresenta un po’ tutti; fa fatica ad accettare le storie di queste persone, perché le giudica innanzitutto e pensa che se hanno sbagliato – come dice lui – perché poi le si deve accogliere a braccia aperte? Non basta, forse, semplicemente chinarsi verso di loro e dare loro il necessario? Perché anche ascoltarli?

D. – Perché? Da dove arriva la risposta, don Nandino?

Don Capovilla – La risposta è sempre esattamente nella nostra umanità condivisa, riconosciuta. Per strada, in autobus, quando vediamo una persona che vive nel disagio - che appunto è un povero, un senza fissa dimora, una persona che, diremmo, sta di là, sull’altro lato della strada - bisogna scoprire e partire dal punto di vista che è esattamente un nostro fratello. E, allora, ecco che prima di tutto bisogna attivare l’ascolto e poi far sì che sia possibile, proprio dall’ottica delle periferie, cominciare a guardare la storia in modo diverso, con i loro occhi.

D. – Ci sono storie di dolore, di abbandono, di ‘scarto’, come dice Papa Francesco: lo ha ribadito anche nel suo ultimo viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine. Quali realtà avete colto e raccontato, Betta?

Tusset  – Sono storie che partono dalla mancanza di lavoro, partono da un disagio psicologico, a volte psichiatrico, dalla tossicodipendenza; poi ci sono storie di persone che magari arrivano da più lontano e che hanno sofferto i problemi collegati alla guerra, alla fame dell’Africa, al fuggire da realtà durissime per arrivare qui e, magari, essere accolte in maniera anche sbagliata; e infine, anche storie di fragilità che si incontrano e che poi fanno fatica a trovarsi, come quelle, ad esempio, delle nostre badanti. L’unica donna che è raccontata in questo libro è proprio una signora dell’est europeo, Romana, che improvvisamente - avendo perso l’affetto che la legava qui, una delle nostre persone anziane che accudiva - si è trovata a perdere la famiglia che l’aveva accolta e, con questa, la casa e il lavoro, a non riuscire più a risalire la china e a non riuscire più neppure ad avere la forza di ritornare in patria, perché la sua dignità di donna lavoratrice da tanto tempo non lo ha permette.

D. - Come poi dalla realtà parrocchiale si può uscire fuori e andare verso l’altro, don Nandino?

Don Capovilla – E’ assolutamente necessario riscrivere, continuamente, quei percorsi di solidarietà delle nostre città, le reti che ci impegnano prima di tutto come cittadini prima che come credenti, proprio per generare inclusione, ascolto, possibilità di spazi. Dal libro, per esempio, è nata un’esperienza di superamento di chiusura delle biblioteche cittadine. Nelle istituzioni, da cittadini e da cristiani, ci mettiamo ad inventare, con creatività, soluzioni nuove perché davvero da questi cittadini “a metà”, come dice Papa Francesco, si possa avere tutti gli stessi diritti nella stessa città.

D – Don Nandino, voi come Pax Christi, spesso siete usciti dalla realtà parrocchiale per andare ad esempio nei Territori palestinesi. Lì ci sono persone ‘escluse’, nel senso di escluse dalla pace: cosa manca per arrivare alla pace tra israeliani e palestinesi oggi?

Don Capovilla – La mancanza di giustizia, la mancanza di un sussulto per i popoli del Medio Oriente, in particolare, i popoli oppressi, come quello palestinese da un’occupazione militare, da una colonizzazione che mette in dubbio anche il progetto di una soluzione di due Stati per due popoli. E, da parte nostra, deve esserci un sussulto sul riconoscimento dei percorsi che possono portare alla pace: in questo caso, in questi giorni, anche dal nostro Parlamento italiano, per un riconoscimento dello Stato di Palestina, come l’Europa ha già fatto.

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Vi proponiamo la lettura di una interessante riflessione di Alessandro Gisotti, Vice Capo Redattore alla Radio Vaticana, pubblicata sul sito Firenze2015.it (Progetto web ufficiale del 5° Convegno Ecclesiale Naizonale)

L’omelia “social” di Santa Marta

 (www.firenze2015.it) - È possibile incontrare Gesù su Facebook? Sicuramente è possibile incontrare la sua Parola. E Papa Francesco offre un contributo fondamentale a questo scopo. A convincermi di questa nuova possibilità di colloquio con il Risorto – per riprendere Paolo VI nell’Ecclesiam Suam – non è stato tanto uno studio “a freddo” dei social network, quanto un’esperienza “a caldo” di questa nuova dimensione del vivere quotidiano di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Al riguardo, sembra particolarmente significativo quanto succede giornalmente con le omelie pronunciate dal Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta.

Come è noto, a queste celebrazioni partecipano di volta in volta poche decine di persone. L’omelia, per volontà del Pontefice, non è pubblicata integralmente. Tuttavia – grazie ai servizi di sintesi della Radio Vaticana prima e agli articoli dell’Osservatore Romano poi – le parole pronunciate da Francesco travalicano le mura della piccola cappella della Domus Sanctae Marthae per raggiungere velocemente un grandissimo numero di persone e comunità. E questo grazie soprattutto a Internet, in particolare alle reti sociali. Un processo di cui sono osservatore privilegiato, essendo uno dei tre redattori della Radio Vaticana che ha il compito di curare i servizi sulle “omelie di Santa Marta”.

Una semplice analisi cronologica di una “giornata tipo” mostra quanto la Rete sia uno straordinario e spontaneo amplificatore del microfono posto davanti alla bocca del Pontefice, alle 7 del mattino, per la Messa. La prima edizione dell’emittente vaticana che dà conto con un breve servizio (circa un minuto e mezzo) dell’omelia è alle ore 12, mentre una sintesi più ampia (intorno ai 3 minuti) viene trasmessa alle ore 14. La pubblicazione del servizio sul sito Internet della Radio (testo e audio) avviene invece, mediamente, tra le 10.30 e le 11. Quindi, almeno un’ora prima della messa in onda.

Si tratta di un tempo straordinariamente lungo per la comunicazione istantanea e “virale” che contraddistingue il Web. Uno spazio temporale in cui, quotidianamente, si ripete il “miracolo” di una rilettura globale del Vangelo del giorno da parte del Popolo di Dio, innescata dalla riflessione del Successore di Pietro. Qualcosa di assolutamente inedito che, da una parte, incarna perfettamente il binomio vescovo-popolo che sta al centro della visione di Chiesa di Jorge Mario Bergoglio; dall’altra, dimostra in modo eclatante come anche l’ambiente digitale possa essere terreno fecondo per la fioritura di un “nuovo umanesimo” fondato sul messaggio sempre vivo di Gesù Cristo.

Si resta sempre colpiti nel riscontrare come, pochi minuti dopo la pubblicazione della sintesi dell’omelia sul sito della Radio Vaticana, si metta in moto sui social network una conversazione globale sulle parole del Papa e dunque, in definitiva, sulla Parola di Dio. È come se Facebook, Twitter diventassero idealmente il piazzale antistante Casa Santa Marta, dove i partecipanti alla Messa di Francesco si riuniscono, dopo la celebrazione, per commentare quanto ascoltato. C’è chi, condividendo il link al servizio, mette l’accento su un passaggio, chi su un altro. Chi si rallegra per una formula particolarmente efficace, chi invece (non tanti, ma ci sono) trova inadeguato il linguaggio utilizzato dal Vescovo di Roma, a cui si chiede “maggiore autorevolezza”. C’è anche chi sovrappone una “frase forte” dell’omelia ad un’immagine che richiama l’attualità, dalla condizione dei cristiani perseguitati all’impegno per ridare dignità ai poveri.

Di certo, pochi tra gli abitatori del Continente digitale – e questo vale anche per i “lontani” dalla Chiesa – possono dire di rimanere del tutto indifferenti al messaggio che è stato “spedito” la mattina da Santa Marta, perché quel messaggio è stato fatto proprio, elaborato e “rispedito” da tantissime persone in una sorta di tam tam digitale. Insomma, come ha osservato il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, Papa Francesco più che comunicare “crea eventi comunicativi”. Non è il protagonista solitario di una storia, siamo tutti coprotagonisti. Vescovo e popolo, appunto.

Ma come è possibile, tuttavia, che le omelie di un Pontefice, che quando era arcivescovo di Buenos Aires neppure utilizzava Internet, abbiano un così grande successo nell’agorà digitale? Una prima possibile risposta la dà Francesco stesso quando nell’Evangelii Gaudium sottolinea che un’omelia dovrebbe sempre contenere “un’immagine, un’idea, un sentimento”. Effettivamente, il linguaggio fluido, espressivo, per certi versi immaginifico di Bergoglio sembra proprio essere adatto ad una comunicazione semplice e immediata (e per immagini) come quella della Rete.

D’altro canto, già Benedetto XVI – il Papa che ha avuto il merito e la lungimiranza di portare la Santa Sede sui social network – rilevava, nel 2011, che la Chiesa è chiamata “a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone, che possono essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo”. Quando Papa Francesco parla dei “cristiani da salotto” o della Chiesa “madre e non baby-sitter”, tutti capiamo cosa sta dicendo perché ritroviamo tali esempi nel nostro vissuto quotidiano. E in questo si coglie anche quell’empatia che il Papa ha indicato ai vescovi dell’Asia, incontrati in Corea, come via privilegiata di annuncio del Vangelo. C’è poi un altro elemento “strutturale” che rende il linguaggio di Francesco web-friendly. Quando parla a braccio – come nelle omelie a Santa Marta – le sue frasi sono brevi, con poche subordinate e di facile memorizzazione. E’ come se fossero pronte per un tweet o per un post su Facebook.

Il linguaggio gioca quindi un ruolo importante, ma non sarebbe sufficiente a decretarne il “successo” se più in profondità non si riconoscesse al pastore Bergoglio la volontà di incontrare l’altro chiunque esso sia. Di più: a farsi prossimo a tutti e ad ognuno senza timori. Per Papa Francesco, come ha sottolineato parlando ai vescovi brasiliani in occasione della Gmg di Rio de Janeiro, “serve una Chiesa in grado di far compagnia, di andare al di là del semplice ascolto; una Chiesa che accompagna il cammino mettendosi in cammino con la gente”. E’ questo il progetto che Francesco chiama a costruire tutti assieme e i nuovi areopaghi digitali possono essere uno spazio importante di realizzazione, soprattutto per le nuove generazioni. Come ha scritto nel suo primo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, i social network “sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione e riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo”. Ed ha invocato “energie fresche e un’immaginazione nuova” per affrontare “la rivoluzione dei mezzi di comunicazione”.

Sono, queste affermazioni, profondamente in consonanza con quelle contenute in un documento di dieci anni fa, che a rileggerlo oggi assume il carattere della profezia. Il riferimento è alla Lettera apostolica di San Giovanni Paolo II, Il Rapido Sviluppo, indirizzato agli operatori delle comunicazioni sociali, e pubblicato nel gennaio 2005. In questo che è l’ultimo grande documento magisteriale prima della morte, Karol Wojtyla scrive che il fenomeno delle comunicazioni sociali “spinge la Chiesa ad una sorta di revisione pastorale e culturale”. E annota, con toni simili al suo successore gesuita, che “i media si rivelano una provvidenziale opportunità per raggiungere gli uomini in ogni latitudine, superando barriere di tempo, di spazio e di lingua, formulando nelle modalità più diverse i contenuti della fede”. In un tempo nel quale Facebook era nato da pochi mesi e Twitter era ancora lontano dal nascere, Giovanni Paolo II prevede che Internet non solo fornirà “risorse per una maggiore informazione”, ma abituerà le persone “ad una comunicazione interattiva”.

“Non abbiate paura delle nuove tecnologie! Esse – assicura Papa Wojtyla – sono tra le cose meravigliose – che Dio ci ha messo a disposizione”. Internet è “un dono di Dio”, gli farà eco 9 anni dopo Papa Francesco. Un dono che i comunicatori sono chiamati a custodire e valorizzare per il bene dell’uomo.

di Alessandro Gisotti

Vice-caporedattore alla Radio Vaticana

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - E’ nella famiglia che si insegna e si impara a comunicare. E’ il cuore del messaggio del Papa, presentato oggi,  in occasione della 49.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali dal tema “Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore” che si celebra il prossimo 17 maggio. Servizio di Francesca Sabatinelli

E’ partendo dai due Sinodi sulla famiglia, quello straordinario, nell’ottobre scorso, e quello ordinario, il prossimo ottobre, che il Papa articola il suo Messaggio fondato sulla famiglia “primo luogo dove impariamo a comunicare” spiega Francesco, sin dal grembo materno “prima ‘scuola’ di comunicazione fatta di ascolto e contatto corporeo”.

La famiglia scuola di perdono
L’incontro mamma-bambino è “la nostra prima esperienza di comunicazione” che accomuna tutti.  E’ in famiglia che si impara a parlare, ad usare le parole, ed è in famiglia che si trasmette la preghiera, “dimensione religiosa della comunicazione”. In famiglia, scrive il Papa, si capisce “che cosa è veramente la comunicazione come scoperta e costruzione di prossimità”. E’ la famiglia, inoltre, che “diventa una scuola di perdono”,  perché è laddove volendosi bene che si sperimentano limiti “propri e altrui”. “Non esiste la famiglia perfetta, dice il Papa, ma non bisogna avere paura dell’imperfezione, della fragilità, nemmeno dei conflitti; bisogna imparare ad affrontarli in maniera costruttiva”.

Messaggio per le famiglie disabili
Anche il perdono “è una dinamica di comunicazione”, attraverso la quale il bambino che impara “ad ascoltare gli altri, a parlare in modo rispettoso, esprimendo il proprio punto di vista senza negare quello altrui, sarà nella società un costruttore di dialogo e di riconciliazione”. Francesco richiama l’esperienza delle famiglie con figli disabili, il deficit può indurre a chiudersi, ma con l’amore della famiglia, così come degli amici, può diventare “stimolo ad aprirsi, a condividere, a comunicare in modo inclusivo; e può aiutare la scuola, la parrocchia, le associazioni a diventare più accoglienti verso tutti, a non escludere nessuno”.

Famiglia: scuola di comunicazione come benedizione
Anche in un mondo dove le chiacchiere e le maldicenze inquinano, “la famiglia può essere una scuola di comunicazione come benedizione”. Anche quando possono prevalere odio e violenza, quando “le famiglie sono separate tra loro da muri” anche dettati da pregiudizio e risentimento, è allora che benedire, visitare e accogliere diventano il modo per “testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza”.

I media devono sempre rendere possibile l'incontro
Francesco si sofferma sui mezzi di comunicazione per eccellenza, i media oggi “ormai irrinunciabili” che possono ostacolare la comunicazione, in famiglia e tra famiglie, se significano “sottrarsi all’ascolto, isolarsi dalla compresenza fisica” ma possono anche favorirla se “aiutano a raccontare e condividere, a restare in contatto con i lontani, a ringraziare e chiedere perdono, a rendere sempre di nuovo possibile l’incontro”. E’ così che si potrà orientare il proprio rapporto con le tecnologie anziché farsi “guidare da esse”.

La famiglia non è un terreno per combattere battaglie ideologiche
I genitori sono i primi educatori, spiega il Papa, ma vanno affiancati dalla comunità cristiana perché “sappiano insegnare ai figli a vivere nell’ambiente comunicativo secondo i criteri della dignità della persona umana e del bene comune”. Ed ecco che si arriva alle sfide di oggi: “reimparare a raccontare, non semplicemente produrre e consumare informazione”, che spesso semplifica, contrappone le differenze e le visioni diverse, anche schierandosi, “anziché favorire uno sguardo d’insieme”. La famiglia, è la conclusione, “non è un oggetto sul quale si comunicano delle opinioni o un terreno sul quale combattere battaglie ideologiche, ma un ambiente in cui si impara a comunicare nella prossimità e un soggetto che comunica, una ‘comunità comunicante’”.

Famiglia: luogo dove imparare a comunicare l'amore ricevuto e donato
La famiglia “continua ad essere una grande risorsa, e non solo un problema o un’istituzione in crisi”, aldilà di come tendono a volte a presentarla i media, quasi fosse un modello “astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che una realtà concreta da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno contro qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato”. La famiglia più bella “è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli”. “Non lottiamo per difendere il passato, è la conclusione, ma anche il richiamo del Papa, ma lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il futuro”.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Il Papa durante il colloquio con i giornalisti di ritorno dalle Filippine, parlando della “colonizzazione ideologica”, ha suggerito la lettura del libro “Il Padrone del Mondo” di Robert Benson per capire cosa intendesse dire. Un'opera d'inizio '900 che descrive l'instaurazione, nel 2000, di una dittatura di stampo umanitarista, che predica la tolleranza universale per tutti, tranne che per la Chiesa, che viene perseguitata. Ce ne parla Massimiliano Menichetti:

La dittatura del pensiero unico
Anglicano, quarto figlio dell’arcivescovo di Canterbury, Robert Benson, si converte al cattolicesimo e nel 1907 scrive “The Lord of the World”, “Il Padrone del mondo”. Testo visionario in cui si concretizza la battaglia finale tra il bene ed il male. Da una parte il trentatreenne Giuliano Felsenburgh che evita lo scontro tra Occidente ed Oriente, acclamato poi presidente d’Europa che instaurerà di fatto la dittatura del pensiero unico; dall’altra gli si oppone il sacerdote Percy Franklin, anche lui 33 anni, che diventerà Papa. Claudio Siniscalchi, docente all’Università Lumsa di Roma nel corso di lingue e culture moderne:

R. - Giuliano è la materializzazione dell’anticristo. Promette l’abolizione di ogni preoccupazione: non ci sarà più guerra, non ci sarà più violenza, non ci sarà più povertà… Si presenta come colui che, sotto le sembianze del salvatore, in realtà assoggetta l’umanità. Diventa non il padrone di una nazione, ma il padrone del mondo. L’organismo globale della terra concede a lui il potere, perché la cosa straordinaria non è tanto che questo “messia capovolto” prenda il potere con la forza, con il colpo di Stato, ma lo prende con il consenso di coloro ai quali sta togliendo la libertà. E naturalmente la prima cosa che fa: deve fare a meno della religione.

Cattolici perseguitati
D. - Benson immagina un mondo dove Dio è ridotto a mero individualismo in cui viene creata una entità “La Grande fratellanza universale” che propugna la pace e l’allontanamento di ogni forma di dolore:

R. - Come si rivolve la sofferenza della morte? Con l’eutanasia! Non c’è più destra, sinistra; non c’è più religione positiva o negativa; non c’è più partito o sindacato. Benson, per primo, ha la visione del partito unico totalitario. Chi si oppone - e naturalmente sono i cattolici che si oppongono a questa deriva che il mondo sta prendendo – sono perseguitati. La pace di Giuliano è la pace di chi accetta quello che dice lui e nel momento in cui non si accetta è la guerra. L’intuizione di Benson è quella di contestare un elemento che è stato devastante per il novecento: la perfezione dell’uomo, l’insaturazione del paradiso artificiale sulla terra. Perché questa visione paradisiaca del mondo ha bisogno che il trattore del progresso distrugga tutto.

La propaganda della menzogna
D. - Questa modalità è definita da Papa Francesco “colonizzazione ideologica”in cui in nome di un presunto benessere tutto il resto deve essere annientato:

R. - Perché è la forza della menzogna contro la forza della verità.La propaganda fa sì che ci sia una nuova schiavitù dell’uomo. La fratellanza del mondo è importantissima, ma il prezzo che l’anticristo  fa pagare a quella parte dell’umanità che si oppone, perché vede il vero pericolo, è il contrario di quello che viene detto.

Distruzione di Roma
D. - Il testo parla di rischio di scontro tra Oriente ed Occidente, di attacchi kamikaze… Benson arriva ad ipotizzare la distruzione di Roma:

R. - Questo fondamentalmente è un libro per dire: ‘Fate attenzione, avete preso una strada sbagliata’!”

Il Padrone del Mondo non trionferà
D. - Ma chi vince la battaglia nel libro di Benson?

R. - Il padrone del mondo non trionferà mai, perché in Benson c’è una visione affidata alla Onnipotenza di Dio, che non lascerà mai solo l’uomo: lo aiuterà. Ci saranno sofferenze enormi che l’uomo dovrà affrontare, ma alla fine trionferà il bene. Benson non aveva una visione oscura.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Prima di congedarsi dallo Sri Lanka e volare verso le Filippine, Papa Francesco si è recato presso l’Istituto Culturale Benedetto XVI a Bolawalana. Ce ne parla Silvonei Protz:

Il Papa all’interno della cappella dell’Istituto si è fermato in preghiera davanti all’immagine di Nostra Signora di Lanka. Il successore di Pietro è venuto a confermare nella fede i fratelli e a scuotere le coscienze per una reale e possibile riconciliazione. Sono stati giorni segnati dalla gioia di un popolo che ha invaso le strade per salutare l’uomo venuto da lontano. Una felicità contagiosa, che le persone hanno mostrato fin dai primi momenti del suo arrivo. Le bandiere, i canti, i sorrisi, il trambusto nelle strade hanno dato il tono di quello che è successo qui a Colombo. Il popolo dello Sri Lanka ha fatto in modo che il Papa si sentisse a casa, come un vecchio amico che veniva in visita. Ma in questo abbraccio ideale a Francesco non c’era solo la dimostrazione di affetto di cattolici e altri cristiani, ma anche l’espressione di un popolo intero: buddisti, induisti, musulmani, hanno guardato a questo pellegrino di pace, al “leader che bacia i piedi” - come uno dei giornali locali ha descritto la figura di Francesco – come ad una persona di casa. La sua umiltà ha contagiato la gente, che anche se di religione diversa voleva vedere l’uomo vestito di bianco venuto dalla fine del mondo. Buddisti, musulmani, protestanti, cattolici, tutti sono felici per la visita di Francesco, convinti che il passaggio di Francesco sia una benedizione per un Paese che inizia una nuova fase della sua storia. “E’ stata la visita di un sant’uomo” - come ha scritto un giornale locale - “che veglia sulla pace e sul mondo”.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Nelle Filippine “il messaggio saranno i poveri”, soprattutto il sostegno alle vittime del tifone Yolanda. Lo ha detto Papa Francesco nel lungo colloquio, circa 45 minuti, avuto coi giornalisti a bordo dell’aereo papale. Molto incisive le parole del Papa sui fatti di Parigi, quando ha ribadito che la libertà di espressione è un “diritto fondamentale” ma anche quello di una fede di non essere messa in ridicolo. Tra i temi toccati, la riconciliazione in Sri Lanka e la prossima Enciclica incentrata sui temi ambientali, che dovrebbe essere pubblicata in estate. Il servizio del nostro inviato a Manila, Alessandro De Carolis:

Il “brivido” lungo la schiena dei cronisti e dei cameraman scorre all’unisono quando Francesco, alla domanda sul diritto alla libertà di religione e a quello di espressione, come sua abitudine non svicola e va diritto al punto. Il quesito è di un giornalista francese e in ballo c’è la valutazione del Papa sui recenti fatti di Parigi. Queste libertà, afferma, “sono tutte e due diritti umani fondamentali”. Ma così come, scandisce, è un’“aberrazione” chi pretenda di “uccidere in nome di Dio”, sbaglia anche chi arriva a offendere una religione sventolando la bandiera del diritto a dire ciò che si vuole. Sul punto Papa Francesco è inequivocabile: certamente è doveroso dire ciò che contribuisce a costruire il “bene comune”, e certamente non si può reagire con violenza a un affronto, ma nemmeno “si può provocare”. “Non si può insultare la fede degli altri – insiste – non si può prendere in giro la fede”, perché “c’è un limite”, quello della “dignità” che ogni religione possiede.

E come si rischia una brutta reazione insultando chi per qualcuno è sacro, in modo analogo l’uomo rischia di essere vittima della natura da lui stesso “troppo sfruttata”. Uno dei temi iniziali della conferenza stampa aveva riguardato proprio la prossima Enciclica in preparazione sui temi ambientali. Papa Francesco ha dato la notizia da tempo attesa: il documento dovrebbe essere pronto per giugno, luglio. A fine marzo, ha annunciato, prenderà una settimana di tempo per concludere un testo già arrivato alla terza bozza, dopo la prima preparata dal card. Turkson, una seconda rivista dal Papa stesso con l’aiuto di esperti e una terza bozza redatta con il contributo di teologi. Quest’ultima versione ha ricevuto anche costruttivi apporti, ha riferito Francesco, da parte della Congregazione della Dottrina della Fede, della Segreteria di Stato e del teologo della Casa Pontificia. Quello che il Papa vuole è che l’Enciclica porti un “contributo” al prossimo vertice di Parigi sulla tutela ambientale. Quello scorso in Perù, ha soggiunto Papa Francesco, “mi ha deluso” per la “mancanza di coraggio”.

Sulla tappa srilankese del viaggio apostolico, Papa Francesco aveva aperto con una spiegazione del perché abbia ultimamente privilegiato – nel proclamare nuovi Santi – la procedura della “Canonizzazione equipollente”, nel caso di Beate e Beati venerati già da secoli, come avvenuto con l’Apostolo dello Sri Lanka, Giuseppe Vaz. Nella sua scelta – come per la Beata Angela da Foligno, Pietro Favre, padre de Anchieta e gli altri – il Papa ha detto di  preferire, in accordo con la visione dell’“Evangelii Gaudium”, “grandi evangelizzatori ed evangelizzatrici”. Così avverrà in settembre, durante il suo viaggio apostolico negli Stati Uniti, quando canonizzerà Junipero Serra, che portò il Vangelo nell’ovest del Paese.

Forti le parole sul crescente utilizzo di ragazzi e bambini negli attentati kamikaze, drammaticamente noti anche nel conflitto che ha insanguinato lo Sri Lanka. Francesco ha detto di vedere, al di là di problemi psichici, uno “squilibrio umano” in chi sceglie di uccidersi per uccidere. Un kamikaze, ha osservato, è uno che “dà la vita ma non la dà bene”, al contrario per esempio di tanti missionari che pure danno la vita “ma per costruire”. E dunque, mettere una bomba addosso a un bambino non è altro, per il Papa, che un altro dei terribili modi di renderlo “schiavo” .

Sollecitato poi dalla domanda sui possibili attentati contro la sua persona e contro il Vaticano, Francesco ha detto di temere soprattutto per l’incolumità della gente che viene a incontrarlo, dicendo invece di se stesso, con un sorriso, di affrontare questo pericolo con “una buona dose di incoscienza”. Il “miglior modo” per rispondere alla violenza, ha sottolineato, “è la mitezza”.

Un’altra spiegazione, Papa Francesco l’ha data circa la sua visita a sorpresa in un tempio buddista, al termine della seconda giornata in Sri Lanka. Si è trattato di  uno scambio di cortesie con il capo del tempio che era venuto a salutarlo all’aeroporto, ma anche un riconoscimento – ha sottolineato – del valore dell’interreligiosità, che in modo plastico si manifesta ad esempio proprio nel Santuario di Madhu, in Sri Lanka, luogo di incontro e di preghiera non solo di cattolici.

Alla domanda sulla possibilità di coinvolgere le altre religioni contro il terrorismo, magari con un incontro sullo stile di Assisi, Francesco ha detto di aver saputo che “c’è gente che lavora per questo” in ambienti di altre fedi, dove serpeggia una certa “inquietudine” sulla recrudescenza del terrorismo.

Una valutazione del Papa ha riguardato anche un suo appoggio a Commissioni di verità e riconciliazione nel mondo, come quella in Sri Lanka. Francesco ha detto di averne sostenuta una in Argentina e di appoggiare tutti gli “sforzi equilibrati” che “aiutino a mettersi d’accordo” e non cerchino la vendetta. Citando parole del nuovo presidente dello Sri Lanka, Papa Francesco ha detto di essere rimasto colpito dall’idea del presidente di voler andare avanti nel lavoro di pace e di riconciliazione, ma soprattutto di mirare a “creare l’armonia nel popolo”, che è “più della pace e della riconciliazione”. Ma per far questo è necessario “arrivare al cuore del popolo”. L’incontro con i giornalisti è finito con gli auspici del Papa per l’Agenzia Ansa che celebra i 70 anni di attività. “Vi auguro ogni bene”, ha concluso.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Papa Francesco questa mattina ha celebrato la Messa in Casa Santa Marta, per le vittime dell’attentato di Parigi ed ha pregato anche per i feriti e per la conversione dei violenti. Il Papa aveva espresso ieri ferma condanna per l’attentato nella sede del settimanale satirico "Charlie Hebdo" e costato la vita a 12 persone. E’ quanto ha riferito, in un comunicato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede:

Il Santo Padre esprime la più ferma condanna per l’orribile attentato che ha funestato questa mattina la città di Parigi con un alto numero di vittime, seminando la morte, gettando nella costernazione l’intera società francese, turbando profondamente tutte le persone amanti della pace, ben oltre i confini della Francia.

Il Papa partecipa nella preghiera alla sofferenza dei feriti e delle famiglie dei defunti ed esorta tutti ad opporsi con ogni mezzo al diffondersi dell’odio e di ogni forma di violenza, fisica e morale, che distrugge la vita umana, viola la dignità delle persone, mina radicalmente il bene fondamentale della convivenza pacifica fra le persone e i popoli, nonostante le differenze di nazionalità, di religione e di cultura.

Qualunque possa esserne la motivazione, la violenza omicida è abominevole, non è mai giustificabile, la vita e la dignità di tutti vanno garantite e tutelate con decisione, ogni istigazione all’odio va rifiutata, il rispetto dell’altro va coltivato. Il Papa esprime la sua vicinanza, la sua solidarietà spirituale e il suo sostegno per tutti coloro che, secondo le loro diverse responsabilità, continuano ad impegnarsi con costanza per la pace, la giustizia e il diritto, per guarire in profondità le sorgenti e le cause dell’odio, in questo momento doloroso e drammatico, in Francia e in ogni parte del mondo segnata da tensioni e violenze.

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