Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (osservatoreromano.va) - «I tweet del Papa in latino sono un successo tanto bello quanto inatteso» si legge sul sito in rete del settimanale «Le Point». Due anni dopo il lancio è stata superata la soglia dei duecentocinquemila follower, più del numero delle persone che seguono i tweet papali in tedesco o in arabo. Del resto «la concisione del vocabolario non è mai un problema in latino» spiega alla rivista francese monsignor Daniel Gallagher, della Segreteria di Stato, che cura la pagina publica del Papa.

«È confortante ricevere ogni giorno un frammento di pensiero puro — chiosa Isabelle Poinsot, una fan parigina di Papa Franciscus @Pontifex_ln — e trovo delizioso questo connubio fra la modernità del mezzo e l’antichità del linguaggio. Così la capacità di comunicazione della lingua di Cicerone supera i secoli: anche «gli epigrammi di Marziale — continua Gallagher — per brevità, freschezza ed efficacia sono già dei tweet».

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Su “la Repubblica” di questa domenica mattina viene pubblicato con grande evidenza il resoconto, firmato da Eugenio Scalfari, di un suo nuovo colloquio con il Santo Padre Francesco. Il colloquio è cordiale e molto interessante e tocca principalmente i temi della piaga degli abusi sessuali su minori e dell’atteggiamento della Chiesa verso la mafia.

Tuttavia, come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo “fra virgolette” le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di un’intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore.

Se quindi si può ritenere che nell’insieme l’articolo riporti il senso e lo spirito del colloquio fra il Santo Padre e Scalfari, occorre ribadire con forza quanto già si era detto in occasione di una precedente “intervista” apparsa su Repubblica, cioè che le singole espressioni riferite, nella formulazione riportata, non possono essere attribuite con sicurezza al Papa.

Ad esempio e in particolare, ciò vale per due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa. Cioè che fra i pedofili vi siano dei “cardinali”, e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, “le soluzioni le troverò”.

Nell’articolo pubblicato su Repubblica queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente - le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura…Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?

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Seul (Agenzia Fides) – E' on line il sito ufficiale della visita di Papa Francesco in Corea del Sud, in occasione della 6° Giornata della gioventù dell’Asia. Il Santo Padre, dal 14 al 18 agosto, compirà il terzo pellegrinaggio internazionale del pontificato, per questa occasione è stato allestito il sito web che può essere visitato, finora, in due lingue: inglese e coreano. Le pagine del sito contengono numerose informazioni sulla visita, gli eventi, l'organizzazione, le preghiere e le celebrazioni liturgiche.

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    Il sito del pellegrinaggio del Papa in Corea:  www.popekorea.catholic.or.kr/en/

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) -  Il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, mons. Claudio Maria Celli, accompagnato dal suo collaboratore Thaddeus Jones, ha mostrato ieri a Papa Francesco “The Pope App”, un’applicazione per smartphone e tablet che riunisce tutti i media del Vaticano. Ascoltiamo mons. Celli al microfono di Philippa Hitchen:

R. – Era nostro desiderio far conoscere al Papa questa iniziativa. Come si sa, già esisteva The Pope App e noi siamo contenti perché nel passato più di 400 mila persone avevano scaricato nei propri telefoni e nei propri tablet questa applicazione. E’ una applicazione che permette al Papa di avvicinare uomini e donne di oggi, di essere loro vicino con i suoi messaggi, con i suoi interventi, con le sue meditazioni. E questo riteniamo che sia un momento privilegiato: uomini e donne di oggi, alle volte anche lontani dalla Chiesa o alle volte anche appartenenti ad altre religioni, hanno trovato in Papa Francesco un amico, che è accanto a loro, che dice cose autentiche, che sa parlare al cuore degli uomini e delle donne di oggi, che sa percepire la loro stanchezza e a volte la difficoltà del vivere e sa dare una parola di amicizia, di amore. Io ricordo, in questo momento, ciò che lui diceva pochi giorni fa in un incontro pastorale con la diocesi di Roma. Diceva: “Io ho un sogno, quello di rivelare al mondo di oggi l’aspetto materno della Chiesa”. Una madre può non condividere le scelte dei propri figli, ma una madre ama sempre e comunque i propri figli: la Chiesa è madre e maestra e noi molte volte abbiamo sottolineato questa grande funzione magisteriale della Chiesa.

E credo che sia un dovere! Però non sempre abbiamo ricordato che era anche un nostro dovere mostrare questo volto materno della Chiesa. Papa Francesco ci sta aiutando in questo. Una Chiesa che ha simpatia per l’uomo, che è accanto all’uomo. Papa Francesco varie volte ha detto: “Le porte della Chiesa devono essere sempre aperte, perché chi passa per strada possa entrare, qualsiasi sia il suo stato di vita”. L’uomo deve sempre comprendere che è accolto, che è accolto da Dio! Io ritengo che con questa iniziativa - abbiamo perfezionato la prima edizione di The Pope App e oggi è più accessibile, è più chiara, è più gestibile, però le funzioni sono le medesime - possiamo far sì che in ogni momento l’uomo e la donna di oggi possano avere a disposizione sul proprio cellulare o sul proprio tablet le meditazioni, le parole del Papa, i suoi gesti… Direi che oggi la nuova edizione permette anche di avere dei favoriti, scegliere cioè dei testi che si ritengono favoriti e allo stesso tempo di poterli condividere con altri. Questo ritengo che sia una opportunità nuova che viene offerta a tutti.

D. – Thaddeus Jones, lei ha seguito molto da vicino lo sviluppo di questa nuova App: ci può raccontare che cosa offre?

R. – L’App mette insieme i contenuti, i media e le news prodotte da ogni media della Santa Sede, del Vaticano: quindi Radio Vaticana, Centro Televisivo Vaticano, Agenzia Fides, L’Osservatore Romano, in parte la Sala Stampa e gli ultimi testi pubblicati su vatican.va. E’ multimedia: ha video, lo streaming e fotografie, anche del Servizio Fotografico. Quindi comprende un po’ di tutto, anche le notizie scritte, i sommari delle notizie, i testi integrali. L’idea è mettere tutto insieme in un’unica App e questo anche per soddisfare una esigenza sempre più presente oggi, perché  la gente vuole avere le notizie sul proprio smartphone, sul proprio tablet. Quindi per andare incontro a questa esigenza sempre più evidente abbiamo creato questa App con il nome The Pope App.

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Città del Vaticano (osservatoreromano.va) - Nonostante i grandi progressi della comunicazione digitale «la Chiesa in questo momento non può certo privarsi dei tradizionali media, cioè della radio, del giornale e della televisione».
L’arcivescovo presidente Celli e Thaddeus Jones, officiale del dicastero, presentano al Papa la nuova app

Ne è convinto l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. La Santa Sede, ha spiegato all’Osservatore Romano, «non può chiudere questo percorso comunicativo. Ciò non significa però che non avverta forte l’esigenza, direi quasi il dovere, di essere presente anche nel contesto delle nuove tecnologie».

E stando ai numeri è innegabile il successo della strategia adottata in questo senso. Papa Francesco spopola nei diversi social network: occupa i primi posti in tutte le classifiche di contatti. «E sono numeri destinati a crescere — dice ancora il presule — perché continuiamo a cercare sempre nuove strade per portare il Pontefice in ogni piazza virtuale nelle quali l’uomo si incontra». E proprio lunedì mattina l’arcivescovo Celli, accompagnato da Thaddeus Jones, officiale del dicastero conosciuto nell’ambiente come «TJ», ha presentato a Papa Francesco la nuova edizione di The Pope app, applicazione disponibile per le principali piattaforme. Si tratta di «uno strumento efficace e più ricco rispetto ai precedenti — ha spiegato — che dà la possibilità di accedere con più semplicità e più rapidità a tutte le omelie del Papa, a tutti i suoi messaggi, e anche ai video che lo riguardano. Nello stesso tempo consente di seguire in streaming le cerimonie papali e tutte le udienze pubbliche, compresa naturalmente l’udienza generale del mercoledì». L’obiettivo è quello di rendere il Papa e la sua parola alla portata di tutti.

di Mario Ponzi

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(Osservatore Romano) -  Nonostante i grandi progressi della comunicazione digitale «la Chiesa in questo momento non può certo privarsi dei tradizionali media, cioè della radio, del giornale e della televisione». Ne è convinto l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. La Santa Sede, ha spiegato all’Osservatore Romano, «non può chiudere questo percorso comunicativo. Ciò non significa però che non avverta forte l’esigenza, direi quasi il dovere, di essere presente anche nel contesto delle nuove tecnologie».


E stando ai numeri è innegabile il successo della strategia adottata in questo senso. Papa Francesco spopola nei diversi social network: occupa i primi posti in tutte le classifiche di contatti. «E sono numeri destinati a crescere — dice ancora il presule — perché continuiamo a cercare sempre nuove strade per portare il Pontefice in ogni piazza virtuale nelle quali l’uomo si incontra». E proprio lunedì mattina l’arcivescovo Celli, accompagnato da Thaddeus Jones, officiale del dicastero conosciuto nell’ambiente come «TJ», ha presentato a Papa Francesco la nuova edizione di The Pope app, applicazione disponibile per le principali piattaforme. Si tratta di «uno strumento efficace e più ricco rispetto ai precedenti — ha spiegato — che dà la possibilità di accedere con più semplicità e più rapidità a tutte le omelie del Papa, a tutti i suoi messaggi, e anche ai video che lo riguardano.

Nello stesso tempo consente di seguire in streaming le cerimonie papali e tutte le udienze pubbliche, compresa naturalmente l’udienza generale del mercoledì». L’obiettivo è quello di rendere il Papa e la sua parola alla portata di tutti. La nuova app infatti consente ora di raggiungerlo anche attraverso lo smartphone e il tablet. Anche questo nuovo servizio «segue la logica di Papa Francesco e del suo andare incontro a tutte le persone, ovunque esse si trovino». C’è da credere dunque che abbia accolto con entusiasmo questa ulteriore opportunità. «Io — ha assicurato l’arcivescovo — l’ho visto molto contento. Ci ha ringraziati e ha espresso il suo apprezzamento per questo tentativo anche tecnologico di far sì che anche la sua parola vada all’incontro dell’uomo e della donna di oggi».

E questo nonostante Papa Bergoglio continui a mostrarsi molto legato al sistema tradizionale di comunicazione. Ama parlare di persona con la gente; il cellulare forse lo usa molto più per chiamare direttamente piuttosto che per seguire i virtuosismi della rete; e non ha mai smesso di scrivere lettere di proprio pugno. In molti hanno orgogliosamente mostrato buste sulle quali il loro indirizzo era scritto a penna, personalmente da Papa Francesco. E quando deve rivolgersi a gruppi di persone, se non può farlo di persona, invia un videomessaggio perché tutti possano vedere attraverso i suoi occhi i sentimenti di cui trattano le sue parole. E non disdegna di colloquiare con i giornalisti, della carta stampata o di reti televisive non fa differenza, anche accettando interviste a tutto campo. «Questo — ha detto l’arcivescovo Celli — risponde pienamente alla sua indole.

Non si rifiuta mai a nessuno. Ha un parlare che incide profondamente, un parlare immediato. Le sue parole sono trasparenti, autentiche, dirette. Non usa mezzi termini. E il fatto che concede interviste, secondo me sottolinea ancor di più la sua completa disponibilità a comunicare con tutti e attraverso qualsiasi mezzo abbia a disposizione. E poi mostra ancora una volta di avere tanto rispetto per quella vasta fascia di popolazione anziana, che magari è poco incline ad accogliere le novità tecnologiche o semplicemente meno dotata di quella gestualità di quei linguaggi telematici che sono necessari a entrare nel mondo dei social network. E fanno riferimento al giornale stampato, alla radio, alla televisione. Quindi la Chiesa non può chiudere questi canali di informazione tradizionali. E Papa Francesco lo sa bene».

di Mario Ponzi

    
   

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Città del Vaticano (PCCS) – Papa Francesco questa settimana ha colto l’opportunità di apprezzare l’ultima versione di “The Pope App”, sviluppata sotto la direzione del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Consiglio, accompagnato dal coordinatore del progetto, Thaddeus Jones, ha incontrato questo lunedì Papa Francesco per mostrargli la app, uscita su iTunes e Google Play il 4 luglio. Il Papa ha espresso il proprio apprezzamento per gli sforzi e il lavoro svolti da tutti i servizi informativi vaticani per potenziare la loro presenza e partecipazione nel mondo digitale.

The Pope App 2.0 - “Il tuo portale con le ultime notizie e informazioni su Papa Francesco” – è una app gratuita che può essere scaricata su dispositivi Apple e Android. The Pope App offre le ultime notizie e informazioni sul Papa fornite dai media vaticani e pubblicati su News.va, il network ufficiale dei servizi di informazione del Vaticano. La app permette di seguire in diretta le celebrazioni e le udienze del Santo Padre, di ricevere le notifiche sugli eventi pubblici, di accedere alle foto e ai video del Papa, leggere gli ultimi tweet di @Pontifex nonché i testi integrali delle omelie e discorsi, accedere alle webcam della Città del Vaticano e ai link di tutti i servizi online del media vaticani.

La versione 2 vanta una nuova grafica e design che semplificano l’accesso ai contenuti, offrendo un maggiore controllo degli strumenti, inclusa la possibilità di scegliere di impostare la App in una lingua diversa tra quelle disponibili – inglese, spagnolo, francese, italiano e portoghese. Tutti i contenuti possono essere facilmente evidenziati, copiati, condivisi e salvati per un accesso successivo.

I servizi di The Pope App e News.va sono forniti dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (www.pccs.va ), in collaborazione con i media vaticani: Agenzia Fides, L'Osservatore Romano, l’Ufficio Stampa della Santa Sede, il Centro Televisivo Vaticano (CTV), la Radio Vaticana e l’Ufficio Internet della Santa Sede.

Vi invitiamo ad inviarci un feedback con le vostre richieste e soprattutto con le segnalazioni di eventuali problemi tecnici, affinché possiamo intervenire per risolverli. Gli aggiornamenti verranno pubblicati con frequenza, in considerazione della crescente varietà di smartphones, tablets e le diverse versioni dei sistemi operativi in uso. Scriveteci a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Dalle telefonate ai tweet, dalle omelie ai grandi viaggi internazionali. Lo stile comunicativo di Papa Francesco si muove dall’individuo alla collettività. "Pronto? Sono Francesco" è un libro che affronta proprio la rivoluzione della comunicazione del Santo Padre a quasi un anno e mezzo dall’inizio del suo Pontificato. Gianmichele Laino ha intervistato Massimo Enrico Milone, autore del libro e responsabile di Rai Vaticano:

R. – E’ una sorta di bloc-notes lungo un anno di riflessioni, che Papa Francesco ha voluto regalare agli operatori della comunicazione e che ha voluto fare sul mondo dei media, quasi una sorta di Enciclica sui media. Ci ha chiesto subito, all’indomani del Conclave, di poter raccontare verità, bontà e bellezza; questa rivoluzione dello spirito, la rivoluzione di una Chiesa, che offre la proposta rivoluzionaria del Vangelo, duemila anni dopo, in chiave moderna di accompagnamento a credenti e non credenti. Dal primo viaggio a Rio de Janeiro all’intervista a Civiltà Cattolica, al colloquio con il laico Scalfari, alle sue telefonate, Twitter, Papa  Francesco ha percorso e ripercorso, rivisitato tutti i canoni della comunicazione moderna.

D. – Dalle telefonate ai tweet, dalle omelie ai grandi viaggi internazionali, lo stile comunicativo di Papa Francesco si muove dall’individuo alla collettività e questo piace moltissimo. Si può parlare di Papa Francesco come uno dei più grandi comunicatori del ‘900?

R. – Certamente, è uno dei più grandi comunicatori. Non lo dico io, lo hanno sottolineato commentatori, opinionisti di tutto il mondo. Basti ricordare il 2013, quando la rivista Time l’ha innalzato a persona dell’anno, o quando Papa Francesco è finito sulla copertina della rivista rock Rolling Stones. Tutte le componenti mondiali della comunicazione gli hanno riconosciuto questo carisma: un Papa essenziale, che mira sempre al cuore dell’uomo e, ovviamente, al cuore della proposta cristiana.

D. – La capacità di comunicare del Pontefice come si riflette sui cattolici e sui non cattolici?

R. – E’ stata una grande sferzata, innanzitutto per il mondo cattolico, anche quello, forse, più sonnolento e dormiente; e per i non cattolici e non credenti, addirittura, la possibilità di un incontro: Papa Francesco ci accompagna quotidianamente lungo le strade di una ricerca; per i non cattolici, la possibilità di una porta aperta. Questa facilità all’incontro, insomma, è stata una chiave vincente e anche per questo rivoluzionaria.

D. – Qual è stato il messaggio e il gesto di Papa Francesco, che più l’ha colpita dal punto di vista dell’efficacia comunicativa?

R. – La conferenza stampa a tutto campo, senza nascondere nulla sull’aereo di ritorno dalle splendide, meravigliose giornate di Rio de Janeiro, quando nonostante la stanchezza si è soffermato a lungo ad affrontare tutte le problematiche inerenti la Chiesa, il rapporto con la società, la sua persona, il perché di alcune scelte. Quella intervista a 360 gradi senza rete – la chiamerei così – senza alcuna rete, in presa diretta, è stata la base forte del suo Pontificato, e l’abbiamo visto in questi mesi.

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Città del Vaticano (vaticaninsider.lastampa.it) - Intervista a Mons. Viganò, direttore del Centro Televisivo Vaticano

Monsignor Dario Edoardo Viganò, direttore del Centro televisivo vaticano (Ctv),  dall’incontro con Rinnovamento nello Spirito al viaggio in Calabria, nella comunicazione di papa Francesco si registra un “salto di qualità” verso un contatto più diretto con i fedeli.  È un messaggio più caldo e immediato quello che viene indirizzato dal Pontefice alla gente che ovunque accorre in massa ad ascoltarlo?

"Un tratto proprio dello stile comunicativo di papa Francesco è la prossimità. Una prossimità di spazi (quante volte scende dalla papamobile per andare a salutare un malato o una persona anziana); una prossimità dei tempi del quotidiano (per esempio quando augura buon pranzo). Inoltre una gestualità inclusiva e non distanziante (pensiamo ai saluti che sono abbracci), un linguaggio semplice e, soprattutto, un annuncio che sa modulare le priorità dell’esperienza della fede".

Sempre più spesso, come è accaduto anche nell’omelia pronunciata a Sibari, il Papa abbandona il testo scritto e si rivolge a braccio alle folle? È un modo per aderire maggiormente alla sensibilità dei fedeli?

"Credo ci siano due motivi almeno: il primo è dovuto al fatto che per papa Francesco le persone che ha dinanzi non sono un pubblico con date caratteristiche sociologiche (giovani o anziani, bambini o malati) per i quali è possibile predisporre un testo che tenga conto di tali caratteristiche. Le persone che si trova dinanzi per il Papa sono un gruppo di amici del Signore Gesù, sono discepoli del maestro dove lo Spirito Santo lavora instancabilmente e con creatività. Ecco perché a volte segue la traccia del discorso aggiungendo e togliendo: segue quanto lo Spirito muove nel suo cuore. Inoltre è proprio negli innesti orali su un testo scritto che si coglie la forza della sua passione per il Regno di Dio".

Il Centro Televisivo Vaticano racconta il pontificato in presa diretta. Sotto il profilo tecnico come si caratterizza la “personalità mediatica” di Francesco?

"Papa Francesco è così come lo vediamo. Richiamando i termini del sociologo Joshua Meyrowitz, scena e retroscena coincidono. Dunque nessuna strategia ma un disporsi e un offrirsi nella propria trasparenza al Vangelo che diviene forza straordinaria e coraggio apostolico. Per quanto riguarda le situazioni fortemente codificate (come le celebrazioni o le udienze del mercoledì) è abbastanza semplice per il Ctv produrre un segnale internazionale in hd per le tv del mondo. Altre occasioni richiedono molta attenzione, flessibilità e consapevolezza nel voler mettere tutta la tecnologia al servizio di quanto sta avvenendo senza mai essere ingombrante. Pensiamo per esempio alla preghiera per la pace durate la quale abbiamo posizionato una telecamera sul pulmino con i presidenti, Bartolomeo e il Papa: non un vezzo ma l’occasione di cogliere il respiro di una situazione davvero speciale".

Dalla telecamera che lo inquadra frontalmente agli Angelus alle riprese all'interno del furgoncino all'incontro di preghiera con Shimon Peres, Abu Mazen e il patriarca Bartolomeo. In che modo sta cambiando “l’immagine tv” del Papa?

"Lo stile del racconto del Papa è cambiato dal saluto di congedo di papa Benedetto XVI, il 28 febbraio 2013, con la messa a punto di una regia complessa e, devo dire, anche un po’ speciale. Una tensione enorme anche per la responsabilità di essere gli unici a poter e dover offrire al mondo e alla storia un evento di tale portata. Tensione sciolta nel leggere poi l’«Huffington Post» che titolava «capolavoro mediatico» e Aldo Grasso che dirà: «Resterà come uno dei momenti più struggenti della nostra tv. Il Papa del logos si è congedato con una pagina di grande cinema». Cambiamento anche sotto il profilo tecnico e del linguaggio (ricorrendo a un linguaggio più cinematografico) maturato proprio con l’elezione al soglio di Pietro di papa Francesco. La scelta di adottare campi e controcampi, angolazioni insolite, panoramiche e semi-soggettive è stata presa in funzione di una riflessione non improntata meramente a una stilistica della narrazione televisiva, quanto piuttosto focalizzata sulle potenzialità linguistiche rese possibili dai moderni apparati mediali, tanto sul piano dell’espressione quanto sul versante del contenuto. In particolare, posizionando la telecamera alle spalle del Pontefice, il Ctv ha voluto costruire, per lo spettatore a casa, un punto di vista che non concedesse solo l’immersione dello sguardo spettatoriale con quello della folla, ma rivelasse anche cosa il Papa vede dalla sua posizione".

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Quale tipo di interazione avviene tra il Pontefice e gli operatori vaticani della comunicazione. Come si rapporta Francesco agli strumenti che rilanciano la sua predicazione nel mondo?

“È un momento di grande vivacità e anche di tentativi di integrazione e collaborazione tra differenti istituzioni: penso ad esempio alla collaborazione tra il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali e il Ctv con la nuova ThePopeApp o al portale aggregatore News.va. Esiste poi un team molto competente e professionale, come testimonia anche il recente riconoscimento tributato al Sostituto della Segreteria di Stato monsignor Angelo Becciu, nell’ambito del Premio Biagio Agnes 2014. Becciu ha ricevuto il ‘Premio nuove frontiere del giornalism’ per lo straordinario lavoro svolto circa la presenza del Papa sui social media. L’account Twitter del Papa ha raggiunto, infatti, 15 milioni di followers. ‘È il chiaro segno – ha detto Becciu – del desiderio della Chiesa di animare anche i territori della rete, di prendere parte al grande dibattito nella nuova agorà sociale. Con parole che profumano di Vangelo, papa Francesco riesce ad accendere l’animo dei fedeli che affollano piazza San Pietro ma anche la grande piazza digitale’.

Che genere di azione pastorale è quella di Francesco sotto l’aspetto mediatico?

“È semplice e insieme complessa. L’azione pastorale ha come obiettivo quello di risignificare tutto in Cristo. Il Papa oggi, con il suo stile da griot, diviene cantore e narratore della propria fede, del fascino e della bellezza di affidare il cuore al Vangelo di Dio che è balsamo per le ferite. Da questo punto di vista credo che il nuovo genere delle omelie di Santa Marta come viene ormai definito, siano uno dei tratti maggiormente significativi. Un cuore a cuore tra pastore e popolo nel quale si coglie il frutto della preghiera personale e prolungata della mattina di papa Francesco".

di Giacomo Galeazzi

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Questa domenica si celebra la 48.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: nel messaggio pubblicato a inizio anno in occasione della memoria di San Francesco di Sales, intitolato la "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro", Papa Francesco scrive tra l’altro: “Una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti”. Fausta Speranza ne ha parlato con Vania De Luca, vaticanista di Rainews24 e presidente per la regione Lazio dell’Unione Stampa Cattolica Italiana:

R. – Sapersi mettere in cammino con tutti significa creare ponti con tutti e dialogare con tutti. In questo contesto, Papa Francesco scrive che la rivoluzione dei mezzi di comunicazione è anche una sfida e una sfida che richiede energie fresche e immaginazione nuova, ma questo non si può fare se non incontrando gli altri là dove si trovano con le loro situazioni, con le loro inquietudini, con le loro incertezze, con le loro domande.

D. – Francesco scrive: “Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute”. Questo nel suo Pontificato dà una spinta particolare all’essere in cammino con tutti...

R. – Indubbiamente sì, perché la Chiesa di Papa Francesco non è una Chiesa dall’identità debole - questo è sicuro - ma è una Chiesa, però, che non ha la pretesa di avere l’unica e l’ultima parola su tutto, una Chiesa che appunto sa farsi prossima e sa anche costruire percorsi comuni, perché al di là delle differenze c’è una dimensione umana che ci lega tutti. Ricordare questo può essere oggi una via di superamento di tante barriere, di tante divisioni, anche di tante ostilità, di tanti conflitti e di tante guerre.

D. – Francesco afferma chiaramente: “Tra una Chiesa accidentata che esce per strada e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità non ho dubbi nel preferire la prima”. E poi indica le strade: le strade sono quelle del mondo, dove la gente vive, ma anche le strade digitali, oggi, con i nuovi media...

R. – E’ proprio così. Oggi viviamo una vita di corsa ed anche l’informazione è fatta di corsa: è un’informazione veloce. Questo spesso supera – dice Papa Francesco – la nostra capacità di riflessione e di giudizio. E’ un po’ il limite, ma viaggia insieme con la potenzialità – vorrei dire – dell’informazione fatta in diretta, in cui, mentre le cose avvengono, già vengono veicolate. Una possibilità di superare questo limite può essere nel fatto che dopo che la notizia è stata data, è stata trasmessa, è stata comunicata, non bisogna rinunciare a quegli spazi di riflessione e di analisi e anche di approfondimento sulle notizie stesse, aiutando a ricostruire il contesto, per esempio, in cui una notizia, un fatto o un evento matura. Un altro grande limite, sul quale questo messaggio ci mette in guardia, é che sembra che tutti siamo connessi: il mondo è sempre più connesso e velocemente connesso. C’è anche, però, chi non ha accesso ai media sociali e rischia di essere escluso.

D. – Poi, c’è anche il discorso di chi sta nei social media ma magari sta dietro allo schermo del computer senza mettere in gioco se stesso. Così, come dice il Papa, “solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento” nel dialogo e nell’incontro...

R. – E’ un rischio che vediamo e che vediamo nei comunicatori, nei più giovani e nei nativi digitali, gli adolescenti di oggi, per esempio. Il messaggio ha un passaggio molto bello in cui dice che abbiamo bisogno di amare, di essere amati, abbiamo bisogno di tenerezza, e che non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà, la verità della comunicazione. Questo è un passaggio che mi è piaciuto molto e che segue quell’analisi di Papa Francesco che dice che la comunicazione deve farsi prossimità.

D. – Il contrario dell’incontro sono l’esclusione, l’emarginazione, la povertà, di cui tanto Papa Francesco ci parla, e poi – scrive sempre il Papa – i muri che ci dividono...

R. – Beh sì, il contrario di tutto quello di cui abbiamo parlato è un mondo che esclude, un mondo insensibile alle differenze sempre più profonde, per esempio, tra i ricchi e i poveri. Il fatto che Papa Francesco, in questo messaggio, accentui la scandalosa distanza tra il lusso dei ricchi e la miseria dei poveri è una spia importante. Qui, infatti, parliamo di comunicazione e ci si potrebbe domandare che senso abbia parlare di ricchi e di poveri. Ma questa chiave della povertà e dell’esclusione sociale è una chiave importante che Papa Francesco rilancia appunto in ogni contesto, anche quello comunicativo.

 

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