Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La Cappella Musicale Pontificia Sistina ha raggiunto un accordo con la Deutsche Grammophon per la pubblicazione dei CD con le sue esecuzioni musicali. Ieri è stato consegnato al Papa il primo CD, intitolato “Habemus Papam”, che contiene tutte le musiche del Conclave e che uscirà la settimana prossima. Sergio Centofanti ne ha parlato con mons. Massimo Palombella, direttore della Cappella Musicale Pontificia Sistina:

R. – E’ un’esclusiva tra Cappella Musicale Pontificia e la “Deutsche Grammphon” su due vettori di produzione. Il primo riguarda i grandi eventi ecclesiali: Conclave, Canonizzazioni, Concistoro. Questo CD che esce l’11 novembre in Italia, in anteprima mondiale, è il CD “Habemus Papam”, che raccoglie tutta la musica che è stata eseguita durante le celebrazioni del Conclave, quindi dalla “Missa pro eligendo” alla Messa di inizio del Ministero petrino. Il secondo vettore di produzione, invece, riguarda le registrazioni vere e proprie, in studio, con il repertorio specifico e tipico che caratterizza identitariamente la Cappella Musicale Pontificia. La Radio Vaticana è coinvolta nel senso che tutte le riprese dal vivo nelle celebrazioni le opera la Radio Vaticana, e anche le registrazioni in studio si effettuano nel Salone Assunta, nella Palazzina della Radio Vaticana sita nei Giardini Vaticani, e con la strumentazione della Radio Vaticana.

D. – Ieri, in forma privata, è stato consegnato al Papa il CD intitolato “Habemus Papam”. Com’è andato questo incontro?

R. – E’ stato molto cordiale ma anche molto intenso, perché il Papa conosce il valore dell’etichetta “Deutsche Grammophon”, che è la più prestigiosa etichetta mondiale di musica classica – detiene circa il 70 per cento del mercato mondiale – e quindi ha ringraziato di questa collaborazione, ritenendola una altissima collaborazione e ritenendo anche che la Cappella Musicale Pontificia, proprio per la tipologia, la storia di questa Cappella, a questo livello deve stare. Cioè, la Cappella Musicale Pontificia è una realtà culturale della Santa Sede, con un investimento economico per mantenerla in vita. Pensi che c’è una scuola per i ragazzi, dalla quarta elementare alla terza media; ci sono venti cantori assunti stabilmente … Allora, questa tipologia di cappella musicale, unica nella Chiesa cattolica, con cantori stabili, proprio per questa sua identità di grande storia nel passato, se oggi vuole rispondere al suo mandato, questi sono i livelli che deve tenere, sia dal punto di vista celebrativo –  quindi con studio, ricerca e qualità esecutiva della polifonia, del gregoriano come della musica contemporanea – sia a livello concertistico e conseguentemente a livello di produzione discografica. Ecco: questo è un po’ il punto che ieri è venuto fuori in maniera molto chiara. Ma anche questo è un primo fatto storico, che ci sia la “Deutsche Grammophon” che consegna un CD al Papa, edito dalla Cappella Sistina. E questo CD contiene, inoltre, un’esclusiva: contiene l’annuncio “Habemus Papam”, con il primo discorso che fece Papa Francesco, appena eletto. Il Papa ha ringraziato tanto e ha auspicato che questo lavoro possa continuare in maniera duratura. La Deutsche Grammophon, poi, ha fatto dono al Papa anche di un cofanetto con tutte le opere di Wagner, essendo il Papa un appassionato.

D. – Come sta cambiando la Cappella Sistina – se sta cambiando – con Papa Francesco?

R. – Esiste un’assoluta continuità tra Benedetto XVI e Papa Francesco, nel senso che lo stesso alto livello che Papa Benedetto XVI mi chiedeva, è il livello che mi chiede Papa Francesco. Faccio un esempio: con Papa Benedetto XVI, abbiamo iniziato un progetto ecumenico, per cui il 29 giugno di ogni anno la Cappella Musicale Pontificia canta unendosi a un prestigioso coro non cattolico. Abbiamo cominciato con il Coro anglicano di Westminster Abbey, nel 2012, con Papa Benedetto. Quando arrivò Papa Francesco, io gli presentai il progetto e con vigore fu ri-approvato e chiesto di portarlo avanti assolutamente, e così l’anno scorso abbiamo cantato con il Coro San Tommaso di Lipsia e quest’anno abbiamo cantato con il Coro del Patriarcato di Mosca e nel giugno 2015 canteremo con il Coro della Chiesa episcopaliana di San Tommaso di New York. Quindi, di per sé esiste un’assoluta continuità che in sostanza dice questo: che la musica, l’arte, possono arrivare dove talvolta la riflessione teologica e l’azione diplomatica non riescono ad arrivare. Quindi, noi possiamo rintracciare un percorso di unità nelle fonti comuni, e questo è interessantissimo per il discorso del dialogo ecumenico. Allora, la musica serve per un servizio ecclesiale; ecco quindi che si è messa a fuoco in maniera chiara l’identità della Cappella Musicale Pontificia, che prima di ogni altra cosa rende un servizio ecclesiale per l’evangelizzazione. La Santa Sede ha una cappella musicale non solo per fare un po’ di musica: non giustificherebbe l’investimento che fa la Santa Sede, per “fare un po’ di musica”. La Santa Sede ha una cappella musicale che rende un servizio ecclesiale attraverso la sua professionalità, il suo lavoro quotidiano, la sua ricerca del dettaglio, il suo studio professionale, che fa non per sé stessa ma per aiutare il dialogo ecumenico ed evangelizzare. Tutta l’attività concertistica della Cappella Musicale Pontificia ha il solo scopo dell’evangelizzazione. Si pensi all’ultima tournée che abbiamo fatto in Cina, nel mese di settembre, o a quella che abbiamo fatto a Mosca, per il dialogo con la Chiesa ortodossa. Ecco: credo che in questa dimensione, a cominciare da Papa Benedetto per arrivare a Papa Francesco, si sia messa a fuoco in maniera chiara l’identità di questa istituzione storica della Santa Sede.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La Facoltà di Teologia della Pontificia Università di Salamanca ha organizzato per questo, 16 ottobre, una Giornata di confronto sul tema “I linguaggi di Papa Francesco”. L’evento, che si terrà nella sede di Madrid dell’ateneo, vedrà anche la partecipazione del neo arcivescovo della capitale spagnola, mons. Carlos Osoro Sierra. Sull’idea alla base di questa giornata, Alessandro Gisotti ha intervistato il prof. Jacinto Núñez Regodón, decano della Facoltà di Teologia dell’Università di Salamanca:

R. – Io credo che una Facoltà di teologia debba sempre fare attenzione al messaggio del Santo Padre. Ci sembrava che ci si fossero già state tante presentazioni dell’“Evangelii Gaudium” e quindi abbiamo pensato che non sarebbe stato necessario fare una nuova presentazione di questa Esortazione apostolica, ma studiare invece il tema dei linguaggi del Papa. Perché? Perché ci sembra che i gesti del Papa siano importanti quanto il suo linguaggio. Sarebbe necessaria una ermeneutica di questi linguaggi. Anzitutto, io direi che questi linguaggi sono di tipo simbolico: per esempio quando il Papa dice “la Chiesa non è dogana”… Ci sembrava fosse necessaria una ermeneutica di questi linguaggi: non tanto i contenuti, ma l’ermeneutica del linguaggio del Papa.

D. – Il linguaggio di Papa Francesco è molto semplice, chiaro. Questo linguaggio arriva molto facilmente al popolo e il popolo capisce subito. I teologi come studiano poi questo linguaggio?

R. – Una Facoltà di teologia deve proprio fare una riflessione su quello che la gente sente, crede, dice, fa… In questo caso, se il linguaggio di un Papa è cosi chiaro e importante per la gente, la Facoltà deve fare lo sforzo di capire tutto l’orizzonte di questo linguaggio, perché un linguaggio che sia chiaro, sia diretto, non significa che non abbia molta profondità! E mi sembra che il linguaggio del Papa abbia proprio questa doppia caratteristica: da un lato è chiaro per la gente e dall’altro è un linguaggio profondo, simbolico, parabolico, ma molto profondo. In questo caso, la Facoltà porta questo linguaggio "in laboratorio" per studiare la profondità di questo linguaggio.

D. – Qual è l’obiettivo di questa giornata, che vedrà anche la partecipazione – con l’intervento di chiusura – del nuovo arcivescovo di Madrid, il cardinale Carlos Osoro Sierra?

R. – Noi abbiamo molta speranza in questa giornata accademica. Ci sarà molta, molta gente, forse fino a 400 persone… La nostra speranza è che questa giornata faccia capire meglio, conoscere meglio Papa Francesco e quindi sentirlo anche sempre più vicino. Io credo che forse ci sia il pericolo di osservare il Papa soltanto nella “prima faccia”, in quella che è la prima impressione, ma credo che tutta questa riflessione sui linguaggi ci permetterà di capire meglio quel senso profondo che ha il Santo Padre.

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Roma (ilsismografo.blogspot) Questo martedì 14 ottobre i follower dei 9 account Twitter di Papa Francesco hanno superato la rilevante cifra di 16 milioni. Gli account Twitter del Papa (@pontifex) avevano superato i 15 milioni di follower lo scorso 18 agosto in coincidenza con la conclusione del suo viaggio in Corea del Sud. L'ultimo traguardo importante fu raggiunto il 2 ottobre scorso quando i follower dell'account in italiano superarono i 2 milioni di follower.


Gli account di Papa Francesco con il maggiore numero di follower sono attualmente:
@pontifex_es (6 961 158  -  43,51%)
@pontifex (4 581 960 -  28,64% )
@pontifex_it (2 033 261    12,71%)


***
Portoghese - 1 172 931  (7,33%)
Francese - 308 222  (1,93%)
Latino - 287 604 (1,80%)
Polacco  - 280 702 (1,75%)
Tedesco - 217 627  (1,36%)
Arabo - 156 535 (0,98%)


Cronologia
(Otto account aperti il 12 dicembre 2012 - L'account in latino fu aperto il 17 gennaio 2013)
- 3 dicembre 2012
  Creazione di "#AskPontifex" per porre domande al Papa
- 12 dicembre 2012
  Lancio del primo tweet in 8 lingue
- 15 gennaio 2013
  Gli otto account raggiungono 2 milioni di follower
- 17 gennaio 2013
  Apertura dell'account in latino
- 19 febbraio 2013
  I nove account raggiungono i 3 milioni di follower
- 28 febbraio 2012
 (ultimo giorno del pontificato di Benedetto XVI - I nove account superano largamente i 3 milioni di follower) - Sospensione momentanea degli account.
- 13 marzo 2013
  Elezione di Papa Francesco.
- 17 marzo 2013
  Primo tweet di Papa Francesco (I nove account ripartono con 3.300.000 follower)
- 19 marzo 2013
  I nove account superano i 4 milioni di follower
- 4 aprile 2013
  I nove account superano i 5 milioni di follower
- 29 aprile 2013
  I nove account superano i 6 milioni di follower
- 19 giugno 2013
 I nove account superano i 7 milioni di follower
- 28 luglio 2013
 I nove account superano i 8 milioni di follower
- 3 settembre 2013
 I nove account superano i 9 milioni di follower
- 26 ottobre 2013
 I nove account superano i 10 milioni di follower
- 12 dicembre 2013
Primo anno degli account Twitter del Papa
- 27 dicembre 2013
 I nove account superano gli 11 milioni di follower
- 23 febbraio 2014
 I nove account superano i 12 milioni di follower
- 17 marzo 2014
 Un anno dal primo tweet di Papa Francesco
- 5 aprile 2014
 I follower in lingua portoghese superano il milione
- 16 aprile 2014
 I nove account superano i 13 milioni di follower
- 3 maggio 2014
 I follower in lingua inglese superano i 4 milioni
- 25 maggio 2014
 I follower in latino superano i 250.000
- 17 giugno 2014
 I nove account superano i 14 milioni
- 24 giugno 2014
 I follower in lingua spagnola superano i 6 milioni
- 14 luglio 2014
 I follower in lingua tedesca superano i 200.000
- 14 agosto 2014
 I follower in polacco superano i 250.000
- 18 agosto 2014
 I nove account superano i 15 milioni di follower
- 2 ottobre 2014
I follower in lingua italiana superano i 2 milioni
-14 ottobre 2014

I nove account superano i 16 milioni di follower

di Michel Dorais

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La Libreria Editrice Vaticana (Lev) ha pubblicato il volume “Interviste e conversazioni con i giornalisti”, che raccoglie in ordine cronologico tutte le interviste rilasciate da Francesco. Il volume è a cura del direttore della Lev, don Giuseppe Costa. Nel servizio di Alessandro Gisotti, il commento di due “intervistatori del Papa”, Franca Giansoldati del “Messaggero” e Andrea Tornielli de “La Stampa”:

Sono passati 50 anni da quando Alberto Cavallari intervistò Paolo VI per il Corriere della Sera, la prima volta di un'intervista a un Vescovo di Roma. Da allora i Pontefici non si sono sottratti a questa modalità di comunicazione che è diventata sempre più importante per capire l’uomo oltre il Papa. “Con l’avvento di Papa Francesco – rileva don Costa – è subito apparso ai giornalisti (e non) che l’intervista potesse essere il genere a lui più congeniale”. Un pensiero che trova conferma nella testimonianza di Franca Giansoldati, vaticanista del Messaggero:

R. – Quel pomeriggio, credo che lo ricorderò a lungo perché sono entrata a Santa Marta con una scaletta di domande precise, che riguardavano soprattutto Roma perché era stato concordato che al centro dell’intervista ci fosse il rapporto di Papa Bergoglio con la città di Roma. Quindi, non dimenticherò quel pomeriggio perché praticamente tutto l’impianto che avevo in testa è saltato in cinque minuti: infatti, già dalla prima domanda Bergoglio mi ha spiazzato perché ha detto candidamente che con la città di Roma non ha grande familiarità: “Guardi, io non conosco tanto Roma”, e a quel punto, è saltato subito l’impianto delle domande che avrei dovuto fargli ed è diventata una conversazione: una conversazione libera, una conversazione profonda. Non voglio mancare di rispetto, però sembrava una conversazione tra amici, perché ad un certo punto lui faceva le domande a me, io lo interrompevo … una cosa che non avrei mai dovuto fare, però lo interrompevo mentre lui mi parlava, magari per chiedergli meglio, o avere delle precisazioni su un concetto che stava illustrando …

D. – Si può dire che anche nelle interviste si vede come Francesco creda nella cultura dell’incontro? Cioè, non solo lui dà a chi ha come interlocutore, ma anche riceve?

R. – Il dono di questo Papa nell’incontro umano è un dono particolare, che è quello dell’empatia: riesce ad entrare direttamente nell’altra persona, nell’interlocutore che ha davanti; riesce ad arrivare al nucleo delle persone come se ti conoscesse … cioè, mi sembrava veramente di parlare con una persona che conoscessi bene!

D. – Cosa ti ha colpito della sua modalità di comunicazione?

R. – In questi giorni, al Sinodo, lui ha detto ai Padri sinodali di seguire la parresia: è proprio la schiettezza, la franchezza, il parlare senza orpelli … Per esempio, non vergognarsi nel dire: “Io non conosco Roma”: non è semplice per un Papa ammettere di non avere familiarità con una città per la quale lui ha un ruolo istituzionale così importante. Insomma, la franchezza, l’immediatezza, la spontaneità.

E sulla spontaneità di Francesco che rompe gli schemi si sofferma anche il vaticanista de La Stampa, Andrea Tornielli, che conosce Jorge Mario Bergoglio dagli anni in cui era arcivescovo di Buenos Aires:

R. – Era la prima volta che, non soltanto intervistavo a tu per tu, lungamente, - perché l’intervista è durata un’ora e mezza – un Papa, ma era anche la prima volta che avevo l’occasione di pranzare a tu per tu con un Papa. Era, dunque, un insieme di prime volte. Devo dire che, al di là delle emozioni e delle preoccupazioni iniziali, come avere almeno due registratori, perché con un Papa non si dovrebbe ricostruire a memoria... poi è cambiato tutto e c’è stata come sempre la sua semplicità, la sua spontaneità, che era quella che peraltro io avevo conosciuto, intervistandolo quand’era cardinale. Un attimo dopo che ci siamo seduti, quindi, mi ha messo totalmente a mio agio, anche se si trattava di fare domande, che entravano sia nel cuore di temi importanti per la fede, ma che riguardavano anche l’ecumenismo o le riforme della Curia, temi dibattuti e di attualità.

D. – Da arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio concedeva poche interviste, non aveva un rapporto – come dire – continuativo con la stampa. Vediamo invece un Papa Francesco a suo agio da subito, un "grande comunicatore" come si diceva di Giovanni Paolo II. Che cosa è cambiato?

R. – Certo, questo è un dato di fatto che si vede. Io credo che l’essere eletti alla sede episcopale di Roma, evidentemente porta anche uno stato di grazia. Non so come definirlo diversamente. Certo è avvenuto un cambiamento: questa capacità, infatti, di comunicare e anche – cosa che colpisce – la capacità di unire sempre gesto e parola. Credo questo sia ciò che la gente capisce. Le persone ascoltano molto volentieri la novità più straordinaria del Pontificato che, secondo me, sono le omelie mattutine a Santa Marta, e vedono lui, seguono i suoi gesti e percepiscono di essere di fronte ad un testimone autentico del Vangelo, prima dai gesti che dalle parole. E la parola è sempre, mi sembra, semplice, efficace, diretta, ma altrettanto profonda e, quando si leggono tutte insieme le omelie di Santa Marta, si vede anche profondamente radicata nel Vangelo.

D. – Che spazio hanno nel magistero di Papa Francesco queste interviste?

R. – Sono l’occasione per far passare qui e là in ogni risposta uno sguardo sulla realtà, sulla vita della Chiesa e sul Vangelo che, talvolta, spiazza e che mette in discussione anche certi schemi sempre prefissati che ci facciamo. Credo, dunque, che in questo senso certamente non possiamo chiamarle “magistero”, ma emerge anche in quelle, anche nelle risposte, uno sguardo interessante sulla realtà, che ci fa capire meglio sia il Papa sia come intende, vive e testimonia il Vangelo.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) -  E’ in rete il sito web della visita che Papa Francesco compirà nello Sri Lanka dal 13 al 15 gennaio prossimo (www.popefrancissrilanka.com ).

Il sito in lingua inglese, oltre a una biografia e ad alcune foto del Santo Padre, contiene informazioni riguardanti la Chiesa srilankese e i messaggi di benvenuto del cardinal Ranjith, presidente della Conferenza episcopale del Paese, e del nunzio apostolico, mons. Pierre Nguyên Van Tot.

Accanto al logo una scritta riproduce il motto della visita: "Dimorare nell'amore" (Abide in love). Da qui al 13 gennaio, il sito sarà aggiornato regolarmente con le ultime notizie sui preparativi della visita.

http://www.popefrancissrilanka.com/logo.jpg

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - In vista della prossima visita pastorale del Papa nelle Filippine, prevista dal 15 al 19 gennaio 2015, sarà organizzato nel Paese asiatico un incontro teso a migliorare l’approccio e l’utilizzo di nuove tecnologie informatiche, invitando  a considerare  i social network come ”uno strumento di missione e mezzo di  incontro con gli altri”.

L’idea nasce dal movimento giovanile cattolico Filippino “Youth Pinoy”,  appassionato di missione on line,  che - supportato dalla Conferenza episcopale – ha dato vita al “Catholic social media summit 3.0”. L’incontro, previsto per il 13 e 14 settembre – riferisce l’agenzia Asianews - è alla sua terza  edizione, avrà luogo  nel  Centro di formazione  e sviluppo di Lingayen, nell’ isola di Luzon.

Al  Social media summit  parteciperanno più di 1.500 delegati di diversi Paesi del mondo, tra cui  il presidente dei vescovi filippini,   mons. Socrates B. Villegas arcivescovo di Lingayen  e il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila. Scopo del  summit  è quello di promuovere  l’uso dei social network non solo come interfaccia personale che  cela sovente l’insicurezza dell’uomo,  ma come uno strumento che promuova la  pace e permetta di ascoltare ed essere ascoltati e di essere aiutati, così come insegna Papa  Francesco: “Non è sufficiente essere passanti sulle autostrade digitali, semplicemente ‘collegati’, le connessioni devono crescere in incontri veri”. (M.B.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Sono stati lanciati ufficialmente il 28 luglio scorso il sito del viaggio Apostolico di Papa Francesco nelle Filippine, in programma dal 15 al 19 gennaio 2015 (http://papalvisit.ph) e la rispettiva pagina Facebook, raggiungibile al link https://www.facebook.com/papalvisitph2015. Il motto del viaggio del Pontefice nell’arcipelago sarà “Misericordia e compassione”. Il Santo Padre arriverà a 20 anni esatti dall’ultimo viaggio di Papa Giovanni Paolo II nelle Isole, nel 1995, quando presiedette l’allora decima Giornata mondiale della gioventù, sul tema “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Nei giorni scorsi, presentando il viaggio apostolico, l’arcivescovo di Manila, il cardinale Louis Tagle, ha dichiarato che l’arrivo di Papa Francesco sarà “come un tifone di rinnovamento spirituale” per tutto il Paese, facendo così riferimento alle famiglie colpite dal tifone Yolanda nel 2013 e a coloro che ancora oggi piangono la morte dei loro cari. Sul portale ufficiale, intanto, sono già state pubblicate la preghiera ufficiale e la lettera pastorale di mons. Socrates Villegas, arcivescovo di Lingayen Dagupan, presidente della Conferenza episcopale filippina.

Secondo quanto riferisce l’ultima edizione dell’Annuario statistico della Chiesa cattolica, le Filippine hanno una popolazione di oltre 95 milioni di abitanti, di cui 79 milioni sono cattolici, pari a circa l’80 %. Papa Francesco sarà il terzo pontefice a visitare le Filippine, dopo i due viaggi di Giovanni Paolo, nel 1995 e nel 1981, e la visita di Paolo VI nel 1970. (R.B.)

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Città del Vaticano (L'Osservatore Romano) -  «È necessario che nel mondo digitale l’annuncio del Vangelo sia seguito dall’offerta di un incontro personale con Cristo, un incontro reale e trasformatore». È quanto auspica Papa Francesco in un messaggio — a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin — ai partecipanti al quarto congresso nazionale della pastorale delle comunicazioni sociali (Pascom) del Brasile, apertosi giovedì 24 luglio nel santuario mariano di Aparecida. All’incontro, che ha per tema «Comunicazione, sfide e opportunità per evangelizzare nell’era della cultura digitale», è collegato anche il secondo seminario nazionale dei giovani comunicatori.

Obiettivo dei lavori di entrambe le riunioni, che si concluderanno domenica 27, è la ricerca di nuove strade per formare e motivare gli agenti della pastorale delle comunicazioni in Brasile. L’incontro — cui partecipano vescovi, sacerdoti, religiosi e laici impegnati nel settore — si tiene nell’anniversario della visita di Papa Francesco in Brasile per le celebrazioni della gmg a Rio de Janeiro. Com’è noto il Pontefice volle inserire personalmente nel viaggio anche una sosta ad Aparecida, per tornare a pregare nei luoghi in cui sei anni prima, da cardinale arcivescovo di Buenos Aires, era stato tra i protagonisti principali della quinta Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi (Celam), svoltasi nel maggio 2007.

E proprio all’esperienza dello scorso anno Papa Bergoglio accenna nel messaggio, quando — citando l’omelia della messa del 27 luglio nella cattedrale carioca — esorta a «non restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, nella nostra istituzione parrocchiale o nella nostra istituzione diocesana, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Uscire inviati. Non è semplicemente aprire la porta perché vengano, per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare!».

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “È necessario che nel mondo digitale l’annuncio del Vangelo sia seguito dall’offerta di un incontro personale con Cristo, un incontro reale e trasformatore”. Le parole sono di Papa Francesco e sono contenute in un Messaggio inviato, a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ai partecipanti al quarto Congresso nazionale della pastorale delle comunicazioni sociali (Pascom) del Brasile, iniziato giovedì scorso nel santuario mariano di Aparecida. Tema dell’incontro è “Comunicazione, sfide e opportunità per evangelizzare nell’era della cultura digitale” e ad esso è collegato il secondo Seminario nazionale dei giovani comunicatori.

L’incontro, che vede la partecipazione di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici impegnati nel settore, si tiene nell’anniversario della visita di Francesco in Brasile per la Gmg di Rio de Janeiro, all’inizio della quale il Papa sostò proprio nel Santuario di Aparecida. Citando l’omelia della messa del 27 luglio nella cattedrale carioca, Francesco esorta a “non restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, nella nostra istituzione parrocchiale o nella nostra istituzione diocesana, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Uscire inviati. Non è semplicemente aprire la porta perché vengano, per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare”.

Un tema caro al Papa, quello dell’“uscire”, che deve interessare anche il continente digitale. “Nessun cammino – afferma nel Messaggio – può, né deve, essere precluso a chi, in nome di Cristo risorto, s’impegna a diventare sempre più solidale con l’uomo; con il Vangelo in mano e nel cuore, è necessario riaffermare che è tempo di continuare a preparare cammini che conducano alla Parola di Dio, non trascurando di rivolgere un’attenzione particolare a chi ancora vive in una fase di ricerca”.

Una pastorale nel mondo digitale, sostiene Francesco, è quindi “chiamata a tener conto anche di coloro che non credono, sono caduti nello sconforto e coltivano nel cuore il desiderio di assoluto e di verità non effimere, dato che i nuovi media permettono di entrare in contatto con seguaci di tutte le religioni, con non credenti e persone di tutte le culture”.

Se dunque per il Papa i canali digitali sono un campo fondamentale nella nuova “uscita missionaria”, chi opera nel settore dei media, in particolare della pastorale della comunicazione, è spronato “a unirsi, con fiducia e con creatività consapevole e responsabile, alla rete di rapporti che l’era digitale ha reso possibile”.

E ai comunicatori brasiliani, in particolare, Papa Francesco indica anche alcune piste: fare in modo di “imparare il linguaggio particolare di questo ‘areopago’” e riconoscendo “il primato della persona”, mai dimenticando che il “continente digitale, prima di essere una mera realtà tecnologica, è innanzitutto – conclude – un luogo di incontro tra uomini e donne le cui aspirazioni e le cui sfide non sono virtuali, ma reali e hanno bisogno di una risposta concreta”.

di Alessandro De Carolis

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Città del Vaticano (osservatoreromano.va) - «I tweet del Papa in latino sono un successo tanto bello quanto inatteso» si legge sul sito in rete del settimanale «Le Point». Due anni dopo il lancio è stata superata la soglia dei duecentocinquemila follower, più del numero delle persone che seguono i tweet papali in tedesco o in arabo. Del resto «la concisione del vocabolario non è mai un problema in latino» spiega alla rivista francese monsignor Daniel Gallagher, della Segreteria di Stato, che cura la pagina publica del Papa.

«È confortante ricevere ogni giorno un frammento di pensiero puro — chiosa Isabelle Poinsot, una fan parigina di Papa Franciscus @Pontifex_ln — e trovo delizioso questo connubio fra la modernità del mezzo e l’antichità del linguaggio. Così la capacità di comunicazione della lingua di Cicerone supera i secoli: anche «gli epigrammi di Marziale — continua Gallagher — per brevità, freschezza ed efficacia sono già dei tweet».

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