Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (RV) - Lo Ior, Istituto per le Opere di Religione, ha inaugurato un suo sito Internet, www.ior.va con l'obiettivo di proseguire sulla via della trasparenza.

Ascoltiamo il presidente dello Ior, Ernst von Freyberg, al microfono di Bernd Hagenkord: RealAudioMP3 

R. – Wir haben im Mai dieses Jahres gesagt, wir werden uns in den nächsten ...

Nel maggio scorso abbiamo detto che nei mesi successivi ci saremmo concentrati soprattutto a concludere con successo il processo Moneyval, e quindi l'adempimento di tutte quelle regole che riguardano il riciclaggio di denaro, e che avremmo creato trasparenza. Il sito web ha lo scopo di informare i nostri collaboratori, i nostri clienti, la Chiesa e l'opinione pubblica che sia interessata, sul nostro Istituto, sui nostri obiettivi, sulla nostra riforma e su quello che facciamo nel mondo e su come sosteniamo la Chiesa nella sua missione e nelle sue opere caritative.

D. – Quale sarà il prossimo passo?

R. – Das Ior hat seit vielen Jahren einen testierten Jahresabschluss; dieses Jahr ...
Da molti anni lo Ior ha un bilancio annuale di chiusura certificato: quest'anno, per la prima volta, lo pubblicheremo.

D. – Se io apro la pagina del sito, che cosa ci trovo?

R. – Sie finden eine Vorstellung der Dienstleistung die wir anbieten, eine Erläuterung ...
Ci troverà la presentazione dei servizi che rendiamo, l'illustrazione dei nostri clienti, le tappe storiche più importanti dello Ior, il lavoro di riforma che stiamo portando avanti attualmente e le persone che vi lavorano. Il nostro compito consiste nel condurre lo Ior in modo tale, che esso possa rispondere a tutte le norme internazionali, che sia un Istituto "pulito", che sia un Istituto di servizio, per offrire al Papa l'opzione di decidere, per quanto riguarda il futuro, la forma giusta dello Ior stesso. Invito tutte le persone interessate a cliccare su www.ior.va per prendere informazioni su di noi.

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Roma (Civiltà Cattolica)  - La riflessione sulla comunicazione che la Chiesa sta portando avanti in questi anni si interroga non su tecniche e modelli, ma sulla vita dell'uomo al tempo in cui l'ambiente digitale ha impatto sulla nostra percezione della realtà, di noi stessi e sulle nostre relazioni. Quest'anno il Pontefice nel suo Messaggio per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali lancia l'invito a considerare come l'ambiente digitale non sia un mondo parallelo, ma un ambiente nel quale molte persone, specialmente giovani, condividono conoscenza, valori e interrogativi di senso. Da qui l'invito ai cristiani a coinvolgersi in maniera autentica e interattiva, con rispetto e pazienza, con le domande e i dubbi che gli uomini esprimono nel loro cammino di ricerca della verità. Il Papa si è unito alla conversazione che avviene via Twitter aprendo l'account @pontifex proprio per esprimere un segno di attiva partecipazione ai dialoghi degli uomini del nostro tempo, che oggi sono sempre più veicolati dai networks sociali.

L'articolo integrale di Antonio Spadaro S.I., pubblicato su Civiltà Cattolica, è in allegato

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Città del Vaticano (RV) - "Un mese di Pontifex": è l'indagine realizzata dal mensile internazionale dei Gesuiti, "Popoli", sul primo mese di Benedetto XVI su Twitter. Dalla ricerca statistica, risulta che i tweet del Papa hanno generato oltre 270 mila messaggi di risposta. La maggior parte sono stati neutrali, 26 mila circa positivi e 22 mila circa negativi. L'indagine – consultabile sul sito www.popoli.info – ha anche analizzato la presenza sui Social Network della gerarchia ecclesiale. Sui dati salienti dell'indagine su @Pontifex, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di Popoli, Stefano Femminis:

R. – I numeri sono impressionanti: 270.456 persone, che hanno commentato coerentemente con quello che è lo spirito di un social network, che prevede l'interazione. C'è stata una grande quantità di messaggi neutrali, cioè persone che hanno semplicemente ritwittato il messaggio del Papa. Tra quelli che l'hanno fatto, però, i tweet positivi sono stati di più: sono stati oltre 26 mila contro i 22.500 negativi. Abbiamo poi fatto anche un'analisi dei contenuti di questi tweet, analizzandone un campione. Tra quelli positivi emergono in particolare le citazioni del Papa stesso e poi una grande fetta di messaggi positivi, anche di ringraziamenti e auguri e una parte rilevante dedicata a preghiere. Il Papa nel mese che abbiamo analizzato ha spesso invitato a pregare sulle vicende della Nigeria e della Siria, in particolare. Questo ha colpito molto il popolo di Twitter. Per quanto riguarda invece i messaggi negativi, emergono cose interessanti. E' interessante che, tolta una quantità, non solo di critica, ma di veri e propri insulti, che purtroppo fa parte dell'essere presenti su un social network, ci sono poi una serie di rilievi negativi che hanno a che fare con questioni tristemente note, come quelle di alcuni sacerdoti, protagonisti di episodi di pedofilia, piuttosto che critiche sul potere e la ricchezza della Chiesa, del Vaticano. Come a dire che l'annuncio del Vangelo, l'annuncio del messaggio di Cristo, in qualche modo, non è l'oggetto delle critiche, ma sono altri gli elementi sotto accusa. Questo, credo, possa far riflettere in generale la Chiesa sulle potenzialità della presenza sui social network, appunto a livello di istituzioni o di personalità ecclesiali.

D. – In qualche modo questa indagine, con i suoi chiaroscuri, dimostra appunto l'importanza del non lasciare questo terreno ad altri...

R. – Certo, il Papa ha più volte sottolineato l'importanza e il desiderio della Chiesa di essere là dove è l'uomo: su Twitter, su Facebook e su altri social network, sulla Rete l'uomo c'è, è presente con i propri problemi, con le proprie domande e anche con le proprie critiche. Quindi, è importante per la Chiesa essere anche lì e dialogare con le persone più lontane o comunque più critiche. Bisogna sempre tener presente che la distinzione tra mondo digitale e mondo reale è ormai una distinzione che si regge sempre di meno, proprio perché l'uomo, l'essere umano, è presente sui social network in modo integrale. Quindi anche nell'annuncio evangelico e nella trasmissione del messaggio della Chiesa non ci si può tirare fuori da questo mondo e da questa sfida.

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Città del Vaticano (L'Osservatore Romano) - «Quando ci affidiamo totalmente al Signore, tutto cambia. Noi siamo figli di un Padre che ci ama e non ci abbandona mai». È questo il tweet lanciato da Benedetto XVI mercoledì 2 gennaio. Tornano dunque gli interventi in occasione delle Udienze generali. Il primo fu il 12 dicembre, data storica che ha segnato il debutto del Papa sul network con un tweet seguitissimo:


«Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via Twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore». L’utilizzo del nuovo mezzo di comunicazione, attraverso l’account @pontifex, è stato un gesto spiegato indirettamente proprio durante la catechesi di quel giorno, nella quale Benedetto XVI ha sottolineato che «Dio non si è tolto dal mondo, non è assente, ma ci viene incontro in diversi modi, che dobbiamo imparare a discernere».

«Il Signore vi benedica e vi protegga nel nuovo anno», si può leggere invece nel tweet del 1° gennaio che richiama le scritture ebraiche sia direttamente — «Ti benedica il Signore e ti protegga» (Numeri, 6, 24) — sia indirettamente, «Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto» (Salmi, 67).

E proprio di come nascono i tweet di Benedetto XVI ha parlato il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, l’arcivescovo Claudio Maria Celli, in un’intervista rilasciata al «Tgcom24». «Gli uffici preposti della Segreteria di Stato preparano un testo che il Papa deve approvare. Noi crediamo e vogliamo fermamente che i tweet siano veramente di Benedetto XVI», ha detto Celli. Rispondendo alle domande di Federico Novella e Fabio Marchese Ragona, l’arcivescovo ha sottolineato che «il Papa interviene sui testi». Celli non nasconde che i commenti ai tweet non sono stati sempre positivi. «È arrivato di tutto. Abbiamo avuto bellissimi messaggi, da giovani, meno giovani e dai vari continenti. Poi anche messaggi ironici, offensivi, critici. Ma confesso che per noi che viviamo in questo contesto non è stata una sorpresa. Eravamo pienamente consapevoli di ciò che sarebbe successo: quando il Papa vuol entrare in dialogo con l’uomo di oggi e mettersi al suo livello, ci son dei rischi che vanno corsi e che vanno accettati».

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Città del Vaticano (RV) - Centoquaranta caratteri che rimarranno nella storia. Il Papa ha lanciato oggi il suo primo tweet al termine dell'udienza generale in Aula Paolo VI. Quindi, poco dopo le 12, ha risposto via Twitter ad una prima domanda sul tema dell'Anno della Fede e, intorno alle 15, ad un'ulteriore domanda. Sempre stamani, l'account @Pontifex ha raggiunto e ampiamente superato il milione di follower. Il servizio di Alessandro Gisotti RealAudioMP3

"Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore". Questo il primo tweet del Papa sul suo account @Pontifex, lanciato oggi al termine dell'udienza generale: 140 caratteri che rimarranno nella storia. Proprio nei momenti in cui Benedetto XVI compiva questo gesto, il suo account, in 8 lingue, @Pontifex raggiungeva e superava di slancio il milione di follower. Il primo tweet del Papa è stato ritwittato migliaia di volte già nei primissimi minuti dopo il lancio, mentre la notizia ha fatto il giro del mondo con breaking news dei principali media internazionali.

Poco dopo le 12, dunque, il Papa ha risposto alla prima domanda su come vivere l'Anno della fede nel nostro quotidiano. Quesito che gli era stato rivolto su Twitter attraverso #askpontifex. "Dialoga con Gesù nella preghiera – ha risposto il Papa - ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno". Anche in questo caso, sono migliaia le persone che stanno riprendendo ed esprimendo il loro apprezzamento per il tweet del Papa. Quindi, intorno alle 15 ha risposto alla domanda: "Come vivere la fede in Gesù Cristo in un mondo senza speranza?". Nel tweet del Papa si legge: "Con la certezza che chi crede non è mai solo. Dio è la roccia sicura su cui costruire la vita e il suo amore è sempre fedele". Significativamente, proprio a simboleggiare l'universalità dell'iniziativa, durante il lancio del primo tweet del Pontefice erano accanto a lui, tra gli altri, 5 ragazzi a rappresentanza dei 5 continenti.

Nella giornata di oggi, seguirà un altro e ultimo tweet su @Pontifex che risponderà sempre a una domanda rivolta al Papa attraverso #askpontifex. L'account del Papa era stato aperto lo scorso lunedì 3 dicembre, durante una conferenza nella Sala Stampa vaticana, alla presenza di giornalisti di tutto il mondo. Annunciando l'iniziativa, il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, mons. Claudio Maria Celli, aveva commentato: ancora una volta emerge "forte il desiderio di questo Papa di entrare in colloquio, in dialogo con l'uomo e la donna di oggi, e di incontrarli lì dove gli uomini e le donne di oggi si trovano".

In occasione del primo tweet del Papa, abbiamo intervistato padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica:RealAudioMP3

R. – Intenderei questa presenza come una presenza "normale": oggi è chiaro che la comunicazione non coincide più con la semplice trasmissione di un messaggio, ma con la condivisione di questo all'interno di reti sociali. E nel Magistero di Benedetto XVI sulle comunicazioni questo elemento è un elemento chiave, da leggere molto bene. La Chiesa sa che oggi i messaggi di senso passano attraverso i network sociali, che sono dei veri e propri "luoghi di senso", dove la gente condivide la vita, i desideri, le impressioni, le domande, le risposte... Quindi, la presenza del Papa su Twitter è una presenza che sostanzialmente vedrei come in continuità con la presenza del Papa in strumenti come la radio, quindi alla decisione di Pio XI di trasmettere il messaggio del Vangelo attraverso la Radio Vaticana. Direi che la Chiesa è sempre stata molto attenta all'avanguardia comunicativa, proprio perché il Vangelo va incarnato nel tessuto comunicativo della storia.

D. – Qualcuno, riferendosi al fatto che c'è chi sta usando Twitter per offendere il Papa, per offendere la fede cristiana, sostiene che questa iniziativa è troppo rischiosa. Cosa ne pensa?

R. – Certamente è rischioso, perché significa comunque esporre il messaggio del Vangelo. In ogni caso, questo è essenziale. Chi commenta negativamente il fatto che ci siano vari messaggi polemici nei confronti del Papa, probabilmente non si è accorto che in realtà questi sono ovunque nella Rete, ma direi anche nei giornali, in tante altre forme di espressione... E direi che questi commenti fanno parte della comunicazione ordinaria: certamente verranno meno. Ci sono anche domande molto interessanti che vengono poste al Pontefice. Quindi, direi che è una tappa in un cammino di crescita, ma non le vedrei come problematiche.

D. – La presenza del Papa su Twitter dovrebbe suscitare un rinnovato impegno dei cristiani sulle reti sociali – sui social network – specie dei giovani, dei cosiddetti "nativi digitali"?

R. – Io penso che la presenza del Papa su Twitter incoraggi i cattolici a essere presenti nell'ambiente digitale e questo per me è un elemento di riflessione assolutamente fondamentale. Cioè, l'uomo oggi vive anche in Rete: si può essere d'accordo o meno, si può essere contenti o meno di questo fatto, però di fatto la Chiesa è chiamata a essere presente lì dove sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, perché una parte della loro vita di comunicazione è lì, in questo ambiente digitale. Quindi: la vita è una sola, sia che essa sia nell'ambiente fisico, sia che sia nell'ambiente digitale. La realtà della Rete non è una realtà parallela, rispetto all'esistenza. E quindi, i cattolici sono chiamati a essere nell'ambiente digitale così come nell'ambiente fisico. Il Papa, sostanzialmente, incoraggia questa presenza.

D. – Come raccogliere, soprattutto da parte dei pastori e dei sacerdoti, delle persone più impegnate nella vita della Chiesa, la sfida lanciata dal Papa affinché soprattutto questa, come altre iniziative, non restino delle "cattedrali nel deserto"?

R. – Direi che una sfida molto interessante riguarda il rapporto tra la Parola annunciata e il contesto culturale attuale. Noi sappiamo che il contesto ordinario delle persone, dell'uomo di oggi, è un contesto frammentato, frazionato e proprio all'interno di questo contesto si avverte la necessità di messaggi di senso, di sapienza, anche profondi, ma brevi, appuntiti. E il Papa stesso, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni del 2012, ha affermato che in Rete – proprio in Rete – è possibile trovare spazi di silenzio. Quindi, vedrei come la comunicazione in Rete non sia, non debba essere, contrapposta a una comunicazione silenziosa. Il tweet del Papa è un messaggio molto breve che può aiutare le persone a riflettere, quindi a porsi domande importanti, anche a dialogare grazie all'hashtag #askpontifex con il Papa.

D. – Come uomo di fede e di comunicazione, impegnato proprio sulla frontiera delle nuove tecnologie, cosa le dice personalmente, cosa la colpisce di questa presenza di Benedetto XVI su Twitter?

R. – Mi colpisce la disponibilità: la disponibilità del Papa a mettersi in gioco su un terreno su cui anche altri leader religiosi, come sappiamo, si sono messi in gioco. Quindi, la disponibilità a entrare con coraggio e con semplicità anche all'interno di questo mondo comunicativo. In fondo, ciò che caratterizza la Chiesa è la passione per l'umanità. Chiaramente, i rischi sono tanti, ci sono sempre e ovunque. Penso che la strada migliore sia affrontare le sfide con coraggio ed essere presenti: comprendere le sfide ed i problemi dall'interno, non trincerarsi all'interno di una situazione comoda o già nota. Quindi, questa disponibilità, questa flessibilità mi colpisce e credo sia una spinta molto interessante per i cristiani a vivere con coraggio il contesto delle sfide attuali.

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Città del Vaticano (RV)- Benedetto XVI approda su Twitter con lo stesso spirito che animò Pio XI nel dar vita alla Radio Vaticana: utilizzare le nuove tecnologie per incontrare gli uomini e annunciare il Vangelo. E' la continuità che vede padre Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", alla vigilia del primo tweet che il Papa lancerà, domani, nell'udienza generale sul suo account @Pontifex. Sul significato di questa presenza del Papa su Twitter, Alessandro Gisotti ha intervistato proprio padre Spadaro: RealAudioMP3

R. – Intenderei questa presenza come una presenza "normale": oggi è chiaro che la comunicazione non coincide più con la semplice trasmissione di un messaggio, ma con la condivisione di questo all'interno di reti sociali. E nel Magistero di Benedetto XVI sulle comunicazioni questo elemento è un elemento chiave, da leggere molto bene. La Chiesa sa che oggi i messaggi di senso passano attraverso i network sociali, che sono dei veri e propri "luoghi di senso", dove la gente condivide la vita, i desideri, le impressioni, le domande, le risposte... Quindi, la presenza del Papa su Twitter è una presenza che sostanzialmente vedrei come in continuità con la presenza del Papa in strumenti come la radio, quindi alla decisione di Pio XI di trasmettere il messaggio del Vangelo attraverso la Radio Vaticana. Direi che la Chiesa è sempre stata molto attenta all'avanguardia comunicativa, proprio perché il Vangelo va incarnato nel tessuto comunicativo della storia.

D. – Qualcuno, riferendosi al fatto che c'è chi sta usando Twitter per offendere il Papa, per offendere la fede cristiana, sostiene che questa iniziativa è troppo rischiosa. Cosa ne pensa?

R. – Certamente è rischioso, perché significa comunque esporre il messaggio del Vangelo. In ogni caso, questo è essenziale. Chi commenta negativamente il fatto che ci siano vari messaggi polemici nei confronti del Papa, probabilmente non si è accorto che in realtà questi sono ovunque nella Rete, ma direi anche nei giornali, in tante altre forme di espressione... E direi che questi commenti fanno parte della comunicazione ordinaria: certamente verranno meno. Ci sono anche domande molto interessanti che vengono poste al Pontefice. Quindi, direi che è una tappa in un cammino di crescita, ma non le vedrei come problematiche.

D. – La presenza del Papa su Twitter dovrebbe suscitare un rinnovato impegno dei cristiani sulle reti sociali – sui social network – specie dei giovani, dei cosiddetti "nativi digitali"?

R. – Io penso che la presenza del Papa su Twitter incoraggi i cattolici a essere presenti nell'ambiente digitale e questo per me è un elemento di riflessione assolutamente fondamentale. Cioè, l'uomo oggi vive anche in Rete: si può essere d'accordo o meno, si può essere contenti o meno di questo fatto, però di fatto la Chiesa è chiamata a essere presente lì dove sono gli uomini. E oggi gli uomini sono anche in Rete, perché una parte della loro vita di comunicazione è lì, in questo ambiente digitale. Quindi: la vita è una sola, sia che essa sia nell'ambiente fisico, sia che sia nell'ambiente digitale. La realtà della Rete non è una realtà parallela, rispetto all'esistenza. E quindi, i cattolici sono chiamati a essere nell'ambiente digitale così come nell'ambiente fisico. Il Papa, sostanzialmente, incoraggia questa presenza.

D. – Come raccogliere, soprattutto da parte dei pastori e dei sacerdoti, delle persone più impegnate nella vita della Chiesa, la sfida lanciata dal Papa affinché soprattutto questa, come altre iniziative, non restino delle "cattedrali nel deserto"?

R. – Direi che una sfida molto interessante riguarda il rapporto tra la Parola annunciata e il contesto culturale attuale. Noi sappiamo che il contesto ordinario delle persone, dell'uomo di oggi, è un contesto frammentato, frazionato e proprio all'interno di questo contesto si avverte la necessità di messaggi di senso, di sapienza, anche profondi, ma brevi, appuntiti. E il Papa stesso, nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni del 2012, ha affermato che in Rete – proprio in Rete – è possibile trovare spazi di silenzio. Quindi, vedrei come la comunicazione in Rete non sia, non debba essere, contrapposta a una comunicazione silenziosa. Il tweet del Papa è un messaggio molto breve che può aiutare le persone a riflettere, quindi a porsi domande importanti, anche a dialogare grazie all'hashtag #askpontifex con il Papa.

D. – Come uomo di fede e di comunicazione, impegnato proprio sulla frontiera delle nuove tecnologie, cosa le dice personalmente, cosa la colpisce di questa presenza di Benedetto XVI su Twitter?

R. – Mi colpisce la disponibilità: la disponibilità del Papa a mettersi in gioco su un terreno su cui anche altri leader religiosi, come sappiamo, si sono messi in gioco. Quindi, la disponibilità a entrare con coraggio e con semplicità anche all'interno di questo mondo comunicativo. In fondo, ciò che caratterizza la Chiesa è la passione per l'umanità. Chiaramente, i rischi sono tanti, ci sono sempre e ovunque. Penso che la strada migliore sia affrontare le sfide con coraggio ed essere presenti: comprendere le sfide ed i problemi dall'interno, non trincerarsi all'interno di una situazione comoda o già nota. Quindi, questa disponibilità, questa flessibilità mi colpisce e credo sia una spinta molto interessante per i cristiani a vivere con coraggio il contesto delle sfide attuali.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - RealAudioMP3Il Papa esordirà il prossimo 12 dicembre su Twitter, con l'account @pontifex, rispondendo alle domande che gli arriveranno con l'ahshtag #askpontifex.

"E' una scelta coraggiosa ma molto coerente con il suo più recente Messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali che era sul tema del silenzio" - spiega Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. "Il silenzio é infatti la condizione dell'ascolto e la scelta di ascoltare le domande ci ricorda che la comunicazione non é, prima di tutto, emissione di messaggi, ma è allestire lo spazio dell'incontro e dell'ascolto, che accade solo nello spazio del silenzio". "E' una scelta esemplare - aggiunge la Giaccardi - che ci dice come la Chiesa, che ha tante cose da dire, le può dire con il linguaggio giusto se prima sa ascoltare le domande".

"L'esordio del Papa su Twitter - aggiunge la studiosa -, com'é stato detto in Sala Stampa vaticana, è anche un modo per incoraggiare i blogger cattolici. Le barriere confessionali, infatti, sui social-media sono molto più permeabili che in altri contesti. E' uno spazio in cui è più facile attraversare i confini. Anche i non-cattolici rilanciano volentieri gli argomenti di personalità cattoliche quando li ritengono interessanti. Quindi, in questi territori smaterializzati (e non virtuali), c'é una possibilità molto più alta di incontrare i lontani".

La prof.ssa Giaccardi replica infine ad alcune diffuse, recenti, critiche alla rete come luogo del virtuale. "Considerare la rete il luogo della virtualità, dell'inganno, dell'inautenticità, è un luogo comune molto diffuso, ma anche un grosso errore. E' una conclusione a cui si arriva partendo da un determinismo tecnologico, attribuendo cioé alla rete il potere di creare qualcosa che ci condiziona e ci imprigiona. Invece la libertà dell'uomo è comunque sempre capace di far emergere i significati, nonostante l'ottusità del luogo. La rete non è mai in grado di condizionarci, di essere più forte della nostra libertà. E attribuire alla rete delle problematiche che appartengono alla vita umana e sociale - come quella della finzione, delle relazioni deboli - è scorretto. Ogni ambiente è potenzialmente pericoloso e ci costringe ad adattarci. Ma noi siamo capaci di trasformarlo iscrivendo in esso i nostri significati, i nostri valori. E l'invito del Papa è proprio questo, abitare il web. Cerchiamo di essere migliori e il web sarà migliore".

(Intervista a cura di Fabio Colagrande)

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Città del Vaticano (VIS)- Per il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, il quotidiano "L'Osservatore Romano" ha realizzato un numero speciale sul periodo conciliare.

È una narrazione basata sulle cronache dell'epoca, particolari inediti e poco noti, immagini e fotografie, testi dei Papi che hanno guidato il Concilio o lo hanno vissuto, fino ad arrivare a Joseph Ratzinger che partecipò da giovane teologo.

Un testo di Benedetto XVI, dell'estate scorsa, sul Concilio, introduce la raccolta dei suoi scritti conciliari, pubblicata da Herder e curata dall'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller. Il testo inedito del Papa  apre il numero speciale pubblicato in italiano, inglese, spagnolo e che appare su "L'Osservatore Romano" dell'11 ottobre nell'originale in lingua tedesca ed in italiano e sul sito web del quotidiano, in sette lingue (italiano, inglese, spagnolo, tedesco, francese, portoghese e polacco).

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Mercoledì, 03 Ottobre 2012 13:23

L'Anno della fede e L'Opera della Chiesa

Nel corso dell'Anno della fede vogliamo presentare tematiche che riguardano la bellezza e la profondità della fede cattolica, in sintonia con il tempo liturgico.

Ogni settimana verrà offerto un frammento di video, lo sviluppo della tematica, e alcuni brevi pensieri della Madre Trinidad, Fondatrice de L'Opera della Chiesa. Sono contenuti di grande profondità spirituale e precisione teologica, che trasmettono entusiasmo e vita per tutti: si tratta una risorsa pastorale di grande utilità.

Con questa iniziativa, vogliamo portare a compimento la richiesta fatta dal Signore alla Madre Trinidad al tempo del Concilio: «Va' e dillo...!», «questo è per tutti...!»

La Madre Trinidad nasce a Dos Hermanas (Siviglia) il 10 febbraio 1929. È una persona immensamente semplice, naturale e aperta.

Carente di ciò che gli uomini stimano come ricchezza, grandezza e scienza, si sente «piccola, povera e senza protezione».

Consacrata a Dio fin da giovane, vive una profonda intimità con Gesù nell'Eucaristia. A partire dal 18 marzo 1959, Dio incominciò a riversarsi sulla sua anima così inimmaginabilmente, da renderla fonte luminosa per effondersi attraverso di lei nella Chiesa.

Conobbe anche il Getsemani della Chiesa. La vide straziata e vestita a lutto nella notte della sua prostrazione. Dio divenne nella sua anima l'amore urgente in richiesta di aiuto alla Chiesa.

Il Signore le chiese di fondare L'Opera della Chiesa per aiutare il Papa e dei Vescovi nel loro compito essenziale: un popolo numeroso composto da vescovi, sacerdoti, uomini e donne laici consacrati a Dio, famiglie, giovani e bambini che il beato Giovanni Paolo II nell'anno 1997 approvò di Diritto Pontificio.

Questa donna sorprendente porta inciso fuoco nel proprio spirito che la vita della Chiesa è per tutti, a tutti occorre manifestarla e comunicarla.

Maggiori informazioni qui: www.loperadellachiesa.org/blog

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Città del Vaticano (VIS) - "L'Osservatore Romano" comincerà ad essere distribuito negli Stati Uniti. Il quotidiano sarà pubblicato dalla casa editrice cattolica "Our Sunday Visitor" dell'Indiana, che pubblica la rivista cattolica di maggior tiratura nazionale "Our Sunday Visitor Newsweekly".

La casa editrice statunitense si occuperà anche del servizio di abbonamenti e delle strategie di marketing per promuovere la diffusione de "L'Osservatore Romano" nel Paese. Con questa iniziativa le notizie riguardanti il Papa e il Vaticano saranno rese più accessibili alle famiglie statunitensi.

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