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Roma - (Adnkronos) - Nove adolescenti su dieci navigano ogni giorno. E' quanto emerge da un'indagine condotta per il Movimento italiano genitori. Preoccupa la pratica molto diffusa del 'sexting'. La presidente del Moige: ''E' spesso l'anticamera del 'cyberbullismo'". La Polizia postale: ''Fare una 'fesseria' sul web vuol dire farla al livello mondiale". Polizia Postale-Google nelle scuole per internet sicuro "Nove minori su dieci navigano in rete quotidianamente. Sei su dieci sono da soli quando utilizzano internet. Solo uno su dieci si connette per studiare, mentre uno su quattro preferisce chattare. Sei su dieci ragazzi ammettono di divertirsi a scambiare foto e video hot in rete". Sono solo alcuni dei dati emersi dall'indagine sull'uso di internet da parte dei minori, condotta per il Moige da Tonino Cantelmi, professore di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione presso l'Università Lumsa, su un campione di mille studenti delle scuole elementari, medie e superiori. I dati sono stati presentati oggi in occasione del lancio del progetto "Per un web sicuro", promosso dal Moige (Movimento italiano genitori), TrendMicro e Cisco, in collaborazione con Google Italy e Polizia postale e delle comunicazioni.

Obiettivo del progetto, che per la sua terza edizione ha come madrina Milly Carlucci, è sensibilizzare oltre 40mila persone, tra ragazzi e genitori, nonni, docenti, su un uso responsabile e corretto della rete. "Per voi non c'è distinzione tra mondo reale e virtuale: il mondo virtuale è assolutamente reale" spiega Maria Rita Munizzi, presidente del Moige, rivolta direttamente agli studenti delle scuole medie presenti all'incontro. "Questo è normale per voi ragazzi, mentre non è normale che gli adulti 'formatori' sappiano così poco di questo mondo. Per questo - sottolinea - il progetto è volto soprattutto a creare una formazione per genitori, insegnanti e nonni, perché attraverso loro possiamo arrivare a voi". A preoccupare particolarmente è la pratica, ormai molto diffusa, del 'sexting', lo scambio di foto e video hot, "dal momento che - avverte la presidente del Moige - al di là delle considerazioni morali, diventa spesso l'anticamera del 'cyberbullismo'".

Secondo l'indagine Moige infatti, "sei ragazzi su dieci non hanno problemi a dichiarare di essersi divertiti a scambiare foto e video hot in rete. I mittenti sono soprattutto amici (38,6%), di meno i partner (circa 27%), meno ancora gli sconosciuti (22,7%)". "Sei adolescenti su dieci inoltre, appartenenti alla classe d'età 14-20, almeno una volta hanno utilizzato foto e video per prendere in giro qualcuno, e uno su cinque dichiara di farlo spesso".

"E' indispensabile un'opera di sensibilizzazione continua per formare una nuova generazione consapevole delle potenzialità, ma anche dei rischi del web" afferma in proposito Antonio Apruzzese, direttore del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni, che avverte i ragazzi: "una 'fesseria' fatta sul web è ben diversa da una fatta, ad esempio, nell'ambito della classe: la rete dà l'illusione di poter fare qualunque cosa nascondendo la mano. Invece fare una 'fesseria' sul web vuol dire farla al livello mondiale, e spinge anche a ricercare la mano che c'è dietro".

Allarmanti anche i dati emersi sugli appuntamenti al buio: "il 14% degli intervistati ha incontrato le persone conosciute su Internet e il 13% dei ragazzi tra i 14 e i 20 anni ha scambiato il suo numero di cellulare con gli estranei contattati tramite chat". Sul tema è arrivato l'appello della madrina del progetto, Milly Carlucci, raccolto anche da Carla Targa, Marketing & communications manager di Trend Micro Italy e Giorgia Albertino di Google Italy: "fidatevi solo dei vostri genitori, di chi vi vuole veramente bene". Da Marco Fabriani, Civic Council di Cisco Italia viene infine l'invito a "sfruttare, con la massima sicurezza, tutte le potenzialità che internet mette a disposizione ".

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Promuovere, soprattutto tra i più giovani, l'utilizzo sicuro di Internet e delle nuove tecnologie on line. Questo l'obiettivo della Giornata europea della sicurezza in Rete, un'occasione per sottolineare il ruolo, sempre più cruciale, della comunicazione tra generazioni. Su questa Giornata, celebrata ieri, il servizio di Amedeo Lomonacoo:RealAudioMP3 

Il tema della Giornata "Creiamo insieme una Rete migliore" ricorda che per rendere Internet un luogo più sicuro si deve anche favorire il dialogo tra il mondo degli adulti e quello degli adolescenti. Rocco Mammoliti, responsabile sicurezza dell'informazione Poste Italiane:

R. – La collaborazione tra generazioni diverse – e quindi mettere insieme esperienze, competenze e conoscenze delle persone adulte a fianco di ragazzi o adolescenti che si cimentano nell'affrontare per la prima volta una serie di questioni delicatissime e importantissime anche per il loro sviluppo e per il loro futuro – è fondamentale. Quindi, questo link generazionale tra adulti e minori è fondamentale per fare in modo che i secondi possano essere accompagnati, strada facendo, in tutto il loro percorso di crescita e di gestione anche assolutamente corretta delle nuove tecnologie e dei nuovi meccanismi di comunicazione.

D. – Quali, oggi, i principali consigli da rivolgere ai ragazzi per arginare le possibili insidie di Internet?

R. – I consigli sono effettivamente molteplici, perché dal punto di vista della gestione e soprattutto della prevenzione dei rischi on line, i minori sono in questo momento l'oggetto sostanzialmente di attacco, di rischi che minano la sicurezza dei loro dati, la sicurezza della loro immagine, la reputazione nei confronti dei loro amici, all'interno dell'ambiente sociale in cui vivono – delle scuole, del quartiere – ecc. Sostanzialmente, il consiglio principale è quello di avere un'attenzione fortissima a come loro si pongono online. Gestire in modo corretto la propria identità digitale: questo è assolutamente fondamentale. E significa, questo, anche fornire soltanto alcuni dati che sono strettamente necessari per poter comunicare, dialogare, giocare con i propri coetanei, ma evitare assolutamente di fornire dati personali quali nome, cognome, indirizzo, scuola, numero di cellulare, indirizzi mail personali, soprattutto a chicchessia all'interno del loro strumento di condivisione, dei social network, ecc.

D. – Dunque, i più giovani sono sempre i soggetti più vulnerabili. Come possono i genitori e anche gli educatori aiutarli proprio a difendere i loro diritti?

R. – I genitori e gli adulti devono riuscire a comunicare, a conoscere il linguaggio e gli strumenti che i minori, i nostri figli utilizzano. E, fatto questo passaggio – che non è assolutamente scontato, cioè il fatto di conoscere bene gli strumenti, le potenzialità e i rischi degli strumenti che vengono utilizzati dagli adolescenti – l'approccio deve essere assolutamente quello di responsabilizzare i minori. Il minore deve essere guidato nei diversi passaggi per fare in modo di saper gestire in completa autonomia. Ecco, questo è forse l'aspetto più importante: far capire al minore, all'adolescente, che deve essere in grado in ciascun momento della propria vita, della propria crescita, di gestire in modo corretto il dialogo e l'utilizzo di questi strumenti. Il fatto di non comunicare o parlare con sconosciuti, oppure di non dare immagini o foto o dati personali a soggetti terzi che si conoscono solo ed esclusivamente via network, via Rete, è fondamentale. E siccome i genitori, gli adulti non saranno mai sempre e comunque a fianco agli adolescenti, questi devono essere in grado da soli, e devono essere responsabilizzati a gestire in completa autonomia i singoli casi che possono capitare loro.

D. – Quali sono oggi gli strumenti più efficaci offerti dalla tecnologia per rendere Internet un luogo più sicuro?

R. – Ci sono due tipi di strumenti. Quelli, in particolare, che vengono messi a disposizione dai vari social network. Ogni social network – e questo ormai è una consuetudine – mette a disposizione degli strumenti per segnalare abusi, situazioni sconvenienti e anche comportamenti scorretti. E' buona norma anche fare in modo che, nel momento in cui ci siano questo tipo di segnalazioni, anche gli adulti che sono al fianco dei minori siano assolutamente informati. Poi, dall'altro lato, per evitare i rischi di phishing o di trattamento illecito – o sostanzialmente di compromissione dei pc o degli strumenti che vengono utilizzati – è fondamentale tenere aggiornato il proprio pc e i propri strumenti informatici. Quindi, avere un buon antivirus, aggiornare costantemente i sistemi operativi, non utilizzare in alcun caso, software che non sia con regolare licenza, per fare in modo che ci sia una piena responsabilità di erogazione di quel software e del relativo aggiornamento ai minori anche nell'ambito dell'attività quotidiana che il minore svolge a casa, a scuola, nei vari contesti in cui vive.

Genitori e adolescenti devono dunque condividere esperienze virtuali per evitare rischi reali. Tra le insidie, un orribile pericolo è quello della pedofilia on line: adulti pedofili utilizzano la Rete per rintracciare e scambiare materiale pedopornografico e per ottenere contatti o incontri con i bambini sulla Rete. In particolare, l'estrema confidenza che hanno gli adolescenti con Internet li conduce, talvolta, a valicare i confini della prudenza. Un altro fenomeno da monitorare con attenzione è quello dei "cyber bulli", che solitamente sui social network si sostituiscono ai compagni di classe. A nome di altri, diffondono immagini e informazioni riservate tramite telefonini, raccontano particolari personali e assumono anche comportanti vessatori che possono provocare, in chi li subisce, gravi forme di depressione. Rischi sempre più frequenti, anche per i più giovani, sono inoltre legati al fenomeno del phishing e, in particolare, all'invio di messaggi di posta elettronica ingannevoli. Attraverso una e-mail, solo in apparenza proveniente da istituti finanziari, si richiede di fornire i dati della propria carta di credito per disporre, in modo illecito, di somme di denaro. Un pericolo più subdolo è quello dei virus informatici, solitamente attivati dall'apertura di un allegato, per entrare in possesso di password. A questi rischi si aggiungono altre molteplici, svariate forme di insidie che la prudenza e il dialogo con i genitori e gli educatori possono prevenire ed evitare.

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Roma- Padre Antonio Spadaro, direttore della rivista Civiltà Cattolica, riassume in sei punti, dalle colonne del suo blog, il Messaggio di Papa Francesco per la 48a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Una riflessione più ampia, anche alla luce di altri discorsi del Papa sulla Comunicazione, verrà pubblicata sul prossimo numero de La Civiltà Cattolica. Il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ha per titolo "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro". Il testo afferma alcuni punti centrali del modo proprio di Papa Francesco di vivere e comprendere la capacità dell'uomo di comunicare in maniera autentica. Collocandosi in continuità con i messaggi di Benedetto XVI scritti per la medesima occasione, esprime anche una profonda maturazione della consapevolezza della Chiesa sulle questioni che riguardano la comunicazione al tempo delle reti digitali. Elenco qui 6 punti centrali di questo messaggio...

1. Internet esprime la «profezia» di un mondo nuovo

Papa Francesco avvia il suo discorso con una sorta di contemplazione del mondo in cui viviamo. Il mondo sta diventando sempre più piccolo, e noi siamo sempre più vicini gli uni agli altri. I miei amici sui social network, al di là del fatto che vivano in Brasile o in Italia, in India o in Australia, sono sempre alla distanza di un click. Tutti siamo più connessi e interdipendenti. E tuttavia questa comunicazione globale non è sufficiente per superare le divisioni. Anzi: il mondo, oggi unito dalle reti, vive il paradosso di essere diviso. Ecco: per il Papa la cultura della comunicazione non può convivere con quella dello scarto; queste due culture rimangono antitetiche. Le reti, che ci uniscono e ci collegano, devono spingerci alla visione di un mondo differente da quello pieno di divisioni, che abbiano davanti. Si tratta di una sorta di appello a che la gift culture, la cultura del dono sia il centro verso cui gli scambi convergono, in una rete nella quale la condivisione delle risorse risulta sempre più facile e spontanea (open source, creative commons...). La rete, dunque, può contribuire a plasmare una mentalità di condivisione aperta, In un certo senso, dunque, internet esprime la «profezia» di un mondo nuovo, perché può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà. Proprio qui entra in gioco la «prossimità»: i media possono aiutarci ad avvertire il senso di solidarietà e il desiderio di lottare per i diritti umani, risvegliandone la nostra consapevolezza, contro la logica dello «scarto».

2. Internet: una rete di persone, non di fili

La rete non è un mero assemblaggio di materiali e strumenti elettrici ed elettronici: «la rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili, ma di persone», scrive il Papa. La rete internet insomma non è affatto come la rete idrica, o di quella del gas. Invece è vero che la nostra vita è già una rete, anche senza i computer, i tablet e gli smartphones. Però queste tecnologie della comunicazione possono potenziare e aiutare a vivere la nostra esperienza di vita come rete; se dunque non fossero in grado di spingerci ad una maggiore accoglienza reciproca, o far maturare la nostra personale umanità e la nostra reciproca comprensione, non risponderebbero alla loro vocazione. Perché, se la comunicazione non ci rende più «prossimi» gli uni altri altri, se non ci fa vivere la vicinanza, allora non risponde alla sua vocazione umana e cristiana.

Papa Francesco scrive chiaramente: «Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio». Il Papa sembra leggere nella rete il segno di un dono e di una vocazione dell'umanità ad essere unita, connessa. Rivive, grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, «la sfida di scoprire e trasmettere la "mistica" di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po' caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio» (Evangelii Gaudium, 87).

3. Chi è il mio «prossimo» nell'ambiente digitale? Le «reti di prossimità»

Dato che la rete è una rete di persone, tutte le domande su internet e, in generale, sulla comunicazione sono riconducibili all'unica domanda evangelica: «chi è il mio prossimo?» (Lc 10,29). Occorre comprendere bene come il significato stesso di «prossimo» si evolva proprio a causa della rete che abbatte le barriere dello spazio e del tempo. Come si manifesta l'essere prossimo nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Papa Francesco, parlando ai comunicatori nel 2002, aveva scelto la parabola del buon samaritano, come immagine di riferimento del comunicatore. Il concetto di comunicazione di cui egli parla fa perno non sul messaggio né, tanto meno, sulle tecniche, ma sulle persone che comunicano. Comunicare, dunque, significa condividere un messaggio all'interno di reti di prossimità; significa coinvolgersi, testimoniare ciò che si comunica, facendosi carico di chi ci sta accanto. Significa toccare l'altra persona, essendo consapevoli del contatto. Significa, in definitiva, prendere consapevolezza del sostanziale significato dell'essere uomini e figli di Dio.

È vero, d'altra parte, che oggi la comunicazione tende alla manipolazione e al consumismo, aggredisce come i banditi che ridussero in fin di vita l'uomo soccorso dal buon samaritano. È la sensazione che spesso proviamo, quando siamo bersagliati da raffiche di immagini seducenti o sconsolanti. Il buon samaritano oggi passa non solamente per le strade di città e villaggi, ma anche per le «"strade" digitali».

La rete, dunque, può essere anche intesa come una peculiare «periferia esistenziale», affollata di una umanità che cerca una salvezza o una speranza.

4. Una Chiesa «accidentata», ma dalle porte aperte anche in rete

Dunque, se ci chiedessimo perché, in definitiva, la Chiesa e i cristiani devono essere presenti nell'ambiente digitale, la risposta sarebbe semplice: perché la Chiesa è chiamata ad essere dove sono gli uomini. E oggi gli uomini vivono anche nell'ambiente digitale. La comunità ecclesiale non può dunque sottrarsi a questa nuova chiamata, proprio per la sua vocazione missionaria fondamentale: «Lo ripeto spesso: tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima. E le strade sono quelle del mondo dove la gente vive, dove è raggiungibile effettivamente e affettivamente. Tra queste strade ci sono anche quelle digitali».

Se il Papa parla spesso di una Chiesa dalle porte aperte, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni, afferma chiaramente che aprire le porte delle chiese, significa anche aprirle nell'ambiente digitale.

5. Per una comunicazione non «di massa» ma «popolare»

Il Papa, proponendo l'immagine del buon samaritano, in realtà, propone una immagine della comunicazione che taglia fuori l'onnipresenza mediatrice del mercato. La comunicazione non è marketing persuasivo, né tantomeno espressione del mercato, ma istanza fondamentale dell'essere umano, che riconosce se stesso nel momento in cui si avvicina agli altri. Essa, per il Papa, tende a coincidere con la prossimità. Per questo, nel suo ambito, occorre «saper discernere e riuscire a smascherare la presenza di interessi politici ed economici». Come detto in precedenza, uno degli obiettivi della comunicazione mediatica, è al contrario quello di dar voce a chi non ce l'ha, di «rendere visibili volti altrimenti invisibili». Da qui discende una radicale distinzione tra la comunicazione e la cultura di massa e la comunicazione e la cultura popolare che andrebbe maggiormente approfondita. Da qui discende una radicale distinzione tra la comunicazione e la cultura di massa e la comunicazione e la cultura popolare che andrebbe maggiormente approfondita.

6. Dialogo e rapporto tra Ecclesia e Agorà

Il Papa conclude il suo messaggio con un appello: siamo davanti non a problemi dell'informazione ma a una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un'immaginazione nuova. «Non abbiate timore di farvi cittadini dell'ambiente digitale», scrive Francesco. Il termine non è nuovo, ma sappiamo bene che il termine «cittadino» ha per lui un significato rilevante. Aveva scritto tempo fa che esserlo significa «convocato ad associarsi in vista del ben comune», al fine di un progetto comune. Le nuove tecnologie digitali hanno dato origine ad un vero e proprio nuovo spazio sociale, i cui legami sono in grado di influire nella società e sulla cultura. Il Papa pone dunque il tema del rapporto tra ecclesia e agorà che va rimodulato di continuo a vari livelli. Quello della comunicazione digitale è un livello oggi molto sensibile. L'obiettivo resta il bene comune.

Il Papa ha molto a cuore il dialogo quotidiano con tutti coloro che ci stanno accanto, il dialogo della condivisione pratica. L'atteggiamento necessario da questo tipo di dialogo è per il Papa «l'essere convinti che l'altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte». Tutto ciò che è «idea» personale, opinione, adesione partitica oppure tradizione, linguaggio, modo di fare non può essere considerato un assoluto, scrive Papa Francesco. Aveva già detto Benedetto XVI (discorso alla Curia, 21/12/12) che per dialogare occorre «imparare ad accettare l'altro nel suo essere e pensare in modo diverso». Questa è la premessa per un dialogo autentico.

Gli sforzi di comprensione diventano dunque un processo in cui, mediante l'ascolto dell'altro, ambedue le parti possono trovare purificazione e arricchimento. Anche quando le scelte di fondo non devono essere cambiate – la fede, ad esempio – questi sforzi hanno «il significato di passi comuni verso l'unica verità» (ivi). E' dunque necessario, scrive Papa Francesco, «sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze».

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Inter mirifica @50. L'importanza globale del decreto

Intervento al Convegno Inter Mirifica

di Paul Thige

Buonasera a tutti. Ringrazio gli organizzatori per quest'opportunità di riflettere sull'importanza di Inter Mirifica a livello globale.

Nel mio intervento vorrei sottolineare tre "conquiste" dell' Inter Mirifica e considerare come tali "conquiste" vengono attuate nella vita quotidiana della Chiesa globale.

Continuità nella discontinuità

Prima di entrare nell'argomento, mi sembra doveroso riconoscere la discontinuità radicale che esiste fra il 1963, anno in cui è stato promulgato il Decreto, e il nostro contesto attuale. Permettetemi un gioco di parole, poiché dobbiamo riconoscere che la continuità di Inter Mirifica è marcata da una discontinuità fondamentale.

Il primo punto è che il contesto sociale è ben diverso. Il mondo è cambiato. Senza dilungarmi troppo, vorrei notare che per molti il 1963 sarà sempre l'anno in cui è stato assassinato John F. Kennedy. Questo è stato un evento epocale – reso globale dai mezzi di comunicazione – che è stato ricordato proprio in questi giorni. Molti commentatori lo definiscono the end of innocence, la fine dell'innocenza. Da quel momento in poi non c'è stata più la stessa fiducia nei governi e nei politici. C'è una contestazione dell'autorità e del potere, una contestazione resa sempre più attuale dalle recenti scoperte di wikileaks e del Prism. Il 1963 per molti sociologi sarebbe il vero inizio dei mitici Sixties (anni Sessanta). In quell'anno i Beatles hanno pubblicato il loro primo album e questo è identificato come l'inizio di una nuova era – Youth Revolution – in cui vengono enfatizzati la libertà e l'individualismo. E innegabile che gli anni Sessanta abbiano visto una 'liberazione sessuale' e che i vecchi limiti di pudore siano crollati. Il noto poeta inglese Philip Larkin, parlando proprio del 1963, ha scritto un poema, Annus Mirabilis, in cui afferma che in quell'anno sarebbe stato inventato il sesso.

È ugualmente vero che la Chiesa è cambiata. Com'è ben noto Inter Mirifica non ha contenuto teologico dottrinale, ma non ha neanche la visione teologica che sarebbe emersa al Concilio negli anni successivi. Per certi aspetti rimane un documento preconciliare. Il rapporto Chiesa/mondo, come presentato in Inter Mirifica, non è ancora nutrito dall'insegnamento di Gaudium et Spes, che presuppone un rapporto più dialogante tra la Chiesa e il mondo. L'Inter Mirifica dona importanza al ruolo dei laici, li considera però come tecnici o professionisti della comunicazione, non ancora come protagonisti dell'interfaccia fra la Chiesa e il mondo, una visione che emergerà dopo.

Non sarebbe infine esagerato dire che nessun campo di attività umana si è così trasformato come quello della comunicazione. Stiamo, infatti, vivendo un momento di trasformazione radicale che è ancora in corso e che cambia ogni ambito della nostra esistenza e noi stessi. L'Inter Mirifica è legato a un vecchio schema, in cui esiste una netta distinzione tra gli utenti passivi dei mezzi e i produttori protagonisti. I mezzi sono considerati come una forma moderna del pulpito e nel Decreto c'è una visione strumentale dei mezzi, che non comprende pienamente l'importanza del contesto umano più allargato, creato da questi mezzi.

Le 'conquiste' – the achievements – di Inter Mirifica

E' importante prestare particolare attenzione a tre aspetti del documento Inter Mirifica che possono essere intesi come conquiste significative:

I - La prima conquista riguarda il fatto che, al di là del contenuto del Decreto Inter Mirifica, vi sia un documento che ponga la comunicazione stessa al centro di un Concilio Ecumenico. La comunicazione infatti non è solo elemento di studio di specialisti del settore, ma diventa un tema fondamentale per la riflessione nell'ambito della missione della Chiesa. Il documento Inter Mirifica fu all'inizio considerato non sufficientemente rilevante a livello teologico, eppure fu proprio questo aspetto a permettere che non venisse in seguito stigmatizzato come appartenente ad una teologia non ancora toccata dagli sviluppi del Concilio. L'importanza di Inter Mirifica sta quindi nel sottolineare il ruolo essenziale della comunicazione piuttosto che nell'analizzarne tematiche e argomentazioni.

Il documento stesso riconosce che il tema della comunicazione è da situare in un contesto in evoluzione continua. E' da considerarsi quindi un vantaggio il fatto che Inter Mirifica non sia legata ad un determinato momento storico. Essa infatti contempla la necessità della trasmissione di messaggi annuali per tenere viva e sempre attuale la riflessione sulle relative tematiche. Inter Mirifica inoltre fa riferimento all'importanza della presenza di una vera e propria istruzione pastorale sulla comunicazione sociale, che vide luce nel 1971 con la "Communio et Progressio".

Per quanto riguarda le considerazioni circa alcuni punti deboli del documento, può essere utile ricordare quanto affermò il teologo francese Abbe Rene Laurentin nel suo rapporto sulla seconda sessione del concilio, a proposito del fatto che un testo eccessivamente argomentato scoraggerebbe un ulteriore lavoro di approfondimento, mentre invece un testo non troppo minuzioso contribuirebbe a stimolare ulteriori riflessioni che risponderebbero alle necessità del momento. Anche Mons. Deskur affermò che fosse auspicabile che un documento conciliare, soprattutto se il primo di una serie in un preciso ambito, non si limitasse a trattare le problematiche del momento, ma piuttosto si occupasse di tracciare le linee più ampie di un ideale formazione costruttiva delle coscienze delle generazioni a venire. Dovrebbe, in poche parole, guardare al futuro. Secondo Ruzkowsky, l'eredità più importante di Inter Mirifica è che la comunicazione sociale è entrata ufficialmente a far parte di uno dei temi principali della Chiesa, tanto da ricavarsi un proprio spazio nella sua "agenda".

In un tale contesto, volendo descrivere il ruolo di Inter Mirifica con una metafora politica, il documento non vuole essere considerato una costituzione che offre una mappa dettagliata di come dirigere o indirizzare le attività della Chiesa; piuttosto, può essere paragonato ad una bandiera o ad un inno nazionale che ha il compito di stimolare e motivare l'impegno costante nell'ambito della comunicazione.

L'importanza della tematica della comunicazione è ulteriormente testimoniata dall'insistenza del documento sull'impegno della Chiesa nel campo, affinché la comunicazione raggiunga un livello di eccellenza, avvalendosi anche di persone formate professionalmente e tecnicamente qualificate e facendo gli investimenti necessari.

II - La seconda conquista di Inter Mirifica consiste nel fatto che il documento riconosce la necessità, per assicurare la centralità della tematica della comunicazione all'interno della Chiesa, di costituire un'apposita struttura istituzionale. Il documento in particolare sottolinea la necessità di una struttura pastorale che assicuri la dovuta attenzione e considerazione alla comunicazione, alla quale sia data priorità nella vita della Chiesa a tutti i livelli. Ruzkowsky nella sua analisi del Decreto considera come una tale struttura condurrebbe ad una istituzionalizzazione indispensabile della comunicazione sociale nella Chiesa, che a sua volta si tradurrebbe in supporto ufficiale a tutti gli sforzi che erano stati fino ad allora spontanei e non organizzati, da parte di pionieri a loro volta impegnati su ogni sorta di progetti in tutto il mondo.

Gli elementi che caratterizzano una tale istituzionalizzazione sono la dedicazione di un particolare giorno dell'anno per celebrare la comunicazione sociale nella Chiesa e la predisposizione di un ufficio a livello della Curia. Il documento prevede che ogni diocesi si avvalga di una persona formata nell'ambito delle comunicazioni sociali e che anche gli stessi vescovi siano competenti in materia. E' prevista inoltre l'esistenza di strutture a livello nazionale, oltre che locale, e internazionale, di coordinamento delle attività di comunicazione della Chiesa. Ne deriva quindi un quadro in cui la struttura è radicata nel concetto di sussidiarietà.

III - La terza conquista riguarda l'intuizione "profetica" di Inter Mirifica nel riconoscere la dimensione sociale della comunicazione. Il documento non parla di mezzi di comunicazione né di strumenti di disseminazione o di diffusione, al contrario di quanto suggerito dalle precedenti bozze del documento. La scelta di non includere nessun riferimento specifico a questi aspetti ha contribuito a dare rilevanza al fatto che la comunicazione non ha solo una funzione tecnica, bensì comprende le più varie forme di espressione dell'uomo, a livello artistico, nel ballo, nella musica, ecc. L'insistenza sulla dimensione sociale ci ricorda che la comunicazione non è solo una realtà di transazione di informazioni, ma è una realtà relazionale che serve per creare comunità e rafforzare i legami tra le persone. Ho scelto di parlare di "intuizione profetica" in quanto è chiaro che l'espressione "comunicazioni sociali" ha anticipato la svolta nella cultura della comunicazione moderna dell'affermazione dei social media, con l'emergere di uno stile comunicativo più informale e maggiormente radicato nella comunità.

L'eredità del documento Inter Mirifica – la consolidazione delle conquiste

I - Relativamente alla priorità tematica a cui si è precedentemente accennato come "conquista" di Inter Mirifica, con riferimento all'esistenza di un documento conciliare sulla comunicazione sociale, l'importanza intramontabile di quest'ultima nella Chiesa è testimoniata dallo sviluppo del pensiero di Inter Mirifica nei successivi documenti papali (v. Communio et Progressio, 1971, Aetatis Novae, 1992 e Il Rapido Sviluppo, 2005), oltre che nei vari discorsi dei papi nel contesto dei diversi congressi, assemblee plenarie del PCCS, ecc. L'argomento è stato trattato anche nelle varie tematiche parallele alla comunicazione quali l'etica e la formazione, nei documenti redatti dal PCCS. Inoltre, l'eredità di Inter Mirifica è sempre presente e rimane attuale nei messaggi del Papa in occasione delle Giornate Mondiali della Comunicazione, che negli ultimi cinque anni hanno trattato in modo particolare della nuova cultura digitale. Il Pontificio Consiglio sta valutando l'opportunità di redigere un documento che contempli la centralità della tematica della comunicazione: sebbene tale intento non sia semplice in un contesto in continuo mutamento, si sente sempre più la necessità di arrivare a questo consolidamento.

Oltre ai documenti che trattano delle tematiche della comunicazione, spesso nei testi ecclesiali più importanti vi sono paragrafi che parlano di tali argomenti. Da ciò si evince quanto la comunicazione sia parte integrante della vita della Chiesa: purtroppo viene presa troppo spesso per scontata, mentre dovrebbe ricevere un'attenzione maggiore. L'Esortazione Apostolica post-sinodale Verbum Domini, "Parola di Dio", del 2010, ha solo un paragrafo (n. 113) che fa riferimento alla comunicazione, sebbene in termini assai limitati. Tuttavia, se si presta attenzione ai capitoli delle altre sezioni del documento, si leggono titoli quali "Il Dio che parla", "La risposta dell'uomo al Dio che parla" ecc., che sottolineano il valore essenziale della comunicazione nella vita della Chiesa.

Un'altra questione importante è l'inserimento dello studio delle tematiche della comunicazione nella formazione didattica dei sacerdoti. Ciò che può sembrare un argomento minore in un curriculum con numerose materie, dovrebbe invece esser visto nell'ottica più ampia della finalità stessa della formazione, in quanto la comunicazione tocca ogni dimensione delle attività di un sacerdote.

II- Per quanto riguarda l'eredità strutturale di Inter Mirifica, è da notare che la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali rappresenta un aspetto concreto e visibile che dà importanza alla comunicazione nella vita della Chiesa. La celebrazione della GMCS ha una forma e rilevanza diverse a seconda dei paesi in cui ha luogo e in alcuni di essi riceve un'attenzione maggiore rispetto ad altri. In alcuni paesi, ad esempio, rappresenta un'occasione per promuovere il messaggio del Papa, in altri un'opportunità di dialogo con i media e giornalisti, e in altri ancora come un evento di raccolta fondi per le attività di comunicazione delle diocesi locali. Negli ultimi due anni il PCCS ha creato un 'microsito' dove vengono elencate tutte le iniziative internazionali di questo tipo. Lo scopo è di stimolare un maggiore interesse e iniziative sempre più creative.

Il PCCS rappresenta l'evoluzione dell'idea di Inter Mirifica di predisporre un ufficio curiale della comunicazione. Rimane un ente visibile e attivo. Lascerei ad altri un giudizio più sviluppato del funzionamento dell'ufficio. Nemo judex in causa sua. Altro elemento importante è la presenza di uffici di diocesi e conferenze episcopali in tutto il mondo. E' significativo il fatto che anche questi enti, a livello sia locale sia nazionale, vantano ricche attività a livello comunicativo, basti notare il crescente numero di siti internet, canali radio, giornali e di persone impegnate professionalmente in questo ambito, che sono delle risorse molto importanti per la Chiesa. Lascio lo sviluppo di questi argomenti alle testimonianze che seguiranno.

Vorrei invece dare attenzione al lavoro importantissimo dei vari enti responsabili della comunicazione a livello continentale. Non pretendo di essere esaustivo ma vorrei citare alcuni iniziative come esempio di queste realtà:

- il CELAM: la Conferenza Episcopale Latino-Americana dispone di un ufficio molto ben strutturato e attivo che insieme al PCCS, sta organizzando una serie di seminari per la formazione dei vescovi nel campo della comunicazione. La speranza è che entro un anno il 40 % dei vescovi dell'area del CELAM abbia partecipato ad un tale seminario;

- Episcopo.net: sviluppato dal CELAM in collaborazione con il PCCS, è una piattaforma di comunicazione digitale il cui scopo è di facilitare la comunicazione attraverso la rete tra le diverse realtà delle diocesi ed enti ecclesiastici dell'America Latina, prestando attenzione alle specifiche esigenze;

- RIIAL: il CELAM appoggia insieme al PCCS il progetto della Rete Informatica della Chiesa in America Latina, la cui missione è di supportare la formazione tecnica degli agenti pastorali e di diffondere il messaggio evangelico nell'ambito della cultura digitale fino alle periferie. Il lavoro della RIIAL viene coordinato tramite una serie di incontri virtuali e presenziali a diversi livelli, sia in ambito locale che continentale.

- CCEE: il Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa promuove la comunicazione tramite una serie di incontri e conferenze virtuali mirati alla considerazione di questioni di attualità che interessano l'evangelizzazione in ambito europeo. In particolare:

- sponsorizza una riunione annuale a livello europeo dei rappresentanti nazionali della comunicazione;

- ogni quattro anni organizza dei convegni sulla comunicazione a livello europeo, per un'analisi più dettagliata delle tematiche di maggiore rilievo;

- ha creato EuroCathInfo.eu, il portale informativo istituzionale delle conferenze episcopali europee, per condividere il lavoro di quest'ultime.

- FABC: la Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche dispone di un ufficio per le comunicazioni sociali che si occupa di:

- organizzare riunioni annuali dei vescovi responsabili della comunicazione insieme ai responsabili esecutivi;

- promuovere la ricerca e gli studi sulla Chiesa e la comunicazione sociale in collaborazione con l'Asian Research Centre for Religion and Social Communicazions.

- USCCB: la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha un dipartimento della comunicazione molto attivo che si occupa di:

- promuovere insieme all'Università Santa Clara e al PCCS un seminario annuale sul tema del dialogo tra comunicazione e teologia;

- organizzare, nel 2014, una riunione insieme al CELAM e alla Conferenza Episcopale del Canada (CCCB) per analizzare le tematiche della comunicazione.

- SECAM: il Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e Madagascar vanta numerose attività sia a livello delle diocesi sia a livello nazionale; purtroppo, nonostante vi sia una notevole quantità di iniziative in Africa, il comitato istituzionale delle comunicazioni sociali del SECAM (CEPACS) è inattivo da qualche anno.

- E' da registrare infine la presenza di attività e iniziative molto importanti nell'ambito della comunicazione da parte delle conferenze episcopali dell'Europa dell'Est, dell'Oceania e del Medio Oriente.

E' importante capire che tali strutture gerarchiche hanno senza dubbio una notevole importanza per la comunicazione nella Chiesa. La sfida che il PCCS si pone è di costruire una rete che permetta la condivisione e la collaborazione tra queste realtà internazionali. In questo contesto il PCCS sta cercando di proporsi come un punto di incontro e come perno di questa rete al fine di facilitare i contatti tra i vari enti. Le attività del Consiglio, i congressi organizzati, le visite ad limina e la presenza del Consiglio in varie riunioni nazionali e internazionali mira a sviluppare questo ambito di connettività e di condivisione. In questa ottica è da considerare il senso delle seguenti reti-hub di cui è responsabile il PCCS:

- PCCS.va: il sito è una finestra di presentazione, con informazioni sul Pontificio Consiglio. Rappresenta un punto d'incontro per i comunicatori cattolici che possono trovare sul sito informazioni su attività, eventi e notizie varie sulle iniziative che le chiese locali svolgono nel campo dei media. il sito viene aggiornato, nelle diverse lingue, quasi giornalmente con "news su Chiesa e comunicazione";

- Intermirifica.net: è una 'directory' multimediale online che fornisce informazioni e contatti sulle organizzazioni cattoliche presenti nell'ambito della comunicazione. Creato nel 2009, si è evoluto in una piattaforma web che mira a incoraggiare il networking e la comunicazione tra le persone e gli enti cattolici che attuano progetti di comunicazione nel mondo. Intermirifica.net è un wiki, di conseguenza gli utenti registrati possono costruire e migliorare questo database. La grande sfida per questo progetto è di espandere il suo servizio coinvolgendo sempre più i numerosi comunicatori cattolici;

- .catholic: il progetto riguarda l'introduzione del dominio ".catholic" nella rete internet, nei caratteri latini, cinesi, arabi e cirillici. Lo scopo è di salvaguardare l'autenticità, la riconoscibilità e la presenza digitale della Chiesa Cattolica nell'attuale piazza multimediale globale. L'attuazione del progetto permetterà quindi a diocesi, parrocchie e istituti cattolici sparsi in tutto il mondo di avere una collocazione all'interno di un unico dominio di primo livello, il ".catholic". Il progetto riguarda esclusivamente gli enti istituzionali appartenenti alla Chiesa Cattolica. Risulta evidente il grandissimo potenziale pastorale del progetto che, per la prima volta, riunirà le principali componenti del mondo cattolico in un'unica aggregazione, universalmente riconoscibile nel mondo Internet. Il dominio .catholic, infatti, offrirà la possibilità agli utenti della rete di trovare con maggiore facilità i siti degli enti appartenenti alla Chiesa Cattolica nei motori di ricerca; allo stesso tempo, permetterà una maggiore affidabilità dei contenuti a vantaggio di quanti cerchino informazioni riguardo alla fede cattolica. In ultima analisi, il nuovo dominio potrebbe comportare una maggiore integrazione della comunicazione tra le diverse diocesi e parrocchie del mondo, offrendo una piattaforma tecnologica consolidata per facilitare lo scambio di risorse ed esperienze, al fine di superare qualsiasi divario digitale della Chiesa.

III – Per quanto riguarda la componente sociale del Decreto Inter Mirifica, anche se i padri del Concilio avessero incluso un'analisi di questo aspetto, non avrebbero mai potuto prevedere la profonda rivoluzione nei paradigmi della comunicazione che ha caratterizzato l'ultimo decennio a seguito dell'emergere dei nuovi media. Pertanto, un'aderenza ai principii stessi di Inter Mirifica richiede un'acuta attenzione a tale trasformazione nonché la definizione di una nuova politica comunicativa per la comunità ecclesiale. A questo proposito, vorrei sottolineare tre punti particolarmente degni di nota:

1. i professionisti della comunicazione che sono abituati a lavorare con i "mezzi tradizionali" (stampa, radio, televisione) devono ripensare la propria attività cercando di interpretare le nuove sfide poste dal cambiamento di mentalità legato all'evolversi dei social media. Non è infatti sufficiente mettere online gli stessi contenuti, ma è necessario comprendere e adottare nuovi modelli di linguaggio. La sfida principale può essere identificata nella "convergenza" dell'informazione in virtù dei nuovi strumenti di comunicazione, delle nuove tecnologie e dell'utilizzo dello spazio digitale;

2. è importante evitare di cadere in una mentalità di tipo strumentale: la questione che ci dobbiamo porre oggi non consiste nella modalità di utilizzo dei mezzi di comunicazione con lo scopo di evangelizzare, bensì nel modo in cui dobbiamo porci per essere una presenza evangelizzatrice nello spazio di condivisione e di connettività creato dai social media;

3. è fondamentale riconoscere che i nuovi social networks sono ormai una realtà esistenziale considerevole nella vita di tante persone di oggi. Il digitale è reale ed è anche lì che noi dobbiamo essere presenti. Il digitale, però, è un ambiente diversa e quindi con paradigmi di comunicazione e interazione differenti, per cui siamo obbligati a ripensare il nostro modo di essere presenti, dobbiamo partecipare attivamente al processo di inculturazione nel continente digitale.

Sono queste le idee che hanno guidato la politica del PCCS nel tentativo di favorire una presenza sempre più forte della Chiesa nel campo digitale. Il Pontificio Consiglio si è impegnato in collaborazione con altri nelle seguenti iniziative nell'ambito dei social media:

- La presenza del Papa su Twitter: l'attivazione del profilo @pontifex può essere vista come la punta di quell'iceberg che è la presenza della Chiesa nel mondo dei social networks. La Chiesa è presente in maniera abbondante in questo ambiente grazie ad una vasta gamma di iniziative, dai siti internet ufficiali di varie istituzioni e comunità, ai siti personali, blogs e micro-blogs di personalità del mondo ecclesiale e dei singoli credenti. La presenza del Papa su Twitter è in definitiva un appoggio allo sforzo di questi pionieri di assicurare che la Buona Notizia di Gesù Cristo e l'insegnamento della sua Chiesa possano permeare quel luogo pubblico di scambio e di dialogo che è emerso con i social media. La presenza del Papa online vuole essere altresì un invito a tutte le istituzioni ecclesiali e ai credenti presenti all'interno del "continente digitale" a porre attenzione allo sviluppo del proprio profilo sui social networks, affinché sia coerente con le proprie convinzioni. I "tweets" del Papa sono accessibili a credenti e non credenti al fine di condividere, discutere e incoraggiare il dialogo. E' auspicabile che i brevi messaggi del Papa incoraggino domande tra la gente di diversi paesi, lingue e culture. Queste domande potranno a loro volta essere accolte e affrontate dai credenti e dai responsabili delle Chiese locali, che si troveranno in una posizione privilegiata per misurarsi con esse e per essere vicini a quanti si pongono interrogativi.

Parte della sfida per la Chiesa nel mondo dei social networks è di stabilire una presenza ramificata, capillare, che possa effettivamente misurarsi con i dibattiti, le discussioni e i dialoghi che vengono veicolati dai social media: questi ultimi in particolare presentano un ambiente di dialogo che richiede repliche dirette, personali e puntuali, un tipo di linguaggio non facilmente gestibile da parte di istituzioni centralizzate. Per di più, una tale presenza ramificata e capillare riflette la verità della Chiesa come comunità di comunità, che è viva sia sul piano locale sia su quello universale. La presenza del Papa su Twitter rappresenta l'espressione di una voce della Chiesa unita e di guida, ma costituisce anche un invito continuo a tutti i credenti ad esprimere la propria visione, a coinvolgere i propri "followers" e "amici" per condividere con loro la speranza di un Vangelo che parla dell'amore incondizionato di Dio per ogni uomo e donna.

- News.va: nell'ottica di dare un profilo più interattivo alla comunità ecclesiale nella rete e di appoggiare i credenti attivi nei social media e i bloggers cattolici che desiderano rendere presente la Chiesa nell'ambito dei social networks, è stato ideato il portale News.va; lo scopo fondamentale è di fornire a questi ultimi contenuto evangelico facilmente condivisibile. News.va è un portale aggregatore del contenuto di tutti i media tradizionali del Vaticano, dalla radio, al giornale, alla televisione, progettato appositamente per rispondere alle esigenze della nuova realtà digitale e delle reti sociali. Lo scopo di News.va è di riportare in un unico sito i contenuti dei singoli media vaticani e di dare risalto alle ultime notizie da questi selezionate. Tale convergenza contribuisce a facilitare la consultazione, la condivisione e quindi la diffusione delle notizie relative al Papa e al Vaticano, attualmente pubblicate in una vasta varietà di siti web.


(di Paul Thige)

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Ruolo di un settimanale cattolico nella Chiesa di oggi e di domani

Mons. Giuseppe A. Scotti, Segretario Aggiunto Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

Zagabria, 25 novembre 2013

 

Eminenza,

Eccellenze,

Redattori e amici tutti di Glas Koncila,

grazie per l’invito che avete rivolto al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ad essere presente nel 50° anniversario dell’inizio della pubblicazione del Vostro settimanale.

Porto a tutti voi i saluti cordiali e gli auguri del Presidente del Pccs, S.E. Mons. Claudio Maria Celli per questa ricorrenza così significativa, che dice bene la lungimiranza e il coraggio di questa Chiesa locale per far conoscere e vivere il Concilio, in anni in cui uomini e donne di questa terra hanno sperimentato la discriminazione e la prova per la loro appartenenza a Cristo che, in taluni casi, è sfociata nel martirio [1].

Prima di entrare nel tema che mi è stato proposto, vorrei invitarvi, dunque, a fare memoria di quegli anni ormai lontani. Abbiamo ricordato che qui, cinquant’anni fa, è stato fondato questo settimanale per far conoscere e vivere il Concilio Vaticano II in una situazione di persecuzione nei confronti della Chiesa. Ma sull’orizzonte mondiale qual era il clima politico? Non tutti ricordano che appena un anno prima, nell’ottobre del 1962, il mondo ha vissuto l’angoscia di una nuova, terribile guerra mondiale, con la crisi dei missili di Cuba. E nemmeno tutti ricordano che “la conclusione incruenta di quella crisi sarebbe costata, al Segretario del PCUS, la defenestrazione due anni più tardi”[2].

Ebbene, pure oggi, come allora, occorre avere lo stesso coraggio e lo stesso slancio nel guardare le sfide del presente con lo sguardo lungimirante delle generazioni che ci hanno preceduto. Come fare? Ci ricordiamo tutti di un capitolo importante della Bibbia, è il capitolo nel quale Giosuè rinnova l’alleanza. Giosuè ha intuito che la scelta nei confronti di Dio non è fatta una volta per sempre, non fa parte dell’eredità che i padri lasciano ai figli. Dio va scelto ogni volta. Ogni generazione deve scegliere e dire il suo sì a Dio. Così leggiamo che “il popolo rispose e disse: «Lungi da noi l'abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese d'Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che abitavano il paese. Perciò anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio»”[3].

Questo riferimento biblico può sembrare esagerato se si pensa alla realtà di un settimanale che è, di per sé, realtà modesta fatta di uomini e di donne che affidano le loro idee e i loro progetti alla carta e si affidano a una diffusione semplice, a un passa parola, che ha il sapore dell’amicizia e della condivisione. Eppure a me pare che chiarisca il desiderio e l’impegno di questa Chiesa a tener vivo nel tempo e a donare agli uomini concreti di quegli anni – e degli anni che ne sarebbero poi seguiti – “i legami secolari fra il popolo croato e il cattolicesimo”[4]. Legami che hanno fatto sì che questo popolo ritrovasse pienamente se stesso, la sua patria, la sua libertà. Un popolo che ha sperimentato - e lo vorrei esprimere con le parole di Benedetto XVI al momento del suo congedo dai fedeli lo scorso 27 febbraio – che “amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”[5].

Ricordare e capire quegli anni, eroici ma ormai lontani, ci permette forse di guardare e capire meglio il ruolo di un settimanale cattolico nella Chiesa e nella società odierna. Anche oggi, infatti, pur nelle mutate condizioni politiche ed economiche, c’è la sfida a “uscire dalla condizione servile”, come si legge nel libro di Giosuè, come è avvenuto nella storia di questa Nazione.

Il settimanale cattolico, realtà di carta, sa che deve incontrarsi e confrontarsi, non solo con il cambiamento storico, culturale, politico, economico, religioso. Vi è anche la nuova realtà del mondo digitale. E questo, ricordava papa Benedetto XVI, fa intuire che “si prospettano traguardi fino a qualche tempo fa impensabili, che suscitano stupore per le possibilità offerte dai nuovi mezzi e, al tempo stesso, impongono in modo sempre più pressante una seria riflessione sul senso della comunicazione nell’era digitale. Ciò è particolarmente evidente quando ci si confronta con le straordinarie potenzialità della rete Internet e con la complessità delle sue applicazioni”[6]. E insieme a questa nuova sfida - quella del mondo digitale - c’è la sfida che sempre accompagna la stampa cattolica. Quale è questa sfida? Quella di essere una voce spesso flebile, ritenuta e avvertita debole o anche insignificante perché  “non c’è proporzione, nel mondo e nelle singole situazioni nazionali, fra il numero dei cattolici considerati praticanti e gli strumenti cartacei della comunicazione che li rappresentano”[7].

Ecco, a mio parere, il settimanale cattolico oggi, mentre non può abbandonare il confronto con la storia del proprio paese, la sua cultura, la politica e l’economia, la religione e i nuovi movimenti religiosi che si affacciano nell’Europa unita, deve essere consapevole di altre due sfide. Sono le sfide del mondo digitale con le sue nuove e le grandi potenzialità e, contemporaneamente, la fragilità della voce di carta di un settimanale e muoversi per fare integrazione fra le due dimensioni per offrire una seria capacità di lettura del presente e una prospettiva per l’avvenire. Il settimanale, insomma, deve sapere che anche oggi il suo scopo è quello di aiutare l’uomo contemporaneo a diventare una persona veramente libera.

Lo ricordava molto bene il Cardinale Martini in una sua famosa lettera pastorale alla Chiesa di Milano affrontando il tema della comunicazione. Scriveva il Cardinale agli inizia degli anni ‘90: “E' necessario favorire il processo di ‘uscita dalla massa’, perché le persone, dallo stato di fruitori anonimi dei messaggi e delle immagini massificate, entrino in un rapporto personale come recettori dialoganti, vigilanti e attivi”[8].

E questo, per un settimanale, passa anzitutto dal legame con il suo territorio, con la sua gente, con la capacità di un racconto vero della vita delle persone. Racconto fatto con rispetto, con amicizia, con simpatia, con la condivisione vera - e non potrebbe essere altrimenti - visto che la fede determina l’agire di chi è giornalista di una testata cattolica.

E’ ancora il Cardinale Martini a ricordare che “se è vero che il disegno di salvezza del Padre abbraccia tutto ciò che esiste, e la missione del Figlio e dello Spirito raggiungono l'intera realtà creata, ogni mezzo comunicativo possibile tra gli uomini può dunque essere adottato dal Dio trinitario per raggiungere il cuore dell'uomo”[9]. Il settimanale svolge questa funzione perché porta a condividere la vita, la vita reale di ogni persona e la apre al mistero di un Dio che è presente, parla e libera l’uomo. Proprio per questo ci si può chiedere cosa dice il settimanale cattolico all’uomo d’oggi. Cosa dice questo giornale al giovane che è in ricerca del senso della vita?

A Rio de Janeiro, nel corso della veglia di preghiera della giornata mondiale della gioventù, Papa Francesco  diceva: “Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. I giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Voi… Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo”[10].

Cos’è, dunque, il settimanale cattolico se non la voce di una Chiesa giovane capace di parlare ai giovani, una Chiesa dal volto fresco che invita e aiuta ad essere protagonisti di cambiamento e di una possibilità di vita nuova? Il volto di una Chiesa la cui porta è sempre aperta a chi trova sulla strada della vita e si fa compagna di ogni uomo? E’ ancora papa Francesco a dire che “noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi. Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano le dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa”[11].

E, storicamente, questo settimanale ha generato, con pazienza, dinamiche nuove. Ora, in questi anni bisogna nuovamente avere il coraggio di farci domande vere.

A chi è offerto, anzitutto, questo aiuto, a chi è donata questa voce, per chi occorre avviare questi processi? Papa Francesco lo ha detto poco sopra: i giovani! I giovani, infatti, come ricordava Benedetto XVI nel messaggio già citato “stanno vivendo questo cambiamento della comunicazione”[12] e lo vivono “con tutte le ansie, le contraddizioni e la creatività proprie di coloro che si aprono con entusiasmo e curiosità alle nuove esperienze della vita. Il coinvolgimento sempre maggiore nella pubblica arena digitale, quella creata dai cosiddetti social network, conduce a stabilire nuove forme di relazione interpersonale, influisce sulla percezione di sé e pone quindi, inevitabilmente, la questione non solo della correttezza del proprio agire, ma anche dell’autenticità del proprio essere”[13].

Pone, in altre parole, i giovani nel mondo globalizzato. E il futuro del settimanale cattolico Glas Koncila non potrà non tener conto di queste realtà e di queste sfide; non potrà non essere luogo di un vero discernimento per chi ha come prospettiva di vita, non solo il proprio amato Paese – la Croazia – e nemmeno più la sola Europa, ma il mondo intero dove i giovani viaggiano, studiano, fanno esperienza di vita, di lavoro, si innamorano, si sposano, affrontano le fatiche quotidiane. Un settimanale che diventa punto di riferimento, territorio virtuale per chi non ha più un proprio esclusivo territorio di riferimento, luogo cui tornare non solo per trovare le proprie radici, ma per “essere protagonisti di cambiamento”. E’ stato così cinquanta anni fa in un tempo di grandi difficoltà e prove. Deve poter essere così anche oggi quando si intuisce l’enorme attesa di ancoraggi sicuri che vanno ben oltre i cinguettii di twitter, i colloqui televisivi con skype e gli scambi di messaggi e immagini con WhatsApp.

Anni fa è uscito un libro nel quale Harold Perkin analizzava lo sviluppo e la crescita delle ferrovie. Apparentemente non ha nulla a che fare con quanto si sta dicendo ora. In quel testo Perkin scriveva che “le ferrovie non stavano soltanto creando un mezzo di trasporto, stavano contribuendo alla creazione di una nuova società e di un nuovo mondo”[14]. Ecco ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi. Noi non stiamo costruendo ferrovie ma, attraverso i nuovi media, stiamo avvertendo che “la necessità di tornare ad avere una credibile visione del mondo è un compito urgente soprattutto per il cristianesimo”[15].

L’odierno mondo della comunicazione, di cui il settimanale è parte integrante e preziosa, sta nuovamente tentando “di costruire un’antropologia che dia un quadro d’insieme”[16]. Questa è la sfida cui il settimanale deve essere in grado di rispondere, la sfida del futuro. Proprio per questo, accompagnati da papa Francesco, possiamo dire che “la tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad aprire nuovi spazi a Dio”[17] e, mentre li apriamo a Dio, apriamo quegli spazi di libertà all’uomo contemporaneo che diventa così capace di dire, oggi, con piena consapevolezza e gioia: “anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio”[18].



[1] Cfr. A. Casaroli, Il martirio della pazienza, Einaudi, 2000, Torino, pp. 193-249

[2] Cfr. M. Colombo, Il giorno in cui ci svegliammo dal sogno, Editrice Monti, Saronno, 2013, p. 133

[3] Cfr. Libro di Giosuè 24, 16-19

[4] Cfr. A. Casaroli, Il martirio della pazienza, Einaudi, 2000, Torino, p. 216

[5] Cfr. Benedetto XVI, Non mi sono mai sentito solo, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2013, p. 87

[6] Cfr. Benedetto XVI, Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale, Messaggio per la 45ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2011

[7] Cfr. A. Paoluzzi, Stampa e giornali cattolici nel mondo, in Editoria, Media e Religione, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2009, p. 152

[8] Cfr. C.M. Martini, Il lembo del Mantello, Centro Ambrosiano, Milano, 1991, n. 2

[9] Cfr. Ibidem, n. 4

[10] Cfr. Papa Francesco, Veglia di preghiera con i giovani, lungomare di Copacabana, 27 luglio 2013, n. 3

[11] Cfr. Papa Francesco, La mia porta è sempre aperta. Una conversazione con Antonio Spadaro, Rizzoli, Milano, 2013, p. 96

[12] Cfr. Benedetto XVI, Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale, Messaggio per la 45ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2011

[13] Ibidem

[14] Cfr. H. Perkin, The Age of the Railway, Panther, London, 1970

[15] Cfr. V. Mancuso, Il principio passione, Garzanti, 2013, Milano, p. 161

[16] Cfr. T. Rossi, La prospettiva etico-antropologica, ne La morale riflessa su Internet, Città Nuova, 2006, Roma, p.107

[17] Cfr. Papa Francesco, La mia porta è sempre aperta. Una conversazione con Antonio Spadaro, Rizzoli, Milano, 2013, p. 99

[18] Cfr. Libro di Giosuè 24,19

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Venerdì, 15 Novembre 2013 00:00

Internet al servizio della missione cristiana

Barcellona (L'0sservatore Romano). «Evangelizzare l'Europa? È un compito più che mai urgente che attende i cristiani. Perché oggi, più che mai, c'è bisogno della speranza che viene dal Vangelo»: padre Michel Remery, vice segretario generale del Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa (Ccee), sintetizza così la questione di fondo dell'incontro svoltosi nei giorni scorsi a Barcellona fra i vescovi responsabili delle comunicazioni sociali delle diverse conferenze episcopali. «C'è davvero tanta gente — ha spiegato al Sir padre Remery — che nel nostro continente vive come se Dio non esistesse. Ma quando capita che le cose vanno male, quando si incontrano gli inevitabili problemi di una qualunque esistenza, allora si perde l'equilibrio personale e familiare, ci si sente soli, si perde la speranza. C'è una società che sembra mancare di solide fondamenta. Ecco, dal cristianesimo può giungere questa iniezione di speranza, fondata sulla verità di Cristo. Il fondamento che manca — ha proseguito il religioso — è proprio questo legame, diretto e forte, con Gesù, che dà sicurezza, visione della vita, sostegno nei momenti difficili, che apre alla gioia piena, al trascendente».

Però, ha avvertito il vice segretario generale, l'annuncio evangelico «oggi deve saper trovare strade, forme, linguaggi adeguati al tempo e alle persone stesse. Da qui comprendiamo quanto è stato ribadito dai vescovi europei a Barcellona: anche internet può essere uno strumento al servizio della missione cristiana».

I promotori della riunione hanno espresso soddisfazione per l'esito e per la presenza folta e qualificata di vescovi e di esperti comunicatori. «Mi pare — ha sottolineato ancora padre Remery — che l'incontro sia andato molto bene, con relazioni di grande spessore, con un dibattito fitto e uno scambio interpersonale ricco. I vescovi presenti, così come i responsabili delle comunicazioni diocesane, hanno trovato un incoraggiamento nel loro servizio e credo anche una nuova ispirazione».

 

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Lunedì, 14 Ottobre 2013 14:08

Internet: aumentano gli over 65 in rete

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Gli over 65 conquistano la rete aumentando del 10% rispetto a sette anni fa gli accessi a Internet, ma non sembrano attratti dalle chat, i blog e i social network adorati dai più giovani. A rivelarlo è uno studio condotto dall'Osservatorio Ipsos per Cna, secondo il quale solo il 21% dei pensionati internauti ha finora mostrato interesse per la comunicazione attraverso messaggistica istantanea e le community di Facebook e Twitter.

Lo scambio di opinioni su temi di interesse politico e sociale sembra essere l'obiettivo degli utenti più in là con gli anni che accedono al web, ma solo il 17% è disposto a condividere contenuti personali. Sulla scia di tali dati e ispirato allo scambio di competenze possibile tra gli anziani, esperti piuttosto nei mestieri artigiani tradizionali e i giovani, invece competenti nelle nuove tecnologie, è nato il progetto Interage, presentato oggi a Tivoli su iniziativa di Cna Pensionati, Fondazione Mondo Digitale e Google.

Circa 300 studenti di nove scuole italiane di Piemonte, Lazio e Campania, insieme a 150 anziani iscritti al Cna Pensionati verranno coinvolti in attività comuni, che permetteranno ai primi di trasmettere il proprio sapere informatico ai secondi che invece aiuteranno i ragazzi a scoprire il made in Italy e le eccellenze artigiane del nostro Paese. "Internet rappresenta una grande opportunità per chi si affaccia nel mondo del lavoro", ha osservato Laura Bononcini, Public policy & Government Relations manager di Google Italy, "ma anche per tutti coloro che, al termine della propria esperienza professionale, vogliono poterlo utilizzare nella loro vita quotidiana. Il progetto Interage è un ottimo passo in questa direzione".

 

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Immediatezza, assiduità, determinazione nelle parole: sono alcune delle caratteristiche che fanno dell'account Twitter di Papa Francesco uno dei più seguiti al mondo, nonché un potente strumento di dialogo ed evangelizzazione. Vicino ai 10 milioni di follower, il Pontefice si è anche aggiudicato di recente l'Oscar del web, come Personaggio dell'anno al Blogfest 2013, sbaragliando la concorrenza di star di Internet.

Di questo Cecilia Seppia ha parlato con don Gabriele Mangiarotti, responsabile di CulturaCattolica.it, che ha curato la prefazione del volume "I messaggi del Papa su Twitter" edito dalla Libreria editrice vaticana.RealAudioMP3

R. - Credo che quello che convinca dell'account del Papa sia proprio l'essenzialità con cui richiama alle cose fondamentali. Francesco in questo caso, con questo strumento, riesce a dire parole essenziali che sono a volte affascinanti altre commoventi. Soprattutto, sono parole che chiedono di essere "rilanciate"; infatti la cosa impressionante è che i tweet del Papa sono continuamente rilanciati. E' di questo che l'uomo ha bisogno: di questo annuncio, di questa testimonianza e verità; le cose effimere all'uomo non servono. Mi sembra che in questo modo Papa Francesco dia alla Rete quel volto umano che ogni strumento creato dall'uomo dovrebbe avere, soprattutto per comunicare.

D. – D'altra parte, come ha detto anche il Papa al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, nell'era digitale la Chiesa deve imparare a "mettersi in cammino con tutti, per favorire l'incontro dell'uomo con Cristo". Twitter è un veicolo eccezionale in questo senso, anche per l'evangelizzazione e questo Francesco sembra averlo capito molto bene...

R. – Certo, in questo senso Papa Francesco risponde proprio a quel grido che fece Giovanni Paolo II (Messaggio per la 36° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 2002) quando – parlando proprio del mondo di Internet – disse: "Da questa galassia di immagini emergerà il volto di Cristo, perché solo quando si vedrà il Suo volto, e si udirà la Sua voce il mondo conoscerà la buona notizia della nostra redenzione", e continua dicendo "Questo è il fine dell'evangelizzazione che farà di Internet uno spazio umano autentico".

D. – Talmente importante questa presenza del Papa su Twitter - che tra l'altro è vicino ai 10 milioni di follower – che la Lev ha deciso di dedicargli un volume raccogliendo alcuni dei suoi tweet. Parliamo di questo volume, del perché è nato...

R. – E' nato proprio da questo desiderio di rendere accessibile questa modalità di incontro con l'uomo usata dal Papa. Tra l'altro questo libro ha anche immagini bellissime – fotografie di Giovanni Chiaromonte – frammenti di verità, di vita e di bellezza che fanno emergere una profondità ed una bellezza ancora più grande.

D. – Il Papa lancia tweet ed ogni giorno ci sono milioni di "menzioni" che arrivano al suo account. Follower, gente che lo segue e che gli chiede preghiere, o che risponde all'appello che il Papa può aver lanciato attraverso quel tweet. Questo è anche un modo per avvicinare la Chiesa e quindi il Papa alla sua gente, al suo popolo...

R. – Certo è sicuramente un aspetto interessante. Dico sempre che la Rete non può rimanere soltanto virtuale, deve diventare una rete reale, che dia la possibilità di un incontro. Del resto questa mi sembra che sia una caratteristica del Papa: quella di non lanciare soltanto messaggi ma di incontrare anche le persone. Questo si vede nelle visite pastorali; alla Gmg di Rio de Janeiro; quando celebra le udienze perché la gente pone continuamente domande, o fa osservazioni insieme ad atti di gratitudine, che certamente sono segno di questo diventare relazione...

D. – Abbiamo detto "immediatezza, assiduità, semplicità" ma anche "determinazione nelle parole". È un linguaggio assolutamente innovativo. Tanto per citare alcuni dei suoi tweet contenuti in questo volume: "Dio non è uno spray". "Non siamo cristiani all'acqua di rose". Lei don Gabriele dice che Papa Francesco si muove in questo mondo come "un pesce nell'acqua"...

R. – Sì. La cosa impressionante – ma questa è per certi aspetti la caratteristica di Twitter ed il Papa mi sembra aver colto bene questa cosa – è che quando bisogna attenersi ai 140 caratteri disponibili non si può dire l'ovvio, il banale; si deve cercare l'essenziale. Mi sembra che questi tweet del Papa abbiano la forza di centrare l'essenziale.

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Palencia (Agenzia Fides) – Sono più di 500 le persone che seguono le catechesi del Vescovo di Palencia (Spagna), Sua Ecc. Mons. Esteban Escudero, attraverso Internet.

Il Vescovo infatti collabora con il programma "Evangelizzazione digitale" e tutti i martedì offre una lezione collegandosi dal suo computer con le persone di tutto il mondo. Questa settimana riprende la serie di conferenze sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, tema che ha scelto a motivo dell'Anno della Fede. Mons. Escudero ha già tenuto 45 lezioni sull'argomento e questa sera (alle 22, ora della Spagna), inizia l'ultimo gruppo delle 54 lezioni proposte dal programma. Per partecipare è necessario iscriversi (vedi link).

(CE)

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Città del Vaticano (RV) - Lo Ior, Istituto per le Opere di Religione, ha inaugurato un suo sito Internet, www.ior.va con l'obiettivo di proseguire sulla via della trasparenza.

Ascoltiamo il presidente dello Ior, Ernst von Freyberg, al microfono di Bernd Hagenkord: RealAudioMP3 

R. – Wir haben im Mai dieses Jahres gesagt, wir werden uns in den nächsten ...

Nel maggio scorso abbiamo detto che nei mesi successivi ci saremmo concentrati soprattutto a concludere con successo il processo Moneyval, e quindi l'adempimento di tutte quelle regole che riguardano il riciclaggio di denaro, e che avremmo creato trasparenza. Il sito web ha lo scopo di informare i nostri collaboratori, i nostri clienti, la Chiesa e l'opinione pubblica che sia interessata, sul nostro Istituto, sui nostri obiettivi, sulla nostra riforma e su quello che facciamo nel mondo e su come sosteniamo la Chiesa nella sua missione e nelle sue opere caritative.

D. – Quale sarà il prossimo passo?

R. – Das Ior hat seit vielen Jahren einen testierten Jahresabschluss; dieses Jahr ...
Da molti anni lo Ior ha un bilancio annuale di chiusura certificato: quest'anno, per la prima volta, lo pubblicheremo.

D. – Se io apro la pagina del sito, che cosa ci trovo?

R. – Sie finden eine Vorstellung der Dienstleistung die wir anbieten, eine Erläuterung ...
Ci troverà la presentazione dei servizi che rendiamo, l'illustrazione dei nostri clienti, le tappe storiche più importanti dello Ior, il lavoro di riforma che stiamo portando avanti attualmente e le persone che vi lavorano. Il nostro compito consiste nel condurre lo Ior in modo tale, che esso possa rispondere a tutte le norme internazionali, che sia un Istituto "pulito", che sia un Istituto di servizio, per offrire al Papa l'opzione di decidere, per quanto riguarda il futuro, la forma giusta dello Ior stesso. Invito tutte le persone interessate a cliccare su www.ior.va per prendere informazioni su di noi.

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