Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano.- Con l'avvicinarsi del 1 giugno, festa dell'Ascensione del Signore e data della 48° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (PCCS) promuove, come ha fatto negli anni scorsi, la condivisione di risorse pastorali e produzioni audiovisive preparate per l'occasione dagli uffici comunicazione delle Chiese locali del mondo sul tema "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro", titolo del messaggio che Papa Francesco ha dedicato a questa Giornata.

Pertanto, in base alla nostra vocazione di "suscitare e sostenere adeguatamente l'azione della Chiesa e dei fedeli nelle molteplici forme della comunicazione", invitiamo le diocesi, le comunità, le associazioni e gli operatori pastorali della comunicazione a inviarci le loro risorse pastorali sul tema su indicato.

I contenuti multimediali possono essere inviati a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. per poi essere divulgati sul portale di questo Dicastero: www.pccs.va


- Mesa común - Agape della comunicazione - Sharing resources - Partage de ressources 2013

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del prossimo primo giugno è stato presentato stamani nella Sala Stampa della Santa Sede. A riflettere sul tema "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro", al centro dell'evento, mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, e Chiara Giaccardi, docente alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, introdotti dal direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. 

Il primo Messaggio che Papa Francesco scrive in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali trova radici nei discorsi che il Pontefice l'estate scorsa ha tenuto in Brasile, rivolgendosi ai vescovi locali e a quelli del Celam, nell'Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium e nella parabola evangelica del Buon Samaritano. Lo ha sottolineato mons. Claudio Maria Celli, secondo cui il documento appare "profondamente francescano", riscoprendo tra l'altro che "comunicazione è favorire prossimità":

"Non è solamente comunicazione di dati, una comunicazione informativa, ma c'è questa valenza profondamente umana: quella di una prossimità. Proprio su questa 'falsariga' del Vangelo di Luca, Papa Francesco può sottolineare che chi comunica si fa prossimo. E il Buon Samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell'uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. E quindi, ecco l'altra sottolineatura: comunicare significa prendere consapevolezza di essere umani e di essere figli di Dio".

Rispondendo alle domande dei giornalisti, soffermatisi sull'invito del Papa alla pazienza, a ricuperare - di fronte alla velocità dell'informazione del mondo globalizzato - "un certo senso di lentezza e di calma", mediante la capacità a "fare silenzio per ascoltare", mons. Celli ha riflettuto su come si possa oggi "valutare, ponderare, assimilare" ciò che "arriva" dai media, attraverso "una dimensione più umana" anche nell'uso dei mezzi che la tecnologia mette a disposizione. E sull'affermazione del Pontefice che dialogare non significa rinunciare "alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche e assolute", mons. Celli ha notato come tale concetto sia "in sintonia con tutto quello che è stato l'insegnamento della Chiesa", ricordando anche precedenti interventi al riguardo di Benedetto XVI:

"Non parliamo di un relativismo: direi che oggi ormai è diventato quasi un cliché, quando si analizzano certi discorsi di Papa Francesco. Secondo me, qui proprio è il capire che non è la dimensione della fede e del Vangelo che si relativizza, ma come io vivo il Vangelo e vivo quella fede".

In questo contesto si inserisce la "cultura dell'incontro", sollecitata dal Santo Padre e su cui si è soffermata la prof.ssa Chiara Giaccardi, notando come la parola 'incontro' sia "programmatica" nell'Evangelii Gaudium - in cui ricorre una trentina di volte - e "fondamentale" per rileggere la comunicazione e i suoi mezzi. In particolare la rete, ha detto, "costruisce un ambiente che dobbiamo essere capaci di abitare":

"Il Papa ci dice anche questo: non è che la rete toglie spazio alle relazioni faccia a faccia, ma la sfida è come valorizzare l'incontro, utilizzando sia le strade digitali sia le strade in cui possiamo incontrare faccia a faccia. Questa è quindi una prima sottolineatura: evitare il determinismo e dare il primato, invece, alla dimensione antropologica. La seconda anche è molto importante, e secondo me è una piccola 'rivoluzione copernicana' che rompe un luogo comune: la comunicazione non è trasmissione di contenuti, ma è riduzione di distanze, costruzione di prossimità".

Direttamente collegato è il tema dell''ascolto', nel flusso vorticoso dell'informazione :

"Alcuni canali hanno l'obbligo della velocità, però c'è anche lo spazio per l'ascolto, l'approfondimento, la comprensione. Quindi, credo che non sia la corsa di tutti ad arrivare primi, oggi, ciò che può definire in maniera positiva lo scenario della comunicazione; credo che ci si debba rassegnare al fatto che primi arriveranno alcuni e che altri hanno altri ruoli, i quali invece contemplano, anzi, richiedono questa pazienza di ricostruire contesti, di ascoltare le voci, di offrire piste di interpretazione che magari non portano a un giudizio definitivo ma che aiutano a comprendere".

di Giada Aquilino

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48ª GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro

1 giugno 2014

Messaggio del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,

oggi viviamo in un mondo che sta diventando sempre più "piccolo" e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri. Gli sviluppi dei trasporti e delle tecnologie di comunicazione ci stanno avvicinando, connettendoci sempre di più, e la globalizzazione ci fa interdipendenti. Tuttavia all'interno dell'umanità permangono divisioni, a volte molto marcate. A livello globale vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri. Spesso basta andare in giro per le strade di una città per vedere il contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi. Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più. Il mondo soffre di molteplici forme di esclusione, emarginazione e povertà; come pure di conflitti in cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche religiose.

In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all'impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell'incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio.

Esistono però aspetti problematici: la velocità dell'informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un'espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. L'ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso.

Questi limiti sono reali, tuttavia non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica. Dunque, che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Ad esempio, dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare. Abbiamo anche bisogno di essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi: la persona esprime pienamente se stessa non quando è semplicemente tollerata, ma quando sa di essere davvero accolta. Se siamo veramente desiderosi di ascoltare gli altri, allora impareremo a guardare il mondo con occhi diversi e ad apprezzare l’esperienza umana come si manifesta nelle varie culture e tradizioni. Ma sapremo anche meglio apprezzare i grandi valori ispirati dal Cristianesimo, ad esempio la visione dell’uomo come persona, il matrimonio e la famiglia, la distinzione tra sfera religiosa e sfera politica, i principi di solidarietà e sussidiarietà, e altri.

Come allora la comunicazione può essere a servizio di un’autentica cultura dell’incontro? E per noi discepoli del Signore, che cosa significa incontrare una persona secondo il Vangelo? Come è possibile, nonostante tutti i nostri limiti e peccati, essere veramente vicini gli uni agli altri? Queste domande si riassumono in quella che un giorno uno scriba, cioè un comunicatore, rivolse a Gesù: «E chi è mio prossimo?» (Lc 10,29). Questa domanda ci aiuta a capire la comunicazione in termini di prossimità. Potremmo tradurla così: come si manifesta la “prossimità” nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali? Trovo una risposta nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada. Gesù inverte la prospettiva: non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro. Comunicare significa quindi prendere consapevolezza di essere umani, figli di Dio. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”.

Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale.

Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l’umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.

Lo ripeto spesso: tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima. E le strade sono quelle del mondo dove la gente vive, dove è raggiungibile effettivamente e affettivamente. Tra queste strade ci sono anche quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza. Anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare «fino ai confini della terra» (At 1,8). Aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale, sia perché la gente entri, in qualunque condizione di vita essa si trovi, sia perché il Vangelo possa varcare le soglie del tempio e uscire incontro a tutti. Siamo chiamati a testimoniare una Chiesa che sia casa di tutti. Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa così? La comunicazione concorre a dare forma alla vocazione missionaria di tutta la Chiesa, e le reti sociali sono oggi uno dei luoghi in cui vivere questa vocazione a riscoprire la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore.

La testimonianza cristiana non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi, ma con la volontà di donare se stessi agli altri «attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013). Pensiamo all’episodio dei discepoli di Emmaus. Occorre sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze, e offrire loro il Vangelo, cioè Gesù Cristo, Dio fatto uomo, morto e risorto per liberarci dal peccato e dalla morte. La sfida richiede profondità, attenzione alla vita, sensibilità spirituale. Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte. Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute.

L’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino, ci sia di guida. La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale. È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo: una Chiesa che accompagna il cammino sa mettersi in cammino con tutti. In questo contesto la rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell’informazione è una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio.

Dal Vaticano, 24 gennaio 2014, memoria di san Francesco di Sales

FRANCISCUS

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A Lodi, dove nel 2014 Paoline e Paolini promuovono il Festival della Comunicazione (22 maggio- 1 giugno), la Commissione preparatoria (composta da rappresentanti della diocesi e delle istituzioni) sta lavorando al varo di un programma che abbia al centro del suo svolgimento la comunicazione.

Infatti, in base al tema "Comunicazione e cultura dell'incontro" proposto da Papa Francesco per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (1 giugno 2014), l'attenzione è puntata sugli ambiti più vari del comunicare: la presenza del povero e del diverso che abita nella porta accanto come pure il comunicare con il resto del mondo da parte del detenuto; comunicare con la tv, la musica, lo spettacolo come pure comunicare utilizzando il dialetto, vera lingua dei padri; comunicare le emozioni e la scienza come pure l'immagine della propria azienda. La diocesi di Lodi vuole sfoggiare il meglio di sé in tutti gli ambiti del sapere comunicativo, senza trascurare le giovani generazioni che si cimenteranno in un concorso delle scuole superiori proponendo video, racconti, fotografie, canzoni sul tema dell'incontro.

La vita è un susseguirsi di incontri più o meno significativi da cui si dipana l'emancipazione delle persone e la loro crescita culturale. Sull'incontro e sui suoi aspetti filosofici e sociali si è scritto molto nel corso degli anni. Quindi potrebbe essere banale dedicare tempo e spazio a questa riflessione. E forse, è anche troppo facile. Ma tracciare un percorso che metta in risalto la forza degli incontri, quando essi allontanano la solitudine, procurano emozioni forti, cambiano il destino della vita, supera ogni banalità. Anche gli incontri che vengono definiti "casuali", contengono spesso una forza impensabile e sprigionano un'energia travolgente, soprattutto se accolta nella consapevolezza.

L'incontro è tale se predispone alla relazione, se sollecita la comunicazione fatta di parole, sguardi, cenni, immagini, sorrisi, gesti. È, infatti, la comunicazione la vera artefice del dialogo, dell'incontro e della relazione. Spesso dimenticata da chi produce riflessione e lontana dal pensiero debole. La società liquida si è alimentata per lungo tempo di una comunicazione povera, che ha condizionato le relazioni, creato rapporti fragili e pensieri labili. Abbandonata la strada maestra del pensiero antico, la comunicazione si è allontanata dalla solidità del vero e del bello per seguire l'effimero con conseguenze a volte nefaste. La comunicazione autentica va quindi recuperata in tutto il suo valore esistenziale.

Con l'avvento delle nuove tecnologie comunicative, poi, nella società di oggi, gli incontri interpersonali si intrecciano e intersecano con quelli che nascono nel mondo digitale, non più visto come luogo a parte, ma ambiente dove la vita si concretizza di momento in momento. Su Facebook si legge di frequente il ringraziamento che molte persone rivolgono a chi si è ricordato di loro nelle occasioni più varie: compleanno, matrimonio, nuovo incarico nell'ambito professionale. Sono segnali di affetto e partecipazione che le persone per bene si scambiano e che diventano incontri reali anche se avvengono in un ambiente virtuale.

Vi sono incontri che cambiano la vita: quelli che preludono al matrimonio, ma anche al monastero o ad altre forme di vita (come ad esempio, la eremitica o quella da single). Gli incontri che cambiano la vita sono una benedizione e secondo quanto scrive sul web Carlo Barone, le «persone che ti cambiano la vita le riconosci al primo sguardo. È qualcosa che senti nell'aria, ti pervade l'anima, ti riempie gli occhi. Niente e nessuno potrà arrestare quel tuo cambio di marcia. Le persone che ti cambiano la vita sono come l'arcobaleno. Arrivano dopo un temporale. Le persone che ti cambiano la vita arrivano inaspettate , ma quando le incontri non è mai per caso».

Vi sono tante tipologie di "incontro". L'incontro con una persona, una storia, una poesia, una proposta, una fede diversa, una fotografia; l'incontro con idee che arricchiscono il bagaglio di conoscenze; l'incontro con la natura, la letteratura, la scrittura, l'arte. In ciascuna di queste tipologie, si è protagonisti di intense emozioni e di energie che fanno bene alla vita. In quanto all'arte, Henri J.M.Nouwen, noto scrittore di spiritualità, descrive con calore il suo incontro con il quadro di Rembrandt "Ritorno del figlio prodigo": «Un incontro apparentemente insignificante ha messo in moto una lunga avventura spirituale che mi ha portato ad una nuova comprensione della mia vocazione e mi ha offerto nuova forza per viverla. Al centro di questa avventura ci sono un dipinto del diciassettesimo secolo e il suo artista, una parabola del primo secolo e il suo autore, e una persona del ventesimo secolo alla ricerca del significato della vita» (L'abbraccio benedicente, Queriniana).

La "cultura dell'incontro" è costituita da un insieme di fatti, dati, pensieri che fanno parte integrante della vita dei singoli e della collettività che stabilisce dei rapporti con gli altri: l'incontro dell'attore con il suo pubblico, del personaggio con i fan, del direttore di un museo con i visitatori, del parroco con la gente della sua parrocchia, del papa con i fedeli.
(Cristina Beffa)

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Roma (www.agensir.it) - Promuovere una comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro è possibile. E ce lo sta insegnando, mese dopo mese, Papa Francesco con la sua "grande capacità mediatica. Una comunicazione fatta non solo di parole ma anche di gesti. Parole e gesti che s'illuminano reciprocamente". Monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, spiega la scelta del tema della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2014, "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro", proprio a partire dallo stile comunicativo di Papa Francesco. "C'è in lui - dice l'arcivescovo - il desiderio di essere vicino, di condividere, di farsi partecipe di speranze, di sofferenze, di una ricerca appassionata per il senso della vita".

Eccellenza, come è stato scelto il tema per la Giornata 2014?

"È ormai tradizione di questo Pontifico Consiglio consultare esperti nel campo della comunicazione, in ambito ecclesiale, dei 5 continenti, perché è desiderio che il tema sia il più rispondente possibile alle varie problematiche della comunicazione nei vari Paesi. Il Consiglio analizza le varie proposte e presenta alla Segreteria di Stato tre temi, affinché poi il Santo Padre scelga quello che Lui ritiene più opportuno, in questo momento, per illuminare e animare la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Quest'anno Papa Francesco ha scelto il tema 'Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro'. La comunicazione, di per sé, coinvolge la persona umana nei suoi rapporti con gli uomini e le donne che lo circondano nel suo cammino esistenziale. La vera comunicazione, infatti, non è solo informativa, ma apre ampi spazi alla conoscenza e alla relazione, questo vale per i tradizionali mezzi di comunicazione, vale a dire stampa, radio, televisione e cinema. Ma queste due dimensioni, conoscitiva e relazionale, emergono ancora di più quando parliamo di nuove tecnologie. Le caratteristiche proprie delle attuali tecnologie comunicative - basti pensare al superamento di spazio e tempo e dell'interattività - dimostrano come oggi in campo comunicativo, ci si apre all'incontro con il mondo in cui viviamo e con gli uomini e le donne del nostro tempo. In questa prospettiva si comprende come la comunicazione tocca il cuore del rapporto interpersonale e la comunicazione sarà tanto più vera quanto più emerge questa dimensione umana".

Quali "doti" sono richieste per una tale comunicazione?

"Rifacendomi al più recente magistero pontificio, mi sembra che la prima dote che deve essere sottolineata è quella dell'autenticità; devo far sì che la mia comunicazione sia espressione di ciò che io porto nel cuore. E quindi, direi, che c'è bisogno di un'autenticità profonda. Vorrei sottolineare, però, come per raggiungere la dimensione dell'incontro colui che è coinvolto in tale comunicazione deve sentire una profonda simpatia per l'altro e sapere che si è coinvolti in una corresponsabilità, non solo nella ricerca della verità, ma anche nel dare al mondo in cui viviamo e nella rete sociale in cui abitiamo, una dimensione sempre più riccamente umana".

In che modo i media possono promuovere "un'autentica cultura dell'incontro"?

"Nel relazionarmi con gli altri anche nel mondo delle comunicazione o delle reti sociali la persona deve essere animata da un sincero rispetto dialogante con la verità degli altri. Credo che ci sia tutto uno sforzo di apprendimento in tale cammino. La stessa Chiesa, che ha una missione di verità da compiere per una società a misura dell'uomo, della sua dignità e della sua vocazione, deve assumere un simile atteggiamento. In questa prospettiva occorre che, costatata la diversità culturale, ciascuno di noi, non solo accetti l'esistenza della cultura dell'altro, ma aspiri anche a venire arricchito da essa e a offrirle ciò che possediamo di bene, di vero e di bello".

Come sta cambiando la comunicazione con Papa Francesco? Cosa c'insegna, anche tenendo conto del suo impegno in prima persona sul fronte della comunicazione, con interviste, tweet frequenti...

"È sotto gli occhi di tutti la grande capacità mediatica di Papa Francesco. Una comunicazione fatta non solo di parole, ma anche di gesti. Parole e gesti che s'illuminano reciprocamente. Papa Francesco sa usare un linguaggio che l'uomo e la donna di oggi possono comprendere con una certa immediatezza. Sa parlare al cuore perché affronta i temi che l'uomo sperimenta in forma angustiante nella sua vita e sa illuminare questi momenti con la Parola del Vangelo. C'è in lui il desiderio di essere vicino, di condividere, di farsi partecipe di speranze, di sofferenze, di una ricerca appassionata per il senso della vita. Sa parlare anche con coloro che sperimentano una certa delusione per un Cristianesimo che considerano ormai terreno sterile, infecondo, incapace di generare senso, e si sentono soli e delusi. Con il suo stile c'insegna che promuovere una comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro significa muoversi verso l'altro, tendere la mano. E ancora che la vera comunicazione non può essere intercambio di banalità ma deve favorire la ricerca del vero, del buono e del bello, di tutto ciò che è in sintonia con la dignità dell'uomo, dei suoi valori, nella prospettiva di una vita che è degna di essere vissuta".
(di Vincenzo Corrado)

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Città del Vaticano (RV)- Sfruttare le potenzialità dei nuovi media per portare la Parola di Dio tra i giovani dello Sri Lanka e affrontare temi d'urgenza sociale con uno sguardo cattolico.

È con questo obiettivo che il Centro per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale ha deciso di creare la prima web radio cattolica del Paese. "Oggi - spiega all'agenzia AsiaNews padre Benedict Joseph, direttore nazionale del Centro - i nuovi media giocano un ruolo sempre più importante nella società, e abbiamo pensato che anche noi potevamo fare la nostra parte". In particolare, nota il sacerdote, "i media che sfruttano le potenzialità di Internet sono gli strumenti migliori per raggiungere i giovani e i bambini e metterli in contatto tra loro. Abbiamo osservato il lato positivo di questo fenomeno, a livello mondiale e locale. In Sri Lanka al momento ci sono molte stazioni radio, noi vogliamo ritagliarci un nostro spazio per usare nel miglior modo possibile questo media".

Il sito è ancora in costruzione e la radio andrà in onda dalla prossima settimana, tra il 26 e il 28 giugno. Al momento la programmazione sarà cattolica al 100% e i dj saranno sacerdoti, suore e laici. "Trasmetteremo Messe - sottolinea padre Benedict - programmi devozionali, interviste a esperti e dibattiti sulle Scritture. Ma in futuro vogliamo aprire anche a temi sociali di più ampio respiro, che possiamo considerare importanti per la comunità". All'inizio le trasmissioni saranno tutte in lingua singalese. "Il primo obiettivo - nota - è raggiungere questa ampia fetta della popolazione, ma abbiamo il progetto di variegare l'offerta e trasmettere anche in lingua tamil e inglese". La comunità singalese rappresenta la maggioranza della popolazione dello Sri Lanka (73,8%) ed è per lo più buddista (60% circa), la religione di Stato. I tamil sono il 18% della popolazione e quasi tutti sono di religione cattolica (il 6%). In generale gli srilankesi di lingua inglese - considerata dalla Costituzione "lingua ponte" tra le due comunità - sono circa il 10%. Sul sito della radio, spiega il sacerdote "i contenuti saranno prevalentemente in inglese, con qualche parte in singalese e tamil".

La creazione di una radio cattolica risponde alle indicazioni date da Benedetto XVI per la 47ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, dedicata alle "Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione". In Sri Lanka l'iniziativa acquista valore anche per la situazione in cui versa la libertà di parola e di stampa: attivisti locali e internazionali accusano da anni il governo di violare questi diritti fondamentali, portando come prove le morti (e le sparizioni) in circostanze misteriose di 19 giornalisti dal 1992 a oggi.

La web radio è un modo per dare voce a un'altra parte del Paese. Per padre Benedict però "bisogna essere molto prudenti e attenti. [Con un simile mezzo] si possono fare molte cose, se le facciamo nel modo giusto. Possiamo mandare messaggi che parlano di coesistenza, pace e armonia tra la popolazione. Se si ha un obiettivo, non è utile perseguirlo creando controversie e situazioni spiacevoli". (R.P.)

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Roma (Civiltà Cattolica)  - La riflessione sulla comunicazione che la Chiesa sta portando avanti in questi anni si interroga non su tecniche e modelli, ma sulla vita dell'uomo al tempo in cui l'ambiente digitale ha impatto sulla nostra percezione della realtà, di noi stessi e sulle nostre relazioni. Quest'anno il Pontefice nel suo Messaggio per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali lancia l'invito a considerare come l'ambiente digitale non sia un mondo parallelo, ma un ambiente nel quale molte persone, specialmente giovani, condividono conoscenza, valori e interrogativi di senso. Da qui l'invito ai cristiani a coinvolgersi in maniera autentica e interattiva, con rispetto e pazienza, con le domande e i dubbi che gli uomini esprimono nel loro cammino di ricerca della verità. Il Papa si è unito alla conversazione che avviene via Twitter aprendo l'account @pontifex proprio per esprimere un segno di attiva partecipazione ai dialoghi degli uomini del nostro tempo, che oggi sono sempre più veicolati dai networks sociali.

L'articolo integrale di Antonio Spadaro S.I., pubblicato su Civiltà Cattolica, è in allegato

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  S. E. Mons. Claudio M. Celli 

Sala Stampa della Santa Sede

24 gennaio 2013

 

1) Desidero dare inizio a questo nostro incontro sottoponendo alla vostra considerazione vari dati statistici riguardanti la frequentazione delle reti sociali. Alcuni di questi dati sono legati alla realtà americana ed emergono da una indagine condotta dalla Georgetown University di Washington nel 2012; gli altri, come avrò l’opportunità di sottolineare, sono forniti da una società internazionale e riguardano i dati relativi a 21 Paesi dei 5 Continenti. 

2) Il secondo punto di riferimento è dato da una linea di pensiero tendente a sottolineare gli effetti negativi che l’uso di Internet causa nello sviluppo della nostra persona. Faccio riferimento agli articoli e ai libri di un autore americano, il quale, senza mezzi termini, si domanda se la rete non ci renda stupidi, affermando come la rete, se da un lato rende più rapido il lavoro e più stimolante il tempo libero, dall’altra parte favorisce la riduzione delle nostre capacità di pensare in modo approfondito. La rete ci renderebbe superficiali, dato che ci porta a scorrere in forma frenetica fonti disparate per ricavarne dei dati. L’autore si domanda, inoltre, se la rete non stia modificando anche il nostro cervello. 

3) In questo contesto, si situa il Messaggio di questa Giornata Mondiale che presenta una valutazione positiva dei social media, anche se non ingenua. Essi sono visti come opportunità di dialogo e di dibattito e con la riconosciuta capacità di rafforzare i legami di unità tra le persone e di promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Questa positività esige però che si agisca nel rispetto della privacy con responsabilità e dedizione alla verità , e con autenticità dato che non si condividono solo informazioni e conoscenze ma in sostanza si comunica una parte di noi stessi. 

4) La dinamica dei social media – è opportuno sottolinearlo – è inserita in quella ancor più ricca e profonda della ricerca esistenziale del cuore umano. C’è un intrecciarsi di domande e di risposte che dà un senso al cammino dell’uomo. 

5) In questo contesto Papa Benedetto XVI tocca un aspetto delicato della vicenda, quando cioè il mare delle eccessive informazioni sovrasta “la voce discreta della ragione”. 

6) Il tema dell’attuale Giornata parla di nuovi spazi di evangelizzazione, evangelizzazione che è annuncio della Parola, che è annuncio di Gesù Cristo. Occorre però ricordare, a questo proposito, quanto già Papa Benedetto XVI scriveva nel Messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2011, quando sottolineava che non si tratta solo di una espressione esplicita della Fede ma sostanzialmente di una efficace testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita”. Nel contesto delle reti sociali e delle varie esigenze esistenziali di coloro che le “abitano” ha particolare valore l’indicazione data da Papa Benedetto: “Donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana”. 

7) Nell’attuale contesto multiculturale e multireligioso della nostra società chi vuole coinvolgersi nel dialogo e nel dibattito anche nell’agorà originata dalle reti sociali trova nel magistero di Papa Benedetto due fondamentali punti di riferimento: 

      a.“La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre “verità”, o con la verità degli altri, è un’ apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità”.

       b.Costatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello”.  (Centro Cultural de Belém – Lisboa – 12 maggio 2010) 

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Il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013, può essere forse meglio compreso come l'ultimo capitolo della sua riflessione permanente sui nuovi media. Negli ultimi cinque anni, Papa Benedetto ha mostrato una grande attenzione alla realtà in evoluzione dei media digitali e al loro significato per l'umanità e per la Chiesa. Quest'anno, la sua attenzione si focalizza sui social network e la sua preoccupazione consiste nell’invitare le persone ad apprezzare il potenziale di queste reti per contribuire alla promozione dello sviluppo umano e della solidarietà. Egli delinea alcuni degli atteggiamenti fondamentali e degli impegni che saranno richiesti a coloro che sono attivi nei social network, se si vuole che sviluppino questo potenziale. Inoltre, durante questo Anno della Fede, si rivolge ai credenti impegnati nelle reti sociali e chiede loro di riflettere su come la loro presenza può contribuire a far conoscere il messaggio evangelico dell'amore di Dio per tutti gli uomini.

Papa Benedetto XVI aveva già definito le nuove tecnologie della comunicazione “un dono per l'umanità” (Messaggio, 2009) e aveva sottolineato che “non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa” (Messaggio, 2011). Le tecnologie, tuttavia, non portano automaticamente a un cambiamento per il meglio: “I mezzi di comunicazione sociale non favoriscono la libertà né globalizzano lo sviluppo e la democrazia per tutti semplicemente perché moltiplicano le possibilità di interconnessione e di circolazione delle idee. Per raggiungere simili obiettivi bisogna che essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale” (Caritas in veritate 73, 2009). Afferma chiaramente che sono necessari uno sforzo e un impegno da parte dell’uomo, dal momento chelo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione” (Messaggio, 2013).

I commentatori spesso parlano di contenuti generati dagli utenti (user generated content) con riferimento ai social network. Papa Benedetto XVI ci ricorda che la stessa cultura delle reti sociali è generata dagli utenti. Se le reti sono intese come spazi in cui buone comunicazioni positive possono contribuire a promuovere il benessere individuale e sociale, allora gli utenti, le persone che compongono le reti, devono essere attenti al tipo di contenuti che stanno creando e condividendo. Una recente ricerca è stata dedicata alla crescente importanza delle reti sociali nel formare l'identità umana (“Foresight Future Identities”, previsione di identità future, Londra, 2013); in questo contesto è sempre più urgente che siamo attenti a garantire che questi ambienti risultino sicuri e umanamente arricchenti. Quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi (Messaggio, 2009).

È evidente che le reti possono essere veramente sociali solo se gli utenti eviteranno tutte le forme antisociali di comportamento e di espressione. Se vogliamo che le reti realizzino il loro potenziale per essere un forum che aiuti le persone a crescere nella comprensione e nell'apprezzamento reciproco, allora dovremmo cercare di essere rispettosi nelle nostre modalità espressive. Se vogliamo che aiutino le persone a crescere nella conoscenza e nella verità, allora dobbiamo impegnarci per l'onestà e l'autenticità dei nostri contributi. In un ambiente che permette alle persone di essere presenti in forma anonima, dobbiamo essere attenti a non perdere mai il senso della nostra responsabilità personale. Anche se i social network spesso sembrano dare maggiore attenzione a coloro che appaiono più provocatori o appariscenti nel loro stile di presentazione, dobbiamo insistere sull'importanza del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica e della persuasione non aggressiva. Anche se i social network rischiano di diventare “bozzoli di informazioni” o “camere a eco” (Sunstein, 2012) in cui le persone entrano in contatto soltanto con coloro che condividono le loro stesse opinioni e idee, il Papa ci ricorda che il dialogo e il dibattito possono fiorire solo quando siamo disposti a coinvolgere chi è diverso da noi e a prendere sul serio le sue idee. I social network esibiranno il massimo della loro ricchezza se saranno inclusivi.

Il Papa dà per scontata l'importanza dell'ambiente digitale come una realtà nella vita di molte persone. Non si tratta di una sorta di mondo parallelo, o solo virtuale, ma di un ambiente esistenziale in cui le persone vivono e si muovono. Si tratta di un 'continente' in cui la Chiesa deve essere presente e dove i credenti, se vogliono risultare autentici nella loro presenza, dovranno cercare di condividere con gli altri la fonte più profonda della loro gioia e della loro speranza, Gesù Cristo. Il forum creato dai social network ci permette di condividere la verità che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, di ascoltare gli altri, di conoscere i loro interessi e le loro preoccupazioni, di capire chi sono e che cosa stanno cercando.

Il Papa individua alcune delle sfide che dobbiamo affrontare se vogliamo che la nostra presenza risulti efficace. Dobbiamo migliorare la nostra conoscenza del linguaggio dei social network, un linguaggio che nasce da una convergenza di testo, immagini e suoni, un linguaggio che si caratterizza per la sua brevità e che mira a coinvolgere i cuori e le menti, ma anche l'intelletto. A questo proposito, il Papa ci esorta ad attingere al nostro patrimonio cristiano, che è ricco di segni, simboli ed espressioni artistiche. Abbiamo bisogno di ricordare una verità fondamentale della comunicazione: la nostra testimonianza - le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento - è spesso più eloquente delle nostre parole e dichiarazioni per esprimere chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, il Papa suggerisce che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti può costituire una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti. Nonostante le sfide, dobbiamo sempre sperare. Ricordiamo la «forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo» (Messaggio, 2013).

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata. (Isaia 55, 10-11).

Mons. Paul Tighe

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Una tra le sfide più significative dell'evangelizzazione oggi è quella che emerge dall'ambiente digitale. E' su questa sfida che intende richiamare l'attenzione il tema che quest'anno papa Benedetto XVI ha scelto, nel contesto dell'Anno della Fede, per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione".

Gli elementi di riflessione sono numerosi e importanti: in un tempo in cui la tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali le relazioni e la conoscenza, è necessario chiedersi: può essa aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella fede? Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, ma è necessario poter presentare il Vangelo come risposta a una perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada.

Sarà anche questo il modo per umanizzare e rendere vivo e vitale un mondo digitale che impone oggi un atteggiamento più definito: non si tratta più di utilizzare internet come un «mezzo» di evangelizzazione ma di evangelizzare considerando che la vita dell'uomo di oggi si esprime anche nell'ambiente digitale.

E' necessario tener conto, in particolare, dello sviluppo e della grande popolarità dei social network, che hanno consentito l'accentuazione di uno stile dialogico ed interattivo nella comunicazione e nella relazione.

La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, l'unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II ("Inter Mirifica", 1963), viene celebrata in molti paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la Domenica che precede la Pentecoste (nel 2013, il 12 maggio).

Il Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

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