Chiesa e Comunicazione

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SALUTO DEL RETTORE AL CONVEGNO 

Inter Mirifica. Cinquant'anni tra le meraviglie

(Laterano, 4 dicembre 2013, ore 9.30, Aula Paolo VI)

Eccellenza Reverendissima,
Autorità accademiche e civili,
Professori e Studenti,

l'evento che introduciamo rappresenta per la nostra Università un punto d'arrivo importante. Si tratta infatti della conclusione ideale di un anno interamente dedicato alla comunicazione. Abbiamo inteso la comunicazione come una delle due piste strategiche – l'altra è la pastorale universitaria, di cui ci occuperemo nell'anno accademico in corso – per corrispondere alla missione che ci è affidata, quella di formare i formatori, dinanzi all'emergenza educativa del momento presente.

Sono state molte e significative le iniziative che abbiamo intrapreso. Mi piace ricordare almeno il corso che abbiamo proposto agli animatori della comunicazione. Ne è l'esito l'agile volume curato dal prof. Massimiliano Padula, La fede comunicata. Riflessioni teologico-pastorali, edito dalla nostra Editrice universitaria LUP. Ma poi dovremmo ricordare anche il Master in Digital Journalism, e tante altre iniziative...

Il motivo dell'incontro odierno è offerto da una ricorrenza cinquantenaria importante. Bisogna riconoscere infatti che il 4 dicembre 1963 ha segnato una tappa fondamentale nel cammino della Chiesa e della comunicazione perché, con la promulgazione del Decreto Conciliare Inter Mirifica, è iniziato un percorso che nell'arco dei decenni ha fornito come una "carta d'identità" ai mezzi di comunicazione sociale nella vita della Chiesa.

La promulgazione di questo documento, infatti, ha significato una svolta epocale per l'assemblea conciliare, in quanto per la prima volta un Concilio ecumenico ha affermato che questi "strumenti" sono fondamentali per la missione della Chiesa. Il Concilio ha riconosciuto la dimensione kerigmatica dei media come strumenti di evangelizzazione, utili a diffondere la Buona Novella. (n. 1).

Sebbene fossero già stati pubblicati sullo stesso tema alcuni Documenti pontifici – come la Vigilanti cura di Pio XI nel 1936, e successivamente la Miranda prorsus, promulgata l'8 settembre del 1957 da Pio XII – è Inter Mirifica che imposta un progetto a lungo termine, che cominciò a realizzarsi fin dalla sua pubblicazione e che in questi decenni sta sempre più sviluppandosi.

Anche se – a dire il vero – proprio Inter Mirifica fu uno dei Documenti conciliari più travagliati.
Esso, infatti, nella fase di votazione fu quello che ricevette il più alto numero di voti sfavorevoli. Nel corso delle consultazioni, dei 144 paragrafi proposti, solo 24 paragrafi passarono il vaglio critico dei Padri conciliari, e in definitiva quello che ne venne fuori non fu una Costituzione, ma un meno impegnativo Decreto Conciliare.

Successivamente, i temi che non furono affrontati nel nostro Decreto vennero analizzati e proposti per mandato del Concilio in una successiva Istruzione pastorale: la Communio et Progressio, redatta dalla neonata Pontificia Commissione per le comunicazioni Sociali.

In questo mezzo secolo dalla promulgazione di Inter Mirifica possiamo osservare molti frutti, che certamente parlano da soli.

Anzitutto questo documento è stato in un certo modo profetico, poiché ha preso atto dell'importanza che i media stavano assumendo nella società tecnologizzata. Sebbene allora non si potesse immaginare il rapidissimo sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione come noi le conosciamo oggi, l'Inter Mirifica ci ha preparato a leggere i segni dei tempi nell'ambito comunicativo, e a camminare – parafrasando Papa Francesco – al ritmo di un pellegrino, sui sentieri non ancora battuti delle comunicazioni sociali.

La concezione strumentale dei mezzi di comunicazione ha accompagnato il magistero pontificio praticamente fino al pontificato di papa Giovanni Paolo II.
Poi tale concezione è maturata in una visione culturale di più ampio respiro. Si arriva così a una definizione dei media come "ambiente comunicativo", in cui oggi la Chiesa chiama ciascuno di noi ad abitare, portando con noi il lieto annuncio del Vangelo. Per dirla con le parole lapidarie di Mons. Celli, oggi "io non utilizzo Internet per annunciare il Vangelo, ma in Internet io annuncio il Vangelo. In questo ambiente... sono chiamato ad annunciare il Vangelo" (La fede comunicata..., p. 9).

Ebbene, agli inizi di questo significativo approdo teologico e pastorale ci sta pur sempre una magna charta che è, appunto, Inter Mirifica. Le commissioni dedite allo sviluppo delle comunicazioni sociali sparse per tutto il mondo, le associazioni e le varie reti di comunicazioni – siano queste locali, nazionali o internazionali – sono senza dubbio l'esito di questo Decreto conciliare.

Particolare menzione si deve fare, a mio avviso, alle Giornate mondiali delle comunicazioni sociali (n. 18), stabilite proprio da Inter Mirifica. Attraverso queste giornate la grazia del Concilio rimbalza lungo i 47 messaggi che in tale occasione i diversi Papi hanno donato alla Chiesa. Sono riflessioni che illuminano la missione evangelizzatrice e che permettono di scoprire la qualità dell'itinerario comunicativo che si sta compiendo.

Non meno importante è l'ambito della formazione alla comunicazione nei diversi settori della Chiesa. Essa, per certi versi, continua a rappresentare una grande sfida per le nuove e per le vecchie generazioni. Pensiamo ad esempio ai seminari o alle facoltà di comunicazioni sociali delle Università cattoliche.

Sono tutti argomenti sui quali torneremo con calma, nell'arco di questa giornata, grazie al contributo dei nostri Relatori.
Auguro a tutti un buon lavoro.

+ Enrico dal Covolo

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Saluto di S. E. Mons. Claudio M. Celli nella apertura dell'Assemblea Plenaria

 19 settembre 2013

Eminenze, Eccellenze, Reverendi Monsignori e Padri, Religiose, cari amici,
è con viva cordialità che do a tutti loro un fervido benvenuto.

Questa Assemblea Plenaria si realizza dopo quasi due anni dall'ultimo nostro incontro e sono contento che anche in questa occasione avremo modo di prendere coscienza di alcuni aspetti e delle varie attività di questo Dicastero e soprattutto di guardare al futuro per programmare una certa azione, cercando di compiere al meglio la missione affidataci dal Santo Padre.

Desidero dare un particolare benvenuto agli Em.mi Cardinali Gracias, Monsengwo, Njue e Bozanic, agli Ecc.mi Mons. Coleridge, Clemente, Befe Ateba, Fisichella, e ai vari consultori Don Costa, P. Savarimuthu, P. Salobir, P. Spadaro, Suor Dipio, il Prof. Vian, il Dott. Tarquinio, il Dott. Preziosi, il Dott. Fragassa, il Dott. Wuthe, il Dott. Erlandson, la Dott.ssa Nuin Nunez e la Dott.ssa Soberon che per la prima volta prendono parte ai lavori della Plenaria del Pontificio Consiglio.

Il settore comunicativo mediatico, con la sua tecnologia sempre più sofisticata, è, come tutti ben sanno, soggetto a rapidi e profondi mutamenti, che incidono sul modo di vivere dell'uomo e della donna di oggi dando luogo, come molte volte abbiamo già detto, ad una "cultura digitale". La Chiesa, che è immersa nelle vicende di questo mondo ed è partecipe di questi mutamenti, se da un lato non può non lasciarsi interpellare da quanto sta avvenendo, dall'altro lato è chiamata dal suo Signore a proiettare la luce del Vangelo sull'uomo e sul contesto esistenziale in cui egli si trova a vivere incluso il mondo della comunicazione, della rete. Questi nuovi orizzonti chiedono a tutti noi una rinnovata riflessione ed è questo il senso dei lavori della nostra Plenaria. Il nostro cammino, infatti, deve essere sempre orientato dalla logica della Fede e non solo marcato o condizionato da ciò che sta accadendo nel mondo.

Il cammino della Chiesa nell'ambito comunicativo, a partire dal Concilio Vaticano II, fa riferimento ad un documento che è e rimane l'ispiratore di tutta la riflessione e del Magistero post conciliare. Faccio riferimento al Decreto Conciliare "Inter Mirifica" di cui quest'anno – 4 dicembre – ricorre il 50° di promulgazione. Tutti noi ben sappiamo che per la prima volta appare il termine "mezzi di comunicazione sociale" dando una visione "strumentale" della comunicazione. Ad esso fece seguito l'Istruzione Pastorale "Communio et Progressio" preparata da quella che allora era chiamata la Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali. Fu approvata da Papa Paolo VI e promulgata il 4 giugno del 1971.

A distanza di quasi vent'anni, "all'approssimarsi di una nuova era", il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali procedette ad un necessario aggiornamento in materia pubblicando, nel 1992, l'Istruzione Pastorale "Aetatis Novae", facendo seguito alla "Communio et Progressio" che già offriva riflessioni teologiche e prospettive organizzative per le chiese locali. Il nuovo documento cercava di esaminare le sfide del momento indicando priorità pastorali e linee di programmazione per l'impegno di ogni chiesa locale nel campo dei media. L'ultimo intervento del Magistero Pontificio risale al 2005 con "Il Rapido Sviluppo" dove Papa Giovanni Paolo II esortava gli operatori della comunicazione a riscoprire le nuovi dimensioni di una cultura digitale delineando alcuni aspetti nuovi del rapporto della Chiesa con il web.

L'evoluzione di questi ultimi tempi nel campo della comunicazione – non rivelo nulla di nuovo a tutti voi esperti del settore – ha aiutato a comprendere che la visione strumentale è ormai superata, dato che le nuove tecnologie creano un ambito di vita dove centinaia di milioni di persone abitano, migliorano le loro conoscenze, si relazionano. Gli ultimi sviluppi hanno fatto si che la multimedialità non è più solamente un ambito di vita ma è diventata una rete: viviamo, operiamo, ci relazioniamo nel contesto di una rete. E di qui la domanda fondamentale di questa nostra Plenaria "come la Chiesa si relaziona con la rete?, come nella contestualità della rete la Chiesa può svolgere la missione che la identifica: l'annuncio del Vangelo, l'annuncio di Gesù Cristo?, come in questo contesto di rete la Chiesa è capace di dialogare, di relazionarsi con l'uomo di oggi? Emerge pertanto anche in questo contesto una domanda fondamentale: qual è l'ecclesiologia che sottintende a questa nostra presenza nella rete? E questo sarà, ancora una volta, uno degli aspetti che la nostra Plenaria dovrà toccare approfonditamente.

Papa Francesco con il suo Magistero – penso in questo momento ai suoi vari discorsi, ma soprattutto ai due che ha rivolto in Brasile ai vescovi brasiliani e ai responsabili del Celam – pone l'accento su una Chiesa che è accanto all'uomo, che cammina accanto all'uomo, che ne condivide le ansie, le lotte, le gioie.

Ho esaminato attentamente gli atti relativi ai lavori dell'ultima Plenaria per vedere se, come e in che misura, abbiamo dato pratica esecuzione a quelli che erano i suggerimenti dei partecipanti.

Credo che sostanzialmente la quasi totalità delle indicazioni formulate in quella occasione abbiano trovato in questi due anni una certa realizzazione. Rimangono, ovviamente – ma non è solamente una nostra responsabilità – dei punti scoperti che esigono tempi più lunghi e un'attenzione più marcata. Nel contempo volevo significarvi che il Santo Padre mi ha ricevuto (2 maggio 2013) per fare un punto circa il lavoro nel Pontificio Consiglio, guardando al futuro. È stato un incontro positivo, arricchente, trovando nel Santo Padre un incoraggiamento pressante a proseguire sulla linea che il Consiglio ha cercato di seguire in questi anni.

Come rileverete dall'analisi delle varie iniziative poste in essere ad intra e ad extra da questo Consiglio, in linea con i lavori dell'ultima Plenaria, il Consiglio ha cercato di promuovere a tutto campo il tema della formazione. Come dirò poi, ci sono stati incontri con Vescovi, Sacerdoti e i Laici, la concessione di borse di studio (8) e, con costante impegno, il ricordare alle Conferenze Episcopali, specialmente quelle incontrate durante le visite Ad Limina, la loro responsabilità di formazione del clero e dei laici nel campo della comunicazione.

L'altra tematica che ci ha assorbito e ci assorbe quotidianamente è la presenza della Santa Sede nel campo della comunicazione facendo ricorso alle nuove tecnologie. Tutti voi siete a conoscenza dell'apertura del sito multimediale News.va e in seguito la pagina su Facebook, la presenza del Santo Padre in Twitter; in una parola l'attenzione al linguaggio della comunicazione oggi, con una particolare attenzione al mondo giovanile. Consapevoli di come oggi, nel contesto di una cultura digitale, sia necessario prestare una particolare attenzione all'autenticità–integrità per essere più credibili, consapevoli che nell'annuncio e nella testimonianza della fede tutta la comunità deve assumere la sfida di essere autentica e credibile.

 

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Città del Vaticano (L'Osservatore Romano) - Sono ben 164 le brevi voci scelte per presentare il pensiero teologico di Joseph Ratzinger, e che vanno nell'edizione italiana da Abbà (Padre) a Vocazione (L'abc di Joseph Ratzinger, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2013, pagine 287, euro 15). Il piccolo libro, edito da Herder nel 2012, è stato curato dall'arcivescovo di Friburgo, presidente della Conferenza episcopale della Germania, Robert Zollitsch, in collaborazione con l'Institut Papst Benedikt XVI. di Ratisbona. Con lemmi inconsueti e a volte inattesi, come i seguenti: Aggiornamento, Antico Testamento e cristianesimo, Ateismo: la sua funzione positiva, Chiesa peccatrice, Demitizzazione della Bibbia, Domenica giorno della speranza, Dottrina della reincarnazione e vita eterna, Dubbio,

Essere come bambini, Evoluzione e continuità nella Chiesa, Festa, Gioco, Infallibilità della Chiesa, Inri: l'iscrizione della croce, Lutto, Morire e lasciarsi morire, Sabato santo: disceso nel regno degli inferi, Senso della vita, Teoria dell'evoluzione e fede nella creazione, Umiltà, Unità e integrità della Sacra Scrittura, Verità e storicità. Spicca in questo singolare dizionario la scelta di illustrare le 164 voci con brevi testi attinti alle opere di Ratzinger e di Benedetto XVI. Ne risulta insomma una piccola e preziosa antologia che si fonda anche su testi meno noti, come alcuni del giovane Ratzinger, e addirittura su un testo finora inedito. Si tratta di una omelia sul passaggio dal Vaticano i al Vaticano II tenuta dal cardinale il 13 luglio 1997 a Marktl am Inn, suo paese natale, che anticipiamo in questa pagina.

Il concilio Vaticano I ebbe luogo proprio nel momento in cui, al termine della guerra franco-tedesca, sorsero due nuovi grandi stati nazionali: la Germania e l'Italia. Contemporaneamente lo Stato della Chiesa, il potere temporale del papato, scomparve definitivamente dalla carta geografica e dalla nostra storia. In quel momento il Vaticano i mise in luce la veste puramente spirituale, libera da ogni zavorra temporale, del papato, la descrisse nuovamente partendo dalla sequela del Cristo privo di potere terreno anche nella successione, così come anche Pietro, il pescatore, lo aveva seguito, senza alcun potere, fino alla crocifissione a Roma.

Da tutto questo possiamo quindi provare un po' di sollievo e di cordoglio riguardo al passato: sollievo per il fatto che è venuto meno molto di quello per cui ci si compiaceva; forse anche cordoglio per qualcosa che si sarebbe voluto conservare. È importante però che nel momento in cui il principio della nazione celebrò il proprio trionfo, quando la nazione veniva perfino adorata, il Concilio le contrappose il principio dell'unità. La nazione è un valore, non lo si vuole contestare. Ma laddove viene assolutizzata essa diventa pericolosa.

Nella storia degli ultimi centoquarant'anni vediamo quanto sangue e quante lacrime siano state versate a causa della sbornia del nazionalismo, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. E questo perché tutti (anche noi cristiani, noi cattolici) erano per lo più anzitutto tedeschi, francesi, italiani, inglesi, e solo in un secondo momento cristiani e cattolici. Abbiamo troppo dimenticato ciò che abbiamo imparato proprio dalla Scrittura, cioè che noi tutti nella nostra diversità, che doveva essere ricchezza dell'essere insieme, siamo destinati a essere insieme figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, una grande famiglia, e che il mondo — come dice la Scrittura — non viene unito con la forza di una nazione particolarmente significativa che si concepisca come nazione dominante o prescelta, piuttosto viene unificato tramite colui che può legare cielo e terra — Gesù Cristo. Così quel collocare il principio dell'unità al di sopra dei confini nazionali, benché purtroppo velleitario nella nostra storia, è risultato di grande attualità e non solo per allora.

Quel principio di unità è urgente anche oggi, poiché ci troviamo dentro talmente tanti intrecci e dipendenze politiche ed economiche che nessuno può più uscirne. Tanto più che vogliamo ritirarci nella dimensione spirituale, religiosa, nel nostro mondo, nel nostro guscio. Allora, se non il gruppo per cui simpatizziamo, è la coscienza, che spesso è solo un nome di copertura per i nostri personali desideri e per le nostre opinioni, ad essere intesa come ultima istanza. Tutto ciò possiede un valore proprio, ma lo si coglie, ed è vero e giusto, solo se si inquadra nella grande verità del nostro essere una cosa sola a partire da Dio Padre, da Gesù Cristo. Per questo motivo dobbiamo essere ancora oggi grati per il fatto che esista il Papa come punto di riferimento dell'unità, come forza visibile dell'unità; dovremmo riconoscere il fatto che l'unità non è solo dono, piuttosto ci pone delle esigenze, e solo dopo può arricchirci; dovremmo sforzarci di condividere nella grande unità ciò che è nostro, così che noi siamo in grado di ricevere anche dagli altri.

Qual è ora il messaggio del Concilio Vaticano II? Dalla molteplicità dei suoi testi non è facile estrapolare il messaggio centrale. Ma dovremmo ricordarci che il Concilio Vaticano i fu sciolto per la guerra tra i popoli, che esso non poté arrivare a un messaggio conclusivo. Così il Vaticano II ha continuato ciò che allora era stato interrotto, e diede forma alla parola definitiva sulla Chiesa e quella parola pronunciata nuovamente sulla Chiesa è Cristo. La prima frase del testo sulla Chiesa dice così: «La luce dei popoli è Cristo» (Lumen gentium 1). La Chiesa dunque esiste per tramandare questa luce. Essa non esiste per se stessa, ma come finestra che lascia penetrare la luce di Cristo in questo nostro mondo.

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Città del Vaticano (VIS)- Per il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, il quotidiano "L'Osservatore Romano" ha realizzato un numero speciale sul periodo conciliare.

È una narrazione basata sulle cronache dell'epoca, particolari inediti e poco noti, immagini e fotografie, testi dei Papi che hanno guidato il Concilio o lo hanno vissuto, fino ad arrivare a Joseph Ratzinger che partecipò da giovane teologo.

Un testo di Benedetto XVI, dell'estate scorsa, sul Concilio, introduce la raccolta dei suoi scritti conciliari, pubblicata da Herder e curata dall'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller. Il testo inedito del Papa  apre il numero speciale pubblicato in italiano, inglese, spagnolo e che appare su "L'Osservatore Romano" dell'11 ottobre nell'originale in lingua tedesca ed in italiano e sul sito web del quotidiano, in sette lingue (italiano, inglese, spagnolo, tedesco, francese, portoghese e polacco).

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Città del Vaticano (www.osservatoreromano.va) - Libri, convegni, documentari, marce, veglie, incontri. Sembra soffiare ancora lo spirito del Concilio. A Bergamo, sino al 15 ottobre, a raccontare la grande assise è una mostra ospitata nel Palazzo della Provincia. Un'esposizione documentaria voluta dalla diocesi e realizzata dalla Fondazione Papa Giovanni XXIII, diretta dal teologo don Ezio Bolis, che presenta qui parte del suo tesoro: una selezione dei manoscritti originali — in larga parte inediti — ai quali il Pontefice e alcuni Padri conciliari affidarono i loro pensieri durante la preparazione, l'apertura e la prima sessione del Vaticano II.

Usciti per la prima volta dagli archivi della Fondazione che il prossimo 11 ottobre vedrà l'inaugurazione della sua nuova sede (nell'antico Palazzo Morandi, a pochi passi dal seminario, nella Bergamo Alta), i preziosi documenti costellano il percorso del visitatore insieme a sequenze fotografiche e filmati di repertorio, e sono presentati in un catalogo curato da monsignor Goffredo Zanchi, Francesco Mores e Orazio Bravi.

Il catalogo, Lo Spirito del Concilio nella mente di Papa Giovanni XXIII (Roma, Studium, 2012, pagine 120, euro 12), aperto da una nota augurale del vescovo Francesco Beschi, si rivela ricco di nuovi tasselli per la storia di un concilio connotato — caso unico nella storia della Chiesa — da una duplice cifra: «l'origine nella decisione di una singola persona e l'ispirazione pastorale». Se poi è vero che, letti complessivamente, percorso espositivo e catalogo, finiscono per indicarci un Papa capace di raccogliere intorno a sé un consenso crescente sino a far diventare il "suo" concilio l'espressione della comunità ecclesiale, sono diverse le soste innanzi a varie carte roncalliane, che offrono spunti di approfondimento.

Marco Roncalli, Presidente della Fondazione Papa Giovanni XXIII

10 ottobre 2012

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L' 'Instrumentum laboris', redatto dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi in vista dei lavori della prossima Assemblea Generale Ordinaria, dedica 4 paragrafi (59-62) al tema dei media nel contesto della nuova evangelizzazione, con un titolo assai significativo: « Le nuove frontiere dello scenario comunicativo ».

Il documento riconosce che l'attuale mondo della comunicazione "offre enormi possibilità e rappresenta una delle grandi sfide della Chiesa" (n.59), che le "nuove tecnologie digitali hanno dato origine ad un vero e proprio nuovo spazio sociale, i cui legami sono in grado di influire nella società e sulla cultura" (n.60) e che "dall'influsso che esercitano dipende la percezione di noi stessi, degli altri e del mondo" (n.60).

Emerge, quindi, a tutto tondo, la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una cultura – i recenti interventi del Magistero Pontificio parlano appunto di una "cultura digitale" – che è originata dalle nuove tecnologie comunicative e che essa sia una grande sfida per la comunità ecclesiale.

Poiché durante i lavori della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo cadrà il 50° anniversario dell'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, mi sembra non solo interessante ma doveroso ritornare, prima di tutto, al documento fondante della riflessione ecclesiale sugli strumenti della comunicazione sociale, vale a dire il Decreto Conciliare "Inter Mirifica", approvato il 4 dicembre 1963.

I Padri conciliari, prendendo atto che si tratta di "meravigliose invenzioni tecniche", che "più direttamente riguardano le spirito dell'uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti" (n.1), sono anche ampiamente consapevoli di avere a che fare con "strumenti che per loro natura sono in grado di raggiungere e muovere non solo i singoli, ma le stesse moltitudini e l'intera società umana" (n.1) e che "contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il Regno di Dio" (n.2).

In questa prospettiva, il Decreto afferma che la Chiesa "ritiene suo dovere servirsi anche degli strumenti della comunicazione sociale per predicare l'annuncio di questa salvezza ed insegnare agli uomini il retto uso degli strumenti stessi " (n.3).

Questa visione dei media come "strumenti" pervaderà negli anni seguenti il Magistero, vale a dire l' Istruzione Pastorale sulle Comunicazioni Sociali "Communio et Progressio" pubblicata dalla Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali, il 23 marzo 1971, l'Istruzione Pastorale "Aetatis Novae" pubblicata dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali – questo è il suo nuovo nome – il 22 febbraio 1992, e i vari interventi del Papa Paolo VI.

Sia sufficiente ricordare, a questo proposito, un significativo passaggio della Esortazione Apostolica "Evangelii Nuntiandi" dove il Papa Paolo VI, riferendosi ai mezzi di comunicazione sociale, afferma che "posti al servizio del Vangelo, essi sono capaci di estendere quasi all'infinito il campo di ascolto della Parola di Dio, e fanno giungere la Buona Novella a milioni di persone" (n.45). La questione è talmente seria e fondamentale per la comunità dei discepoli del Signore che il Papa non ha difficoltà a riconoscere che "La Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l'intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati; servendosi di essi la Chiesa "predica sui tetti" il messaggio di cui è depositaria; in loro essa trova una versione moderna ed efficace del pulpito" (n.45).

Gran parte del mondo comunicativo cambierà radicalmente con la scoperta e l'ampia diffusione delle nuove tecnologie che, come sottolineano gli esperti, non saranno più solo uno strumento, ma diventano un vero e proprio ambiente di vita.

Saranno i due ultimi Sommi Pontefici, il Beato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, a mettere in luce quanto è avvenuto nel campo della comunicazione e a percepire, con lucidità pastorale, le conseguenti sfide ed opportunità per l'azione evangelizzatrice della Chiesa.

Il Beato Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica "Il Rapido Sviluppo" , (2005) rileva con chiarezza che: "I mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari, sociali. Si tratta di un problema complesso, poiché tale cultura, prima ancora che dai contenuti, nasce dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con tecniche e linguaggi inediti" (n.3).

Pertanto, "La Chiesa (...) non è chiamata soltanto ad usare i media per diffondere il Vangelo ma, oggi più che mai, ad integrare il messaggio salvifico nella "nuova cultura" che i potenti strumenti della comunicazione creano ed amplificano. Essa avverte che l'uso delle tecniche e delle tecnologie della comunicazione contemporanea fa parte integrante della propria missione nel terzo millennio" (ibidem, n.2).

Sulla stessa linea si pone il Magistero di Papa Benedetto XVI quando, nel Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (2009), scrive: "sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo ed informativo i valori su cui poggia la vostra vita!" e, riferendosi al delicato tema dei rapporti tra evangelizzazione e nuovi linguaggi, aggiunge: "nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli ed i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo grecoromano: come allora l'evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiede l'attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell'intento di toccare le menti e i cuori, così ora l'annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo".

Questi testi del Magistero, or ora citati, aiutano a comprendere che la missione evangelizzatrice non può trovare la sua piena realizzazione nella sola capacità tecnologica – comunicativa, anche la più moderna e sofisticata.

Già il Papa Paolo VI ricordava a tutti noi che "Per la Chiesa, la testimonianza di una vita autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione" (EN, n.41).

Tuttavia, sempre Paolo VI sottolineava, nello stesso tempo, che "questo problema del 'come evangelizzare' resta sempre attuale perché i modi variano secondo le circostanze di tempo, di luogo, di cultura, e lanciano pertanto una certa sfida alla nostra capacità di scoperta e di adattamento. A noi specialmente, Pastori della Chiesa, incombe la cura di ricreare con audacia e saggezza, in piena fedeltà al suo contenuto, i modi più adatti e più efficaci per comunicare il messaggio evangelico agli uomini del nostro tempo" (EN. N.40).

Anche oggi, credo, siano necessarie audacia e saggezza nel nostro ministero pastorale per trovare altre vie e capacità di usare nuovi linguaggi per evangelizzare in un contesto dove l'uomo è sommerso da messaggi o da non poche risposte a domande che non si era neanche posto.

La tensione nella ricerca della verità, che costituisce la più autentica dimensione della dignità dell'uomo, deve farsi spazio in una molteplicità di informazioni, che assalgono l'uomo odierno nel suo cammino esistenziale.

Si tratta anche della ricerca, a volte sofferta, di Dio e come ricordava il Papa Benedetto XVI: "Come primo passo dell'evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta tale ricerca; dobbiamo preoccuparci che l'uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. Preoccuparci perché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde" (Discorso alla Curia Romana, 21.XII.2009).

Mi sembra che, in maniera quanto mai appropriata, l' 'Instrumentum laboris' affermi al riguardo: "Le comunità cristiane hanno poi potuto imparare che la missione non è più un movimento Nord-Sud o Ovest-Est, perché occorre svincolarsi dai confini geografici (...). Svincolarsi dai confini vuol dire avere le energie per porre la questione di Dio in tutti quei processi di incontro, mescolamento, ricostruzione delle relazioni sociali che sono in atto dovunque" (n.70).

In questo campo giuocano un ruolo particolare le nuove tecnologie comunicative che, come dicevo poco sopra, danno origine ad una vera e propria cultura, favorendo anche il configurarsi di una società caratterizzata dal fenomeno della globalizzazione.

Giacché la fede prevede un incontro personale con Gesù Cristo, l'azione evangelizzatrice dovrà prestare una attenzione speciale alla concreta e singolare situazione del destinatario dell'annuncio, nel rispetto dell'assoluto primato del rapporto con la persona. In questo contesto, credo che sia doveroso ricordare l'importanza dei vari linguaggi con cui siamo chiamati ad annunciare il Vangelo all'uomo di oggi, nella dolorosa consapevolezza che, poco a poco, le future generazioni – particolarmente nel continente europeo – cresceranno senza conoscere i contenuti fondamentali dell'annuncio evangelico e la stessa simbologia cristiana.

Che linguaggio usare perché Gesù Cristo sia annunciato all'uomo di oggi e possa così interpellare il cuore di ogni essere umano? Penso che questa sia una delle sfide più importanti e urgenti per la missione salvifica della Chiesa nel mondo contemporaneo.

Carattere eminentemente interpersonale dell'evangelizzazione, e testimonianza a tutto campo, sembrano a prima vista due aspetti di questa fondamentale missione della Chiesa in contrasto con quelle che sono le caratteristiche del mondo comunicativo odierno. La dimensione digitale sembra mal relazionarsi con l'esigenza di concretezza legata al cammino di evangelizzazione, e lo stesso può dirsi della prospettiva globalizzante quasi impersonale della rete che pare essere in stridente opposizione con le necessarie dimensioni personali – parliamo di spirito, di cuore – del rapporto dell'essere umano con Dio in Gesù Cristo.

Non nego che c'è del vero in certe posizioni sospettose e critiche nei confronti delle nuove tecnologie – l'Instrumentum laboris menziona certi limiti al n. 62 –, ma è pur vero che esse hanno accresciuto enormemente le capacità conoscitive e relazionali dell'uomo e le reti sociali sono l'ambiente esistenziale di centinaia di milioni di persone, connesse in rete.

Quale opportunità e sfida per la comunità di credenti in Cristo, che ha nelle sue mani la parola di vita!

Per questo motivo è pressante l'invito che Papa Benedetto XVI rivolgeva nel 2010 tramite il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: "lo sviluppo delle nuove tecnologie e, nella sua dimensione complessiva, tutto il mondo digitale rappresentano una grande risorsa per l'umanità nel suo insieme e per l'uomo nella singolarità del suo essere e uno stimolo per il confronto e il dialogo. Nessuna strada, infatti, può e deve essere preclusa a chi, nel nome del Cristo risorto, si impegna a farsi sempre più prossimo all'uomo. I nuovi media, pertanto, offrono innanzitutto ai Presbiteri prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate, che li sollecitano a valorizzare la dimensione universale della Chiesa, per una comunione vasta e concreta".

Credo che il Papa sia pienamente consapevole dei limiti delle nuove tecnologie e di certe influenze negative da esse esercitate specialmente sul mondo giovanile, eppure non le teme, anzi invita la Chiesa "ad esercitare una 'diaconia della cultura, nell'odierno continente digitale'. (...) Con il Vangelo nelle mani e nel cuore, occorre ribadire che è tempo anche di continuare a preparare cammini che conducano alla Parola di Dio, senza trascurare di dedicare un'attenzione particolare a chi si trova nella condizione di ricerca, anzi procurando di tenerla desta come primo passo dell'evangelizzazione".

E la riflessione pontificia giunge a prospettare la messa in opera di una "pastorale nel mondo digitale", che è chiamata "a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e presone di ogni cultura" (Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2010).

Proseguendo in questa linea il Papa si chiede – usando una immagine audace ma significativa – se il web non possa fare spazio – come il cortile dei gentili, del Tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto. (cfr. Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2010)

I testi del Magistero papale or ora ripercorsi sono parole pastoralmente illuminanti che possono aiutare, alla vigilia dei lavori del prossimo Sinodo, a riflettere con "audacia e saggezza", sulla grande sfida che le nuove tecnologie comunicative pongono nel cammino di evangelizzazione, percependone anche le grandi opportunità.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione". E' questo il tema, annunciato oggi, scelto da Benedetto XVI per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. "Non si tratta più di utilizzare Internet come un 'mezzo' di evangelizzazione – informa un comunicato del dicastero per le Comunicazioni sociali - ma di evangelizzare considerando che la vita dell'uomo di oggi si esprime anche nell'ambiente digitale". Sul tema del messaggio e le sfide dell'era digitale per la nuova evangelizzazione, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di "Civiltà Cattolica", padre Antonio Spadaro:

R. - Certamente nel contesto dell'Anno della Fede, Benedetto XVI, nel tema del messaggio usa delle metafore molto belle, molto pregnanti: quella della porta e quella dello spazio, collegando a queste, la verità, la fede, l'evangelizzazione. E questo è un gesto sorprendente, perché molti ritengono che i social network siano forme di comunicazione, di condivisione, altri invece che siano un pericolo insidioso per le relazioni e anche per l'educazione dei più giovani. Scegliendo questo tema, il Papa ha saltato a piè pari, l'approccio di tipo moralistico andando al sodo, cioè al significato profondo delle reti sociali. È come se il Papa dicesse: "La prima cosa da fare, è capire cosa succede", cioè di cosa stiamo parlando, cosa sono i social network, individuandoli come un ambiente di relazione, di conoscenza, capace di fornire opportunità, e quindi le immagini della porta e dello spazio, che poi è la figura dell'ambiente antropologico, che si sta creando in rete grazie proprio alle nuove tecnologie.

D. - Il Papa parlando di nuovi spazi di evangelizzazione, supera anche quel concetto di Internet come semplice e mero strumento, mezzo...

R. - Esattamente. Non si parla più di media in questo senso, cioè di mezzi di comunicazione. Il Papa è interessato al fatto che in un tempo in cui la tecnologia è diventata direi qualcosa di più che l'ambiente, il tessuto connettivo di fatto di molte esperienze umane, quali appunto la relazione, la conoscenza, proprio in questo tempo è necessario chiedersi: "Può la tecnologia della comunicazione, aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella Fede?". Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, quasi come se la comprensione dell'evangelizzazione fosse un adeguamento del linguaggio della Chiesa: no, qui siamo su un altro livello, e ovviamente non si pensa più alla rete come un mezzo di evangelizzazione, ma come un contesto nel quale l'uomo di oggi vive, e nel quale la Parola del Vangelo deve essere portata.

D. - E ovviamente questa è una sfida che riguarda tutti i cristiani. Qui davvero ognuno nel suo ambito, viene chiamato dal Papa ad evangelizzare, ad assumersi le proprie responsabilità di evangelizzazione...

R. - Assolutamente sì, e -direi- qui viene valorizzato anche un aspetto importante della dinamica evidentemente positiva dei social network, cioè l'emergere delle relazioni, quindi l'accentuazione di uno stile dialogico, interattivo nella comunicazione, e dunque anche nell'evangelizzazione. Certo è che la vita dell'uomo oggi si esprime in questo ambiente, quindi il Papa sembra far crollare, attraverso questo breve titolo, quello del messaggio evidentemente, le pareti del cosiddetto "dualismo digitale", cioè finché si dirà che bisogna uscire dalle relazioni in rete, per vivere delle relazioni reali, si confermerà una sorta di schizofrenia che la generazione di oggi fa fatica a tollerare. Quindi la sfida che viene posta, è quella di vivere una vita umana al tempo di oggi, in cui la tecnologia svolge un ruolo significativo. Anche l'evangelizzazione deve confrontarsi con questa sfida.

D. - La Giornata mondiale delle comunicazioni sociali è l'unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II, con l'Inter Mirifica. Anche qui si vede la lungimiranza, potremmo dire la profezia dei padri conciliari, cinquanta anni dopo...

R. - È assolutamente interessante che questo messaggio, questo tema, giunga proprio nell'anniversario Concilio, perché indica appunto come il Vangelo abbia a che fare con la vita degli uomini, e quindi la Chiesa è lì dove sono gli uomini. La tecnologia non è più un puro strumento, ma a che fare con la vita evangelica e con la vita spirituale. L'appello del Papa è a non sottrarsi a questa sfida, ma con atteggiamento criticamente positivo, vivere la propria vita, vivere bene la vita del Vangelo al tempo della rete.

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Far percepire la ricchezza anche a chi non era presente o lo conosce troppo poco”. Questo, nelle parole del presidente mons. Claudio Maria Celli, il “docu-film” realizzato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, in collaborazione con Micromegas Comunicazione, in occasione del 50° anniversario dall’apertura del Concilio Vaticano II e dell’inizio dell’Anno della fede. “In Filmoteca vaticana - ha spiegato ieri mons. Celli ai giornalisti - abbiamo circa 200 ore di filmati originali che hanno preceduto l’apertura del Concilio. Grazie ad un lavoro molto intenso e ricco, abbiamo fatto una forte e suggestiva selezione, realizzando così 12 ore di materiale filmato inedito”.

Il prossimo 11 ottobre, 50° anniversario dall’apertura del Concilio, sarà trasmessa dalla Rai una sintesi di un’ora e cinquanta minuti (in due parti, la seconda ancora in data da definire), che oltre al ricco materiale della Filmoteca vaticana utilizzano anche materiali tratti dall’Archivio segreto vaticano.

“La tentazione - ha aggiunto mons. Celli - poteva essere quella di fare un filmato puramente celebrativo, selezionando i momenti salienti del materiale della Filmoteca. Abbiamo voluto, invece, arricchire il filmato con 14 interviste, affidandole a cardinali, patriarchi e arcivescovi delle varie parti del mondo”.

“L’intento - ha spiegato il presidente del dicastero pontificio - è quello di vedere come era stato recepito il Concilio Vaticano II anche in Africa, in America Latina, nelle Chiese orientali: sono stati gli stessi porporati ad indicare le chiavi di lettura dei documenti più importanti del Concilio, offrendo così uno spaccato culturale ecclesiale molto ricco”.

Tra le immagini del docu-film, ha reso noto mons. Celli, c’è anche l’intervento dell'allora vescovo mons. Karol Wojtyla al Concilio, ed “è suggestivo ascoltare la sua voce quando interviene in latino durante una delle sessioni”. Alcune riprese, poi, riguardano i padri che firmano i documenti originali. Oltre che nella versione realizzata per la Rai, il “docu-film” - ha annunciato mons. Celli - verrà “confezionato” in base alle richieste delle Conferenze episcopali e delle Chiese locali, anche in versione dvd, con filmati più ampi o più corti a seconda delle esigenze.

Lo faremo conoscere anche ai padri sinodali”, ha assicurato il presidente del Pontificio Consiglio riferendosi al prossimo Sinodo sulla nuova evangelizzazione. Il “docu-film” si apre con un’introduzione storico-teologica a cura della giornalista Vania De Luca, mentre il teologo Marco Vergottini fa’ da “guida” nei contenuti delle varie sessioni. Tra le interviste, anche quella al segretario particolare di Giovanni XXIII, mons. Loris Capovilla. (R.P.)

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Martedì, 18 Settembre 2012 10:25

Il Concilio Vaticano II cinquant’anni dopo

COMUNICATO STAMPA


Il Concilio Vaticano II cinquant’anni dopo. Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e Micromegas Comunicazione hanno realizzato un docu-film sul Concilio Vaticano II, la cui distribuzione mondiale è prevista a partire dall’11 ottobre 2012, cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e data di inizio dell’Anno della Fede.


L’Anno della Fede sarà l’occasione per raccontare e documentare le grandi tematiche affrontate dal Concilio Vaticano II e il docu-film ricostruisce il clima storico, teologico, culturale ed emotivo di quell’evento che ha segnato così profondamente la storia della Chiesa, oltre ad aver influenzato quella del mondo contemporaneo.


La produzione del docu-film Concilio Vaticano II ha realizzato oltre 12 ore di materiale filmato inedito, tutto girato in full HD, in un set allestito ad hoc presso Micromegas Studios a Roma e con riprese e immagini dei luoghi più significativi della Città del Vaticano, come: l’Archivio Segreto, la Biblioteca Apostolica, la Basilica di San Pietro, la Pinacoteca, la Cappella Sistina, le Stanze di Raffaello, la Collezione d’Arte Religiosa Moderna, il Museo Missionario Etnologico e le Grotte Vaticane.


Arricchisce la produzione del docu-film l’esclusivo materiale storico audio e video in possesso della Filmoteca Vaticana, che ha messo a disposizione testimonianze, documenti e filmati inediti relativi al Concilio Vaticano II e alla sua organizzazione. Ore di riprese originali dell’epoca, che raccontano i momenti più significativi, la lunga fase di preparazione e lo straordinario allestimento della Basilica di San Pietro trasformata, per le eccezionali esigenze organizzative, in sede dell’Evento.

Lo sviluppo dei contenuti del docu-film, che si presenta come una prima sintesi ragionata di quell’assise ecclesiale di cui si parla e si parlerà nel corso di quest’anno, è particolarmente valorizzato dalle numerose testimonianze e dalle interviste esclusive a 14 fra Cardinali, Patriarchi e Arcivescovi, realizzate per analizzare e approfondire le grandi tematiche affrontate dal Concilio e che toccano profondamente la modernità e sono riportate nei documenti ufficiali elaborati negli oltre tre anni di lavoro: le quattro Costituzioni, i nove Decreti e le tre Dichiarazioni.

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Sabato, 08 Settembre 2012 10:21

Pastori per la comunicazione della fede

Roma (http://www.pul.it) - La Pontificia Università Lateranense organizza, da ottobre ad aprile 2013, un corso di formazione teologico-pastorale. Esso rappresenta uno spin off naturale di Pastori dinanzi all'emergenza educativa e ne riprende l'idea originaria: quella di fornire a preti, religiosi/e, seminaristi e laici, attraverso una prospettiva teologico-pastorale, strumenti, bussole e chiavi di lettura dei fenomeni archetipici della contemporaneità. Tra questi la comunicazione che, nell'Anno della fede, diventa urgenza da approfondire, contenuto da assimilare e prospettiva futura da considerare.

Dopo l'incontro di apertura (22 Ottobre 2012) finalizzato a introdurre il progetto e a offrire un quadro teorico generale, i successivi sei incontri saranno caratterizzati dall'alternanza di due voci. Da un lato un interlocutore autorevole che inquadra il tema, dall'altro un addetto ai lavori che presenta la propria esperienza.

L'iniziativa si colloca in preparazione al convegno internazionale (dicembre 2013) sui 50 anni del decreto del Concilio Vaticano II sugli strumenti di comunicazione sociale Inter Mirifica da organizzare presso la Pontificia Università Lateranense con collaborazione con l'UCS del Vicariato di Roma.

Scarica il programma completo del corso

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