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Nominato direttamente dal Padre Generale della Compagnia, P. Spadaro assumerà la responsabilità del «Collegio degli Scrittori» a partire dal primo quaderno del prossimo ottobre, 162° anno di attività. Si tratta di un cambio atteso, specialmente dall’attuale direttore, p. GianPaolo Salvini, che ne è responsabile sin dal luglio 1985.
 
Padre Antonio Spadaro è nato a Messina il 6 luglio 1966 e ordinato presbitero il 21 dicembre 1996 a Catania. Ha completato la sua formazione negli Stati Uniti. E’ laureato in Filosofia all’Università di Messina, e ha discusso il dottorato in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana. E’ stato per 5 anni responsabile per le attività culturali dei Gesuiti in Italia. Ha iniziato a scrivere sulla «Civiltà Cattolica» nel 1994. Si è occupato prevalentemente di cultura e, in particolare sia di critica letteraria – studiando prevalentemente autori italiani e statunitensi –, sia del modo in cui le nuove tecnologie della comunicazione stanno cambiando il modo di vivere e pensare, anche la fede. Ha pubblicato 15 volumi, ne ha curati 8. Ha promosso varie iniziative culturali legate al mondo della letteratura e della Rete. Insegna presso l’Università Gregoriana.
 
Padre GianPaolo Salvini, 75 anni, milanese, si è laureato in Economia alla Cattolica di Milano, e ha conseguito il dottorato in Teologia alla Facoltà di Innsbruck. È stato direttore della rivista «Aggiornamenti Sociali», prima di essere superiore della Residenza milanese dei gesuiti di San Fedele. Dal novembre 1984 fa parte della redazione della «Civiltà Cattolica», del cui Collegio continuerà a far parte come cronista della vita della Chiesa. È consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Paolo VI di Brescia.
 
La «Civiltà Cattolica», fondata nel 1850, è la più antica di tutte le riviste italiane ancora attive. Pur essendo una rivista italiana non dipende dalla Provincia d’Italia ma direttamente dal Padre Generale. La redazione della rivista è definita “Collegio degli scrittori” della «Civiltà Cattolica», secondo gli Statuti di Pio IX ancora in vigore. Uno degli istituti pontifici prevede che scrivano solo gesuiti. La rivista esce il primo e il terzo sabato del mese (24 quaderni l’anno per c

omplessive 2.500 pagine in 4 volumi).
Primo direttore della rivista, e suo ispiratore, fu il padre Carlo Maria Curci, ma a volerla fu soprattutto Papa Pio IX (in quel momento esule a Gaeta). L’idea che spinse alla fondazione della rivista fu quella di difendere «la civiltà cattolica», come allora la si concepiva, minacciata dai nemici della Chiesa, in particolare dai liberali e dai massoni, che andavano ispirando molte linee portanti dell’Italia risorgimentale. La nuova rivista, a cui collaboravano uomini di grande valore, come il padre Luigi Taparelli d’Azeglio (fratello di Massimo), il padre Antonio Bresciani, il padre Matteo Liberatore, ebbe subito un notevole successo.
 
La rivista da sempre ha un particolare rapporto con la Santa Sede: non è un organo ufficiale, ma da sempre lavora in sintonia con essa.
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Radio Vaticana (San Critobal de las Casas).-  Si chiama “Radio Tepeyac”, come il colle messicano sul quale, secondo la tradizione, nel 1531 apparve la Vergine di Guadalupe, Patrona dell’America Latina. È l’emittente radiofonica lanciata dalla diocesi di San Cristóbal de Las Casas ed ascoltabile in streaming sul sito Internet www.radiotepeyac.com

Le trasmissioni, iniziate ufficialmente il 1° settembre, sono state promosse dal vescovo della città, mons. Felipe Arizmendi Esquivel, con l’obiettivo di facilitare l’evangelizzazione, sulla scia dell’appellativo della Vergine di Guadalupe, “Stella dell’Evangelizzazione”. 
 
I programmi vanno in onda dalle sei di mattina alle dieci di sera ed offrono riflessioni sulla Parola di Dio, momenti di preghiera, approfondimenti sul catechismo e la Dottrina sociale della Chiesa, speciali riservati al Sinodo diocesano e meditazioni sulla liturgia e la mariologia. Ogni giorno, inoltre, viene trasmessa la Santa Messa ed è disponibile un ‘contenitore’ di musica sia classica che religiosa. Ma l’attualità non viene certo trascurata: alla luce delle Sacre Scritture e del Magistero pontificio, “Radio Tepeyac” affronta anche temi come il ruolo delle donne nella società o la questione sanitaria.
 
A realizzare e condurre i programmi sono operatori laici volontari che vogliono condividere il messaggio di salvezza del Vangelo. Pur non essendo l’emittente ufficiale della diocesi, la radio ha comunque la supervisione dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi che a volte intervengono anche in trasmissione. 
 
Oltre all’ascolto in streaming, è disponibile anche una chat attraverso la quale gli ascoltatori possono inviare messaggi, domande, opinioni e suggerimenti. Il progetto, comunque, è solo all’inizio: in futuro, si pensa a rendere possibile l’ascolto anche in Fm per raggiungere i fedeli che non possono collegarsi ad Internet. Continua, quindi, ad ampliarsi il panorama radiofonico cattolico on line dell’America Latina: basti ricordare, ad esempio, che già a luglio del 2010 l’arcidiocesi di Quito aveva lanciato la propria radio in streaming su web. (I.P.)
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Domani celebrazioni in tutti gli Stati Uniti per il decimo anniversario degli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelli di New York e al Pentagono di Washington, nei quali morirono quasi tremila persone. Il ricordo di quegli attacchi che hanno cambiato la storia del mondo avviene tra imponenti misure di sicurezza per un nuovo allarme attentati lanciato dall’intelligence americana.

 

E ascoltiamo che cosa nel 2001 l’allora card. Joseph Ratzinger disse a proposito degli attentati dell’11 settembre, nell’intervista che Antonella Palermo realizzò poche settimane dopo la tragedia:

 

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Messaggio di Papa Benedetto XVI al Cardinale Marx in occasione del Meeting
“Bound to Live Together” - Religions and Culture in Dialogue

 

Al mio venerabile fratello
Reinhard Cardinale MarxArcivescovo di Monaco e Frisinga

 

Tra poche settimane cadrà l’anniversario dei venticinque anni dall’invito rivolto dal beato Giovanni Paolo II ai rappresentanti delle diverse religioni del mondo a convergere ad Assisi per un incontro internazionale di preghiera per la pace. In seguito a questo memorabile evento, anno dopo anno la Comunità di Sant’Egidio realizza un incontro per la pace, per scendere più in profondità nello spirito di pace e di riconciliazione e perché Dio nella preghiera ci trasformi in uomini di pace. Sono lieto che l’incontro di quest’anno abbia luogo a Monaco, la città di cui sono stato vescovo, alla vigilia del mio viaggio in Germania e in preparazione alla cerimonia per la memoria del venticinquesimo anniversario della preghiera mondiale per la pace di Assisi, che avrà luogo nel prossimo mese di ottobre. Con piacere assicuro agli organizzatori e ai partecipanti dell’incontro di Monaco la mia vicinanza spirituale e rivolgo loro di cuore tutti i miei voti perché sia benedetto.

Il titolo dell’incontro per la pace “Bound to live together”/ “Convivere – il nostro destino” ci ricorda che noi esseri umani siamo legati gli uni agli altri. Questo vivere insieme è in fondo una semplice predisposizione, che deriva direttamente dalla nostra condizione umana. È dunque nostro compito darle un contenuto positivo. Il vivere insieme può trasformarsi in un vivere gli uni contro gli altri, può diventare un inferno, se non impariamo ad accoglierci gli uni gli altri, se ognuno non vuole essere altro che se stesso. Ma aprirsi agli altri, offrirsi agli altri può essere anche un dono. Così tutto dipende dall’intendere la predisposizione a vivere insieme come impegno e come dono, dal trovare la vera via del convivere. Tale vivere insieme, che un tempo poteva rimanere confinato ad una regione, oggi non può che essere vissuto a livello universale. Il soggetto del convivere è oggi l’umanità tutta intera. Incontri come quello che ebbe luogo ad Assisi e quello che si tiene oggi a Monaco rappresentano occasioni in cui le religioni possono interrogare se stesse e chiedersi come diventare forze del convivere. Quando ci riuniamo tra cristiani, facciamo memoria del fatto che per la fede biblica Dio è il creatore di tutti gli uomini, sì, Dio desidera che noi formiamo un’unica famiglia, in cui tutti siamo fratelli e sorelle. Facciamo memoria del fatto che Cristo ha annunciato la pace ai lontani e ai vicini (Ef 2,16 ss). Questo lo dobbiamo apprendere sempre di nuovo. Il senso fondamentale di tali incontri è che noi dobbiamo rivolgerci ai vicini e ai lontani nello stesso spirito di pace che Cristo ci ha mostrato. Dobbiamo imparare a vivere non gli uni accanto agli altri, ma gli uni con gli altri, cioè dobbiamo imparare ad aprire il cuore agli altri, a permettere che i nostri simili prendano parte alle nostre gioie, speranze e preoccupazioni. Il cuore è il luogo in cui il Signore ci si fa vicino. Per questo la religione, che è centrata sull’incontro dell’uomo con il ministero divino, è connessa in maniera essenziale con la questione della pace. Se la religione fallisce l’incontro con Dio, se abbassa Dio a sé, invece di elevare noi verso di lui, se ne fa in un certo senso una nostra proprietà, allora in tal modo può contribuire alla dissoluzione della pace. Se essa invece conduce al divino, al creatore e redentore di tutti gli uomini, allora diventa una forza di pace. Sappiamo che anche nel cristianesimo ci sono state distorsioni pratiche dell’immagine di Dio, che hanno portato alla distruzione della pace. Tanto più tutti noi siamo chiamati a lasciare che il Dio divino ci purifichi, per diventare uomini di pace.
Non dobbiamo mai venire meno ai nostri comuni sforzi per la pace. Per questo le molteplici iniziative in tutto il mondo, come l’incontro annuale di preghiera per la pace della Comunità di Sant’Egidio e altre simili iniziative, hanno un così grande valore. Il campo in cui deve prosperare il frutto della pace deve sempre essere coltivato. Spesso non possiamo fare altro che preparare incessantemente e con tanti piccoli passi il terreno per la pace in noi e intorno a noi, anche pensando alle grandi sfide con cui si confronta non il singolo, ma l’intera umanità, come le migrazioni, la globalizzazione, le crisi economiche e la salvaguardia del creato. In conclusione noi sappiamo però che la pace non può semplicemente essere “fatta”, ma che sempre è anche “donata”. “La pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto” (Messaggio per la giornata mondiale della pace 2011, 15). Proprio per questo è necessaria la comune testimonianza di tutti coloro che cercano Dio con cuore puro, per realizzare sempre più la visione di un convivere pacifico tra tutti gli uomini. Dal primo incontro di Assisi 25 anni fa ci sono state e ci sono molte iniziative per la riconciliazione e la pace che riempiono di speranza, purtroppo però anche molte occasioni perdute, molti passi indietro. Terribili atti di violenza e terrorismo hanno ripetutamente soffocato la speranza della convivenza pacifica della famiglia umana agli albori del terzo millennio, vecchi conflitti covano sotto la cenere o scoppiano nuovamente, e ad essi si aggiungono nuovi scontri e nuovi problemi. Tutto ciò ci mostra chiaramente che la pace è un mandato permanente a noi affidato e contemporaneamente un dono da invocare. In tal senso possano l’incontro per la pace di Monaco e i colloqui che lì avranno luogo contribuire a promuovere la reciproca comprensione e il convivere, preparando così alla pace una via sempre nuova nel nostro tempo. Per questo invoco su tutti i partecipanti all’incontro per la pace di quest’anno a Monaco la benedizione di Dio onnipotente.

Da Castel Gandolfo, 1° settembre 2011

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La spiritualità eucaristica è la via per costruire una società più equa e fraterna, superare l’incertezza del precariato e il problema della disoccupazione. E’ il messaggio lanciato stamane da Benedetto XVI giunto in Ancona per chiudere il XXV Congresso Eucaristico nazionale italiano. Il Papa ha celebrato la Santa Messa e l’Angelus in riva al mare, nel cantiere navale del capoluogo marchigiano, di fronte a 85 mila fedeli. Nel pomeriggio il suo 24mo viaggio apostolico in Italia è proseguito nella città dorica con altri incontri di particolare rilievo ecclesiale e sociale. Il servizio del nostro inviato Fabio Colagrande:

Atteso con gioia fin dall’apertura del Congresso, il 3 settembre scorso, Benedetto XVI è giunto oggi nel capoluogo marchigiano e ha proposto una lineare catechesi sull’efficacia dell’Eucaristia nella vita quotidiana, tema al centro del raduno ecclesiale. L’uomo – ha ricordato - oggi rifiuta Dio e si illude di poter trovare pace, benessere e sviluppo con la forza del potere e dell’economia, ma viene smentito dalla storia. E’ dunque il ‘Primato di Dio’ che dobbiamo recuperare e possiamo farlo solo partendo dalla sorgente dell’Eucaristia dove Dio ci coinvolge nel mistero di amore della Croce:Chi sa inginocchiarsi davanti all’Eucaristia, chi riceve il corpo del Signore non può non essere attento, nella trama ordinaria dei giorni, alle situazioni indegne dell’uomo, e sa piegarsi in prima persona sul bisognoso, sa spezzare il proprio pane con l’affamato, condividere l’acqua con l’assetato, rivestire chi è nudo, visitare l’ammalato e il carcerato.
E’ dunque un’autentica ‘spiritualità eucaristica’ il vero antidoto all’individualismo, l’anima di una comunità ecclesiale che sa ‘superare le contrapposizioni’. E’ questa spiritualità che ci aiuta ‘ad accostare le diverse forme di fragilità umana’ - ha ricordato Benedetto XVI - e ad affrontare anche la crisi del mondo del lavoro:Una spiritualità eucaristica è via per restituire dignità ai giorni dell’uomo e quindi al suo lavoro, nella ricerca della sua conciliazione con i tempi della festa e della famiglia e nell’impegno a superare l’incertezza del precariato e il problema della disoccupazione.
Parole che acquistano significato perché pronunciate in un cantiere navale senza commesse, simbolo delle difficoltà dei lavoratori del mare. E si rafforzano nel gesto di condivisione che Benedetto XVI ha compiuto dividendo poi il pranzo con un gruppo di indigenti, ex-detenuti e cassintegrati in rappresentanza delle sofferenze di tutte le aziende della regione.Nel pomeriggio il Papa si è spostato sul Colle Guasco, nella cattedrale romanica di S. Ciriaco, per incontrare sacerdoti e famiglie delle 72 parrocchie della diocesi e proporre loro una riflessione intrecciata sulla necessità di riconciliare le due categorie e ricondurre Ordine sacro e Matrimonio all’unica sorgente eucaristica.
Benedetto XVI ha chiesto ai sacerdoti di incoraggiare i coniugi aiutandoli a rinnovare la grazia del loro matrimonio, invitandoli a essere misericordiosi, anche con quanti, purtroppo, sono venuti meno al vincolo matrimoniale. E poi si è rivolto alle coppie di sposi:Amate i vostri sacerdoti, esprimete loro l’apprezzamento per il generoso servizio che svolgono. Sappiate sopportarne anche i limiti, senza mai rinunciare a chiedere loro che siano fra voi ministri esemplari che vi parlano di Dio e che vi conducono a Dio.
Infine, nell’ultima tappa del suo 24mo viaggio in Italia, il Papa ha chiuso il Congresso di Ancona con un appuntamento inedito. Nella centrale Piazza del Plebiscito ha incontrato 500 coppie di giovani fidanzati invitandoli ad assumere l’Eucaristia come Sacramento modello della vocazione sponsale. Ha ricordato anche qui le difficoltà lavorative e descritto la cultura attuale dove ‘le scelte sono esposte ad una perenne revocabilità, spesso erroneamente ritenuta espressione di libertà’. Ma soprattutto ha voluto sottolineare come la convivenza prima del Matrimonio non sia affatto ‘garanzia per il futuro’. Bruciare le tappe finisce per “bruciare” l’amore, che invece ha bisogno di rispettare i tempi e la gradualità nelle espressioni; ha bisogno di dare spazio a Cristo, che è capace di rendere un amore umano fedele, felice e indissolubile.
L’incontro ha chiuso la giornata anconetana del Papa, breve ma impregnata di cultura eucaristica e attenta alle difficoltà e alle fatiche dell’uomo di oggi.

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Intervista dell’Osservatore Romano. Convegno Film e Fede. Roma (Italia – 2011)

Sua E. Mons. Claudio Maria Celli

 

Una delle malattie più gravi del mondo contemporaneo è lo sfaldamento dell’identità personale; la grande arte, e in particolare il buon cinema, può aiutare a contrastare la “polverizzazione dell’io”?

Al di là del credo religioso e della cultura, la storia di ogni uomo, nei millenni, non può essere annullata, in un percorso che lega le generazioni tra loro, attraverso la tradizione e l’insegnamento.

L’arte è da sempre maestra nel trasmettere l’identità di ogni popolo ed epoca. Credo dunque che il senso di appartenenza sia fondamentale per l’identità personale e sia il fulcro del nostro esistere.

Il “buon” cinema, in quanto “somma” di tante arti, con il suo linguaggio suggestivo può veicolare immagini, idee e valori che riescono a far affiorare dall’intimo delle persone riflessioni fondamentali, suscitando interrogativi, dubbi, ma soprattutto spingendoci ad un cammino di ricerca più profonda del nostro “io”. Di lì il passo è breve, c’è l’altro e c’è Dio.

 

Non c’è solo banalità e volgarità sul grande schermo, c’è anche un cinema che affronta la crisi esistenziale e la conseguente ricerca di un’identità da parte dell’uomo contemporaneo. Cosa fare per favorire la diffusione di questo cinema “ad alto voltaggio morale”?

Credo che il cinema, proprio per il suo linguaggio, possa aiutare ogni uomo a rientrare in se stesso, pacificandolo con la propria interiorità e predisponendolo all’altro, nell’accettazione della diversità e nella condivisione della spiritualità.

Quando vediamo un film, un buon film, tutto non finisce con i titoli di coda, ma inizia, perché rielaboriamo le emozioni. Dunque, facciamo appello alla grande sensibilità degli artisti che ci illuminano con le loro opere, ma allo stesso tempo credo sia fondamentale una vera e propria educazione al linguaggio dell’immagine, un percorso formativo che porti gli spettatori, sin dalla più tenera età, a un’analisi consapevole dei contenuti cinematografici, sviluppando il loro senso critico.

Non bisogna demonizzare il film “diseducativo”, quanto piuttosto aprire spazi di dialogo, ribadendo che l’uomo, creato a immagine di Dio, ha una sua dignità che non può essere “oltraggiata”, ha una sua aspirazione ben più alta e soprattutto cerca la verità, quella verità che anche un film può contribuire a scoprire.

I “miracoli” sono spesso celati tra le piccole cose della nostra quotidianità; non dobbiamo andare lontano, perché lo spirito ci accompagna ogni giorno anche attraverso un’immagine, una nota musicale, una parola. Tutto questo fa un buon film!

 

Come è nato il festival “Tertio Millennio”?

Il Festival nasce da una sinergia di intenti, alla fine degli anni novanta. L’Ente dello Spettacolo, il Pontificio Consiglio della Cultura, il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali hanno sentito che era il momento di aprire un dialogo costruttivo tra la Chiesa e il mondo del cinema, considerato un veicolo di cultura e proposta di valori. Questo poteva incoraggiare una produzione dalle grandi possibilità umanizzanti, evidenziando la dimensione spirituale che è in ogni essere umano e che il cinema in moltissimi casi ha dimostrato di saper bene esprimere.

 

In quali opere ha recentemente riscontrato un respiro più grande e un’utilità “educativa”, se così si può chiamare?

È sempre difficile rispondere a questa domanda, perché in tanti film ci sono passaggi a volte inattesi che imprimono la mia anima. È un insieme di sensazioni per cui la spiritualità emerge da una luce, da una musica ed è lì che il film acquista una bellezza difficile da descrivere. Indubbiamente Uomini di Dio, che senza artifici riesce a narrare una storia di fede e dolore, una vera e propria passione, oppure The Tree of Life di Terrence Malick, una vera e propria parabola visiva sulla creazione, il peccato, la redenzione e l’amore. Ma la lista potrebbe essere più lunga. Cito solo questi due esempi perché, pur non essendo film “facili”, hanno conquistato il pubblico. Come vede gli spettatori hanno bisogno che si torni a “narrare” lo spirito.

 

“L’impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell’uomo contemporaneo pone questioni non eludibili …” (Benedetto XVI); quali sono le occasioni di dialogo e riflessione che si sono rivelate più produttive e interessanti all’interno dell’attività del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali? Graditi (… molto graditi!) aneddoti personali, digressioni, commenti, suggerimenti ai giovani che vorrebbero lavorare nel mondo della settima arte.

Il nostro Dicastero ha sempre cercato di non “teorizzare” troppo sulla comunicazione, ma di agire, poiché siamo fermamente convinti che l’uomo contemporaneo “vive” letteralmente la sua vocazione di comunicatore e attraverso gli strumenti creati dal suo genio riesce ad ampliare le sue conoscenze e il suo raggio di azione.

Per questo siamo in perenne contatto sinergico con tutte le realtà mondiali che possano aiutarci a rispondere al bisogno di vera comunicazione che il mondo ha. Congressi, incontri, formazione … tutto questo è fondamentale. Quello che però vorrei dire ai giovani che si apprestano a lavorare nel mondo della settima arte è: “non tradite voi stessi, il vostro credo, le vostre aspirazioni. Siate veri, della stessa Verità del Vangelo. Ascoltate il mondo e i suoi bisogni, le sue ansie e le sue speranze, ricordandovi delle parole che Papa Benedetto XVI vi ha rivolto nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2009,

Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo…il dono più prezioso che …potete fare è di condividere …la "buona novella" di un Dio che s’è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l’umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi! Il Papa vi è accanto con la sua preghiera e con la sua benedizione.

Siate pronti ad accogliere questa sfida con i vostri film! Siate artisti appassionati della verità e della bellezza!

 

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Intervento di S.E. Mons. Claudio M. Celli al Tertio Millennio Film Fest

Tavola rotonda  Padri e figli, scontri di civiltà tra passato e presente: verso quale futuro?  La guerra: lo sguardo dei padri e dei figli

mercoledì 1° dicembre 2010

Penso che il cinema riproduca una realtà complessa e mutevole, all’interno della quale entrano in gioco molteplici elementi, come la creatività, l’arte, la sensibilità individuale, ma anche e soprattutto le esperienze che ognuno di noi fa nel suo percorso di essere umano.

Su tutto prevale il potere persuasivo dell’immagine, linguaggio caratteristico del cinema, che non solo crea lo spettacolo, ma offre tanti spunti per la conoscenza e la riflessione, perché in un certo senso ogni film è il testamento di una determinata cultura e di una determinata epoca, capace di parlare a ogni generazione, proprio attraverso una coinvolgente messa in scena di momenti mai conosciuti.

Pensiamo a quanti metri di pellicola sono stati girati nel mondo da quando il cinema è nato. In ben 115 anni, sulla pellicola si sono impressi tanti avvenimenti che hanno segnato la storia, i conflitti, le guerre e le conquiste che, in quanto passato, costituiscono il patrimonio culturale di tutti, anche delle nuove generazioni.

La guerra al cinema è stata ed è un vero e proprio genere che ha trovato sviluppi tematici e stilistici diversi nel tempo, ponendosi spesso come denuncia. Dalle guerre storiche dell’antichità a quelle fantascientifiche del futuro, quasi una costante dello strumento mediatico e divulgativo per eccellenza.

Dunque, il cinema per tutti, per chi ha vissuto quelle emozioni da protagonista e per chi le vive per la prima volta come spettatore. In questo modo esso riesce a creare un sottile filo che lega gli uomini nella diversità di cultura e, più specificatamente secondo il tema di questa tavola rotonda, nella diversità di generazione.

Mi piace l’idea di vedere il cinema come uno spazio nel quale tutti possono esprimersi e allo stesso tempo tutti possono condividere, perché lo schermo non è l’occasione per isolarsi, quanto piuttosto lo stimolo per confrontarsi. Ogni buon film non finisce, infatti, con i titoli di coda, anzi inizia a “vivere” davvero solo quando esce dallo schermo e si mescola alla vita di tutti i giorni.

Nell’incontro tra le diverse generazioni, anche un film contribuisce a farci aprire l’orecchio per ascoltare quello che un altro ha da dire e questa disposizione all’ascolto è un atto di maturità reciproca. Anziani e giovani hanno, infatti, lo stesso bisogno di raccontarsi e lo stesso desiderio, non sempre espresso, di conoscersi.

Tutti noi, infatti, arriviamo a un punto della nostra esistenza nel quale abbiamo bisogno di condividere la nostra realtà, le nostre esperienze, il nostro modo di vedere il mondo. In questo il cinema, che attraverso l’immagine parla il linguaggio più universale della terra, può diventare un vero e proprio strumento di comunione che ci conduce a diventare parte dell’altro.

 

Quando siamo davanti a un film, tutto quello che ci viene chiesto è di disporci ad ascoltare, ascoltare quello che qualcun altro ha da dirci. È anche questo un modo per crescere, un modo per abbattere le tante incomprensioni che si creano, non solo tra culture e religioni diverse, ma tra diverse generazioni, incomprensioni che a volte il linguaggio verbale non è in grado di risolvere.

Attraverso i film abbiamo conosciuto la guerra, abbiamo visto l’orrore, abbiamo sentito l’urlo di dolore di quanto hanno subito ingiustizie, in quella stessa lotta che si ripete da secoli, l’uomo contro l’uomo. Ogni generazione ha conosciuto le proprie guerre, guerre tra popoli, ideali, religioni. Ma la guerra può assumere molteplici facce, perché essa si annida nei luoghi più impensati, anche nelle famiglie, tra padre e figlio, laddove si alza il muro dell’incomprensione e del giudizio.

I conflitti sono inevitabili, perché in un certo senso appartengono al divenire umano, ma occorre un terreno per comunicare e dialogare, con la finalità comune del superamento.

Nel confronto generazionale, i giovani che oggi riempiono le sale possono imparare dai giovani del passato, rivivendo attraverso lo schermo gli errori fatti calpestando la dignità altrui; anche così si può ricostruire, dove tutto era distrutto, perché il ricordo permette che nulla scompaia.

 

Il cinema rafforza la memoria storica

E il cinema è uno strumento privilegiato per rafforzare la memoria storica, perché lo schermo si fa filo conduttore tra le diverse generazioni, legando passato, presente e futuro in una continuità che unisce padri e figli e contribuisce alla crescita di tutti, di fronte a quello che spesso non si vede.

Anche i padri imparano dai figli, perché uno dei modi migliori per conoscere oggi le molteplici dinamiche del mondo giovanile, le loro paure, i loro sogni, è proprio attraverso il cinema.

Guardando ai tanti titoli che fanno parte della storia della cinematografia, guardando a tante produzioni recenti che hanno espresso con rispetto e sensibilità temi talvolta delicati, credo che il film rimane nel tempo, perché è un’opera senza età, lo specchio di ogni generazione, e avrà sempre qualcosa da dire, anche ai giovani di domani.

Le storie e le mode che si sono viste sullo schermo, si sono diversificate in base agli anni e al cambiamento della società; ogni generazione ha avuto i suoi “miti”, i suoi percorsi, le sue guerre e, ancora oggi, l’incontro con la cultura contemporanea trova la sua realizzazione proprio attraverso i film.

Se consideriamo il cinema nella sua veste di strumento culturale, lo poniamo al servizio dell’intera umanità, di ogni generazione. I giovani hanno ancora molto da imparare; ma c’è ancora molto da dire anche agli adulti e ogni età rivive attraverso il cinema quelle gioie e quei dolori che l’accompagnano nel cammino della vita.

La mia ultima riflessione è sull’anelito spirituale del cinema, di tutto quel cinema al centro del quale c’è sempre l’uomo, con le domande eterne e universali sulla morte, la verità, il mistero, i rapporti umani, la guerra e la pace, questa paziente e lenta opera di costruzione che comincia dal basso, dai rapporti più stretti di ogni giorno, e soprattutto dall’accoglienza dell’altro, senza pregiudizi.

Continuando il dialogo tra padri e figli anche attraverso lo schermo.

 

 

Pubblicato in Discorsi
Venerdì, 20 Gennaio 1995 10:05

1995-1996 CENTO ANNI DI CINEMA

100 anni di cinema (1995 - 1996)

INTRODUZIONE  FORMAZIONE ALLA LETTURA DEL MEZZO CINEMATOGRAFICO

Elementi per la formazione di Fanciulli - Giovani - Adulti ad una lettura dei valori nel mezzo cinematografico

Da diverse parti e ripetutamente è stato espresso il desiderio di poter disporre di elementi di riflessione e di suggerimenti pratici allo scopo di aiutare i genitori e gli educatori nel loro compito di sensibilizzare i fanciulli e gli adolescenti ai problemi posti, a loro livello, dalla costante presenza dell'immagine in movimento ed in particolare del cinema, che compie 100 anni. E' noto che questo desiderio concorda con la sollecitazione espressa nella Istruzione Pastorale "Aetatis Novae", la quale considera un dovere proporre la formazione di un senso critico, animato dalla passione per la verità, in un impegno di difesa dei valori. Questo significa che è indispensabile uno sforzo educativo per i mezzi di comunicazione sociale, nel nostro caso specifico per il cinema, che insista in modo particolare sulla relazione con i valori (cfr. AN, nn. 13,24 e 28).

Per rispondere a questa attesa si sono costituiti gruppi di specialisti provenienti da diversi paesi. I gruppi propongono qui tracce di lavoro e di riflessione adatte alle differenti età. Si avvertirà la preoccupazione dominante che ha animato i gruppi redazionali: il diritto fondamentale del fanciullo ad incontrare nella sua vita, oltre al pane quotidiano e ad un clima sano, i valori dell'esistenza atti a garantire il suo sviluppo integrale, in conformità alle sue profonde aspirazioni.

Tra questi occorre dare un posto essenziali ai valori spirituali e religiosi, i quali esprimono il rapporto dell'uomo con Dio e che raggiungono il loro culmine nella fede, nella speranza e nella carità rivelate pienamente agli uomini in Cristo Gesù. Se il fanciullo ha un preciso diritto a conoscere questi valori per illuminare la sua libertà e le sue scelte responsabili, la Chiesa ha il dovere, non meno preciso, di fargli conoscere tali valori mediante gli strumenti di cui dispone, tra i quali i "massmedia"; questo coinvolge direttamente i genitori e gli educatori.

E' chiaro, d'altra parte, che i testi qui proposti, che contemplano livelli diversi di età, impegno, mezzi e partecipazione, devono essere ripensati e adattati secondo la mentalità ... e le possibilità locali di realizzazione. Qua e là i fascicoli o schede di presentazione potranno essere illustrati con immagini o con disegni raccolti nelle pubblicazioni del paese. Altrove le iniziative suggerite - parole incrociate, canti, concorsi, ecc. - potranno essere arricchite sul posto. E' sembrato opportuno non trascurare elementi di riflessione anche per aiutare i gruppi di adulti a prendere meglio coscienza della portata di questa ricorrenza e delle responsabilità e possibilità al riguardo. Ecco la lista dei testi che compongono il documento allegato.

1. Un testo introduttivo, preparato dalla Prof.ssa Luciana Della Fornace, Vice Presidente dell'AGIS Scuola, con una riflessione riguardo le varie chiavi di lettura ed approcci critici ai contenuti del mezzo cinematografico. L'ideale sarebbe che ogni responsabile della formazione, creasse le sue proprie schede di formazione, d'accordo con le circostanze culturali ed ambientali utili per uno sviluppo conoscitivo e psicologico su misura.

2. Una proposta chiara, semplice e facile da eseguire, preparata da un gruppo di esperti dell'Università Cattolica dell'Uruguay da collaboratori del "Plan Deni", per la formazione di bambini e ragazzi alla comunicazione sociale in America Latina. Dopo una presentazione per gli educatori, si propongono schemi per:

a) bambini da 6 a 9 anni

b) ragazzi da 10 a 13 anni

c) giovani da 14 a 18 anni.

3. Una proposta un po' più complessa, dove certi valori vengono approfonditi, cercando una conoscenza ed un'analisi più completa del mezzo audiovisivo, di cui il cinema fa parte, finalizzato alla maturità personale.

Schema degli elementi catechetici proposti:

1. Bambini fino a 6 anni: ai genitori e agli educatori;

2. Bambini da 7 a 10 anni: ai genitori e agli educatori;

3. Ragazzi dagli 11 ai 14 anni: per i ragazzi e gli educatori;

4. Ragazzi in generale;

5. Giovani dai 15 ai 18 anni: per i giovani e gli educatori;

6. Per i circoli di genitori;

7. Per i gruppi di adulti.

1 ELEMENTI DIDATTICI PER UNA LETTURA UTILE DEI CONTENUTI CINEMATOGRAFICI

Oggi i nostri bambini, anche nella primissima fascia d'età in cui si può sviluppare un minimo grado di attenzione, vengono posti davanti alla televisione (Lyle e Schramm parlano della televisione come baby sitter) e, all'inizio, con ogni probabilità, vedono programmi dedicati a loro. Ma, nello stesso tempo, imparano a far funzionare la macchina-televisione, a cambiare canale e se non vi è un controllo da parte degli adulti, a fermare l'immagine su ciò che li colpisce, indipendentemente dal fatto se sia, più o meno, adatto a loro. A questo si aggiunge che, in molte famiglie, ove ambedue i genitori lavorano, questi possano avere il piacere di trascorrere la sera più tempo con i loro figlioli, facendoli restare alzati fino a tardi, mentre le immagini che scorrono sul video non vengono selezionate, (vuoi per incapacità, vuoi per indifferenza al problema), tenendo conto della giovane età dei bambini. Il mezzo televisivo è considerato ormai dalle nostre sfere sociali più giovani, un utile elettrodomestico, indipendentemente da ciò che trasmette, ed è a causa di questa concezione che la frequenza infantile e adolescenziale davanti al video è maggiore che non quella giovanile, in quanto il giovane, appena è nelle condizioni di essere autosufficiente per uscire di casa, va, se vuole vedere un testo audiovisivo, nella sala cinematografica (l'età media dello spettatore cinematografico negli U.S.A. è diciannove anni, in Italia ventitre): quindi, sono i giovani la "magna pars" del pubblico nelle sale.

D'altra parte in tutti i canali pubblici e privati, la televisione predilige la fiction (dimenticando il suo specificio, legato alla contemporaneità dell'evento trattato); per cui sul piccolo schermo scorrono le immagini di serials, di sceneggiati e soprattutto di film di qualsiasi periodo (si calcoli che ogni giorno vengono trasmessi in Italia tremila film attraverso tutte le televisioni).

E il fatto che i nostri bambini e i nostri ragazzi, nell'arco dello stesso giorno, possano, ad esempio, vedere due testi audiovisivi in uno dei quali si affermi e si difenda un principio e nell'altro ci si opponga e lo si combatta (si pensi alla figura dell'apache Geronimo, da sempre dipinto nella maniera più bieca dal cinema statunitense e oggi rivalutato dal bel film di Walter Hill) non può non creare in loro confusione e non solo in relazione a ciò che si può vedere in un rapporto mezzo televisivo-mezzo cinematografico, ma anche solo in relazione al mezzo televisivo.

Il film, a mio parere, quindi, non può essere considerato esclusivamente l'emanazione della società che lo ha costruito in quel determinato periodo storico.

Questo problema per il cinema non si pone, in quanto i film nelle sale cinematografiche vivono in maniera intensa per circa otto mesi, per poi passare in home video e, quindi, alla televisione.

E' necessario perciò tener più conto della massa dei messaggi che i nostri giovanissimi ricevono dallo schermo televisivo, che determina in loro non solo una sgrammaticata alfabetizzazione del linguaggio audiovisivo, ma anche una serie confusa e, talvolta, contrastante e contraddittoria, di sensazioni e di conoscenze.

Quali potrebbero essere gli elementi didattico-operativi per contrastare tale situazione?

A) Un'ulteriore sensibilizzazione dei genitori affinché curino il più possibile l'approccio dei loro figli al mezzo televisivo;

B) l'uso delle schede filmografiche da parte degli educatori e degli insegnanti.

LA SCHEDA FILMOGRAFICA

Per scheda filmografica si intende la scheda informativa che contiene tutte le notizie sul film, relative al cast tecnico-artistico, la sinossi, le bibliografie degli autori e degli interpreti e stralci delle critiche sull'opera. Generalmente questa scheda è più utile all'insegnante, ove desideri portare la sua classe a vedere un film in una sala cinematografica o in video, per poi discuterne con gli allievi.

Esistono, però, altri tipi di schede che si potrebbero definire di approfondimento in relazione al messaggio recepito dall'alunno. Tali schede sono:

A) la scheda conoscitiva;

B) la scheda psicologica;

C) la scheda sociologica;

D) la scheda di carattere generale.

A) La scheda conoscitiva, che può essere somministrata ai bambini dalla terza elementare fino ai giovani delle scuole superiori, pone le seguenti domande:

1) nome e caratteristiche del protagonista;

2) nome e caratteristiche del deuteragonista;

3) nome e caratteristiche dell'antagonista;

4) definizione dei personaggi di contorno;

5) funzione e presenza (e non) della massa;

6) ambientazione;

7) finale.

Il finale può essere considerato:

- positivo = presenza di gratificazione e soddisfazione individuale;

- semipositivo = presenza di gratificazione sociale ed assenza di soddisfazione individuale;

- negativo = assenza di gratificazione sociale e di soddisfazione individuale.

E' evidente che le risposte potranno essere più o meno complesse (data l'età), ma comunque si comincia attraverso questa scheda a dare al giovane spettatore alcuni elementi critici di decodifica che egli, a poco a poco, applicherà durante la visione di altri testi, senza subirne più passivamente il messaggio.

B) La scheda psicologica, in genere applicata agli spettatori più giovani, pone alcune velocissime domande che richiedono risposte altrettanto velocissime, nelle quali il bambino non si senta coinvolto o esaminato e dia impressioni ed opinioni estremamente vicine a ciò che pensa.

Esempi:

a) Definisci con cinque aggettivi il personaggio che ti è più piaciuto.

b) Hai trovato nel personaggio negativo (nel cattivo) un solo elemento positivo (qualcosa di buono)?

c) Dopo che i ragazzi (o i bambini) avranno visto almeno tre testi audiovisivi, far estrapolare loro le caratteristiche comuni e diverse dei tre protagonisti (o dei tre antagonisti), il loro coraggio, il loro senso di amicizia, il loro rispetto per gli altri, ecc.

C) La scheda sociologica, dedicata ai ragazzi più grandi, consiste in una ricerca sul periodo storico o sull'ambito sociale nei quali si svolge la vicenda filmica, per stabilire se essa sia stata trattata in modo corretto (l'obiettività non esiste) e, ove ciò non sia avvenuto, come e possibilmente perché (secondo l'opinione di ognuno) si sia costruita una "falsa" narrazione.

D) La scheda di carattere generale, destinata agli alunni più grandi, oltre all'approfondimento delle situazioni filmiche in base alla scheda conoscitiva, oltre allo studio approfondito attraverso la scheda sociologica, verifica "ab origine" il testo filmico, in base ad elementi che possono essere molto vari: ove il film sia tratto da un libro o da un'opera teatrale, il rapporto tra i due autori; ove da un fatto storico, perché e come l'autore ha deciso di dedicarvicisi (Spielberg e il suo Schindler's List, ad esempio); se l'opera è basata su un fatto di cronaca, quali elementi siano stati rispettati di esso e quali no e se ciò, secondo l'opinione di ognuno, è avvenuto per scelta o per esigenze di realizzazione.

Gli spunti possono essere moltissimi e, alla fine, gli educatori e i docenti saranno in posssesso di elaborati preparati dagli allievi, che varranno come esercitazione, ma che potranno anche essere elementi utili per approfondire la conoscenza degli alunni stessi.

Queste esercitazioni possono essere effettuate con vidoecassette oppure dando (ciò che vale per gli insegnanti) come compito a casa, il sintonizzarsi, un determinato giorno, su un canale specifico per vedere un film oppure, in modo ottimale, conducendo i ragazzi in una sala cinematografica per poi far elaborare loro sul testo una delle schede presentate.

Secondo la mia opinione, è opportuno oggi inserirvi anche quelle specifiche al messaggio audiovisivo, per far si che i nostri bambini, i nostri ragazzi e i nostri giovani imparino a "vivere" e non ad assorbire passivamente le proprie conoscenze attraverso i media che usano il linguaggio coinvolgente dell'immagine in movimento e della parola parlata e della musica il più simile alla realtà, ma non la Realtà.

Prof.ssa Luciana Della Fornace, Vice Presidente AGIS Scuola

2 TEMA: UN MODO DI RACCONTARE

INTRODUZIONE

Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto ? O non piuttosto per metterla nel lucerniere? Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato. (Mc 4,21-22a)

Noi ci rendiamo conto che Gesù, quando insegna, quando proclama la "Buona Novella" di salvezza, cerca di valorizzare la vita quotidiana e di trasmettere un messaggio, utilizzando tecniche o forme narrative che rendano il racconto piacevole e, pertanto, facilmente accettabile.

Per esempio, conosceva i pescatori e parlava loro del Regno di Dio attraverso racconti che facevano riferimento alla loro vita quotidiana. In maniera semplice, diretta e con numerose immagini e descrizioni vicine alla loro esperienza.

Possiamo mettere in relazione queste realtà con la moderna esperienza cinematografica, una meravigliosa invenzione che compie cento anni. Un mezzo che ha permesso all'uomo moderno di avvicinarsi ad esperienze lontane e irraggiungibili; anche il messaggio evangelico gli è giunto con particolare trasparenza.

Considerando che il cinema può essere veicolo anche di messaggi negativi, è necessaria una preparazione che permetta di celebrare e favorire i veri valori, separando il grano dalla paglia.

PRESENTAZIONE

Agli educatori

La proposta che segue fa riferimento alle pellicole del grande e del piccolo schermo, ai racconti dei gruppi ed ai valori che il Vangelo presenta (servendosi molte volte di racconti).

Come si vede, l'obiettivo del lavoro è arrivare al confronto dei valori. Lo stesso fine si potrà raggiungere con un doppio procedimento: i valori presenti nei film potranno infatti essere confrontati da un lato con quelli del gruppo, dall'altro con i valori evangelici.

Come lavorare sui valori?

Nel contesto della post-modernità è normale che un gruppo di bambini, e soprattutto di adolescenti, possa non accettare alcun valore quando questo si presenti in forma astratta. A volte può succedere, parlando dell'abnegazione o della solidarietà, che i giovani reagiscono in maniera difensiva.

Senza dubbio questi valori vengono molto apprezzati dal gruppo se sono presentati in un contesto di testimonianze, fatti concreti, storie di vita, ecc. I giovani possono essere sorpresi a difendere l'abnegazione quando la incontrano in un personaggio che arnmirano, in una storia in cui si proiettano o in una circostanza che conoscono.

In tutti i casi si può lavorare tenendo conto di tre livelli.

1) Il racconto: facciamo riferimento a film, storie o miti che il gruppo prenda dal proprio ambiente e dalla propria vita quotidiana.

Si sceglieranno quelle pellicole che siano interessanti da vedere al fine di un dialogo. Per alcune fasce di età si propone di creare un racconto con immagini e suono, quindi attraverso il linguaggio cinematografico. In quest'ultimo caso sarà importante il dialogo seguente.

2) La tecnica utilizzata: tanto nell'analisi del film scelto per la discussione, quanto nelle dinamiche creative usate per dar vita alle narrazioni, si propone di far ricorso ai mezzi didattici che impiegano l'immagine ed il suono.

3) Captare il messaggio: riconoscendo i valori che esso contiene, è un passo determinante per l'affermazione di determinati valori su altri.

Qui sono suggeriti solo alcuni modelli. Ogni educatore potrà fare dei cambiamenti o realizzare tutte le combinazioni ed estensioni che le circostanze e la propria creatività gli rendano possibili.

Quante più possibilità diamo ai bambini di espressione e ascolto di ciò che provano davanti ad una pellicola o nel rapporto con la vita reale, tante più possibilità offriamo loro di esercitare il proprio giudizio, codificare i messaggi, confrontarsi con i modelli e cercare insieme nuovi significati. Finalmente diamo loro l'opportunità di crescere in una libertà di espressione e di affermazione dei valori umani e cristiani.

Obiettivi generali

* Scoprire i valori che un racconto mette in rilievo, confrontandoli con quelli evangelici.

Evidenziare i valori presentati nei racconti, facendo attenzione alle reazioni del gruppo.

* Invitare all'analisi dei film, partendo dalla ricezione che si realizza in ogni gruppo.

Identificare qual'è l'impatto di un film ed osservare quali ricorsi del linguaggio cinematografico provocano questo impatto nel bambino-giovane e nel suo gruppo.

* Stimolare la creazione di storie proprie da parte del gruppo, in cui si analizzino i valori che il gruppo considera prioritari.

Metodologia La proposta ha come opzione pedagogica un'attitudine critico-partecipativa, evidenziando le esperienze di apprendimento e percezione della realtà, tramite l'uso della dinamica che in molti casi viene usata dai Mezzi Audiovisivi.

La metodologia sarà caratterizzata dall'attività e dalla partecipazione di tutto il gruppo;

- favorendo l'espressione, lo scambio e l'affermazione della persona nel gruppo;

- servendosi del gioco, che accende l'interesse e aiuta nell'elaborazione e nell'elaborazione e nell'incorporazione dei concetti;

- motivando la ricerca e la sperimentazione;

- partendo da esperienze personali davanti alla realtà culturale (la presa di coscienza della situazione e le domande su fatti e condizioni che si riflettano sullo schermo portano ad un atteggiamento più critico);

- promuovendo il confronto di esperienze e conoscenze e creando nuovi valori di fronte ai Media, attravero la discussione di gruppo e la condivisione, che sono di aiuto per una visione più ampia e portano ad arricchirsi con altre esperienze.

Ai bambini e ai giovani

OGGI NOI PROPONIAMO

Capire perché ci piacciono le storie dello schermo.

Raccontare le nostre storie usando tecniche divertenti.

Scoprire il messaggio dei racconti.

Agli educatori da 6 a 9 anni

Obiettivi

* Sapere che l'immagine ed il suono provocano emozioni e sentimenti.

Scoprire le differenti funzioni dello schermo nella propria vita, con particolare attenzione al fenomeno della "bambinaia elettronica", riconoscendone i limiti.

Confrontare le provocazioni e le funzioni dello schermo con quelle dei gruppi di riferimento (famiglia, scuola, parrocchia, ecc.).

* Provocare lo sviluppo delle qualità percettive e la sensibilizzazione per capire le gradazioni artistiche, I'impatto dell'immagine con il colore, la luce, la composizione, unite al ritmo ed alla musica.

* I personaggi dei racconti e dei disegni animati sono generalmente divisi in due bande, i buoni ed i cattivi. Discutere questa divisione, confrontandola con la vita reale e la proposta cristiana.

Esercizi

1. Vedere insieme una pellicola o un disegno animato

Dialogare su quanto si è visto:

E' piaciuto quello che abbiamo visto?

Quale parte è piaciuta di più? Chiedere che venga descritta con esattezza l'immagine ed il suono usati. Se non se ne ricordano, rivedere il film.

Cosa succede nella storia? Verificare che nella risposta discriminino la propria interpretazione, i sentimenti che provoca la storia e quello che realmente compare sullo schermo. Per esempio un bambino, può dire "e cadde", ma nella pellicola si è sentito solo un gran rumore e non si è vista la caduta.

Come ci sentiamo mentre vediamo la storia? Se il gruppo ha difficoltà ad esprimere i propri sentimenti si può formulare la domanda in maniera impersonale: come si sentono i bambini quando vedono qualcosa come questo?

Perché vedono un determinato film? Approfondire, partendo dalle risposte (per esempio nel caso di "Tom e Jerry"), se lo vedono per divertirsi, spiegando "in questo caso i bambini si divertono quando vedono il piccolo topo che si prende gioco del grande gatto".

In qualche gruppo o fascia di età si potrà arrivare ad esprimere i valori espressi.

2. Ascoltare una musica

Discutere sull'importanza della musica, nel provocare sentimenti e reazioni, servendosi di musiche di vari film e, con un procedimento inverso, partendo da diverse musiche, immaginare in quali situazioni possano essere utilizzate.

3. Lavori a scelta per i più piccoli

- Dare al bambino un tempo nel quale possa prestare attenzione ai suoni che lo circondano, nel giardino, nel parco, in casa.

- Invitarlo ad osservare con "occhi nuovi" quello che vede ogni giorno e così percepire i dettagli che prima non aveva mai considerato.

- Farlo giocare con scatole chiuse, contenenti diversi oggetti e materiali (bottoni, biglie di vetro, ecc.), chiedendogli di capire a cosa corrisponde il suono provocato muovendo la scatola.

Agli educatori da 10 a 13 anni

Obiettivi

* Dare valore all'ambiente circostante, confrontando i protagonisti della finzione con personaggi reali.

* Invitare alla scoperta di elementi del linguaggio cinematografico, consapevoli della sua forza nel provocare emozioni.

* Evidenziare che in ogni inquadratura, realizata dal regista di un film, c'è l'intenzione di mostrare quello che viene selezionato ed eliminare il resto.

Esercizi

1. Ricerca di eroi reali.

Si può proporre di compilare insieme una lista di personaggi, dagli eroi mondiali o nazionali fino agli eroi che ci circondano oggi, come un nonno, una persona vicina, un personaggio del quartiere, ecc.

Fare domande sulle caratteristiche principali di questi personaggi.

E' importante la riscoperta di valori come il rispetto, l'amore, l'abnegazione, che generalmente non sono presentati negli eroi con cui i ragazzi vengono comunemente in contatto nelle serie televisive e al cinema. Suggerire di confrontarli e di discuterne.

Illustrare la vita di Gesù ed il suo modo di non fare discriminazioni.

2. Fabbricare la propria macchina fotografica di cartone con l'apertura e la finestra sui due lati opposti.

Guardare attraverso di essa rende l'idea del campo visivo limitato di una telecamera, che obbliga a realizzare una selezione.

Proporre una selezione di inquadrature di uno stesso luogo, con intenzioni diverse (per esempio: mostrare la sua bellezza o indicare quello che deve essere migliorato). Porre in comune i quadri selezionati e discutere sull'intenzione di ogni gruppo di foto. Con una macchina fotografica non potrà mai essere mostrato tutto.

Una ricerca nel quartiere, una semplice passeggiata per la piazza "con la macchina fotografica in mano" si trasforma in un'esperienza affascinante di scoperta. Per coloro che hanno una macchina fotografica, questa esperienza può culminare nella realizzazione di un proprio montaggio di diapositive.

Per completare l'esercizio gli stessi ragazzi possono realizzare la banda sonora e la musica che accompagni l'audiovisivo.

3. Lavoro alternativo.

Vedere insieme una pellicola breve o la presentazione dei personaggi all'inizio di un film. Discutere poi su questa presentazione.

Quale immagine mi ha colpito e perché?

La risposta può portare alla scoperta di un primo piano che indica una gerarchizzazione o la funzione di un ricorso al sonoro.

Vedere solo l'inizio della pellicola permette di analizzare il modo in cui il regista presenta i protagonisti ed i suoi principali intenti. Verificare a che cosa fa ricorso per continuare la storia.

Agli educatori da 14 a 18 anni

Obiettivi

* Approfondire l'analisi del film e la coscienza della propria capacità recettiva, con particolare attenzione al confronto dei valori.

* Riflettere sui valori particolari del gruppo, attraverso l'analisi di un racconto realizzato dallo stesso gruppo.

* Considerare l'influenza dei mezzi nel futuro dei giovani.

* Favorire la conoscenza dei codici del linguaggio audiovisivo, attraverso una realizzazione in video.

Esercizi

1. Scegliere nel gruppo una pellicola attuale e visionarla insieme.

Promuovere una discussione sui temi del film e sui valori che propone. Il dialogo potrebbe iniziare da un'analisi della capacità ricettiva, arrivando a confrontare la vita quotidiana del gruppo con i suggerimenti della pellicola e con i valori del Vangelo.

2. Proporre al gruppo la creazione e la realizzazione di un proprio racconto, che rifletta le loro preoccupazioni o le loro fantasie.

Tradurre il racconto in immagini e suono, servendosi anche di poster, canzoni o video.

Presentare il lavoro ad altri gruppi.

Confrontare infine i valori esposti nel racconto con quelli dei Media. Valutare le possibili influenze.

3. Proporre una ricerca sopra l'immagine di uomo o donna, in cui i giovani si proiettano, e sopra le loro aspettative per il futuro, attraverso un'inchiesta (che può essere realizzata in video).

Analizzare i risultati ottenuti, confrontandoli con le immagini di un uomo e una donna presentati dai Mezzi Audiovisivi.

Affermare i propri valori.

Sarebbe molto interessante poter realizzare questi esercizi in video, servendosi del linguaggio cinematografico. Stare dietro la macchina porta a pensare ed a riflettere su ogni ripresa, per poter trasmettere una sensazione, un'emozione, una problematica. E' importante dialogare su questa maniera di usare il Mezzo Audiovisivo.

3 TEMA: VEICOLO DI CULTURA E DI VALORI

1. Bambini fino a 6 anni

A voi genitori ed educatori

I. IL VOSTRO BAMBINO HA BISOGNO:

* Di serenità:

L'evangelizzazione ha il suo "optimum" nel momento della gioia.

* Di pace:

"Ciascuno di essi (i bambini) è una PERSONA, cioè una creatura dotata di intelligenza e di volontà libera; egli è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura; diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili" (Pacem in Terris).

... questo è l'inizio di un'educazione alla pace che si ha soltanto se gli adulti prendono coscienza dei propri doveri ed il bambino gode dei propri diritti.

* Di affetto:

Sempre la "coppia", Padre più Madre, dà il senso della vita e dell'Amore che conduce alla gioia.

* Del bello, del vero, ecc.:

I valori come "Carità, gioia, pace, pazienza, bontà, benignità, fedeltà, dolcezza, temperanza" (Gal. 5, 22-23). Esperienze di amore, di gioia, di perdono, di sincerità, di fiducia negli altri, piccoli servizi, rispetto delle cose altrui, obbedienza ...

* Di scoprire la dimensione dello spirituale e del soprannaturale:

E' dall'atteggiamento dei genitori e dal modo di vivere il loro amore reciproco che il bambino è portato a scoprire il senso di Dio-Amore, della fiducia in Lui, della sua paternità ...

--Il mondo del bambino è ricco di immagini, di percezioni, di sentimenti, di forze nascoste che lentamente vengono alla luce ... Ammirazione per la natura, per l'uomo.

--Basta uno sguardo, un sorriso, una voce, un canto per mettere il bambino in comunicazione con il mondo.

--La comunicazione del messaggio fatto oggi pone le basi di futuri interventi educativi, dei futuri atteggiamenti verso se stessi, verso il prossimo e verso Dio.

--I primi stupori e i primi sentimenti di ammirazione di fronte alle cose, alle persone, agli animali sono i primi approcci alla presenza di Dio. E' necessario, in questo delicato periodo della vita, offrire ai bambini la possibilità di intraprendere un cammino di libertà.

II. DI CONSEGUENZA:

--se così si pongono le basi della sua personalità, non ancora capace di distinguere e di giudicare...

--della sua vita di fede e di carità ...

--ed infine se l'immagine agisce su di lui con tutta la sua nascosta potenza.

Noi educatori dobbiamo chiederci:

--Con quale criterio scegliamo i programmi cinematografici?

--Quando e perché lo portiamo al cinema?

--Quali sono i giornaletti che compriamo per lui?

--Lo aiutiamo a "riflettere" secondo le sue possibilità?

--Abbiamo pensato che lasciare la Radio e la TV aperte a tutto volume può scuotere i suoi nervi? e che l'ascolto incontrollato dei programmi può allontanarlo dai valori spirituali, "bombardandolo" con immagini che esaltano i "non-valori"?

--Lo circondiamo di cose belle?

--Lo educhiamo con ogni mezzo a nostra disposizione al senso del bello, dell'armonia, della pace, del rispetto, dell'amore per gli altri in cui sono riflesse la bontà e la paternità di Dio?

2. Bambini da 7 a 10 anni

A voi genitori ed educatori

I. RICHIAMO PEDAGOGICO

--Il vostro bambino è "plasmato" da ciò che vede e sente.

--Assimila senza l'intervento della ragione.

--Ha una grande intuizione ed è più abituato degli adulti a leggere il linguaggio visivo.

--D'altra parte, difficilmente coglie il messaggio trasmesso se non è educato ad andare al di là del segno, perché la lettura del messaggio è un processo di sintesi e di interiorizzazione (1).

Nelle trasmissioni televisive, là dove l'immagine è meno eloquente e rifinita di quella cinematografica, ma è più alla mano, più vicina alla vita di tutti i giorni, più capace di interpellare l'uomo e di coinvolgerlo attraverso un'analisi del reale, si offre l'occasione preziosa di illuminare la vita quotidiana con la mentalità di Cristo.

Nel film, immagine, colonna sonora, vicenda e messaggio vanno letti e valutati.

Nelle canzoni, musica, parole e messaggio vanno scoperti e interpretati.

Nella stampa (giornaletti, riviste, fumetti, ecc.) si offre l'occasione migliore per le scelte del bello e del buono contro il disvalore della violenza, del sesso, dell'egoismo, ecc.

II. CHE COSA FACCIAMO?

--Siamo coscienti della nostra responsabilità riguardo alla scelta dei programmi (TV, Radio, Cinema) che seguono i nostri ragazzi?

--Che cosa facciamo per introdurli alla lettura dei segni e dei simboli (filmici, televisivi, della musica, della stampa)?

--Seguiamo con loro le trasmissioni televisive per poterne discutere, o li lasciamo soli?

--Come scegliamo le riviste per loro e quelle che lasciamo a portata di mano in casa?

--Come li aiutiamo a maturare il senso di libertà cristiana nelle scelte, a verificare il messaggio degli strumenti di comunicazione sociale su quello di Cristo?

III. SUGGERIMENTI PRATICI PER GLI EDUCATORI

Per aiutare i bambini a scoprire e ad assimilare i concetti sopra esposti, potrebbero essere utili alcune forme di attività come:

a) far esporre in una composizione scritta o illustrata graficamente il parere dei bambini sugli aspetti positivi e negativi degli strumenti di comunicazione sociale per la loro età;

b) costruire schemi di parole incrociate sui valori degli strumenti di comunicazione sociale;

c) analizzare attentamente una trasmissione messa in onda per i bambini e farne una critica oggettiva (valida? negativa? amorale? propagandistica?);

d) far seguire uno spettacolo televisivo e proporre ai bambini di costruirne uno simile, soprattutto negli aspetti positivi che hanno riscontrato in esso;

e) ricostruire attraverso immagini e musica scelta liberamente una parabola del Vangelo;

f) far realizzare un collage sul tema della carità (o della verità), con figure tolte dai fumetti (per esempio, in Italia, da Topolino);

g) far rispondere al seguente questionario:

1. Quali sono i programmi TV che vedi con maggior frequenza?

Perché?

Quali valori positivi trovi in essi?

Quali valori cristiani trovi in essi?

Cosa non vorresti vedere alla TV?

Se fossi regista della TV cosa vorresti proporre?

2. Quali films hai visto negli ultimi tre mesi?

Con chi?

Quando?

A quali personaggi visti vorresti assomigliare?

Perché?

C'è un film che ti ha fatto paura? Perché?

Quale film non vorresti più vedere?

3. Quali canzoni ti piacciono di più? Perché?

Sai che ogni canzone ha un suo messaggio? Cerchi di scoprirlo?

(Elenca 10 canzoni con il relativo messaggio)

Perché ti piace la musica?

L'ascolti da solo o in compagnia? Perché?

4. Quali sono i giornaletti più letti da te?

Perché?

Cosa trovi in essi di positivo?

Cosa trovi di negativo?

Quali ti aiutano a vivere meglio da cristiano e quali meno?

Quali non vorresti aver mai letto?

Nel condurre la formulazione e la revisione del questionario è necessario tener presente che nel fanciullo si forma, in questo periodo, il senso morale e che la nostra guida deve essere chiara, serena, illuminata, educatrice di equilibrio e di risposta di fede cosciente e libera.

3. Ragazzi dagli 11 ai 14 anni

Un valore: l'amicizia

I. IL TEMA GENERALE (2)

Motivazione della scelta del tema: il pre-adolescente è sensibile a questo valore concreto, I'amicizia, considerata come aspetto di valore spirituale: IL BENE.

Obiettivo: in maniera adeguata alle possibilità del pre-adolescente, condurlo ad un'analisi dell'immagine come mezzo di trasmissione di messaggi ed anche di affermazione o negazione di valori, cercando di svegliare il suo senso critico di fronte alla "civiltà dell'immagine" nella quale è chiamato a vivere e di fatto vive già (3).

II. SVILUPPO

Si prevede che questa catechesi venga sviluppata in tre momenti, ciascuno dei quali ha uno scopo ben determinato, ma nello stesso tempo con una certa unità logica, in funzione dell'obiettivo generale.

a) Primo momento:

Obiettivo: far prendere coscienza esplicitamente che L'IMMAGINE PARLA e trasmette messaggi.

Metodo: analisi diretta per mezzo di due o tre figure ben scelte, che esprimano il valore amicizia, o lo neghino (figure scelte dal materiale "foto simboliche").

Nell'analisi delle figure si dovranno seguire cinque passaggi:

-guardare l'immagine come se non fosse figurativa;

-guardare l'immagine in quanto suscitatrice di concetti;

-guardare l'espressione dell'immagine;

-prendere coscienza degli effetti dell'immagine sopra se stesso;

-comunicare con il gruppo (cf. L'audiovisivo e la fede, p. 143).

b) Secondo momento:

Obiettivo: far sì che si rendano conto esplicitamente che ATTRAVERSO L'IMMAGINE L'UOMO AFFERMA O NEGA DEI VALORI.

Metodo: di un gruppo di pre-adolescenti se ne formino due, si chieda a ciascuno di questi gruppi di COSTRUIRE con le fotografie scelte da riviste, giornali, ecc. un "pannello" che esprima ciò che per loro è L'AMICIZIA. Le foto usate per la formazione del pannello devono essere numerate. Il gruppo, sotto la guida del catechista, ne sceglie alcune con cui costruisce il pannello. Preparati i pannelli se ne fa il confronto: ogni gruppo esprime il suo GIUDIZIO sul pannello dell'altro e, a sua volta, spiega l'interpretazione data dal proprio gruppo.

c) Terzo momento:

Obiettivo: far sì che si accorgano esplicitamente che nella VITA QUOTIDIANA, L'IMMAGINE, influisce fortemente sulla (PROPRIA) SCALA DI VALORI e, per conseguenza, sulla formazione della propria personalità umano-cristiana.

Metodo: studio critico del valore AMICIZIA in un "fumetto" (4): come viene affermato? Come viene negato? Quali sono le reazioni di solito provocate? Quale influenza ha sulla propria vita come cristiano?

N.B. Materiale sussidiario:

-- figure della collana "foto simboliche";

-- scheda del catechista, con gli orientamenti ed i questionari per guidare all'analisi delle figure, al confronto del "pannello" e alla critica del "fumetto".

III. SCHEDA PER IL CATECHISTA

a) Primo momento:

1. orientare gli adolescenti a fare l'analisi delle figure attraverso i cinque passi indicati;

2. suscitare la riflessione e l'interpretazione delle figure mediante due o tre domande adatte;

3. avviare ad uno scambio di idee sulle figure, facendo notare gli apporti più significativi.

b) Secondo momento:

1. osservare discretamente il lavoro dei gruppi e acconsentire a qualsiasi collaborazione venga richiesta, ma senza assumere la direzione del lavoro;

2. orientare il confronto dei "pannelli" attraverso opportuni interventi;

3. fare una sintesi finale del confronto, esprimendo un giudizio critico-formativo sull'autentica amicizia cristiana.

c) Terzo momento:

1. suggerire uno o due criteri per l'analisi critica del "fumetto" (pellicola, programma televisivo, ecc.);

2. giudicare con loro gli elementi o le scene che destino in particolare la loro attenzione;

3. portarli ad un giudizio valutativo del proprio atteggiamento di adolescenti cristiani di fronte all'amicizia. Perciò suscitare la revisione di vita e l'impegno personale.

4. Ragazzi in generale

Riflessioni su vari suggerimenti per una partecipazione diretta

I. PROGRAMMI TELEVISI

A partire dalle ultime cinque settimane che precedono la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sarebbe opportuno mandare in onda una serie di brevi programmi televisivi settimanali dedicati ai ragazzi e che tengano conto anche dei genitori.

Un catechista, religioso o laico, alla presenza di un gruppo di sei ragazzi, potrebbe svolgere la lettura di un brano della Sacra Scrittura, passando successivamente alla spiegazione condotta attraverso il dialogo con loro, integrato eventualmente da domande, brevi recitazioni, musica, ecc. Un'opportuna preparazione in questo settore offrirebbe peraltro l'occasione per un'attività diretta nel campo dei "mass-media" .

Indirettamente, sia i ragazzi che i genitori, verrebbero resi consapevoli delle possibilità offerte alla televisione sul piano religioso. I ragazzi potrebbero essere scelti nell'ambito di una parrocchia di quella particolare località, senza annunciare in anticipo il gruppo della settimana successiva, e questo per favorire l'elemento sorpresa, che esercita sempre una notevole attrattiva. Il gruppo potrebbe essere preparato dallo stesso catechista.

Un programma locale è più gradito di una trasmissione sull'intera rete nazionale, in quanto di interesse più immediato. Questo suggerimento potrebbe costituire un'ottima premessa alla sensibilizzazione della comunità sulla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

II. PAROLE INCROCIATE

Le parole incrociate interessano sempre tutti, a qualsiasi età. L'idea è molto semplice ed offre ampio spazio per essere arricchita ed adattata ai vari ambienti. Di conseguenza, essa può essere elaborata in base all'attuale contesto spirituale caratterizzato dalla diffusione dei "mass-media", ed applicata alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Le parole incrociate costituiscono anche un buon sistema per accostare i più giovani; in pratica possono rappresentare un vero e proprio "questionario", atto a promuovere discussioni.

III. CONCORSI MUSICALI

Ragione fondamentale: proponiamo che una parte delle iniziative per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sia riservata alla musica.

Attività: il messaggio spirituale di una canzone "viva" può toccare i gruppi di tutte le età.

1. Scegliere un buon compositore, in grado di scrivere la musica e le parole di una canzone in rapporto al tema di questa giornata: a livello nazionale o diocesano.

2. Organizzare una gara canora.

Tema: "I mass-media e l'affermazione e promozione dei valori spirituali" (con spiegazione).

Requisiti:

--parole e musica per chitarra (o piano, ecc.);

--limite di età, o divisione in gruppi secondo l'età;

--limite di tempo;

--scelta del luogo.

Premi: in rapporto all'età e agli interessi dei singoli gruppi: chitarra, giradischi, registratore, ecc.

Tale composizione dovrà essere presentata, con la dovuta pubblicità, nella cattedrale, in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

5. Giovani dai 15 ai 18 anni

Schema di catechesi

I. OBIETTIVO:

Suscitare nel giovane la capacita' critica indispensabile perche' possa scoprire valori spirituali nei mezzi di comunicazione sociale.

Crediamo che i mezzi di comunicazione sociale possano essere affermazione e promozione di valori spirituali, a condizione che i nostri giovani adottino di fronte ad essi un atteggiamento attivo e personale.

A suscitare tale capacità sono orientati questi suggerimenti. Quindi non si voglia vedere in essi se non un modo di svegliare nei giovani la valutazione critica e, di conseguenza, una condotta tale per cui i mezzi audio-visivi siano assunti nei loro valori positivi;

II. TEMA:

Il tema che scegliamo per applicarlo come esempio e' quello dell'uomo-tipo, I'uomo-modello, quale ci viene proposto dai mezzi audio-visivi.

Avremmo potuto scegliere molti altri temi che rispondono agli interessi dei giovani. Ecco una piccola lista di temi per i giovani.

la libertà

l'amore

l'amicizia

il divertimento

la donna

l'uomo

il denaro

il matrimonio

la violenza

i conflitti

il rischio

il corpo

il lavoro

la comunità

lo sport

il razzismo

la religiosità

la fame

la guerra

...

...

L'educatore, oppure gli stessi giovani, dovranno scegliere quel tema o quei temi che interessano concretamente il gruppo sul piano educativo.

III. PRIMO ESERCIZIO:

L'uomo tipo in immagine

1. Punto di partenza

Montare in un pannello immagini (foto, cartoline ...) che riproducano diversi uomini-tipo come appaiono nelle riviste, nei manifesti, al cinema, in TV ...

Conviene che siano gli stessi giovani a portare questo materiale.

Semplice esposizione di tutte queste immagini: sulla lavagna, su qualche pannello ...

2. Conoscenza del "mezzo" audio-visivo

La società riflette se stessa nelle immagini che le offrono i mezzi audio-visivi. In altre parole: ogni società ha quei mezzi audio-visivi che merita. E' importante che il giovane constati criticamente in quale ambiente audio-visivo si trova.

Per raggiungere questo scopo si può fare quanto indicato qui sotto.

Ogni giovane estragga da tutto il materiale quella immagine che vede più di frequente apparire nelle riviste e negli annunci di cinema (cartelloni ...).

Non si tratta di scegliere l'immagine di maggior rilievo per il giovane, ma quella che appare con maggiore frequenza nei mezzi audio-visivi.

Risultato dell'inchiesta precedente: calcolare le scelte di tutto il gruppo giovanile sull'immagine più veduta.

Una volta segnalata l'immagine di maggior circolazione audio-visiva, ogni giovane scopre in essa le aspirazioni, i piani di vita del tipo di uomo o di donna che quell'immagine rappresenta. Questo punto è fondamentale nell'analisi del "mezzo" audio-visivo. Ogni giovane, ovvero ogni gruppo di giovani, potrebbe annotare sopra un foglio le aspirazioni che crede di scoprire nell'immagine scelta.

Queste aspirazioni si possono esprimere con delle frasi come le seguenti:

1. "voglio arrivare a trionfare nella vita";

2. "degli altri non me ne importa nulla";

3. "quel che vale in questa vita è il denaro";

4. ...

5. ...

3. Analisi cristiana del "mezzo" audio-visivo

Si tratta ora di valutare l'immagine scelta dal punto di vista cristiano.

Nel tipo di uomo rappresentato dall'immagine scelta, quali valori o controvalori scoprono i giovani?

Può succedere che si riveli un forte contrasto tra il messaggio evangelico e quello dell'immagine. Questo contrasto ci farà vedere quale sia il "mezzo" cristiano audio-visivo che respiriamo in realtà.

Si può anche cercare, tra tutte le immagini del pannello, quella che più si avvicina alla mentalità cristiana, studiarne i valori, o controvalori cristiani.

4. La persona di fronte ai mezzi audio-visivi

Attraverso l'analisi dell'immagine, conviene che il gruppo giovanile analizzi il suo atteggiamento normale di fronte all'immagine.

I giovani analizzano quanto vedono e lo valutano così come l'hanno fatto in questa seduta?

Quali conseguenze derivano dal giudicare personalmente e attivamente le immagini, e quali frutti raccoglie chi "ingoia" senz'altro quanto vede e sente?

Indubbiamente i giovani parlano con gli amici su quanto vedono ... Quale livello raggiungono queste conversazioni?

Che uomo-tipo è quello che le immagini riflettono, che i giovani hanno in casa, nella propria cartella, in un libro?

Perché hanno scelto quel tipo di uomo come da loro preferito?

Lo stesso procedimento adottato qui, a proposito delle immagini fisse, si potrebbe seguire con immagini proiettate sullo schermo o con immagini di uomo, descritte o narrate in qualche opera letteraria. Così si può giudicare il protagonista di questa o quella pellicola, il personaggio del tale o tal altro racconto od opera teatrale ...

IV. SECONDO ESERCIZIO:

Il mondo del suono

1. Punto di partenza

Si potrebbe cominciare con l'ascolto di alcune canzoni. Converrà che siano canzoni di "atmosfera" molto diverse; così si potrebbe ascoltare una canzone-protesta, una canzone di tematica superficiale e di facile melodia, una canzone molto poetica.

2. Conoscenza del "mezzo" audio-visivo

Ascoltate le canzoni, si procede all'analisi di esse. Un primo esercizio consisterà, ad esempio, nell'ascolto che ogni giovane farà di una canzone a sua scelta.

Raggruppati per prefernze, i gruppi montano un piccolo pannello di foto che leghino bene con la canzone scelta. Tale pannello corrisponderà alla trasposizione in immagini del canto scelto.

Il pannello dà corpo ed evidenza alla canzone, il che facilita enormemente l'analisi della stessa.

Così tradotta la canzone in immagini, per i giovani sarà una vera scoperta rendersi conto di come ogni canzone evochi tutto un mondo alle nostre orecchie. Infatti, anche con l'udito "vediamo" il mondo.

La prova di ciò l'avranno nel pannello montato a partire dalla canzone.

Si potrebbe ora tornare ad ascoltare le canzoni, sincronizzando con l'ascolto la visione del pannello costruito.

3. Analisi cristiana del "mezzo" audio-visivo

Alla luce del messaggio cristiano, valutare il mondo riflesso da ogni canzone: quali cose positive presenta ogni canzone da un punto di vista cristiano e quali ne sono gli aspetti negativi?

Quale delle canzoni riflette un mondo, un ambiente, uno stile di vita più conforme al messaggio cristiano?

4. La persona di fronte ai mezzi audio-visivi

Ti piace qualche tipo di canzone? Ti piace perché ti dice qualche cosa o perché te la impone l'ambiente?

Molti giovani si accontentano di accendere la radio ed ascoltare quello che capita. Come giudicare questo modo di fare? Vantaggi e inconvenienti.

Quando ascolti la musica, fai una tua critica?

6. Genitori

Comitato di genitori sugli audio-visivi

I. OBIETTIVO:

Provocare una presa di coscienza sull'importanza dei mezzi di comunicazione sociale nella vita e nell'educazione dei ragazzi.

II. Ia TAPPA: PREPARAZIONE REMOTA

1. Comitato di preparazione, comprendente:

-un direttore (direttrice),

-un cappellano,

-un presidente,

-un rappresentante del gruppo di professori del ciclo interessato,

-i genitori degli alunni, ecc.

2. Riunione per riflettere sul funzionamento del Comitato.

Possibili tracce da seguire:

a) finalità del Comitato: prendere coscienza dell'importanza dei "media";

b) finalità della riunione preparatoria:

-escogitare i mezzi per far prendere coscienza dei "media", ad esempio mediante un'inchiesta tra i ragazzi, tra i genitori, tra i professori;

-fissare la data del Comitato dei genitori;

-decidere se sia il caso di ordinare qualche fascicolo, appositamente preparato per sensibilizzare le famiglie attraverso le immagini, le parole incrociate, i fumetti, ecc.

-proporre ai professori di far imparare la canzone eventualmente prevista.

III. 2a TAPPA: PREPARAZIONE PROSSIMA (5)

1. Spoglio dell'inchiesta, o delle inchieste, da parte del medesimo Comitato e invio dei risultati ad ogni famiglia, ricordando nello stesso tempo la data della riunione del Comitato dei Genitori.

2. Fissare l'organizzazione del Comitato (animatore, segretario). Sarà utile anche preparare un piccolo schema di svolgimento, disposti a non utilizzarlo se la discussione procede bene e in maniera utile su un tema non previsto.

IV. 3a TAPPA: RIUNIONE DEI GENITORI

Appena i genitori hanno ricevuto i risultati dell'inchiesta è assai utile tracciare un bilancio. Si può dirigere la discussione secondo uno schema, ed esempio seguendo lo schema proposto per gruppi di adulti. Sarà opportuno rimettere poi un resoconto della riunione ai genitori, ricordando nuovamente loro la data nella quale si celebra la ricorrenza.

V. SUGGERIMENTI PER LE INCHIESTE PREPARATORIE

1. Tra I ragazzi:

Si facciano domande precise:

-Quante ore alla settimana dedichi alla televisione?

-Quali settimanali illustrati preferisci?

-Hai una macchina fotografica?

-Hai un registratore?

-Quante volte al mese vai al cinema? ecc., ecc.

Domande trabocchetto:

-Tre canzoni di questo o quel cantante in voga.

-Il protagonista di un determinato film a episodi.

-Un certo numero di domande su programmi televisivi degli ultimi tre mesi.

Se l'inchiesta è fatta bene si potrà avere una piccola idea del profitto intellettuale che il ragazzo riceve dalla televisione.

Domande di giudizio:

-Negli ultimi tre mesi qual'è stato il programma o il film che ti ha maggiormente colpito? Perché?

-Quale programma ti è sembrato più obiettivo (spiegare la parola)? Perché?

-Quale programma ti è sembrato più utile? Perché?

-Di quale programma conservi il ricordo peggiore? Perché?

-Vi è stato qualche programma che ti è sembrato falso? Perché?

-Ve ne è stato qualcuno che ti è sembrato nocivo?

-Vi sono stati programmi che ti hanno aiutato a cogliefe il lato buono della vita?

Mettendo a punto questa inchiesta bisogna far sì che essa sia di facile valutazione e che richieda soltanto risposte brevi.

2. Tra i genitori

Offriamo solo alcuni suggerimenti per questa seconda inchiesta, considerando che essa è molto più difficile. Essa avrà valore soltanto all'interno di un gruppo molto aperto, nel quale i genitori degli alunni di una stessa classe si riuniscono spesso per scambiare le proprie difficoltà, ecc.

Tuttavia, è sempre possibile realizzare una brevissima inchiesta, per controllare uno o due punti emergenti dall'inchiesta tra i ragazzi. Si può quindi far arrivare ai genitori, tramite i professori, una busta contenente un piccolo questionario da restituire:

-Quanto tempo vostro figlio passa davanti alla televisione durante la settimana? (Tener conto, ad esempio, se la televisione è accesa durante i pasti).

-Quali settimanali illustrati legge vostro figlio?

-Fa fotografie? ecc.

S può proporre anche qualche domanda più importante, come:

-Un programma, un film, una rivista, in questi ultimi tre mesi, hanno avuto effetto positivo su vostro figlio? Quale?

-Hanno causato conversazione in famiglia?

-Vi avete trovato sostegno per l'educazione della fede dei vostri figli?

3. Tra i professori

E' ancora più difficile. Per rassicurarli si può citare loro un'inchiesta svolta in Francia, secondo la quale il 75% del materiale pedagogico rimane inutilizzato.

Domande possibili:

-Ricorrete ai "media" nella vostra classe? Quali "media"? con quali obiettivi?

-Ve ne servite quale appoggio per educare i ragazzi ai valori della vita? Quali valori e come?

-Vi preoccupate di iniziare i ragazzi alla "lettura" dei "media" (secondo criteri e valori estetici, morali, spirituali)?

7. Gruppi di adulti

Spunti di riflessione

I ALCUNE CONSTATAZIONI

1. Positive

--La preoccupazione che qua e là si manifesta per l'oggettività nell'informazione degli avvenimenti ha carattere spirituale (in senso largo). Spazio riservato alle informazioni e ai valori religiosi. Sforzo compiuto in certo organi di stampa e in altri "media" per affidare questa rubrica a persone competenti sul piano professionale e cristiano.

--L'interesse, anche di non-praticanti e di non-credenti, per la stampa cristiana o per programmi religiosi di qualità.

2. Negative:

--Silenzi voluti e significativi, miranti a mettere sotto il moggio i valori spirituali (per non parlare dell'ateismo militante).

--Deformazioni: invece dell'essenziale si guarda ai dettagli, all'accessorio, a quel che è sfavorevole, gonfiato in sensazionale, in straordinario e perfino in scandalo.

--Interpretazioni tendenziose dei fatti e dell'insegnamento religioso; campagne d'opinioni a senso unico (ad esempio, contro il celibato sacerdotale); determinate dichiarazioni utilizzate per scopi interessati.

--Atteggiamento indifferente o negativo - e perfino distruttivo - dei recettori di fronte ai valori spirituali, all'informazione religiosa nei "media": tra noi, intorno a noi.

3. L'effetto disastroso o penoso constatato sugli spiriti:

--Dubbio, eclettismo, indifferenza, perfino rivolta (per esempio, tra i giovani).

II. RIFLESSIONE CHE LA SITUAZIONE RICHIEDE

1. E' giusto che le meravigliose possibilità offerte dalle nuove tecniche di comunicazione servano allo sviluppo dell'uomo: di tutti gli uomini, di tutto l'uomo: sul piano umano e dei valori più alti; delle sue più elevate aspirazioni. Tra questi valori spirituali: i valori religiosi e, per noi cristiani, la fede, la speranza, la carità.

2. Gli uomini vi hanno diritto, come hanno diritto agli altri valori, sia che si tratti di informazione sulla vita del loro gruppo religioso (avvenimenti, insegnamento), o che si tratti eventualmente di formazione (programmi o pagine di cultura religiosa). Quel che si vive, si attua, si cerca.

3. Le istituzioni che servono l'uomo attraverso i valori religiosi (religioni, Chiese) harmo diritto ad essere presentate secondo verità, hanno diritto che la loro vita e il loro insegnamento siano presentati con obiettività. Senza privilegi, ma anche senza svantaggi.

4. Ognuno di noi - persona, gruppo, associazione - è responsabile dell'evoluzione dei "media" e della loro utilizzazione a favore o contro lo sviluppo integrale dell'uomo, I'elevazione dei popoli (Communio et Progressio, 63-100; Aetatis Novae, 3).

III. L'AZIONE POSSIBILE

--Che cosa possimao fare per migliorare la situazione nei diversi "media", sia individualmente che collettivamente?

--Congratularsi e ringraziare per certi programmi, certi articoli; criticare o protestare quando è necessario, domandando rettifica o diritto di risposta; lanciare petizioni con firme, ecc.

--Formare dei professionisti delle comunicazioni, solleciti di rispettare e promuovere i valori religiosi.

--Collaborazione ecumenica: fare insieme tutto quel che può essere fatto insieme. Conservare la propria originalità e rispettare quella altrui.

-- Sfruttare le possibilità della Giornata Mondiale per sensibilizzare a questi problemi (Communio et Progressio, 135-160; Aetatis Novae, 31).

PARTECIPAZIONE DELLE UNIVERSITA'

APPUNTI SU CINEMA E TRASCENDENZA

La percezione da parte del cinema della sua capacità di esercitare un'attrattiva sulle masse non è stata immediata, ma è sopraggiunta col tempo, come risultato di una serie di nozioni progressivamente acquisite. Quando ciò è awenuto, si è imposta contemporaneamente l'industria cinematografica che, fin dal secondo decennio del secolo, ha avuto in Hollywood il suo principale centro propulsore. Altri centri di produzione cinematografica, situati nella vecchia Europa, si sono mossi con criteri alternativi rispetto a quelli prevalenti nell'industria cinematografica americana. Il cinema europeo, nelle sue forme più avanzate, sceglie come campo di azione il confronto con le altre arti, intese come forma privilegiata della cultura modema.

Negli anni Venti si assiste in Francia al fenomeno del cinema d'avanguardia, vicino al movimento surrealista; in Germania, nello stesso periodo, fiorisce il cinema espressionista; in Russia, Sergei Eisenstein e altri registi danno vita a uno stile originale, che segnerà una tappa importante nell'evoluzione del linguaggio e dell'arte del cinema. Industria cinematografica e cinema d'arte sembrano, almeno in teoria, imboccare strade divergenti, anche se la situazione reale è molto più complessa e contraddittoria di quanto possa apparire da queste note affrettate. Si veda, per esempio, il caso di Fritz Lang, che, dopo aver realizzato in Germania alcuni capolavori del cinema espressionista, si è trasferito a Hollywood, dove è riuscito a far convivere le esigenze del suo stile personale con quelle dell'industria cinematografica.

Fin dalle sue origini, il cinema ha sempre cercato di affrontare, oltre agli argomenti già collaudati dalle forme più allettanti della letteratura e dello spettacolo popolare (racconti di avventura, drammi passionali, situazioni comiche...), anche argomenti culturalmente più impegnativi (biografie di personaggi storici, riduzioni di grandi capolavori della letteratura e del teatro classico. . . ), tra questi vi sono i racconti ricavati dalle pagine della Bibbia e, principalmente, la Passione di Gesù, che fu uno dei primi soggetti ad essere portati sullo schermo, nella scia delle Sacre Rappresentazioni popolari, che risalgono al Medioevo, la cui tradizione si è conservata in alcuni luoghi (come Oberammergau in Baviera) fino ai nostri giorni. Le primitive "Passioni" costituiscono un capitolo importante della storia del cinema delle origini. Qualche studioso ne ha contate più di cinquanta, realizzate prima del 1915.

Ma è evidente che simili argomenti, affidati alle risorse dell'industria cinematografica (la quale non ha mai cessato di riproporli, nei decenni successivi, con mezzi spettacolari sempre più grandiosi), non pcssono ottenere che risultati solo in parte soddisfacenti. Alla grandiosità dello spettacolo, infatti, non sempre corrisponde il dovuto approfondimento, che si può ottenere solo con un'adeguata consapevolezza, sorretta dalle risorse dell'arte. Ciò vale per tanti film che sono stati realizzati sulla figura di Gesù, su altri personaggi della Bibbia, sui primi martiri cristiani...

Tutta la produzione cinematografica di questo genere, molto abbondante, è per lo più caratterizzata, per quanto riguarda l'aspetto visivo, da un gusto oleografico (che i francesi chiamano saint sulpicien) il quale, se incontra il gradimento immediato delle persone semplici, fa arricciare il naso a coloro che dispongono di un gusto coltivato, e spesse volte ha provocato la reazione indignata di coloro che hanno voluto vedere in questo genere di spettacoli una speculazione su argomenti religiosi operata a scopo prevalentemente commerciale.

Per sfuggire alla trappola dell'oleografia, diversi autori cinematografici, dotati di uno stile personale, hanno preferito accostarsi ad argomenti religiosi, e in particolare al dramma della Redazione, ricorrendo a rappresentazioni indirette della passione di Gesù. Figure immaginarie di sacerdoti, per lo più desunte da opere letterarie preesistenti, sono state portate sullo schermo in modo da indicare la perenne attualità della Passione, secondo le parole: "Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo". Gesù soffre, per interposta persona, nella figura di un sacerdote, che attua nella sua vita l'antico assioma: Sacerdos alter Christus.

Si possono ricordare, a questo proposito, film come La croce di fuoco (The Fugitive, 1947) di lohn Ford, II diario di un curato di campagna (1950) di Robert Bresson e Nazarin (1958) di Luis Buñuel. Anche Alfred Hitchcock ha fatto qualcosa di simile nel suo film lo confesso (1953). Le date ravvicinate di questi film dicono che c'è stato un periodo nel quale produzioni cinematografiche di questo genere sono state particolarmente in auge.

Possiamo chiederci, a questo punto, in che modo si manifesta la trascendenza nel cinema. Nei film spettacolari, destinati alle masse, che trattano argomenti biblici, cristologici o agiografici, e parlano di miracolosi interventi divini facendo largo uso degli effetti speciali? Non sarà forse più corretto cercare tracce della trascendenza in film che rifuggono dallo straordinario, nel senso spettacolare del termine, e cercano invece lo straordinario nell'ordinario, il divino nell'umano, il miracoloso nel quotidiano? Si può accedere alla trascendenza servendosi di una narrazione cinematografica di tipo realistico, che presenti i fatti nella loro disadorna obiettività? O non sarà più giusto pensare che la trascendenza si manifesti nel cinema mediante l'uso indiretto e allusivo del linguaggio simbolico, piuttosto che nella linearità di una narrazione realistica? La trascendenza, che è sempre in qualche modo presente nei film animati dal soffio dell'ispirazione poetica, può essere trattata in maniera convincente anche da film di buona fattura artigianale, che non sono necessariamente ascrivibili tra i capolavori dell'arte cinematografica? Fino a che punto le convinzioni personali di chi fa i film sono coinvolte da questo genere di argomenti? In altre parole: è necessario avere il dono della fede per poter fare un buon film di argomento religioso?

Il cinema, nei suoi cento anni di storia, è impregnato di un anelito verso la trascendenza, che rende i film degni di essere studiati da coloro che s'interrogano sul ruolo della religione nell'ambito della cultura contemporanea. A queste presenze già note, appartenenti a diversi ambienti dell'Europa occidentale, si sono aggiunte quelle di Andrej Tarkovskij e Kristof Kieslowski significatamente provenienti dall'Europa dell'Est, mentre non ha mai cessato di operare in questo senso il veterano del cinema portoghese Manoel de Oliveira.

Ragioni di brevità impediscono di andare oltre l'elencazione di questi nomi, ai quali altri se ne dovrebbero aggiungere. Non si può non pensare ai protagonisti di tanti film, soprattutto donne, ritratte sullo schermo in intensissimi primi piani, personaggi al limite tra umano e sovrumano, protesi nell'atto di superare se stessi. Il cinema ha fatto davvero molto per dire cose che partono dall'anima e arrivano all'anima. Con immagini che si vedono e si sentono, il cinema, quando è in stato di grazia, riesce a rendere percepibile ciò che non si può né vedere né sentire.

Ci sono registi che hanno saputo guardare ai fenomeni della natura. e alla vita dell'uomo che da essi si è sviluppata, con un atteggiamento di osservazione distaccata e allo stesso tempo partecipe, tale da cogliere tuttavia un senso di superiore unità che anima l'universo creato. Si pensi ai tamosi "documentari" di Robert Flaherty. Altri registi, come Joris Ivens, hanno saputo captare con la macchina da presa i momenti più significativi della lotta dell'uomo per conquistare condizioni di vita più conformi alla sua dignità.

Ci fu un periodo del cinema italiano, denominato Neorealismo, nel quale diversi cineasti sembravano fare a gara nel cogliere nella quotidianità della vita dell'uomo, immerso nelle condizioni più umili e disagiate, tracce di una dimensione spirituale tanto più autentica quanto più ammantata di un istintivo pudore.

I nomi di Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini e altri hanno fatto il giro del mondo assieme ai loro film ovunque ammirati. Alla pari di grandi letterati e artisti dei secoli passati, essi possono essere considerati come ambasciatori, presso le altre culture, di una visione del mondo imbevuta di valori umanistici e cristiani.

Altri film, provenienti da altri ambienti culturali, si rifanno a un diverso ordine di valori, che intrattiene tuttavia con la cultura cristiana significative affinità, come, ad esempio, quelli che attingono alle risorse spirituali delle antiche civiltà dell'Oriente. Nei limiti imposti dalla sinteticità di questi appunti, non si può non accennare ai film dell'indiano Satyajit Ray e a quelli del giapponese Yasujro Ozu, ricchi di notazioni intimistiche, che agli occhi di un cristiano manifestano i tratti di quelle virtù che i Padri della Chiesa, riscontrandole nelle opere degli autori pagani, definivano Naturaliter cristianae.

Si tratta di film che non si limitano a proporre il discorso sui valori in maniera vietamente contenutistica, a scopo di edificazione o propaganda, ma escogitano di volta in volta modi di approccio con una realtà che si manifesta all'esterno, mediante tracce o indizi che, debitamente interpretati, guidano alla scoperta di un mondo interiore, ricco di spiritualità. Lo stesso si potrebbe osservare a proposito di altre cinematografie spesso povere di mezzi tecnici e finanziari, ma ricche d'ispirazione poetica e di contenuti umani, come quelle dell'America Latina, dell'Africa o del Medio Oriente. Indizi interessanti in questo senso vengono anche dal recente cinema cinese.

C'è poi tutta la produzione del cinema cosiddetto indipendente. Sganciato del tutto o in parte dalle esigenze dell'industria dello spettacolo, questo cinema si muove in sintonia con le forme più avanzate della cultura e dell'arte attuali e, alla pari di queste, manifesta il profondo disagio spirituale di cui soffre l'uomo nel mondo odierno. In tale contesto si collocano fenomeni tipici del cinema moderno, pervaso da fermenti metalinguistici, proteso nell'ansia di verificare e ridefinire i procedimenti sui quali si basa il suo linguaggio. Si va dai postumi della francese Nouvelle vague alle forrne meno convenzionali del nuovo cinema americano, nato sulla costa atlantica, in contrapposizione alla vecchia Hollywood.

Anche su questi fenomeni si estende l'orizzonte ampio della trascendenza, che a volte pare solcato dalle nubi minacciose di un'incombente Apocalisse, mentre l'approccio non convenzionale con materiali derivanti dall'immaginario religioso collettivo solleva interrogativi inquietanti e perfino irritanti sul ruolo della religione nel mondo contemporaneo.

Di fronte a prodotti cinematografici che manifestano questo genere di problemi, si è assistito, anche di recente, a levate di scudi da parte di chi si è sentito minacciato dalle proprie convinzioni. Ci si domanda se, in casi come questi, rispondere al clamore con un clamore ancora più forte sia una misura adeguata di autodifesa. Il cinema è una forma di cultura ormai universalmente accettata; anche nelle sue manifestazioni provocatorie esige risposte pacate e articolate... Ma forse, prima ancora di chiedere risposte, questo cinema aspetta semplicemente di essere capito...

P. Virgilio Fantuzzi, S.I.  Professore della Pontificia Università Gregoriana, Scrittore della "Civiltà Cattolica"

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Note

(1) L'educazione a questa lettura è innanzitutto educazione alla lettura dei "segni e simboli" liturgici e creaturali che continuamente sono proposti a lui nel cammino religioso, ed educazione a leggere i "segni" della vita quotidiana, sempre rivelatori di un messaggio.

(2) 1l tema concreto "I'amicizia" è scelto e sviluppato a mo' di esempio. Si possono scegliere altri temi che suscitano l'interesse degli adolescenti come: la libertà, le professioni, lo sport, la gioia, la lealtà, o altri.

(3) Se cosi si preferisce, lo stesso schema potrebbe essere applicato a una catechesi sulla musica. In questo caso la riflessione e l'analisi delle immagini sarebbe sostituita dalla riflessione e dall'analisi delle canzoni.

(4) Si può fare l'analisi critica di un film, di un programma televisivo, di un romanzo, dove questo sia possibile e conveniente.

(5) Si considera "preparazione prossima" ad un avvenimento che contempli il rapporto tra Chiesa e Comunicazioni Sociali, tali quale la Giomata Mondiale, il Centenario del Cinema od altre eventuali date che la Comunità ritenga opportuno fissare.

Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali - Palazzo San Carlo - 00120 Città del Vaticano

Tel +39 06 69883197 - Tel +39 06 69883597 - Fax +39 06 69885373 - email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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