Chiesa e Comunicazione

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Manca poco più di un anno alla Giornata mondiale della Gioventù in programma a Cracovia, in Polonia, dal 26 al 31 luglio 2016. Ma l’attenzione mediatica per l’evento è già molto alta: recentemente, infatti, il cardinale Stanislao Dziwisz, arcivescovo metropolita di Cracovia, ed il presidente dell’Agenzia cattolica di informazioni polacca (Kai), Marcin Przeciszewski, hanno firmato una lettera di intenti riguardo alla collaborazione reciproca nel servizio di copertura mediatica non solo della Gmg stessa, ma anche del percorso di preparazione.

Mostrare al mondo la gioia dei giovani nel condividere la fede
“Le Giornate mondiali della gioventù offrono la possibilità di accentuare la presenza della Chiesa nei media, per mostrare al mondo come i giovani gioiscano della propria fede”, si legge nella lettera, mentre mons. Damian Muskus, coordinatore generale del Comitato organizzatore della Gmg afferma: “Desideriamo indirizzare l'impegno ed il coinvolgimento dei media laici verso l'approfondimento della conoscenza della Giornata, di questo incredibile incontro dei giovani che si riuniscono intorno al Papa per sperimentare insieme a lui la gioia di condividere la fede”.

Ridestare nei media un senso di responsabilità
“L'esperienza di questa Gmg per i giovani di tutto il mondo - spiega mons. Muskus - dipende in gran parte da come sarà formulato il messaggio, sia nel campo informativo, sia nelle attività di carattere pastorale e formativo”. Infatti, “tutti viviamo in una realtà segnata dai media e forse la Gmg contribuirà a ridestare nei giornalisti quel senso di responsabilità che ci si aspetta da loro”.

Un evento senza precedenti per la Polonia
Dal suo canto, il presidente della Kai sostiene: “Ci adopereremo per ottenere un servizio stampa infallibile a livello mondiale, fornendo strutture adeguate nei diversi luoghi in cui sarà presente il Santo Padre e in cui si riuniranno i giovani”. “Riteniamo che la Gmg sia un’occasione straordinaria per la Chiesa in Polonia, ma anche per tutti i polacchi - continua -  poiché è un evento senza precedenti per il Paese”.

Sarà la prima Gmg dopo la canonizzazione di Giovanni Paolo II
Incentrata sul motto “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7), la Gmg di Cracovia sarà preceduta dalle cosiddette “Giornate nelle Diocesi”, che si svolgeranno dal 20 al 25 luglio in diversi luoghi della Polonia. Papa Francesco è atteso dal 28 al 31 luglio. Da ricordare, infine, che la prossima Gmg sarà la prima ad essere celebrata, a livello mondiale, dopo la canonizzazione di Papa Giovanni Paolo II, ideatore dell’iniziativa nel lontano 1985. (I.P.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Si chiama “Radio Misericordia” l’emittente radiofonica su web lanciata dalla Chiesa cattolica del Senegal che propone momenti di preghiera, omelie, testimonianze, ma anche musica religiosa e riflessioni su tutto ciò che riguarda la vita cristiana. L’emittente è raggiungibile dal sito dell’informazione cattolica senegalese, www.seneglise.sn. Creata dall’Ufficio per l’Informazione e la comunicazione dell’arcidiocesi di Dakar, con il sostegno tecnico di un gruppo di giovani ingegneri cattolici del Paese, “Radio Misericordia – si legge sul sito - è nata nel contesto della nuova evangelizzazione in cui la comunità cristiana del Senegal ha un grande bisogno di comunicare”.

Promuovere valori evangelici e impegno delle comunità cristiane
“L’emittente – spiega l’Ufficio – si pone come missione la promozione dei valori evangelici e l’impegno delle comunità cristiane. In futuro, si prevede la trasmissione anche di programmi relativi a temi sociali come l’educazione, l’agricoltura, l’economia e lo sviluppo sostenibile”. Da ricordare che la Chiesa cattolica del Senegal dispone già, dall’ottobre 2014, di una radio locale, “Radio Speranza”, co-finanziata dall’arcidiocesi di Dakar e dall’associazione degli imprenditori e dei dirigenti delle aziende cattoliche del Paese.

(I.P.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “Senza l’uso dei social network, la Chiesa non sarà presente nel mondo della ‘generazione digitale’, ovvero nel mondo dei giovani”: è questo il monito che arriva dal seminario sulle comunicazioni sociali, in corso a Nairobi, in Kenya, e destinato ai responsabili della comunicazione dell’Amecea (Associazione dei membri delle Conferenze episcopali nell’Africa orientale).

Accelerare l’avvio di infrastrutture e tracciare nuove strategie mediatiche
Duplici gli obiettivi dell’incontro, spiega il direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali dell’Amecea, mons. Charles Kasonde: “Creare un forum di discussione per accelerare l’avvio di infrastrutture ed opportunità nell’ambito della tecnologia della comunicazione” e “tracciare nuove strategie mediatiche per promuovere l’evangelizzazione” perché “è tempo di valutare come si può procedere, nel modo migliore, verso l’obiettivo primario della diffusione e condivisione dell’informazione”.

Usare nuove tecnologie per promuovere nuova evangelizzazione
Importante, in quest’ambito, il ruolo dei moderni mezzi di comunicazione: “Stiamo vivendo – sottolinea padre Fabian Pikiti, coordinatore pastorale dell’Amecea – nell’era del mondo digitale e la Chiesa non può rimanere distaccata da questa realtà”. Quindi “è tempo, per la Chiesa, di trovare il modo per ottimizzare l’uso delle tecnologie nella comunicazione, in modo da promuovere l’evangelizzazione”: infatti, “poiché l’annuncio del Vangelo riguarda la proclamazione della Parola di Dio a scopo di salvezza, le nuove tecnologie devono diventare uno strumento efficace affinché la Chiesa raggiunga questo scopo”.

Guardare ai giovani, utenti dei social network
​Di qui, il richiamo a porre particolare attenzione al mondo giovanile, utente per eccellenza dei social network, e la sottolineatura, per tutti coloro che operano nei dipartimenti di comunicazione delle Conferenza episcopali dell’Amecea, ad approfondire la conoscenza e le possibilità offerte dai nuovi mass-media. Il Seminario - che si concluderà oggi - vede partecipanti provenienti da Eritrea, Etiopia, Kenya, Malawi, Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia. L’evento si tiene a pochi giorni dalla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra domenica prossima, 17 maggio. (I.P.)

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Tra le interviste impossibili della rubrica “Faccia a faccia” della Radio Vaticana, quelle dedicate ai Santi e ai consacrati sono state pubblicate in un libro della Lev in occasione dell’anno dedicato alla vita consacrata. Il volume, curato dalla nostra collega Laura De Luca e da padre Vito Magno, è stato presentato nei giorni scorsi presso la Sala Marconi della nostra emittente. C’era per noi  Elvira Ragosta:

Domande e provocazioni a Santi e fondatori di congregazioni religiose. I “Faccia a faccia improbabili” della rubrica radiofonica curata da Laura De Luca per la nostra emittente, diventano un libro della Lev, che, attraverso il genere dell’intervista impossibile, attualizza gli insegnamenti di illustri personaggi di vita consacrata. “Grandi figure - scrive nella prefazione il cardinale João Braz de Aviz – che hanno avuto il coraggio di andare controcorrente, superare ostacoli, rinnovare la Chiesa e svegliare il mondo, come Papa Francesco ha chiesto ai religiosi nel messaggio di apertura dell’Anno di Vita Consacrata”. Venti le interviste impossibili ad altrettanti personaggi rappresentativi della storia cristiana a cominciare da Sant’Agostino, che, appena arrivato dallo stadio, si rammarica col suo intervistatore della violenza che le gare di lotta generano negli spettatori, soprattutto i giovani. Come d’attualità sono le parole di Santa Francesca Saverio Cabrini, la cui missione fu aiutare i migranti italiani a New York, “persone disperate e senza dignità”, bisognose di sostegno. Alla presentazione del libro anche il cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano:

“Oggi viviamo in un momento di grande sbandamento per la società e lo sbandamento è dovuto al fatto che la gente guarda a modelli di vita sbagliati. Queste interviste vengono fatte a persone che hanno realizzato una vita straordinaria e hanno attirato tantissimi giovani. Penso a San Francesco: è stato un fenomeno impressionante. Chi conosce la storia sa che ai tempi di San Francesco migliaia di giovani lo hanno seguito con l’ideale della povertà radicale. E così Madre Teresa: Madre Teresa, nel 1980, periodo della grande crisi vocazionale, aveva 800 novizie… Quindi è importante intervistare queste persone, farle parlare, per entrare nel segreto – possiamo dire – del loro fascino. Perché hanno attirato tanti giovani? E oggi questo è particolarmente importante perché abbiamo crisi di modelli. Ed è impressionante leggere – per esempio – anche l’intervista di San Francesco e vedere quanto risponde ai problemi di oggi”.

In coda al libro una vera intervista, fatta alla Beata Madre Teresa di Calcutta, nel 1997, due mesi prima che la religiosa spirasse, da padre Vito Magno, che di quel colloquio ricorda in particolare:

“Tutto quello che ha fatto nella sua vita, l’ha fatto tutto per Gesù. Questo me lo ha ripetuto in mille modi”.

Un genere impegnativo, quello dell’intervista impossibile, nato in Rai negli anni ’70, ma anche un gioco serio, spiega Laura De Luca, curatrice della rubrica radiofonica “Faccia a faccia improbabili alla Radio Vaticana”, che dal 2009 a oggi ha proposto oltre 150 colloqui immaginari con altrettanti personaggi reali e fantastici:

“Dopo una preparazione approfondita e accurata diventa quasi inevitabile entrare a colloquio con lui o con lei. Quando ci si immerge nella conoscenza di un personaggio storico viene da interloquire. Quindi direi che il meccanismo dell’intervista impossibile alla fine è molto naturale. E’ un genere che, negli anni, non ha mai perso la sua freschezza, la sua gioiosità, il suo divertimento, ma come in ogni divertimento e come in ogni gioco - c’è dentro grande serietà. Così come siamo sempre seri da bambini quando giochiamo, no?”.

E su quest’iniziativa culturale in occasione dell’anno dedicato alla vita consacrata, un pensiero di padre Federico Lombardi, direttore generale della Radio Vaticana:

“Queste interviste permettono di dare un senso di vivezza, di contemporaneità, di presenza alle nostre domande dell’oggi da parte di queste grandissime figure della vita cristiana e della vita spirituale”.

Oltre 50 gli autori, tra giornalisti e scrittori, che si cimentano dal 2009 nella redazione di questi dialoghi immaginari, in cui grandi artisti del teatro italiano prestano la loro voce nell’interpretazione degli intervistati.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Saranno otto ore di intenso confronto quelle che la Chiesa austriaca vivrà il prossimo 20 aprile, a Vienna, con la prima Giornata nazionale di studio sul rapporto Famiglia-media-Chiesa. Come riferisce l’agenzia Sir, la Giornata è organizzata dall'ufficio stampa della Conferenza episcopale austriaca, dall'agenzia cattolica kathpress.at, dall'associazione delle testate giornalistiche diocesane e dall'associazione cattolica delle famiglie austriache. Tema centrale dell’incontro sarà "Famiglia tra diritto ecclesiastico e realtà mediale".

Necessaria maggiore consapevolezza della comunicazione mediatica

Partendo dal messaggio di Papa Francesco in vista della 49.ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che ricorrerà il 17 maggio sul tema "Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell'incontro nella gratuità dell'amore", e pensando al 14.mo Sinodo generale ordinario sulla famiglia, in programma in Vaticano dal 4 al 25 ottobre prossimi, gli organizzatori intendono offrire un'occasione di riflessione e approfondimento agli operatori professionali e sociali che si confrontano a livello ecclesiale con i media e la famiglia. Secondo il portavoce della Conferenza episcopale austriaca, Paul Wuthe, è necessario raggiungere "la consapevolezza della rilevanza della comunicazione mediatica dell'immagine della famiglia". È importante chiedersi, conclude Wuthe, "che cosa determini l'immagine mediatica della famiglia e come la Chiesa possa contribuire per far restare impresso nei media l'ideale cristiano della famiglia".

(I.P.)

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Città del Vaticano (osservatoreromano.va) - A partire da questa settimana il mensile viene pubblicato e diffuso anche in Spagna.

Il mensile «donne chiesa mondo» dell’Osservatore Romano da questa settimana viene pubblicato e diffuso in spagnolo dalla rivista «Vida Nueva». E dal prossimo maggio, con l’inizio del quarto anno di vita, la redazione del femminile vaticano si internazionalizzerà.

Ad annunciarlo è stata la curatrice Lucetta Scaraffia ieri, 24 marzo, all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, in un incontro durante il quale è stata presentata l’iniziativa di «Vida Nueva», che già oggi porta a quasi trentacinquemila il numero di copie cartacee del mensile, presente sul sito del giornale vaticano (www.osservatoreromano.va) anche in inglese, francese, portoghese, tedesco e polacco.

Nel nuovo comitato direttivo oltre le attuali curatrici del mensile — Ritanna Armeni, giornalista, Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea all’università di Roma La Sapienza e, in redazione, la nostra collega Giulia Galeotti, che coordina il servizio culturale del quotidiano — entreranno due religiose teologhe, la francese Catherine Aubin e la congolese Rita Mboshu Kongo, e la giornalista argentina Silvina Pérez. Verrà così accentuata la dimensione internazionale del mensile che sin dall’inizio ha potuto contare sulla collaborazione di firme femminili e maschili, non solo cattoliche, di diverse nazionalità.

Alla presentazione — introdotta dall’ambasciatore Eduardo Gutiérrez Sáenz de Buruaga e moderata dal consigliere ecclesiastico dell’ambasciata, don Antonio Pelayo, da oltre un trentennio corrispondente dal Vaticano di «Vida Nueva» — hanno preso parte, con Lucetta Scaraffia, la biblista Nuria Calduch, docente alla Pontificia università gregoriana, e i due direttori delle testate protagoniste della serata, José Beltrán e Giovanni Maria Vian. Con molti ambasciatori presso la Santa Sede erano presenti tra gli altri i marianisti Luis Fernando Crespo e José María Felices, presidente e vicepresidente dell’editrice sm, con il superiore generale Manuel Cortés, madre Barbara Staley, superiora generale delle cabriniane, e Antonio Zanardi Landi, consigliere diplomatico del presidente della Repubblica italiana.

Presentata alla vigilia dell’Annunciazione, la collaborazione parte sotto il segno di Teresa d’Ávila, alla quale è dedicato l’ultimo numero del mensile. «Stiamo vivendo uno snodo epocale — ha detto Nuria Calduch ricordando un articolo di Pierangelo Sequeri pubblicato sul mensile, per due anni splendidamente illustrato da Isabella Ducrot — in un momento in cui tante voci all’interno della Chiesa trovano ascolto». Una congiuntura favorevole iniziata con Benedetto XVI, le ha fatto eco Lucetta Scaraffia ricordando la data di nascita di «donne chiesa mondo»: il 31 maggio 2012, nel giorno della Visitazione di Maria a Elisabetta.

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Essere “agenti di pace” anche sul web, coltivando “una cultura della positività”: questo l’appello della Commissione episcopale per i giovani (Ecy) della Chiesa filippina, contenuto in un’intervista rilasciata a “Radio Veritas” da padre Conegundo Garganta, segretario generale dell’Ecy. “I giovani fedeli – ha detto il sacerdote – devono fare la loro parte nel tracciare la strada per un ambiente sociale che tenda di più alla pace ed all’armonia, senza lasciare spazi alle ideologie estremiste”.

Social media per solidarietà
In quest’ottica, padre Garganta ha sottolineato il ruolo dei social media, definendoli “strumenti che tutti possono usare per promuovere iniziative in favore della vita e della solidarietà”. Nell’intervista, il sacerdote ha messo in guardia dall’uso che il sedicente “Stato Islamico” fa dei social network, attraverso i quali recluta giovani tra i suoi miliziani, utilizzando una sorta di “propaganda hi-tech”. Di qui, l’appello dell’Ecy anche agli adulti “affinché si schierino in favore della famiglia e della vita, attraverso la promozione di programmi a tutela dei valori cristiani e in difesa dell’unità e della pace nel mondo”.

(I.P.)

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Roma (www.avvenire.it) - Aprite occhi e orecchie. Soprattutto aprite cervello e cuore. E poi, soltanto poi, parlate. Commentate. Criticate. Elogiate. Annunciate. In quindici parole, Comunicazione e missione può essere riassunto così, non senza temerarietà. In realtà, 203 paragrafi distribuiti in otto capitoli non si potrebbero racchiudere neanche in centocinquanta parole. Ma il senso del Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa è quello.

La cultura – in senso antropologico, lo stesso assunto dalla tradizione recente della Chiesa a partire dalla costituzione conciliare Gaudium et spes, nel senso di insieme di «modelli di pensiero e stili di vita» – e la comunicazione non sono cosa 'altra' rispetto all’annuncio del Vangelo; al contrario, l’evangelizzazione non può farne a meno. In altre parole – le quindici parole – la passione per Gesù Cristo è passione per gli uomini, tutti; ossia per ciò che gli uomini, vicinissimi e lontanissimi, pensano, dicono e fanno. Ai cristiani ciò interessa, se sono davvero cristiani, ossia uomini che cercano di uniformarsi a Cristo, pensando agendo parlando come farebbe lui. E i mass media, oggi, sono il principale strumento che plasma e rilancia modelli di pensiero e stili di vita. Il Direttorio – nel senso di 'strumento che indirizza', la Rivoluzione francese non c’entra – spiega tutto ciò ricorrendo alla teologia, alla sociologia e alla massmediologia. Nei suoi 203 paragrafi si riconoscono facilmente competenze diverse, com’è logico per un’opera complessa. A modo suo è un documento fondativo. Fonda, anche se in gran parte delle diocesi già esistevano, gli Uffici per le comunicazioni sociali; definisce i compiti dell’Ufficio nazionale; traccia il profilo di una nuova figura pastorale, quella degli animatori della cultura e della comunicazione. È un testo ambizioso, ad esempio quando spiega quale sia l’obiettivo del piano pastorale 'integrato' per le comunicazioni sociali: «Il cambiamento di mentalità di tutti i membri della comunità» (101). Cultura e comunicazione, infatti, permeano tutti gli ambiti della pastorale e non possono finire in qualche recinto, o angolo, o 'apposito settore'.

Forse proprio questo è l’ultimo, estremo, più arduo obiettivo di un Direttorio che non chiede soltanto «cose da fare», ma un cambiamento di mentalità...
 
La mentalità non si cambia in pochi minuti, neanche in pochi anni. Per questo il Direttorio è una sorta di «laboratorio», un cantiere tuttora aperto. Un testo che andrebbe ritoccato e aggiornato di continuo, perché profondamente inserito nel tempo, nella storia e nel mondo: che cambiano. Un solo esempio, il più semplice.

Il documento nasce tra il 2002 e il 2003, la stesura definiva è dell’autunno del 2003 e viene approvato nell’assemblea generale della Cei del maggio 2004. È inevitabile che i social network, che tanto peso oggi hanno nella nostra vita, e quindi nell’orientare pensieri e comportamenti, non ci siano. Facebook nasce ad Harvard nel febbraio 2004. Quando il Direttorio veniva pensato e scritto, semplicemente non esisteva. Oggi è il sito Internet più visitato al mondo, con oltre un miliardo di utenti, in più di 70 lingue diverse. E Internet? Nel 2003 vi si collegavano 13 milioni di italiani; oggi sono più del triplo. Non si parla neppure di smartphone, l’iPhone viene lanciato sul mercato dalla Apple nel 2007 e gli anni immediatamente successivi all’uscita del Direttorio vedono una diffusione vorticosa della telefonia cellulare interattiva.

Oggi siamo in qualche modo 'connessi' a uno strumento di comunicazione quasi 24 ore su 24 ore (molti italiani senza quasi). Nel Direttorio tutto questo non può esserci; ma oggi ci sarebbe eccome. Un progetto, dunque. Che a sua volta nasce da un progetto. Ci sono gli orientamenti pastorali del decennio scorso, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, dove il verbo è appunto 'comunicare'. C’è il convegno, il primo promosso dalla Commissione episcopale per la cultura e la comunicazione, Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione, tenuto a Roma dal 7 al 9 novembre 2002, dove per la prima volta convergono mille tra giornalisti e comunicatori del mondo cattolico, di ogni origine e sigla, con l’udienza conclusiva da Giovanni Paolo II nell’aula Paolo VI. Convegno che dal 22 al 24 aprile 2010 ha conosciuto una sorta di secondo tempo con l’appuntamento
Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale concluso da Papa Benedetto. Ma non basta. Il grande laboratorio ha conosciuto altre tappe. In un certo senso, un incontro antesignano fu quello delle 'Antenne' promosso da Avvenire il primo maggio 1997, dove cominciò a prendere forma il Progetto Portaparola, che avrà la sua onsacrazione a Bibione nel 2008. E prima ancora, volendo, c’è il Convegno ecclesiale di Palermo (1995). Oggi si sottolinea come la Chiesa debba sentirsi «in uscita». Ma già allora un invito pressante era a farsi «Chiesa estroversa», ossia rivolta non su se stessa ma verso quel mondo in attesa del Vangelo.

Una Chiesa estroversa e missionaria è il titolino che introduce i paragrafi dal 51 in poi; e la condizione per essere «estroversi» (123) è la «presenza di una nuova figura di animatore» che aiuti la comunità parrocchiale ad essere «più capace di comunicare» e i parrocchiani tutti a crescere in «abilità critica», per sapere leggere e ascoltare, con il cervello e con il cuore («Gli animatori offriranno a tutta la comunità spunti e occasioni per interpretare i fenomeni del nostro tempo offrendo chiavi di lettura ed educando al senso critico», 135). E siamo di nuovo alle quindici parole.
 
Eccoci tornati da dove siamo partiti, al numero 2: «Nulla di ciò che l’uomo oggi pensa, dice e fa è estraneo ai media; e i media esercitano un’influenza, con varie modulazioni, su tutto ciò che l’uomo oggi pensa, dice e fa. Compito della Chiesa è annunciare il messaggio di salvezza a questa società, a questi uomini. Per riuscirci è necessario discernere e rinnovare». Sono lo stesso spirito e gli stessi argomenti di Gaudium et spes  1: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi (...) sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». Un documento così attento, severo ed esigente sulla comunicazione non poteva essere redatto in un linguaggio paludato, impeccabile ma faticoso. In 'documentese'. Tutte le buone, sagge regole per rendere un testo scorrevole e leggibile senza rinunciare alla profondità sono rispettate.

Per ogni frase, un solo soggetto. Quasi nessuna subordinata e incisi in quantità omeopatica. Nomi concreti preferiti sempre ai nomi astratti. Forme passive solo quando strettamente necessario (non lo sono quasi mai). Tanti piccoli accorgimenti che rendono il Direttorio un testo che scivola via senza ingorghi. E soprattutto un testo 'modulare' pronto per eventuali correzioni, revisioni, integrazioni. In questo senso, un testo modernissimo. Controllare per credere.

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(www.osservatoreromano.va) - Con l’avvento dei media digitali, e in particolare con lo sviluppo dei social media, le logiche di propagazione dei rumors, intesi come forma di comunicazione informale, subiscono una trasformazione. La smaterializzazione dei supporti implica non solo un accesso potenzialmente continuo alle pratiche comunicative, ma esaspera i tratti dell’anonimato giungendo a una capacità di amplificazione in grado di contagiare un numero enorme di persone.

Lo scenario dei media attuali si caratterizza per uno stato diffuso di attenzione parziale continuata che rappresenta la risposta antropologica a una realtà che offre una pluralità di stimoli, cui è necessario dare almeno inizialmente una parte della nostra attenzione, salvo poi focalizzarsi quando uno stimolo prenda il sopravvento oppure si scelga di privilegiarlo.

Nel contesto di una net society cosa si intende pertanto per viralità? I media digitali hanno una natura conversazionale, che non solo favorisce ma alimenta in maniera esplosiva la circolazione di pratiche narrative che in maniera molto rapida coinvolgono progressivamente un numero enorme di attori sociali. Ma è sufficiente che ci sia grande diffusione nel web per parlare di viralità?

Possiamo dire che la metafora della viralità è in parte fallace. Tenendo conto delle pertinenti analogie e differenze tra modello biologico e paradigma comunicativo, dobbiamo precisare che i rumors si diffondono solo volontariamente, ovvero con un atto autonomo di comunicazione e sulla base di un interesse che deriva da rapporti sociali.

di Dario Edoardo Viganò

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Città del Vaticano (Radio Vaticana) - “Siamo anche ciò che digitiamo”. E’ uno dei concetti espressi nel libro “Basta un clic”, scritto dal teologo della comunicazione Carlo Meneghetti, docente allo Iusve, Istituto universitario salesiano di Venezia. Il libro, edito dalla Libreriauniversitaria, si sofferma sulle sfide poste dai social network, con un’attenzione particolare ai giovani e alla Chiesa. Alessandro Gisotti ha intervistato l’autore:

R. – “Basta un clic” è una serie di esperienze e una serie di laboratori fatti sia a scuola ma anche in vari contesti educativi. Questi incontri sono incontri di condivisione e ho pensato di raccoglierli tutti per avere un confronto, una condivisione sulla tematica dei social network che oggi è quanto mai viva e pressante.

D. – Un libro che, anche per come nasce, si rivolge molto ai giovani, è vero?

R. – Sì, si rivolge principalmente ai giovani ma anche agli adulti. Ieri sera mi trovavo a un incontro di formazione con dei genitori, un genitore mi ha chiesto: “Ma questo libro posso leggerlo o può leggerlo mio figlio?”. Il mio consiglio è stato di leggerlo lui insieme al figlio perché così si possono fare anche raffronti. Si parla molto di nativi digitali: giovani, più giovani che insegnano a noi come usare tecnicamente questi nuovi sistemi. Però, noi dobbiamo essere vicini a loro cercando di usare la testa, magari quando facciamo clic anche per fare cose di cui dopo ci si può pentire.

D.  – Uno dei primi concetti che si incontra leggendo questo libro è che la parola anche in internet è un dono…

R. – Certo. Ho citato, infatti, Enzo Bianchi, che in un suo volume dice appunto che la prima possibilità del dono avviene attraverso la parola: la parola donata all’altro. Come riportava Giaccardi nella prefazione, la parola è un dono che noi facciamo all’altro. Dunque anche attraverso i social network dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo, a quello che facciamo, perché poi il pericolo è di essere noi stessi sui social e magari cambiare prospettiva quando invece siamo in prossimità alle persone.

D. -  In questo libro è anche molto presente la dimensione religiosa e direi anche proprio ecclesiale…

R. – L’ultimo capitolo, il capitolo VI in particolare, l’ho chiamato Chiesa 2.0. Come vediamo la Chiesa si impegna anche in questo campo. Pensiamo anche al convegno ecclesiale di Firenze 2015, che si terrà il prossimo anno e vediamo quanto sia impegnata anche nel campo dell’educazione ai media e ai social network. Se prendiamo i vari documenti della comunicazione sociale - penso al  direttorio del 2004 - troviamo una serie di indicazioni per progettare anche attraverso i social.

D.  – Nell’appendice ci sono anche i messaggi dei Pontefici per la Giornata delle comunicazioni sociali e vediamo come già Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II nel 2002, quindi diversi anni fa, dedicava proprio ad internet il suo messaggio per le comunicazioni sociali, come a dire che poi la Chiesa ha letto abbastanza velocemente l’importanza di questo fenomeno…

R. – Sì la Chiesa è stata sempre avanti in questo campo si  può dire. Oggi siamo nel 2014, sono passati 12 anni, ma se leggiamo quel testo è ancora vivo e attuale. Dunque, ho voluto proprio mettere questi messaggi che hanno come filo conduttore o la rete o le relazioni digitali, in modo da portare il lettore a far vedere come la Chiesa sia impegnata e si prefigga di portare l’accoglienza e la testimonianza cristiana anche in questi mondi, perché questi mondi sono parte della nostra vita quotidiana.

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