Notizie Vaticane
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La grazia della gioia e della magnanimità
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San Giuseppe entra nelle preghiere eucaristiche del Messale Romano
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Appello del Papa per i rifugiati: hanno bisogno di comprensione e ospitalità
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Fao, mons. Travaglino: sostegno all'agricoltura è volano di sviluppo nei Paesi poveri
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Il Papa: le divisioni danneggiano la Chiesa, superare i personalismi per ricevere il dono dell'unità
“L’Abc di Joseph Ratzinger”: il pensiero di Benedetto XVI nel nuovo volume di mons. Zollitsch
Città del Vaticano (L'Osservatore Romano) - Sono ben 164 le brevi voci scelte per presentare il pensiero teologico di Joseph Ratzinger, e che vanno nell'edizione italiana da Abbà (Padre) a Vocazione (L'abc di Joseph Ratzinger, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2013, pagine 287, euro 15). Il piccolo libro, edito da Herder nel 2012, è stato curato dall'arcivescovo di Friburgo, presidente della Conferenza episcopale della Germania, Robert Zollitsch, in collaborazione con l'Institut Papst Benedikt XVI. di Ratisbona. Con lemmi inconsueti e a volte inattesi, come i seguenti: Aggiornamento, Antico Testamento e cristianesimo, Ateismo: la sua funzione positiva, Chiesa peccatrice, Demitizzazione della Bibbia, Domenica giorno della speranza, Dottrina della reincarnazione e vita eterna, Dubbio,
Essere come bambini, Evoluzione e continuità nella Chiesa, Festa, Gioco, Infallibilità della Chiesa, Inri: l'iscrizione della croce, Lutto, Morire e lasciarsi morire, Sabato santo: disceso nel regno degli inferi, Senso della vita, Teoria dell'evoluzione e fede nella creazione, Umiltà, Unità e integrità della Sacra Scrittura, Verità e storicità. Spicca in questo singolare dizionario la scelta di illustrare le 164 voci con brevi testi attinti alle opere di Ratzinger e di Benedetto XVI. Ne risulta insomma una piccola e preziosa antologia che si fonda anche su testi meno noti, come alcuni del giovane Ratzinger, e addirittura su un testo finora inedito. Si tratta di una omelia sul passaggio dal Vaticano i al Vaticano II tenuta dal cardinale il 13 luglio 1997 a Marktl am Inn, suo paese natale, che anticipiamo in questa pagina.
Il concilio Vaticano I ebbe luogo proprio nel momento in cui, al termine della guerra franco-tedesca, sorsero due nuovi grandi stati nazionali: la Germania e l'Italia. Contemporaneamente lo Stato della Chiesa, il potere temporale del papato, scomparve definitivamente dalla carta geografica e dalla nostra storia. In quel momento il Vaticano i mise in luce la veste puramente spirituale, libera da ogni zavorra temporale, del papato, la descrisse nuovamente partendo dalla sequela del Cristo privo di potere terreno anche nella successione, così come anche Pietro, il pescatore, lo aveva seguito, senza alcun potere, fino alla crocifissione a Roma.
Da tutto questo possiamo quindi provare un po' di sollievo e di cordoglio riguardo al passato: sollievo per il fatto che è venuto meno molto di quello per cui ci si compiaceva; forse anche cordoglio per qualcosa che si sarebbe voluto conservare. È importante però che nel momento in cui il principio della nazione celebrò il proprio trionfo, quando la nazione veniva perfino adorata, il Concilio le contrappose il principio dell'unità. La nazione è un valore, non lo si vuole contestare. Ma laddove viene assolutizzata essa diventa pericolosa.
Nella storia degli ultimi centoquarant'anni vediamo quanto sangue e quante lacrime siano state versate a causa della sbornia del nazionalismo, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. E questo perché tutti (anche noi cristiani, noi cattolici) erano per lo più anzitutto tedeschi, francesi, italiani, inglesi, e solo in un secondo momento cristiani e cattolici. Abbiamo troppo dimenticato ciò che abbiamo imparato proprio dalla Scrittura, cioè che noi tutti nella nostra diversità, che doveva essere ricchezza dell'essere insieme, siamo destinati a essere insieme figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, una grande famiglia, e che il mondo — come dice la Scrittura — non viene unito con la forza di una nazione particolarmente significativa che si concepisca come nazione dominante o prescelta, piuttosto viene unificato tramite colui che può legare cielo e terra — Gesù Cristo. Così quel collocare il principio dell'unità al di sopra dei confini nazionali, benché purtroppo velleitario nella nostra storia, è risultato di grande attualità e non solo per allora.
Quel principio di unità è urgente anche oggi, poiché ci troviamo dentro talmente tanti intrecci e dipendenze politiche ed economiche che nessuno può più uscirne. Tanto più che vogliamo ritirarci nella dimensione spirituale, religiosa, nel nostro mondo, nel nostro guscio. Allora, se non il gruppo per cui simpatizziamo, è la coscienza, che spesso è solo un nome di copertura per i nostri personali desideri e per le nostre opinioni, ad essere intesa come ultima istanza. Tutto ciò possiede un valore proprio, ma lo si coglie, ed è vero e giusto, solo se si inquadra nella grande verità del nostro essere una cosa sola a partire da Dio Padre, da Gesù Cristo. Per questo motivo dobbiamo essere ancora oggi grati per il fatto che esista il Papa come punto di riferimento dell'unità, come forza visibile dell'unità; dovremmo riconoscere il fatto che l'unità non è solo dono, piuttosto ci pone delle esigenze, e solo dopo può arricchirci; dovremmo sforzarci di condividere nella grande unità ciò che è nostro, così che noi siamo in grado di ricevere anche dagli altri.
Qual è ora il messaggio del Concilio Vaticano II? Dalla molteplicità dei suoi testi non è facile estrapolare il messaggio centrale. Ma dovremmo ricordarci che il Concilio Vaticano i fu sciolto per la guerra tra i popoli, che esso non poté arrivare a un messaggio conclusivo. Così il Vaticano II ha continuato ciò che allora era stato interrotto, e diede forma alla parola definitiva sulla Chiesa e quella parola pronunciata nuovamente sulla Chiesa è Cristo. La prima frase del testo sulla Chiesa dice così: «La luce dei popoli è Cristo» (Lumen gentium 1). La Chiesa dunque esiste per tramandare questa luce. Essa non esiste per se stessa, ma come finestra che lascia penetrare la luce di Cristo in questo nostro mondo.
ACLI. La Rete cambia l'azione sociale
Roma (Copercom) - La Rete cambia il modo di pensare e vivere l'associazionismo? E quindi, per le Acli, il modo di organizzare la cittadinanza attiva, la partecipazione politica e la solidarietà? Ormai la risposta – anche alla luce del messaggio del Santo Padre per la 47esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (12 maggio 2013), Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione – è praticamente scontata: essere o non essere in Rete, piattaforme sociali incluse, anche per i soggetti ecclesiali e le organizzazioni sociali non è più una questione da dibattere.
La questione è da tempo spostata sul "come" più che sul "se". Ed è una questione impegnativa, sia in termini di risorse che di riflessione. Scrive appunto Benedetto XVI: "Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell'essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze".
Nella Rete non viaggiano solo futilità e superficialità, chiacchieroni da bar e narcisisti più o meno interessanti. In Rete ci sono anche persone che cercano aiuto e domande che richiedono almeno ascolto se non risposte definitive e immediate, perché "l'ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani", spiega Sua Santità.
L'ansia per il come, l'amnesia del dove
Anni fa, quando ci fu l'ingresso del marketing nel mondo delle associazioni e del terzo settore o, meglio, del terzo settore nel mercato (dei fondi pubblici e comunitari, degli sponsor, delle donazioni...) assistemmo, da un lato, all'irrigidimento di molti attivisti e volontari; dall'altro, a un'ansia un po' maldestra di pura applicazione delle tecniche mutuate dal mondo profit.
In troppi e per troppo tempo non ci siamo accorti che la novità non stava tanto o non solo nel "come", nell'imparare a padroneggiare con scioltezza espressioni di tendenza come target, stakeholder o nel sapere fare una "segmentazione di mercato".
La novità stava nel rendersi conto che anche "i buoni" si trovavano a vivere nei fatti in un "mercato", appunto, un luogo – come la Rete – con le sue regole e i suoi abitanti che per vari motivi vogliono sapere chi sei e valutano il tuo operato. E se non ci sei tu a spiegarlo, qualcun altro, bene o male, lo farà per te.
La sfida che oggi ci pone la nostra presenza in Rete, tanto più per chi è chiamato a testimoniare il Vangelo, è per certi versi simile.
"Fare le Acli" sul web e sui social
Le Acli sono una realtà associativa e di promozione dei diritti nata prima della fine dell'ultima guerra, in un preciso contesto storico e sociale, in determinate condizioni e con specifici gruppi di portatori d'interesse a cui dare ascolto e offrire sostegno. Oggi, come suggerisce all'inizio del messaggio Benedetto XVI, anche noi siamo dunque chiamati a soffermarci "a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova 'agorà', una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità".
Credo che nel nostro specifico siamo chiamati ad abitare più e meglio questa piazza. E credo che il nostro specifico sia soprattutto migliorare la nostra capacità di ascolto, di "integrazione" e mediazioni di idee e iniziative sociali di chi ci segue e di chi ci ascolta. Che poi è proprio quello che noi abbiamo sempre chiamato "fare le Acli": nei circoli e nelle piazze di paese come nelle nuove piazze digitali ma non meno reali della Rete.
di Gianni Bottalico, Presidente delle Associazioni cristiane lavoratori italiani
L'addio del Papa in diretta TV, trasmesso in mondovisione
Città del Vaticano (Zenit.org) - Le ultime ore in Vaticano del pontificato di Benedetto XVI saranno riprese in dirette dalle telecamere. Lo ha detto mons. Dario Edoardo Viganò, direttore del Centro Televisivo Vaticano (CTV), spiegando che la partenza in elicottero del Santo Padre "sarà un momento storico".
Anche la RAI si sta preparando alla trasmissione in diretta dell'evento. Le immagini saranno trasmesse in tutti e cinque i continenti. Il CTV ha schierato 26 telecamere per seguire gli avvenimenti attuali, il conclave e le prime apparizioni pubbliche del futuro Pontefice.
"Stiamo pensando di raccontare questo avvenimento nel rispetto della persona del Papa e di informare i fedeli che vogliono accompagnare Benedetto XVI in questo momento così importante", ha aggiunto mons. Viganò.
Le telecamere saranno quindi appostate nel Palazzo Apostolico e vi permarranno continuerà fino alle 17, del 28 febbraio, ora in cui il papa prenderà l'elicottero alla volta di Castel Gandolfo, dove tre ore dopo avranno effetto le sue dimissioni ed inizierà il periodo di sede vacante.
Come potranno le telecamere riprendere il Papa senza invadere la sua privacy? In una dichiarazione all'ANSA, monsignor Viganò ha detto che "il dettaglio non è definito", tuttavia l'auspicio è quello di coprire il più possibile, passo dopo passo.
Il direttore del CTV, che è anche presidente della Fondazione Ente Mostra, e professore presso la Pontificia Università Lateranense, ha sottolineato che domenica scorsa, per la prima volta, una telecamera è entrata nello studio del Papa, durante la preghiera dell'Angelus.
Domenica scorsa "siamo riusciti a filmare il Papa di spalle: in gergo giornalistico si chiama 'controcampo'", ha detto Viganò. "In termini di immagini, abbiamo pensato all'idea di un grande abbraccio tra il Papa e la folla radunata in piazza San Pietro". Oltre che alla diretta, ha proseguito, le immagini saranno disponibili per la distribuzione.
Si otterrà una documentazione storica unica, l'ultimo giorno del pontificato che potrà essere utilizzata da studiosi, ricercatori e documentaristi al servizio di reti televisive.
Giungendo a Castel Gandolfo, dalla finestra della residenza estiva il Papa saluterà i fedeli della diocesi di Albano, ha detto oggi il vescovo locale, monsignor Marcello Semeraro.
Twitter. Oltre 700 mila i followers del Papa, forse un milione a Natale. Mons. Celli: ma non è questione di cifre
Città del Vaticano (RV) - A pochi giorni dall'apertura dell'account di Benedetto XVI su Twitter, i followers del Papa hanno superato quota 700 mila. Tantissimi i tweet. Philippa Hitchen ne ha parlato con mons. Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle Comunicazioni Sociali:![]()
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R. – Noi pensiamo che nei prossimi giorni, forse anche prima di Natale, potremo raggiungere il milione di followers. Ma io le confesso che queste cifre, questi numeri, mi indicano qualcosa, ma non mi emozionano particolarmente.
D. – Non è solo una questione di numeri...
R. – Esattamente. Il Papa nella sua missione di pastore della Chiesa universale non cerca popolarità, non è un divo della canzone o di altri settori della vita. Io guardavo in questi giorni quanti followers hanno certi personaggi del mondo dello spettacolo. Per noi non è questo. Il desiderio del Papa è fondamentalmente quello di essere presente, di essere accanto, accanto all'uomo e alla donna di oggi, che affrontano un cammino non facile. Il Papa pochi giorni fa parlava di una desertificazione del mondo spirituale. Ecco perché io vedo positivamente questa presenza del Papa nel mondo dei tweet.
D. – C'è chi chiede, però, perché Twitter se non verrà usato nel modo interattivo per cui è stato concepito...
R. – Sì, è vero. In un certo senso siamo in contraddizione con la natura stessa dei tweet. Però, anche se solamente il 10 per cento dei 700 mila followers – un domani speriamo un milione – scrivessero al Papa, sarebbe materialmente impossibile poter rispondere. Noi vediamo, in questi giorni che abbiamo aperto questo momento interattivo, quanti tweet sono arrivati: tweet positivi, tweet negativi e tweet offensivi.
D. – Ve l'aspettavate, comunque, anche questo...
R. – Beh, quando uno entra in questo mondo deve aspettarselo. La cosa, quindi, non ci ha colto di sorpresa. Direi che ciò che ci ha sorpreso è la quantità di tweet che sono arrivati. Non ci ha stupito, però, che in certi momenti riemergano sofferenze, riemerga quella schiuma un poco nera. Lo avevamo messo in programma. Sono venute fuori, però, anche domande interessanti sulla fede. E' vero, a volte abbiamo avuto dei tweet scherzosi, ma anche questo risponde alla cultura del momento. Io dico, un poco sorridendo, che non risolveremo con i tweet i problemi della Chiesa. Volesse il Cielo fosse così semplice!
D. – Per lei cosa è importante, allora?
R. - Ma ... per me è importante che il Papa sia presente accanto agli uomini e alle donne di oggi. Come dicevo poco fa, oggi l'uomo ha una profonda nostalgia anche di Dio, e fa fatica a trovare, alle volte, il senso alla propria vita. Io ogni volta che mi avvicino a questa realtà penso a quella famosa frase di Gesù: "Voi che siete stanchi, affaticati, venite a me e troverete riposo". L'uomo di oggi trova una profonda stanchezza nel vivere, che alle volte cerca di evitare, ricorrendo a vari sistemi e alle volte anche negando se stesso. Ma ciò che noi vorremmo essere – e credo che il Papa senta profondamente questo bisogno – è di essere accanto. Ecco perché durante la conferenza stampa di presentazione io parlavo di pillole di saggezza o di scintille di verità. Se lei mi permette, proprio riferendomi a questo esempio del deserto, dove gli uomini di oggi molte volte si trovano a camminare, io un tweet lo definirei proprio come una goccia d'acqua che allevia le difficoltà del cammino. Io direi allora "benvenuta" a questa presenza di Papa Benedetto nel mondo dei tweet. Penso e spero che poi saranno gli amici – la parola followers mi entusiasma meno e preferirei proprio chiamarli amici – a ritwittare questi messaggi del Santo Padre e a far sì che pervengano là dove è possibile. Che il cuore di molti uomini e donne di oggi possa ritrovare una goccia d'acqua fresca nel cammino della vita!
Benedetto XVI su Twitter: il 12 dicembre il primo tweet sul tema della fede
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Benedetto XVI è da ieri su Twitter e il 12 dicembre, durante l'udienza generale, lancerà il suo primo tweet sul tema della fede. I tweet saranno pubblicati in 8 lingue sull'account ufficiale @pontifex. Su questa importante novità e sull'uso dei nuovi media in Vaticano si è tenuta, ieri mattina, una conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede, alla presenza tra gli altri di mons. Claudio Maria Celli, presidente del dicastero delle Comunicazioni Sociali, e Greg Burke, consulente della Segreteria di Stato per la comunicazione. Nell'occasione, padre Federico Lombardi ha anche annunciato nuove iniziative per rafforzare la presenza del Papa e della Santa Sede su Internet. Il servizio di Alessandro Gisotti: ![]()
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L'attesa del mondo della Rete è finita: da oggi chi vorrà essere tra i follower di Benedetto XVI su Twitter potrà farlo sull'account ufficiale @pontifex. Il primo tweet il Papa lo lancerà mercoledì 12 dicembre, durante l'udienza generale. Otto le lingue che verranno utilizzate tra cui anche l'arabo. Mons. Claudio Maria Celli ha tenuto a sottolineare con quale spirito il Papa abbia scelto di essere presente anche su questo social network che ha oltre mezzo miliardo di iscritti:
"Qui, ancora una volta, credo che emerga forte il desiderio di questo Papa di entrare in colloquio, in dialogo con l'uomo e la donna di oggi, e di incontrarli lì dove gli uomini e le donne di oggi si trovano".
Alcuni, ha detto ancora mons. Celli, si chiedono come si possa ridurre il pensiero di un Papa in 140 caratteri, quanti sono quelli di un tweet. In realtà, ha detto il presule, Benedetto XVI ha indicato che anche nell'essenzialità di brevi messaggi si può coltivare una profonda spiritualità, come d'altronde avviene leggendo dei versetti biblici. Questi tweet saranno dunque delle "scintille di verità". Particolarmente significativa anche la scelta del tema che darà il via all'esperienza del Papa su Twitter. I primi tweet, infatti, risponderanno alle domande indirizzate al Papa su questioni relative alla vita della fede. Le domande potranno essere inviate fino al 12 dicembre a #askpontifex. Ancora mons. Celli:
"Oggi, quello che ci interessa è proprio coinvolgere un dialogo con il Papa sul tema focale di quest'anno: un cammino di fede di ciascuno. Quindi, noi ci auguriamo che arrivino tweet proprio su questo tema per far sì che il Papa possa dare risposte sue, come risposte a questi tweet ricevuti, che poi possano però risuonare ed essere ri-tweetati nel mondo".
E' stata, dunque, la volta del media advisor vaticano Greg Burke che si è soffermato sugli aspetti operativi della presenza del Papa su Twitter:
"All the Pope's tweets are the Pope's words: nobody is going to put words ...
"Tutti i tweet del Papa – ha detto Burke – saranno parole del Papa: nessuno potrà mettere in bocca al Papa alcun tipo di espressione per poi dire che questi sono i tweet del Papa". "I tweet del Papa – ha ribadito – sono le parole del Papa". E' stato inoltre sottolineato che il Pontefice non avrà dei "following", ovvero "non seguirà" nessuno. Rispondendo poi alle domande dei giornalisti, Burke ha affermato che si è scelto Twitter piuttosto che Facebook perché il primo è più facile da gestire e permette di trasmettere velocemente e con facilità il messaggio. All'inizio, inoltre, verranno utilizzati per i tweet soprattutto testi tratti dall'udienza generale o dall'Angelus. Quindi, padre Lombardi e mons. Celli hanno annunciato alcune novità riguardanti i media vaticani sul web: innanzitutto il portale News.va - che ha aumentato il numero delle lingue ed ha realizzato dei "micrositi" su eventi particolari del Papa – avrà dalla prossima settimana, una App per Iphone, cosa già possibile da alcuni mesi per gli utenti della Radio Vaticana, che ha pure la App per Android. Potenziata anche la presenza su You Tube con nuovi canali in polacco, francese e cinese. Ritornando poi a Twitter, padre Lombardi ha evidenziato come siano oltre 100 mila i follower della Radio Vaticana in inglese e 30 mila quelli in spagnolo. Altra iniziativa particolarmente originale, annunciata da mons. Celli, è un ebook sull'Anno della fede in 6 volumi, uno dedicato al Magistero del Papa e gli altri dedicati all'attività della Chiesa nei 5 continenti.
Benedetto XVI su Twitter. Padre Spadaro: le nuove tecnologie al servizio del Vangelo
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Tra pochi giorni Benedetto XVI sarà presente su Twitter, uno dei social-network più utilizzati al mondo. Il nuovo account del Papa verrà presentato ufficialmente lunedì prossimo, 3 dicembre, nella Sala Stampa vaticana. Sul significato di questa iniziativa, Fabio Colagrande ha intervistato il direttore della rivista dei Gesuiti La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, esperto di nuove tecnologie e comunicazione digitale:![]()
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R. - Direi che oggi, secondo la logica della comunicazione, i messaggi di senso, e conseguentemente i messaggi religiosi, non possono essere semplicemente trasmessi, ma devono essere condivisi. Dunque, i messaggi di senso passano anche attraverso i social-network, quali Facebook, Twitter e tanti altri, che ormai stanno diventando dei veri e propri luoghi di senso. Cioè luoghi di riflessione, considerazione e condivisione di valori, idee, momenti di vita. Infatti nei social-network le persone condividono la vita, i desideri migliori, e anche quelli peggiori, le domande, le risposte. E tanti leader religiosi sono già su Twitter. Quindi, direi che è normale che il Papa abbia un "account" che faccia riferimento a lui. Direi quasi che, in fondo, il 3 dicembre 2012, si connette idealmente al 12 febbraio 1931, quando Pio XI lanciava il suo primo messaggio via radio, attraverso la Radio Vaticana. Quindi ritengo che la presenza del Papa su Twitter sia una presenza normale: cioè corretta, adeguata al modo in cui oggi l'uomo comunica.
D. - Quali sono i vantaggi della presenza di Benedetto XVI, e della sua parola, in questo luogo di comunicazione?
R. - Già Pio XI parlava di una tecnologia messa al servizio delle relazioni e non della mera propaganda. E, di fatto, i social-network vivono di una logica di condivisione, di una diffusione del messaggio all'interno di relazioni. Infatti, sappiamo bene come un messaggio presente su Twitter possa essere, come si dice, "ritwittato", cioè comunicato ad altri amici o possa essere anche commentato. Quindi, direi che questo è il vantaggio della presenza di Benedetto XVI su Twitter: la possibilità di condividere, più a largo raggio, il messaggio evangelico.
D. - Non c'è il rischio di un'adesione fatta da parte della Chiesa solo per essere 'presenti', quasi per adeguarsi a una moda?
R. - Direi di no e anzi questo è l'approccio più sbagliato alla comprensione della presenza del Papa su Twitter. Non è l'adeguarsi all'ultima novità del momento. E', al contrario, una delle conseguenze ovvie del modo in cui la Chiesa negli ultimi decenni, almeno da Pio XI, ha inteso il suo rapporto con la comunicazione. Bisogna anche ricordare che, nel suo Messaggio per la 46.ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, il Papa notava che sono da considerare con interesse le varie forme di siti e applicazioni – parlava proprio di "reti sociali" – che possono aiutare l'uomo di oggi a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, di meditazione, di condivisione della Parola di Dio. E' chiaro che questo significa una presenza del cristiano su internet assolutamente specifica, quindi non "per moda" o per il fatto che l'uomo oggi vive anche in rete.
D. - 140 caratteri non sono pochi per esprimere un'idea o una riflessione spirituale? Non c'è il rischio di ridurre la fede in slogan?
R. - Proprio nel Messaggio che citavo prima, scritto dal Papa per la Giornata delle Comunicazioni sociali, la più recente, Benedetto XVI, pur senza citare Twitter, scrive che nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico - e qui il riferimento mi sembra evidente - si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità. Questa, quindi, è la chiave giusta di lettura, di interpretazione: coltivare la propria interiorità. Grazie a questo è possibile esprimere dei messaggi essenziali, detti con parole precise, che richiedono un certo lavoro sul linguaggio, direi quasi un lavoro poetico, per coniugare sapienza e precisione. Questa è la strada maestra per cui l'espressione sintetica non va a detrimento della profondità o della lentezza dell'assimilazione. Ma, direi, quasi al contrario favorisce l'aggancio per una meditazione più affilata e densa. Lo dimostra il grande successo dei versi, della poesia su Twitter. Nella nostra vita frenetica si avverte l'esigenza di avere qualcosa di affilato e di sapiente che sia in grado di spaccare la quotidianità frenetica e mettere un piccolo seme, un elemento di riflessione e meditazione.
Terzo libro del papa. "L'infanzia di Gesù": da Betlemme l'uomo e la storia sono nuova realtà
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del presente, ciò che Matteo e Luca raccontano all'inizio dei loro Vangeli sull'infanzia di Gesù, alla luce di due interrogativi: "Che cosa intendevano dire?". E poi: "E' vero? E in che modo mi riguarda?". Sono le domande che Benedetto XVI premette al suo nuovo libro intitolato "L'infanzia di Gesù", spiegando le linee-guida con la speranza che, scrive, molte persone ne traggano aiuto nel loro cammino verso Gesù. Stamattina la presentazione del volume in vaticano, e al termine, l'udienza di Benedetto XVI concessa agli editori del volume, la Rizzoli e la Libreria Editrice Vaticana. Sfogliamo alcune pagine del libro, nel servizio di Gabriella Ceraso: ![]()
E' la sala d'ingresso all'intera trilogia su Gesù, il libro sulla sua infanzia, secondo l'autore, che inizia con una riflessione sull'origine del Salvatore dalla domanda inaspettata che Pilato fa a Gesù: "Di dove sei tu?"- domanda circa l'essere e la missione, scrive il Papa. Messe in luce le differenza tra le genealogie nelle versioni di Matteo e di Luca, Benedetto XVI ne rivela il medesimo senso teologico-simbolico: "Il suo essere intrecciato nelle vie storiche della promessa, e il nuovo inizio che, paradossalmente, insieme con la continuità dell'agire storico di Dio, caratterizza l'origine di Gesù". Gesù dunque è creazione dello Spirito Santo, anche se la genealogia rimane importante. Così scrive il Papa:
"Giuseppe è giuridicamente il padre di Gesù. Mediante lui egli appartiene, secondo la legge, legalmente alla tribù di Davide. E tuttavia, viene da altrove, 'dall'alto', da Dio stesso. Il mistero del 'di dove', della duplice origine ci viene incontro in modo molto concreto: la sua origine è determinabile e tuttavia è un mistero. Solo Dio è nel senso proprio il padre suo. La genealogia degli uomini ha la sua importanza riguardo alla storia del mondo, e ciò nonostante, alla fine, è Maria – l'umile Vergine di Nazareth – colei in cui avviene un nuovo inizio, ricomincia in modo nuovo l'essere persona umana".
Tema del secondo e più ampio capitolo è l'annuncio a Zaccaria della nascita di Giovanni Battista e l'Annunciazione a Maria, messe a confronto dal Papa e presentate come adempimento di antiche profezie, fino a quel momento storico in attesa del loro vero protagonista. Joseph Ratzinger si sofferma sui vari aspetti delle reazioni di Giuseppe e soprattutto di Maria al messaggio inaspettato: turbamento, pensosità, coraggio, grande interiorità tratteggiano la figura delle Vergine nella parole del Papa. Rileggendo il dialogo tra Maria e l'Angelo, secondo il Vangelo di Luca, Benedetto XVI spiega che attraverso una donna "Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo", dopo il fallimento dei progenitori. "Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana" scrive il Papa, citando Bernardo di Chiaravalle:
"Non può redimere l'uomo, creato libero, senza un libero 'sì' alla sua volontà. Creando la libertà Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall'uomo: il suo potere è legato al 'sì' non forzato di una persona umana".
Maria diventa Madre attraverso il suo "sì". E' questo il momento decisivo: "Attraverso la sua obbedienza – prosegue – la Parola è entrata in lei e in lei è diventata feconda".
Al centro del terzo capitolo l'evento di Betlemme: la nascita di Gesù in un preciso contesto storico-universale, che Benedetto XVI mette in luce sottolineando il clima dell'età di Augusto Imperatore romano:
"Solo in questo momento, in cui esiste una comunione di diritti e di beni su larga scala, ed una lingua universale permette ad una comunità culturale l'intesa nel pensiero e nell'agire, un messaggio universale di salvezza, un universale portatore di salvezza può entrare nel mondo: è, di fatti, la pienezza dei tempi".
Gesù – precisa il Papa – non è nato nell'imprecisato "una volta" del mito:
"Egli appartiene ad un tempo esattamente databile e ad un ambiente geografico esattamente indicato: l'universale e il concreto si toccano a vicenda. In lui, il logos, la ragione creatrice di tutte le cose, è entrato nel mondo, il logos eterno si è fatto uomo. E di questo fa parte il contesto di luogo e tempo".
Nella prospettiva di una lettura del Vangelo, secondo l'esegesi canonica, Benedetto XVI spiega poi, il significato di tanti particolari della narrazione della nascita, che da semplici fatti esteriori diventano parte della grande realtà in cui si attua in modo misterioso la redenzione degli uomini. In particolare, nel passo dedicato alla presentazione di Gesù al Tempio, si sottolinea come questa redenzione "non sia bagno di autocompiacimento ma una liberazione dall'essere compressi nel proprio io", che ha come costo la sofferenza della Croce. "Alla teologia della Gloria", scrive il Papa "è inscindibilmente legata la teologia della Croce".
Ai magi sapienti e alla fuga in Egitto, infine, è dedicato il quarto capitolo, dove con una ricca gamma di informazioni storico-linguistiche scientifiche, il Papa delinea i Magi e conclude che essi rappresentano non solo le persone che hanno trovato la via fino a Cristo, ma "l'attesa interiore dello Spirito umano, il movimento delle religioni e della ragione umana incontro a Cristo". Una processione che, scrive Benedetto XVI, percorre l'intera storia. E anche nelle riflessioni su altri spunti del racconto – la natura della stella, la sosta dei magi a Gerusalemme fino alla fuga in Egitto e alla strage degli innocenti – Benedetto XVI oltre i semplici fatti, allarga l'orizzonte del lettore al grande progetto d'amore di Dio: la salvezza eterna offerta alla libertà dell'uomo. Scrive infatti il Papa:
"Con la fuga in Egitto e con il suo ritorno nella terra promessa, Gesù dona l'esodo definitivo: egli è veramente il Figlio; egli non se ne andrà via per allontanarsi dal Padre: egli ritorna a casa e conduce verso casa. Sempre egli è in cammino verso Dio e con ciò conduce dall'alienazione alla Patria, a ciò che è essenziale e proprio".
In questo senso il breve epilogo con il racconto – secondo il Vangelo di Luca – di Gesù dodicenne che discute con i dottori al Tempio e poi si confronta con i genitori, in cui si manifesta il mistero della sua natura di vero Dio e insieme vero Uomo, è in certo modo il coronamento dell'opera e "apre la porta verso il tutto della sua figura, che poi", scrive il Papa, "ci viene raccontato dai Vangeli".
Nuovo ciclo della Radio Vaticana sul Catechismo a 20 anni dalla pubblicazione
Città del Vaticano (it.radiovaticana.va) - Si era alla metà degli Anni Ottanta del secolo scorso quando nella Chiesa iniziava l'elaborazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. A richiederlo era stato il Sinodo dei Vescovi, celebrato a 20 anni dal Concilio Vaticano II. Altri 20 anni sono trascorsi dalla pubblicazione di un'opera organica, frutto della consultazione di tutte le Chiese locali. Oggi, proponiamo la prima puntata di una nuova rubrica incentrata sull'importanza di questo testo fondamentale per la fede cristiana, curata dal padre gesuita Dariusz Kowalczyk: ![]()
Tra diversi inviti che il Papa Benedetto XVI ci ha rivolto in occasione dell'Anno della Fede vi è anche quello di leggere il Catechismo. Nella bellissima lettera "Porta fidei" il Santo Padre esprime la sua convinzione che il Catechismo sia durante tutto l'anno "un vero strumento e sostegno della fede".
Abbiamo delle diverse versioni del Catechismo. Prima di tutto il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato 20 fa. Poi, una sua versione più breve: il Compendio del Catechismo. L'anno scorso invece è uscito il CatechismoYouCat, indirizzato ai giovani. Tutte le versioni del Catechismo hanno avuto una grande diffusione, sono state tradotte in molte lingue e vendute in milioni di copie. Nonostante tutto ciò è vera l'opinione che il grande Catechismo e le sue versioni abbiano penetrato solo una minima parte della comunità della Chiesa. E sebbene il Catechismo sia "uno dei frutti più importanti del Concilio Vaticano II", è anche vero che esso è una delle opere meno comprese e apprezzate. L'Anno della Fede è un'occasione per cercare di cambiare questa situazione.
Nella prefazione di Benedetto XVI al catechismo YouCat troviamo una fervente chiamata: "Vi invito – scrive il Papa – studiate il catechismo con passione e perseveranza! Sacrificate il vostro tempo per esso! Studiatelo nel silenzio della vostra camera, leggetelo in due, se siete amici, formate gruppi e reti di studio, scambiatevi idee su Internet. Rimanete ad ogni modo in dialogo sulla vostra fede!".
Questo ciclo di riflessioni sul Catechismo vuole essere una spinta per rispondere a quell'invito del Papa Benedetto. Ci soffermeremo su diversi capitoli della parte prima del Catechismo, intitolata: La professione della fede per rimanere, come ha chiesto il Papa in dialogo sulla nostra fede. Prendiamo quindi in mano il Catechismo!
Per Natale completata la trilogia
Città del Vaticano (www.osservatoreromano.va) - Sarà la Fiera internazionale del libro a Francoforte, dal 10 al 14 ottobre, la vetrina attraverso la quale l'editore Rizzoli presenterà per la prima volta il nuovo libro di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI dedicato ai racconti evangelici dell'infanzia di Gesù.
In Italia il libro L'infanzia di Gesù uscirà prima di Natale in coedizione con la Libreria Editrice Vaticana, ma in apertura della Buchmesse sono già in corso di definizione trattative con editori di trentadue Paesi per le traduzioni, dall'originale tedesco, in venti lingue tra le quali il francese, l'inglese, lo spagnolo, il polacco e il portoghese.
Come spiegato dallo stesso Benedetto XVI nella premessa al libro (che anticipiamo integralmente qui accanto) anche questa terza parte della trilogia dedicata dal Papa a Gesù di Nazaret parte dal racconto evangelico per giungere all'uomo contemporaneo. Come scrisse anche nella introduzione al secondo volume (Dall'ingresso a gerusalemme fino alla risurrezione) l'autore ha cercato di «sviluppare uno sguardo sul Gesù dei Vangeli e un ascolto di Lui che potesse diventare un incontro e tuttavia, nell'ascolto in comunione con i discepoli di Gesù di tutti i tempi, giungere anche alla certezza della figura veramente storica di Gesù». E specificava il suo intento: «spero che mi sia stato dato di avvicnarmi alla figura del nostro Signore in un modo che possa essere utile a tutti i lettori che vogliono incontrare Gesù e credergli».
Proprio per questo Benedetto XVI si riprometteva, per completezza, di affrontare anche il capitolo dedicato all'infanzia di Gesù. Oggi mantiene la sua promessa.
Nella premessa il Papa spiega come sia entrato in dialogo con i testi
Come una piccola sala d'ingresso
Finalmente posso consegnare nelle mani del lettore il piccolo libro da lungo tempo promesso sui racconti dell'infanzia di Gesù. Non si tratta di un terzo volume, ma di una specie di piccola "sala d'ingresso" ai due precedenti volumi sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazaret. Qui ho ora cercato di interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del presente, ciò che Matteo e Luca raccontano all'inizio dei loro Vangeli sull'infanzia di Gesù.
Un'interpretazione giusta, secondo la mia convinzione, richiede due passi. Da una parte, bisogna domandarsi che cosa intendevano dire con il loro testo i rispettivi autori, nel loro momento storico — è la componente storica dell'esegesi.
Ma non basta lasciare il testo nel passato, archiviandolo così tra le cose accadute tempo fa. La seconda domanda del giusto esegeta deve essere: È vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo lo fa? Di fronte a un testo come quello biblico, il cui ultimo e più profondo autore, secondo la nostra fede, è Dio stesso, la domanda circa il rapporto del passato col presente fa immancabilmente parte della nostra interpretazione. Con ciò la serietà della ricerca storica non viene diminuita, ma aumentata.
Mi sono dato premura di entrare in questo senso in dialogo con i testi. Con ciò sono ben consapevole che questo colloquio nell'intreccio tra passato, presente e futuro non potrà mai essere compiuto e che ogni interpretazione resta indietro rispetto alla grandezza del testo biblico. Spero che il piccolo libro, nonostante i suoi limiti, possa aiutare molte persone nel loro cammino verso e con Gesù.
Castel Gandolfo, nella solennità dell'Assunzione di Maria in Cielo
15 agosto 2012
Benedetto XVI
In un tempo e in un luogo determinati
Gesù è nato in un'epoca determinabile con precisione. All'inizio dell'attività pubblica di Gesù, Luca offre ancora una volta una datazione dettagliata ed accurata di quel momento storico: è il quindicesimo anno dell'impero di Tiberio Cesare; vengono inoltre menzionati il governatore romano di quell'anno e i tetrarchi della Galilea, dell'Iturea e della Traconìtide, come anche dell'Abilene, e poi i capi dei sacerdoti (cfr. Luca, 3, 1 ss).
Gesù non è nato e comparso in pubblico nell'imprecisato "una volta" del mito. Egli appartiene ad un tempo esattamente databile e ad un ambiente geografico esattamente indicato: l'universale e il concreto si toccano a vicenda. In Lui, il Logos, la Ragione creatrice di tutte le cose, è entrato nel mondo. Il Logos eterno si è fatto uomo, e di questo fa parte il contesto di luogo e tempo. La fede è legata a questa realtà concreta, anche se poi, in virtù della Risurrezione, lo spazio temporale e geografico viene superato e il "precedere in Galilea" (Matteo, 28, 7) da parte del Signore introduce nella vastità aperta dell'intera umanità (cfr. Matteo, 28, 16ss).
(Da pagina 36 del manoscritto).
Quel bimbo stretto in fasce
Maria avvolse il bimbo in fasce. Senza alcun sentimentalismo, possiamo immaginare con quale amore Maria sarà andata incontro alla sua ora, avrà preparato la nascita del suo Figlio. La tradizione delle icone, in base alla teologia dei Padri, ha interpretato mangiatoia e fasce anche teologicamente. Il bimbo strettamente avvolto nelle fasce appare come un rimando anticipato all'ora della sua morte: Egli è fin dall'inizio l'Immolato, come vedremo ancora più dettagliatamente riflettendo sulla parola circa il primogenito. Così la mangiatoia veniva raffigurata come una sorta di altare.
Agostino ha interpretato il significato della mangiatoia con un pensiero che, in un primo momento, appare quasi sconveniente, ma, esaminato più attentamente, contiene invece una profonda verità. La mangiatoia è il luogo in cui gli animali trovano il loro nutrimento. Ora, però, giace nella mangiatoia Colui che ha indicato se stesso come il vero pane disceso dal cielo — come il vero nutrimento di cui l'uomo ha bisogno per il suo essere persona umana. È il nutrimento che dona all'uomo la vita vera, quella eterna. In questo modo, la mangiatoia diventa un rimando alla mensa di Dio a cui l'uomo è invitato, per ricevere il pane di Dio. Nella povertà della nascita di Gesù si delinea la grande realtà, in cui si attua in modo misterioso la redenzione degli uomini.
(Da pagina 38 del manoscritto).
Giornata Comunicazioni Sociali 2013 sulle "Reti Sociali". P. Spadaro: il Papa ci esorta a evangelizzare Internet
Città del Vaticano (Radio Vaticana) - "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione". E' questo il tema, annunciato oggi, scelto da Benedetto XVI per la 47.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. "Non si tratta più di utilizzare Internet come un 'mezzo' di evangelizzazione – informa un comunicato del dicastero per le Comunicazioni sociali - ma di evangelizzare considerando che la vita dell'uomo di oggi si esprime anche nell'ambiente digitale". Sul tema del messaggio e le sfide dell'era digitale per la nuova evangelizzazione, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di "Civiltà Cattolica", padre Antonio Spadaro:
R. - Certamente nel contesto dell'Anno della Fede, Benedetto XVI, nel tema del messaggio usa delle metafore molto belle, molto pregnanti: quella della porta e quella dello spazio, collegando a queste, la verità, la fede, l'evangelizzazione. E questo è un gesto sorprendente, perché molti ritengono che i social network siano forme di comunicazione, di condivisione, altri invece che siano un pericolo insidioso per le relazioni e anche per l'educazione dei più giovani. Scegliendo questo tema, il Papa ha saltato a piè pari, l'approccio di tipo moralistico andando al sodo, cioè al significato profondo delle reti sociali. È come se il Papa dicesse: "La prima cosa da fare, è capire cosa succede", cioè di cosa stiamo parlando, cosa sono i social network, individuandoli come un ambiente di relazione, di conoscenza, capace di fornire opportunità, e quindi le immagini della porta e dello spazio, che poi è la figura dell'ambiente antropologico, che si sta creando in rete grazie proprio alle nuove tecnologie.
D. - Il Papa parlando di nuovi spazi di evangelizzazione, supera anche quel concetto di Internet come semplice e mero strumento, mezzo...
R. - Esattamente. Non si parla più di media in questo senso, cioè di mezzi di comunicazione. Il Papa è interessato al fatto che in un tempo in cui la tecnologia è diventata direi qualcosa di più che l'ambiente, il tessuto connettivo di fatto di molte esperienze umane, quali appunto la relazione, la conoscenza, proprio in questo tempo è necessario chiedersi: "Può la tecnologia della comunicazione, aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella Fede?". Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, quasi come se la comprensione dell'evangelizzazione fosse un adeguamento del linguaggio della Chiesa: no, qui siamo su un altro livello, e ovviamente non si pensa più alla rete come un mezzo di evangelizzazione, ma come un contesto nel quale l'uomo di oggi vive, e nel quale la Parola del Vangelo deve essere portata.
D. - E ovviamente questa è una sfida che riguarda tutti i cristiani. Qui davvero ognuno nel suo ambito, viene chiamato dal Papa ad evangelizzare, ad assumersi le proprie responsabilità di evangelizzazione...
R. - Assolutamente sì, e -direi- qui viene valorizzato anche un aspetto importante della dinamica evidentemente positiva dei social network, cioè l'emergere delle relazioni, quindi l'accentuazione di uno stile dialogico, interattivo nella comunicazione, e dunque anche nell'evangelizzazione. Certo è che la vita dell'uomo oggi si esprime in questo ambiente, quindi il Papa sembra far crollare, attraverso questo breve titolo, quello del messaggio evidentemente, le pareti del cosiddetto "dualismo digitale", cioè finché si dirà che bisogna uscire dalle relazioni in rete, per vivere delle relazioni reali, si confermerà una sorta di schizofrenia che la generazione di oggi fa fatica a tollerare. Quindi la sfida che viene posta, è quella di vivere una vita umana al tempo di oggi, in cui la tecnologia svolge un ruolo significativo. Anche l'evangelizzazione deve confrontarsi con questa sfida.
D. - La Giornata mondiale delle comunicazioni sociali è l'unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II, con l'Inter Mirifica. Anche qui si vede la lungimiranza, potremmo dire la profezia dei padri conciliari, cinquanta anni dopo...
R. - È assolutamente interessante che questo messaggio, questo tema, giunga proprio nell'anniversario Concilio, perché indica appunto come il Vangelo abbia a che fare con la vita degli uomini, e quindi la Chiesa è lì dove sono gli uomini. La tecnologia non è più un puro strumento, ma a che fare con la vita evangelica e con la vita spirituale. L'appello del Papa è a non sottrarsi a questa sfida, ma con atteggiamento criticamente positivo, vivere la propria vita, vivere bene la vita del Vangelo al tempo della rete.













